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Full text of "Storia dei progetti e delle opere per la navigazione-interna del Milanese"

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University  of  Illinois  Urbana-Champaign 


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STORIA 


DEI  PROGETTI  E  DELLE  OPERE 

i> sili  XA  ®AVMA2]ì®l!S*ìr!t$]Ml®A 
Digli  MIÌILASÌISS^ 

DI 
SECONDA  EDIZIONE  CORRETTA  ED  ACCRESCIUTA 


PRESSO  ANGELO  MONTI  LIBRAJO-EDITORE 

Contrada  del   Cappello,  N.°  4025 

1842 


|  AVVERTIMENTO 


~2L 


D  E  L  L'     EDITORE 


incoraggiante  accoglienza  fatta  dal  Pubblico  alla  prima 
comparsa  di  questo  libro  mi  determinò  a  procurare  di  renderlo 
vieppiù  compito  nell'occasione  che  ho  V  onore  di  presentarglielo  la 
seconda  volta.  Vi  si  troverà  quindi  un'Aggiunta  dell'Autore  della 
Storia  contenente  un  breve  cenno  dei  progetti  e  delle  opere  poste- 
riori alla  suddetta  prima  edizione  e  relative  alla  rete  di  laghi , 
fiumi  e  canali  navigabili  del  Milanese.  La  Memoria  teorica  del 
sig.  Mossotti  sul  moto  dell'  acqua  nei  canali  venne  in  questa  edi- 
zione riformata  a  seconda  della  teoria  più  rigorosa  e  più  gene- 
rale che  lo  stesso  sig.  Mossotti  ha  inserita  nel  Tomo  XIX  degl{ 
Atti  della  Società  Italiana  delle  Scienze  ora  residente  in  Modena. 
Infine  vi  sono  pure  contenute  alcune  notizie  sopra  i  battelli 
a  vapore  dell'alta  Italia;  ed  un  maggior  numero  di  tavole  di 
disegni  serve  a  corredo  del  presente  volume. 

L'  Opera  poi  non  sembra  in  complesso  meno  interessante  per 
la  storia  dell'  arte  che  per  il  modo  con  cui  fu  eseguita.  Difatti 
se  gli  antichi  superbi  canali  navigabili  del  Milanese  vennero  di- 
retti dal  Bertòla  da  Novate 3  dal  Lionardo  da  Vinci ,  dal  Meda3 
e  da  altri  celebri  ingegneri  italiani ,  i  più  recenti  lavori  dello 
stesso  genere  vi  furono  eseguiti  od  esaminati   da  Lecchi  3   Frisi 3 


Brunacci  s  Tadini ,  Parca  ed  alfri  valenti  matematici  ed  ingegneri 
italiani  nostri  contemporanei.  E  mentre  in  questo  libro  il  Lettore 
riesce  informato  di  notizie  di  fatto  relative  al  sistema  di  navi- 
gazione interna  della  piti  bella,  ricca  ed  industriosa  parte  del- 
l'Alta Italia  ,  egli  resta  anche  istrutto  del  tempo  e  del  modo  in 
cui  a  poco  a  poco  sono  nate  e  si  sono  perfezionate  a  vantaggio 
universale  le  invenzioni  ed  i  congegni  particolari  di  ogni  maniera 
di  chiuse  di  derivazione ,  diversivi,  paraporti,  sostegni,  ponti-canali, 
botti  sotterranee  e  simili.  Sotto  questo  punto  di  vista  il  presente 
libro  gode  del  pregio  di  novità,  sì  per  essere  la  prima  Storia  d'un 
sistema  di  canali  navigabili  pubblicata  in  Italia,  come  anche  per- 
chè le  storie,  descrizioni  e  relazioni  consimili  che  si  stampano 
oltremonte  si  riferiscono  tutte  ad  opere  dei  secoli  posteriori  alla 
costruzione  dei  primi  canali  del  Milanese.  Inoltre  l'architetto 
idraulico  %d  rileva  in  che  modo  col  progresso  del  tempo  la  scienza 
sia  venuta  in  soccorso  dell'arte  ora  per  accertarsi  della  misura 
dell'  acqua  ,  ora  per  assegnare  la  distribuzione  delle  pendenze,  ora 
per  determinare  altri  importanti  elementi  nel  progetto  dei  nuovi 
canali. 

Desidero  che  il  Lettore    trovi   in   questa  edizione   una   prova 
del  mio  zelo  per  il  perfezionamento  dell'  industria  nazionale. 


INTRODUZIONE 


ARCHiiTTTURA-iDRAULiCA  è  bensì  una  delle  più  utili  arti  che 
discendono  direttamente  dalle  matematiche  applicate;  ma  per  l'in- 
definita varietà  de'  casi  ,  per  la  poca  cognizione  che  si  ha  del  nu- 
mero e  della  misura  degli  elementi  che  entrano  in  ciascun  caso ,  e 
per  F  intreccio  delle  particolari  circostanze  che  ne  modilicano  gli 
effetti ,  non  è  possibile  il  ridurla  a  regole  e  precetti  determinati 
che  godano  della  precisione  geometrica.  Per  buona  sorte  però  i 
limiti,  entro  i  quali  debb' essere  disposta  una  qualunque  operazione 
o  lavoro  dell'  arte  onde  abbia  un  felice  esito  in  tutti  gli  stati  e 
in  tutte  le  combinazioni  diverse  in  cui  deve  servire  ,  sono  ordi- 
nariamente cosi  distanti  fra  loro  ,  che  non  riesce  necessaria  una 
scrupolosissima  determinazione  d1  elementi ,  alla  quale  non  saprebbe 
d'altronde  condurci  il  geometra  sperimentatore. 

Onde  avere  semplicemente  la  prova  di  fatto  di  una  tal  conso- 
lante latitudine,  basta  riflettere  ai  grandiosi  lavori  d'  ogni  genere 
in  codesta  nostra  Italia  eseguiti  intorno  alle  acque  ne'  tempi  in 
cui  le  arti  e  le  scienze  o  erano  nell'  infanzia ,  o  non  erano  ancora 
risorte  }  basta  considerare  i  molti  pregi  delle  opere  idrauliche  ita- 
liane che  furono  costrutte  senza  precedenti  modelli,  e  che  ciascun 
architetto   d' acque  moderno  si  glorerebbe  di    poter  additare  per 


proprio  parto ,  non  ostante  i  molti  progressi  fatti  nell'arte  dall'  e- 
poca  del  risorgimento  in  avanti. 

Concessa  quella  estensione  di  regole  neh"  arte  dell'  architetto 
idraulico  ,  è  pur  tuttavia  importantissima  la  determinazione  dei 
limiti  entro  i  quali  esse  stanno  e  si  verificano,  e  al  di  fuori  dei 
quali  tutto  è  errore  per  eccesso  o  per  difetto  di  misure.  In  Italia 
questi  limiti  si  conoscono  più  che  altrove,  se  si  dehbe  giudicare 
dal  numero  e  dalla  qualità  de'  suoi  edilizi  idraulici ,  dai  lavori  in 
acqua  che  continuamente  vi  si  fanno ,  e  dagli  omaggi  che  ad  essi 
rendono  i  dotti  delle  altre  parti  d'  Europa  che  vengono  espressa- 
mente a  visitarli.  Ciò  non  di  meno  qualunque  cosa  si  sappia  o  si 
creda  di  sapere  intorno  a  quanto  debbe  servir  di  norma  all'  ar- 
chitetto-idraulico nella  direzione  di  nuovi  lavori,  restano  e  reste- 
ranno sempre  degli  immensi  spazi  a  percorrersi  per  arrivare  in 
ogni  caso  all'approssimata  determinazione  di  quei  limiti  ,  e  per 
tenere  1'  arte  sua ,  di  prima  importanza  per  la  prosperità  delle  na- 
zioni ,  continuamente  in  bilancia  coi  lumi  del  secolo  e  cogli  ul- 
teriori progressi  di  tutte  le  scienze  e  di  tutte  le  arti  ausiliarie. 

Il  sentimento  di  questo  dovere  si  va  felicemente  estendendo 
in  diverse  parti  d' Italia,  e  giova  sperare  che  si  farà  presto  uni- 
versale. Inoltre  si  concepisce  generalmente  in  Italia,  che  col  brac- 
cio e  col  favore  dei  propri  governi  o  di  qualche  principe ,  che 
diriga  gli  sforzi  e  gli  ingegni  della  nazione  ,  si  può  anche  fissare 
per  iscopo  delle  più  utili  ricerche  il  fondamento  d'  ogni  parte 
dell' architettura-idraulica  sopra  esperienze  in  grande,  all'alto  og- 
getto di  produrre  le  relative  scienze  sino  all'  applicazione  della 
teorica  alla  pratica.  A  quest'  ultimo  riguardo  si  riconosce  pure, 
che  all'  uopo  non  mancherebbero  a'  nostri  giorni  nella  patria  del 
Galileo  e  del  Lagrange  uomini  capaci  di  dirigere  le  esperienze  ad 
ottenere  concludenti  e  decisivi  risultati ,  e  di  legare  questi  col  ra- 
gionamento e  coli'  analisi  onde  formare  per  ogni  ramo  di  scienza 
idraulica  od  architettonica  delle  vere  teorie ,  che  facciano  dipen- 


V 

dere  da  pochi  fatti  generali  e  semplici  tutti  quelli  verificati  in 
natura ,  non  che  gli  altri  suggeriti  dalla  stessa  analisi. 

Intanto  si  fa  in  Italia  poco  o  nessun  conto  delle  pure  ipotesi 
e  dei  semplici  sistemi ,  che  in  altri  tempi  facevano  perdere  di  vi- 
sta il  retto  cammino  ai  più  caldi  coltivatori  delle  scienze  idrau- 
liche ed  architettoniche ,  comunque  queste  siano  di  loro  natura 
per  eccellenza  esperimentali  e  matematiche.  Si  applaude  invece,  e 
con  ragionevolezza ,  ai  nobili  sforzi  di  chi  tenta  privatamente  di 
estendere  per  casi  particolari  il  dominio  del  ragionamento  e  del- 
l' analisi  sopra  importanti  punti  dell'  arte  ,  in  onta  alla  generale 
cagione  che  impedì  sinora  agli  idraulici  italiani  di  accingersi  a  voli 
più  arditi,  cui  sembrano  esclusivamente  riservati  da  naturale  di- 
sposizione e  da  tutti  i  vantaggi  locali.  Finche  però  sussiste  lo 
stato  attuale  di  divisione  e  di  isolamento  fra  gli  idraulici  italiani, 
e  finché  ad  essi  non  è  dato  di  poter  spiegare  e  di  comune  ac- 
cordo le  loro  ali  ,  è  giocoforza  situarsi  in  un  punto  di  vista  meno 
alto  e  meno  generale  a  considerare  i  soli  mezzi  presentemente 
disponibili  in  Italia  per  migliorarvi  in  qualche  modo  ulterior- 
mente la  condizione  dell'  architettura-idraulica. 

Ora ,  per  poca  riflessione  che  si  porti  a  quest'  oggetto,  è  facile 
persuadersi,  che  la  storia  e  la  descrizione  dei  fenomeni  e  delle  più 
interessanti  operazioni  intorno  alle  acque ,  nello  stato  attuale  delle 
nostre  cognizioni  esperimentali  e  matematiche ,  è  ancora  la  scuola 
più  universale  dell'  architetto-idraulico.  Questo  ingenuamente  lo 
confessano  tutti  gli  uomini  intelligenti  e  spassionati.  Quindi  ci 
additano  le  opere  già  sussistenti  per  il  fatto  più  sicuro  di  tutte 
quelle  consimili  che  si  hanno  a  costruire  di  nuovo,  e  ci  dichia- 
rano apertamente  ,  che  i  precedenti  modelli  ed  i  luminosi  esempi 
di  simil  genere  sono  gli  unici  libri  da  consultarsi  per  poter  ri- 
spondere con  certezza  della  riuscita  di  nuove  operazioni,  quando 
non  si  voglia  aspettare  dall'  eventualità  gli  effetti  che  sì  desiderano. 
I  pochi  casi  semplicissimi  i  quali  ammettono  compiute  soluzioni 


VI 

teoriche  formano  tutt'  al  più  un'  eccezione  alla  regola  generale. 
Considerando  poi  che  sono  assai  rare  le  grandi  operazioni  nel 
corso  di  più  secoli  ,  si  viene  a  conoscere  miggiormente  Y  im- 
portanza di  non  obbliare  la  riunione  e  la  pubblicazione  delle  rela- 
tive notizie  tosto  che  sono  eseguite,  affinchè  possa  1' architetto- 
idraulico  proporsele  ad  una  ad  una ,  esaminarle  e  cavarne  le 
regole  dell'  arte. 

Si  cessi  adunque  o  non  si  cessi  dall1  augurare  all'  Italia  nuove 
edizioni  delle  raccolte  che  trattano  del  moto  delle  acque ,  si  abbia 
pure  nel  debito  pregio  quelle  ben  note  di  Firenze  e  di  Parma  y 
che  fanno  onore  alla  nazione.  Solamente  non  si  dimentichi  per 
nessun  conto  che  anche  gli  idraulici  italiani  hanno  dovuto  pian- 
tare i  loro  sistemi  sopra  ipotesi  più  o  meno  azzardate  ,  e  che 
perciò  insieme  alle  utili  verità  ed  alle  preziose  regole  hanno 
dovuto  spargere  un  enorme  ammasso  di  errori  ,  cui  conviene 
arrestare  e  non  diffondere  davvantaggio.  Si  animi  per  altro,  come 
infinitamente  più  pregevole  e  più  desiderabile  ,  la  moltiplica- 
zione dei  libri  scolastici  che  siano  non  materiali  raccolte  o  ri- 
stampe degli  scrittori  di  cose  idrauliche  de  tempi  passati  ,  ma  ra- 
gionate scelte  delle  idee  teoriche  de'  buoni  autori  di  tutti  i  tempi  ; 
del  qual  genere  di  libri  è  pur  vero  che  si  scarseggia  sinora  ,  sebbene 
non  manchi  in  Italia  qualche  eccellente  ed  utile  modello.  Ma  so- 
prattutto non  si  perda  di  vista  la  verità ,  che  per  dirigere  nuove 
operazioni  sarà  ancora  più  interessante  all' architetto-idraulico  la 
semplice  riunione  delle  osservazioni,  degli  sperimenti  ,  dei  canoni, 
dei  principi  e  delle  regole  che  furono  seguite  e  si  vanno  tuttogiorno 
seguendo  nei  casi  pratici  consimili ,  e  che  risultano  dalle  storie  , 
descrizioni  e  relazioni  d'  ogni  maniera  delle  opere  medesime,  cui 
non  si  può  o  non  basta  sempre  1'  arrivare  colf  ispezione  oculare. 
Rendendo  cosi  ragione  di  ogni  opera  idraulica  italiana ,  e  facilitan- 
done il  confronto  coi  principj  generali  dell'  arte  per  chicchessia 
anche  situato  in  lontani  paesi  y  si  verrà  a  fissare  in  ogni  suo  rama 


>  u 


stato  a  cui  essa  è  sinora  salita  fra  noi  ,  nel  tempo  stesso  clie  lo 
si  offrirà  una  norma  facile  e  sicura  per  molti  riguardi  ai  nostri 
architetti  d'  acque  che  sono  chiamati  a  dirigere  nuove  operazioni. 

Dopo  aver  accennalo  di  tal  maniera  il  primo  e  principalissimo 
frutto  che  potrebbe  aspettarsi  l' Italia  da  una  completa  illustrazione 
delle  sue  opere  di  idraulica  architettura ,  nell'  idea  di  farla  servire 
alla  storia  dell'  arte ,  noi  non  crediamo  di  doverci  fermare  qui  a  pas- 
sare in  revista  tutti  i  vantaggi  secondari  che  necessariamente  ne 
deriverebbero  ,  e  le  facilità  che  potrebbero  avere  taluni  dotti  e 
forti  uomini  italiani  per  renderla  interessante  presso  ogni  genere 
di  persone.  Passeremo  piuttosto  ad  indicare  le  occasioni  e  le  circo- 
stanze che  a  noi ,  comunque  sprovveduti  delle  più  necessarie  qua- 
lità, hanno  reso  possibile  Y  effettuazione  di  un  lavoro  che  risguarda 
una  minima  parte  del  suespresso  desiderio.  Ad  una  tale  dichiara- 
zione veniamo  tanto  più  volentieri ,  che  il  nostro  esempio  potrebbe 
eccitare  uomini  di  un  merito  distinto,  ed  indurli  ad  impiegare  i 
loro  talenti  ed  i  loro  mezzi  meno  ristretti  nello  stesso  genere  di 
studi,  che  al  tempo  stesso  è  uno  de'  più  belli  che  presenti  la  fi- 
losofia naturale  ,  è  de'  più  utili  che  si  possono  coltivare  presso 
ogni  nazione ,  e  va  unito  più  specialmente  colla  prosperità  della 
nazione  italiana  ,  la  cui  industria  ha  già  saputo  trarne  infiniti 
soccorsi. 

Visitato  il  vasto  campo  delle  pure  ipotesi  e  dei  semplici  si- 
stemi, che  non  scorgono  ad  alcun  risultamento  utile  per  il  pratico 
esercizio  della  professione  di  architetto-idraulico  ;  gustata  la  pre- 
cisione di  alcune  particolari  teorie  fondate  sopra  esperienze  da 
gabinetto  ,  o  nella  considerazione  dell'  estremamente  piccolo,  o  fi- 
nalmente dietro  assunte  condizioni  prossime  a  verificarsi  ne'  più 
semplici  casi  di  natura;  ed  attendendo  come  tuttavia  attendiamo 
ad  acquistare  solida  istruzione  nell'arte,  abbiamo  seguita  la  norma 
di  sopra  consigliata,  e  ci  siamo  primieramente  ridotti  a  studiare 
sull'  idrografia  del  Milanese,  eh  e  la  provincia  d'Italia  in  cui  abbiamo 


Tilt 

fissata  la  nostra  dimora.  Durante  quest'  occupazione  alcune  parti- 
colari circostanze  ci  hanno  portati  a  raccogliere  le  notizie  storiche 
e  descrittive  di  un  interessante  operazione  idraulica  eseguita  nel 
seno  di  essa  provincia  sul  cadere  dello  scorso  secolo  decimottavo. 
Di  seguito  abbiamo  presentato  alle  stampe  un  estratto  delle  medesi- 
me notizie  (i)  onde  prendere  occasione  di  palesare  il  nostro  ardente 
desiderio  di  fare  similmente  e  più  in  dettaglio  per  altre  grandi  opere 
dello  stesso  genere,  e  di  invitare  chi  poteva  assisterci  nella  divi- 
sata impresa.  I  nostri  voti  a  quest'  ultimo  riguardo  non  potevano 
essere  più  pienamente  soddisfatti.  Avendoli  in  sulle  prime  limi- 
tati all'  idea  di  compilare  una  storia  del  celebre  Canale  di  Pavia, 
per  ottenerne  le  relative  notizie  di  fatto ,  ci  siamo  indirizzati  al- 
l' illustre  suo  Direttore  ,  il  signor  Carlo  Parea ,  Ispettore  generale 
d' acque  e  strade.  Questa  persona  ben  nota  agli  architetti  d' acque 
italiani  non  solo  ha  preso  da  quell'  istante  a  secondare  le  nostre 
mire  sul  punto  di  lavorare  alla  compilazione  di  una  compiuta. 
Idrografia  del  Milanese  ;  ma  inoltre  ci  ha  procurato  sin  d'  ora  i 
materiali  per  mandare  ad  effetto  il  nostro  primo  pensiere  sul 
Canale  di  Pavia ,  e  per  estenderlo  ad  abbracciare  a  un  tratto  la 
storia  dei  progetti  e  delle  opere  risguardanti  l' intero  sistema  di 
navigazione-interna  di  quella  provincia. 

E  ben  vero  che  noi  abbiamo  fondato  nel  cuore  il  monumento 
di  eterna  gratitudine  verso  F  uomo  che  dal  canto  suo  ci  ha  posti  di 
tal  maniera  in  circostanze  di  approfittare  dell'  ozio  che  ci  restava 
onde  essere  utile  alla  comune  patria»  Pure  sospiravamo  ancora  que- 
sto momento-  per  poter  dichiarargli  in  faccia  al  pubblico  i  nostri 
sentimenti  di  riconoscenza,  e  per  poter  aggiungere  ,  che  non  con- 
tento il  sig.  Parea  d'averci  facilitate  le  necessarie  ispezioni  oculari 
tanto  dei  luoghi  come  delle  carte  onde  dar  forma  alla  storia  che- 
fi)  Della  inalveazione  «lei  torrente  Redefosso ,  saggio  storico -idraulico,  Milano  1819.  Da* 
«orchi  di  Gio.  Bernardoni» 


presentiamo ,  ha  anclie  voluto  prender  parte  nel  travaglio  concor- 
rendo a  renderlo  più  completo  coli'  aggiunta  di  memorie  e  dettagli 
descrittivi.  Con  tale  elemento  il  volume  viene  a  contenere  molte 
misure  che  interessano  davvicino  le  persone  dell' arte  ;  e  di  più  si 
trova  corredato  di  varie  tavole  di  disegni  i  più  atti  a  dare  una 
qualche  idea  dei  metodi  di  costruzione  usati  nelle  fabbriche  del 
più  recente  canale  del  Milanese,  che  è  il  succitato  Canale  di  Pavia. 

Ma  qui  non  debbono  ancora  finire  le  nostre  dichiarazioni  a 
riguardo  di  chi  si  è  acquistato  dei  diritti  alla  pubblica  ricono- 
scenza in  occasione  del  presente  letterario  travaglio  ;  cosi ,  per  ad- 
ditare soltanto  quegli  individui  che  contribuirono  a  somministrare 
maggior  copia  di  notizie  di  fatto ,  noi  diremo  grazie  speciali  ai  be- 
nemeriti ingegneri  signori  Bernardino  Ferrari  e  Ferrante  Giussani,  1 
quali  a  tanti  altri  titoli,  che  loro  procacciano  la  pubblica  estimazione, 
possono  ora  aggiungere  quello  di  aver  dischiusi  alle  nostre  indagini, 
senza  alcuna  riserva  e  per  puro  effetto  di  innata  bontà  e  cortesia , 
i  loro  privati  archivi ,  non  poco  interessanti  all'  oggetto  di  rendere 
compiuta  la  raccolta  delle  notizie  storiche  contenute  nel  presente 
volume.  Abbiano  pure  i  dovuti  ringraziamenti  i  valorosi  Inge- 
gneri del  Corpo  d'acque  e  strade,  addetti  all'Uffizio  dell'Ispettore 
generale  Parea ,  i  quali  con  rara  gentilezza  si  prestarono  ad  appa- 
gare ogni  nostra  dimanda ,  e  mostrarono  cosi  tutto  lo  spirito  che 
gli  anima ,  ad  esempio  del  loro  capo ,  per  la  diffusione  dei  buoni 
principj  dell'  arte ,  che  presiedono  ad  ogni  loro  lavoro.  Sieno  gra- 
zie finalmente  a  tutti  gli  amici  che  con  consigli  o  colla  sommi- 
nistrazione di  libri ,  documenti  o  notizie  di  fatto  relative  al  pre- 
sente lavoro  hanno  voluto  manifestarci  i  più  sinceri  sentimenti 
del  cuore  uniti  al  più  lodevole  spirito  nazionale. 

Soddisfatto  cosi  ad  un  dovere  per  noi  sacro,  facciamoci  a  con- 
siderare più  di  proposito  la  sostanza  del  presente  volume  con  un 
cenno  preliminare  preso  alquanto  dall'  alto. 

Per  opera  della  natura  sono  stati  preparati  i  laghi,  i  fiumi  ed 


il  mare    al  primo  navigatore.  Dacché    questi  è    comparso  fra  gli 
uomini ,  la  situazione  più  favorevole  al  commercio,  nella  parità  delle 
altre  circostanze  ,  è  divenuta  quella  di  uno  Stato  che  presenti  mag- 
giori punti    di    contatto  alle  acque  ;    perciò   quello   che  dapprima 
era  d' insuperabile    ostacolo ,    servì    poscia  di  utilissimo  mezzo  di 
comunicazione.  Il  tempo    e    F  industria    umana  hanno  successiva- 
mente   portato   F  arte    sublime    della    navigazione    di    mare   a  un 
grado  mirabile  di  perfezione ,  e  le  nazioni  marittime  ne  godettero 
i  maggiori    vantaggi.    Ma   1'  anima    del    commercio    delle    nazioni 
mediterranee  riducendosi  all'uso  delle  strade  ed  alla  limitata  naviga- 
zione di  laghi  e  fiumi  sparsi  inequabilmente    in    mezzo    ad  esse,. 
si  troverà  naturale  che  Y  uomo  si  sia  sforzato  da  tempi  assai  re- 
moti a  procurare    il    facile    trasporto  per    acqua    anche    a  tutti  i 
paesi  continentali.  Difatti  molte  congetture    degli  eruditi  tendono 
appunto  a  comprovare  i  mezzi   zhe  possono   avere   usato   ed  im- 
maginato i  popoli  più  antichi  per  conseguire   un    tal    intento.  In 
ciò  che  riguarda  1'  attuale  risorgimento,  Y  arte  dei  canali  di  navi- 
gazione è  nata  e  cresciuta  a    vantaggio    universale    dalle   opere  e 
dalle  invenzioni  italiane ,  che  bastano   a  far  l'onore   della  nazione. 
Specialmente    i  primi    canali   navigabili    del  Milanese  formeranno 
in  ogni  tempo  l'ammirazione    dell'osservatore    intelligente,    che, 
edotto  della  storia  dell'  arte  ,  -  amerà  di  riconoscere  davvicino,  come 
al  crearsi    dell'arte    medesima  si    è  rimediato    al    difetto    ch'una 
grande  città  ripiantata   in    lontananza    dal    mare ,   dai  laghi  e  dai 
fiumi  che  favoriscono  il  commercio. 

Dato  una  volta  quest'esempio  al  mondo,  la  stampa,  i  dotti 
viaggiatori  e  gli  ingegneri  italiani  stipendiati  alle  Corti  estere  por<- 
tarono ,  alcuni  secoli  dopo ,  il  genio  e  F  amore  per  la  nuova  ma* 
niera  di  navigazione  alla  Francia ,  all'  Olanda  ,  all'  Inghilterra ,  alla 
Spagna  e  ad  altre  parti  d'Europa.  Queste  successivamente  ne  ap- 
profittarono ,  ed  offrirono  a  vicenda  all'  Italia  F  esempio  di  opere 
consimili  con  uno  sforzo  di  muniiicenza  e  con  una  estensione  di 


xt 


idee  proporzionate  alle  circostanze  di  vasti  continenti ,  ai  mezzi 
economici  ed  alle  altre  risorse  di  grandi  e  potenti  nazioni. 

Anche  in  ciò  per  altro  gli  elogi  tributati  agli  Italiani  di  sei  o 
più  secoli  addietro ,  col  mostrare  di  che  è  stala  capace  la  nostra 
nazione,  come  lo  fa  la  reminiscenza  della  grandezza  romana  che 
rimonta  ad  un'epoca  molto  più  remota,  possono  lusingare  vanamente 
T  amor  proprio  de'  loro  discendenti  ;  ma  questi  ormai  non  devono 
essere  soddisfatti  di  onori  che  riflettono  si  da  lontano ,  e  devono 
anzi  essere  persuasi ,  che  in  faccia  alla  posterità  le  opere  grandi  degli 
Italiani  di  tutti  i  secoli  passati  non  bastano  a  stabilire  la  gloria 
degli  Italiani  d'  oggigiorno.  Questa  deve  fondarsi  necessariamente 
anche  sulle  opere  de'  tempi  a  noi  vicini ,  le  quali  appalesino  il 
valore  non  inferiore  a  quello  delle  più  colte  nazioni,  e  l'antico  ge- 
nio di  saper  immaginare  nuovi  mezzi  per  soddisfare  ad  ogni  na- 
scente bisogno.  Quindi  è  che  la  nazione  italiana  non  dovrebbe 
mai  cessare  dal  rivolgere  i  suoi  sforzi  anche  ai  progetti  di  nuovi 
canali  di  utile  navigazione  ;  ciascuna  nuova  costruzione  di  questo 
genere  ,  per  ridondare  a  suo  onore,  considerata  come  oggetto  d' ar- 
chitettura-idraulica,  dovrebbe  essere  modellata  sui  primi  esempi 
domestici ,  servire  a  tutti  i  suoi  fini  e  contenere  i  perfezionamenti 
dell'arte  suggeriti  dalla  pratica  acquistata  nelle  opere  consimili,  o 
dalle  particolari  teorie  sinora  fondate  con  sicurezza  nelle  scienze 
idrauliche  ed  architettoniche;  considerata  come  oggetto  di  economia, 
dovrebbe  offrire  una  via  preferibile  alle  altre  usate  nel  commer- 
cio ,  e  dovrebbe  presentare  la  nuova  comunicazione  per  acqua  lad- 
dove si  possa  trarne  un  vantaggio  corrispondente  alle  spese  ;  con- 
siderata come  oggetto  di  decoro,  senza  essere  un  monumento  d'o- 
stentazione ,  non  dovrebbe  mai  smentire  la  fama  che  gli  Italiani 
godono  in  ogni  genere  di  gusto  e  di  bello. 

Passando  per  ultimo  a  rendere  una  qualche  ragione  del  me- 
todo da  noi  seguito  nella  compilazione  della  presente  storia  idrau- 
lica ,  faremo  osservare  che ,  dando  in  essa  le  notizie  dei  progetti 


XII 

e  delle  opere  relative  alla  navigazione-interna  del  Milanese,  non 
abbiamo  creduto  di  dover  limitarci  a  ciò  che  ha  avuto  un  felice 
esito ,  e  di  cui  si  gode  presentemente  il  frutto  ;  abbiamo  preferito 
invece  di  estenderci  a  sviluppare  anche  le  vicende  di  quei  pro- 
getti e  dì  quelle  opere,  che  o  non  hanno  avuto  alcun  esito  o  lo 
sortirono  infelice  ;  ci  siamo  fermati  a  far  rilevare  per  ciascun  opera 
le  principali  variazioni ,  miglioramenti ,  disgrazie  ed  accidenti  so- 
pravvenuti col  progresso  del  tempo  -,  col  cambiamento  di  direzione 
e  di  governo  ;  e  tutto  ciò  perchè ,  facendo  diversamente  ,  si  sarebbe 
potuto  arrivare  ad  una  esposizione  breve  e  brillante ,  ad  un  puro 
elogio,  se  vuoisi,  dei  canali  navigabili  del  Milanese,  ma  non  alla 
loro  storia,  che  da  noi  si  è  avuta  unicamente  in  vista.  D' altronde 
quando  vecchi  progetti  di  qualche  utilità  sono  tuttavia  ineseguiti  da 
secoli ,  per  non  dire  dimenticati  \  quando  grandiose  moli  dell'  arte 
giacciono  finalmente  a  terra ,  non  può  sembrare  oggetto  d' indif- 
ferenza il  rammentare  all'  occasione  i  primi ,  e  ricordare  in  qua! 
maniera  e  per  quali  cause  sono  state  successivamente  innalzate  e 
rovinate  le  seconde.  Se  non  altro  veniamo  a  preservarci  cosi  dalla 
taccia  di  neghittosi  e  di  poco  curanti  de'  nostri  interessi.  Presso 
gli  stranieri  il  nostro  buono  spirito  si  manifesta ,  e  in  ogni  caso  le 
ardite  concezioni  dell'  ingegno  umano  percuotono  la  nostra  imma- 
ginazione,  gli  accidenti  ragguardevoli  che  si  legano  alla  storia 
patria  ci  chiamano  potentemente  a  riflettere  sopra  noi  medesimi 
ed  a  cercar  norma  e  direzione  per  ben  condurci  nella  vita ,  sicché 
questa  serva  utilmente  alla  felicità  della  propria  nazione. 

Esponendo  nella  stessa  storia  unicamente  le  idee,  le  opinioni 
e  le  massime  controverse  degli  altri  •  parlando  di  cose  e  di  ope- 
re ,  molte  delle  quali  appartengono  a  persone  viventi ,  o  che  sono 
mancale  di  fresco  alla  società,  e  riportando  osservazioni ,  notizie  di 
fatto  e  schiarimenti,  che  ognuno  può  sempre  verificare  colle  vi- 
site ed  ispezioni  locali ,  e  coli'  esame  delle  carte  e  dei  documenti 
citati ,  noi  abbiamo  creduto  di  astenerci  da  alcun  nostro  giudizio 
onde  guarentirci  da  qualunque  sospetto   di  parzialità. 


xrn 
Intanto  nel    presente  lavoro  storico    che    riuscì    redatto  sopra 
un  piano  non  sempre  uniforme  nella  copia  dei  dettagli ,  ma  va- 
riato a  seconda    della  qualità  ed  importanza    delle  notizie  che  ci 
fu  dato  di  raccogliere  e  di  salvare  dall'  obblivione   degli  archivi , 
coloro  che    apprezzano  il  genio   italiano   nell'arte   dell'  architetto- 
idraulico  ,  lo  vedranno  brillare  alle  epoche  della  Repubblica  e  del 
Principato  anteriori  al  secolo  decimosesto,  e  fiorire,  sebbene  alcune 
volte  con  esito  meno  felice,  anche  nei  secoli  successivi  dell  estero 
dominio  della  Francia ,    della    Spagna    e    dell'Austria.    Inoltre    lo 
stesso  travaglio  sarà  abbastanza  interessante  in  sé  stesso  per  chiun- 
que ami  di  visitare  e  di   esaminare   distintamente   la  rete  di   na-> 
vigazione- interna  del  Milanese ,  che  in  molti  rapporti  può   servir 
di  modello  per  altre  provincie  ;    come    anche    non  riescirà  inop- 
portuno per    chi  desidera  di  acquistare    una    qualche    idea    delle 
ragioni  giustificanti  i    metodi  di    costruzione  italiani  ,  che  si  tro- 
vano   talvolta  meno  semplici  o  differenti   da   quelli  sinora    intro- 
dotti ed  usati  da  altri  popoli  d'Europa.  Neil' esposizione  dei  me- 
desimi dettagli  storici  abbiamo  altresì  mirato   a  condurre    il  let- 
tore a  veder  nascere,  crearsi  e  svilupparsi  i  sani  principi   dell'arie 
nell1  atto   che    esso  viene  informato    di  progetti   e  di  opere  parti- 
colari. Di  più  riuscendovi  le  discussioni    dell'  arte    accennate  ge- 
neralmente senza  alcun  uso  di  cifre   algebriche   ed  accompagnate 
soltanto  da  dichiarazioni    tolte    dal    linguaggio    comune  ,    la    loro 
lettura  si  trova  adattata  anche  alla   intelligenza   di  chi ,  senza  es- 
sere idraulico  e  matematico,  sia  appena  in  possesso    delle  prime 
e  più  elementari  definizioni  di  idrometria.  Per  l'erudito  vi  sono  ; 
notizie  fondate    e    documenti  autentici  ad   illustrazione    di    taluni 
punti  storici   che  hanno  dato  luogo  aT dubbi  e  sbagli   di  scrittori, 
i  cui  cenni  non  sono  stati  attinti    a    fonti    egualmente   sicure    ed 
abbondanti  delle  nostre.  Forse  non  vi  rinverranno  abbastanza    di 
che  pascersi ,  tanto  il  semplice  curioso  amatore  della  raccolta  di 
iscrizioni,  poesie,  medaglie  e  monumenti  in  onore  dei  canali  mi- 


XIV 

lanesi ,  come  pure  quello  che  va  in  traccia  delle  descrizioni  di 
pubbliche  feste  ,  visite  sovrane ,  e  d'  ogni  altro  aneddoto  o  mi- 
nuto ragguaglio  storico  relativo  alle  medesime  opere.  Veramente 
per  queste  e  simili  cose  il  presente  libro  non  è  fatto.  Ma  in 
compenso  ci  lusinghiamo  che  tale  nostro  saggio  sui  canali  di 
navigazione  del  Milanese  non  sembrerà  del  tutto  inutile  presso 
quelli  che  amano  di  tenere  più  solido  ragionamento  intorno  ad 
opere  che  sono  delle  più  celebri  nella  storia  dell'  arte.  In  ispecie 
esso  si  raccomanda  presso  quelle  persone  dell'  arte ,  cui  sta  a  cuore 
di  veder  conservata  in  operazioni  idrauliche  di  grande  momento 
la  memoria  di  tutte  le  difficoltà  incontrate ,  degli  artifizi  usati 
per  superarle  ,  dell'  esito  di  questi }  e  in  generale  di  tutte  le 
esperienze    eseguite    e    delle    relative  osservazioni. 


a=sa 


ISTORIA 

DEI  PROGETTI  E  DELLE  OPERE 

PER  LA  NAVIGAZIONE-INTERNA 
DEL    MILANESE 


CAPO     I. 


NOTIZIE    STORICHE    DEI    SECOLI    ANTERIORI    AL    XVIII. 

Xl  Milanese  preso  da'  suoi  confini  più  naturali  è  quell'ampia  pro- 
vincia dell'  alta  Italia  ,  che  veniva  anticamente  denominata  Insubria  ,  e  che 
resta  circondata  dalle  Alpi  ,  dai  laghi  di  Como  e  Maggiore  e  dai  (lumi 
Adda  ,  Ticino  e  Po.  Essa  si  trova  intersecata  da  diversi  altri  minori  fiumi 
e  laghi  ;  il  piano  del  suo  terreno  è  generalmente  inclinato  da  settentrione 
a  mezzogiorno  :  verso  il  lato  di  mezzogiorno  ha  una  seconda  pendenza 
abbastanza  marcala  da  occidente  ad  oriente  ;  e  le  acque  correnti  vi  hanno 
generalmente  il  loro  letto  dalla  natura  scavato  a  seconda  di  questa  dop- 
pia pendenza.  Il  centro  poi  di  un  tal  piano  è  occupato  da  tempo  imme- 
morabile  dalla   città   di  Milano  ,   capitale   della  provincia. 

Anticamente  era  Pavia  la  sola  città  del  Milanese  che  godesse  il  vantag- 
gio di  un'  estesa  navigazione.  Posta  sul  Ticino  e  presso  lo  sbocco  di  que- 
sto influeute  del  Po ,  essa  aveva  naturalmente  aperta  la  comunicazione  per 
acqua  da  una  parte  col  Lago  Maggiore  che  confina  colle  Alpi ,  e  dall'altra 
coli'  Adriatico    da  cui  si  passa  a  tutti  i  porli  del  mondo.  Per  trarre  par- 


2 

tilo  da  questa  situazione  bastava  il  genio  del  commercio  e  della  navigazione 
comune  a  tutti  i  popoli  liberi  ;  e  difatti  la  navigazione  del  Po  e  del  Ti- 
cino,  come  anche  quella  dei  laghi  e  dei  tronchi^  navigabili  di  qualche 
altro  fiume  ,  fu  di  tutti  i  tempi  di  civile  libertà  per  il  Milanese. 

La  città  di  Milano  situata  nel  centro  di  pianura  di  questa  provincia , 
e  non  bagnata  da  alcun  lago  o  fiume  navigabile  ,  non  poteva  presentare 
per  se  stessa  un  simile  vantaggio  al  commercio  ;  ma  alla  mancanza  della 
natura  doveva  supplire  col  tempo  un  industria  particolare  dei  popoli,  as- 
secondata dall'  interesse  de'  governi ,  e  talvolta  ancora  dalla  liberalità  dei 
principi. 

Il  primo  cenno  a  questo  riguardo  si  ha  in  Landolfo  Seniore ,  autore 
vissuto  nell'  undecime  secolo.  Secondo  questo  storico  il  canale  di  scolo  e 
di  irrigazione  che  va  da  Milano  al  Lambro  sotto  il  nome  di  Vecchiabbia  ha 
servito  in  tempi  molto  rimoli  alla  navigazione  (i).  Gli  eruditi  parlando  del 
fiume  Lambro  riferiscono  altri  passi  che  si  potrebbero  credere  per  indizio 
delia  medesima  cosa.  E  difatli  probabile  ,  che  nel  Porto  (2)  anticamente 
esistente  allo  sbocco  del  Lambro  in  Po  alcune  merci  venissero  scaricate  dalle 
navi  soltanto  per  farle  viaggiare  di  là  sul  Lambro  in  barche  minori ,  e 
non  già  per  trasportarle  nell'interno  del  paese  per  la  via  di  terra,  come 
taluno  ha  voluto  affermare  per  ricavarne  una  induzione  affatto  contraria  (3). 
Ma  con  tutto  ciò,  se  anche  si  volesse  concedere  che  il  Lambro,  realmente 
navigabile  dal  Po  fino  a  Sant'Angelo  ad  una  data  epoca  non  molto  re- 
mota (4)»  lo  fosse  pur  stato  superiormente  fino  a  Melegnano  verso  lo  sbocco 
della  Vecchiabbia,  quale  appoggio  ne  viene  all' opinione  di  Landolfo?  Non 
sarà  ancora  un  problema  la  navigazione  di  questo  ultimo  canale  sino  a  Milano, 
a  motivo  e  dell'eccessiva  caduta  del  terreno  in  cui  è  scavato  il  suo  letto, 
e  del  moderalo  corpo  d'  acqua  disponibile  a  Milano  per  il  medesimo  og- 
getto? Queste  circostanze  dovevano  pur  rendere  impraticabile  prima  dell' in- 

(1)  Vedi  Muratori,  De  rerum   ìtal.  script.,  t.    iv,  lib.  a,  car.  azj.» 

(a)  V.  idem,  Ant.  ìtal. ,  t.  n,  diss.   19.  Diploma  di  Liutprando  re    de' Longobardi    avanti 
la  metà  del  secolo  8.° 

(3)  V.  Delle  ant.  longob.    mil.  illustrate  con  dissertazioni  dai  Monaci  della  Congr.  Cisterc. 
di  Lomb.  ,  voi.   n,  diss.   12. 

(4)  V.     pref.   del  libretto  di   Carlo  Pagnani  sulla  navigazione  dell'Adda  ,  ed   i  manoscritti    di 
Martin  Bassi  nell'  archivio  privato  dell'  ingeguere  Bernardino  Ferrari  in  Milano. 


vcnzion  del  sostegno  una  navigazione  couliuuaia  da  Milano  al  Lambro 
nell' alveo  della  Vecchiabbia,  comunque  da  altri  sull'autorità  di  Landolfo 
si  ritenga  questa  navigazione  perduta  in  secoli  posteriori  (i).  Noi  pertanto 
nel  dubbio  che  tale  navigazione  abbia  esistito  soltanto  nell'  opinione  degli 
uomini ,  ci  limitiamo  a  stabilire  che  rimonta  fino  ai  tempi  di  Landolfo 
Videa  di  rimediare  al  difetto  di  Milano  colla  comunicazione  per  acqua  da 
detta  città  al  Lambro ,  e  dal  Lambro  al  Po. 

I  tentativi  e  le  opere  che  dovevano  far  sentire  alla  città  di  Milano 
i  primi  vantaggi  di  una  navigazione  artificiale  sono  dei  tempi  della 
Repubblica  Milanese  e  della  Signoria  dei  Torriani  ;  difatti  è  al  cadere 
del  secolo  i2.r  ed  al  principio  del  i3.°  che  furono  derivati  dai  fiumi  Adda 
e  Ticino  i  due  piti  grandi  canali  che  ora  siano  iualveati  nell'  interno  della 
provincia  milanese.  Il  primo,  situato  all'oriente  di  Milano  e  detto  dianzi 
Nuova-Adda  e  poi  Muzza,  fu  diretto  fin  da  quelle  epoche  verso  la  città  di 
Lodi,  e  sotto  lo  stesso  nome  continua  a  servire  all'irrigazione  e  ad  altri 
usi  (2).  Il  secondo,  posto  all'occidente  di  Milano  e  detto  in  origiue  Ti- 
cinello, fu  condotto  fin  verso  Pavia  (5),  ed  era  destinato  a  dare  nascita  al 
primo  esempio  de'  canali  navigabili  del  mondo  moderno.  Veramente  non  si 
saprebbe  precisare  l'anno  in  cui  il  Ticinello  per  la  prima  volta  si  è  fatto 
servire  in  tutto  o  in  parte  alla  navigazione,-  ma  è  noto  che  nel  1253  una 
diramazione  del  Ticinello  si  produceva  da  Castelletto  di  Abbiategrasso  sino 
alle  terre  di  Gaggiano  e  di  Trezzano  col  nome  di  Naviglio  di  Trczzano  (/).)• 
E  pure  noto  che  verso  il  1267  la  stessa  diramazione  si  prolungò  fin  presso 
Milano,  ed  era  anche  distinta  col  nome  di  Naviglio  di  Gazano  (5).  Questo 
nome  di  Naviglio  indica  che  fin  da  quell'  epoca  qualche  uso  si  faceva  del 
canale  Ticinello  per  una  comunicazione.  E  poi  certo  che  prima  del  ter- 
mine dello  stesso  secolo    i3.°  il  medesimo  canale  sotto  il  nome  di  Naviglio 

(1)  V.  Mari.,  Idr.  prat.  ragion.,  t    r,  pag.   n. 

(a)    V.  Benaglio  ,   Relaz.  istor.   al  Magistr. 

(3j  Fra  gli  altri  scrittori  v.  Galvan.  Flamm.  al  cap.  ccxviii.  Donat.  Bossi  nella  sua  crona- 
ca; Bernardino  Corio  nella  sua  Storia  di  Milano.  Sigonio ,  Histor.  de  reg  itah,  lib.  xiv.  Be- 
nagl.,  Relaz.  succit.  Race,  del  Muratori,  t.  xi.  Giulini  ,  Mena,  stor.,  t.  vi.  Antich.  long,  mi!, 
illustrate ,  diss.  snccit. 

(4)  V.  pref'az.  al  t.  in  delle  Ant.  long.  mil. 

(5)  V.  oltre  gli  autori  sopraccitati  l'autore  anonimo  degli  Annali  di  Milano  al  cap.  aq  nel 
t.  xvi  della  Race,  di  Mnratori. 

3 


4 

Grande  era  già  adattato  all'  viso  della  navigazione  continuata  e  libera  da! 
Ticino  fin  presso  Milano.  Esso  conteneva  le  botti  sotterranee,  i  scaricatori  a 
paraporti  ed  altri  artifizi  che  suppongono  la  cognizione  der  primi  priucipj 
dell'  idrostatica  (i).  E  mentre  le  opere  consimili  del  mondo  antico  erauo 
perdute  per  sempre  ,  mentre  i  canali  dei  Chinesi  di  tutte  le  età  non  pote- 
vano offrire  all'  Europa  alcun  lume  dal  loro  inaccessibile  impero  celeste , 
si  potrà  anche  dire  a  gloria  dell'  italiana  industria,  che  il  Naviglio  Graude 
presentò  alle  successive  imprese  dello  stesso  genere  un  modello  superiore 
alle  idee  ed  ai  mezzi  de' tempi. 

I  vantaggi  arrecati  da  questo  canale  al  Milanese,  indipendentemente 
da  quelli  di  un'  immensa  irrigazione  e  di  altri  usi  delle  acque  ,  sono  in- 
calcolabili. L'  aperta  navigazione  tra  Milano  ed  il  Lago  Maggiore  non  si 
limitò  a  facilitare  i  trasporti  del  piccolo  commercio  che  si  faceva  prima 
per  la  via  di  terra  da  quella  parte  del  Milanese  colla  Capitale.  Essa  vi 
diede  vita  ad  un'  infinità  di  nuovi  rami  di  commercio  ,  vi  contribuì  sen- 
sibilmente alla  felice  rivoluzione  avvenuta  appunto  a  quell'  epoca  nella  sua 
agricoltura ,  e  vi  ebbe  un'  influenza  diretta  sull'  origine  e  sui  progressi  di  tutte 
le  altre  arti  ora  divenute  nel  suo  seno  famigliari.  Per  essa  difatti  acquistarono 
un  valore  i  boschi,  di  cui  la  natura  aveva  rivestito  estesissime  vallate  che 
sboccano  al  Lago  Maggiore.  I  loro  prodotti  trasportati  a  Milano  facilmente 
e  in  gran  copia  hanno  potuto  supplire  ad  una  quantità  di  boschi  che  in- 
gombravano la  pianura  ne'  dintorni  di  questa  città  e  degli  altri  abitati 
vicini  alla  linea  del  canale.  Il  terreno  del  piano  ,  reso  invece  alla  libera 
disposizione  del  coltivatore,  ha  dato  in  cambio  alla  parte  montuosa  i  grani 
e  gli  altri  generi,  di  cui  poteva  abbisognare  pdr  accrescere  la  sua  popo- 
lazione. Nella  stessa  maniera  furono  anche  somministrate  alle  altre  arti  le 
materie  prime  che  si  incontrano  lungo  il  promontorio  del  Ticiuo  o  nei 
monti  che  circondano  il  Lago  Maggiore  ,  e  così  in  Milano  hanno  avuta 
un'  esistenza  i  principali  monumenti  d'  ogni  genere  che  ora  vi  si  ammi- 
rano. In  vina  parola,  il  Naviglio  Grande,  fin  dall'  epoca  in  cui  fu  usato 
la  prima  volta  per  la  comunicazione  dal  Ticino  a  Milano  ,  è  divenuto  la 
prima  ricchezza  del  Milanese. 

(i)  V.  le  Mem,  stor.  del   Giulini  ,  t.  vm   e  seg.  ;  e  le  Ant.  long.  mil. ,  succit.  diss.    li  del 
*.    u. 


Si  aggiunga  a  tutto  ciò  che,  ultimala  la  costruzione  del  Naviglio  Grande 
e  praticata  la  sua  navigazione ,  non  fu  più  impossibile  la  continuata  co- 
municazione per  acqua  da  Milano  al  Ticino,  al  Po,  al  mare,  e  viceversa. 
Ma  questa  non  poteva  presentare  gran  vantaggio  al  commercio  del  Po  con 
Milano ,  perchè  conduceva  sopra  una  via  troppo  lunga  ,  troppo  indiretta 
e  meno  conveniente  del  trasporto  di  terra  anche  per  la  difficoltà  di  ri- 
montare Ticino,  che  è  molto  rapido  fin  presso  il  suo  sbocco  verso  Pavia. 
Inoltre  dopo  1'  esempio  del  Naviglio  Grande  ,  la  semplice  idea  di  tirare 
dei  canali  navigabili  da  Milano  ad  altri  punti  del  Milanese  era  facile  e 
naturale  ;  e  volendo  disporre  per  quest'  oggetto  delle  acque  dei  fiumi  e 
laghi  dell'alto  Milanese,  non  era  forse  più  impossibile  nemmeno  il  radunare 
verso  Milano  il  corpo  d'  acqua  necessario  a  sostenere  una  qualche  naviga- 
zione in  un  canale  continuato  da  Milano  al  Po  senza  l'uso  di  alcun  sostegno. 
Niuna  maraviglia  pertanto  se  nelle  memorie  del  secolo  i4«°si  trova  espresso 
e  rinnovato  nel  Milanese  il  pensiero  di  rendere  navigabile  il  canale  Vec- 
chiabbia  e  il  fiume  Lambro  per  unire  Milano  al  Po  (i)  ,  e  se  alla  stessa 
epoca  vi  si  trovavano  in  campo  e  lo  Statuto  provinciale  che  prescriveva  di 
procurare  la  navigazione  da  Milano  a  Venezia  ,  e  quell'  altro  Statuto  che 
ordinava  la  costruzione  di  un  canale  dal  fiume  Tresa  a  Milano  (2),  e  l'idea 
di  formare  un  vero  naviglio  del  canale  scavato  di  que'  tempi  fra  le  due 
città  di  Milano  e  Pavia  (3) ,  ed  altri  simili  progetti. 

Ripetiamo  adunque  ,  che  queste  idee  erano  divenute  naturali  nel  Mi- 
lanese a  quell'  epoca  ;  ma  ciò  che  interessa  la  storia  dell'  arte  è  piuttosto 
di  sapere  se  realmente  è  stata  aperta  fin  d'  allora  una  continuata  navigazione 
dal  commercio  frequentata  fra  Milano  ed  il  Po  per  la  via  del  Lambro , 
od  anche  fra  Milano  ed  il  Ticino  per  altre  vie  che  presentassero  a  una 
data  distanza  una  grande  differenza  di  livello  dei  punti  estremi.  Ora  tutte 
le  memorie  storiche  spettanti  a  quel  secolo  i4-°  fissano  bensì  l'epoca  della 
prima  escavazione  del  succennato  canale  da  Milano  a  Pavia,  detto  Naviglio 
di  Pavia  (4)  ',  ma  tale  denominazione  di  Naviglio  essendo  fin  d'allora  pas- 

(1)  V.  Ant.  long.  mil. ,  diss.  succìt. 

(a)  V.  Statut.  ant.  fra  quelli  del   1896.  Glulini  ,  Mem.  stor. ,  t.  11  ,  all'anno   1896. 

(3)  V.  Gaspare  Bugatti,   Stor.  univ. ,  lib.    IV. 

(4)  V.  Aut.  anon.  snccit.,  cap.   137.  La  Cronaca  di  Piacenza.  La  Storia  del  C Orio.  Le  Mera, 
stor.  del  Giulini ,  t.  xr. 


6 
Sala  in  Lombardia  a  dinotare  anche  molti  grandiosi  cauaìi  di  semplice 
irrigazione,  resta  dubbio  primieramente  se  quel  di  Pavia  del  secolo  i4«° 
Fosse  ridotto  realmente  ad  uso  di  navigazione ,  come  si  crede  dalla  co- 
mune degli  scrittori  (i).  In  nessun  luogo  autentico  poi  dichiarandosi  il 
Naviglio  di  Pavia  de'  tempi  dei  Visconti  prolungato  sino  allo  sbocco  in 
Ticiuo  ,  non  può  supporsi  questo  arbitrariamente  cogli  stessi  scrittori  (2) 
per  attribuire  ad  altri  secoli  la  gloria  di  aver  aperta  la  comunicazione  per 
acqua  da  Milano  al  Po  per  la  via  più.  breve  e  diretta.  Si  abbia  adunque 
per  certo  soltanto,  che  nel  secolo  i\.°  non  si  perdeva  di  vista  l'impor- 
tanza di  una  tale  comunicazione  per  il  Milanese. 

Nelle  memorie  del  secolo  i5.°  e  specialmente  in  quelle  risguardanti  il 
Principato  degli  Sforza  si  incontrano  delle  notizie  più,  positive  sulle  opere 
e  sui  tentativi  di  estendere  la  navigazione  artificiale  del  Milanese  ;  ma 
non  sempre  ancora  quante  bastino  per  avere  delle  cose  idee  esatte  e 
precise. 

E  primieramente  dalla  maniera  con  cui  sono  espressi  i  libri  e  le  scrit- 
ture di  quel  secolo  si  ha  un  complesso  di  indizi  suffìcente  a  determinare 
fra  certi  limiti  1'  epoca  di  alcune  opere  dirette  ad  ottenere  sopra  dirama- 
zioni del  Naviglio  Grande  un  qualche  barcheggio  da  Milano  al  Parco  ed 
al  Castello  di  Pavia,  da  Milano  ad  Abbiategrasso  e  a  Bereguardo,  da  Milano 
a  Cusago  e  ad  altre  antiche  Ville  ducali  del  basso  Milanese.  E  abbastanza 
dichiarata  l'idea  di  far  servire  queste  opere  al  comodo  speciale  del  Duca 
per  i  trasporti  bisognevoli  fra  la  Capitale  e  le  proprie  Ville.  Si  ha  inoltre 
dagli  stessi  documenti  una  prova  dei  desiderj  di  una  serie  di  principi 
Sforza  per  rendere  stabili  tali  comunicazioni  per  acqua  da  Milano  a  tutti 
gli  indicati  pnnti  (3)  ;  ma  non  è  mai  che  si  incontri  un  sol  passo  di  quel- 
1' epoca  in  cui  si  dica  veramente  stabilita  e  praticata  la  navigazione  su  al- 
cun ramo  del  Naviglio  Grande  a  beneficio  del  pubblico  ;  anzi  si  trova  che 
successivamente,  e  in  tempo  delle  guerre  sopravvenute  in  paese  sotto  gli 
ultimi  Sforza,  era  già  perduta  ogni  sorta    di   navigazione  precedentemente 

(  j\  V.  il  Frisi ,  il  Mari  ed  ogni  altro  autore  che  ha  riportati  cenni  storici  sul  Naviglio  di  Pavia. 

(iìj  V.  la  Vita  di  Filippo  Maria  Visconti  scritta  da  P.  Cand.  Decembrio  ;  la  Relaz.  Benaglio 
sticcit.;  e  le  Meni.  stor.  del  Giulini,  t.  XI I. 

(3)  V.  Giuli  oli ,  idem;  Ant.  long.  mil. ,  diss.  succit.  •  ed  i  documenti  riportati  in  fine  della 
fresante  Storia  sotto  i  nu,   i   e   u. 


7 
tentata    od    attivata    sulle    direzioni    di  Pavia*  Bereguardo  ec. ,    dove  per 
vestigia  erasi  appena  conservata  qualche  strada  dell'  alzaia  detta  Stradella 
dei  Signore  intendendosi    del  Duca  di    Milano  ,  e    avente  a  lato    qualche 
cavo   detto  Naviglietto  ,  benché  affatto  inservibile   alla  navigazione  (i). 

Più.  fortunata  sotto  gli  Sforza  fu  l' impresa  di  derivare  circa  l' anno 
1457  dai  fiume  Adda  il  canale  detto  Naviglio  delia  Martesana  ,  ed  an- 
che Naviglio  Piccolo  per  distinguerlo  dell'altro  denominato  Naviglio  Grande, 
e  condotto  a  un  tratto  sulla  direzione  di  Milano  a  sfogare  le  acque  residue 
nel  fiume  Lambro  (2).  Quest'opera,  che  verso  l'anno  1460  arrecava  già 
fra  gli  altri  suoi  vantaggi  quelli  della  navigazione  a  un'esteso  territorio  posto 
all'  oriente  di  Milano  ,  conteneva  anche  molti  perfezionamenti  dell'  arte 
che  tuttora  fanno  fede  del  talento  del  suo  architetto  Bertola  da  Novate , 
ingegnere  ducale  sotto  i  principi  Sforza  Francesco   I."  e  Galeazzo  Maria  (3). 

Fra  i  pregi  più  positivi  dell'opera  si  possono  annoverare  general- 
mente il  luogo  scelto  per  1'  incile  del  canale  nella  sezione  del  fiume  Adda 
immediatamente  sotto  il  castello  di  Trezzo ,  e  la  linea  seguita  col  canale 
medesimo  costeggiando  l'Adda  fin  presso  Cassano  e  di  là  risvoltando  in 
mezzo  alla  pianura  fin  verso  Milano.  Difalti  posteriormente  alla  prima 
costruzione  dell'  opera  questi  due  elementi ,  della  linea  e  dell'  incile  ,  non 
hanno  mai  sofferto  sinora  variazione  notabile  ed  indicano  tuttavia  gli  studi 
del  primo  architetto  per  adattarsi  agli  usi  moltiplici  del  canale.  La  presa 
dell'  acqua  dall' Adda  venne  assicurata  colla  fabbrica  di  una  chiusa  attra- 
versante quasi  tutta  la  sezione  del  fiume  in  direzione  alquanto  obbliqua  al 
filone  delle  acque  e  formante  imboccatura  all'  incile  del  canale.  La  sponda 
di  quest'  incile  fu  tenuta  alquanto  bassa  onde  farla  servire  di  grande  e 
immediato  diversivo  a  fior  d'  acqua  in  tempi  di  piene.  Sulla  sponda  del 
canale  inferiormente  susseguente  furono  sparse  varie  tratte  di  bassi  argiui 

(1)  V.  il  Corio  che  scrivendo  la  sua  Storia  del  i49a  e  nominando  questo  canale  disse: 
Naviglio  che  andava  da  Milano  a  Pavia.  V.  Pagnani  che  nel  suo  'libretto  del  i5ao  parlando  di 
diramare  canali  dal  Naviglio  Grande  verso  il  Pò  non  cita  alcun'  opera  preesistente  di  questo 
genere.  Fra  le  carte  dell'arch.  gen.  di  Governo  in  S.  Fedele  a  Milano  e  dell'  arch.  Ferrari  succ. 
vedi  quelle  del  secolo  16.0  relative  ai  navigli  di  Pavia  e  di  Bereguardo  che  confermano  questo 
punto  storico. 

(a)  V.  Settala,  Relaz.  del  Naviglio  della  Martesana.  Benaglio  ,  Relaz.  succit.  ;  e  la  dissert. 
succit.   delle  Ant.  long.  mil. 

(3)  V.  idem }  non  che  le  lettere  ducali  riportate  in  fine  della  presente  Storia  al  succ.  n.  x„ 


8 

detti  livelli  o  travacatori  per  ottenere  un  qualche  altro  debordo  naturale 
delle  acque  esuberanti  in  canale  nelle  stesse  occasioni.  A  maggior  sollievo 
delle  piene  del  naviglio  vennero  aperti  sulla  medesima  sua  sponda,  a  silo  a 
sito  della  linea ,  come  al  Naviglio  Grande  ,  i  così  delti  scaricatori  a  para- 
porii,  che  sono  sfogatoj  colla  soglia  sensibilmente  più  bassa  del  fondo  del 
canale  navigabile ,  e  muniti  delle  opportune  chiaviche  per  tenere  questo 
meglio  regolato  nel  suo  corpo  d'acqua,  e  netto  in  ogni  suo  punto  dalle 
materie  fluviali.  Il  sistema  di  questi  edifizi  al  Naviglio  della  Martesana 
risultò  fors' anche  più  ben  inleso  nella  vista  che  l' effetto  di  ciascun  di 
loro  termini  dove  quello  dell'  allro  susseguente  comincia.  La  distribu- 
zione della  pendenza  del  terreno  su  tutta  la  linea  del  canale  fu  pure  con- 
sentanea in  origine  al  suo  corpo  d'  acqua  ed  ai  diversi  fini  della  naviga- 
zione ,  della  irrigazione,  del  movimento  d'opifici  e  simili  ;  e  se  in  ciò  vi 
si  trovarono  posteriormente  dei  difetti ,  questi ,  come  vedremo  ,  procedet- 
tero meuo  da  mancanze  del  suo  primo  architetto  che  da  variazioni  e  da 
arbitrj  degli  uomini  sopravvenuti  ad  alterarne  il  piano.  Finalmente  nella 
costruzione  delle  botti  sotterranee  vi  si  è  continuato  a  far  buou  uso  del  prin- 
cipio idrostatico  che  1'  acqua  si  libra  allo  stesso  livello  ne'  due  rami  di  un 
sifone;  ed  il  ponte-canale  in  tre  archi  all'  incontro  del  torrente  Molgora 
ha  compito  per  molto  tempo  il  suo  uffizio  senza  bisogno  di  essere  rin- 
novato ,  e  fu  il  primo  ponte-canale  di  grandi  dimensioni  applicato  alla 
navigazione. 

Qui  pure  si  può  aggiungere,  che  1'  oggetto  del  Naviglio  della  Marte- 
sana  nel  rapporto  della  navigazione  non  fu  semplicemente  di  unire  Milano 
all'Adda,  ma  anche  di  servire  alla  più  estesa  comunicazione  per  acqua  da 
Milano  al  Lago  di  Como  per  mezzo  di  altre  opere  progettate  da  farsi 
iutorno  a  quel  fiume.  Vari  tentativi  sono  stati  realmente  diretti  nello  stesso 
secolo  1 5.°  ad  avere  navigabile  il  fiume  Adda  per  un'  estesa  tratta  all'  o- 
rieute  di  Milano  (ì),  come  ai  lati  di  occidente  e  di  mezzogioruo  lo  erano 
naturalmente  il  Ticino  ed  il  Po;  ma  su  tal  punto  si  sa  dire  soltanto, 
che  i  progetti  dovevano  ridursi  a  quello  di  rendere  in  qualche  modo 
navigabile  tutto  il  letto  del  fiume  Adda  da  Brivio  a  Trezzo  ,  ed  all'altro 
di  distaccare  dallo  stesso  fiume  al    paese   di    Brivio    un    apposito    canale 

(i)  V.  il  succitato  libro  ài  Carlo  Pagnani. 


9 
navigabile  tracciato  in  modo  da  legarsi  col  Naviglio  della  Martesana  verso 
Milano.  Del    resto    gli    sforzi  fatti    a    quell'  epoca  per    tale  oggetto ,  qua- 
lunque  essi  fossero,  ben    presto    sono  andati  interamente  a  vuoto  (i). 

Contemporaneamente  ai  progetti,  tentativi  ed  opere  sin  qui  accennate 
come  cose  eseguite  nel  Milanese  al  secolo  i5.°  dietro  l'esempio  e  1' espe- 
rienza del  Naviglio  Grande,  una  circostanza  particolare  interessava  spe- 
cialmente la  comunicazione  per  acqua  dal  termine  di  tal  canale  sino  al 
piede  del  Duomo  di  Milano  ;  e  ciò  era  la  condotta  dei  marmi  che  ve- 
nendo dal  Lago  Maggiore  si  dovevano  adoperare  nella  fabbrica  del  Duomo 
medesimo.  A  questo  proposito  gli  eruditi  ci  assicurano  che  il  passaggio  dal 
Naviglio  Grande  all'  inallora  fossa  di  fortificazione  di  Milano  ,  sino  ad  uu 
punto  vicino  al  Duomo  ,  si  ottenne  per  molto  tempo  colle  sole  acque  di- 
sponibili verso  il  centro  di  Milano  e  di  un  qualche  congegno  usato  per 
salire  colle  navi  dal  piano  del  sobborgo  antico  di  Porta  Ticinese  al  piano 
più.  elevato  del  seno  così  detto  il  Laghetto  presso  la  Chiesa  di  S.  Stefano 
Maggiore  (2).  Arrivate  le  navi  presso  1'  altro  seno  consimile,  che  esisteva 
davanti  la  Chiesa  di  S.  Eustorgio  sull'  estremità  del  Naviglio  Grande  ove 
si  trova  di  presente  la  Porta  Ticinese  di  Milano ,  si  praticava  in  dati 
giorni  ed  ore  meno  incomode  di  sospendere  le  ordinarie  dispense  d'acqua 
dal  Naviglio  Grande  verso  Milano.  Laonde  s' incominciava  a  farvi  rigon- 
fiare l'acqua  sino  a  una  certa  altezza  da  potere,  rimontando,  ridurre  dentro 
il  detto  seno  di  S.  Eustorgio  le  barche  cariche.  Si  formava  poscia  di  sotto  al 
Laghetto  medesimo  di  S.  Eustorgio  una  chiusa  posticcia  che  toglieva  ogni 
comunicazione  fra  le  sue  acque  e  quelle  del  Naviglio  Grande.  Si  intro- 
duceva finalmente  nel  tronco  di  canale  e  di  fossa  che  univa  i  due  succi- 
tati seni  tutta  l'acqua  disponibile,  e  questa  trovandosi  arrestata  dalla  chiusa 
innalzava  a  poco  a  poco  il  suo  pelo  insieme  alle  barche  galleggianti  sino 
al  piano  del  Laghetto  tuttora  sussistente  presso  la  Chiesa  di  S.  Stefauo 
Maggiore.  A  questo  punto  potevano  per  tal  modo  avviarsi  le  barche  ca- 
riche di  marmi  destinati  alla  fabbrica  del  Duomo  ,  e  della  medesima  oc- 
casione potevano  approfittare  anco  i  privati  per  fare  ascendere  e  tradurre 
in  acqua  fin  sul  limitare   dei  magazzini  di  città  i  generi  di  commercio  del 

(l)  V.   Pagnani   succitato. 

(a)   Antich.  long.  mil. ,  tliss.  succi». 


io 
Naviglio  Grande  e  del  Lago  Maggiore.  Fu  abbandonata  col  progresso  di 
tempo  questa  pratica  che  ripeteva  la  sua  origine   dal  principio  della    fab- 
brica del  Duomo  di  Milano  sotto   Gio.    Galeazzo  Visconti  ,  e  che  doveva 
riuscire  molto  incomoda  e  dannosa  anche  perchè  portava  la  frequente  so- 
spensione delle  irrigazioni  e  degli    altri  usi  delle    acque    dei    dintorni    di 
Milano  j  ma  qui  non  si  saprebbero   veramente    precisare    tutte    le    epoche 
a  cui  si  riferiscono  le  altre  pratiche  sostituite  ,  i  vari    miglioramenti   e  le 
successive  aggiunte  fatte  a  quella  prima  rozza  maniera  di    comunicazione. 
Pare   per  altro   assai  probabilmente  che   da  una  simile  occasione  siansi  svi- 
luppate le  prime  idee  che  nel  Milanese  condussero  gli  architetti  alla  mira- 
bile invenzione  del  sostegno.  Difalti  invece  di  costruire  e  distruggere  ogni 
volta  una  grandiosa  chiusa  provvisoria  ad  ogni  passaggio  di  barche  per  operai 
re  la  succennata  comunicazione,  si  è  presto  pensato  a  porre  in  uso  qualche 
stabile  artifizio  (i).  All'uopo  specialmente  dev'essersi  allora  immaginato  una 
chiusa    permanente  che  potesse  aprirsi    e  serrarsi    sul    canale    secondo    il 
bisogno  y  e  quest'  altra  chiusa  dev'  essere  stata  nella  prima  idea  una  sem- 
plice porta  o  pescaia,  in  qualche  modo    amovibile  dalla  sua  posizione   sì 
attraverso    il    canale  ,  che  in  sponda  del  «iedesimo  ,  e  per  avventura  non 
dissimile  dalle  antiche   cateratte  di  cui   ci  parlano  sovente    gli   scrittori  (2). 
Per  la  situazione  poi  del  nuovo  artifizio  si  è  ritrovato  più  comodo  il  luogo 
così  detto  Viarenna  negli  antichi  sobborghi  meridionali   di  Milano,  ove  an- 
che attualmente  si  opera  il  passaggio  della  navigazione  dal  Naviglio  Grande 
alla  fossa  di  città  per  mezzo  di  un  sostegno  e  di    un  superior  tronco    di 
canale   aperto  allora  per  la  prima  volta.  Nel  meditare  successivamente   in- 
torno aj  nuovi)  mezzo   di  comunicazione  usato  al   luogo   di  Viarenna  a  Mi- 
lano ,  era  divenuta  naturale  anche  la  riflessione ,  che  l'artifizio   di  un'unica 
chiusa  permanente  vi  richiedesse  tuttavia  un  consumo   di  acqua  ,  di  tempo 
e  di  spese  troppo  notabile  sì  per  riempirvi  l'alveo  superiore  da  percorrersi 
nell'  ascesa  delle  barche  dei  marmi,  come  per  vuotarlo  nella  discesa   delle 
medesime  barche  al  loro  ritorno  nel  Naviglio    Grande.    Inoltre    dacché  i 


(1)  V,  Ant.  long,  baili,  diss.  succit. 

(a)  V.  idem,  ed  anche  nel  libretto  di  Carlo  Pagnani  le  lettere  di  Plinio  a  Trajano ,  nel 
Diodoro  Siculo  i  cenni  sulle  cateratte  del  Nilo  ,  e  nel  Discorso  sulla  navigazione  dell'Adda  di 
Guido  Mazenta  1'  opinione  di  questo  patrizio  milanese. 


i 1 

privali  avevano  cominciato  a  cavare  qualche  profitto  dall'  aperta  comuni- 
cazione tra  il  Naviglio  Grande  e  la  fossa  della  città  di  Milano,  si  doveva 
pur  sentire  il  bisogno  di  praticare  in  sito  opportuno  qualche  altra  chiusa 
consimile  a  quella  di  Viarenna.  Il  suo  oggetto  era  di  tenere  rigonfiata 
l'acqua  nella  fossa  di  città  a  sostenervi  la  navigazione  durante  gli  inter- 
valli del  tempo,  in  cui  1'  unica  chiusa  di  Viarenna  ,  dovendo  aprirsi  e  stare 
aperta  per  i  passaggi  delle  navi  della  fabbrica  del  Duomo ,  vi  abbassava  il 
pelo  d'acqua  sino  a.  lasciare  in  difetto  il  barcheggio  dei  privati  cittadini.  So- 
no queste  particolari  circostanze  della  città  di  Milano  che  devono  realmente 
aver  dato  origine  all'  idea  ed  alla  costruzione  di  una  seconda  chiusa  sulla 
breve  tratta  di  canal  navigabile  che  unisce  la  sua  fossa  col  Naviglio  Grande. 
Finalmente  l'uso  continuato  anche  per  poco  tempo  di  quelle  due  chiuse, 
situate  fra  il  luogo  di  Viarenna  ed  il  Ponte  de'  Fabbri  a  Milano,  deve  avervi 
suggerito  l'idea  generale  delle  chiuse  ravvicinate  a  due  a  due  per  limitare 
maggiormente  lo  spazio  in  cui  effettuare  l' innalzamento  ed  abbassamento 
di  un  pelo  d'  acqua  pel  passaggio  delle  barche  da  un  piano  all'  altro ,  e 
per  assicurare  costantemente  la  navigazione  delle  tratte  di  canale  superiori 
ed  inferiori  al  detto  spazio.  Infatti  consultando  gli  storici  de'  tempi  de! 
duca  Filippo  Maria  Visconti  noi  troviamo  che  ,  parlandosi  di  artifizi  per 
ottener  quest'  intento ,  se  ne  conosceva  qualcheduno  designato  per  nuovo. 
Esso  era  probabilmente  quello  stesso  che  prima  di  eseguirsi  in  grande  fu 
esperimentato  in  piccolo  sul  canale  anticamente  conosciuto  sotto  il  nome 
di  Hedefossino;  canale  che  cingeva  il  giardino  del  Castello  di  Milano  ed 
occupava  prossimamente  il  luogo  dell'attuai  Roggia  del  Castello  che  si 
dirama  dal  Naviglio  della  Martesana  sulla  destra  presso  le  mura  di  Mi- 
lano. Di  più  alla  stessa  epoca  per  artifizio  della  stessa  natura  è  citato  il 
nome  di  Conca  passato  in  uso  posteriormente  in  Lombardia  per  indicare 
un  bacino  formato  sopra  un  canal  navigabile  da  due  chiuse  poste  a  certa 
distanza  fra  di  loro  e  destinato  a  farvi  alzare  ed  abbassare  di  livello  le 
barche  galleggiami.  Sappiamo  poi  di  certo  che  fiu  dagli  ultimi  periodi  del 
regno  di  Filippo  Maria  Visconti  1'  artifizio  costrutto  ed  usato  al  succen- 
nato  punto  di  Viarenna  a  Milano,  per  passare  colle  navi  dal  livello  del- 
l' estremità  del  Naviglio  Grande  al  livello  più  elevalo  della  fossa  di  for- 
tificazione di  quella  città  ,  si  chiamava  appunto  Conca  ,  come  si  è  sempre 
chiamato  dappoi  e  si  chiama   tuttora  ;  per  cui  si  può  ritenere  che  la  Conca 

4 


12 

di  Viarenna,  posta  in  esecuzione  nel  Milanese  alla  nrima  metà  del  secolo 
i5.°,  è  veramente  la  prima  tra  le  conche  a  noi  note.  Il  merito  di  esserne 
stati  gli  architetti ,  secondo  le  poche  memorie  storiche  che  ci  restano  di 
que'  tempi ,  sembra  doversi  attribuire  agli  ingegneri  ducali  Filippo  da 
Modena  ,  soprannominato  dagli  Organi ,  e  Fioravante  da  Bologna  ;  e  non 
già,  come  per  una  specie  di  tradizione  comunemente  si  crede  fra  noi,  al 
Lionardo  da  Vinci  venuto  ingegnere  ducale  a  Milano  soltauto  circa  un 
secolo  dopo  la  prima  costruzione   della  Conca  di  Viarenna  (i). 

Oltre  all'  oggetto  delle  condotte  per  la  fabbrica  del  Duomo  di  Milano 
essendosi  atteso  nel  Milanese  a  quelle  epoche  slesse  anche  ai  progetti  di 
ridurre  navigabile  l'intera  fossa  di  Milano,  di  continuare  il  Naviglio  della 
Martesana  sino  ad  unirsi  col  Naviglio  Grande  presso  Milano  ,  di  mettere 
in  una  comoda  comunicazione  il  Lago  di  Como  con  Milano ,  di  diramare 
stabilmente  dal  Naviglio  Grande  i  canali  navigabili  subalterni  e  diretti  ad 
unire  Milano  con  Pavia,  Beregnardo  e  simili  luoghi  della  provincia  ;  tutte 
queste  idee  rimesse  in  moto,  e  coltivate  incessantemente  ne'  tempi  pacifici 
del  Principato  ,  dovettero  pur  somministrare  altrettante  occasioni  di  arri- 
vare all'  invenzione  della  conca. 

Per  venire  intorno  a  ciò  a  qualche  maggiore  dettaglio,  si  potrebbe  ac- 
cennare in  primo  luogo  l' ordine  dato  dal  duca  Filippo  Maria  Visconti 
ai  due  ingegneri  ducali  nominati  di  sopra,  che  portava  di  eseguire  la  detta 
opera  di  rendere  navigabile  la  fossa  di  fortificazione  di  Milano  in  tutta  la 
sua  estensione.  In  secondo  luogo  andrebbe  rammentato  il  passo  storico  del 
i44^,  in  cui  si  parla  chiaramente  della  Conca  di  S.  Ambrogio  verso  Porta 
Vercelliua  di  Milano,  che  si  incontra  tuttora  nella  stessa  località  della  fossa. 
Questa ,  resa  allora  navigabile  ,  fu  distinta  col  nome  di  Naviglio  Ducale  , 
e  lo  ha  poi  cambiato  successivamente  in  quelli  di  Fossa-interna  ,  Naviglio- 
interno  ,  o  semplicemente  Naviglio  della  città  di  Milano  (2).  Similmente 
riguardo  all'  opera  dell'  ultimazione  del  Naviglio  della  Martesana  fino  al- 
l' antico  alveo  del  Seveso  si  potrebbe  riferire,  che  quando  furono  avanzati 
fin  presso  1'  alveo    del  fiume  Lambro  i  lavori  di  quel  cauale  sotto  la  di- 

(t)   V.   C.  Amoretti,  Mora.  stor.  sulla  vita  e  sugli  scritti  di  Lionardo    da    Vinci  ;    le     Ant, 
long.  imi.  ,  dissert.  succit.  ;  e  P.  Gand.  Dccembrio ,  Vita  succit.  di  F.  M.   Visconti. 
(2^  V.  gli  stessi  libri. 


IO 

rezione   di  Bertola  da  Novale  ,  si  trovarono  indispensabili   le  fabbriche   di 
conca  per  passare  colla   navigazione  ai  differenti   piani  del  terreno.   Di  qui 
che  ai  tempi  di  Galeazzo  Maria  Sforza,  e  più  precisamente  agli  anni  1470 
e   147 1  ?  si  parlava  della  Conca  di  Gorla  che  doveva  essere  eretta  presso 
il  paese  di  questo  nome  situalo  sulla   linea  del  canale  fra  i  punti  d' incon- 
tro  del   fiume  Lambro    e  del  torrente  Seveso  (1).  Relativamente  all'unione 
dei  due  Navigli  resi  navigabili  il  primo  sino  al  punto  più.  basso  ,  il  secondo 
fino  al  punto   più  alto  del  piano   della  città  e  dintorni    di  Milano  ,  era  la 
differenza   di  livello  fra  questi  estremi  tanto  rilevante  da  non  potersi   distri- 
buire uniformemente  la  caduta  del  terreno  sopra   di  un  sol  tronco  di  ca- 
nale intermedio  senza  perdere  il  comodo  della  continuata  navigazione    dal- 
1  uno  neh'  altro  canale.  Anche   qui  pertanto  la  difficoltà  di   questa  proget- 
tata unione  consisteva    principalmente    nell'  applicare  gli  opportuni  artifizi 
di  conca  per  moderare  a  piacimento  la  pendenza  del  terreno  da  consumarsi. 
Per  rispetto  alla  linea  da  seguirsi,  invece  di  disegnarla  in  qualche  distanza 
da  Milano  senza  giungere  a  lambire  le  antiche  mura  di  questa  città  ,  tro- 
vandosi già  eseguito  il  Naviglio-interno  nella  sua  fossa  di  fortificazione  ,  era 
naturale   di  far  servire  il  Naviglio  medesimo  per  anello  dell'  ideata  unione 
col  semplice  prolungamento  del  Naviglio  della  Martesana  precedentemente 
prodotto   fin  all'  incontro    del    torrente    Seveso.    Nella  realtà  poi  a  questa 
tratta    di     canale    venne    veramente    posta    mano    fin    da    quell'  epoca.    Il 
Naviglio    della    Martesana    fu    prolungato    dal    punto    d' incontro    del   tor- 
rente Seveso  sino  alle  mura   di  città;  e  per  quest'opera  si  richiesero  pure 
varie  conche,  una  delle  quali  si  trova  nominata  sin  da    que' tempi,  ed,  è 
1'  attuale   Conca  di  S.  Marco  (2).  Circa  al  succitato    progetto   della   navi- 
gazione  dell'Adda  ,  allora  appena  nato  nel  Milanese  ,  anch'esso  deve  aver 
condotto   gli  architetti  a  fare  degli  studi  particolari  sul  modo  di  applicarvi 
utilmente  l'invenzione  della  conca,  comunque  su  questo  punto  non   si  po- 
trebbero riferire  che  congetture.   Finalmente  intorno    ai    tentativi  di    quei 
tempi   per  rendere  navigabili  i  due  Canali  di  Pavia  e  di  Bereguardo,  che 
vennero  posteriormente  abbandonati,  era  pure  indispensabile  l'artifizio   per 
far  rigonfiare   l'acqua  e  avere  il  comodo   della  navigazione.    Ora,  dietro  le 

(i)  V.  Benaglio  e   Settala  nelle  loro  Relazioni  storiche  stampate, 
(a)  V.   Amoretti ,   Mem.  stor.  succit. 


i4 


memorie  storiche  del  secolo  i5.°  ed  i  vestigi  di  fabbriche  che  ne  erauo 
rimasti  qualche  secolo  dopo  ,  si  può  presumere  assai  ragionevolmente  che 
anche  su  quei  cauali  sia  stala  applicata  ed  usata  la  vera  conca  a  chiuse 
raddoppiate,  come   al  passaggio  di  Viarenna  (i). 

Non  ostante  però  tutte  queste  occasioni  favorevoli  al  perfezionamento 
della  conca,  che  si  presentarono  ad  una  stessa  epoca  nel  Milanese, 
l' andamento  fissato  dalla  natura  alle  grandi  invenzioni  è  sempre  tale  , 
che  esse  passano  successivamente  per  molti  gradi  intermedi  prima  di  ar- 
rivare a  quella  perfezione  che  lascia  poco  o  nulla  da  desiderare.  Così  an- 
che F  artifizio  detto  conca  ,  nel  Milanese  immaginato  e  messo  in  opera  per 
la  prima  volta  sotto  gli  ultimi  Visconti,  sarà  stato  in  origine  assai  rozzo  ed 
incomodo  per  la  navigazione  poco  meno  del  traghetto  di  terra.  E  pure  molto 
probabile  che  successivamente,  durante  la  Repubblica  precedente  all'innal- 
zamento di  Francesco  I.°  Sforza  al  ducato  di  Milano  e  durante  la  maggior 
parte  del  principato  Sforza,  la  conca  abbia  ricevuto  nel  Milauese  e  nelle  altre 
province  italiane ,  soltanto  a  poco  a  poco,  quegli  ulteriori  miglioramenti  che 
unicamente  potevano  ridurla  un  mezzo  semplice  per  passare  con  facilità  da 
un  tronco  all'altro  di  canale  in  cui  le  acque  siano  a  differente  livello; 
ma  è  cosa  certa  che  essa  alla  fine  diventò  la  più  bella  scoperta  che  onori 
l'architettura  delle  acque  in  Italia.  Uifatti  costituita  una  volta  la  conca  in 
due  chiuse  amovibili,  ognuna  delle  quali  attraversi  il  canal  navigabile  ad 
una  breve  distanza  per  dar  luogo  nel  mezzo  ad  uua  o  al  più.  due  bar- 
che ,  che  ,  senza  sortir  dall'  acqua  ,  si  fanno  passare  a  due  differenti  livel- 
li ;  colpito  cioè  nella  felice  idea  della  chiusa  raddoppiata,  o  per  meglio 
dire  delle  chiuse  riavviciuate  ed  accoppiate  a  due  a  due,  uon  si  è  tar- 
dato ad  aggiungere  alla  conca  molte  altre  particolarità,  che  contribuirono 
ad  accrescerne  i  pregi  e  la  resero  un  ritrovato  di  uso  e  vantaggio  uni- 
versale. Hanno  quindi  avuta  origine  le  chiuse  da  sostegno  assortite  in  due 
porte  di  moderata  larghezza,  onde  renderle  più  maneggevoli  di  quelle 
formate  di  un  sol  pezzo,  e  più  comode  di  quelle  suddivise  in  molti  pezzi- 
L'  eccessiva  caduta  del  terreno  da  consumarsi  coli'  uso  della  conca,  in- 
vece   di    lasciarla    uniformemente    distribuita  sopra    piani   inclinati  tntt'  al 

(])  V.  le  lettere  ducali  riportate  in  fine  della  presente  Storia;  fra  le  carte  dell'  aich.  gen. 
di  Gov.  quelle  del  Naviglio  di  Pavia  ;  e  nella  Relaz.  ist.  del  Benaglio  il  cap.  che  tratta  delio 
stesso  canale. 


i5 

lungo  del  letto  del  canale  ,  fa  ridotta  a  smaltirai  fra  i  due  ordini  di  porte 
della  conca  stessa  onde  poter  diminuire  innocuamente  l' altezza  del  letto 
navigabile  del  canale ,  come  pure  quella  del  superiore  ordine  di  porte 
cosìj  detto  le  portine,  a  differenza  dell'inferiore  denominato  i  portoni. 
Questa  caduta  così  smaltita  in  piccola  tratta,  venne  inoltre  data  per  salto 
immediato  che  staccasse  come  in  due  tronchi  il  canal  navigabile,  onde  di- 
sporre il  bacino  della  conca  col  fondo  orizzontale  acciò  le  barche  vi  po- 
tessero in  ogni  tempo  galleggiare.  Il  ripiego  del  salto  a  gradinata  a  qual- 
che conca  delle  più.  profonde  fin  allora  usate  non  è  stato  risparmiato  per 
ammorzare  la  violenza  dell'acqua  cadente  in  bacino.  La  disposizione  an- 
golare delle  porte-da-conca  così  dette  insteccate  fu  scelta  per  ottenere  da 
esse  maggior  resistenza  alla  corrente  dell'acqua  contro  cui  si  richiudono. 
Il  loro  movimento  sopra  perni  fissi  si  è  adottato  come  uno  de' più  fa- 
cili ad  effettuarsi ,  e  le  loro  finestrelle  praticate  nelle  stesse  porte  si  sono 
usate  per  dare  o  chiudere  il  passaggio  all'  acqua  d' entrata  e  sortita  dal 
bacino  in  un  modo  semplice.  I  condotti  aperti  nelle  grossezze  delle  mu- 
raglie muniti  da  porticelle  amovibili  vennero  riconosciuti  per  un  altro  modo 
di  operare  o  di  accrescere  quest'  efflusso  dell'  acqua  durante  1'  empi- 
mento e  vuotamento  dei  bacini.  I  ponti  annessi  solitamente  alle  conche 
furono  eretti  attraverso  il  canale  al  luogo  della  sboccatura  dei  bacini,  af- 
finchè servissero  alla  più  comoda  comunicazione  dall'  una  all'  altra  parte 
del  canale  e  della  conca.  Per  ultimo  lo  scaricatore  o  diversivo  laterale  o 
superiore  al  bacino  fu  aggiunto  comunemente  alla  concaper  rendervi  utile  la 
caduta  al  movimento  d'  opifici ,  e  nel  tempo  stesso  per  variare  a  volontà  il 
corpo  d'acqua  che  deve  presentarsi  davanti  le  portine  ad  empire  più  o  meno 
celeremeute  il  bacino  stesso  e  convogliare  innocuamente  in  canale  grossi 
corpi  d'  acqua  oltre  quello  bisognevole  alla  navigazione.  Fra  le  altre  adun- 
que,  tutte  le  accennate  sono  tante  proprietà  della  conca  usata  in  Italia  al 
secolo  i5.°  per  continuare  la  navigazione  in  mezzo  a  terreni  di  livello 
molto  ineguale ,  e  per  cui  1'  arte  di  navigare  da  basse  pianure  alle  vette 
de' monti  si  ridusse  fin  d'allora  al  semplice  movimento  di  una  barca  tirata 
orizzontalmente  nell'  acqua  e  ad  una  meccanica  regolata  da  un  sol  uomo 
per  passare  da  un  piano  all'  altro.  Del  resto  ,  come  avviene  delle  gran- 
di scoperte  in  tutte  le  arti  e  scienze,  anche  in  architettura-idrauli- 
ca  la    conca ,    i    caolini    ad    acqua    e    a    vento ,  la  macchina-a-vapore  e 


i6 

simili  invenzioni,  non  hanno  avuto  un  sol  primo  inventore;  la  loro  origine  è 
slata  ordinariamente  il  frutto  dell'  industria  di  una  intera  nazione  ;  la  loro 
perfezione ,  il  prodotto  degli  ingegni  di  tutte  le  nazioni  ;  quest'  ultima  poi 
è  sempre  relativa  ai  mezzi  conosciuti  ,  i  quali  si  accrescono  e  si  mi- 
gliorano anch'  essi  col  tempo.  Ma  intanto  se  di  tutte  le  grandi  scoperte 
si  possono  fissare  epoche  distinte  corrispondenti  alle  relative  opere  ri- 
maste col  tempo,  l'applicazione  della  conca  che  si  può  additare  per  la 
più  celebre  fra  quelle  del  secolo  i5.°  è  ancora  il  Naviglio  della  città 
di  Milano ,  intorno  alla  cui  solida  ricostruzione  ed  ulteriore  perfeziona- 
mento deve  essersi  particolarmente  occupato  1'  ingegnere  di  Lodovico  il 
Moro  ,  il  grande  Lionardo  ,  come  si  può  arguire  da  qualche  sua  scrittura 
originale  ed  abozzi  di  disegni  attinenti  a  conche,  che  tuttora  si  conservano 
nella  Bibilioteca  Ambrosiana  di  Milano  (i).  In  sostanza  poi  il  Naviglio  di 
questa  città  al  T497  (2)  81^  compito  colle  sue  conche  come  si  vede  di 
presente ,  cioè  legato  per  la  navigazione  da  una  parte  col  Naviglio  della 
Martesana  derivato  dal  fiume  Adda ,  e  dall'  altra  col  Naviglio  Grande  , 
col  Ticino,  col  Po  e  col  Lago  Maggiore,  ed  usato  per  gli  altri  bisogni 
di  irrigazione  ,  movimento  d'  opifici,  ornamento  di  giardini  e  simili,  divenne 
l'opera  superiore  ad  ogui  altra  nella  storia  dell' arte  ,  poiché  fra  tutte  quelle 
dello  stesso  genere  eseguite  in  Italia  al  secolo  i5.°era  forse  la  più.  utile  e 
la  più  atta  a  servire  di  modello  alle  consimili  costruzioni  intraprese  ne'  due 
secoli  a  quello  immediatamente  posteriori  in  seno  dell'Italia  stessa,  del- 
l' Olanda ,  della  Fiandra ,  della  Francia  e  di  altre  parti  d'  Europa  (3). 

Essendosi  per  tal  modo  riparato  alla  meglio  il  difetto  fisico  di  situa- 
zione della  città  di  Milano  prima  del  secolo  i6.°,  e  mercè  1'  invenzione 
della  conca  ,  dappoi  più  generalmente  denominata  sostegno ,  non  essendo 

(i)  V.  Codici  dei  manoscritti  di  Lionardo  nella  succitata  Biblioteca. 

(a)  V.  Ant.  long.  mil.  ,  diss.  succit.  Amoretti  ,  Meni.  stor.  succit. ,  e  Y  iscrizione  del  mo- 
numento che  si  conserva  tuttora  presso  la  Conca  di   Viarenna  a  Milano. 

(3)  In  una  scrittura  dell'Amministrazione  della  fabbrica  del  Duomo  di  Milano,  che  si  riferi- 
sce ad  un'  epoca  posteriore  di  qualche  secolo  alla  perfezione  del  Naviglio  di  Milano  ,  e  che  fu 
da  me  letta  fra  le  carte  della  navigazione  dell'Adda  presso  la  famiglia  Stampa  in  Milano  ,  ^si 
chiamava  la  conca  usata  su  quel  canale  mirabile  inuentiorie  per  equilibrare  le  aque  dell'Adda 
et  Tesino  et  dellì  dwi  nauigli ,  et  di  eleuare  le  naui  et  le  aque  del  Lago  Maggiore  air  al- 
tezza della  città  con  modo  miracoloso  a' forastieri ,  sebbene  -per  essere  il  benefitio  a"  ogni 
giorno  più  non  V  ammirammo  noi. 


'7 
nemmeno  V  assai  rilevante  differenza  di  livello  dei  terreni  un  ostacolo 
insuperabile  all'  esecuzione  di  molli  utili  progetti  di  canali  navigabili ,  re- 
stava ai  popoli  milanesi  di  desiderare  la  costruzione  di  varie  opere  per- 
dute o  ideate  di  nuovo  per  estendere  in  diverse  parti  della  loro  provin- 
cia la  rete  di  navigazione-interna,  a  quell'epoca  già  formata  dal  Lago 
Maggiore  ,  dai  fiumi  Ticino  e  Po  ,  e  dai  canali  Naviglio  Grande  e  Navi- 
viglio   della  Martesana  ,  che  termina  col  Naviglio   della  città  di  Milano. 

Al  principio  del  secolo  i6.9  nel  Milanese,  per  mancanza  di  mezzi 
economici  disponibili  dal  suo  governo ,  non  si  è  potuto  coltivare  subilo 
una  simile  idea  ;  anzi  gli  sforzi  dei  popoli  per  mantenere  in  buono  stato 
il  sistema  della  navigazione-interna  sin  allora  stabilitovi  felicemente  ,  non 
furono  corrispondenti  ai  bisogni  dei  propri  Principi  che  si  trovavano  al- 
l' epoca  della  loro  decadenza.  Difatti  il  commercio  dei  canali  del  Milanese 
era  divenuto  per  se  stesso  un  articolo  rilevante  delle  entrate  ducali  a  mo- 
tivo dei  dazi  ordinari  imposti  sulle  merci ,  che  naturalmente  affluivano  in 
maggior  copia  nello  Slato  per  godervi  il  vantaggio  della  navigazione  non 
offerto  dagli  Stati  vicini  ;  inoltre  i  dazi  particolari  detti  della  catena  e  della 
conca  ,  istituiti  originariamente  sulle  merci  e  prodotti  navigati  per  esone- 
rare la  Camera  dalle  spese  di  riparazione  e  manutenzione  dei  canali  me- 
desimi,  furono  all' istess' epoca  cambiati  in  semplici  diritti  di  navigazione 
devoluti  al  Principe,  e  quindi  regolati  dietro  tariffe  fissate  sulla  norma  di 
tutti  gli  altri  diritti  consimili  per  sostenere  i  bisogni  dello  Stato  e  del  Prin- 
cipe stesso  ;  finalmente  a  quell'  epoca  per  una  determinata  somma  fu  pure 
fatta  vendita  dal  Principe  al  Comune  di  Milano  della  proprietà  del  Na- 
viglio Grande  ',  quantunque  questo  fosse  stalo  costrutto  a  spese  della  Re- 
pubblica Milanese  più  secoli  addietro  ;  ma  dopo  aver  esaurite  tutte  queste 
risorse,  una  buona  porzione  delle  acque  dei  canali  milanesi  necessarie  alla 
loro  navigazione  venne  ancora  separatamente  alienata  dallo  stesso  Principe 
sia  per  far  denari,  sia  per  procurarsi  il  favore  di  persone  e  famiglie 
potenti  (i). 

Vinti  del  lutto   successivamente  i  principi  Sforza,   Francesco  I.°  Re   di 
Francia  si  trovava  nel  i5i6  tranquillo  possessore  del  Milanese  e  degli  altri 

(i)  V.  le  Relazioni  succi!:,  del   Settala  e   del   Benaglio,     gli  scritti  del  Somaglia  ,     le     Mem. 
itor.  succit,  dell'Amoretti,  le    Ant.    long,    mi!.,  diss.   succ.  ,  o  l'Iscrizione  pure  succit. 


i8 

Stati  die  formavano  il  Ducato  di  Milano  ,  allorché  tale  città  fece  ricorso 
a  quel  Monarca  perchè  favorir  volesse  la  costruzione  di  un  nuovo  canale 
navigabile  da  scavarsi  laddove  si  sarebbe  dopo  diligente  esame  deciso  che 
più  facile  ne  dovesse  riuscire  1'  opera  e  più  estesa  1'  utilità.  In  tale  occa- 
sione il  Re  di  Francia  rilasciò  in  dono  alla  città  di  Milano  dieci  mila  annui 
ducati,  destinondone  la  metà  alla  costruzione  dell'  opera  desiderata.  Seguita 
tale  disposizione  sovrana  dall'  interinazione  del  Senato,  venne  ordinata  alla 
città  di  Milauo  la  elezione  di  persone  idonee  e  perite  da  incaricarsi  di 
una  simile  impresa,  e  specialmente  di  rimettere  i  piani  dei  lavori  al  Se- 
nato per  1'  opportuno  esame.  Delegati  in  seguito  alcuni  nobili  e  gli  inge- 
gneri Bartolomeo  Della  Valle  e  Benedetto  De  Missaglia  a  portarsi  alla 
visita  di  tutta  la  catena  dei  colli  dell'  alto  Milanese  per  determinare  dove 
e  come  si  avesse  a  derivare  il  nuovo  canale  ,  è  stata  eseguita  una  revista 
generale  di  tutti  i  progetti  di  nuovi  canali  navigabili  fisicamente  possibili 
per  il  Milanese  onde  scegliere  il  più  conveniente.  Nella  circostanza  di 
quella  pubblica  commissione  che  potrebbe  servire  di  modello  per  altre  pro- 
vince, fu  primieramente  esaminato  se  facendo  uso  dell'  acqua  dei  laghi  di 
Oggionno,  di  Pusiauo,  di  Alserio  conveniva  rendere  navigabile  il  fiume  Lam- 
bro  oppure  derivare  da  esso  un  canale  diretto  a  Milano.  Si  è  passato  inoltre 
ad  osservare  se  da  qualche  punto  del  Lago  di  Lugano  si  poteva  trarre 
acqua  sufficente  a  tale  intento.  Non  isfuggì  1'  idea  della  navigazione  del 
fiume  Tresa  cha  unisce  i  laghi  di  Lugano  e  Maggiore.  Non  si  è  neppure 
lasciato  di  riflettere  al  modo  di  servirsi  delle  valli  e  delle  acque  della 
Molgora  ,  del  Seveso  ,  della  Lura  e  dell'  Olona.  Ma  ora  la  scarsezza  del- 
l' acqua  disponibile,  ora  le  gravi  spese  per  superare  la  difficoltà  del  ter- 
reno, ora  la  minore  utilità  sperabile  ,  sono  i  motivi  addotti  a  quell'  epoca 
per  posporre  tutti  gli  indicati  ed  altri  simili  pensieri  a  quello  di  aprire  la 
comunicazione  per  acqua  dal  Lago  di  Como  a  Milano  a  vantaggio  di  un 
più  esteso   commercio. 

Fissato  così  l'oggetto  d'  aversi  di  mira  uell' impiegare  il  denaro  donato 
per  una  nuova  navigazione  ,  si  rivolsero  ad  esso  tutti  gli  studi  degli  in- 
gegneri Della  Valle  e  De  Missaglia.  La  prima  loro  idea  fu  quella  di  de- 
rivare dal  fiume  Adda  al  paese  di  Brivio  un  grandioso  canale ,  al  tempo 
slesso  di  irrigazione  e  di  navigazione,  da  condursi  per  Vimercate  e  Monza 
direttamente  a  Milano.  Ben  presto  però  le  ragioni  d'  economia  fecero  ab- 


1$ 

Ì>andouare  il  pensiero  di  uri  canale  che  doveva  riuscire  troppo  e3teso  m 
confronto  dei  mezzi  disponibili.  Successivamente  si  è  coltivata  soltanto 
1'  altra  idea  meno  grandiosa  di  servirsi  del  Naviglio  della  Martesana  e  del 
.fiume  Adda  da  Trezzo  a  Brivio  col  provvedere  alla  sua  navigazione  iu 
questa  tratta  ;  il  che  si  giudicava  eseguibile  nello  spazio  di  due  anni  e 
colla  somma  di  5om.  scudi  all' incirca.  11  Senato  di  Milano  ai  26  settembre 
i5r8  decretò  V  esecuzione  dell'opera  di  rendere  navigabile  il  fiume  Adda 
nella  tratta  divisata ,  ed  incaricò  i  rappresentanti  della  città  stessa  per  1'  am- 
ministrazione dell'impresa.  Ai  6  di  novembre  dello  stesso  anno  i5i8  una 
deputazione  della  città  era  già  occupata  dell'  esame  dei  disegni  presentati 
dagli  iugegueri  per  1'  opera  ordinata.  L'esame  venne  istituito  con  visita 
formale  e  con  aperta  discussione  sulla  sponda  del  fiume  Adda  alla  pre- 
senza della  deputazione ,  degli  ingegneri  eletti ,  di  molti  altri  ingegneri 
accreditati  presso  la  città  ,  e  di  una  quantità  di  altre  persone  pratiche  dei 
luoghi  e  delle  cose. 

Uno  dei  modi  proposti  a  quell'  epoca  per  ottenere  la  totale  desiderata 
navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano  per  mezzo  del  fiume  Adda  e 
del  Naviglio  della  Martesana,  si  riduceva  a  stare  nel  letto  del  fiume  che 
poteva  sperarsi,  dove  di  renderlo  navigabile  col  solo  sbarazzarlo  da  ogui 
impedimento,  e  di  supplire  altrove  colla  fabbrica  delle  opportune  conche 
nel  letto  dello  stesso  fiume.  Il  secondo  modo  invece  schivava  in  alcune 
tratte  la  navigazione  nel  letto  del  fiume  Adda  con  canali  derivati  sulla 
costa  di  quel  fiume  dalla  parte  milanese,  e  specialmente  con  uno  da  in- 
cominciarsi poco  di  sopra  del  luogo  detto  le  Tre  Corna  e  da  continuarsi 
per  lo  spazio  di  poche  miglia  sino  all'  altro  luogo  detto  la  Rocchetta  ,  da 
dove  rientrare  in  Adda  colla  navigazione  e  giungere  all'  imboccatura  del  Na- 
viglio  della  Martesana. 

Le  difficoltà  ed  i  difetti  del  pensiero  di  restare  colla  navigazione  nel 
fiume  Adda  in  tutta  l' indicala  tratta  dai  Tre  Corna  alla  Rocchetta  ,  fab- 
bricandovi sopra  i  sostegni  e  gli  altri  edifizi  necessari,  furono  però  sen- 
tite allora  in  tutta  la  debita  estensione  ;  e  quindi  il  risultato  della  visita  fu 
favorevole  all'  idea  di  quel  canale  di  derivazione ,  per  il  quale  fu  scelta 
la  linea  proposta  dall'ingegnere  Benedetto  De  Missaglia  che  doveva  ten- 
dere dall"  incile  allo  sbocco  passando  pel  terreno  meno  instabile  e  più 
sicuro  che  presentasse  la    località  ,    non    senza    allontanarsi    alquanto    dal 

5 


20 

letto  del  fiume  a  tracciare  la  prima  tratta  di  canale.  Di  più  secondo  le 
prime  generali  risoluzioni  il  canale  doveva  incominciare  da  una  chiusa 
di  derivazione  piantata  sul  fiume  in  un  punto  di  sezione  ampia,  di  alveo 
piano  e  di  corso  temperato,  per  modo  che  essa  riuscisse  della  minor  al- 
tezza possibile.  Doveva  lo  stesso  canale  avere  verso  il  suo  incile  un  si- 
stema di  travacatori  e  scaricatori  per  tutti  gli  usi  di  un  canale  derivato 
dal  fiume,  ed  inoltre  un  doppio  ordine  di  porte  amovibili  e  insteccate  at- 
traverso il  canale  per  servire  in  tempo  di  piene  di  chiusa  destinata  a 
moderare  il  corpo  dell'  acqua  all'imboccatura  del  canale.  I  sostegni  biso- 
gnevoli inferiormente  dovevano  essere  della  forma  di  quei  del  Naviglio 
della  città   di  Milano. 

i\pprovata  dalla  città  di  Milano  quest'  idea  di  piano,  si  passò  ad  or- 
dinare il  rilievo  delle  misure  che  dovevano  servir  di  norma  alla  determi- 
nazione di  ogni  parte  dell'  opera  ed  alla  immediata  esecuzione  dei  lavori. 
A  quest'incombenza  furono  spediti  gli  ingegneri  Ambrogio  Della  Valle, 
Benedetto  De  Missaglia  e  Gerolamo  De  Giussani,  presieduti  dal  Depu- 
tato Filippo  Guasconi.  La  nuova  commissione  stabilì  per  ultimo  risultato 
della  livellazione  e  delle  altre  misure  prese,  di  restare  definitivamente  nel 
letto  del  fiume  Adda  opportunamente  spianato  da  Brivio  fino  al  Sasso  di 
S.  Michele.  Per  togliere  l'ostacolo  che  presentavano  alla  navigazione  i 
molini  sparsi  sul  fiume  Adda,  si  progettò  di  farne  muovere  alcuni  da  un 
sol  ramo  d'  acqua  appositamente  derivato  e  sostenuto  sulla  costa,  non  che 
di  trasportarne  altri  nella  tratta  di  fiume  dal  Sasso  di  S.  Michele  al  luogo 
della  Rocchetta  ove  doveva  costruirsi  a  fianco  il  canal  navigabile.  Fissato 
avendo  1'  incile  di  questo  canale  più  precisamente  poco  al  di  sotto  del 
Sasso  di  S.  Michele ,  si  è  disegnato  di  erigere  quivi  attraverso  l'Adda  la 
chiusa  di  derivazione.  Ad  onta  della  massima  suggerita  dalla  prima  commis- 
sione, non  si  è  temuto  di  tenere  tale  chiusa  rilevata  di  met.  4>  2^7  sopra 
il  letto  del  fiume ,  affine  di  estendervi  alquanto  superiormente  la  linea  del 
rigurgito.  Col  disegnare  elevata  la  soglia  del  canale  sopra  il  fondo  del 
fiume  medesimo  davanti  la  chiusa  si  intendeva  di  dimiuuire  possibilmente 
V  altezza  enorme  cui  doveva  giungere  in  qualche  sito  1'  escavazione  del 
canale  sulla  direzione  prescelta.  Questa  direzione  del  canale  subito  dopo 
l'incile  si  allontanava  dal  fiume  Adda  per  entrare  nella  Valle  così  detta 
di  Paderno  ,  passata  la  quale  continuava  in  altre  vallette,  rivolgendosi  però 


(t  poco  a  poco  verso  Adda  in  cui  terminava  al  di  sotto  dei  succitato  luogo» 
della  Rocchetta.  La  lunghezza  del  canale  riusciva  ancora  di  poche  miglia 
di  lunghezza,  e  la  pendenza  totale  presa  da' suoi  estremi  e  misurata  da 
pelo  a  pelo  del  fiume,  nell'ipotesi  di  quella  fabbrica  di  chiusa,  veniva  ad 
essere  di  met.  27,  524  a^'  incirca.  Tutta  questa  pendenza  si  voleva  con- 
sumare con  dieci  sostegni,  ciascun  de'  quali  fosse  a  un  di  presso  di  met  2, 
673  di  salto,  lasciando  così  il  fondo  del  canale  orizzontale  ne' suoi 
diversi   tronchi. 

Ultimate  per  la  fine  del  i5ig  le  operazioni  preparatorie,  gli  ammi- 
nistratori della  città  di  Milano  pensarono  anche  a  dar  priucipio  ai  lavori. 
In  poco  tempo  dovea  essere  sbarazzato  il  letto  del  fiume  Adda  nelle  tratte 
da  ridursi  navigabile  ,  e  si  doveva  stabilire  un  traghetto  di  terra  nella  breve 
tratta  dal  Sasso  di  S.  Michele  alla  Rocchetta  onde  far  sentire  prontamente 
qualche  vantaggio  dell'opera  al  commercio  del  Lago  di  Como  con  Milano, 
e  specialmente  a  quello  che  già  si  faceva  per  la  via  di  terra  da  Brivio  a 
Porto  sull'  Adda.  La  spesa  di  questa  parte  dell'  opera  si  valutò  in  circa 
6  mila  ducali,  ed  i  lavori  relativi  vennero  realmente  intrapresi  nel  succes- 
sivo anno  i520  (1).  A  quell'epoca  però  non  si  ebbe  tempo  di  portarli 
mollo  avanti,  e,  sospesi  tutt' a  un  tratto  in  causa  della  guerra  tanto  fatale 
al  Re  Francesco  ,  furouo  poi  abbandonati  interamente  per  le  vicende  di 
Stato  sopravvenute  nel  Milanese. 

Limitate  così  le  glorie  idrauliche  del  Milanese  ai  tempi  del  Re  di 
Francia  Francesco  I.°  ad  eseguire  una  visita  ed  una  livellazione  generale 
della  parte  montuosa  della  provincia ,  ad  esaminare  quali  progetti  di  nuovi 
Canali  di  navigazione  vi  fossero  o  da  proporsi  o  da  escludersi ,  ed  a  stu- 
diare ,  disporre  ed  incominciare  i  lavori  per  aprire  la  comunicazione  per 
acqua  dal  Lago  di  Como  a  Milano ,  tutti  questi  passi  avevano  poi  an- 
che di  mira  1'  oggetto  di  estendere  ulteriormente  la  rete  di  navigazione- 
interna  del  basso  Milanese  ed  in  ispecie  1'  antico  progetto  di  unirvi  Milano 
al  Po  con  un  nuovo  canale  ;  cosicché  i  voti  dei  popoli  per  unire  Milano 
al  Lago  di  Como  non  andavano  disgiunti  fin  d'allora  dal  desiderio  della 


(1)  V.  nelP  arch.  Ferrari  fra  le  carte  sul  Naviglio  di  Paderno  una  scrittura  per  copia  di 
alcuni  capi  di  un  libro  di  P.  Mart.  Spanzotto  Cancelliere  dell' ufficio  di  Provvisione  di  Mila»» 
ai  i5ao,  e  v.  pure  il  euccit.  libretto  stampato  di  Carlo  Pagnani. 


2  2 

libera  e  facile  comunicazione  per  acqua  dal  mare  Adriatico  alla  stessa 
città  di  Milano.  Le  idee  degli  scrittori  contemporanei  non  potevano  es- 
sere più  precise  a  questo  riguardo.  Essi  vedevano  cioè  che  resa  naviga- 
bile F  Adda  ,  aggiunte  diverse  opere  alle  imboccature  dei  due  canali  già 
condotti  dal  Ticino  e  dall'  Adda  sino  a  Milano  ,  e  radunata  1'  acqua  di- 
sponibile nella  parte  più.  bassa  del  piano  di  questa  città,  si  poteva  desti- 
narla ad  un  nuovo  canale  di  navigazione  che  portasse  fino  al  Lambro  a 
S.  Angelo  o  per  altra  via  al  maggior  fiume  dell'  Italia  oude  formare  del 
Milanese  una  provincia  in  certo  modo  mediterranea  e  marittima  (i).. 
Queste  sono  semplici  idee  consegnate  alle  stampe  nel  Milanese  ai  tempi 
del  Re  Francesco  e  poste  in  esecuzione  soltanto  a' nostri  giorni;  ma  pure 
esse  bastano  a  provare  come  ne"  passati  secoli  non  si  è  lasciato  sfuggire 
occasione  favorevole  di  mettere  in  campo  il  progetto  più  importante  per 
la  navigazione-interna  del  Milanese  ,  vale  a  dire  quello  della  libera,  facile, 
continuata   e  diretta  eomunicazione  per  acqua   da  Milano   al  Po. 

Allorché  poi  Francesco  II.0  Sforza  fu  restituito  per  mano  straniera 
alla  sovranità  di  Milano ,  non  si  trovò  più  in  caso  di  favorire  o  di  far 
sostenere  al  suo  Stato  alcun' opera  pubblica  di  qualche  importanza;  quindi 
sotto  quell'  ultimo  Principe  milanese  non  hauno  avanzato  di  un  sol  passo 
i  progetti  di  rendere  1'  Adda  navigabile  ,  di  aprire  la  diretta  comunica- 
zione da  Milano  al  Po  e  gli  altri  della  stessa  natura.  Una  sola  variazione 
sopra  uno  dei  canali  di  navigazione  del  Milanese  si  riferisce  ancora  ai 
tempi  del  Principato,  e  merita  di  essere  qui  ricordata. 

Al  luogo  dell'intersezione  del  fiume  Lambro  col  Naviglio  della  Mar- 
tesana  era  stalo  costrutto;  in  origine  un  ponte-canale  per  l' iunocuo  passag- 
gio delle  acque  del  fiume ,  e  più  sotto  sulla  continuazione  del  canal  na- 
vigabile un  sostegno  detto  la  Conca  di  Gorla.  Ignorandosi  ora  lo  stato 
preciso  della  prima  costruzione  di  tali  edifizi  non  si  saprebbero  indicare 
i  loro  difetti  ;  ma  si  sa  però  che  la  posteriore  sistemazione  delle  ultime 
tratte  del  Canale  Martesana  vi  portò  la  costruzione  di  un  sostegno  nel 
luogo  così  detto  la  Gassina  de* Pomi  posto  a  qualche  miglio  di  distanza  da 
Milano.  Questo  sostegno  rendeva  inutile  la  conca  di  Gorla,  e  per  il  motivo 
di  schivare  diversi  inconvenienti  venne  rappresentato  a  Francesco  IL0  Sforza 

%ij  V,  la  prpfaz.  del  succi*,  libretto  di  Carlo  Fagnanìl 


25 

come  cosa  utile  il  far  levare  ambedue    quegli   edifizi  ed   il  lasciar  decor- 
rere liberamente  le  acque  del  fiume  Lambro  nel  letto  del  Naviglio    della 
Martesana.   Una  tal  opera  essendo  di  pura    distruzione,  e    perciò  non  in- 
compatibile colle  finanze  dello  Stato  a  quell'  epoca,  fu  ordinata    ed    ese- 
guita verso  il    1 533,  Dopo  di  ciò  restava  per  altro  ancora  un  grande  difetto 
al  Naviglio  della  Martesana  nella  libera  intersecazione  delle  sue  acque  con 
quelle  del  fiume  Lambro  ,  la  quale  in  tempo  di  piena  metteva  in  pericolo 
le  barelle  cariche  al  loro  passaggio,  e  ad  ogui  momento  cagionava  dispendi 
alla   Camera  e    incomodi    alla    navigazione    colle    rotture  e    cogli    interri- 
menti. Per  riparare  pertanto  una  volta  per  sempre  anche  a  questi    disor- 
dini del  passaggio  del   Latubro  fu  progettata  fìu   d'  allora  una  fabbrica   di 
ponte-canale  in  sei  archi  ;    ma    tale    idea,    avendo    poi    finito    coli'  essere 
abbandonata  per  mancanza  di  mezzi  economici,  vi  ha  dato  luogo  al  ripiego 
tuttora  sussistente.  Questo  sta  nell'  aver  ridotto  le  sponde  in  quel  punto  del 
Naviglio  della  Martesana  al  puro  necessario  per  contenere  soltanto  le  acqne 
ordinarie;  nell'avere  di  più  sulla  sinistra  aperto  molti  ampi  paraporti  poi- 
sfogo  delle  acque   e   delle  materie   portate    sulla  destra  dal  fiume,  e  nel- 
l' avervi  fabbricato  sopra    i    paraporti    un    ponte  di  pietra  a  diversi    archi 
per  la  continuazione  della  strada  dell'alzaia  (i). 

Caduto  successivamente  sotto  il  pieno  dominio  spaglinolo  il  Ducato 
di  Milano  smembralo  a  quelle  epoche  della  Valtellina,  del  Lngauese,del 
Bellinzonese  e  dei  contadi  di  Bormio  e  di  Chiavenna  ,  si  conservarono 
ancora  le  stesse  idee  di  estendere  nelle  altre  parti  del  Milanese  la  già 
stabilita  navigazione  artificiale,  da  cui  dipendeva  principalmente  il  resto  di 
pubblica  prosperità  della  provincia.  Siccome  però  i  tentativi  e  le  onere  di 
questo  genere  furono  eseguite  d'allora  in  poi  contemporaneamente  su  di- 
versi punti  della  stessa  provincia,  e  d'altronde  le  memorie  storiche  ci  of- 
frirono occasione  di  entrare  in  maggiori  dettagli  a  loro  riguardo  ,  così 
ne  viene  la  necessità  di  esporre  fin  d'  ora  paratamente,  secondo  l'ordine 
de'  luoghi ,  le  altre  notizie  di  qualche  interesse  che  si  riferiscono  ai  tempi 
autetiori  al  secolo    18,0 

(0  V.  le  Relazioni  Sonaglio  e   Settaìa  ,  non  che  le  Ant.  long,  milanesi  succitate. 


Sulla  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano. 

.La  navigazione  dal    Lago  di   Como  al    Naviglio  della  Martesana  ,  già 
legato  con    Milano  e  con  un'  estesa  comunicazione  ,  tornò  a  formare  sotto 
Carlo  V.°  la  speranza    della  città    di  Milano,  i  cui  rappresentanti   vennero 
nella  determinazione  di  tentarla  anche  a  sola  di  lei  spesa.  Nel  tempo  però 
in  cui  quel    Sovrano    si  tenne  investito   del    Ducato    di  Milano ,  non  si    è 
fatto  a  questo  riguardo  che  rimettere  in  piedi    il    progetto  nato  e  tentato 
invano  soito  gli  Sforza  e  sotto  il  Re  di  Francia  Francesco  I.°  Dichiarato  in 
seguito  Filippo  II.0  Duca  di  Milano  ,  tale  città  continuò  nello  stesso   pen- 
siere  sino  ad  eleggere,  dietro  superiore  approvazione,  una  nuova  commis- 
sione secondo  1'  uso   di  que'  tempi  composta  di    nobili  e  di  ingegneri  in- 
caricati   di    rinnovare    tutte    le    pratiche    e  tutte  le    operazioni  preliminari 
per  dare  forma  un'  altra  volta  al  progetto  più  conveniente  della  desiderata 
navigazione  (i).  Dietro    molte    visite    e  molti  discorsi  su  quest'  oggetto  fu 
deciso  di  attenersi  ai  disegni  ed  alle  opere  incominciate    sotto  il  dominio 
francese  ,    di  cui  restava  ancora  qualche  secolo  dopo  un'  avanzo     detto    lo 
Sperone-de  -Francesi  al  Sasso  di  S.  Michele  ;  ma  la  spesa,  che  secondo  i 
nuovi  calcoli  ammontar  doveva  ad  una  somma  molto  maggiore  dell'  antica 
slima,  in  proporzione  dell'  aumento   dei  prezzi  delle  materie  di  fabbrica  e 
della  mano  d'  opera,  parve  in  sulle  prime  insopportabile  dalla  sola  città  di 
Milano  (2). 

Il  progetto  successivamente  fu  tenuto  vivo  da  certo  frate  Giovanni 
Francesco  Rizzo,  il  quale  dimandò  nel  i562  al  Governatore  dello  Stato  un 
privilegio  di  rendere  navigabile  l'Adda  da  Lecco  all'  imboccatura  del  Na- 
viglio della  Martesana  per  la  somma  di  scudi  5o  mila,  com'era  l'antica 
stima.  Il  Governatore  ascoltò  il  progettante  ,  quantunque  male  raccoman- 
dato da'  suoi  confratelli  ,  che  in  quell'  occasione  lo  denunziarono  uomo 
pessimo   e  scomunicato  (3),  e  l'affare  fu  rimesso  al  parere  del  Magistrato 

(1)  V.  nel  succit.    arch.  gen.  di  Gor.  una  lettera  magistrale    del  i557  diretta  a^*    dtXXì.  «li 
Milano  per  quest'  oggetto. 

(a)  V.   Settala ,  Relaz.  succit.  del  Naviglio  della  Martesana. 

(3)  V.  la  stessa  denunzia  ira  le  carto  del  suddetto  arch.  gen.  di  Oor. 


25 

delle  acque.  L'idea  del  Rizzo,  più  ardita  che  nuova,  sì  riduceva  a  quella  di 
tagliare  e  levare  tutti  i  massi  di  pietra  che  ingombravano  il  letto  dell'Adda, 
di  fabbricare  attraverso  di  questo  letto  due  chiuse  di  straordinaria  altezza 
nel  luogo  delle  maggiori  cadute,  e  di  provvedere  al  passaggio  delle  barche 
con  alcuni  sostegni  di  ordinaria  forma  eretti  lateralmente  alle  chiuse  o  scavati 
nel  vivo  della  montagna.  La  natura  di  un  grosso  fiume  che  scorre  irregolar- 
mente frammezzo  a  dirupi  che  ad  ogni  momento  minacciano  rovina ,  non 
lasciava  coucepire  speranza  alcuna  di  esito  felice  dalle  chiuse  e  dai  so- 
stegni progettati  dal  Rizzo.  Trattandosi  però  della  proposizione  di  un  pri- 
vato che  in  generale  si  obbligava  a  rendere  navigabile  l'Adda  per  una 
data  somma ,  il  Magistrato  non  ha  fatto  che  appoggiarla  presso  il  Gover- 
natore sotto  alcune  condizioni  per  i  lavori  e  per  i  relativi  pagamenti  a 
garanzia  del  pubblico  tesoro.  In  seguito  il  Governatore  rilasciò  anche  al 
Rizzo  il  privilegio  dimandato ,  sotto  la  riserva  della  conferma  sovrana  ;  ma 
questa  non  deve  mai  essere  arrivata  ,  ed  è  poi  certo  che  il  progetto  del 
Rizzo  non  ha   dato  luogo  a  tentativo  di  sorta  (i). 

Posta  cosi  in  disparte  dalla  Città  e  dal  Governo  di  Milano  1'  idea 
della  navigazione  dell'Adda  ,  tutte  le  mire  per  questo  riguardo  furono  ri- 
volte a  rendere  migliore  la  condizione  del  Naviglio  della  Marlesana  ,  che 
per  continue  sottrazioni  d'acqua  era  ormai  divenuto  quasi  del  tutto  imprati- 
cabile anche  alla  sua  limitata  navigazione  da  un  punto  solo  del  fiume  Adda 
a  Milano.  Furono  pertanto  create  alcune  leggi  che  obbligavano  indistinta- 
mente i  proprietari  delle  acque  di  irrigazione  di  quel  canale  a  chiudere 
le  loro  bocche  d'  estrazione  in  dati  giorni  della  settimana  ;  ma  finché  ve- 
niva sovente  il  caso  di  usare  di  simili  leggi,  non  tanto  giuste  quanto  ne* 
cessane  per  sostenere  la  navigazione  del  canale  ,  oguun  vede  che  questo 
avrebbe  avuto  un  rilevante  difetto.  L'idea  di  accrescervi  il  corpo  d'acqua 
era  facile  a  presentarsi ,  ed  in  quel  secolo  era  già  stata  esternata  più  di 
una  volta  ;  ma  1'  onore  di  averla  favorita  e  mandata  ad  effetto  pienamente 
insieme  ad  altri  miglioramenti  si  deve  al  presidente  del  Magistrato  Filio- 
done.  Fece  questi  rilevare  verso  l'anno  1671  dagli  ingegneri  camerali  il 
progetto  delle  opere,  consistenti  principalmente  neh' allargamento  del  letto 
del  canale  dal  suo  incile  sino   a  Gropello  verso  l'alta  costa  di  pietra  viva 

(1)   V.  Settala,  Relaz.  succ.  del  Naviglio  della  Martesana.  V.  fra  le  carte  dell'ardi,  gei),  di  Gov. 
i  privilegi  accordati  alla  citta  di  Milano  per  1'  esecuzione  dell'  opera  della  navigazione  dell'Adda, 


26 

che  si  erge  sulla  diritta  ;  nell'ulteriore  scavamento  del  letto  stesso  a  luogo 
a  luogo  ,  per  accrescervi  possibilmente  il  corpo  d'  acqua  derivato  dall'Adda 
senza  arrecare  una  maggior  spinta  agli  argini,  costrutti  sulla  sinistra  del 
canale  di  due  muraglie  di  pietra  distanti  tra  loro  di  un  intervallo  riem- 
piuto di  terra  compatta  ;  e  finalmente  nella  ricostruzione  e  rinnovamento 
del  ponte-canale  al  passaggio  del  torrente  Molgora  e  di  una  quantità  di 
altri  edifizi  sparsi  sul  canale  per  adattarli  tutti  alla  maggior  ampiezza  ed 
alla  nuova  circostanza  del  maggior  corpo  d.'  acqua.  Presentato  un  tal  pro- 
getto al  Duca  d'Albuquerque  Governatore  dello  Stato  ed  al  Consiglio-segreto, 
esso  venne  approvato  ,  e  1'  opera  fu  pubblicamente  deliberata  per  appalto. 
Riferito  il  risultalo  di  quest'  appalto  al  Re  di  Spagna  ed  ottenuta  da  lui 
la  necessaria  conferma ,  si  passò  in  Milano  alla  vendita  per  pagamento 
anticipalo  d'una  porzione  dell'acqua  che  dopo  Y  esecuzione  dell'opera  sa- 
rebbe cresciuta  ai  bisogni  della  navigazione.  Da  tale  vendita  la  Regia  Ca- 
mera ricavò  quasi  il  doppio  della  somma  richiesta  per  tutta  la  spesa  da 
farsi  (r),  ed  il  Governo  imparò  così  a  valutare  l'importanza  di  favorire 
consimili  intraprese  nella  provincia  del  Milanese.  Prima  poi  del  1 574-  ^ 
canale  della  Martesana  era  già  ridonato  a'  suoi  moltiplici  usi  (a);  e  visto 
l'esito  felice  della  riaperta  navigazione  da  Milano  all'Adda,  fu  subito  in 
campo  nuovamente  il  progetto  della  navigazione  dell'Adda  onde  estendere 
da  Milano  sino  al  Lago  di  Como  la  comunicazione  per  acqua. 

Viveva  a'  que'  tempi  in  Milano  l' ingegnere  e  pittore  milanese  Giuseppe 
Meda  ,  che ,  sentito  l' interesse  di  un  tale  progetto  ,  si  lasciò  trasportare 
dalla  lusinga  ,  che  i  suoi  sforzi  diretti  a  questo  fiue  potessero  riuscire  utili 
alla  propria  patria.  Egli  comiuciò  dal  riflettere,  che  il  fiume  Adda  faceva 
il  salto  di  ben  metr.  2  3  ,  760  da  lui  riscontrato  da  pelo  a  pelo  d'  ac- 
qua nella  breve  tratta  di  qualche  miglio  dalle  Tre  Corna  alla  Rocchet- 
ta ,  e  che  altrettanta  caduta  dovevasi  consumare  in  un  qualunque  canale 
navigabile  ideato  da  derivarsi  dal  fiume  e  rimettersi  nello  stesso  fra  quelli 
estremi.  Però  non  era  forse  il  mezzo  più  conveniente  quello  di  applicarvi 
i  sostegni  moltiplicati  e  di  piccolo  salto  ,  simili  cioè  a  quelli  del  Naviglio 
di  Milano  i  cui  salti  si  contenevano  fra  i  limiti  di  m.  o,  90  e  m.  2,  376 
all'  incirca  ;    comunque    tali  fossero    stati  per    V  addietro   progettati  per  il 

(1)  V.  Settata,  Rei.  6uccit. 
(a)  V.  idem. 


^7 
canale  all'Adda  e  venissero  comunemente  usali  dagli  architetti  d'acque 
in  tutti  i  paesi  ove  si  intraprendevano  nuove  costruzioni  dello  stesso  gè- 
nere. Concepì  poi  il  Meda  che  realmente  potessero  ottenersi  vantaggi 
notabili  nel  caso  concreto  coli'  adottare  1'  uso  de'  sostegni  di  salto  straor- 
dinario onde  diminuirli  in  numero  ;  ma  appena  afferrata  quest'  idea  ,  si  af- 
facciò subito  alla  sua  mente  la  serie  di  tutte  le  difficoltà  inerenti  alla 
materiale  applicazione  della  struttura  ordinaria  dei  comuni  sostegni  di  pic- 
colo salto  per  formare  i  sostegni  di  salto  molto  maggiore  ;  e  ciò  servì  a 
rendergli  sufficiente  ragione  della  timidezza  sin  allora  mostrata  nell'arte  a 
questo  riguardo.  Passando  poscia  ad  un  maturo  esame  di  tutte  le  circo- 
stanze del  caso  ,  le  difficoltà  proprie  o  temute  dei  sostegni  di  salto  non 
ristretto  fra  i  limiti  dell'  usato  fin  allora  erano  accompagnate  ,  nell'  idea  del 
Meda,  dalla  speranza  di  un  sensibile  minor  dispeudio  nel  complesso  dei 
lavori  per  la  costruzione  dell'  opera  e  da  molte  altre  considerazioni  favo- 
revoli al  partito  di  tentare  per  la  prima  volta  il  loro  uso.  Così  per  esem- 
pio la  fabbrica  di  un  sostegno  o  due  invece  di  dieci  o  dodici  o  più  , 
massime  in  un  terreno  mal  fermo  in  tutti  i  suoi  punti  come  la  costa  del- 
l'Adda, sembrava  conforme  alla  ragionata  economia,  tanto  più  che  non 
potendo  prescindere  dall'  esaurirvi  tutti  i  mezzi  dell'  arte  per  ottenere  la 
necessaria  solidità  anche  ne' sostegni  di  piccola  caduta,  sarebbe  bisognato 
di  estendersi  colle  loro  fondazioni  a  una  grande  profondità.  La  stessa  cir- 
costanza del  terreno  falso  in  cui  si  doveva  scavare  il  canale  artefatto  con- 
sigliava ad  accorciare  la  linea  di  questo  più  che  fosse  possibile ,  e  sulla 
linea  così  accorciata  doveva  restare  ancora  verso  l'incile  il  primo  tronco  di 
canale  affatto  libero  da  sostegni  e  bastantemente  lungo  da  potervi  distribuire 
in  sponda  un  sistema  tale  di  travacatori  e  scaricatori  che  avanti  di  arrivare 
alla  prima  di  quelle  fabbriche  sfogasse  le  acque  esuberanti  e  le  torbide  in- 
trodotte dal  fiume.  L' idea  stessa  di  usare  un  solo  o  al  più  due  sostegni  per 
consumare  sul  canale  all'Adda  una  pendenza  di  circa  metr.  2  3,  76  andava 
anche  unita  alla  fiducia  di  ottenere  la  maggior  possibile  speditezza  della 
navigazione,  e  da  una  parte  non  meritava  riguardi  la  maggior  quantità  d'ac- 
qua che  potesse  abbisognare  per  1'  alimento  della  navigazione  a  sostegui 
alti  ,  giacche  in  quel  caso  del  Meda  si  aveva  disponibile  l' intero  fiume 
Adda.  D'altra  parte  intorno  all'  uso  dei  sostegni  di  salto  straordinario  mi- 
litavano   ancora    nel    concetto  del  Meda    le    ragioni   contrarie    della    poca 

6 


38 
sicurezza  della  fabbrica  del  sostegno  per  essere  sempre  scossa  con  mag- 
gior impeto  quanto  più  dall'  alto  vi  cade  V  acqua ,  del  pericolo  delle 
barche  che  nel  bacino  assai  alto  soffrano  maggiormente  gli  urti  ed  i  vor- 
tici della  stessa  acqua  cadente  ,  e  della  difficoltà  di  maneggiare  1'  01  dine 
di  porte  inferiori  quand'  esse  fossero  alte  al  di  là  di  certi  limiti.  Finché 
poi  si  parlava  di  sostegni  della  forma  ordinaria  unicamente  conosciuta 
sin  allora ,  questi  riflessi  contrari  sembravano  anche  al  Meda  tali  da  supe- 
rare il  valore  dei  primi  favorevoli  succennati;  per  cui  nello  scopo  della 
maggior  convenienza  in  complesso  non  si  sarebbe  mai  fatto  luogo  ad  ar- 
bitrio di  scelta  su  questo  punto  anche  nei  progetti  del  canale  all'  Adda. 
Ma  indipendentemente  da  tale  restrizione  trovandosi  il  Meda  in  mezzo  a 
quelle  opposte  considerazioni  non  vide  più  che  l'imperfezione  dell'  arte, 
la  quale  avesse  indotto  gli  architetti  a  fissare  dei  limiti  poco  estesi  nel- 
1'  altezza  de'  sostegni  auche  nei  casi  consimili  a  quello  del  canale  all'Adda  ; 
e  forte  d' ingegno  come  si  sentiva  tentò  di  rimediarvi  in  quella  stessa  cir- 
costanza coli'  invenzione  di  una  particolare  struttura  di  sostegno  alquanto 
diversa  dalla  comune. 

Per  accennare  qui  del  sostegno  immaginato  dal  Meda  e  da  lui  chia- 
mato originariamente  castello  (i)  soltanto  le  parti  principali  più  propria- 
mente dirette  al  perfezionamento  del  meccanismo  del  sostegno  ordinario  , 
onde  renderlo  utilmente  applicabile  ai  casi  di  grande  caduta  immediata 
da  consumarsi  con  un  sol  salto ,  citeremo  primieramente  il  tavolato  in 
forma  di  diaframma  situato  in  vicinanza  della  soglia  delle  portine  a  di- 
videre il  bacino  ordinario  in  due  camere  tra  di  loro  comunicanti  verso 
il  fondo.  Questo  pezzo  del  castello  del  Meda  era  specialmente  denominato 
il  parapetto  di  legno  e  doveva  servire  ,  per  usare  le  parole  dello  stesso 
Meda,  a  mortificare  la  cascata  et  a  defendere  che  nel  dar  ragua  per 
empire  detto  castello  non  bagni  né  facia  alcun  danno  alle  naui.  Una  se- 
conda particolarità  del  castello  sopra  i  comuni  sostegni  è  la  vòlta  che  in. 
esso  occupava  il  posto  del  semplice  arco  di  ponte  eretto  solitamente  allo 
sbocco  de' bacini  ordinari.  Questa  vòlta  vi  nasceva  ad  un'altezza  di  pochi 
metri  sul  fondo  del  bacino  onde  lasciarvi  per    di    sotto    un'uscita  appena 

(i)  V.  le  carte  del  Naviglio  di  Paderno  nei  snecit.  arch. ,  e  specialmente  i  capitoli    stampati 
per  T  appalta  della  navigai,  del  fiume   Adda, 


*9 

bastante  al  libero  passaggio  delle  barche,  come  ne'  sostegni  pìccoli.  Snne- 
riormente  poi  a  tale  vòlta    si  ergeva  in   forma    di  torre    serrata  a   due       il 
dal  terreno  un    muramento  altrettanto  esteso  in    grossezza ,  che  serviva  di 
parete  frontale  del    bacino  colla    sua  facciata  anteriore    e   faceva    le    veci, 
del  solito  ponte  col  suo  piano  supremo  che  riusciva  a  livello  della  cresta 
dei  muri  del  bacino  medesimo.    Questo  ripiego    della  vòlta  e  del  soprap- 
posto muro    designato  dal  Meda  col  nome    di    arcone   era    in    complesso 
immaginato  per  schivare  i  portoni  alti  oltre    un    certo    limite    che    sareb- 
bero riusciti  di  difficile  maneggio.  Perciò  Yarcone  era  anche  collegato  sal- 
damente   nella  sua  facciata  verso  il  bacino   con  una  piattabanda  cosi   detta 
Y  arco-piatto  che  veniva  sormontata  da  un  altr'arco  per  rinforzo    e    spor- 
geva in  fuori  dal  piano  della  medesima  facciata   a    coprirvi  lo   spazio   vuoto 
triangolare  lasciato  dai  portoni  richiusi  ad  angolo    e   dalla  retta    d'  unione- 
dei   loro  perni.    Per  tal  modo    non    restava    impedito    il    perfetto    riempi- 
mento  del  bacino  del  castello.  Inoltre    una    comoda  scala  praticata  tutt'al 
lungo  di    una    parete    laterale    del    bacino    facilitava  il    maneggio  e  l'uso 
dei  portoni  posti  ad  una  grande  profondità  sotto  la  cresta  del  bacino  me- 
desimo.   Un  terzo   elemento  importantissimo  di  questo    castello   del  Meda 
era  pure  il  recipiente  disposto    parallelamente    al  solito    bacino  delle  bar- 
che ,  e  colla  discesa  a   diversi  salti  distribuiti  sulla  sua  lunghezza  per  tutta 
la  profondità  del  sostegno.    Tale    recipiente  parallelo  veniva  chiamato  dal 
Meda    il  canale    del    soccorso  per  indicare    che  mediante    alcuni  sfori  o 
fìnestroni  scaricatori  praticati  a  diverse  altezze  nel  muro  intermedio  o  muro 
di  mezzo,  non  che  i  vari  paraporti  stabiliti  similmente  in  aperture  corrispon- 
denti e  appositamente  lasciate   nelle  altre  sue  pareti  meno  isolate,  era  de- 
stinato a  venire  in  aiuto  degli  ordinari    artifici  per  ottenere  anche   ne' so- 
stegni di  salto  straordinario  un  pronto  riempimento  e  vuotamento  del  ba- 
cino combinato  colla    sicurezza    della    fabbrica    e    della  navigazione  e  col 
minor    dispendio     di    forze.    Di    qui    è    che    nel    sostegno    del     Meda    lo 
spazio  da  riempirsi  e  da  vuotarsi  d'acqua  ad  ogni  passaggio  di  barche  si 
componeva    come    di    tre    camere  formate    dal  parapetto  di  legno  e    dal 
muro  di  mezzo  e  costantemente  comunicanti  fra  di  loro.  Il  giuoco  dell'  iu- 
nalzamento  e    dell'abbassamento    dell'acqua  in  sostegno   doveva  succedere 
più  immediatamente  nelle  due  camere  che  si  trovavano  più  prossime  alla 
caduta  dell'acqua    dal  tronco  superiore  di  canale.  Nella    terza  più  remota 


3o 
dalla    caduta  deli5  acqua    doveva  slarvi  propriamente  la  barca    per  passare 
da  un  livello  ali*  altro  molto  differente  ;   così  l' effetto  degli  ondeggiamenti 
e  dei   vortici    dell'acqua    cadente  restar    doveva    quasi  tutto  circoscritto  e 
racchiuso  nelle  prime  due  camere  ,  e  la  barca  nella  terza  camera  doveva 
andar    esente    da    ogni    pericolosa    agitazione  o  sbattimento.  Per  riguardo 
poi  alla  solida  costruzione  della  fabbrica,  uon  dubitava  il  Meda  di  poterla 
garantire  colle  risorse  dell'  arte  da  qualunque    pressione   od    impeto    dan- 
noso. A  tale   effetto  il  suo  parapetto  di    legno     era   congegnato  in  modo 
da  resistere  agli  urti  dell'acqua  e  delle  barche.  L' arcone  e  le  altre  pareti 
del  sostegno  vi  erano  prescritte  di  una  robustezza  bastante  per  bilanciare 
gli  sforzi  a  cui  si  trovavano  esposte.  Il  muro  di  mezzo ,    benché  vi  risul- 
tasse isolalo    sopra   grandi  dimensioni  in  lunghezza  ed  altezza,   si  è  potuto 
ancora  disegnare  di  figura  parallelepipeda  e  di  moderata  grossezza  per  la 
circostanza  che  il  bacino   ed  il  canale  del  soccorso  vi  si  dovevano  mante- 
nere sempre  in  aperta  comunicazione,  e  che  l'acqua  non  vi  si  poteva  innal- 
zare od  abbassare  di  pelo  che  contemporaneamente.   Così  non  vi  era  espo- 
sto lo  stesso  muro   di  mezzo   a  risentire    alcun    movimento   di  spinte  late- 
rali prevalenti.    Finalmente  non  mancavauo  al  castello   del  Meda  gli  altri 
pregi   dei   comuni    sostegni ,  e  fra  essi    noi  nomineremo    quello    di  averlo 
provveduto  del  solito   scaricatore    a    paraporti  superiormente    alle  portine, 
che  vi  riusciva  non  solo  utile  in    ordine   al  procurare  il  più  pronto   empi-* 
mento     e    vuotameli to    del  bacino ,    ma  anche  indispensabile   come    diver- 
sivo per  dare    un  innocuo  sfogo    dell'  acqua  sopravvegnente    nell'  atto  che 
il  bacino  fosse  già   ripieno  fino  al  ciglio    delle    portine  e  durante   tutto  il 
tempo   del  suo  vuotamente 

Conosciuti  per  tal  modo  i  più  notabili  particolari  che   devono   aver  in- 
dotto il  Meda  a  sperar  bene    della  fabbrica,  del    maneggio   e   dell'uso   di 
sostegni  molto    alti    di  salto  purché    costrutti    nel    modo  per  lui  divisato  , 
sembrerà    naturale    che  questa    fiducia    dovesse    portare  lo  stesso  Meda  a 
giudicare    defiuitivamente    vantaggiosa    1'  applicazione    del    suo  sostegno    a 
grande   salto  per  operare  la  navigazione   dell'Adda    nella  tratta  succennata. 
Trovandosi  poi  il  Meda  animato  in  questi  studi  dal  suo  amico  Martin  Bassi  $ 
altro  celebre  ingegnere  e  pittore  milanese  di  quei  tempi,  non  ha  tardato 
a  riflettere    al    modo    di    renderli    utili  in    qualche  modo.  E   qui  il  Meda 
■non  poteva  ignorare  che  in  fatto  di  opere  pubbliche  altro  è  l' idearle  più 


3i 

perfette  dell' ordinario ,  altro  l'eseguirle  con  prospero  successo  dietro  uu'i- 
dea  nuova.  Egli  doveva  inoltre  sentire  a  questo  proposito  che  non  essen- 
dosi sin  allora  dato  al  mondo  alcun  esempio  di  sostegni  a  salto  molto  mag- 
giore di  quelli  usati  nel  Milanese  che  l' avevano  minore  di  met.  3 ,  e  che 
essendo  in  generale  nella  caduta  dei  sostegui  adottata  la  massima  di  non 
sorpassare  i  due  o  tre  metri,  probabilmente  il  suo  concetto,  comunque 
utilissimo  potesse  sembrare  in  se  stesso  per  dati  casi ,  non  avrebbe  mai 
incontrata  l'opinione  degli  immediati  esecutori,  finché  questi  non  fossero 
convinti  col  fatto  di  un  esempio  luminoso.  Ciò  non  ostante  1'  entusiasmo 
del  Meda  per  il  ben  pubblico  superava  ogni  altro  riguardo  e  doveva  deci- 
derlo a  fare  tutti  gli  sforzi  nell'  occasione  del  progetto  della  navigazione 
dell'Adda  perchè   venisse  appunto  offerto  questo  primo  esempio  al  mondo. 

Ecco  adunque  il  nostro  Meda  occupato  in  silenzio  a  dare  nuova  forma 
al  progetto  di  rendere  navigabile  il  fiume  Adda  nel  momento  che  la  città 
di  Milano  ne  sentiva   tutto  il  bisogno. 

Come  nel  progetto  già  approvato  sotto  il  dominio  francese,  anche  secon- 
do il  Meda  il  mezzo  più  sicuro  di  venire  a  capo  di  quest'  opera  si  riduce- 
va alla  costruzione  di  un  canale  di  derivazione  per  sortire  dall'Adda  colla 
navigazione  nella  tratta  di  questo  fiume  più  scabrosa  e  assolutamente  im- 
praticabile fra  il  Sasso  di  S.  Michele  ed  il  Sasso  della  Rocchetta.  Una 
gran  chiusa  trasversale  doveva  pure  servire  nel  disegno  del  Meda  alla 
presa  dell'  acqua  del  canal  navigabile  da  derivarsi  sulla  destra  del  fiume. 
Ma  la  sezione  del  fiume  scelta  dal  Meda  per  collocarvi  la  chiusa  di  de- 
rivazione era  iuferiore  a  quella  succitata  dei  tre  corna  di  circa  met.  -yo  , 
ed  a  quella  del  Sasso  di  S.  Michele  di  circa  un  miglio  metrico.  Tale 
chiusa  doveva  essere  impostata  obbliquameute  nelle  due  ripe  del  fiume 
per  modo  che  la  sua  direzione  venisse  ancora  a  formare  angolo  acuto 
colla  sponda  destra  supcriore.  Essa  doveva  inoltre  riuscire  rilevata  di 
circa  met.  5,  g4  Sl1^  fondo  naturale  del  fiume,  e  garantita  contro  l'im- 
peto dell'  acqua  da  una  gran  dimensione  in  grossezza  che  alla  base  sui 
fondo  del  fiume  medesimo  arrivasse  ai  met.  53  ,  46,  e  superiormente  an- 
dasse diminuendo  per  doppia  scarpa  assai  generosa  sino  alla  cresta.  Questa 
cresta  poi  non  doveva  essere  disposta  a  un  sol  livello  dall'una  all'altra 
ripa  del  fiume  ,  ma  a  poco  a  poco  declinante  dalle  ripe  verso  il  mezzo 
sino  ad  esservi  più  bassa  di  met.  o  ,  5g4  incirca  per  farla  figurare    come 


02 

una  cuna  e  risparmiare  così  il  grande  travacatore  all'  incile  del  canale 
che  non  era  permesso  dalla  località  senza  grande  dispendio  per  esservi 
lo  spazio  occupato  da  un  gran  masso  di  monte.  Intorno  alla  direzione , 
larghezza  é  forma  del  letto  del  cauale,  il  Meda  si  attenne  prossimamente 
alle  misure  prescelte  dal  Missaglia  e  dagli  altri  autori  del  progetto  ap- 
provato sul  principio  di  quel  secolo.  La  soglia  del  canale  all'  incile  si 
prescrisse  dal  Meda  a  tale  livello  rialzata  sopra  il  fondo  naturale  del  fiume 
davanti  la  chiusa  ,  che  vi  avesse  a  riuscire  in  tempo  d'  acque  basse  de- 
pressa sotto  il  pelo  d'acqua  presuntivo  di  un'altezza  di  met.  i,  188  al- 
l'incirca  per  sostenervi  comodamente  la  navigazione.  Il  fondo  del  canale 
dall'incile  fin  verso  il  suo  shocco  non  si  è  dal  Meda  tenuto  orizzontale, 
per  quanto  si  può  almeno  desumere  da  tutti  gli  altri  particolari  di  quel 
progetto,  ma  inclinalo  con  una  certa  pendenza  regolata  sulla  misura  dell'uno 
per  ogni  3m.  di  lunghezza,  essendo  quella  del  pelo  modificata  dalle  porte  dei 
sostegni.  Gli  edifici  principali  sparsi  su  tutta  la  linea  del  canale  nel  progetto 
del  Meda  consistevano  in  un  sistema  di  travacatori  e  scaricatori  distribuiti 
avanti  di  arrivare  al  succitato  luogo  detto  il  Sasso  della  Rocchetta  ,  in  un 
primo  castello  di  met.  5  ,  94  di  salto  fìssalo  a  questo  puuto  del  canale  , 
in  un  secondo  castello  di  salto  met.  1 7  ,  82  disegnato  in  poca  distanza 
sotto  il  primo,  e  finalmente  nello  sbocco  del  canale  immediatamente  suc- 
cessivo al  secondo  castello  e  formato  da  una  soglia  e  da  una  specie  di 
molo  obbliquamente  inoltrato  nel  fiume  sulla  sinistra  del  medesimo  ca- 
nale in  figura  circolare  nella  parte  interna  e  rettilinea  nell'esterna,  e  detto 
dal  Meda  il  difensivo  in  Adda.  Quella  soglia  dello  sbocco  del  canale 
era  auch'  essa  dal  Meda  fissata  in  progetto  a  tale  livello  che  entro  il  ba- 
cino del  prossimo  superiore  castello  avesse  nei  casi  della  massima  steri- 
lità d'  acqua  a  rigurgitare  questa  dal  fiume  sino  ad  un'  altezza  di  pelo 
sufficiente  alla  libera  e  comoda  navigazione  iu  tutti  i  sensi  (1). 

Meditato  e  disposto  privatamente  in  tutte  le  sue  parti  questo  nuovo 
progetto  del  canale  all'  Adda  ,  1'  ingegner  Meda  non  avea  ancora  man- 
data a  lume  della  Città  di  Milano  alcuna  notizia  del  medesimo  ,-  quando 
per  togliere  di  mezzo  le  principali  opposizioni  alla  novità  delle  sue  idee, 
si  immaginò  di  poter  assumere  egli  stesso  a  suo  carico  V  esecuzione  del- 

(1)  V.  i  succit.  capitoli  per  la  navigar,  dell'  Adda. 


35 

T  opera  mediante  qualche  convenzione.  À  quest'  effetto  il  Meda  nell'  auno 
i5n^  indirizzò  al  Consiglio  dei  60  Decurioni  della  città  di  Milano  un  me- 
moriale, in  cui  si  prometteva  da  persona  incognita  di  dare  navigabile  il 
fiume  Adda  ed  il  canale  di  deviazione  fra  il  Lago  di  Como  e  1'  imboc- 
catura del  Naviglio  della  Martesana  nello  spazio  di  poco  più  di  due  anni 
per  la  somma  di  scudi  3a  mille  (1).  In  quell'occasione  il  nuovo  progetto 
del  Meda  si  qualificò  soltanto  diverso  da  quello  adottato  sotto  il  dominio  del 
Re  di  Francia  e  da  qualunque  altro  conosciuto  sin  allora  perchè  formato  cou 
nuove  invenzioni,  e  si  offri  di  dichiararlo  subito  dopo  che  si  fosse  ottenuta 
1'  assicurazione  dei  patti  relativi.  La  Città  di  Milano  non  tardò  allora  ad 
eleggere  fra  i  60  Decurioni  del  suo  Consiglio-generale  una  commissione 
incaricata  di  esaminare  la  proposizione  della  persona  incognita ,  ed  il  ri- 
sultalo dell'  esame  portò  di  invitare  subito  1'  autore  del  progetto  a  mani- 
festarsi per  venire  a  trattativa  sul  proposito  del  memoriale  presentato  e 
per  intraprendere  1'  opera  al  più  presto  possibile.  A  questo  punto  però 
ogni  cosa  rimase  sopita  e  la  trattativa  sospesa  per  alcuni  anni  a  motivo 
di  diverse  calamità  sopraggiunte  alla  città  di  Milano  e  specialmente  della 
peste  avvenuta  al    1376. 

Nell'anno  i58o  si  era  già  ripigliato  il  discorso  sull'oggetto  della  na- 
vigazione dell'Adda  da  tentarsi  a  spese  della  città  di  Milano,  e  fu  eletta 
nuova  commissione  di  delegati  per  combinare  qualche  cosa  coli'  ingegner 
Meda,  che  nel  frattempo  si  era  dichiaralo  per  1'  autore  del  memoriale  del 
iS^.  Si  venne  quindi  subito  ad  una  convenzione,  colla  quale  la  Citlà  di 
Milano  dava  1'  opera  per  impresa  ad  una  compagnia  di  intraprenditori  rap- 
presentata dall'  ingegner  Meda.  Questi  vi  si  obbligava  ancora  ad  ultimare 
l' opera  eulro  lo  spazio  di  poco  più  di  due  anni  per  la  somma  di  scudi 
36  mille,  cioè  di  4  mille  maggiore  della  sua  prima  offerta,  e  si  assicurava 
inoltre  con  quella  convenzione  il  diritto  sulle  due  terze  parti  del  prodotto 
dal  dazio  da  imporsi  alla  navigazione  dell'  Adda.  Gli  obblighi  di  provve- 
dere i  terreni  necessari  ai  lavori  ed  alle  opere  ,  di  indurre  i  proprietari 
alle  variazioni  da  farsi  agli  opifici  ed  attrezzi  pescherecci  sparsi  sull'  Adda 
e  di  pagare  tutti  i  danni  derivanti  ai  privati  dai  lavori  e  dalla  costruzione 
delle  opere  restavano  espressamente  ,  secondo  la  stessa  convenzione  ,  alla 
Città  di  Milano. 

(l)  V.  le  carte  del  Nayig,  Ai  Paclerno  nelì'  arnh.  Fflrrarl  swccvt, 


54 
In  questi  termini  nello  stesso  anno  i58o  il  contrailo  del  Meda  colla 
Città  di  Milano  venne  realmente  stipulato  per  la  prima  volta  sotto  la  ri- 
serva delle  superiori  approvazioni;  per  ottenerle  quali  la  stessa  Città  s'in- 
dirizzò al  Governatore  dello  Stato  colla  convenzione  couchiusa ,  colla  di- 
manda del  privilegio  di  poter  far  eseguire  l'opera  a  proprie  spese  e  col- 
1'  offerta  di  cedere  a  favore  della  Regia  Camera  un  terzo  dell'  utile  ricavabile 
dal  traghetto  di  terra  provvisorio  da  stabilirsi  immediatamente  per  la  tratta 
del  fiume  Adda  compresa  fra  le  sezioni  dei  Tre  Corna  e  della  Rocchetta 
dove  cadevano  i  lavori  più  lunghi  e  più  difficili  del  progetto.  Di  seguito 
il  Governatore  non  tardò  a  rilasciare  dal  canto  suo  il  dimandato  privile- 
gio ,  ma  spedito  esso  alla  Corte  di  Spagna  per  le  altre  necessarie  ralU 
fiche  ,  vi  è  rimasto  per  molti  anni   senza  effetto  alcuno. 

Arrivata  finalmente  nel  i5go  1'  approvazione  del  Re  di  Spagna  del 
privilegio  accordato  alla  Città  di  Milano  per  l' impresa  della  navigazione 
dell'Adda  e  seguita  ben  presto  in  Milano  stessa  dall'in terinazione  del  Senato 
è  rinata  la  speranza  di  veder  1'  opera  incamminata  nella  sua  esecuzione.  La 
Ciltà  di  Milano  passò  allora  alla  nomina  di  una  deputazione  di  Prefetti 
all'  impresa,  e  l' ingegnere  Meda  ,  che  nel  frattempo  si  era  sollevato  so- 
pra tutti  gli  ingegneri  suoi  contemporanei  colla  direzione  di  molti  altri 
lavori  idraulici  ,  non  ha  esitato  a  dichiararsi  pronto  ad  intraprendere  an- 
che quelli  all'  Adda  ;  ma  essendo  trascorso  a  quell'  epoca  il  termine  con-? 
venuto  per  le  superiori  ratifiche  del  privilegio  della  Città,  egli  dimandò 
un  aumento  di  prezzo  proporzionato  a  quello  del  valore  delle  cose.  Aven- 
dosi quindi  accordato  per  l'impresa  dell'Adda  6  mila  scudi  oltre  a  quelli 
fìssati  nell'  anteriore  convenzione  ,  il  contratto  della  Città  di  Milano  coli' in- 
gegnere Meda  venne  riconfermato  per  nuovo  istromento  con  questa  sola 
aggiunta.  Richiesto  successivamente  dal  Meda  alla  Città  di  Milano  il  pre- 
ventivo esame  del  progetto  ,  venue  anche  ciò  ordinato  alla  sunnomi- 
nata deputazione  di  Prefetti  che  si  determinò  ad  una  visita  formale  in  cui 
si  potesse  giudicare  di  tutti  gli  oggetti  d'  arte  relativi  alla  sostanza  del 
progetto.  Tale  visita  venne  eseguita  negli  ultimi  giorni  di  quell'  anno 
(  i5go  )  coli'  intervenuto  dell'  ingegner  Meda  e  di  una  commissione  di 
periti  addetti  alla  deputazione  della  Città  ,  ed  in  quell'  occasione  l' inge- 
gner Meda  nel  consegnare  i  suoi  piani  ed  i  suoi  disegni  alla  deputazione 
ìi  palesò  per  la  prima  volta  e  li  dichiarò  in  tutte  le  loro  parti  sulla  facr 


35 
eia  de' luoghi  onde  persuadere  meglio  gli  astanti  della  possibilità  e  dell'uti- 
lità del  proprio  progetto.  Ma  poi  per  evitare  le  quistioni  che  potevano 
nascere  all'  atto  dei  lavori  dall'  essere  il  loro  architetto  al  tempo  stesso 
1'  intraprenditore  dell'  opera,  ebbe  il  Meda  a  rappreseutare  la  necessità  di 
lasciare  a  lui  la  sola  direzione  dei  lavori  e  di  commetterne  ad  altri  1'  e- 
secuzione,  il  tutto  sotto  la  sorveglianza  della  deputazione  dei  Prefetti  della 
Città  di  Milano  ,  e  salve  sempre  le  sue  convenzioni  colla  Città  medesima. 
Essendo  in  fine  stato  approvato  il  progetto  del  Meda  ed  appoggiata  an- 
che tale  sua  rappresentanza  sulla  immediala  esecuzione  dei  lavori  ,  la 
Città  di  Milano  passò  ad  esporre  al  pubblico  incauto  l'impresa  delle  opere 
per  la  nuova  navigazione  dell'Adda,  quantunque  già  addossata  per  anteriore 
contratto  all'ingegner  Meda,  e  dopo  alcuni  esperimenti  d'asta  la  deliberò 
a  Francesco  Vallezzo  di  Bergamo  per  il  prezzo  di  scudi  36  mille  da 
pagarsi  a  poco  a  poco  dietro  una  prescritta  modalità  e  colla  sigurtà  del- 
l' ingegner  milanese   Pietro  Antonio  Barca. 

Sul  principio  del  i5c)i  incominciarono  i  lavori  all'Adda  sotto  la  di- 
rezione dell'  ingegner  Meda  ,  dichiarato  inventore  dell'  impresa  ,  e  colla 
forza  di  3oo  a  4°°  giornalieri  e  per  mezzo  di  subappalti  parziali  abbrac- 
ciarono quasi  tutta  la  linea  del  canale  di  deviazione  dal  Meda  proget- 
tato per  supplire  alla  navigazione  di  una  tratta  del  fiume  Adda.  Ma  fin 
da  quell'  anno ,  portata  che  fu  la  costruzione  del  canale  a  qualche  grado 
di  avanzamento  ,  si  cominciò  a  dubitare  ,  per  varie  mancanze  dei  subap- 
paltatori, di  vedere  1'  opera  terminata  nel  tempo  convenuto;  onde  fu  in- 
vocato tutto  il  braccio  della  Città  di  Milano  per  costringere  gli  immediati 
esecutori  ad  essere  fedeli  ai  propri  impegni  intanto  che  il  Meda  si  andò 
preparando  alla  presentazione  dei  piani  delle  altre  opere  cadenti  su  tutta  la 
linea  della  nuova  navigazioue  dal  Lago  di  Como  all'  imboccatura  del  Na- 
viglio della  Martesana. 

Alla  primavera  del  i5g2  i  lavori  all'Adda  sono  stati  riattivati,  ma  essi 
non  progredirono  coli'  ardore  della  prima  campagna  ,  mentre  alla  metà  di 
quell'  anno  1'  appaltatore  generale  Vallezzo  aveva  già  inoltrata  una  supplica 
alla  Città  di  Milano  per  ottenere  una  protrazione  di  termine  dei  lavori 
ed  un  aumento  di  prezzo  per  opere  addizionali  eseguite  dietro  nuovi  per- 
fezionamenti del  progetto  del  Meda  suggeriti  nel  corso  dei  lavori  stessi. 
Tale  supplica  venne  rigettata  dalla  Città   di  Milano  colla  protesta  de' danni 

7 


56 
al   Vallezzo  e  cou  un'  intimazione  all'  ingegner    Meda    per  la    convenzione 
ohe  lo  riguardava    direttamente.    In    seguito  a  ciò    1'  ingegnere    Barca  ha 
cercato  ogni  mezzo  per  incagliare  la  direzione  dei  lavori    finche  fu    libe- 
rato dal  suo  impeguo  di  sigurtà  per  il  contratto  del  Vallezzo  colla  sosti- 
tuzione  dell'ingegnere  Alessandro  Bisnati,  il  quale  fin  d' allora  dev' essere 
stato  non  altro  che  una  persona  sommessa  dell'  ingegner    Meda  ,    dacché 
essendo  questi  caduto  ammalato  in    mezzo    alle  sue  gravi    occupazioni,  si 
servi  del  Bisnati  anche  per  la  direzione    dell'  opera.    La  Città  di    Milano 
non  tardò  poscia  a  sospendere    la    somministrazione  di    danaro  ,    per    cui 
l' impresa  Vallezzo  non  fu  spinta  più  colla  forza  e    coli'  ordine    che  si  ri- 
chiedevano ;  ma  dopo  un   esalto  rendiconto    delle    spese    fatte    sin    allora 
dalla  Città  colla  verificazione  dello  stato  dei  lavori   per  parte    della  Città 
stessa,  fu  decisa  la   continuazione  dei  pagamenti  al  Vallezzo  nella  modalità 
convenula,  ed  ordinata  1'  esecuzione   delle  varie  opere  lungo  l'Adda    pre- 
scritte  dai  progetti  e   dai  disegni  del  Meda  e   comprese  nell'  appalto. 

All'  apertura  della  stagione  nel  i5g3,  per  approfittare  dello  stato  d'ac- 
que basse  del  fiume  Adda,  i  lavori  dell'  impresa  per  qualche  tempo  si  este- 
sero realmente  su  tutta  la  loro  linea  sotto  la  direzione  dell'  ingegner  Meda 
che  si  era  riavuto  della  sua  malattia;  ma  per  altra  parte  venne  in  quell'  in- 
verno un  gelo  straordinario  ad  accrescere  le  sventure  dell  impresa.  I  muri 
degli  edifici  e  le  ripe  del  canale  in  costruzione  ne  furono  intaccati  ;  co- 
sicché invece  di  far  progredire  1'  opera  si  dovette  in  quell'  anno  cousumare 
molto  tempo  e  danaro  nel  riparare  ai  guasti  avvenuti.  Il  Vallezzo  rinnovò 
allora  l' istanza  presso  la  Città  di  Milano  onde  ottenere  1'  assicurazione  di 
un'  aumento  di  prezzo  ;  ma  ciò  non  essendo  stato  accordato  neppur  quella 
volta ,  V  impresa  della  navigazione  dell'  Adda  fu  abbandonata  tutta  alle 
spalle  dell'  ingegner  Meda.  In  tale  stato  di  cose  non  disperava  ancora  il 
Meda  di  dare  ultimata  1'  opera  entro  un  qualche  auno  ;  ma  altre  cagioni 
di  una  natura  diversa  fecero  svanire  ben  presto  anche  questa  fiducia.  Le 
opere  fatte  intraprendere  lungo  l' Adda  dalla  Città  di  Milano  sotto  la  di- 
rezione dell'  ingegner  Meda  divennero  il  soggetto  di  mille  quistioni ,  in 
ciascuna  delle  quali  la  persona  del  direttore  dei  lavori  a  dritto  o  a  torto 
veniva  sempre  implicata  ed  additata  all'  odio  comune.  La  strada  per  1  al- 
zaia disegnatavi  dal  Meda  in  parte  sulla  sponda  sinistra  onde  procurare 
il  minor  dispendi^  alla  Città  di  Milano  fu  considerata  come  un  allo  affare 


57 
di  Stato  fra  il  Milanese  ed  il  Veneziano.  E  finalmente  le  sollevazioni  su- 
scitate ad  ogni  momento  fra  gli  operaj   dell'impresa,  favoriti  nei  loro   ec 
cessi    d' insubordinazione    dalla  stessa  località  disabitata  e  posta    sopra  un 
confine  dello  Stato,  misero  il  Meda  nella  necessità  di  chiedere  la  continua 
assistenza  della  pubblica  forza  per  tenerli    all'  ordine  ,  non  che   la  licenza 
di  portar  le  armi  per  difesa  della  propria  persona.  In  mezzo  a  tutte  que- 
ste emergenze   le  opere  sul  fiume  Adda  e    sul    canale  di    deviazione    del 
Meda  non  erano  ancora  prossime    alla    loro  perfezione    verso    la    fine    di 
quell'  anno    i5$5  '■>  anzi  i  lavori  ai  due    grandi    sostegni  si  trovavano    an- 
cora più  vicini  al  loro  principio   che  alla  loro  ultimazione. 

Ne'  primi  mesi  dell'anno    i5g4  era    già    deposto    il  pensiero    di    dare 
aperta  a  un  tratto  la  navigazione  dell'Adda  continuata  dal  Lago  di  Como 
al  Naviglio  della  Martesana  ,  e  tutti  gli  sforzi  si  rivolsero  a  rendere    pra- 
ticabile  almeno   una   navigazione  interrotta  coli' uso   di  un  traghetto  di  terra 
al  luogo  del  canale  in  costruzione.  In  breve  tempo  il  fiume  Adda  fu   al- 
lora realmente  abilitato  ad  una  tale  navigazione,   per  la  quale  la  Città  di 
Milano  non   volendo  aspettare  in  eterno  la  risoluzione  della  lite  coi   pos- 
sessori bergamaschi ,  si  determinò  di  far  eseguire  sulla  destra  ripa  del  fiume 
tutta  la  strada  dell'  alzaia  ,  cui  l' economia  del    progetto  aveva  dianzi    sug- 
gerito  di  trasportare  in  parte  alla  ripa  sinistra  ;  ma  la  natura    del  terreno 
smosso   e  cavernoso   di   quella  costa   dell'Adda,  su  cui  si  stava  costruendo 
il  canale   di  deviazione,  si  manifestò  con   diverse  rotture  ai  muri  che   for- 
mavano argine  verso  il  fiume  anche  in   quell'  epoca  che  si  trovavano  espo- 
sti esternamente  alla  sola  azione  delle  pioggie  e  delle  altre  meteore.  Questo 
adunque  fu  un  nuovo  passo  retrogrado  dell'impresa  del  Meda  all'Adda,  che 
oltre  il  danno  della  spesa  per  il  necessario  riparo  arrecò  un  generale  timo- 
re negli  animi  sul  buon  esito  degli  ulteriori  sforzi    per    compire  l'opera;, 
timore  che  venne  anche  accresciuto  dagli  ingegneri  spediti  dalla  Città  di 
Milano  alla  visita  dei  lavori.   Difatti  questi  ne' loro  rapporti  non  esitarono 
ad  attribuire  ogni  disordine  avvenuto  a  quei  lavori  a  puro  difetto  o  di  piano 
o  di  esecuzione,  e  perciò  in  ogni  caso  a  colpa  del  direttore.  D'altronde 
il  tempo  trascorso  nei  lavori  ed  il  danaro  pagalo  dalla  Città  di  Milano  a 
conto  dell'  opera    avevano    a  quell'  epoca    sorpassati    i  limiti    strettamente 
convenuti.  Di  qui  è  che  la   Città  di  Milano   invece  di  far    spingere    colla 
massima  desiderabile  velocità  i  travagli  sino  alla  loro  perfezione,  come  fa- 


58 
ceva  d'  uopo  per  non  avervi  ad  incontrare  i  danni  di  una  cessazione  di 
lavori  ad  opera  imperfetta  ,  pensò  allora  piuttosto  ad  intentare  regolar- 
mente la  lite  contro  il  Meda  per  essere  indennizzata  dei  danni  provenienti 
dalla  sua  cattiva  direzione  e  dai  difetti  d'esecuzione  dell'opera  convenuta. 
Per  questa  lite  il  Meda  non  solo  non  abbandonò  il  posto  dei  lavori  \  ma 
dividendo  le  cure  della  loro  direzioue  coli' ingegnere  Alessandro  Bisnati, 
potè  vedere  verso  la  fine  dello  stesso  anno  i5g4  praticata  in  qualche  modo 
la  navigazione  dell'  Adda  col  traghetto  di  terra  intermedio.  Tuttavia  ri- 
chiedendo questa  già  per  se  stessa  alcuni  anni  di  tempo  ond' essere  fre- 
quentata nel  massimo  grado  di  cui  fosse  suscettibile  ;  non  potendo  con- 
venire gran  fatto  sopra  gli  altri  ordinari  trasporti  di  terra  a  motivo  della 
sua  interruzione  al  luogo  del  traghetto  ,  dovendo  essere  fin  allora  inco- 
moda anche  per  la  ragione  che  la  Città  di  Milano  non  aveva  ottenuto  il 
diritto  di  sistemare  a  suo  talento  gli  edifìci  posti  sulla  sponda  sinistra  del 
fiume  appartenente  allo  Stato  Veneto  ,  tutto  lo  scredito  che  a.  quel!'  epoca 
doveva  avere  nel  commercio  la  imperfetta  navigazione  dell'  Adda  fu  ag- 
giunto come  un  nuovo  aggravio  al  Meda  nella  vertenza  fra  lui  e  la  Città 
di  Milano.  Finalmente  gli  sforzi  del  Meda  e  del  Bisnati  per  ottenere  ob- 
bedienza dai  giornalieri  impiegati  nella  eoutinuazione  dei  lavori  trascina- 
rono ora  1'  uno  ora  1'  altro  in  processi  criminali  ,  da  cui  non  si  libera- 
rono che  dopo  alquanti  mesi  di  prigionia. 

Durante  un  simile  stato  di  cose  i  lavori  ai  due  grandi  sostegni  dei 
canale  del  Meda  e  degli  altri  punti  della  linea  progredirono  ancora,  seb-^ 
ben  lentamente  a  norma  de' mezzi  economici  disponibili  ,,  negli  anni  i5gf>, 
3596  e    1597. 

Verso  il  principio  del  1698  si  è  poi  pensato  di  esperimentare  im- 
primo pezzo  del  canale  in  costruzione  coli'  introdurvi  dal  fiume  1'  acqua 
necessaria,  e  ciò  anche  nella  vista  di  accorciare  al  commercio  il  traghetto 
di  terra  che  impediva  più  d'  ogni  altra  cosa  alla  navigazione  dell'  Adda 
di  rendersi  molto  attiva.  Serrata  quindi  la  chiusa  di  derivazione  sul  fiume 
ed  aperta  invece  l'imboccatura  del  canale  al  passaggio  dell'acqua,  venne 
questa  estesa  sino  al  luogo  stabilito.  L'  esito  di  un  tale  esperimento  non 
fu  infelice  in  apparenza  per  qualche  tempo,  in  cui  dev'  essere  stata  prati- 
cata la  navigazione  di  quel  primo  pezzo  di  canale  ;  ma  sopravvenute  di- 
verse straordinarie  piene  al  fiume  ,  si  palesarono  subito    alcuni   movimenti 


nel  terreno  sottoposto  al  canale ,  che  produssero  abbassamenti  e  rotture 
agli  argini  ed  al  fondo  e  furono  di  conseguenza  maggiore  dei  guasti  av- 
venuti nel  i5g4-  Allora  fu  attribuita  generalmente  la  sventura  accaduta 
alla  precipitazione  dell'  esperimento  ed  ai  difetti  di  quel  primo  pezzo  di 
canale  dietro  i  rapporti  degli  ingegneri  spediti  dalla  Città  di  Milano  alla 
visita  del  fatto.  Ancorché  fra  questi  si  trovassero  alcuni  nemici  personali 
dichiarati  del  Meda ,  come  lo  erano  un  Barca  ed  un  Rinaldi ,  quel  diret- 
tore dei  lavori  fu  costretto  a  sentire  con  nuova  prigionia  e  con  nuove  malat- 
tie gli  effetti  dell'  odio  loro  combinati  con  quelli  della  natura  del  terreno 
alla  costa  dell'Adda.  Seguita  appena  tale  rovina  al  canale  in  costruzione,  la 
Città  di  Milano  vi  avrebbe  abbandonato  subito  ogni  lavoro  per  timore  di 
gettarne  inutilmente  le  spese;  ma  l'idea  di  rendere  utili  le  grandi  spese  già 
fatte  prevalse  ancora  a  quell'epoca  in  cui  la  Città  di  Milano  aveva  final- 
mente ottenuto  il  diritto  di  poter  adattare  la  sponda  sinistra  dell'Adda  ad 
una  comoda  navigazione  di  questo  fiume.  Quindi  fu  ordinato  a  Francesco 
Romussi  ingegnere  della  Città  di  Pavia  e  della  Regia  Camera  di  recarsi  in 
visita  dei  lavori  all'  Adda  e  di  riferire  sul  loro  stato  e  sulla  possibilità  di 
eseguire  le  opere  mancanti  per  ottenere  i  vantaggi  sperati  della  libera  e 
continuata  navigazione   dal  Lago  di  Como  al  Naviglio   della  Martesaua. 

L'ingegnere  Romussi  eseguì  la  sua  visita  nel  marzo  del  successivo 
anno  1^99  ,  e  nella  sua  relazione  a  stampa  7  maggio  dello  slesso  anno 
dichiarò  quasi  perfetti  i  lavori  in  muro  al  canale  di  deviazione  ;  non  fece 
caso  dell'altrui  suggerimento  di  sostituire  all'  arco-piatto  di  pietra  un  si- 
stema di  legnami  per  coprire  l'intervallo  fra  la  cresta  dei  portoni  e  la  fronte 
dell' arcone  nel  castello  del  Meda,  e  combinò  pienamente  nelle  altre  idee 
del  Meda  per  riguardo  alle  fabbriche  de' suoi  due  grandiosi  sostegni,  a  cui 
mancavano  a  quell'  epoca  le  sole  opere  in  legno  come  portine  ,  portoni  ec. 
per  essere  servibili  al  loro  uso.  Parimente  non  propose  il  Piomussi  alcuna 
variazione  allo  sbocco  dello  stesso  canale  ed  ai  progetti  dei  lavori  che 
restavano  da  ultimarsi  o  da  eseguirsi  lungo  il  fiume  Adda  per  rendervi 
la  navigazione  più  comoda.  Intorno  all'  incile  ed  alla  prima  tratta  di  quel 
canale  suggerì  il  Romussi  alcune  poche  modificazioni  ed  aggiunte  onde 
evitarvi  ogui  timore  sopra  difetti  di  sfogo  nelle  piene  o  pericolo  d'inter- 
rimento all'imboccatura.  In  generale  poi  il  Pvomussi  giudicò  l'opera  del 
Meda  riuscibile  e  durabile   quando  fosse   stata  una  volta  ultimata  e  perfe- 


4o 

stonata  sopra  il  proprio  disegno.  Di  seguito  fu  incominciato  a  riparare  il 
guasto  del  canale  sotto  la  direzione  dell'ingegnere  Bisnali  che  era  ri- 
masto presso  i  lavori  durante  la  prigionia  e  la  malattia  del  Meda  ;  ma 
intanto  quest'  ultimo  ,  processato  per  imputazione  che  avesse  defraudata  la 
Città  di  Milano  nei  progetti  e  nella  costruzione  dell'opere  per  la  naviga- 
zione dell'Adda  ,  poco  dopo  essere  stato  rilasciato  da  prigione ,  è  morto 
verso  l'agosto  di  quell'  anno  in  mezzo  alla  causa  civile  pei  debiti 'da  lui 
contratti  colla  Città  medesima  per  quella  sua  mal'  augurata  impresa  che 
non  ha  potuto  vedere  finita. 

Possa  almeno  la  memoria  del  suo  progetto  per  la  navigazione  dell'Adda 
farlo  distinguere  come  ingegnere  in  faccia  alla  più.  remota  posterità  !  E 
possa  la  rimembranza  della  sua  avversa  sorte  farlo  annoverare  fra  quei 
tanti  italiani  che  nei  passati  secoli  hanno  sagrificato  alla  pubblica  utilità 
ed  alla  patria  e  ingeguo  e  beni  e  vita  ! 

Alla  morte  dell'ingegnere  Meda  fu  eletto  dalla  Città  di  Milano  il  suo 
aiutante  Bisnati  a  direttore  dei  lavori  per  la  desiderata  perfezione  dell'  o- 
pera  ;  ma  in  seguito  a  nuove  piene  avvenute  al  fiume  Adda  nell'  autunno 
del  suddetto  anno  i5gg  vi  si  manifestarono  nuovi  movimenti  del  terreno 
della  costa  che  produssero  nuovi  guasti  al  canale  dianzi  riparato  ;  motivo 
per  cui  la  Città  di  Milano  si  determinò  a  far  cessare  l' attivata  navigazione 
in  una  prima  tratta  di  canale  ed  a  far  rimettere  questo  all'  asciutto  colla 
costruzione  di  una  chiusa  attraversante  la  sua  imboccatura  per  risparmiar- 
gli ulteriori  rovine.  La  speranza  poi  di  riuscire  con  nuovi  sforzi  nella  ul» 
Umazione  di  un'  opera  che  era  divenuta  il  segnale  di  continue  sciagure 
si  può  dire  che  fin  da  quel  momento  fosse  generalmente  svanita;  ma  fu 
allora  appunto  che  Guido  Mazeuta  ,  uno  dei  60  del  Consiglio-generale 
della  Città  di  Milano,  si  fece  interprete  dei  sentimenti  di  chi  amava  di  fare 
qualche  nuovo  sagrifìcio  di  spese  per  non  perdere  inutilmente  un  lavoro 
già  vicino  a  divenire  una  delle  principali  ricchezze  dello  Stato.  Egli  di- 
visò di  richiamare  coli' eloquenza  tutti  i  rappresentanti  della  Città  di  Milano 
al  partito  più  ragionevole  e  di  persuadere  che  Milano  tutta  unita  non  dove- 
va sgomentarsi  ad  eseguire  quello  che  un  cittadino  suo  solo  con  le  priuate 
sue  forze  ha  uoluto  ridurre  a  perfetione.  Il  Mazenta  in  quella  circostanza 
ha  anche  parlato  del  modo  più  convenevole  per  ottenere  una  tal  perfe- 
zione dell'opera,  ed  ha  azzardata  la  sua  opinione  sul  progetto  del  Meda(i). 

(1)  V.  il  succ.  Discorso  stampato  di   Guido  Mazenta  intorno  il  far  navigabile  il  fiume  Adda. 


Riteneva  primieramente  il  Mazenta  poco  felice  la  scelta  del  luogo  della 
chiusa  di  derivazione  fatta  dal  Meda  in  una  sezione  del  fiume  Adda  delle 
più  ristrette ,  e  poco  sicuro  V  esito  della  stessa  chiusa  disegnata  ed  ese- 
guita di  un'  altezza  assai  rilevante.  Pensava  inoltre  che  per  conseguire 
il  miglior  effetto  da  una  di  tali  chiuse  per  la  presa  dell'  acqua  non  ba- 
stasse il  disporla  di  figura  particolare  in  linea  obbliqua  al  filone  del 
fiume  e  formante  imboccatura  al  canale  ;  ma  voleva  che  essa  dovesse  co- 
struirsi più  precisamente  in  linea  contiuuativa  con  quella  dell'  argine  ri- 
sultante fra  l'incile  del  canale  ed  il  fiume.  Quest'argine  poi  si  prescriveva  dal 
Mazenta  indispensabilmente  munito  di  un  travacatore  esteso  quanto  quello 
del  Navìglio  della  Martesana  che  resta  attiguo  alla  sua  chiusa  di  derivazione. 
In  conseguenza  poi  di  questi  princìpi  propose  il  Mazenta  1'  abbandono 
della  grandiosa  chiusa  fabbricata  dal  Meda  dissotto  della  sezione  detta  i 
Tre  Corna  siili'  Adda  e  la  costruzione  di  una  nuova  chiusa  in  altro  sito 
superiore  e  dietro  le  norme  da  lui  adottate.  Circa  al  letto  del  canale  , 
volendo  premunirsi  maggiormente  contro  i  movimenti  ed  i  guasti  cagio- 
nati dalla  spinta  delle  acque  fluenti  per  strade  sotterranee ,  si  ridusse  il 
Mazenta  a  progettare  di  ricostruirlo  in  alcune  tratte  bastantemeute  solido 
e  colle  fondamenta  che  arrivassero  fino  al  livello  del  pelo  d'  acqua  del 
vicino  fiume  Adda.  In  generale  però  anche  il  Mazenta  ha  approvato  il 
progetto  del  Meda  nelle  altre  sue  parti  e  specialmente  nella  forma  parti- 
colare de'  suoi  grandi  sostegni ,  dai  quali  ei  si  prometteva  tuttavia  una 
buona  riuscita  ad  onta  della  prevenzione  sparsa  in  contrario  nel  pubblico. 

Continuando  ora  nei  dettagli  storici  del  canale  del  Meda,  il  discorso 
del  Mazenta  scritto  in  uno  siile  tumido  e  soverchiamente  immaginoso 
deve  aver  fatta  qualche  impressione  sugli  animi  dei  rappresentatiti  della 
Città  di  Milano ,  se  troviamo  subito  dopo  rinnovato  al  Bisnati  1'  ordine  di 
attendere  alla  continuazione  dei  lavori  per  la  ultimazione  del  canale  del 
Meda.-  Veramente  il  Bisnati  non  adottò  alcuna  delle  modificazioni  propo- 
ste dal  Mazenta  o  da  altri  che  fosse  essenzialmente  contraria  al  progetto 
del  Meda  ;  ma  poi  abbracciò  la  prima  riforma  già  suggerita  al  Meda  stesso 
al  Romussi  e  ad  altri  periti  ,  quella  cioè  di  accrescere  i  mezzi  di  sfogo 
delle  acque  del  canale  al  suo  incile  e  di  regolamento  della  giusta  presa 
d'  acqua  per  la  sua  navigazione  in  tutti  gli  stati  del  fiume.  Si  può  ag- 
giungere che  a  tale  effetto  fra  i  ripieghi  possibili ,  e  invece  del  più  ovvio 


che  sembrava  quello  di  moltiplicare  all'  uopo  i  travacatori  ed  i  scaricatori  a 
paraporti  lungo  la  liuea  del  canale  ,  scelse  allora  il  Bisnati  1'  altro  di  dise- 
gnare al  suo  incile  un  unico  congeguo  detto  la  conca~piana  e  poco  dissimile 
dal  doppio  ordine  di  porte  che   vi  abbiamo  veduto  prescritto  nel  più  antico 
progetto  del  Missaglia  e  degli  altri  ingegneri  sunnominati.  Più  propriamente 
doveva  avere  questa  conca-piana  una  specie  di  bacino  che,  invece  di  staccare 
come  in  due  tronchi  il  fondo  del  canale  col  solito  salto  intermedio  dei  soste- 
gni, veniva  formato  da  due  ordini  di  porte  disposte  bensì  a  guisa  di  portine 
e    portoni  ma   egualmente  rilevate  e  secondo  il  bisogno  colla    loro  cresta 
sopra    il    fondo   del    canale    navigabile    all'  incile.     Di    più    parallelamente 
a  questo    particolare    bacino    doveva    essere  situato    nella  conca-piana    il 
solito   diversivo   o    canale  scaricatore  munito  verso    l' estremità  inferiore  di 
ampi  paraporti  e  detto   dal  Bisnati  il  canale  del  soccorso  dalla  consimile 
collocazione  e  denominazione  fissata  dal  Meda  ad  un  importante  pezzo   del 
suo  castello.  Per  tal  modo  nei  tempi  di  magra  e  di  acque  ordinarie  del 
fiume  Adda,  stando    aperte  le  porte    del  bacino  della  conca-piana  e  ri- 
chiusi invece  i  paraporti  del  suo  laterale  canale  del  soccorso,  la  presa  d' ac- 
qua per  il  canal  navigabile  si  sarebbe  venuto  a  farla  ancora  come  si  dice 
a  bocca  libera,  e  la  conca-piana  in  questi  casi  sarebbe  restata  fuori  d'uso. 
Verificandosi   poi  qualche  piena  del  fiume,  le  acque  esuberanti  introdotte 
in  canale,  invece  di  percorrerlo  sino  ai  travacatori  e  scaricatori  a  paraporti 
situati  sulla  sponda  del    canale  a  molta    distanza   dall'  incile ,  si  sarebbero 
più  facilmente  arrestate  nel  loro  corso  e  smaltite  più  dappresso  all'  incile 
coll'uso  della  conca-piana.  Questa  difatti  facendole  rigonfiare  superiormente 
alle    porte  insteccate  del  bacino,  e  sfogandole    lateralmente  coi    paraporti 
dell'  annesso  canale  del  soccorso,  vi  avrebbe  servito  iu  tal  caso  di  un  vero 
sostegno  di  forma  pressocchè  ordinaria.  Ma  in  tutto  il  resto  di  quell'anno 
i5ggnon  è  però  stato  appaltato  lavoro  di  sorta  per  l'avanzamento  del  canale 
del  Meda  ,  e  quindi  nemmeno  in  riguardo  della  conca-piana  del  Bisnati. 
Nel    successivo    anno     1600   gli  ingegneri  Alessandro  Bisnati,  Dionigi 
Campazzo  ed  Ercole  Turate  vennero  pure    delegati  dalla  Città  di  Milano 
a  rilevare  di  comun    concerto  lo  stato    preciso    del  canale  all'  Adda  colla 
descrizione  e  stima  delle  opere  di  perfezionamento  e  di  ristauro  per  ren- 
derlo utile.  In  tale    circostanza  si  proposero    definitivamente  tutte  le  idee 
di  miglioramento  al  piano  del  Meda  che  si  erano  presentate  dietro  nuov« 


47> 

riflessioni  d'  arte  e  dietro  l'esperienza.  Così  fu  stabilito  di  prolungare  al- 
quanto alla  estremità  destra  verso  l' incile  del  canale  la  chiusa  di  de- 
rivazione eretta  sul  fiume  Adda,  onde  ridursi  a  ricevere  in  canale  in 
tempo  di  piene  una  minor  altezza  d' acqua  a  proporzione  del  ristringi- 
mento del  suo  incile.  La  fabbrica  della  conca-piana  fu  ritenuta  utile  af- 
fine di  allontanare  ogni  pericolo  di  debordo  delle  acque  dal  canale  all'è»- 
venienza  di  qualche  sinistro  accidente,  per  il  quale  una  piena  vi  avesse  ad 
introdursi.  Si  'è  inoltre  approvato  ed  adottato  Y  alzamento  delle  sponde 
del  canale  del  Meda  in  alcune  tratte.  Si  è  avuta  anche  V  idea  di  abban- 
donare per  qualche  altra  tratta  di  canale  l'alveo  che  aveva  sofferto  dalle 
rotture  degli  anni  i5g8  e  i5gg,  e  di  internarsi  con  nuovo  pezzo  di  ca- 
nale alla  destra  del  rovinato  nella  costa  più  distante  dal  fiume  in  trac- 
cia di  un  terreno  più  sodo  e  fermo.  Del  resto  anche  allora  si  è  deciso 
di  conformare  al  piano  del  Meda  la  sistemazione  del  canale  ,  e  special- 
mente le  opere  tuttavia  mancanti  ai  suoi  edifici  da  sostegno  e  di  presidio 
allo  sbocco.  Soltanto  nell'ipotesi  poi  che  col  tempo  e  coli'  esperienza  si 
avesse  da  concepire  ragionevolmente  qualche  timore  sull'  uso  di  un  salto 
immediato  di  circa  mei.  18  pel  sostegno  più  vicino  allo  sbocco  del  canale, 
si  è  passato  a  far  riflettere  che  sarebbe  stato  sempre  possibile  e  facile  il  di- 
minuire di  qualche  metro  quel  salto  ,  elevando  la  sua  soglia  inferiore  e  la- 
sciandovi di  sotto  a  questa  una  seconda  caduta  per  un  semplice  ordine 
di  porte  insteccate  detto  la  mezza-conca  da  aggiungersi  precisamente  allo 
sbocco  del  canale.  Questa  mezza-conca  sarebbe  riuscita  fuori  d' uso  in 
tempo  di  piena  del  fiume  come  non  necessaria  per  il  passaggio  della 
navigazione,  e  nei  tempi  di  acque  mezzane  e  basse  del  fiume ,  restando  essa 
prossima  all'  altro  superior  sostegno  del  Meda ,  sarebbe  venuta  a  for- 
marvi sulla  linea  di  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano  un  esempio 
de' sostegni  a  tre  ordini  di  porte  accoppiate  di  seguito  con  due  salti  in- 
termedi ,  e  più  comunemente  conosciuti  sotto  il  nome  di  sostegni  accollati. 
Ma  anche  quell'  anno  non  si  è  posta  mano  ad  alcun  lavoro  di  conside- 
razione intorno  al  canale  del  Meda  ;  anzi  l' ammontare  della  stima  per 
le  spese  di  tutte  le  opere  proposte  essendosi  trovato  di  troppa  rilevanza  in 
confronto  dei  mezzi  disponibili  all'istante  dalla  Città  di  Milano,  si  è  de- 
posto fin  d'  allora  il  pensiero  di  farle  eseguire  tutt'  a  un  tratto ,  e  si  è  pen- 
sato invece    a   farne  intraprendere    immediatamente    la   parte    che  abbrac- 

8 


44 

eiava  V  edificio  della  conca-piana  all'  incile  e  degli  altri  lavori  prescritti 
nella  relazione  Bisnati ,  Campazzo  e  Turate  all'  oggetto  di  rendere  pron- 
tamente perfezionata  e  servibile  per  la  navigazione  la  prima  tratta  di  ca- 
nale del  Meda  dianzi  esperimentata  ed  usata. 

Eseguiti  poi  realmente  sotto  la  direzione  del  Bisnati  per  la  fine  del- 
l'anno  1602  questi  lavori  alla  prima  tratta  del  canale  del  Meda,  si  è 
passato  a  disporre  ogni  cosa  per  ridonarvi  l' acqua.  Tale  sperimento  è 
stato  fatto  sul  principio  del  i6o3  ed  ebbe  felice  successo  ,  per  cui  le 
navi  che  discendevano  per  ¥  Adda  dal  Lago  di  Como  poterono  estendere 
nuovamente  il  loro  viaggio  nel  pezzo  di  canale  riadattato  alla  comoda  na- 
vigazione ;  ma  ecco  finalmente  a  che  si  riduce  l'esito  del  canale  del  Meda 
per  la  navigazione  dell'Adda ,  mentre  per  ragioni  di  economia  la  Città  di 
Milano  non  vi  ha  più  fatto  continuare  nei  successivi  anni  1'  esecuzione  delle 
opere  residue.  Quella  prima  tratta  di  canale  ultimata  ed  usata,  trovandosi 
sopra  di  un  confine  dello  Stato  abbandonata  a  sé  stessa,  fu  ben  presto  ca- 
gione di  ruberie  e  rotture  continue  ,  e  nel  tempo  stesso  i  possessori  della 
costa  dell'Adda  non  lasciarono  con  impedimenti  d'  ogni  genere  di  stur- 
bare il  sistema  del  letto  di  questo  fiume  reso  dianzi  in  qualche  modo 
navigabile  e  di  sostituirvi  le  loro  opere  private  dirette  a  tutl'  altro  che 
alla  navigazione. 

Successivamente  e  in  occasione  che  nel  1617  fu  spedito  dalla  Città 
di  Milano  l'ingegnere  Bisnati  un'altra  volta  in  visita  dello  slato  del  fiume 
e  del  canale  ,  egli  stesso  ,  vedendo  svanita  del  tutto  la  speranza  di  met- 
tere mano  alla  perfezione  dell'  opera  entro  poco  tempo,  ha  dovuto  pro- 
porre, per  evitarvi  ulteriori  guasti  e  ruberie,  di  levare  nuovamente  l'acqua 
al  canale  col  richiudere  la  sua  imboccatura,  di  vendere  tutti  i  residui  ma- 
teriali di  provvisione  e  di  mantenere  soltanto  la  navigazione  dell'Adda 
coli' uso  del  traghetto  di  terra  esteso  a  tutta  la  linea  del  canale -del  Meda. 
Essendo  poi  state  ordinate  tutte  queste  disposizioni  del  Bisnati,  vennero 
puntualmente  eseguite  per  ciò  che  riguarda  l' abbandono  della  tratta  di 
canale  e  della  vendita  de'  materiali  di  costruzione  preparati  sul  luogo 
de' lavori  ;  ma  non  è  passato  molto  tempo  che  per  incuria  degli  uomini, 
per  le  guerre  in  paese  e  per  le  vicende  del  governo  civile  del  Milanese 
•ai  è  anche  perduta  ogni  navigazione  dell'Adda  stabilita  in   quel  secolo. 

La  posteriore  risoluzione  di  ritentarla  se  non  fu  più  quella  di  un  seni- 


45 
plice  privato  o  della  sola  Città  di  Milano,  fu  bensì  quella  del  Governo  dello 
Stato  e  delle  sue  popolazioni  più  interessate.  Così  troviamo  specialmente 
che  nell'anno  1679  M  Magistrato  delle  acque  venne  informato  dell'inten- 
zione governativa  di  far  eseguire  la  ristaurazione  ed  il  compimento  del  canale 
del  Meda,  già  denominato  sin  d'allora  Naviglio  di  Paderno  dal  nome  di  un 
vicin  villaggio,  sotto  la  direzione  dell'ingegnere  olandese  Cornelio  Meyer 
che  dimorava  di  quell'epoca  a  Roma.  Quel  Magistrato  assecondò  in  tale 
occasione  le  viste  e  le  intenzioni  del  Governatore  col  delegare  dal  canto  suo 
l'ingegnere  camerale  Giovanni  Sebastiano  Robecco  a  visitare  ed  a  riferire 
sullo  stato  del  canale  abbandonato  e  sul  mezzo  più  opportuno  per  ren- 
derlo utile;  ma  anche  quella  volta  la  circostanza  delle  guerre  sopravve- 
nute mandò  a  monte  e  la  incombenza  del  Meyer  ed  il  rapporto  del  Ro- 
becco. Ne' successivi  intervalli  di  tempi  pacifici  i  primi  a  mettere  nuo- 
vamente in  campo  V  idea  della  navigazione  dell'Adda  furono  le  Comunità 
e  gli  abitanti  dei  dintorni  del  Lago  di  Corno,  e  specialmente  quelli  del 
ramo  di  Lecco,  che  dimandarono  nel  1698  al  Governatore  dello  Stato  la 
ristaurazione  delle  due  conche  dell'antico  Naviglio  di  Paderno  per  passare 
colla  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano.  Avendo  però  il  Governa- 
tore di  quell'  epoca  occupato  qualche  anno  di  tempo  nel  riandare  tutta 
la  storia  del  progetto  ordinato  allo  stesso  effetto  dal  suo  antecessore  ,  è 
arrivata  una  nuova  guerra  a  troncare  ogni  discorso  di  tal  natura;  talché 
alla  fine  del  secolo  1 7.0  la  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano  era 
ancora  interrotta  per  tutta  1'  estesa  tratta  di  fiume  Adda  dal  paese  di  Bri- 
vio  all'imboccatura  del  Naviglio  della  Martesana  (1). 

§.  11. 

Sulla  navigazione  dal  Lago  Maggiore  a  Milano 
e  da  Milano  al  Po. 

Ripigliando  ora    le  notizie  storiche  dai  primi   tempi  pacifici  del  lungo 
dominio  spaguuolo,  le  idee,  i  progetti  e  le  opere  relative  alla  navigazione 

(1)  "V.  fra  le  carte  de'  succit.  archivio  Ferrari  ed  archivio  generale  di  Governo  tutte  quelle 
relative  al  Naviglio  di  Paderno  dei  secoli  16.0  •  17.0 


46 

non  si  limitarono  nel  Milanese  al  fiume   Adda,  al  Naviglio  di  Paderno, 
al  Naviglio  della  Martesana  e  in  generale  alla  comoda  comunicazione  per 
acqua  dal  Lago  di  Como  a  Milano  sulla  linea   di  quel  fiume  e  di  questi 
canali.  Essendo   allora  incerto   e  soggetto  a  grandi  variazioni  la  presa  d' ac- 
qua del  Naviglio   Grande,  trovandosi  in  totale  disordine  il  subalterno  Na- 
viglio di  Bereguardo,  e  diretto  a  tutt' altr' uso  che  alla  navigazione  l'antico 
Naviglio  di  Pavia  ,  non  mancavano  nel  Milanese  imprese  di  questo  geuere 
degne  di  essere  favorite.  11  primo  di  tali  lavori  mandato  ad  effetto  di  quer 
tempi  è  restato  fino  a  uoi  ed  è  il  canale  Naviglio  di  Bereguardo  ricostruito 
nella  sua    forma    attuale    col    distribuirvi    undici    sostegni  in    tutta  la    sua 
lunghezza    (i).    Uno    di    questi    sostegni  così    detto  la  conca  dell'inferno 
consta  di  tre  mani  consecutive  di  porte  con  due  salti  intermedi  ed  è  an- 
che il  primo  e  più.  antico  esempio  dei  sostegni  accollati  che  si  conosco- 
no ,  la  cui  idea  venne  poscia  generalizzata   altrove    col    costruire    i    soste- 
gni di  otto  e  più  ordini  di  porte    riavvicinati  ed  accoppiati    insieme    coi 
rispettivi  salti  intermedi. 

In  seguito  a  tale  sistemazione  del  Naviglio  di  Bereguardo  una  parte 
del  commercio  del  Po  dianzi  passante  per  la  strada  di  Pavia  si  rivolse  su- 
bito al  trasporto  per  acqua  procurato  da  quel  canale  di  diramazione  che 
tuttavia  fa  parte  della  rete  di  navigazione-interna  del  Milanese  ;  ma  la  ne- 
cessità di  traghettare  per  terra  i  generi  di  quel  commercio  sull'  alta  costa 
del  Ticino  a  Bereguardo ,  la  difficoltà  di  rimontare  lo  stesso  Ticino  da 
Pavia  sino  al  piede  di  questa  costa  al  Pissarello  e  gli  incomodi  di  un 
viaggio  molto  lungo  ed  indiretto  per  arrivare  dal  Po  a  Milano  e  viceversa, 
toglievano  troppo  di  quella  parità  di  circostanze  che  in  commercio  assi- 
cura la  preferenza  del  trasporto  per  acqua  sopra  quello  di  terra.  Allorché 
si  è  pensalo  poi  seriamente  di  rimediare  a  questo  difetto  della  rete  di 
navigazione  del  Milanese  ,  deposta  l'idea  di  fare  sforzi  per  condurre  il 
Naviglio  di  Bereguardo  sino  in  Ticino  ,  tutti  i  pensieri  furono  invece  ri- 
volti ai  mezzi  di  rendere  navigabile  fra  Milano  e  Pavia  il  canale  che  pri- 
ma dell'  estero  dominio  aveva  servito  a  un  qualche  barcheggio,  specialmente 
per  il  comodo  dei  Duchi  di  Milano.  Nel  coltivare  di  nuovo  una  simile 
idea  non  si  poteva  più  perdere    di  vista   la    convenienza    che    vi    era    <ìi 

[i)  V.  Benaglio  ,  Relaz.  succit.  al  cap.  del  Naviglio  di  Bereguardo. 


47 
«stendere  col  tempo  il   Canale  di  Pavia  sino  al  Ticino  per  ottenere  dalla 

stessa  opera  i  vantaggi  della  desiderata  libera,  facile,  comoda  e  conti- 
nuata navigazione  da  Milano  al  Po  più  compiutamente  che  non  fosse  spe- 
rabile per  altre  vie.  Ma  a  scuotere  l' inerzia  di  quel  Governo  sopra  simili 
materie  dovettero  sorgere  inoltre  alcuni  privati  a  formare  progetti  e 
riparti  di  spese  adattati  alle  critiche  circostanze  de' tempi.  Difatti  si  co- 
minciò allora  dal  limitare  i  desiderj  alla  ricostruzione  del  Naviglio  da 
Milano  a  Pavia,  differendo  ad  altr' epoca  il  suo  prolungameuto  sulla  costa 
di  Ticino  fino  nel  basso  letto  di  questo  fiume  presso  la  stessa  città  di 
Pavia  j  e  si  passò  nel  1 564  a  proporre  al  Governo  il  piano  economico 
di  ripartire  la  spesa  dell'  opera  ,  in  cui  era  interessato  tutto  lo  Stato  ,  fra 
la  Regia  Camera  ,  gli  utenti  dei  canali  trasversali  alla  linea  del  naviglio 
ed  i  proprietari  dei  terreni  laterali  allo  stesso  naviglio  sino  alla  determi- 
nata distanza  di  quattro  miglia.  Tale  strana  proposizione  è  anche  stala  fiu 
da  quell'  epoca  ben  accolta  dal  Governatore  dello  Stato  e  comunicata  al 
Magistrato  delle  acque  ed  alle  Città  di  Milano  e  di  Pavia  ;  ma  rese 
accorte  queste  ultime  che  si  voleva  indurle  ad  uuo  speciale  concorso  nelle 
spese  ad  onta  che  non  vi  fosse  un  titolo  plausibile,  per  sottrarsi  all'  in- 
giusto contributo  che  non  si  ardiva  di  rifiutare  apertamente ,  sono  passale 
a  mendicare  dei  pretesti  ed  a  spargere  dei  dubbi  sulla  possibilità  e  sul- 
1' utilità  dell'opera. 

Ridotto  allora  in  tal  modo  al  silenzio  il  progetto  del  canale  da  Milano 
a  Pavia ,  esso  è  poi  rinato  alcuni  anni  dopo  quando  si  trovarono  ultimate  le 
opere  di  perfezionamento  eseguite  al  canale  Naviglio  della  Martesana  per 
arricchirlo  di  maggior  copia  d' acqua  ;  ma  siccome  anche  quella  volta  il 
Governo  invece  di  aggiudicare  le  spese  a  tutto  lo  Slato  lo  ripropose  alle 
due  Città  di  Milano  e  di  Pavia  per  indurle  ad  uno  speciale  concorso,  si 
misero  in  campo  gli  stessi  dubbi,  e  per  la  stessa  ragione  si  dovette  nuo- 
vamente abbandonare  la  speranza  di  veder  intrapresa  una  delle  opere  più 
utili  per  il  Milanese  in  fatto  di  canali  di  navigazione.  L' idea  però  mantenuta 
viva  dal  Magistrato  delle  acque,  che  nelle  nuove  concessioni  per  dispensare 
ai  privati  quelle  del  Naviglio  Grande  apponeva  sempre  la  condizione  in- 
sino  a  tanto  che  si  farà  il  Naviglio  di  Pavia,  venne  ad  ogni  occasione 
favorevole  riproposta  e  rinnovata.  Così  è  ,  che  avendo  un  feudatario  del 
Milauese  nel   i584  progettato  al  Governo  di  far  costruire  un  canal  navi- 


48 
gabile  da  Milano  a  Melegnano  presso  il  fiume  Lambro ,  il  progetto  è  stato 
dato  da  esaminare  ad  una  commissione  d' ingegneri ,  alla  quale  apparte- 
nevano i  due  celebri  amici  Marlin  Bassi  e  Giuseppe  Meda.  11  progetto 
fu  dichiarato  non  meritevole  d'  approvazione  in  confronto  di  tutti  gli  altri 
possibili  onde  aprire  la  diretta  comunicazione  per  acqua  da  Milano  al  Po, 
e  massime  del  canale  disegnato  da  Milano  al  Ticino  presso  Pavia.  Da 
ciò  si  prese  occasione  di  far  sentire  al  Governo  la  rilevanza  dei  vantaggi 
sperabili  da  questo  canale,  e  soggiungendo  delle  ovvie  risposte  alle  ob- 
biezioni messe  in  campo  altre  volte  dai  Corpi  delle  Città  di  Milano  e  di 
Pavia ,  si  dichiarò  che  tali  Città  non  avrebbero  più.  avuto  alcun  ragione- 
vole motivo  da  produrre  contro  il  progetto  del  canale ,  qualora  la  spesa 
di  sua  costruzione  si  fosse  fatta  dal  Governo  per  conto  dello  Stato  in- 
tero (i). 

Ciò  non  ostante  un  bisogno  più  urgente  sopravvenuto  a  quell'epoca  nel 
Milanese  richiamò  a  se  tutte  le  risorse  dell'arte  dello  stesso  Stato  e  pose  per 
qualche  tempo  in  dimenticanza  il  progetto  del  canale  di  Pavia.  L'imboccatura 
del  Naviglio  Grande  formata  nella  prima  infanzia  dell'arte  con  un  argine 
internato  parallelamente  alle  sponde  del  fiume  Ticino  a  modo  di  semplice 
sperone  aveva  ancora  gravi  difetti,  che  l'esperienza  dimostrava  ad  ogni 
momento  irremediabili  con  piccoli  e  parziali  provvedimenti  e  col  ri- 
piego di  spingere  sempre  all'  insù,  nel  letto  del  fiume  il  vertice  di  quello 
sperone  di  mano  in  mano  che  l'attiguo  incile  del  Naviglio  Grande  andava 
interrandosi  per  le  deposizioni  delle  materie  fluviali.  Inoltre  la  presa  d'ac- 
qua del  Naviglio  Grande  non  era  abbastanza  premunita  contro  le  irruzioni 
delle  piene  di  Ticino,  per  cui  nel  i585  una  piena  straordinaria  di  questo 
fiume  rovinò  intieramente  le  opere  di  presidio  alle  sue  sponde  superior- 
mente allo  sperone  anzidetto  e  cagionò  al  corpo  di  questo  sperone  uno 
squarcio  assai  grande.  Quindi  anche  durante  la  piena  il  fiume  tutto  inal- 
veato per  V  incile  del  canale  ripassò  nel  proprio  letto  inferiore  per  il  luogo 
della  seguita  rottura  e  lasciò  in  perfetto  asciutto  tauto  alla  sinistra  dello 
sperone  il  Naviglio  Grande,  che  alla  destra  la  così  detta  bocca  di  Pavia, 
per  la  quale  si  proseguiva  la  navigazione  di  Ticino. 

(i)  V.  le  Relaz.  succit.  del  Benaglio  e  del  Settala  ;  fra  le  carte  dell'  arch.  gen.  di  Gov.  o 
dell'  ardi.  Ferrari  quelle  relative  al  Naviglio  di  Pavia,  ed  i  manoscritti  del  Bassi  conservati 
nello  stesso  archivio  Ferrari. 


49 
Sospesa  così  a  un  tratto  la  comunicazione  per  acqua  dal  Lago  Maggiore 

a  Pavia ,  a  Bereguardo  ed  a  Milano ,  interrotto  il  movimento  de'  principali 
opifici  del  Milanese  e  cessata  un'immensa  irrigazione  de' suoi  terreni,  la 
crisi  per  la  provincia  si  fece  più.  terribile,  essendo  nato  il  timore  della 
possibilità  di  mai  più  riacquistare  tutte  queste  ricchezze.  Questo  timore 
fu  principalmente  promosso  dacché  chiamati  gli  ingegneri  e  periti  presso 
il  Magistrato  delle  acque  a  suggerire  il  più  pronto  e  più  efficace  rimedio, 
mille  piogeni  diversi  si  esibirono,  i  quali  fluirono  di  gettare  l'allarme  nel 
pubblico,  che  nel  conflitto  delle  opinioni  non  vedeva  speranza  di  salva- 
mento. Ma  per  singolare  combinazioue  si  trovarono  nel  numero  di  quei 
proponenti  alcuni  uomini  dotati  di  straordinari  talenti  che  non  la  perdo- 
narono a  studio  ed  a  fatica  per  riuscire  utili  in  quella  grave  circostanza. 
Fra  tutti  si  distinse  maggiormente  anche  in  ciò  l' ingegner  Meda  ,  il  cui 
valore  nell'arte  era  a  quell'epoca  già  riconosciuto  ed  invidiato.  Quest'uomo 
superiore  non  ardì  però  allora  di  sostenere  in  faccia  a'  suoi  competitori  il 
progetto  di  sua  invenzione  per  sistemare  la  presa  d'  acqua  del  Naviglio 
Grande  ;  e  compreso  da  ragionevole  timore  di  suscitare  la  rivalità ,  la  ge- 
losia ed  altre  ignobili  passioni  in  chi  poteva  far  rovinare  la  buona  causa, 
si  determinò  a  battere  quella  volta  una  strada  meno  aperta  e  meno  diretta 
ma  di  effetto  più  sicuro  per  arrivare  al  suo  scopo.  Difatti  il  Meda  ricorse 
allora  al  lodevole  stratagemma  di  comunicare  segretamente  al  Magistrato 
delle  acque  il  suo  progetto  da  proporsi  alla  discussione  dei  periti  come 
un  ovvio  pensamento  dello  stesso  Magistrato,  adottabile  soltanto  come  un 
ripiego  provvisorio  e  non  già  come  l'ultimo  risultalo  delle  più  mature 
riflessioni  di  un  uomo  dell'  arte.  Accettato  il  partito  dal  Magistrato  ,  che 
fu  abbastanza  saggio  da  persuadersi  dell' utilità  del  progetto  del  Meda 
sopra  tutti  gli  altri  che  si  trovavano  in  campo,  il  trionfo  della  ragione 
negli  affari  d'acque  del  Milanese  fu  quella  volta  solenne,  e  la  provincia 
ebbe  a  sentirne  i  più  salutari  effetti.  Facendosi  accompagnare  dagli  in- 
gegneri Francesco  Pirovano,  Bernardino  Lonati,  Pellegrino  de  Pellegrini, 
Martin  Bassi ,  Giuseppe  Meda  e  Giovan-Ambrogio  Lonati  ,  non  che  da 
molti  altri  intendenti  e  pratici  dell'  indole  del  fiume  e  del  canale  ,  lutto 
in  corpo  il  Magistrato  delle  acque  si  trasferì  prontamente  sopra  il  luogo 
della  rotta,  ove,  fatte  precedere  le  visite  e  misure  necessarie,  si  diede 
principio  ad  un'  aperta  discussione  fra    gli    astanti    sul    provvedimento    da 


5o 
prendersi  a  preferenza.  Furono  quindi  proposti  uno  dopo  1'  altro  f$er  prin- 
cipali rimedi  opportuni;  i.°  di  trasportare  l'imboccatura  del  Naviglio  Grande 
in  luogo  alquanto  superiore  allo  sperone    rovinato  ,  e  segnatamente    nella 
sezione  del  fiume  detta  l'oggetto;  2°  di  inalveare  parte  del  fiume  nell'ab- 
bandonata bocca  di  Pavia  onde  allegerire  il  corpo  d'  acqua  al  luogo  della 
rottura  per  poter  riparare  ad  ogni   guasto  dello    sperone    e   delle    sponde 
del  fiume   e  rimettere  quella  presa  d' acqua  nello  stato  anteriore  del  dis- 
ordine;   3.°    di    adottare    quest'ultima   massima    lasciando    intatta    la    vec- 
chia   bocca    di    Pavia    e    dando    lo    sfogo    al    fiume    durante    il    ristauro 
dello  sperone  per  un  canale  diversivo  da    ottenersi    con    un    taglio    nella 
sponda  destra  superiore  del  fiume  stesso  ;  4-°  di  servirsi  della  sezione  della 
rottura  dello  sperone  in  cui  erasi  inalveato  il  fiume  per  formarvi  a  destra 
una  chiusa  trasversale  di  derivazione  per  la  presa    d' acqua    del    Naviglio 
Grande  ,  ed  a  sinistra  una  nuova  bocca    di  Pavia    per    la    continuazione 
del  barcheggio  sul  fiume  Ticino  al  dissotto  di  quella  chiusa.    La  discus- 
sione fu  viva  per  ognuno  di  questi  progetti  ,•  ma  alla  fine  il  quarto ,  pro- 
posto dal  Magistrato,  a  norma  dell'intelligenza  segreta  col  Meda,  la  vinse 
sopra  gli  altri ,  e  venne  distesa  sul  luogo  di  comune    accordo    dei    periti 
la  relazione  delle  opere  più  indispensabili  per  l'esecuzione  della  massima 
adottata  onde  ridonare  allo  Stato  nel  più.  breve  tempo  possibile  i  vantaggi 
procurati  dal  fiume  Ticino,  dal  Naviglio   Grande  e  dal  Naviglio  di  Bere- 
guardo.  Immediatamente  di  seguito  si  è  data  mano  al   lavoro    coli'  abbas- 
sare la  soglia  del  nuovo  incile  del  Naviglio   Grande  sino  a  ridurla    tanto 
depressa  sotto  il  pelo  d'acqua  del  fiume   discorrente  per    la    rottura  del- 
l'antico sperone,  che  un  primo  corpo  d'acqua  s'incanalasse  da  sé  mede- 
simo nel  Naviglio   Grande.    La    risultante    diminuita    pendenza    del    fondo 
nella  prima  tratta  di  questo  canale  fu  un    altro    buon    miglioramento    del 
suo  sistema  ,  che  se  pecca  tuttora  su  di  un  tale  riguardo ,  lo  fa   per    ec- 
cesso e  non  per  difetto.  La  fabbrica  della  chiusa  di  derivazione  sopra    il 
fondo  naturale  del  fiume  Ticino  nel  luogo  di  quella    rottura  è  stata  fon- 
data   in  acqua  e  celeremeute    eretta    in    forma    di    prisma    a    base    molto 
estesa  e  colle  facce  poco  inclinate  all'  orizzonte.  Appena  che  fu  intestata  la 
chiusa,  sulla  sua  destra,  all'  argine  del  Naviglio  Grande  ed  internata  alquanto, 
sulla  siuistra,  nel  fiume  in  direzione  obbliqua  al  filone  e  sotto  un  angolo 
acuto  colla  sponda  sinistra  superiore  del  fiume    medesimo  ,   le    acque    di 


5i 

questo  ,  trovandosi  in  quella  località  tenute  in  collo  dalla  chiusa  ,  si  av- 
viarono da  una  parte  in  maggior  copia  per  il  nuovo  incile  del  Naviglio 
Grande,  e  dall'  altra  parte  per  la  nuova  bocca  di  Pavia  che  restava  for- 
mata naturalmente  dalla  grande  apertura  lasciata  sulla  destra  del  fiume 
nella  sezione  della  chiusa.  Contemporaneamente  le  due  sponde  del  fiume 
superiori  alla  chiusa  si  sono  armate  per  lunga  tratta  con  opportuni  lavori. 
Venne  adattato  inoltre  il  terreno  a  lato  della  chiusa  e  della  nuova  bocca 
di  Pavia  a  far  1'  ufficio  di  ampio  travacatore  del  fiume,  onde  restasse  prov- 
veduto allo  sfogo  innocuo  delle  sue  massime  piene,  qualora  non  lo  aves- 
sero sufficiente  sopra  la  cresta  della  chiusa  stessa  o  attraverso  alla  bocca 
di  Pavia  o  finalmente  per  mezzo  dei  travacatori,  diversivi  e  scaricatori 
del  Naviglio  Grande.  L' esito  poi  sortito  da  tutti  questi  lavori  eseguiti  in 
breve  tempo  intorno  all'  attuale  imboccatura  del  Naviglio  Grande  non 
poteva  essere  più.  felice. 

Ripresa  quindi  la  non  interrotta  navigazione  dal  Lago  Maggiore  a  Pavia 
ed  al  Po  pel  fiume  Ticino,  riattivata  quella  dei  canali  Naviglio  Grande  e 
Naviglio  di  Bereguardo  ,  ridonate  come  prima  le  loro  acque  agli  usi  della 
irrigazione  ,  del  movimento  di  opifici  e  simili ,  è  rimasto  un  corpo  d' ac- 
qua rilevante  a  disposizione  del  Governo  nell'  accrescimento  della  portata 
del  Naviglio  Grande  ottenuto  colla  nuova  sistemazione  della  sua  imbocca- 
tura. Ciò  nou  ostante  gli  ulteriori  perfezionamenti  di  questa  grand'  opera 
del  Meda  dovevano  essere  il  frutto  di  osservazioni  e  di  esperienze  con- 
tinuate per  alcuui  anni,  onde  scoprire  meglio  per  ogni  stato  d' acque  l' in- 
dole delle  variazioni  del  fiume  Ticino  e  del  Naviglio  Grande  alla  nuova 
presa  di  questo  canale.  E  difatti  in  capo  a  qualche  anno  si  fecero  desi- 
derare parecchie  aggiunte  e  ripieghi  diretti  a  preservare  sempreppiù  il 
Naviglio  Grande  dalle  temìbili  emergenze  delle  massime  magre  e  delle 
massime  piene.  In  riguardo  al  modo  di  evitare  le  prime  si  sarebbe  potuto 
prolungare  successivamente  la  chiusa ,  ristringendo  innocuamente  la  bocca 
di  Pavia  ,  e  ciò  non  senza  ottenere  per  qualche  tempo  1'  effetto  deside- 
rato di  una  maggior  derivazione  di  acque  dal  fiume.  Ma  poi  sussistendo 
una  tendenza  del  fiume  più  verso  la  bocca  di  Pavia  che  verso  l'in-* 
cile  del  Naviglio  Grande  ,  in  proporzione  della  maggior  caduta  libera 
che  si  trova  al  piede  di  essa  ,  F  effetto  di  questi  successivi  prolunga- 
menti della  chiusa  non  poteva  essere  guari  stabile,  come  non  lo  era  mai 


52 

stato  quello  consimile  della  continua  protrazione  dello  sperone  all'  antica 
imboccatura  dello  stesso  canale;  anzi  esso  sarebbe  ben  presto  venuto  com- 
pensato da  uno  scavamento  più  e  più  maggiore  che  si  sarebbe  fatto  in- 
dispensabilmente alla  bocca  di  Pavia.  Riconosciuta  pertanto  l' insufficienza 
di  questo  ripiego,  e  reso  palese  dalle  osservazioni  del  Meda  l'errore  di 
chi  lo  avesse  rinnovato  ,  il  fondo  della  bocca  di  Pavia  al  nuovo  distacco 
del  Naviglio  Grande  dal  Ticino  venne  definitivamente  assicurato  dallo 
stesso  Meda  con  una  soglia  fìssa  detta  traversino  e  disposta  a  un  livello 
tale  che  permettesse  costantemente  la  continuazione  del  barcheggio  per 
Pavia  sul  Ticino  ,  non  che  lo  sfogo  delle  piene  di  questo  fiume  senza 
perdere  la  competenza  d'  acque  del  Naviglio  Grande  in  tempo  delle  mas- 
sime magre.  La  stessa  soglia  venne  anche  costruita  in  una  direzione  non 
continuativa  a  quella  dell'attigua  chiusa  ma  ripiegante  all'  insù  di  questa  ,  tal- 
ché l' imbocco  delle  aeque  in  canale  fosse  per  essa  maggiormente  favorito  in 
tempo  delle  dette  massime  magre.  In  riguardo  finalmente  alla  maniera  di 
schivare  i  pericoli  temuti  pei  tempi  delle  massime  piene  di  Ticino,  oltre 
all'  aumento  dei  travacatori  e  scaricatori  a  paraporli  lungo  la  linea  del  Na- 
viglio Grande,  un'altra  provvidenza  è  pur  suggerita  fin  d'allora  all'ingegno 
prestantissimo  del  nostro  Meda,  e  fu  quella  di  cavare  un  ramo  d'acqua 
nella  sponda  sinistra  superiore  del  fiume  per  farlo  sboccare  in  vicinanza 
del  nuovo  incile  del  canale  a  ribattere  all'  uopo  il  filone  della  piena  verso 
la  bocca  di  Pavia;  ma  però  il  cavo  artefatto  per  quest'  ultimo  oggetto  si 
è  forse  del  tutto  risparmiato  o  si  è  lanciato  andare  presto  in  abbandono, 
dacché  si  è  potuto  assicurarsi  della  possibilità  di  farne  «senza  col  buon 
uso  di  tutte  le  altre  opere  componenti  il  sistema  di  quella  grandiosa 
imboccatura  (i). 

Essendo  divenuto  di  questa  maniera  il  Naviglio  Grande  stabilmente 
più  pingue  di  acque,  non  ha  tardato  a  rinascere  1'  idea  di  tentare  la  co- 
struzione di  nuovi  eanali  da  quello  diramati  per  farli  servire  alla  libera  « 
continuata  navigazione  da  Milano  al  Po.  Una  delle  linee  indicate  per  que- 
st' oggetto  si  disegnava  a  quell'  epoca  da  Porla  Ticinese  di  Milano  sino 
al  Lambro  meridionale  presso  Pieve  di  Locale  ,  da  dove  per  il   letto  di 


(i)  V.   Settala.  Relaz.  elei  Nav.  Grande,  c»p.  a6  «  seg.  :  non  che  i  manoscritti  e  disegni  "Te- 
lati'?!  conservati   nel  succit,  archivio  Ferrari. 


55 
questo  fiume  e  del  canale  d' irrigazione   detto  la    Pioggia    di  S.  Augelo  si 
prolungava  sino  al  congiungimento   dei    due  Lambri    per  passare    di  là  al 
fiume  Po.   Una  seconda  liuea    proposta  in  quella    occasione  si    distaccava 
invece  dal  Naviglio   Grande    al  luogo   di  S.   Cristoforo    situato  a    qualche 
miglio  di  distanza  da  Milano ,  ed  entrando  subito  nel  Lambro  meridiona- 
le di  là  dove  questo  fiume  ha  origine,  vi  si  manteneva  sino  al  suo  sbocco  nel 
Lambro  settentrionale,  da  cui  dirigevasi  ancora  al  Po  nel  Lambro  grande. 
I  progetti  presentati  al   Governo  nel    i588  sopra  queste  linee  o  sulle  altre 
due  succennate  ,  della  traccia  dell'  antico  Naviglio  di  Pavia  esteso  sino  in 
Ticino    presso    questa    città    e    del  prolungamento  ideato  del    Naviglio   di 
Bereguardo,  furono  rimessi  successivamente  al  Magistrato  delle  acque   che 
li  diede  da  esaminare  agli  ingegneri  Lonati,  Meda  e  Bassi  coli' ordine  di 
riferire  il  proprio  sentimento  e  di  additare  il  più  convenevole  che  meritava 
la   preferenza    nell'  esecuzione.  Allora  pertanto  1'  idea  del   Canale  di  Pavia 
tornò  a  trionfare  di  tutti  i  confronti  istituiti  sopra  ogni  altra  consimile  diretta 
alla  comunicazione  per  acqua  da  Milano  al  Po;  e  siccome  questa  era  an- 
che divenuta  più  interessante   dacché  la  navigazione  dell'  Adda  formava  il 
grande    oggetto    delle    cure    e   degli   sforzi    dell'  ingegner    Meda ,    così    il 
Magistrato  delle  acque  non  ha  più  oltre  differito  di  ordinare  le  operazioni 
preliminari  e  le  pratiche  necessarie  per  avere  nelle  mani  un  qualche  pro- 
getto regolare   del  canale  da  Milano  al   Ticino  presso  Pavia. 

L'incombenza  di  soprainteudere  alla  formazione  del  progetto  fu  data 
al  Provinciale  delle  acque  Francesco  Cid  ,  coli'  ordine  di  servirsi  dell'o- 
pera di  ingegneri  della  Regia  Camera.  Fra  questi  si  trovava  nominato  a 
quell'epoca  anche  il  Meda,  che  dopo  le  prove  date  all'Adda  ed  al  Ticino 
del  suo  valore  nell'  arte  ,  non  poteva  più  essere  dal  Cid  risparmiato  in 
un  affare  d'  acque  si  importante  per  il  Milanese  come  il  Canale  di  Pavia. 
I  primi  studi  del  Meda  sul  progetto  regolare  del  Canale  di  Pavia  sono 
della  fine  dell'  anno  i5g5  ,  e  furono  diretti  principalmente  ad  assicurarsi 
della  possibilità  di  disporre  a  Milano  di  un  grosso  corpo  d'  acqua  per  il 
bisogno  del  nuovo  canale  progettato,  non  tanto  per  sostenervi  la  navigazione 
quanto  per  distribuirla  verso  Pavia  per  uso  di  irrigazione  ,  movimento  d'  o- 
pifici  e  simili.  Il  Meda  ha  pure  deciso  fin  dalle  prime  visite  alla  linea 
del  Canale  di  Pavia,  che  dall'uno  all'altro  de' suoi  estremi  vi  sarebbero 
abbisognati  in  tutto  sei  od  otto  sostegni  della  forma  da  lui  immaginata  per 


54 

il  Canale  di  Paderuo  ,  cioè  tre  o  quattro  per  arrivare  dalle  Porte  di  Milano 
a  quelle  di  Pavia  ,  ed  altrettanti  per  scendere  dal  pian  superiore  di  Pavia 
nel  basso  letto  del  Ticino.  Con  tal  numero  di  sostegni  al  Canale  di  Pavia 
i  loro  salti  non  riuscivano  così  rilevanti  e  straordinari  come  quello  poco 
dianzi  prescritto  dallo  stesso  Meda  per  il  maggior  sostegno  del  suo  Ca- 
nale di  Paderno  ;  ma  la  ragione  di  ciò  si  troverà  subito  alla  minima  ri- 
flessione delle  diverse  circostanze  dei  due  casi.  Specialmente  poi  questa 
determinazione  del  Meda  per  il  Canale  di  Pavia,  diversa  da  quella  da  lui 
presa  per  il  Canale  di  Paderno,  si  riconoscerà  fondala  in  qualche  modo 
sulla  minore  irregolarità  del  terreno  dietro  la  linea  divisata,  sulla  migliore 
condizione  del  terreno  stesso  per  la  fabbrica  degli  edifici  da  sostegno  in 
numero  maggiore,  sulla  natura  particolare  della  presa  d'acqua  che,  non 
portando  ghiaie,  non  poteva  imbarazzare  l'uso  dei  sostegni  fabbricali  verso 
l'incile  del  canale,  sull'economia  dell'acqua  per  sostenere  la  navigazione 
che  per  lo  meno  verso  lo  sbocco  del  canale  presso  Pavia  rientrava  nei 
fini  dell'architetto  incaricato  del  progetto,  e  finalmente  sull'inevitabile  scon- 
tro di  una  grande  quantità  di  piccoli  fiumi  e  torrenti,  di  canali  d'irri- 
gazione e  di  scolo  ,  le  cui  botti  diventavano  di  maggior  impegno  al  cre- 
scete  dei  salti  di   quei  sostegni   oltre  un   certo  limite. 

Appoggiata  in  seguito  dal  Magistrato  delle  acque  al  Governatore  dello 
Stalo  la  supplica  per  V  esecuzione  del  canale  a  spese  della  Regia  Came- 
ra ,  furono  ordinate  le  ulteriori  diligenze  per  la  scelta  del  miglior  partilo 
più.  corrispondente  a  tutti  i  fini  del  canale  progettato.  Anche  a  ciò  venne 
delegato  il  Provinciale  Cid  coli'  ingegnere  Meda  ;  se  non  che  a  quest'  ul- 
timo si  aggiunse  qualche  volta  per  compaguo  Francesco  Romussi  od  Ales- 
sandro Bisnati.  Il  progetto  regolare  del  Canale  di  Pavia  iu  capo  ad  uà 
anno  venne  poi  presentato  al  Magistrato  delle  acque  col  corredo  dei  ne- 
cessari rilievi,  degli  opportuni  disegni,  di  una  stima  e  di  un  capitolato 
per  il  caso  di   doversi   dare  i  lavori  ad  appalto. 

Per  offrire  qui  un'  idea  di  quel  progetto  del  Meda  ,  che  è  anche  il 
più  antico  progetto  per  il  Canale  di  Pavia  che  si  conosca  con  qualche  det- 
taglio, noi  cominceremo  dal  dire,  che  esso  in  sostanza  prescriveva  per  la 
tratta  di  canale  da  Milano  fin  verso  Pavia  di  adattare  alla  navigazione  ed 
agli  altri  usi  delle  acque  i  diversi  tronchi  di  cavo  cadenti  sulla  linea  che 
unisce  le  due  città  di  Milano   e  Pavia    e   couosciuli  sono  i  nomi  di  Navi- 


55 
ghetto  ,  Navigliaccio  e  simili.  Quindi  tali  tronchi    di  canale  dovevano  ve- 
nire sistemati    colla    pendenza    superficiale  dell'  uno    per   ogni  tremille  di 
lunghezza    all'  incirca ,  slimandosi  questa    la  caduta    ordinaria   a  simili    na- 
vigli   e    più    opportuna    nel  caso    concreto    per  una   comoda  navigazione. 
Incontrandosi  sulla  stessa  linea  in  direzione  trasversale  molti  canali  d'irri- 
gazione ed  alcuni  altri  canali  di  scolo  che  hanno  la  natura  di  fiume  o  di 
torrente ,  il  Meda  fin   dalle  prime  ebbe    cura  nel   suo    progetto  di  ridurre 
questi  ultimi  a    sottoppassare  il  nuovo  Naviglio  per  ponti-canali,  che  è  il 
mezzo  più.  sicuro  e'  più  innocuo  in  casi  cousimili.    Così    un  ponte-canale 
in  tre  archi  doveva,  secondo  lui,  operare  il  passaggio  del  Lambro  meridio- 
nale nel  suo   antico  letto  ora  occupato  da  un  ramo  di  questo   fiume  detto 
Lambretto.  Un  ponte-canale  in  due  archi   doveva    servire  per  convogliare 
le  acque  del  canale  di  scolo  Olona  ora  detto  Roggia  Colombana.   Un  poute- 
canale  in   tre  archi   doveva  pure  trovarsi    al  passaggio   del   Ticinello   a   Bi- 
nasco.   Partendo   quindi  da  questi   dati  della  direzione  del  canale,  della  pen- 
denza  del  fondo   e   del  livello  delle  soglie   superiori  alle  vòlte  dei  princi- 
pali edifici   di  ponte-canale ,    come    da    capi  saldi  a  cui  tutto  il   resto   del 
progetto   dovesse  essere  subordinato,  il  Meda  passò  a  determinare  ad  uno 
ad  uno   gli  altri   elementi  del  naviglio.    In    riguardo    alla    situazione   ed  al 
numero   preciso  dei  sostegni,  per  moderare  l'eccessiva  pendenza  del  ter- 
reno  nella  più  lunga  tratta  da  Milano  alle  Porte   di  Pavia  ,  ha   definitiva- 
mente  stabilito   il  Meda   di  erigerne   un   primo    fra    l' incile    ed   il  Lambro 
meridionale    là    dove  l'antico  Naviglietlo   di  Pavia  era  attraversato  da  ima 
chiusa  serviente  fin  d'allora  alla  diramazione  di  un  considerabile  corpo  d'ac- 
qua  diretto   al  Molino    Gandino.   Un   secondo  ne  avea  disegnato  poco   dopo 
1'  incontro  del  Ticinello  a  Binasco ,  un  terzo  presso  la   chiusa  delta  travacca 
Peregalla  verso  INivolto    ed    un    quarto    alla    travacca  Campeggi.    Gli   altri 
edifici   principali  richiesti  dal   progetto  del  Meda  si  riducevano  a  ponti   di 
pietra  ed  a  botti  sotterranee  per  non  disturbare  su  diversi  punti  della  linea 
il  preesistente    sistema  di  strade  del  paese  e  di    irrigazione   delle   campa- 
gne. Arrivalo  il   canale  verso  Pavia  ,  si  proponeva  il  Meda  di  farlo   sortire 
dall'  alveo  del    Naviglieilo    e    dirigerlo   allo    sbocco   del    Ticino  in  Po  per 
qualcuna   delle   cinque  linee   differenti  da  lui   indicate  per  buone.  La  prima 
di   queste  linee   entrava   nella  fossa  di  fortificazione  di  Pavia  a  Porta   Stoppa 
di  questa  città  e  la  seguiva  fino  in  Ticino  all'angolo  del  bastione  inferiore. 


56 
La  seconda,  dopo  essere  venuta  a  toccare  a  quella  Porta  la  città  di  Pa- 
via, piegava  a  sinistra  e  andava   a  sboccare  in   Ticino  fuori  della  spianata. 
La  terza  risvoltava  maggiormente  nello    stesso    senso    a    quella  Porta  per 
avere  lo   sbocco    del   canale  qualche  miglio  più  lontano  di  Pavia.  La  quarta 
terminava  ancora  più  in  là  alla  distanza  di  più  miglia  da  Pavia.  La  quinta 
deviava  dall'antico  Naviglietto  di  Pavia 'presso    Torre  del  Mangano  e  met- 
teva immediatamente  in  Po  sotto  lo  sbocco  di  Ticino.  Un  egual  numero  di 
quattro  sostegni  si  fissava  dal  Meda  alle  prime  quattro   di  queste  linee.  Alla 
quinta  se  le  assegnava  un  sostegno  di  più,  e  si  rimetteva  ad  ulteriori  esami 
la  precisa  situazione    delle    fabbriche  da  sostegno    cadenti  sulla  linea  che 
sarebbe  stata  prescelta.  Fra  tutte  le  accennate  cinque  direzioni,  per  discen- 
dere dalla  parte    più  elevata  del  piano    della  città  e  dintorni  di  Pavia  al 
pelo  basso  del  Ticino  e  del  Po,  trovava  però  il  Meda  la  seconda  per  la 
più  conveniente  in  fatto  di  economia,  giacché  calcolava  che  la  Regia  Ca- 
mera colla  scelta   della  medesima  avrebbe  dovuto  spendere  per  l'opera  in- 
tera la  somma  di  scudi   -y658o  ,  mentre  l'importo  per  la  quinta  delle  linee 
enumerate  sarebbe  montato  a  scudi  8i3g2.  Qui  però   dobbiamo  avvertire, 
che    volendo    formarsi  un'  idea    giusta    della    stima    fatta  dal  Meda  per  le 
opere  del  Canale   di  Pavia,  oltre    a  non  dimenticare   l'opportuno  raggua- 
glio delle  monete  e  del  diverso  valore  delle  cose,  bisognerebbe  pur  met- 
tere   in  conto  le  partite   d' oggetti  che  non    dovevano    portare  sborso  im- 
mediato  alla  Regia  Camera.    Di    questo    numero   si  è  il  valore  dei  terreni 
da  occuparsi,  che  a  quell'epoca  si  trovavano  in   gran  parte  a  disposizione 
del  Governo  dopo  1'  abbandono  del  più  antico  Naviglio  di  Pavia  e  del  Parco 
che  fu  celebre  nelle  vicinanze  di  questa  città.  Si  dica  lo  stesso  del  prezzo 
di  tutti  i    legnami    bisognevoli  che    si  volevano   prendere  ne'  boschi  della 
Regia  Camera,  e  delle  spese  di  botti  solteranee,  ponti  e  ponti-canali  che 
all'  epoca  della  redazione  di  quel    progetto  si  ritenevano    generalmente    di 
pura  spettanza  dei  privati  pei  quali  dovevano  servire.    Si  comprende  per- 
tanto che  rettificato    il  calcolo  di    stima  coli'  aggiunta    di  tutti  questi  e   di 
altri  capi  di  spesa ,  desso  sarebbe  montato  al  doppio    o    al  triplo   di  quello 
presentato  dal  Meda;    ma    in    questo    caso  probabilmente    il  pensiero  del 
Canale  di  Pavia  presso  il  Governo  di  Milano  a  quell'epoca  sarebbe  stato 
messo  subitamente  da  f>arte. 

L'accennato  progetto  del  Meda  per  il    Canale  di  Pavia,  ehe  potè  in 


57 
questo  modo  ottenere  Y  approvazione  del  Magistrato  delle  acque ,  venne 
anche  accompagnato  al  Governatore  dello  Stato  da  tutte  le  considerazioni 
che  potevano  animare  all'  esecuzione  dell'  opera  per  conto  della  Regia  Ca- 
mera e  col  metodo  dell'  appalto.  Essendo  stata  di  seguito  rappresentata 
dal  Governatore  al  Re  di  Spagna  la  costruzione  del  canale  navigabile  da 
Milano  a  Pavia  ed  al  Po  come  un'  opera  pubblica  utilissima  allo  Stato  ed 
alla  Regia  Camera,  fu  la  medesima  ordinata  per  la  prima  volta  sotto 
il  dominio  spaguuolo  con  una  real  carta  dell'anno  i5g8  (i).  Ma  come 
abbiamo  di  sopra  detto,  questa  fu  anche  l'epoca  delle  maggiori  sventure 
occorse  al  Naviglio  di  Paderno  e  che  hanno  preceduto  di  poco  la  morte 
del  bravo  ingegner  Meda,  avvenuta  appuuto  quand' ei  doveva  essere  chia- 
mato a  dirigere  l' opera  del  Canale  di  Pavia.  Aggiungeremo  ora,  che  al- 
1  epoca  di  questa  perdita  per  il  Milanese  si  unirono  e  la  circostanza  della 
mone  del  Re  di  Spagna  Filippo  11.°  e  le  conseguenti  vicende  del  governo 
civile  di  quella  provincia,  che  lasciarono  senza  effetto  per  qualche  anno  il 
sovrano  decreto  relativo  al  Canale  di  Pavia.  Capitato  poi  nel  1600  a 
governatore  dello  Stato  un  Ministro  di  Filippo  111.0  intraprendente  nella 
persona  del  Conte  De  Fuentes  ,  il  progetto  dell'  ingegner  Meda  per  il 
Canale   di  Pavia  fu  riassunto   con  vigore. 

Più  propriamente  al  principio  del  1601  fu  deciso  dal  Governatore  e 
dal  Consiglio-segreto  di  dare  esecuzione  al  disposto  della  real  carta  del 
i5g8  che  portava  la  costruzione  di  un  canale  da  Milano  a  Pavia  ed  al 
Po  specialmente  destinato  alla  navigazione.  Volendo  allora  dare  l'opera  ad 
appallo,  furono  pubblicati  dal  Magistrato  delle  acque  i  capitoli  già  com- 
pilati per  lo  stesso  oggetto  dall'ingegner  Meda,  aggiuntevi  però  delle 
generali  riserve  per  tutte  quelle  modificazioni  e  variazioni  al  progetto  che 
da  nuovi  esami  e  da  nuove  riflessioni  potevano  essere  suggerite  a  maggior 
perfezione  dell'opera  stessa.  Souo  stati  quindi  eletti  alla  dilezione  dei 
lavori  Francesco  Romussi  ed  Alessandro  Bisnati ,  ambedue  ingegneri  ca- 
merali edotti  appieno  dei  pensamenti  del  Meda  intorno  al  progetto  del 
Canale  di  Pavia,  unitamente  a  Gabrio  Busca  ingegnere  del  Re  di  Spagna, 
Tutti  e  tre  i  nominati  di  concerto  si  prepararono  a  dar  principio  alla  grande 
opera  sotto  l'amministrazione  e  la  sorveglianza  del  Magistrato  delle  acque. 

(i)  V.  questa  €arta  fra  le  snecen.  d«l  Matiglio  di  Pavia  nell'arch.  gen.  di  Guy.  in  Milano, 


58 
Per  fare  poi  precedere  all'esecuzione  dei  lavori  la  formazione  delle  idee 
ed  il  maturo  esame  del  progetto,  si  diedero  quei  direttori  a  rinnovare  tutte 
le  visite  e  tutte  le  misure  fondamentali  alla  presenza  dei  delegati  del  Ma- 
gistrato ,  e  intanto  l' impresa  posta  all'  asta  pubblica  venne  deliberata  ad 
una  compagnia  di  appaltatori ,  non  già  ad  un  sol  prezzo  determinato  per 
l'opera  intera,  ma  a  tanti  prezzi  per  ogni  unità  di  misura  convenuti  e 
fissi  pei  lavori  più  ordinari  ed  a  stima  di  periti  ad  opera  compita  per 
gli  altri  lavori  particolari. 

Venendo  ora  a  dire  delle  modificazioni  introdotte  originariamente  da 
quei  direttori  nel  progetto  del  Meda  per  il  Canale  di  Pavia,  pensarono 
primieramente  il  Romussi  ed  il  Bisnati  di  variare  la  linea  stabilita  abban- 
donando a  Binasco  il  letto  del  Navigliaccio  lambente  parallelamente  a 
destra  la  strada  maestra  da  Milano  a  Pavia  ,  e  tenendosi  invece  a  sinistra 
della  stessa  strada  fino  a  raggiungere  la  fossa  di  fortificazione  di  quest'ul- 
tima città.  La  principale  considerazione  che  indusse  quei  due  architetti  a 
proporre  una  tale  variazione  alla  linea  del  canale  fu  espressamente  quella 
di  restare  col  pelo  delle  sue  acque  d'irrigazione  geueral mente  più  rile- 
vato del  pelo  d'acqua  del  Navigliaccio  sopra  il  piano  di  campagne,  af- 
fine di  avere  uua  maggior  quantità  di  terreni  irrigabili  col  Canale  di  Pa- 
via prima  di  arrivare  al  Po.  Allora  si  oppose  bensì  il  Busca  a  questa  ri- 
soluzione de' suoi  colleghi  per  timore  che  la  spesa  dell'opera  destinata 
precipuamente  alla  sola  navigazione  dovesse  venire  accresciuta  di  troppo. 
Ma  pure  il  Magistrato  delle  acque  finì  coli'  adottarla  come  un'  utile  inno- 
vazione al  progetto  del  Meda.  Riguardo  alla  distribuzione  della  pendenza  del 
terreno  risultante  di  circa  metr.  55  ,  4^  dalle  ulteriori  più  accurate  mi- 
sure di  que' tempi,  il  Romussi  ed  il  Bisnati  andarono  similmente  d'accordo 
nel  modificare  essenzialmente  il  progetto  del  Meda  sul  Canale  di  Pavia 
per  trarre  partito  vie  maggiormente  dall'  uso  de'  sostegni  a  salto  straor- 
dinario. E  mentre  nel  progetto  del  Meda  i  peli  d'acqua  dei  principali 
canali  trasversali  alla  linea  servirono  come  tanti  capisaldi  nella  disposizione 
del  fondo  del  canal  navigabile ,  e  per  ciò  venivano  a  limitare  i  salti  dei 
sostegni ,  quei  due  ingegneri  giudicarono  tuttavia  in  complesso  più  conve- 
niente il  dipartirsi  ancor  meno  del  Meda  dalla  massima  de'  sostegni  alti 
e  pochi  di  numero.  Essi  s' immaginarono  di  poter  superare  con  bastante 
buon,  esito  gli  inconvenienti  della  intersezione  degli  stessi  principali  canali 


5g 

cadenti  sulla  linea  del  progettato  ,  anche  introducendo  in  questo  le  loro 
acque  di  piena.  L' intento  si  credette  conseguibile  coli'  uso  di  botti  sot- 
terranee e  di  scaricatori  a  paraporti.  Le  prime  avendo  all'  imboccatura  la 
cresta  del  muro  di  fronte  allo  stesso  livello  del  pelo  d' acqua  ordinario 
dei  corrispondenti  canali  trasversali  dovevano  servire  all'  innocuo  passaggio 
delle  loro  acque  nella  maggior  parte  dell'anno,  e  permettere  che  nel 
tempo  delle  piene  si  introducessero  nel  canale  navigabile  le  acque  esu- 
beranti che  si  presentavano  al  passaggio  in  un  livello  superiore  a  quella 
cresta.  I  secondi  poi  venendo  praticati  lungo  la  sponda  opposta,  ed  ivi 
trovandosi  le  sboccature  delle  botti  e  dei  ponti-canali  susseguite  da  bassi 
alvei  di  più  o  meno  capacità  ,  avrebbero  dato  sfogo  alle  acque  estranee 
introdotte  nel  naviglio.  Un  tale  ripiego  sembrava  specialmente  indispen- 
sabile all'  incontro  dei  canali  detti  Pioggia  Colombana  ,  Rozzolone  e  Tici- 
nello,  mentre  per  riguardo  al  Lambro  meridionale,  inalveando  questo 
fiume  di  nuovo  più  verso  Milano  che  non  lo  fosse  allora  ,  si  rendeva  per 
esso  possibile  e  conveniente  la  costruzione  di  un  ampio  ponte-canale. 

Adottate  una  volta  queste  massime  dal  Romussi  e  dal  Bisnati ,  non  si 
poteva  più  temere  dai  medesimi  di  distribuire  sulla  tratta  di  canale  da 
Milano  alle  mura  di  Pavia  due  soli  sostegni  invece  dei  quattro  prescritti 
dal  Meda.  Quindi  si  è  passato  da  essi  a  fissare  il  collocamento  del  primo 
sostegno  del  canale  poco  dissopra  dell'  antico  alveo  abbandonato  del  Lam- 
bro meridionale  a  due  miglia  circa  da  Milano,  ed  a  marcare  la  situazione 
del  secondo  sostegno  presso  il  paese  di  Torre  del  Mangano  ,  a  cinque 
miglia  di  distanza  da  Pavia.  Pùtenendosi  ancora  la  misura  dell'  uno  sul  tre- 
mille  di  lunghezza  per  il  massimo  della  pendenza  da  darsi  al  canale  nella 
sua  linea  di  navigazione,  si  è  stabilito  da  quei  due  direttori  di  sistemarvi 
il  fondo  dei  differenti  tronchi  in  una  effettiva  maggior  pendenza.  Dando 
finalmente  un  salto  di  circa  metr.  8  al  sostegno  al  Lambro  ed  un  salto 
consimile  al  sostegno  di  Torre  del  Mangano,  si  veniva  a  consumare  tutta 
la  eccessiva  declività  nella  lunga  tratta  di  terreno  dal  pian  iuferiore  di 
Milano  al  pian  superiore  di  Pavia. 

Tale  è  la  distribuzione  di  pendenze  al  Canale  di  Pavia  prescelta  in  al- 
lora dal  Romussi  e  dal  Bisnati.  Con  essa  si  credeva  di  soddisfare  a  tutti 
i  fiui  del  canale  ordinato,  e  di  disporlo  specialmente  a  ricevere  un  grosso 
corpo  d'acqua  all'incile  sotto    una    moderata    altezza  e  ad    accrescerlo  al 

io 


6o 
bisogno  per  istrada  con  diramazioni  del  Lambro  ,  del  Ticinello  e  di  altri 
pubblici  canali  sparsi  sulla  linea.  Bisogna  però  dire  a  questo  riguardo  che 
il  Busca  pensasse  un  po'  diversamente  dagli  altri  suoi  compagni  anche 
sul  punto  del  numero  preciso  dei  sostegni  da  collocarsi  sul  canale  fra 
Milano  e  Pavia.  Troviamo  difatti  che  egli,  ritenuta  la  convenienza  di  erigere 
un  sostegno  presso  al  Lambro,  ne  propose  un  altro  da  costruirsi  superior- 
mente a  quello  e  verso  Milano  per  ottenere  da  esso  alcuni  vantaggi  e  se- 
gnatamente quello  di  evitare  la  spesa  di  forti  arginature  richiesta  dall'idea 
di  un  sol  tronco  di  canale  da  Milano  al  Lambro,  Ma  spettando  al  Magistrato 
delle  acque  lo  scegliere  fra  i  due  partiti  offerti ,  in  quest'  altra  divergenza  di 
opiuioni  fra  i  direttori  deli'  opera  venne  daia  ancora  la  preferenza  a  quella 
sostenuta  dagli  ingegneri  Romussi  e  Bisnati ,  e  fu  loro  ordinato  di  far  in- 
traprendere i  lavori  dietro  il  piano  proposto  e  nell'  ipotesi  di  un  sosteguo 
al    Lambro    e   di  un  secondo  a   Torre  del  Maugano. 

Ottenuta  che  si  ebbe  una  tale  decisione,  si  sono  subito  posti  in  attua- 
lità di  costruzione  al  Canale  di  Pavia:  i.°  i  lavori  per  la  formazione  della 
darsena  o  laghetto  fuori  di  Porta  Ticinese  a  Milano  davanti  all'  incile  di 
questo  canale  ;  2"  il  ponte  di  pietra  all'incile  stesso;  3.°  le  scavazioni  ed 
arginature  necessarie  per  l' adattamento  del  primo  tronco  di  canale  da 
Milano  al  Lambro  ;  4«"  il  ponte-canale  in  due  grandi  archi  di  pietra  al 
luogo  fissato  sulla  linea  per  l'intersezione  dell'alveo  del  Lambro;  5.°  il 
primo  e  grandioso  sostegno  disegnato  sulla  linea  di  sotto  appena  del  detto 
ponte-canale. 

Per  far  procedere  poi  regolarmente  l' opera  di  tal  maniera  intrapresa 
sarebbe  stato  desiderabile  che  le  somministrazioni  di  danaro  per  parte  del 
Governo  fossero  riuscite  sicure  e  pronte  ,  a  norma  delle  convenzioni  sti- 
pulate cogli  appaltatori.  A  quest'  effetto  si  è  proposto  e  concesso  di  ser- 
virsi di  tutte  le  entrate  della  Camera  straordinaria  dello  Stato,  la  quale 
comprendeva  specialmetne  i  redditi  dei  pubblici  canali  di  irrigazione  e 
navigazione  del  Milanese.  Fu  inoltre  offerto  al  Governo  di  prendere  da- 
nari ad  interesse  sopra  le  stesse  entrate ,  e  di  vendere  a  pagamento  an- 
ticipato le  acque  del  canale  progettato  disponibili  per  irrigazioni  o  per 
altri  usi.  Qualche  reddito  privato  sopra  l'introito  della  Camera  straordina- 
ria si  è  realmente  istituito  all' 8  per  100  liberabile  ,  come  pure  si  è  ven- 
duto  ai  privali  qualche  corpo   d'acqua  di  quella   destinala  al  Canale  di  Pa- 


Gì 

via.  Ma  con  tali  mezzi  per  far  danari  da  impiegarsi  nella  costruzione  del 
Canale  di  Pavia,  avendo  dovuto  lo  stesso  Governo  soddisfare  contempo- 
raneamente ad  altri  impegni ,  si  è  ben  presto  dichiarato  impotente  a  so- 
stenere le  spese  della  grand'  opera.  Allora  si  ebbe  nuovamente  ricorso 
all'  idea  di  una  contribuzione  straordinaria,  da  imporsi  appositamente  sopra 
i  terreni  ed  abitati  più  vicini  alla  linea  del  canale  da  costruirsi.  E  men- 
tre per  l' addietro  sì  ingiusta  tassa  era  sempre  slata  ad  arte  schivata  dai 
rappresentanti  delle  due  città  di  Milano  e  di  Pavia ,  questa  volta  si  trovò 
vicina  a  ricevere  la  forza  di  legge;  e  probabilmente  l'avrebbe  ricevuta 
se  trattandosi  di  pubblicare  il  decreto  relativo  non  ne  avessero  traspi- 
rato il  contenuto  i  principali  interessati.  Questi  ,  radunati  a  Binasco  per 
deliberare  sui  mezzi  di  opporsi  alla  disposizione  che  andava  a  colpirli, 
hanno  prontamente  presentato  al  Magistrato  delle  acque  un  loro  memo- 
riale a  stampa,  in  cui  per  ottenere  la  sospensione  del  temuto  decreto 
esponevano  con  forti  colori  le  ragioni  che  militavano  in  favore  del  loro 
assunto.  La  conseguenza  di  questo  modo  d'agire  si  fu,  che  quella  tassa 
speciale  non  è  stata  altrimenti  ordinata,  e  si  è  deposto  per  la  terza  volta 
lo  strano  pensiero  di  addossare  le  spese  di  un  canale  risguardante  il  com- 
mercio dello  Stato  intero,  e  specialmente  le  rendite  della  Regia  Camera,  ai 
possessori  dei  terreni  o  laterali  o  per  poche  miglia  adiacenti  alla  sua 
linea. 

Arrivata  la  fine  del  primo  anno  di  lavori  (1601),  in  mezzo  a  queste 
strettezze  di  mezzi  economici  si  trovavano  ultimati  i  travagli  della  darsena 
o  del  ponte  di  pietra  all'incile  del  cauale  ,  ed  era  molto  inoltrata  l'esecu- 
zione della  tratta  di  canale  dall'incile   sino  al  Lambro. 

Nel  1602  si  attese  a  continuare  l' escavazione  del  canale  da  Milano 
verso  Bin-isco ,  ed  a  mettere  mano  alla  fondazione  del  sostegno  e  del 
ponte-canale  al  Lambro.  Alla  stessa  epoca  si  è  trattato  di  attivare  i  la- 
vori anche  dal  Ticino  verso  Binasco  ,  e  specialmente  si  è  proposto  di  fab- 
bricare fin  d' allora  l' ultimo  sostegno  del  canale  in  vicinanza  dello  sbocco 
per  il  motivo  di  approfittare  di  una  magra  straordinaria  avvenuta  al  Ticino. 
La  poca  quantità  però  del  numerario  spedito  dal  Governo  in  quell'  anno 
per  l'oggetto  del  Canale  di  Pavia  nou  solo  risparmiò  quest'edifìcio  ed 
ogni  altro  lavoro  verso  lo  sbocco,  ma  vi  rallentò  anche  i  lavori  intrapresi 
verso  l'incile  e  segnatamente  quelli  al    Lambro  nel  momento  appunto  ia 


62 

<cui  si  trovavano  nel  maggior  bisogno  di  essere  spinti  con  velocità.  Di 
qui  è  che  sulla  fine  di  quel  secondo  anno  dei  lavori  regnava  già  il  dis- 
ordine in  tutti  gli  appalti  delle  opere  incominciate  al  Canal  di  Pavia  per 
mancanza  di  pagamento  a  pronti  contanti.  Ciò  non  ostante  a  tale  epoca 
nou  sì  viveva  ancora  senza  fiducia  di  vedere  1'  opera  condotta  presto  al 
suo  termine  ,  come  lo  mostra  la  risoluzione  del  Magistrato  delle  acque  , 
di  far  adattare  alla  meglio  in  quello  stesso  anno  1'  alveo  del  canale  nella 
tratta  dall'incile  al  Lambro,  di  introdurvi  l' acqua  disponibile  diramata  dal 
Naviglio  Grande  ,  di  allestire  un  magnifico  bucentoro  e  di  condurre  con 
questo  all'esperimento  di  quel  primo  pezzo  di  canale  il  Governatore  spa- 
gnuolo  seguito  da  numeroso  corteggio,  onde  vieppiù  animarlo  a  sostenere 
l'assunto  impegno  colla  somministrazione  dei  mezzi  economici.  Per  tra- 
mandare sino  a  noi  la  memoria  di  una  tale  funzione,  venne  anche  eretto 
in  quell'  occasione  il  monumento  di  pietra  che  s' incontra  sopra  il  succen- 
nato  ponte  all'  imboccatura  del  canale  ,  detto  posteriormente  il  ponte  del 
Trofeo.  Ma  ora  questo  trofeo  dedicato  a  Filippo  111,°  ed  al  Conte  De 
Fuentes  non  può  servire  cbe  a  rammentarci  colla  sua  iscrizione  la  solenne 
menzogna,  che  sotto  il  dominio  spagnuolo  aveva  qualificalo  l'esperimento 
di  un  sol  tronco  di  canale  da  Milano  verso  Pavia  per  la  tanto  desiderata 
apertura  della  navigazione   da  Milano  al  Po. 

In  tutto  l'anno  i6o5  i  lavori  al  Canale  di  Pavia  continuarono  sebben 
lentamente  in  proporzione  delle  somministrazioni  di  danaro  ottenute  dal 
Governo.  Verso  l' incile  specialmente  fu  aggiunto  ai  primi  lavori  una  mu- 
ratura di  due  sponde  di  pietra  viva  per  una  lunghezza  di  circa  metri  56, 
avente  all'  estremità  inferiore  un  ordine  di  porte  insteccate  amovibili  e  mu- 
nite dei  soliti  uscioli  per  1'  efflusso  dell'  acqua  in  canale  nel  tempo  che 
esse  porte  venissero  richiuse  ;  e  ciò  per  servire  a  tutti  i  bisogni  inerenti 
alle  particolari  circostanze   della  presa   d'acqua  del  Cauale   di  Pavia. 

Al  principio  del  1604  il  progresso  dei  lavori  al  Canale  di  Pavia  an- 
dava sempre  più  rallentando  in  causa  dei  ritardi  de'  pagamenti ,  che  non 
venivano  spediti  dal  Governo  ;  ma  sulla  fine  di  quell'  anno  si  arrivò  ad 
ottenere  qualch'  altra  somma  di  danaro  da  impiegarsi  neh'  impresa  del 
canale  medesimo.  Essendo  poi  stato  deciso  alla  stessa  epoca  che  spet- 
tava alla  Regia  Camera  1'  obbligo  di  farvi  eseguire  le  bolli  sotterranee  pel 
passaggio  delle  acque  trasversali  alla  linea,  e   non   già  ai  privati    proprie- 


63 
tari  delle  stesse  acque,  come  dapprima  si  era  creduto,  gli  sforzi  comuni 
della  Direzione  dei  lavori  e  degli  appaltatori  al  Canale  di  Pavia  si  ri- 
volsero ad  abbracciare  anche  quest'  altro  oggetto  ,  ed  alcune  botti  vennero 
immediatamente  intraprese  sulla  tratta  di  linea  dal  Lambro  a  Torre  del 
Mangano. 

Nel  i6o5  le  opere  in  muro  del  sostegno  al  Lambro  vennero  portate 
ad  un  grado  più  prossimo  a  perfezione,  nel  mentre  che  si  continuava  l'uso 
del  nuovo  canale  per  la  navigazione  nella  tratta  superiore  dal  Lambro  a 
Milano.  Contemporaneamente  fu  adattato  l'alveo  del  canale  nella  tratta 
inferiore  fino  ad  Annone.  La  costruzione  delle  botti  sotterranee  fu  prose- 
guita a  passi  piuttosto  veloci,  ed  i  lavori  per  la  fabbrica  del  ponte  di  pie- 
tra all'ingresso  nel  villaggio  di  Binasco  furono  iucominciati  ,  finche  al 
cadere  di  quell'  anno  islesso  ,  non  vedendo  gli  appaltatori  del  canale  sod- 
disfatte le  promesse  dei  pagamenti  ai  tempi  convenuti,  hanno  cessato  da 
ogni  lavoro,  ed  hanno  subitamente  intimata  la  lite  al  Magistrato  delle  acque 
per  1'  indennizzo  dei  loro   danni. 

Nel  1606  il  Magistrato  delle  acque  ha  rinnovate  di  tempo  in  tempo 
le  sue  istanze  al  Governo  per  conseguire  nuovo  danaro  da  destinare  alla 
continuazione  dei  lavori  intrapresi  ;  ma  non  essendosi  più  allora  riuscito 
nell'  intento,  è  nata  l'idea  di  abbandonare  la  città  di  Pavia  colla  linea  del 
canale ,  e  di  rendere  di  qualche  utilità  i  lavori  già  fatti  verso  Milano  col 
risvoltare  il  canale  a  sinistra  dissotto  del  sostegno  al  Lambro  per  farlo 
sboccare  nel  Lambro  stesso ,  il  cui  letto  si  credeva  facilmente  riducìbile 
all'uso  di  navigazione  per  lunga  tratta  verso  il  Po.  A  quell'  epoca  però 
non  è  stata  presa  veruna  determinazione  intorno  a  simile  oggetto,  e  nem- 
meno i  lavori  sulla  direzione  di  Pavia  furono  avanzati  di  un  grado  notabile  -, 
nei  successivi  anni  1607  e  1608  essi  restarono  come  stazionari  al  grado 
cui  vennero  portati  negli  anni  precedenti.  L'unica  opera  nuova,  che 
in  tale  frattempo  sia  stata  realmente  aggiunta  alle  succennate  del  Cauale 
di  Pavia ,  è  forse  1'  ordine  di  porte  insteccate  stabilito  al  luogo  detto  fin 
d'  allora  Conchetta  per  mantenere  invariabile  il  pelo  d'  acqua  davanti  la 
bocca  di  diramazione  dell'antica  Roggia  Carlesca  diretta  al  Molino  Gan- 
dino  ,  anche  durante  1'  uso  dei  sostegni  per  la  navigazione.  Le  cure  del 
Magistrato  delle  acque  in  quegli  anni  per  avere  una  qualche  nuova  risorsa 
di  danaro  nell'  impresa  del   Canale   di  Pavia    arrivarono    fiuo  a    suggerire 


64 
e  ad  ottenere  il  decreto  per  la  costruzione  di  molte  botti  dianzi  ideate  $ 
togliere  di  mezzo  moki  abusi  risguardanti  1'  economia  delle  acque  pubbli- 
che del  Milanese  ,  affine  di  poter  vendere  poscia  le  acque  residue  a  pro- 
fitto dell'  amministrazione  del  nuovo  canale.  Non  fu  nemmeno  del  tutto 
vano  l'invito  ad  un  concorso  nelle  spese  del  canale  fatto  per  cura  del 
Governo  a  molte  altre  province  italiane  che  entravano  ancora ,  come  il 
Blilanese,  a  formar  parte  del  Ducato  di  Milauo  e  che  vi  erano  in  qualche 
modo  interessate.  Ma  appunto  quando  si  ebbe  la  certezza  di  possedere  i 
mezzi  economici  più  necessari  per  ordinare  la  più,  rapida  continuazione 
dei  lavori  al  Canale  di  Pavia ,  gli  oppositori  al  progetto  iu  corso ,  che 
non  mancano  mai  in  simili  occasioni  ,  furono  subito  in  campo  colla  pre- 
tesa di  avervi  scoperti  rilevanti  difetti  e  colla  risoluzione  di  fare  i  mag- 
giori sforzi  per  la  sospensione  di  un'  opera  che  essi  avevano  già  senten- 
ziata per  fallata  ne' suoi  principj  e  che  come  tale  continuavano  a  procla- 
mare in  pubblico. 

A  questo  riguardo  merita  primieramente  di  essere  qui  riferita  la  circo- 
stanza che  fin  dal  cadere  dell'anno  1601  ,  trovandosi  in  patria  reduce  dal 
servizio  del  Re  di  Spagna  l'ingegnere  milanese  Gio.  Francesco  Sitoui,  venne 
questi  incaricato  dal  Governatore  De  Fuentes  di  recarsi  in  visita  de'  lavori 
del  Canale  di  Pavia  e  di  riferire  il  suo  sentimento  sul  loro  progetto.  Ciò 
offrì  materia  al  Sitoni  di  fare  una  quantità  di  osservazioni  contro  i  prin- 
cipj seguiti  dal  Bisnati  e  dagli  altri  ingegneri  nel  progetto  del  canale,  e 
gli  forni  occasione  di  proporre  l' idea  di  un  suo  particolare  progetto  per 
il  Canale  di  Pavia  differente  in  molli  punti  anche  da  quello  del  Meda. 
Così  circa  alla  scelta  del  luogo  dello  sbocco  si  consigliava  dal  Sitoni  ,  o 
di  restare  col  canale  entro  lo  scolo  inferiormente  susseguente  all'  edificio 
detto  trabacca  di  Campeggi  e  che  termina  in  Ticino  di  sopra  del  Ponte 
di  Pavia  ,  o  di  voltarsi  col  canale  a  sinistra  della  travacca  di  Campeggi 
per  arrivare  in  quel  fiume  di  sotto  del  Ponte  e  con  un  sol  rettifilo  senza 
avvicinarsi  alle  porte  della  città  e  senza  assecondare  minimamente  i  ri- 
svolti delle  sue  mura.  Circa  al  salto  ,  numero  e  collocamento  de'  sostegni 
il  Sitoni  si  dichiarò  sfavorevolmente  prevenuto  contro  la  massima  in  allora 
di  fresco  dominante  nel  Milanese,  di  fare  cioè  i  sostegni  di  salto  straor- 
dinario per  diminuirli  in  numero.  Stabilita  poi  per  cardine  principale  del  suo 
progetto  l'idea  del  Meda,  di  passare  per  ponte-canale  sopra  la  Colombana,, 


65 
il  Rozzolone  ed  il  Ticinello,  come  sopra  il  Lambro ,  riteneva  Sitoni  di  po- 
tere ciò  combinare  colla  fabbrica  di  due  sostegni  tra  Milano  ed  il  Lambro, 
di  un  terzo  a  Binasco  e  di  tre  altri  fra  Binasco  e  Campeggi  verso  Pavia. 
Indirizzato  cbe  fu  il  rapporto  Sitoni  al  Governatore  ,  per  mezzo  del  Ma- 
gistrato delle  acque  è  anche  stato  comunicato  agli  ingegneri  direttori  dei 
lavori.  Questi  dal  canto  loro  non  tardarono  a  rispondere  di  corami  con- 
certo e  in  una  maniera  franca  e  vittoriosa  a  tutte  le  obbiezioni  nel  mede- 
simo  rapporto   contenute. 

Successivamente  i   dispareri  sul  merito   del  progetto  adottato    si   erano 
manifestati  fra  le  persone  dell'arte  in  tutto  lo  Stato,   ed  erano   arrivati  a  far 
prevalere  nel  pubblico  l'idea  che  l'opera  del  Canale  di  Pavia  fosse  veramente 
sbagliata  nelle  sue  massime  e  dubbia  nella  riuscita.  Le  voci  sfavorevoli  sparse 
in   questo  senso  avevano  facilmente  ottenuto  il  suffragio    della   moltitudine 
inclinala  a   crederle   dalla   circostanza   di  vedervi   ad   ogni  tratto   i  lavori  in- 
terrotti ;   ed  il  pregiudizio   popolare  ,   una  volta   formato  ,   ha    imposto   agli 
stessi  uomini  in  carica,  da  cui  dipendeva  la  continuazione   ed  il  buon  pro- 
gresso dell'opera.  Così  troviamo  che  il  fiscale  Calenli  aveva  rinnovate  in  una 
apposita  relazione  al  Magistrato  tutte  le  obbiezioni  fatte  in  quegli  anni  dalle, 
persone   dell  arte   al  progetto  in  corso.  Un  libello  poi   di   autore    anonimo 
aveva  diffuso  specialmente  il  timore,  che  il   Canale  di   Pavia  sarebbesi  in- 
contrato in  sì   larghi   strali   di   ghiaia   nell'  escavazione   del  suo  letto,  da  per- 
dervi per   filtrazione   tutta  1'  acqua   che   si  potesse  in  esso  introdurre.  L' in- 
gegnere Rinaldi  finalmente  si  era  distinto    colle    sue    animosità  non  meno 
al    Canale   di  Pavia  che  al   Canale   di    Paderno ,  come  si  può    vedere   ne' 
suoi   opuscoli    pubblicati   a   quell'epoca   in   Milano  per  le   stampe.    Gli    in- 
gegneri  direttori  dei    lavori  si  accordarono  in   sulle  prime  nel  non  rispon- 
dere  a  simili  oppositori,  e  si  limitarono   a  dichiarare  i  libelli  sparsi  in  pub- 
blico sul  loro  progetto  del   Canale  di  Pavia  come   fatti    senza    cognizione 
di  causa.  11  grido   essendosi  però  reso   generale,  e   gli  oppositori  essendo 
riusciti  a  mettere  in   diffidenza  nuovamente   tanto  il  Magistrato  delle  acque 
che  il  Governatore  dello  Stalo,  era  diveuuta  talmente  critica  la  situazione  del 
Busca,  del  Romussi  e  del  Bisnali,  che  i  primi  due, rinunciando  volontariamente 
alla  gloria  della  direzione   del   canale ,  stimarono  più  prudente  consiglio  il 
ritirarsi  da  essa  per  lasciare  al  solo  Bisnati  il  peso  di  sostenere  un  progetto 
che  alla   sua  influenza  apparteneva  per  la  maggior  parte.  Il  Bisnali  ottenne 


66 
in  seguito  per  compagno  nella  direzione  dei  lavori  il  suo  amico  sunnominato 
Ercole   Turate,   altro   celebre  ingegnere   e  pittore  milanese   di  que' tempi , 
allievo   di  Martin   Bassi.  Uniti  insieme  il  Bisnati    ed  il    Turate    determina- 
rono di    rompere    in  faccia  al    pubblico    quel    silenzio ,  che    era  divenuto 
dannoso  al  buon  nome  dei  direttori  dell'  opera  ed  al  più  rapido  progresso 
de' suoi    lavori.    Comparve     quindi    la    loro    dettagliata   relazione  in    difesa 
del  progetto  in  corso  al   Canale  di  Pavia,  e  fu  indirizzata  nel   1604  al  Ma- 
gistrato  delle  acque.   Gli  oppositori  per  altro  negli  anni  successivi  non  de- 
sistettero  dallo   spargere  i  loro-  dubbi  e  le  sinistre  voci  siili'  esito   del  ca- 
nale in  costruzione ,  cosicché  il  Magistrato  delle  acque  ebbe    ad  ordinare 
nuova  visita  ai  lavori  e  nuovo   esame  del  progetto  coli'  intervento  dei  Pro- 
vinciali delle   acque  ,  degli  ingegneri  direttori   dei     lavori ,    dei    principali 
oppositori  e  del  gesuita  Agostino  Spernazzati ,  che  è  uno  dei    primi  frati 
professori  che  sia  stato   chiamato   dal   Governo   a  metter  mano  negli  affari 
d'  acque  del  Milanese.  Dal  risultato  di  quella  visita  eseguita   nel    1609  ^ 
Magistrato  delle  acque  ed  il  Governatore    hanno   potuto   riconoscere   pie- 
namente  1'  indole    delle    falsità    spacciale,    e  ciò  tanto    più  che  gli  inge- 
gneri   direttori  del  canale  non  hanno  tralasciato  nella  stessa  occasione   di 
dare  col  livello  aila    mano    una    solenne  mentita   specialmente    alla    voci- 
ferazione   che    aveva    preso  più  piede  j  cioè ,  che   la    pendenza   assegnata 
al  tronco  di  canale  ultimato  da  Milano  al  Lambro  fosse  soverchia  per  modo 
da  non  potervisi  sostenere  una  comoda  navigazione  con  il  corpo  d'acqua 
disponibile  e  fissato  da  condursi  a  Milano  alla  presa  del  Canal  di  Pavia. 
Venne  pertanto  con   quella  visita  riconfermata  1'  approvazione  del  progetto 
in  corso  al  Canal  di  Pavia  per  tutta  la  tratta  da  Milano  a  Torre  del  Man- 
gano ;  ma  da  questo  punto  in  avanti  esso  venne  allora  modificato  col  fis- 
sare iu  massima  la  costruzione  di  un  terzo  sostegno  del  canale    prima  di 
arrivare  a  Pavia,  a  diminuzione   del  salto  del  secondo  fissato  a  Torre  del 
Mangano.  Un'  altra    modificazione   fu    recata  al   progetto  col  disegnare  lo 
sbocco    del    canale  iu  Ticino,  auzicchè  nella  fossa  o  nella  spianata    sotto 
il  bastione  inferiore  di  Pavia  ,    nella  cortina    superiore  a  questo    bastione 
per  averlo  in  quel  punto  in    una  sezione  di  fiume  stabilito  ed  inalterabile 
col  filone  in  direzione  opportunissima ,  perchè  prossima  alla  sponda  dello 
sbocco  stesso,  e  per  godervi  a  un  tempo  il  comodo  di  una  specie  di  darsena 
formata  dallo  sporto  dei  due  bastioni  laterali  alla  cortina. 


6n 
Appianate  così  le  principali  difficoltà  che  impedirono  allora  per  qual- 
che anno  di  veder  ripresi  con  energia  e  continuati  verso  il  loro  termine 
i  lavori  del  Canale  di  Pavia,  sopravvenne  nel  1610  la  morte  del  Conte 
De  Fuentes  a  cambiare  a  un  tratto  le  circostanze  dell'impresa,  che  restò 
esposta  a  nuovi  ritardi  e  a  nuove  eventualità  sfavorevoli.  Difatti  verso  la 
fine  dello  stesso  anno  161  o  e  in  occasione  che  il  Magistrato  delle  acque 
dimandava  il  permesso  al  Consiglio-segreto  di  vendere  parte  del  terreno 
rimasto  fuori  d'uso  sulla  linea  dei  lavori,  venne  ordinata  agli  ingegneri 
direttori  una  distinta  e  compiuta  relazione  dello  stato  nel  quale  si  trovava  il 
Naviglio  di  Pavia.  Dovevano  esservi  iu  questo  rapporto  tanto  una  ragio- 
nata dichiarazione  del  come  1'  opera  sin  allora  eseguita  fosse  ritenuta  per 
buona  ed  accertata,  o  se  vi  fossero  difficoltà  d'arte  insuperabili  nel  per- 
fezionarla, quanto  un  prospetto  dei  danari  spesi  dalla  Regia  Camera,  non 
che  di  quelli  che  le  restavano  a  spendere  per  soddisfare  ai  debiti  già  con- 
tralti e  per  condurre  1'  opera  sino  alla  sua  ultimazione. 

Essendo  poi  stata  compilata  nei  primi  mesi  del  161 1  la  relazione  con- 
tenente tutte  queste  notizie  ,  fu  essa  presentala  al  Contestabile  di  Castiglia 
ritornato  allora  al  governo  del  Ducato  di  Milano  per  successore  al  Conte 
De  Fuentes  dopo  di  esserne  stato  il  suo  antecessore  nella  stessa  carica  prima 
del  1600.  In  tale  circostanza  il  sistema  di  costruzione  adottato  da  quegli 
ingegneri  per  il  Canale  di  Pavia  vi  era  dichiarato  con  tutte  le  ragioni 
che  militavano  a  suo  favore.  Le  opportune  risposte  alle  opposizioni  in- 
contrate non  vi  erano  trascurate.  Il  rendiconto  delle  spese  dava  per  ri- 
sultato che  si  erano  consunti  sin  allora  scudi  iii45o,  e  che  compresi  i 
debiti  da  pagarsi  rimanevano  alla  Regia  Camera  scudi  ii4^o5  di  spesa 
necessaria  per  condurre  il  canale  almeno  fincn  alle  Porte  di  Pavia ,  diri- 
gendosi ivi  il  residuo  delle  acque  a  comodo  e  benefizio  di  questa  città,  del 
suo  Castello  e  dell'attigua  Fonderia.  Ma  non  ostante  tutte  queste  giustifi- 
cazioni e  restrizioni  di  desiderj  un  decreto  del  28  agosto  dello  stesso 
anno  161 1  ordinò  definitivamente  l'abbandono  dei  lavori  sospesi  al  Ca- 
nale di  Pavia  per  l'espresso  motivo  che  la  Regia  Camera  volendo  soddisfare 
agli  altri  suoi  impegni  non  si  trovava  più  in  grado  di  farli  ultimare.  Ed 
ecco  come  per  ragioni  d' economia  non  si  è  potuto,  nemmeno  per  poco 
tempo,  veder  finito  il  Canale  di  Pavia  de'  tempi  del  dominio  spagnuolo.  Il 
suo   grandioso  sostegno  intrapreso  iu   vicinanza  al    Lambro    meridionale  vi 

1 1 


68 
è  stato  abbandonato  a  costruzione  molto  avanzata,  ma  non  ancora  ultima- 
la ;  per  cui  non  si  è  potuto  ne  metterlo   alla  prova  uè  usarlo,  indipenden- 
temente  dalla  continuazione  del  canale.  Le  denominazioni  poi  di  Naviglio 
fallato  e  di   Conca  fallata  ,  che  vennero   occasionate    al    Canale  di  Pavia 
ed  al  suo  primo  sostegno  dalle  surriferite  vociferazioni,  sono  andate  sempre 
più  accreditandosi  presso  il  volgo    dalla  circostanza  di  vedervi  ogni  lavoro 
abbandonato  dopo  di  avervi  rifuse  considerabili  somme  nell'  intraprenderli. 
Posteriormente  i  debiti  contratti  dalla  Regia  Camera  in  causa  del  Na- 
viglio  di  Pavia  e  delle  sue    opere  iutraprese  ,  che    restavano    fuori    d' uso 
per  motivi  estranei  al  merito   della  loro  struttura  ,  venuero  estinti  in  gran 
parte  colla  vendita  di  acque,  destinate  a  formar  il  corpo  della  sua  presa 
a  Milano,  e  di  materiali  di  costruzione  preparali  lungo  la  linea  da  Milano 
a  Pavia  per  la  continuazione  dell'  impresa.  D'  allora  in   poi  anche  il   pezzo 
di  canale  che   era  stato   finito  in  mi  sol  tronco    da  Milano  al    Lambro  e 
gli  altri  successivi,  che   erano  stati   scavati  verso  Pavia,  vennero  a  poco   a 
poco   ridonali  al  semplice  uso   di  canali  di  irrigazione    o   alla  dispensa  per 
movimento   d'  opifici  dei  privati  ;   sicché  riuscì  imitile  pei  secoli   posteriori 
la  maggior  parte  delle  spese  fatte  intorno  al  Canale  di  Pavia  sul  principio 
del  decimosettimo. 

Giovan-Paolo  Bisnati ,  figlio  di  Alessandro  ,  ed  altri  ingegneri  came- 
rali di  quel  secolo  non  tralasciarono,  appena  che  le  circostanze  si  presen- 
tarono meno  sfavorevoli  ,  di  eccitare  il  Magistrato  delle  acque  ed  il  Go- 
verno di  Milano  a  riprendere  i  lavori  per  costruire  il  Naviglio  di  Pavia. 
Nell'anno  i63-y  si  è  anche  arrivato  a  far  istituire  una  Giunta  governativa 
incaricata  di  esaminare  quest'  importante  oggelto.  Tale  Giunta  si  è  occu- 
pata di  riandare  tutte  le  vicende  anteriori  dei  progetti  e  dei  tentativi  ese- 
guiti sul  proposito  ;  essa  ha  inoltre  spedito  un  suo  membro  nella  persona 
del  Conte  Onofrio  Castelli  a  visitare  la  località,  ed  ha  delegato  questo 
Provinciale  delle  acque  a  fare  un  rapporto  sul  più  convenevole  partito  da 
prendersi.  Sottoposte  le  proposizioni  del  Castelli  più  specialmente  all'esame 
di  .una  commissione  di  periti ,  composta  del  frate  Camassa  professore 
nelle  pubbliche  scuole  e  di  ingegneri  camerali,  venne  prolungata  la  discus- 
sione d' una  in  altra  seduta  per  qualche  mese  e  poi  interrotta  per  vari 
anni,  finche  nel  16^6  una  compagnia  d' intraprenditori  dimandò  al  Go- 
verno di  essere,  per  un   determinato  tempo,  investila  come  proprietaria  dei 


canali  navigabili  del  Milanese  colla  condizione  di  restituirli  accresciuti  del 
Canale  di  Pavia  e  colla  promessa  di  riattivarne  immediatamente  i  lavori 
sospesi  nel  1611.  Allora  furono  per  cura  del  Magistrato  delle  acque  in- 
tavolate diverse  trattative  per  venire  ad  feiu  contratto  di  tal  natura  $  ma  ap- 
pena era  divenuto  sperabile  un  accomodamento  fra  le  parti ,  sopravvenne 
ad  interromperlo  ed  a  ridurre  il  progetto  del  Canale  di  Pavia  a  nuovo 
silenzio  la  preseuza  delle  truppe  francesi,  che  essendosi  a  quell'epoca  im- 
padronite della  piazza  di  Vigevano  continuavano  ad  inquietare  il  Governo 
spagnuolo   nel  dominio   del  Milauese. 

Per  fare  qui  un  cenno  anche  delle  idee  sviluppate  da  quegli  iutrapren- 
ditori  che  volevano  assumersi  a  proprio  carico  la  costruzione  del  Canale 
di  Pavia ,  diremo  primieramente  che  tutte  le  loro  viste  erano  dirette  a 
procurarsi  il  corpo  d'  acque  pel  nuovo  canale  nella  massima  copia  desi- 
derabile e  con  una  modica  spesa.  Intorno  a  quest'oggetto,  oltre  ai  mezzi 
disponibili  per  derivare  acqua  dai  fiumi  Adda  e  Ticino  da  condursi  a 
Milano  alla  nuova  imboccatura,  essi  contavano  molto  anche  sopra  i  mezzi 
di  reudere  meno  inesalta  la  distribuzione  e  la  dispensa  d'acque  sulla  linea 
degli  altri  canali  milanesi  preesistenti.  Pensavano  quindi  di  effettuarvi  una 
riforma  generale  di  tutte  le  bocche  d' estrazione  onde  ridurre  le  relative 
erogazioni  d'  acqua  entro  i  limiti  della  convenevole  giustezza ,  qualora 
fossero  stati  trapassati  col  tempo.  Ideavano  ancora  di  far  eseguire  gli 
spurghi  annuali  a  tutti  i  canali  milanesi  nella  stagione  d'  autunuo  anzic- 
chè  di  primavera  per  il  rriotivo ,  che  il  maggior  bisogno  della  copia  d'  ac- 
qua portata  dai  canali  appena  spurgati  verso  le  loro  estremità  si  sente 
non  tanto  nell'estate  come  nell'inverno,  in  cui  ordinariamente  succedono 
le  massime  magre  dei  fiumi  del  Milanese.  Per  ultimo  progettavano  quegli 
intraprenditori  di  diminuire  il  numero  dei  fossi  trasversali  alla  linea  del 
Canale  di  Pavia  e  di  dirigere  rilevanti  corpi  d'acqua  a  sostenere  la  sua 
navigazione  col  dare  dalle  sponde  del  medesimo  molte  competenze  di 
acqua  ai  privati  che  le  avevano  in  fregio  agli  altri  canali  milanesi  e  che 
non  ne  usavano  prima  di  arrivare  alla  stessa  linea  del  Canale  di  Pavia. 

Circa  poi  al  sistema  di  costruzione  di  questo  canale,  il  piano  di  quegli 
appaltatori  preso  in  complesso  non  deviava  gran  fatto  dai  precedenti  -, 
giacche  la  linea  da  essi  prescelta  seguiva  1'  alveo  dell'  antico  Naviglietto  e 
portava  lo  sbocco  in  Ticino  di  sopra  del  Ponte  di  Pavia.  Lo  stesso  piano 


7° 
prescriveva  alquanto  prima  di  arrivare  a  questo  sbocco  una  grandiosa 
darsena  o  bacino  per  il  comodo  della  navigazione,  riteneva  il  numero  di 
tre  sostegni  per  passare  da  tale  darsena  al  basso  letto  del  fiume ,  e  ri- 
chiedeva sei  sostegni  distribuiti  superiormente  sulla  linea  ,  oltre  sei  altre 
chiuse  di  un  semplice  ordine  di  porte  dette  mezze-conche  e  destinate  a 
tener  rigonfiato  invariabilmente  il  pelo  d'  acqua  in  taluni  punti  del  canale 
ove  più  importava,  come  alla  diramazione  della  Roggia  Cariesca  nel  luogo 
detto  Conchetta. 

Con  un  progetto  per  il  Canale  di  Pavia  fondato  su  queste  massime 
l'ingegnere  Andrea  Bigatti  ,  Provinciale  della  Regia  Camera,  ha  pure  ten- 
tato diverse  volte  nella  seconda  metà  di  quel  secolo  17.0  di  indurre  il  Go- 
verno di  Milano  ad  unire  in  un  solo  appalto  la  manutenzione  dei  canali 
navigabili  del  Milanese  e  la  costruzione  dei  Canali  di  Paderno  e  di  Pavia 
da  secoli  desiderata.  Anche  il  Regio  Fisco  si  è  risveglialo  di  tempo  in 
tempo  per  mettere  un  termine  alle  concessioni  ed  agli  abusi  che  avevano 
fatto  cambiar  faccia  all'  alveo  dell'  abbandonato  Canale  di  Pavia  e  che  fin 
d' allora  vi  avevano  diretto  nuovamente  terreno ,  acqua  e  cavo  agii  usi 
privati.  Finalmente  sotto  i  Re  di  Spagna  Filippo  1V.°  e  Carlo  II.0  gli  or- 
dini superiori  e  le  carte  reali  per  rimettere  in  piedi  nel  Milanese  si- 
mili progetti  si  sono  replicatamente  conseguite  dal  Magistrato  delle  acque 
sopra  istanza  del  Governatore  dello  Stato;  ma  poi  il  fatto  per  tutto  il 
resto  di  quel  secolo  non  ha  mai  corrisposto  alle  speranze ,  e  1'  esito  dei 
nuovi  decreti  sovrani  per  gli  stessi  canali  si  ridusse  a  qualche  consulta 
fra  il  Governatore  ed  il  Magistrato  ,  a  qualche  relazione  del  Provinciale 
delle  acque  ,  a  qualche  visita  degli  ingegueri  camerali  (1). 

(i)  V.  fra  le  carte  dei  succitati  archivi    quelle  relative  al    Naviglio  di    Pavia  ,  da    cui  sono 
estratti  anche  i  documenti  N.°   111 ,  iv>  v,  vi  riportati  in  fine  della  presente  Storia» 


7* 
CAPO     II. 

NOTIZIE    STORICHE    DEL    SECOLO    DECIMOTTAVO. 

JL  rascorsi  i  due  secoli  i6.c  e  1 7.0  senza  che  le  circostanze  del  Mi- 
lanese abbiano  permesso  di  ridonare  od  aggiungere  stabilmente  alcuno -dei 
due  Canali  di  Paderup  e  di  Pavia  al  suo  sistema  di  interna  navigazione. 
Accresciuta  intanto  nella  slessa  provincia  italiana  di  ingegnosi  e  di  arditi 
tentativi  1'  arte  dei  cauali  navigabili ,  quelle  due  opere  vi  erauo  riservate  a 
fissare  il  carattere  de' tempi  a  noi  più  vicini.  Questi,  ad  onta  di  tutte  le 
umiliazioni  delle  menti  in  confronto  dell'antica  gloria  nazionale,  si  distin- 
guevano pure  per  Y  amore  della  moderna  scienza  delle  acque  correnti 
sparso  nel  mondo  dagli  insegnamenti  degli  idraulici  italiani,  e  per  lo  spi- 
rito di  sana  economia  politica  che  anche  in  Italia  fece  generalmente  ri- 
sguardare  le  macchine  come  una  delle  principali  risorse  conducenti  alla 
prosperità  delle  nazioni,  ed  i  canali  navigabili  come  il  sistema  delle  mac- 
chine applicalo  alle  strade. 

Al  principio   del  passato  secolo  sopravvenne  però  un   grande    ostacolo 
al  conseguimento  dello  scopo  nelle  guerre  per  la  successione  alla  monar- 
chia spagnuola.  Diventato    il    Milanese  uno    de' principali    teatri  di  queste 
guerre   fin  verso  la  metà  dello  stesso  secolo   non  si  ebbe  nemmen  campo 
di   ripararvi  abbastanza  i  disordini  arrecali   dalle  ingiurie   di    ogni   maniera 
ai  canali  navigabili  preesistenti.   Così  per  il  Naviglio  della  Martesana  le  va- 
riazioni avvenute  principalmente  al  suo  incile  ed  al  suo  sistema  di    para- 
porti  e  scaricatori  esposero  la  città  di  Milano   e  le  sue  più  fertili  campa- 
gne a  sentire  di  frequente  insieme  ai  benefizi  della  navigazione  artificiale 
gli  effetti  delle  piene   di  fiumi  e  torrenti  lontani,  posti  in    comunicazione 
con  quel  canale  navigabile.  Così  ancora  non  essendo  sempre  stale  riparate 
opportunamente  le  diverse  opere  di  presidio  alle  sponde  del  Ticino  dis- 
sopra dell'imboccatura  del  Naviglio   Grande,  quel   fiume  non  vi  ha  rispar- 
miato qualche  rovina ,  e  variatavi  in  conseguenza  la  direzione  e  la  tendenza 
tanto  felicemente  colpite  dal  Meda  ,  si  è  esso  aperto  qualche  sfogo  anche 
nel  corpo  di  quella  gran  chiusa  di  derivazione  ,   come  avremo    occasione 
di  far  rimarcare  in  seguito. 


72 
Passato  successivamente  il  Milanese  dal  lungo  dominio  spagnuolo  al 
dominio  austriaco  e  ridonato  alla  pace  sotto  Maria  Teresa,  è  stato  subito 
un  grande  oggetto  delle  cure  del  Governo  quello  di  conservarvi  il  sistema 
di  navigazione-interna  che  si  è  ritrovato  ,  e  di  farvi  rinascere  le  sperauze 
di  miglioramento  sfumate  davanti  ai  due  secoli  auteriori.  Ma  per  inoltrarci 
a  parlare  con  qualche  ordine  dei  progetti  e  delle  opere  che  sostennero 
l'onore  del  paese  da  quella  Sovrana  in  fino  al  principio  del  presente  se- 
colo ,  ci  è  pur  forza  distinguere  in  due  separati  paragrafi  anche  questo 
secondo  capitolo  di  notizie  storiche  sulla  rete  di  navigazione-interna  del 
Milanese,  considerandola  composta  di  laghi,  fiumi  e  canali  che  entrano  a 
formare  due  linee  principali  di  navigazione  da  cui  dipendono  tulle  le  altre. 

si. 

Sulla  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano. 

Li  idea  di  aprire  la  continuata  comunicazione   per  acqua  da  Milano  al 
Lago  di  Como  per  mezzo  del  fiume  Adda  è  bensì  rinata  uel  Milanese  verso 
la  metà  dello  scorso  secolo.  Essa  però  non  vi    è  stata  accolta  da  una  sol 
voce  di  approvazione  ,  specialmente  pel  timore  che  1'  opera  potesse  riuscir 
dannosa  agli  interessi  particolari  della  Città  di  Como  colla  deviazione  del 
suo  commercio    di  terra.    Anzi    per  evitare    il  temuto    pericolo  da  questa 
Città  del    Milanese    sono    state    riunovate    sotto    gli    Austriaci  le  pratiche 
esaurite  dianzi  sotto  i  Francesi  e  sotto  gli    Spagnuoli ,  ed  inoltre   si  ebbe 
anche  ricorso  al  partito  di  fare  una    diversione    al  progetto  della  naviga 
zione  dell'Adda    col    proporre    al    Governo    l'unione    del  Lago  di  Cora 
con  Milano  per  mezzo  di  un  canale  di  navigazione  tirato   direttamente  dal 
V  una  all'altra  città.  I  rappresentanti  della  Città  di  Milano  per  far  sentire 
la  difficoltà  di  una  tale  proposizione    si    limitarono  allora    ad    ordinare  la 
ristampa    del  libretto  di    Carlo    Paguaui,  che    contiene    qualche    cenno  in 
confutazione  del  Canale   di  Como  unitamente  al  dettaglio  storico  del  pro- 
getto della    navigazione    dell'Adda    tentata    al  principio    del  secolo    i6.J  I 
Jermieri  del  Milanese  poi ,  regolando  le   acque  pubbliche    della  provincia 
ed  usando  del  fiume    Adda  per  far  discendere  galleggianti   molti  legnami 


■75- 
I 

d'opera  bisognevoli  alle  loro  imprese,  si  trovavano  più  di  tutti  in  circo- 
stanze di  apprezzare  l'importanza  di  un  facile  e  continuato  barcheggio  sul 
fiume  Adda  dal  Lago  di  Como  all'imboccatura  del  Naviglio  della  Mar- 
tesaua.  Quindi  un  primo  piano  di  quest'opera  disteso  dall' ingegnere  Fran- 
cesco-Antonio  Rusca  da  Lugano  fu  accompagnato  nel  1768  da  un  Jermìere 
al  Conte   Cristiani  iu  allora  Ministro  plenipotenziario  a  Milano. 

Per  schivare    la  tratta   del  fiume  Adda  sotto    Paderno  ,  che  si  trovava 
assolutamente  impraticabile  ad  ogni  navigazione  ,  progettava  anche  il  Rusca 
di  costruire    un  nuovo  canale  di  deviazione.   Questo  era  da  lui  disegnato 
sulle  tracce   del  piano  approvato   ai  tempi  più  addietro,  sotto    il  Re   Fran- 
cesco ,  per  ciò   che  riguarda  la    chiusa    di  derivazione ,  Y  incile  e  la  linea 
del    canale    dal   Sasso    di    S.    Michele  sino  ad    arrivare  in  vicinanza    del 
luogo    detto  la    Rocchetta.    Esso   doveva    avvicinarsi    di    più  al  sistema  di 
quello   del   Meda   nella  distribuzione   dei   sostegni  verso  il  luogo  dello  sboc- 
co ,  difatti  lateralmente  alla  Rocchetta  il  primo   e  men   grande   sostegno   del 
Meda  secondo  il  Rusca  doveva  esservi  i-istaurato  ,  compito  ed  adattato   agli 
usi  del   nuovo  canale.  Più  sotto  il  secondo  e  grandioso  sostegno  dei  Meda 
doveva  essere  ridotto  alla  metà  circa  della  sua  originaria  altezza,  e  coli' i- 
noltrare  alquanto  lo  sbocco   del  canale    nel  fiume  inferiormente   alla  Roc- 
chetta si  doveva  dar  luogo  alla  fabbrica  di  un   sol  terzo  sostegno  per  con- 
sumarvi la  residua   caduta. 

Un  tale  progetto,  la  cui  stima  per  le  spese  si  faceva  ascendere  a  fio- 
rini 57  7111.,  venne  appoggiato  dal  Governo  di  Milano  e  spedito  alla  Corte 
di  Vienna  verso  la  stessa  epoca  ,  in  cui  da  una  parte  gli  abitanti  della 
riviera  del  Lago  di  Como  sottoscrissero  una  nuova  petizione  diretta  ad 
ottenere  la  desiderata  navigazione  dell'Adda  ,  e  dall'  altra  la  Città  di  Como 
aveva  replicate  le  sue  opposizioni  e  riproposto  il  canale  di  navigazione  da 
tirarsi   direttamente   da   Como  a  Milano. 

Intanto  la  circostanza  che  il  Lago  Maggiore  ed  il  Ticino  divennero 
linea  di  confine  del  Ducato  di  Milano,  in  forza  dei  trattati  fra  le  Corti  di 
Torino  e  di  Vienna,  servì  a  favorire  indirettamente  il  progetto  della  con- 
tinuata comunicazione  per  acqua  dal  Lago  di  Como  a  Milano.  Difatti 
dopo  l'acquisto  dell'alto  e  basso  Novarese  fatto  per  parte  del  Re  di  Sar- 
degna il  commercio  di  transito  fra  l' Italia  ed  i  paesi  d' ollremonte  ,  at- 
tirato  dall'industria  di   alcuni  negozianti  assecondata  da  facilitazioni  finan- 


ziere ,  si  è  aperto  una  nuova  strada  sulla  direzione  della  sponda  novarese 
del  Lago  Maggiore  per  passare  dal  Mediterraneo  alla  Svizzera  senza  uep- 
pur  toccare  le  provincie  italiane  soggette  al  dominio  austriaco.  L'  esito  di 
questa  operazione  commerciale  fu  anche  assicurato  dacché  la  nuova  strada 
venne  a  decorrere  lungamente  sopra  il  solo  Stato  Sardo,'  mentre  quelle 
del  Milanese  non  potevano  più  schivare  o  lo  stesso  Stato  sulla  direzione 
da  Pavia  a  Geuova  od  altri  Stali  sulla  direzione  del  Po  per  arrivare  ai 
porti  del  Mediterraneo.  Quando  poi  si  trattò  di  richiamare  al  Milanese  il 
commercio  che  si  era  portato  a  battere  la  nuova  strada  al  di  fuori  di 
questa  provincia  gli  sforzi  dovettero  rivolgersi  principalmente  ai  progetti 
di  vieppiù  facili  comunicazioni  da  aprirsi  nel  seno  di  essa.  La  conside- 
razione pertanto  che  la  navigazione  dell'Adda  potesse  riuscir  utile  all'og»- 
getto  speciale  del  succitato  richiamo,  ha  reso  molto  più  interessante  presso 
il  Governo  di  Milano  il  progetto  del  Rusca.  Le  altre  considerazioni  par- 
ticolari che  allora  influirono  a  far  sostenere  il  discorso  della  navigazione 
medesima  sono  :  la  convenienza  del  Governo  austriaco  di  avere  per  essa 
aperta  e  libera  una  comoda,  strada  dagli  Stati  germanici  verso  il  centro 
della  Lombardia  •  e  la  necessità  di  non  lasciare  esposto  il  Milanese  a  pei*' 
dere  in  caso  di  guerra  l'esteso  commercio  di  un'unica  comunicazione 
per  acqua  dalla  capitale  a'  suoi  laghi  superiori,  com'era  fatalmente  già 
avveuuto  (i)  e  come  poteva  verificarsi  altre  volte  colla  forzata  diversione 
delle  acque   del  Naviglio   Grande  dal  proprio  letto. 

Pàsciuta  per  tutto  ciò  la  Corte  di  Vienna  di  coltivare  l' idea  della  na- 
vigazione dell'Adda  ,  passò  ad  ordinare  al  proprio  ingegnere  e  generale 
Roberto  Spalart  di  portarsi  in  visita  della  località  e  quindi  riferire  il  suo 
sentimento  sulle  opere  progettate  per  aprire  la  desiderata  comunicazione. 
La  visita  fu  eseguita  dallo  Spalart  in  compagnia  dell'  ingegnere  camerale 
Dionigi  Maria  Ferrari  delegato  per  parte  del   Governo   di  Milano. 

Nella  relazione  di  quel  generale  austriaco  si  riproponeva  il  progetto   del 
Rizzo ,  di  fare  cioè  varie  grandiose  chiuse  attraverso  il  fiume  Adda  e  di  fab- 
bricarvi a  fianco  vari  sostegni  corrispondenti,    preferendo  la  forma  di  quelli 
così  detti  accollati,  per  renderlo  navigabile  nella  tratta  suddetta  dal  Sasso 
di  S.  Michele  a  quello  della  Rocchetta.   Sotto    al  Castello    di    Trezzo   lo 

(i)  V.  presso  gli  storici  la  narrazione  della  famosa  campagna  di  Tornavento. 


75 
stato  antico  del  fiume  Adda  essendo  assai   alterato  pei  scogli  caduti  dalle 
laterali  allure  si  lasciava  iu  dubbio  se  vi  si  potesse    evitare  la  fabbrica  di 
una  chiusa  e    di  un  laterale  sostegno    per  continuarvi   la  navigazione.  Nel 
caso  però  che    la  spesa  per    quest'opera    si  fosse    trovata    indispensabile, 
consigliava  lo  Spalart  di  ridursi   a  farla  più  abbasso,  cioè  all'imboccatura 
del  Naviglio  della    Martesana  ;    stiinaudo  egli  di  poter  ivi  con  tali  opere 
provvedere  a  diversi    fini   e  specialmente  a  quelli  di  continuarvi  la  navi- 
gazione per  una  tratta  inferiore  di  fiume  Adda  ,  rendervi  rnen   difficile  in 
tutti  gli  stati   d'acque    il  passaggio  delle    barche    dal   fiume   nel    canale  e 
viceversa  ,  e  distribuirvi  a  proprio  talento  da  quel    punto  le  acque  dirette 
verso  Milano  e  verso  Lodi. 

Al  rapporto  Spalart  tenne  dietro  in  Milano  la  presentazione  di  altro 
rapporto  corredato  di  disegni  del  succitato  ingegnere  camerale  Dionigi 
Maria  Ferrari.  Questi  dal  canto  suo  dopo  avere  descritto  minutamente  lo 
stato  del  fiume  Adda  e  dell'abbandonato  Canale  di  Paderno  passava  a 
proporre  di  procurare  la  desiderata  navigazione  col  ridursi  a  ristaurare  ed 
ultimare  tutte  le  opere  dell'ingegnere  Meda.  A  maggiore  schiarimento  il 
Ferrari  ha  anche  accompaguato  in  quell'occasione  al  Conte  De  Firmian 
iti  allora  Ministro  plenipotenziario  a  Milano  le  copie  autentiche  di  alcune 
delle  principali  scritture  relative  alla  tentata  navigazione  dell'Adda  che  si 
conservarono  presso  la  famiglia  di  quell'  architetto. 

Arrivate  tutte  le  succennate  pezze  nelle    mani   del    Principe    Kaunitz  a 
Vienna ,    questo    Ministro   di    Maria    Teresa    prese    a    favorire     in    parti- 
colar    modo    il    progetto    della  navigazione   dell'Adda;  e  la    guerra  insorta 
a  quell'  epoca  fra  la  Polonia  e  l'Austria  venne  bensì  a  sturbare  per  alcuni 
anni  tale    pacifico  oggetto ,  ma  non  bastò   a  farlo    perdere  interamente  di 
vista.  Il   generale  Spalart  richiamato  allora  a  Vienna ,  attese   di  là  a  pre- 
sentare a  Kaunitz  ulteriori    riflessioni    sul    progetto    della  navigazione  del- 
l'Adda ;   e  quando  nel    1767   il  Governo   di  Milano  ne  richiese  le  superiori 
determinazioni,  ebbe  in   risposta  dal  Kaunitz  una  lettera  molto  lusinghiera 
per  gli  interessi  del  Milanese.   Tanto  poi  il  Conte  De  Firmian  quanto  quel 
Principe  avevano  avuto  campo   di  persuadersi  «  che  senza   la  collisione  dei 
«privati  interessi,    i  quali  per  disgrazia  dell'umanità  fanno  quasi  sempre 
«  la   guerra  al  pubblico  bene,  si  avrebbe  condotta  a  fine  un'opera  tanto 
«  importante  per  lo  Stato  almeno  nel  tempo  che  bolliva  ed  era  in  moto  tale 

12 


76 
«  idea.  In    tutti   i  tempi  e  in  tutti  i  paesi ,   soggiunse  allora  specialmente  il 
«  Raunitz  (1),  si  sono    veduti  spesse  volte    i   fiumi  obbedire   all'industria 
«  degli    uomini  eccitati  e  sostenuti  da   Principi ,  de'  quali  la  mente    vasta 
«  ed  intraprendente  eguagliò  il  loro  amore  per   i    popoli.   Ma    la    grande 
«  difficoltà   consiste  nella  spesa ,  e  questa  io  credo   essere  stata  la  cagione 
«  principale  per  cui  l'esecuzione  del  progetto   restò    sempre    incagliata,  e 
«  si   volle  piuttosto  perdere  il  frutto  del  già  fatto  che  sacrificare  il  rima- 
«  nente  per  condurre  l'opera  a  termine  ».  Perciò  volendo  di  nuovo  rimet- 
tere in   piedi  lo  stesso  progetto    ambedue    quei  Ministri  non    sapevano  di- 
partirsi dalla    risoluzione  che  sembrava  loro  la  più  conveniente,  di  addos- 
sare cioè  1'  opera  intera  ad  una  compagnia  di  abili  inlraprenditori  mediante 
coutratto  colla  Regia   Camera,  e  di  non    far   contribuire  direttamente    alle 
spese    «    alcuna   cassa   pubblica   dello    Stato    o  provinciale    per  la  ragione 
«  che   i    diversi  fini    dei  rispettivi    rappresentanti    nella    maniera    che  già 
«  avevano  prodotto    un    ritardo   di   secoli    al    suo  compimento ,   avrebbero 
«  potuto  non  lasciarla  mai  terminare    ».    Per    riguardo   al  piano   d'esecu- 
zione dell'opera,  si  è  allora  deciso  di  farlo  rilevare  di  nuovo  da  una  com- 
missione  di  periti  composta   dall'ingegnere  Spalart   e    da  ingegneri  italiani 
per  combinare  il  più  utile  anche  in  vista  del  succennato  discorso  di  Guido 
Mazenta  sul   Canale  di   Paderno  abbandonato    nel   secolo    antecedente,  di- 
scorso che  dopo  essere  slato  smarrito  per   molto  tempo  ,   erasi  pur  dianzi 
rinvenuto  in  Milano  nella  libreria  dei  PP.  Cappuccini  di  Porla  Orientale  ,  e 
ritrovato  opposto  in  molti  punti  al  progetto   del  Meda. 

In  tale  stato  di  cose  l'intraprenditore  Pietro  Noselti  incoraggiato  dal 
Firmian  a  farsi  capo  di  una  compagnia  per  aspirare  all'impresa  della  nuova 
navigazione  dell  Adda,  giunse  in  poco  tempo  a  riunirla,  e  poscia  si  dichiarò 
pronto  a  corrispondere  alla  confidenza  in  lui  riposta  dal  Governo  nell'og- 
getto dell'opera  desiderata.  Invece  però  di  attendere  da  altri  il  progetto 
d'appalto,  il  Nosetti  fin  d'allora  ne  distese  egli  stesso  un  abbozzo  conforme 
al  suo  modo  di  vedere  in  simili  imprese.  Quel  primo  piano  Nosetti  per 
il  Naviglio  di  Paderno,  collimando  nell'  antica  idea  di  disegnarvi  la  chiusa 
di  derivazione  alla  sezione  del  fiume  Adda  detta  del  Sasso  di  S.  Michele., 
si  fondava    specialmente  in  ciò  che  per  un  caso    consimile  a  quello  del- 

(i)  V.  la  sua  lett.  3,7  Aprile  1767  fra  le  caite  del  Nav.   di    Paderno  nel  succ.    arch.  gen. 
i.\    Governo, 


77 
l'Adda  presso  la  sezione  dei  Tre  Corna  non  avendosi  mai  veduto  a  servire 
una  chiusa  di  pari  altezza  a  quella  erettavi  dal  Meda  e  poi  abbandonata  , 
non  bramava  Nosetti  farne  la  prova  a  proprie  spese  ad  onta  di  lutti  i 
pregi  che  potesse  avere  il  partito.  Parimenti  in  quel  primo  disegno  del 
Nosetti  trovandosi  distribuiti  sei  sostegni  sulla  linea  del  canale,  invece  dei 
due  soli  di  forma  particolare  eretti  dal  Meda  verso  lo  sbocco,  ciò  non  si 
potrebbe  ripetere  da  alcun  difetto  od  inconveniente  riconosciuto  o  scoperto 
in  questi  ultimi  rimasti  fuori  d'uso  ed  abbandonali  per  motivi  estranei 
al  merito  della  loro  costruzione  ;  ma  bensì  dal  timore  di  averne  a  riscon- 
trare nel  loro  uso  ,  timore  che  non  lasciava  luogo  ad  arbitrio  di  scelta  in 
chi  doveva  esporsi  a  prendere  1'  opera  a  suo  carico  per  appalto  ordinario. 
Se  vi  era  poi  una  parte  del  progetto  su  cui  si  potesse  esercitare  lutto  lo 
studio  di  un  ordinario  esecutore  per  ottenere  la  maggior  economia  com- 
patibile colla  necessaria  sicurezza,  era  questa  senza  dubbio  la  linea  da  darsi 
al  canale  fra  gli  estremi  stabiliti  del  Sasso  di  S.  Michele  e  del  Sasso  della 
Rocchetta.  Il  Nosetti  a  questo  riguardo  ha  preferito  fin  d'allora  di  costruire 
la  prima  tratta  del  nuovo  Canale  di  Paderno  in  vicinanza  del  fiume  Adda 
sino  ad  entrare  nella  traccia  del  letto  dell'  antico  ,  e  di  restare  iu  mezzo 
alla  piccola  Valle  della  Rocchetta  onde  arrivare  ai  sostegni  del  Meda, 
anzicchè  penetrare  colla  linea  del  canale  dal  luogo  della  imboccatura  di 
contro  al  Sasso  di  S.  Michele  nella  Valle  di  Paderno  e  successivamente 
in  altre  valli  sino  a  sboccare  presso  alla  Rocchetta,  come  era  stato  altre 
volte  proposto.  Finalmente  un  semplice  ordine  di  porte  all'  imboccatura 
del  canale  ed  un  sistema  di  travacatori  e  scaricatori  a  paraporti  in  sponda 
allo  stesso  canale  verso  l'incile  dovevano  bastare,  secondo  il  Nosetti,  per 
regolarvi  la  nuova  presa  d'acqua  in  tutti  i  tempi  senza  bisogno  di  avervi 
a  rinnovare  interamente  V  edificio  del  Bisnati ,  detto  la  conca-piana ,  e 
situato   di  sotto   dell'antica  imboccatura  pel  canale  del  Meda. 

Unitamente  a  tale  idea  di  progetto  il  Nosetti  ha  avanzato  al  Governo 
la  sua  prima  proposizione  di  dare  1'  opera  della  desiderata  navigazione  si- 
cura e  compiuta  entro  quattro  anni  di  tempo  ,  e  di  mantenerla  per  due 
altri  anni  susseguenti,  il  lutto  per  la  somma  di  fior.  6oom.,  colla  riserva 
di  poter  praticare  ad  arbitrio  la  strada  dell'  alzaia  sopra  una  delle  due 
sponde  del  fiume  Adda ,  oppure  per  la  somma  di  fiorini  65om.  ,  colla 
strada  tutta  sulla  sponda  milanese. 


7  8 

Questa  prima  proposizione  della  compagnia  Nosetti  venne  di  seguito 
inviata  a  Vienna  colle  più  ampie  dichiarazioni  per  parte  del  Governo  di 
Milano  in  favore  dell'  abilità  del  proponente  e  della  garanzia  de'  suoi  com- 
pagni. Alla  stessa  epoca  altre  proposizioni  consimili  furono  fatte  da  altre 
compagnie  di  intraprenditori  ;  ma  queste  ultime,  sopra  rapporto  degli  in- 
gegneri camerali,  vennero  subito  rigettate  come  inammissibili  dallo  stesso 
Governo  di  Milano.  Riflettendo  poi  alla  dimanda  Nosetti ,  assai  maggiore 
della  stima  presentata  dallo  Spalart  negli  anni  precedenti ,  anche  il  prin- 
cipe Kaunitz  da  Vienna  riscontrò  di  voler  attendere  per  allora  il- risultalo 
della  nuova  visita  ordinata ,  alla  quale  soggiunse  in  quell'  occasione  di 
far  intervenire  lo  stesso  Nosetti  per  procurarsi  maggiori  dilucidazioni  sul 
merito   del  suo  progetto. 

Negli  ultimi  giorni  di  quell'anno  1767  venne  pertanto  eseguita  dagli 
ingegneri  militari  Spalart  e  Baschiera  coli'  intervento  del  Nosetti  la  visita 
appuntata,  e  ciascun  membro  della  commissione  si  è  riservato  di  presen- 
tare in  iscritto  le  proprie  osservazioni  al  Governo  di  Milano  sulla  siste- 
mazione del  piano  di  lavori  più  conveniente  da  adottarsi  per  aprire  la 
desiderata  comunicazione. 

Nel  successivo  anno  1768  lo  Spalart  presentò  a  Fin-man  la  propria 
relazione  di  visita,  in  cui,  abbandonata  l'idea  di  restare  colla  navigazione 
nel  letto  del  fiume  Adda  sotto  Paderno,  proponeva  anch'  egli  di  incomin- 
ciare un  canale  di  deviazione  dicontro  al  Sasso  di  S.  Michele.  Questo 
canale ,  secondo  Spalart,  doveva  continuarsi  dietro  1'  antica  idea  per  entro 
alla  Valle  di  Paderno;  se  non  che  dove  1'  escavazione  fosse  arrivata  in  al- 
tezza circa  a  metri  34  ?  egli  acconsentiva  di  ripiegarne  da  questo  punto  la 
linea  sopra  quelle  dell'  alveo  abbandonato  più  dappresso  alla  sponda  del 
fiume.  In  riguardo  dei  sostegni  1'  ingegnere  Spalart  ha  dichiarato  in  quel- 
1' occasione  che  non  sarebbe  stato  né  impossibile  ne  svantaggiosa  cosalo 
servirsi  dei  due  di  salto  straordinario  già  eretti  al  luogo  della  Rocchetta 
presso  lo  sbocco  del  canale  ;  ma  poi  credeva  che  la  prudenza  avesse  giu- 
stamente consigliato  agli  esecutori,  garanti  dell' opera,  di  ripartirne  la  ca- 
duta in  un  numero  maggiore  di  salti  per  ridursi  all'uso  di  sostegni  di  mi- 
nore altezza ,  come  era  già  stato  progettato  al  Governo  dallo  stesso  Nosetti. 

La  relazione   Spalart  fu  seguita  davvicino  da  un  Promemoria  del  No- 
setti diretto  al  Firmian  in  appoggio   del  proprio  progetto.   Si   rappresentò 


79 
in  tale  circostanza,  che  volendo  entrare  colla  linea  del  nuovo  Canale  di 
Paderno  nella  valle  di  questo  nome  dietro  1'  idea  antica  e  rinnovata  dallo 
Spalart,  si  andava  incontro  all'impegno  o  di  dover  fabbricare  sul  fiume 
Adda  una  chiusa  di  derivazione  di  rilevante  altezza  o  di  dover  sostenere 
la  spesa  di  un' enorme  escavazione.  Si  fece  inoltre  riflettere,  che  opinando 
per  la  stessa  idea  in  tutti  1  casi  bisognava  pensare  a  dar  ricetto  o  pas- 
saggio innocuamente  alle  acque  pluviali  della  Valle  di  Paderno.  Rispon- 
dendo poi  pili  particolarmente  alle  obbiezioni  fatte  dallo  Spalart  all'altra 
idea  proposta,  di  costruire  cioè  la  prima  tratta  di  canale  sopra  un  terreno 
mal  fermo  e  molto  dominato  dall'  azione  delle  acque  del  fiume  ,  sosteneva 
il  Noselli  che  una  tale  difficoltà  non  fosse  punto  riflessibile  dopo  1'  esem- 
pio sotto  gli  ocelli  del  viciuo  Naviglio  della  Martesana  da  secoli  sussi- 
stente col  suo  grand'  argine  di.  molte  miglia  di  lunghezza  fondato  sopra 
un   terreno   di   non   dissimile   natura. 

Dal  canto  suo  1'  altro  membro  della  commissione  di  visita  ,  il  colon- 
nello Baschiera  ,  cominciò  dal  proporre  al  Governo  di  Milano  come  in- 
dispensabile una  lunga  manutenzione  deli'  opera  a  carico  degli  esecutori , 
laddove  il  Nosetti  l'aveva  fissata  a  soli  due  anni;  passò  poi  a  valutare 
la  spesa  verosimile  dell'  opera  in  fiorini  5oom. ,  e  per  ultimo  rassegnando 
il  suo  rapporto  sulla  visita  eseguita  e  sull'  esame  delle  relazioni  Spalart 
e  Nosetti  a  lui  rimesse,  consigliò  il  Baschiera  di  accertare  meglio  che  non 
si  fosse  fatto  sin  allora  i  precisi  punti  di  livello  per  la  soglia  delle  por- 
tine del  primo  sostegno  verso  1'  incile  del  canale  e  per  la  soglia  dei  por- 
toni dell'  ultimo  sostegno  verso  lo  sbocco.  Così  Baschiera  faceva  consi- 
stere in  questa  determinazione  adattata  ai  bisogni  del  canale  ed  a  tutti 
gli  stati  d'  acque  del  fiume  la  principale  difficoltà  del  nuovo  Canale  di 
Paderno  ,  per  il  quale  sin  d'  allora  approvava  generalmente  le  idee  del 
Nosetti.      '. 

Di  tal  maniera  il  Firmian  si  è  trovato  in  grado  verso  la  metà  di  quel- 
1' anno  1768  di  poter  ragguagliare  il  Kaunitz  del  risultato  della  visita  or- 
dinata per  l'oggetto  della  navigazione  dell'Adda,  e  di  potere  al  tempo 
stesso  esternargli  il  suo  particolare  presentimento  favorevole  al  progetto 
Nosetti.  Ma  dopo  ciò  il  Principe  De  Kaunitz  desiderando  ancora  di  con- 
tinuare nella  discussione  dello  stesso  progetto  interpellò  da  Vienna  il  re- 
^gio  matematico  ab.  Marcy,  che  fini  per  opinare  precisamente  come  il  Ba- 


So 
schiera  a  favore  del  progetto  Nosetti.  Poi  per  fondare  meglio  il  giudizio 
definitivo  sopra  di  un  affare  tanto  importante  dimandò  Kaunitz  in  propo- 
sito anche  il  parere  dei  matematici  milanesi ,  richiese  notizie  più.  positive 
sui  dettagli  delle  opere  contenute  nel  progetto  Nosetti,  e  per  un  semplice 
effetto  della  sua  delicatezza  ordiuò  di  protrarre  in  ogui  caso  la  costruzione 
del  canale  fin  a  tanto  che  lo  Spalart  non  fosse  ripartito  d' Italia ,  onde 
rendergli  cosi  meno  sensibile  qualunque  procedere  contro  le  sue  idee. 

Partito  il  generale   Spalart    dall'  Italia  per  non  più    ritornarvi  ,  il    di- 
scorso sul  progetto   di  ricostruzione  del   Canale  di  Paderno  fu  ripreso  dal 
Governo   di  Milano  con  maggiore  franchezza.  Ottenuti  quindi  dal    Nosetti 
i  dettagli  richiesti   dal  Principe  Kaunitz,  furono  riservatamente  comunicati 
al  Baschiera  nella  sua  resideuza  di  Mantova    coli'  ordine    di  inviarli    uni- 
tamente al  proprio  ragionato  parere.  Allora  in  una  nuova  relazione  di  quel 
colonnello   diretta  al  Firmian  venne  rappresentato ,  che  l'idea  generale  del 
progetto  Nosetti ,  massime  dopo  le  avute  dilucidazioni  ,  non  ammetteva  più 
alcuna  difficoltà  ;  ma  nella  stessa  occasione  si  aggiunse  anche  dal  Baschiera 
che  ,  per  essere  sicuri   di  avere  addossati    agli    intraprenditori    dell'  opera 
tuiti  gli  eventi  contrari   che  si  potessero  verificare ,  bisognava   inoltre  pre- 
scriver loro  1'  osservanza  di  alcuni  capitoli  per  la  parte  architettonica  delle 
principali  fabbriche   del  canale.    Passando  quindi   ad  indicarne    taluni    dei 
più  essenziali,  nominava  il  fondamento  dei  muri  di  pietra  in  sponda  al  ca- 
nale ,  quantunque   questi  dovessero  posare  sulla  pietra  ceppo    della    costa 
dell'  Adda  ;  non  che  il  loro  rivestimento  di  mattoni  per  evitare  i  trapela- 
menti  dell'  acqua  attraverso  quella  pietra  e  le  conseguenti  rovine.  Ritenne 
p.ure  necessario  un  generale  assaggio  del  terreno  ne' luoghi  di  dubbia  so- 
dezza per  poter  coprire  di  volte  le  cavità  sotterranee  nel  modo  più  con- 
sistente ,  e  soprapporvi  per  fondo    del    canale    una    ricoperta  di  lastre  di 
vivo.  Alle  montagnuole  di  pietra  immediatamente  laterali  al  canale  credeva 
indispensabile  una  generosa  scarpa  colla  cresta  presa  molto  dall'  alto   per 
togliere  il  dubbio  che  coli'  andar  del  tempo  avessero  a  sfasciarsi  e  rove- 
sciarsi a  danno  del  canale.  Non  voleva  insomma  il  Baschiera    risparmiata 
alcuna  precauzione  all'atto  dei  lavori,  e  specialmente  nella  costruzione  del 
primo  pezzo  del  nuovo  canale  che  si  doveva    trovare    in    molta    viciuauza 
al  fiume,  ed  intendeva  iuoltre  che  gli  intraprenditori  dell'  opera  per  uua 
generale  prescrizione    di    massima    dovessero    essere    obbligati  a  tutte    le 


8i 

variazioni  che  a  giudizio  del  Governo  potessero    occorrere  al  nuovo  Ca- 
nale di  Paderno  dopo  l' esperimento  delia  sua  navigazione. 

Il   Firmian  contemporaneamente  si  audò  preparando  in  Milano  ad  ese- 
guire  gli  altri  ordini  del  Kaunitz  relativi  al  progetto  Nosetti ,  e  cominciò 
dal  rivolgere   gli  occhi  sopra  Antonio  Lecchi ,  Francesco  Maria  De  Regi 
e  Paolo  Frisi,  che  erano  i  frati  professori,  che  in  quegli  anni,  oltre  al  goder 
fama  di  valenti  matematici  milanesi,  erano  specialmente  celebri  in  Italia  e 
fuori   per  le  pubbliche  commissioni  da  essi  esercitate  nell'  idraulica ,  sulla 
qual  scienza  ciascun  di  loro  aveva  auche  stampato  vari  libri    scolastici.   Il 
Lecchi  aveva  già  percorsa  a  queir  epoca  una  gran  parte  della  sua  lunga 
carriera  ,  andava  fregiato  del  titolo   di  regio    matematico    ed  ambiva  natu- 
ralmente di  essere  chiamato  all'onore  di  portar  giudizio  in  un' afFare  d'ac- 
que tanto  importante  per  la  sua  patria  come  il  Canale    di    Paderno   e  la 
navigazione   dell'Adda.   Quel  gesuita  però  vi  dovette  essere  in  allora  rispar- 
miato  perchè    erano  troppo   recenti   i  dissapori    insorti  fra  lui   ed  il   gene- 
rale  Spalart  in  occasione  di    alcuni  lavori  all'Adda  ed  olla  Muzza    presso 
Cassano.  11  De  Regi  era  pur  diauzi  stato  nominato   da  Maria  Teresa   regio 
matematico  ed  idraulico  ;  ma  essendosi  egli  trovato  in   circostanze  di  ma- 
nifestare apertamente  il  suo  parere  favorevole  alle  idee  del  Nosetti,  poteva 
credersi  la  di  lui    scella  per  un   nuovo   giudizio  sullo  stesso    oggetto    non 
esente  affatto  da  prevenzione   e  da  parzialità.  11  Frisi  invece,  presiedendo 
da  alcuui  anni  alla  scuola  per   gli  ingegneri  instituita  in   Milano  da  quella 
Sovrana  e  non  avendo  ancora  discussa  pubblicamente  alcun'  idea  sul   Ca- 
nale di  Paderno,  pareva  il  soggetto  più  adattato  all'uopo  del  Governo,  e 
quindi  né  fu  interpellalo   dal   Firmian  per  la    prima    volta  in    quell'  occa- 
sione. Lo  stesso  matematico  poi  nell'opuscolo  intitolato  Trattato  dei  canali 
navigabili,  stampato  a  Firenze  nell'anno    1770,    ha    anche    pubblicato  il 
suo  parere  contrario  in  massima  a  quanto  sembrava  da  adottarsi  dal  Go- 
verno. Perciò   alla  primavera  dell'anno    1771    si  era    già    deciso    di    farsi 
carico  del   parere   del  matematico  Frisi ,  protraendo  ancora  la  discussione 
della  parte  fisica  del  progetto  finche  ogui  suo  punto  fosse  stato  assentato 
per  il  migliore  partito.  Inoltre  a  quell'  epoca  nuove  e  replicate    lagnanze 
della  Città  di  Como  contenenti  una  folla  di  asserzioni  sulla  parte  econo- 
mica del  progetto  erano  arrivate  a  rendere   dubbioso  il  Kaunitz  a  Vienna 
sulla  vera  convenienza  dell'  opera  che    dianzi   le    era    sembrata    della    più 


Si 
grande  utilità.   Quindi  questo  Principe  per  venire  iu  chiaro  della  verità  è 
passato  ad  ordinare  di  nuovo  la  determinazione   della  spesa  dell' opera  ,  il 
calcolo  del  verosimile  importo   degli  annui   prodotti  che    dovevauo    com- 
pensarla e  l'indicazione  degli  altri  vantaggi  e  danni  sicuri  o  probabili  che 
potevano  favorire  o  dissuadere  l'idea  della  progettata  navigazione.  Nell'at- 
to poi  che  il  Kaunitz  dimandava  la  risposta  a  tutti   questi    articoli    econo- 
mici,  designava  anche  al    Governo   di    Milano    per    l'uomo    che    avrehbe 
potuto  esserne  specialmente  incaricato  il   Consigliere   Giuseppe    Pecis  ,  in 
allora    Sopraintendente  alle  acque  ,  strade   e  confini   dello  Stato. 

Radunata    successivamente  a   Milano  la  Giunta  governativa  dei  confini, 
acque  e  strade,  venne   affidata    al    Pecis    l'incumbenza    di  distendere  una 
dettagliata  relazione  sull'utilità    del    progetto    della    desiderata  navigazione. 
Nella  relazione  fatta  eutrò   il  Pecis    a  sviluppare    la    parte  economica  dei 
progetto  e  a  porre    in  piena    luce    Y  importanza    della    navigazione    ideata 
per  mettere   in   commercio    su  tutti    i    punti    del    Milanese    ogni    sorta    di 
combustibili  abbondanti  al  Lago  di  Como   e  per  influire  vantaggiosamente 
sopra  ogni  altro  ramo   d'industria    dell' intera  provincia.   Fermandosi  poi   a 
far  riflettere  qual  fosse  l' importanza  di  un'  aperta  comunicazione  fra  il  Mila- 
nese e   gli   Stali   germanici  dell'Austria,  ha  enumerato  il  Pecis  le  strade  di 
terra  preesistenti  verso  1'  estremità  superiore  dello  stesso  lago  ,  ha  denotate 
quelle  che  vi  si  potevano   rendere    più.    agevoli,    ed    ha    fatto    sentire    il 
vantaggio    del    loro    legame    con    un'  estesa    navigazione  fino  nell'  interno 
del  Milanese    per    mezzo    dell'  opera    progettata.   Inoltrandosi  più  special- 
mente   all'  oggetto    del    commercio    di  transito ,  ha   instituito  il  Pecis    per 
ciascun    genere    un    confronto    fra  le   strade    per    acqua  ed  i  trasporti  di 
terra  del  Milanese  ,  onde  far  rimarcare  il  risparmio  sperabile  per  le  prime 
dalla  aggiunta  della  navigazione   dell'Adda ,  non    che  la   probabilità  di  ri- 
cuperare per  essa  al  Milanese    il   commercio   di    transito   diretto  da  pochi 
lustri  addietro  a  battere  la  succennata  strada  situata  tutta  sul  Novarese.  Fi- 
nalmente il  Pecis  ha  distinto  fin  d'  allora  il  reale  dall'  immaginario  ne'  timori 
e   ne' danni  della  città  di  Como,  ed  ha  preveduto  ,   che  sarebbe  stato  una 
cosa  sprezzabile  la  perdita  che  soprastava  al  di  lei  particolare  commercio 
di  terra  in  causa  della  navigazione  dell'  Adda,  anche  senza  contare  i  van^ 
taggi  che  1'  apertura  di  questa  doveva  sicuramente  procurarle. 


85 

Tale  relazione  del  Peeis  ebbe  il  più  felice  esito  e  meritassi  gli  elogi 
del  Priucipe  De  Kaunitz,  che  confrontandola  coli'  ultima  relazione  del  Ba- 
schiera  ,  ove  si  valutava  1'  opera  intera  colla  sua  manutenzione  per  anni 
dieci  ancora  in  fiorini  5oom. ,  restò  persuaso  nuovamente  dell'  utilità  della 
progettata  navigazione  dell'  Adda  e  del  Canale  di  Paderno.  Ma  risultando 
alla  stessa  epoca  che  eguali  o  maggiori  vantaggi  si  potevano  sperare  dal- 
l'esecuzione  del  progetto  del  Canale  di  Pavia,  anche  quel  Principe  urtò 
nello  scoglio  di  consultare  sulla  scelta  le  Città  interessate  di  Como  e  di 
Pavia ,  ancorché  non  si  trattasse  più  di  indurle  ad  alcuno  speciale  concorso 
nelle  spese. 

E  rimarcabile  1  aperta  contraddizione  in  cui  lo  spirito  d'  opposizione 
trascinò  in  tal  circostanza  i  rappresentanti  di  queste  due  Città.  Quantunque 
si  appoggiassero  agli  stessi  motivi  e  producessero  gli  stessi  timori ,  Como 
rappresentava  inevitabile  la  sua  rovina  perchè  la  linea  del  canale  proget- 
talo per  unire  il  suo  lago  con  Milano  non  partiva  direttamente  ma  molto 
distante  da  lei.  Pavia  invece  aveva  paura  di  seguire  la  medesima  sorte 
perchè  il  Naviglio  diretto  da  Milano  al  Po  doveva  lambire  le  sue  mura. 
Quindi  prevedendo  ambedue  le  Città  di  non  poter  impedire  la  costruzione 
di  un  qualche  nuovo  canale  navigabile  a  vantaggio  dell'  intera  provincia  , 
supplicava  l'una  di  farlo  passare  per  il  proprio  abitato,  mentre  l'altra  si 
smaniava  a  dimandare  come  una  grazia  particolare  che  fosse  tenuto  il  ca- 
nale in  ogni  caso  lontano  da  essa  più  che  fosse  possibile. 

Nou  ostante  però  il  cattivo  influsso  di  siffatte  rappresentanze  mu- 
nicipali ,  rimesso  il  Promemoria  della  Città  di  Como  al  Consigliere  Pecis 
per  le  sue  osservazioni ,  questi  riferì  nuovamente  al  Governo  di  non  ve- 
dervi che  timori  mal  fondati  ;  e  così  la  parte  economica  del  progetto 
rimase  finalmente  accertata.  Per  potere  poi  dire  lo  stesso  della  parte  fi- 
sica ed  idrometrica ,  lasciato  da  banda  il  piano  Nosetti  ed  ogni  altro  con- 
simile ventilato  per  Y  addietro  ,  il  rilievo  di  un  nuovo  piano  dei  lavori 
completo   e  regolare  venne  affidato  al  matematico   Frisi. 

Il  progetto  Frisi  è  stato  di  seguito  presentato  all'Arciduca  Ferdinando 
Governatore,  in  forma  di  dotta  relazione  topografica  ed  idrometrica  sulla 
maniera  di  aprire  la  navigazione  del  tronco  dell'  *\dda  dal  Lago  di  Como 
all'  imboccatura  del  Naviglio  della  Mart esana.  Costante  il  Frisi  nella  sua 
prima  determinazione  ,    di  stabilire    la    sezione    dell'  Adda    così    detta    dei 

i3 


84 
Tre  Corna  per  il  luogo  preciso  dell'  imboccatura  del  nuovo  Canale  di 
Paderno  ,  ha  dichiarato  meglio  in  tale  occasione  i  motivi  che  lo  autoriz- 
zavano a  una  tale  scelta  contro  il  parere  degli  altri.  E  primieramente  non 
essendo  necessaria  alcun'  opera  ne  per  irregolarità  di  fondo,  ne  per  quan- 
tità di  caduta  ond'  essere  riattivala  la  navigazione  nel  letto  del  fiume  Adda, 
dalla  sezione  del  Sasso  di  S.  Michele  fino  all'  imboccatura  ed  alla  chiusa 
del  Canale  del  Meda  poco  di  sotto  della  sezione  dei  Tre  Corna  ,  non 
sapeva  trovare  ragione  il  Frisi  di  allontanarsi  di  molto  all'  insù  dalla  chiusa 
del  Meda  per  fabbricacene  una  nuova.  Aggiungeva  poi  in  appoggio  della 
propria  opinione  il  Frisi  ,  che  al  Sasso  di  S.  Michele  sarebbe  stata  rile- 
vante la  spesa  di  una  chiusa  di  derivazione  attesa  la  natura  del  fondo  e 
delle  ripe  del  fiume  in  quel  punto;  e  che  inoltre  l' imboccatura  e  l'ai  giue  del 
nuovo  canale  vi  si  sarebbero  trovati  esposti  al  bisogno  di  spese  continue  in 
riparazioni ,  ed  al  pericolo  di  intera  rovina  ;  mentre  tutti  questi  inconve- 
nienti, secondo  lui,  si  sarebbero  evitati  alla  sezione  del  fiume  ove  sono  i 
massi  cosi  detti  i  Tre  Corna.  Circa  alla  forma  della  chiusa  di  derivazione 
il  Frisi  la  prescriveva  col  ciglio  sotto  una  sola  linea  retta  elevata  sul  fondo 
del  fiume,  nella  sua  parte  superiore,  di  circa  metri  5,  g4»  e  su^  foudo 
del  canale  all'incile,  di  metri  i  ,  188.  Per  servire  di  sfogo  alle  piene  ed 
alle  ghiaie  arrestate  dalla  chiusa  davanti  all'imboccatura  del  canale,  vo- 
leva Frisi  praticata  un'  ampia  apertura  nel  mezzo  del  corpo  di  chiusa,  ed 
olio  stesso  oggetto  voleva  anche  ristaurati  in  sponda  al  nuovo  canale  gii 
edifìci  di  travacatori  e  scaricatori  di  già  eretti  per  l'abbandonato  canale 
del  Meda.  La  linea  di  direzione  del  nuovo  canale,  secondo  il  Frisi,  era 
indicata  dalla  natura  nella  piccola  Valle  della  Rocchetta  e  pure  seguita 
dallo  stesso  Meda.  Per  moderare  la  caduta  del  terreno ,  che  fra  i  due 
estremi  della  linea  dietro  le  nuove  misure  era  risultata  di  metri  27  ,  522 
da  pelo  a  pelo  del  fiume  ,  proponeva  il  Frisi  di  abbassare  di  qualche 
metro  la  soglia  delle  portine  del  primo  sostegno  del  Meda ,  dando  una 
caduta  libera  al  fondo  del  canale  in  una  ragione  non  minore  del  -^» 
della  lunghezza,  e  di  ripartire  il  salto  del  secondo  sostegno  del  Meda  in 
quattro  o  cinque  salti  contigui ,  riducendolo  cosi  a  più  sostegni  accollati 
in  una  serie  di  salti  non  più  alti  di  metr.  4»  7^2  Per  ciascuno.  Allo 
sbocco  del  nuovo  canale  sotto  la  Rocchetta  il  Frisi  adottava  bensì  l'an- 
tica idea  della  fabbrica  di  un  ordine  di  porte  detto  mezza-conca  per  usarne 


85 
in  tempo  di  acque  basse  ,  ma  poi  non  vi  credeva    necessaria    alcun'  altra 
opera  di  presidio  al  fiume. 

Nella  tratta  del  fiume  Adda  da  rendersi  navigabile  di  sotto  del  Ca- 
nale di  Paderno  nessun' operai  di  fabbrica  progettava  il  Frisi  per  ispianarvi 
al  puro  necessario  il  letto  dai  massi  precipitati  dalle  laterali  alture,  e  per 
prolungarvi  la  navigazione  sino  al  Naviglio  della  Martesana.  Invece  nella 
tratta  superiore  al  Naviglio  di  Paderno  vi  disegnava  la  fabbrica  di  un  soste- 
gno al  punto  di  corso  eccessivamente  rapido  detto  la  Ravia  di  Brivio,  e 
diversi  altri  minori  provvedimenti  per  rendervi  comoda  la  navigazione  sino 
al  Lago  di  Como. 

Tale  è  la  sostanza  del  progetti  del  Frisi  per  la  navigazione  dell'Adda; 
progetto  che  in  vista  dell'  ordine  sopravvenuto  del  Kaunitz  di  far  isten- 
dere  dallo  stesso  Frisi  unitamente  al  Consigliere  Pecis  ed  agli  ingegneri 
camerali  i  capitoli  per  la  deliberazione  dell'  opera  all'  asta  pubblica  in  via 
d' impresa ,  non  potè  servire  di  norma  generale  ed  unica  alla  immediata 
direzione  dei  lavori  ,  come  era  stalo  destinato  dal  suo  autore. 

Ottenuta  contemporaneamente  a  Vienna  dal  Kaunitz  l'approvazione 
dell'  Imperatore  e  dell'  Imperatrice  Madre  per  1'  esecuzione  dei  due  canali 
di  Paderno  e  di  Pavia  ,  da  effettuarsi  colla  soprainteudenza  del  Consigliere 
Pecis  e  sotto  la  direzione  del  professore  Frisi ,  il  corrispoudente  dispaccio 
4  febbraio  177$  venne  indirizzato  all'Arciduca  Governatore.  Appena  cono- 
sciuta in  Milano  tale  favorevole  disposizione  sovrana,  vi  fu  convocata  una 
Giunta  governativa  presieduta  dallo  stesso  Arciduca  ed  incaricata  di  con- 
ferire sopra  un  sì  importante  oggetto.  Questa  Giunta  dopo  alcune  sedute 
si  è  dichiarata  di  parere  che  quantunque  fosse  sicura  la  riuscita. e  l'utilità 
di  ambedue  i  canali  ordinati  per  estendere  nel  Milanese  la  libera  e  conti- 
nuata navigazione  dal  Lago  di  Como  al  Po,  convenisse  di  più  l'incominciare 
per  allora  uno  di  essi  soltanto  sul  motivo  che  facendoli  tutti  e  due  in 
una  volta  si  correva  pericolo  di  veder  aumentare  di  troppo  nello  Stato  il 
prezzo  de' materiali  di  fabbrica  e  le  mercedi  dei  giornalieri,  non  r^e  di 
distogliere  un  buon  numero  di  contadini  dai  lavori  della  campagna.  Do- 
vendo poi  dare  la  preferenza  ad  uno  dei  due  canali,  la  stessa  Giunta  si  de- 
cise per  quello  di  Paderno  onde  secondare  il  più  generale  desiderio  de- 
gli abitanti  del  paese.  Ciò  non  ostante  in  Milano  furono  di  seguito,  a 
norma  delle  superiori  determinazione  di  Vienrd,  ordinate  le  trattative   per 


86 
l'asta  pubblica  dell'appalto  di  ambedue  le  opere  a  un  tempo.  Ma  du- 
rante le  medesime  trattative  non  è  riuscito  al  Pecis,  coli' assistenza  del 
Frisi  e  degli  ingegneri  camerali  Dionigi  Maria  Ferrari  e  Giovanni  Maria 
Robecco  ,  di  poter  conciliare  i  capitoli  specialmente  relativi  all'  opera  del 
Canale  di  Paderno  e  della  navigazione  dell'Adda.  Stava  pertanto  il  Pecis 
per  fare  rapporto  al  Governatore  sulle  questioni  insorte  e  sulla  maniera 
di  evitarle  ;  quando  fu  prevenuto  dallo  stesso  Frisi  che  ,  non  riferendosi 
unicamente  al  suo  piano  ,  ma  dietro  nuove  visite  e  nuove,  osservazioni  ia 
proposito ,  lasciò  in  sospeso  cinque  articoli  che  credeva  degni  di  essere 
esaminati  in  un  congresso  di  altre  persone  perite  avanti  di  qualunque  pub- 
blicazione di  capitoli  od  esecuzione  di  opere.  Gli  articoli  proposti  dal 
Frisi  erano:  i-.°  se  si  dovesse  cominciare  il  Naviglio  di  Paderno  al  Sasso 
dei  Tre  Corna,  oppure  un  terzo  di  miglio  più  sopra,  allo  Speronè-de- Fran- 
cesi e  al  Sasso  di  S.  Michele;  i.°  se  nell'altezza  e  caduta  libera  dei  so- 
stegni del  nuovo  canale  di  deviazione  non  si  avesse  da  oltrepassare  la 
misura  di  melr.  4,  7^2  ;  3.°  se,  considerato  il  profdo  della  livellazione,  si 
potesse  ribassare  di  mete,  i ,  188  la  soglia  superiore  della  prima  conca 
del  Meda,  cosicché  la  caduta  sopra  metr.  1092  riuscisse  di  metr.  2,079, 
e  ,  computato  il  rilegno  delle  portine  della  detta  conca ,  riuscisse  in 
quel  primo  tronco  la  caduta  libera  del  fondo  di  circa  metr.  o,  891  ; 
4-.°  se  all'incile  del  Naviglio  della  Martesana  fosse  necessario  per  la  più 
comoda  navigazione  il  fare  altre  opere  oltre  le  riparazioni  ordinarie;  5.°  nel- 
l' ipotesi  che  il  Naviglio  nuovo  di  Paderno  si  dovesse  distaccare  presso 
alla  sezione  dei  Tre  Corna ,  se  la  chiusa  di  derivazione  si  dovesse  fare 
precisamente  al  Sasso  dei  Tre  Corna  o  portare  alquanto  più  sotto  nei 
luogo  di  quella  già  fabbricata  dal  Meda  ;  o  se  piuttosto  ,  ritenuta  la  pre- 
scrizione dell'altezza  della  chiusa,  si  dovesse  lasciare  a  quelli  che  si  sareb- 
bero incaricati  della  costruzione  e  manutenzione  del  naviglio  per  un  dato 
numero  d'anni  tanto  la  scelta  del  luogo  preciso  della  chiusa,  come  la  forma 
e  le  dimensioni  della  doppia  scarpa ,  e  così  pure  la  scelta  de'  materiali  ec. 

L'  esame  di  tali  proposizioni  del  Frisi  venne  ordinato  dal  Governo  al- 
l' anzidetta  commissione  composta  di  lui  stesso ,  del  Pecis ,  del  Robecco  e 
del  Ferrari.  Un  primo  congresso  per  simile  oggetto  è  stato  infruttuoso  a 
motivo  che  questi,  due  ultimi  membri  della  commissione  ebbero  a  dichia- 
rarvi di  non   trovarsi  in    gmdo   di  rispondere    per    mancanza  di  notizie  di 


«7 
fatto  che  richiedevano  tempo  e  visite  in  luogo.  Un  secondo  congresso  si 
apprestava,  quando  il  Governo  è  stato  informato  che  l'appaltatore  Nosetti 
era  prouto  colla  sua  compagnia  a  fare  nuove  proposizioni  per  la  costru- 
zione del  Naviglio  di  Paderno  differenti  da  quelle  del  1767  e  vantaggiose 
allo  Stato.  Allora  l'Arciduca  Governatore  in  persona  si  è  specialmente 
chiarito  delle  intenzioni  degli  appaltatori,  e  poi  il  secondo  congresso  per 
discutere  i  punti  proposti  dal  Frisi  fu  realmente  tenuto  davanti  quel  Prin- 
cipe ,  il  quale  ,  vedendo  impossibile  in  sul  bel  principio  di  conciliare  le 
parti  riguardo  al  primo  punto  di  discussione ,  presentò  egli  stesso  all'  e- 
same  della  commissione  una  nota  di  diversi  capitoli  che,  togliendo  di 
mezzo  interamente  il  progetto  del  Frisi  ed  ogni  influenza  di  questo  pro- 
fessore nella  direzione  dei  lavori,  lasciava  gli  appaltatori  in  piena  libertà 
di  eseguire  l'opera   dietro   quel  piano   che  loro   fosse   piaciuto. 

I  capitoli  proposti  dall'Arciduca  Governatore  ed  accettati  dalla  commis- 
sione portavano  che  l'appaltatore  dell'impresa  dovesse  obbligarsi  a  rendere 
il  fiume  Adda  da  Brivio  all'imboccatura  del  Naviglio  della  Martesana  atto 
ad  una  comoda ,  facile  ,  libera  e  continuata  navigazione.  A  tal  uopo  nella 
tratta  di  fiume  assolutamente  innavigabile  sotto  Paderno  si  doveva  derivare 
uu  nuovo  canale  artificiale.  Tutt'al  lungo  della  linea  di  navigazione  la 
strada  per  1'  alzaia  doveva  essere  costrutta  dalla  parte  del  Milanese.  L' ac- 
quisto dei  terreni  bisognevoli  ed  il  compenso  dei  danni  derivanti  ai  pri- 
vati dalla  costruzione  delle  opere  restavano  ancora  espressamente  a  carico 
della  Regia   Camera. 

Comunicata  ogni  cosa  dall'Arciduca  Governatore  al  Principe  De  Kaunitz 
a  Vienua  ,  fu  inviata  a  Milano  la  sua  risposta  accompagnata  da  uu  rescritto 
di  Maria  Teresa  del  giorno  3i  maggio  1770,  col  quale  quella  Sovrana  non 
solo  si  dichiarava  pronta  ad  approvare  la  seguita  deliberazione,  ma  aggiun- 
geva la  rinuncia  al  privilegio  del  Fisco  per  i  ribassi  che  potessero  essere 
offerti ,  e  ciò  a  considerazione  della  conosciuta  esperieuza  del  Nosetti  nei 
lavori  d'  acque  del  Milanese  ed  a  patto  che  egli  si  assumesse  alcuni  nuovi 
obblighi  specificati  in  quel  sovrano  rescritto.  Fra  questi  si  voleva  addos- 
sata al  Nosetti  la  ricostruzione  a  sue  spese  di  tutti  o  parte  di  que'  mo- 
llili che  legittimamente  sussistevano  sull'Adda  e  andavano  ad  essere  levati. 
ii'  esecuzione  delle  opere  per  maggior  solidità  e  sicurezza  si  desiderava 
che  fosse  fatta  conforme  alle  cautele  prescritte  dal  Baschiera  nelle  succitate 


83 
sue  relazioni  del  1768  o  con  altre  equivalenti,  a  norma  di  circostanze  da 
riconoscersi  dalle  sunnominate  persone  già  destinate  a  quest'uopo.  Prece- 
dentemente all'esecuzione  dei  lavori  ne  doveva  essere  comunicato  il  di- 
segno alle  persone  medesime  per  togliere  ogni  dubbio  sulla  comoda  fu- 
tura navigazione  e  per  prevenire  ogni  successiva  differenza.  Finalmente 
tutti  gli  ostacoli  frapposti,  sia  al  libero  efflusso  delle  acque,  sia  al  naturale 
loro  corso  per  modo  che  impedissero  la  comoda  navigazione  dell'Adda , 
o  contribuissero  alle  dannose  escrescenze  del  Lago  di  Como  ,  dovevano 
essere  rimossi  come  parte  dell'impresa  Nosetti. 

Accettalo  il  partito  dalla  compagnia  Nosetti  ,  l'Arciduca  Governatore 
spedì  immediatamente  alla  Corte  di  Vienna  una  sua  rappresentanza  sulla 
seguita  accettazione  che  rendeva  vana  l'istanza  di  altra  compagnia  di  in- 
traprenditori  formatasi  nel  frattempo.  Vennero  poi  di  seguito  in  riscontro 
la  sovrana  approvazione  di  quanto  era  stato  conciliato  dall'Arciduca  Go- 
vernatore e  l'ordine  di  passare  alla  stipulazione  del  contratto  colla  com- 
pagnia Nosetti  ;  sicché  il  pubblico  istromento  di  questo  venne  celebrato 
il  giorno  i3  luglio  1773  con  tutte  le  formalità  richieste  dalle  anteriori 
convenzioni  fra  la  Regia  Camera  e  la  compagnia  Nosetti. 

I  lavori  inirapresi  subito  dopo  quel  giorno  e  prima  dell'esame  del 
piano  ,  riservato  nel  contratto  a  norma  delle  sovrane  intenzioni  ,  si  ridus- 
sero a  quelli  di  far  saltare  i  massi  di  pietra  caduti  Dell'Adda  sotto  T rez- 
zo, di  disporre  il  letto  del  fiume  ad  essere  reso  navigabile  in  diverse 
tratte  superiormente  ed  inferiormente  al  nuovo  Naviglio  di  Paderno  ,  e  di 
incominciare  in  qualche  punto  i  tagli  della  costa  per  la  costruzione  della 
strada  dell'  alzaia  sulla  sponda  destra  del  fiume. 

Redatto  e  presentato  successivamente  il  piano  dei  lavori  ,  che  combi- 
nava nelle  massime  del  primo  succennato  progetto  Nosetti  del  1767,  venue 
il  medesimo  rimesso  dall'Arciduca  Governatore  al  Consigliere  Pecis  col- 
V  ordine  di  esaminarlo  ,  farne  rapporto  e  passarlo  per  il  simile  oggetto  al 
professore  Frisi.  Ma  qui  appuuto  ricominciarono  le  discussioni  e  le  que- 
stioni sulle  parti  più  o  meno  fine  del  progetto  del  Canale  di  Paderno , 
che  si  era  tentato  di  evitare  dianzi  col  lasciare  agli  intrapreuditori  una 
piena  facoltà  di   attenersi  al  piano  più  ad  essi  gradito. 

Il  parere  del  Pecis  rassegnato  in  quella  circostanza    fu  favorevole  ge- 
neralmente al  progetto  della  compagnia  Nosetti,  colla  restrizione  per  altro 


«9 
che  tutte  le  opere  venissero  all'atto  pratico  eseguite   a  norma  de' capitoli 
assentati  e  delle  cautele   già   prescritte  dal  Baschiera,    per  tenere   da  esse 
lontane  le  sinistre  eventualità.  Sul  riguardo   dei  pregi  rispettivi   dei  soste- 
gni  di    forma    particolare    al    Canale    di    Paderno    del    Meda    e  di  quelli 
progettati  dal  Nosetti  in  loro  vece  al   canal  nuovo,  ecco  come  si  espresse 
il  Pecis  :    «  Se  si    fosse  intrapresa    l'opera  per  economia  potevasi  esperi- 
«  mentare  la  gran  conca   del  Meda,  tanto  più  che  vi  ha  tutta  la  ragione 
«  di    presumere    che    mediante  il    giudiziosissimo    meccanismo    con  cui  è 
«  ideata  e  costrutta  ne  sarebbe  stato  facile  e  sicuro  il  maneggio,  e  non  può 
«  negarsi  che  come  singolare  cosa  saria  stata   riguardata  ,  e  d'  ornamento 
«  e  gloria  avria  servilo  al  nazionale  ingegno.  Ma  trattandosi  di  un  appallo, 
«  compatisco  se    chi    deve  dar    comoda  la  navigazione  e  risponderne  per 
«  tanti  anni  ne  teme     qualche   fatale  conseguenza    e    si    riduce  all'  usò  di 
«  conche   di   discreta  profondità ,  poiché  non   superano  le    otto  braccia.  » 
Concesso  poi  una    volta  agli  appaltatori    del   Canale   di  Paderno   di  intro- 
durre questa  modificazione  al  piano  del  Meda  ,  la    maggior  difficoltà  che 
restava  nel  progetto  del  nuovo  canale ,  secondo  il  Pecis,  era  quella  di  re- 
golare il  suo  primo  tronco  verso  l'incile  per  modo  che  il  primo  sostegno 
inferiore  non  avesse  a  sconcertarsi  presto  per  azione  delle   acque  e  delle 
materie  introdotte  in  canale   dal  fiume.  Quindi  ,  secondo  lui  ,  essendo  in- 
dispensabile la  fabbrica  di  un   sostegno   diseguata  dal  Nosetti  verso  l' incile 
per  non   disporvi  il   canale   in    un'eccessiva  pendenza  di  fondo,  bisognava 
approvare    il  partito   di  fare  la  chiusa  al  Sasso   di  S.  Michele  anche  per  il 
motivo   che  il   primo   tronco   di  canale   sarebbe    riuscito    in    questo  caso    sì 
lungo  da  permettervi  la  distribuzione  di  un  ben  inteso   sistema   di    travaca- 
tori    e  scaricatori    a  parapetti ,    come    sarebbe    avvenuto   coli'  attenersi  al 
luogo  scelto   dal  Meda  in  tutt' altra  supposizione. 

Dalle  mani  del  Pecis  essendo  passato  il  progetto  della  compagnia 
Nosetti  in  quelle  del  Frisi ,  non  tardò  questi  a  produrne  il  suo  parere  in 
un  lungo  rapporto ,  da  cui  noi  cercheremo   qui  di  estrarne  la  sostanza. 

Rilevandosi  primieramente  dal  progetto  degli  appaltatori,  che  la  chiusa 
di  derivazione  ,  disegnata  obbliquameute  attraverso  la  sezione  del  fiume 
Adda  detta  al  Sasso  di  S.  Michele  e  lasciata  aperta  alle  sue  estremità,  do- 
veva elevarsi  col  ciglio  metr.  i,  188  soliamo  sopra  il  fondo  ragguagliato 
dell'Adda  in  quella  località,  e  la  soglia  dell'incile  o  imboccatura   del  ca- 


9° 
naie    spianarsi    nello  stesso    fondo    dell'Adda,    era    questo    l'articolo    che 
presentava  agli  occhi  del   Frisi  la  prima  e  principale  difficoltà ,  sulla  quale 
egli  credette  prezzo  dell'opera  il  fermarsi  maggiormente  colle  sue  disamine. 
Non  ignorava  altrimenti  il    Frisi  ,  che   gli  appaltatori    avevauo  in  vista  di 
tenere  il  fondo  del    naviglio  all'incile  sensibilmente    rilevato   sopra  quello 
dell'Adda  ;  ma  dovendo  egli,  a  tenore  del  sovrano  dispaccio,  esporre  il  pro- 
prio sentimento  sopra  i  disegni  esibiti,  cominciava  dal  dubitare  che  non  fosse 
abbastanza   compreso  questo  punto,  e  temeva  poi  che  all'atto  pratico   avesse 
ad  essere  trascurato.  Indi  entrava  a  dichiarare,  che  se  a  norma,  di  questi  di- 
segni   si  fosse  tenuto  il  fondo    del    naviglio  sul    fondo  o   vero  o  raggua- 
gliato  dell'Adda,  si  avrebbero  avute  bensì  a  principio  due  braccia   d'acqua 
in  canale,  ma  in  progresso   di  tempo,  dovendosi  rialzare  il  fondo  dell'Adda 
dinanzi  a  quella  come  a   qualunque  altra  chiusa,  sarebbe  scemato  d'  altret- 
tanto il  corpo  d'acqua,  e.,  per  lento   che    fosse  il  rialzamento,  sarebbe  ar- 
rivato una  volta  a  sconcertare  tutto  il  sistema  di  navigazione.    «   Il  rialza- 
ta mento   del  fondo  innanzi  tutte  le  chiuse  ,  diceva  il  Frisi  ,  è  una  dottrina 
«  insegnata  da  tutti  gli  scrittori  d'acque   Guglielmini ,  Manfredi ,  Zendrini, 
«   Grandi   ee. ,  ed  è  un  fatto    altamente    verificato  in   tutte  le  chiuse    che 
«  conosciamo.  La  ragione  si  è,  che  la  pendenza  de' fiumi  in  qualsivoglia 
«  tronco  è  determinata   dal  corpo  d'  acqua  e    dalla  qualità  e  quantità   delle 
«  materie  che  portano.  Epperò  date  le  materie  e  dato  il  corpo  di  acqua  , 
«  diminuendo  la  pendenza   libera    del   fondo  coli'  opposizione  di    qualche 
«  chiusa,  si  deve  co' successivi  interrimenti  restituire  la  pendenza  superior- 
«  mente  alla  quantità  istessa  di  prima.  Il  limite   di  tutti  i  rialzamenti  deve 
«  essere  una   linea   parallela  al    fondo   vecchio    e   tirata  all'  insù  non    dalla 
«  sommità  della  chiusa,  ma  da  quel  punto  superiore  dove    finisce  l'accel- 
«  lerazione  che  le    acque    inferiori    precipitando    liberamente  dalla  chiusa 
«  colla  loro  tenacità   ed    adesione  producono    in    quelle  che  non  vi  sono 
«  ancora    arrivate.  »    In  seguito    a    tali    deduzioni ,    che    il    Frisi    credeva 
applicabili    al   caso    concreto    del    Canale  di    Paderno ,  riteneva  egli    per 
certo    che  le  aperture    disegnate    dagli    appaltatori  sulla  estremità   sinistra 
del  corpo  di  chiusa,  ad  imitazione  di   quanto  si  osserya  all'  imboccatura  del 
Naviglio   della  Martesana ,  dovessero  riuscire    assai  piccole   in  proporzione 
della  larghezza  del  fiume  e  non  potessero  servire  che  al  fine  di  dare  uno 
sfogo  più.  libero  alle  acque  soprabbondauti  nelle  piene.  A  questo  proposito 


9* 

Frisi  soggiungeva:  «  se  per  quelle  aperture  si  rivolgesse  una  parte  sensibile 
«  del  fiume  ,  anche  il  filone  devierebbe  da  quella  parte  e  gli  interrimenti  si 
«  disporrebbero  al  lungo  della  chiusa  » .  Ma  dopo  tutte  queste  dichiarazioni 
del  Frisi  sopra  la  chiusa  di  derivazione  del  Canale  di  Paderuo,  si  è  da  lui 
ingeuuamenle  confessato,  che  intorno  all'altezza  precisa  che  potesse  bastare 
per  la  continuata  sicurezza  della  navigazione,  non  sapeva  nemmen  egli  che 
cosa  dire  di  certo.  Ad  ogni  modo  ei  proponeva  la  chiusa  di  Trezzo  pel  Canale- 
delia  Martesana  come  la  più  opportuua  di  qualunque  altra  per  somministrare 
qualche  lume  in  un  articolo  si  delicato.  Inoltre  aggiungeva,  che  verificato 
precisamente  l'altezza  a  cui  il  fondo  del  Naviglio  della  Martesana  nella 
prima  sua  costruzione  si  è  tenuto  sopra  il  fondo  naturale  dell'Adda,  biso- 
gnava ritenere  il  fondo  del  Naviglio  di  Paderno  ad  un'altezza  maggiore 
per  due  particolari  ragioui.  Difalti  ,  prima  la  caduta  dell'Adda  sotto  a  Pa- 
derno essendo  maggiore  che  a  Trezzo,  potevasi  facilmente  dimostrare  che 
in  parità  di  tutte  le  altre  circostanze  ne'  luoghi  di  maggior  caduta  deve 
essere  maggiore  il  rialzamento  di  fondo  cagionato  da  un  dato  ostacolo.  Se- 
condariamente, conservata  la  medesima  parità  di  tutte  le  altre  circostanze, 
portano  i  fiumi  ne'  tronchi  superiori  materie  più  grosse  e  in  maggior  nu- 
mero che  negli  inferiori,  e  la  nuova  chiusa  del  Canale  di  Paderno  do- 
veva appunto  venir  fabbricata  molte  miglia  al  di  sopra  di  quella  del  Na- 
viglio della  Martesana. 

Esposta  diffusamente  dal  Frisi  tale  difficoltà  toccante  la  sostanza  del 
progetto  Nosetti ,  mentre  variando  1'  altezza  della  chiusa  di  derivazione  bi- 
sognava variare  ancora  1'  argine  e  soprattutto  la  soglia  e  la  cadente  del 
nuovo  naviglio ,  si  fece  strada  quel  matematico  ad  altre  considerazioni  ri- 
sguardanti  alcune  facili  modificazioni  del  medesimo  progetto  Nosetti,  che 
egli  credeva  combinabili  colla  maggior  economia  del  lavoro,  e  che  noi 
passeremo  qui  a  riferire  succintamente. 

Si  ritenga  che  fissata  la  soglia  e  V  imboccatura  del  nuovo  naviglio  ai 
piedi  del  Sasso  di  S.  Michele,  tutto  il  primo  tronco  di  canale,  dietro  il 
progetto  Nosetti,  doveva  disporsi  senza  caduta  alcuna  per  più  di  metr.  782 
sino  al  luogo  destinato  per  una  conca  di  circa  metr.  1,782  di  altezza  di 
salto.  Nel  tronco  di  circa  altri  metr.  964,  7 55  susseguenti,  sino  ad  arrivare 
alla  prima  delle  due  conche  del  Meda,  si  doveva  lasciare  al  fondo  la  sola 
caduta  effettiva  di  metr.  0,891.  Nell'intervallo  fra  queste  due  conche,  da  ri- 

*4 


9a 
formarsi  e  ridarsi  a  minor  altezza ,  se  ne  segnava  una  nuova,  ed  anche  ia 
ciascuna  di  queste  tre  non  si  credeva  di  dover  oltrepassare  i  metr.  4,  752 
d' altezza  nei  salti.  Finalmente  al  di  sotto  della  gran  conca  del  Meda  con- 
tinuandosi il  nuovo  naviglio  progettato  per  circa  metr.  2  55,  prima  di  giun- 
gere allo  sbocco  nel  fiume,  vi  si  avevano  ad  erigere  le  altre  due  conche 
nuove  che  nel  profilo  presentato  non  superavano  la  stessa  misura  di 
metr.  4»  7^2   nell'altezza   dei  loro  salti. 

Parlando  ora  intorno  a  questo  articolo  della  qualità  precisa  e  distri- 
buzione delle  cadute  del  Canale  nuovo  di  Paclerno  ,  il  Frisi  lodava  1'  idea 
che  mostravano  di  avere  gli  architetti  appaltatori  di  non  eccedere  nei 
salti  immediati  dei  sostegni  l'altezza  di  metr.  4*  752.  Era  stato  questo  li- 
mite daini  dianzi  adottalo,  insegnato  e  sparso  in  tutte  le  occasioni  come 
un  precetto  invariabile  dell'  arte  de' canali  navigabili.  Sul  merito  della  forma 
particolare  dei  sostegni  del  Meda,  che  non  aveva  rispettato  quel  limite,  si 
era  egli  parimenti  di  già  pronunziato,  forse  con  un  po' troppo  di  preci- 
pitazione ;  e  ne  avea  parlato  come  di  un'invenzione  assai  ingegnosa  bensì, 
ma  che  per  non  essere  ancora  in  uso  in  alcun  paese  non  potesse  pro- 
porsi per  modello  da  imitarsi  e  da  ritentarsi  al  nuovo  Canale  di  Paderno, 
a  preferenza  dei  sostegni  accollati,  altre  volte  dallo  stesso  Frisi  prescritti  e 
specialmente  nel  proprio  progetto  di  tal  canale.  Quest'ultimo  motivo  contro 
la  invenzione  del  Meda  sarà  sempre  compatibile  in  bocca  di  un  semplice 
appaltatore,  a  meno  che  non  diventasse  comune  sui  canali  Fuso  de' sostegni 
a  grandi  salii  come  lo  è  presentemente  quello  dei  sostegni  a  piccoli  sal- 
ti ;  ma  forse  non  si  sarebbe  aspettato  di  trovarlo  in  bocca  di  un  dotto 
idraulico  e  valente  matematico  come  il  Frisi  prima  che  l'uscire  dai  con- 
fini delle  dimensioni  usale  fosse  dimostrato  troppo  cimento  da  qualche  lu- 
minoso esempio.  Dichiarava  poi  lo  slesso  Frisi,  che  da  qualunque  sezione 
e  livello  dovesse  incominciare  il  nuovo  Naviglio  di  Paderno  ,  ci  non  cre- 
deva conveniente  di  tenerne  il  primo  tronco  orizzontale  o  pressocchè  oriz- 
zontale, giacche,  soggiungeva,  tutti  gli  altri  uavigli  e  condotti  d'acque 
conosciuti  hanno  il  fondo  inclinato  successivamente  dal  principio  al  fine. 
Così  la  soglia  del  Canale  di  Paderno  del  Meda  si  è  rinvenuta  alquaulo  più 
rilevala  del  piano  superiore  della  conca  che  si  incontrava  inferiormente  per 
la  prima  ;  il  Naviglio  Grande  pende  verso  l'incile  sino  in  ragione  di  metr.  2, 
.970  per  miglio  di  m.  1782,  ed  il  Naviglio  della  Martesaua  poco  meno  di 


metr.  i,  188  ia  un  miglio  eguale.  E  supposto  anche  che  gli  altri  navigli, 
fossero  disposti  diversamente,  per  quello  di  Paderno  faceva  riflettere  il 
Frisi  che  vi  erauo  delle  ragioni  particolari  di  non  lasciare  il  suo  primo 
tronco  orizzontale  o  senza  pendenza  libera.  Sembrava  in  primo  luogo  a  lui 
più  espediente  l' usare  di  questa  pendenza  del  canale  onde  avanzarne 
tanto  meno  per  le  conche  ,  che  per  il  loro  numero  ed  altezza  già  dovevano 
imbarazzare  abbastanza  la  navigazione  del  nuovo  cauale.  In  secondo  luogo 
inclinava  a  credere  che,  terminando  il  primo  tronco  suddetto  alle  porte  di 
una  conca  senz'  alcuna  pendenza,  si  sarebbe  formato  un  naviglio  quasi  ad 
acqua  stagnante  ,  uè  l' acqua  vi  sarebbe  stala  richiamata  dalla  prima  im- 
boccatura con  quella  facilità  e  copia  che  nel  Naviglio  della  Martesana 
per  esempio  si  porterebbe  sempre  dalla  libertà  del  tronco  inferiore,  quan- 
d' auche  il  tronco  superiore  fino  all'  incile  fosse  veramente  orizzontale. 
Queste  avvertenze  sulla  distribuzione  di  pendenze  erano  ritenute  dal  Frisi 
tanto  più.  importanti ,  perchè  il  primo  tronco  del  nuovo  Naviglio  di  Pa- 
derno ,  dovendo  essere  scavato  attraverso  una  costa  ghiaiosa  ed  arenosa  e 
profondamente  in  un  ceppo  assai  disuguale,  vi  si  avrebbe  sempre  dovuto 
aspettare  qualche  sensibile  dispersione  d'acqua,  e  senza  una  inclinazione 
sensibile  del  letto  si  avrebbe  potuto  temere  che  l' acqua  scarseggiasse  , 
se  non  per  il  bisogno  preciso  della  navigazione  sui  tronchi  di  canale,  al- 
meno  per  l' uso   e  maneggio   più  pronto   delle   conche. 

Oltre  a  contenere  gli  accenuati  riflessi  risguardanti  1'  altezza  e  la  si- 
tuazione della  chiusa  di  derivazione  ,  il  livello  della  soglia  dell'incile  e  la 
nendeuza  del  canale,  il  salto  ed  il  numero  de' sostegni,  il  resto  di  quella 
relazione  Frisi  sul  progetto  della  compagnia  Nosetti  si  riduceva  a  pro- 
porre di  moderare  al  passo  di  Trezzo  ed  all'  altro  superiore  del  Paradiso 
la  caduta  del  fiume  Adda  per  ottenervi  in  ogni  stato  d'acque  un  libero 
e  sicuro  barcheggio  ,  ed  a  progettare  pel  passo  detto  la  Ravia  di  Brivio  , 
pure  eccessivamente  declive ,  non  solo  la  variazione  del  chiusone  che 
vi  tiene  in  collo  le  acque  del  superior  laghetto  di  Olginate ,  ma  auche 
qualche  altra  opera,  come  p.  e.  qualche  conca  per  procurarvi  maggior- 
meute  il  comodo  della  navigazione. 

Alla  relazione  del  Frisi  sul  progetto  degli  appaltatori  tennero  dietro 
Leu  presto  e  la  difesa  del  proprio  parere  per  parte  del  Pecis  ,  e  la  ri- 
sposta in  difesa  del  proprio  progetto  per  parte  degli  stessi  appaltatori. 


94 
In  tale  occasione  si  prese  a  confermare  col  ragionamento  la  massima  di 
dare  alla  chiusa  di  derivazione   del  Naviglio   di  Paderno  la  sola  altezza  di 
metr.    i,   188,  ed  alla  soglia  del   canale   all'incile  soltanto  nietr.   o,  5g4  di 
rilievo  sopra  il  fondo  dell'Adda.    Si  dichiarò    unanimemente    dal    Pecìs    e 
dagli  appaltatori,   che  la   dottrina  degli  idraulici  italiani,  la  quale  insegna 
il  rialzamento  di  fondo  innanzi  a  tutte  le  chiuse,  e   prescrive  il  limite   ac- 
cennato  dal  P.  Frisi,  va  soggetta  a  molte    modificazioni  a  seconda    delle 
diverse  circostanze  che  s' incontrano  in  natura  o  s'introducono  dall'arte.  Così 
è  p.  e.   che  risulta  in   alcuni    casi    la  pendenza  dei  letti  de'  fiumi  unicamente 
dalla  qualità   del  fondo  inamovibile ,  cioè  duro   e  costituito  in  maniera  che 
l' acqua  comunque  copiosa  e  veloce  non  vi  può  esercitare  la  sua  azione  nello 
scavare  e  disporre  l'alveo  secondo  il  sistema  ordinario  di  pendenze.  Laonde 
argomentavano   que'  periti  che  questa  sola  circostanza  ,  propria    del    fiume 
Adda  su  molti  punti  della  linea   di  nuova  navigazione ,  bastasse  ad  alterare 
e  sconvolgere   tutta  quella  dottrina ,  non  che  la  sua  applicazione     al    caso 
concreto.  Dagli  stessi  periti  sono  poi  state  accennale  le  particolarità,  che 
all'Adda  ed  al  Naviglio   di  Paderno  dovevano  tener  lontano   ogni  pericolo 
di  successivo  rialzamento  di  fondo,  ed  il  timore  del  conseguente  sconcerto 
della  navigazione    in    causa    della    nuova    chiusa    di  derivazione.  Fra  esse 
particolarità    si  nominarono    una    dopo    l'altra    le    seguenti,    cioè:     i.a    le 
aperture   prescritle  nel  corpo   di  questa  chiusa  non  minori    di    quelle   esi- 
stenti nella  consimile  chiusa  del  Naviglio    della    Martesana ,    per    isfogare 
una  ouona  porzione  delle  acque  e  delle  ghiaie   dello-  slesso  fiume    Adda; 
2.a    T  adattamento    dell'  argine  del  nuovo  canale  all'  incile  per  uso  di  tra- 
vacatore  ;  3.a  1'  effetto  mirabile  che  nelle  piene  dell'Adda ,    del    Ticino    e 
di  altri  fiumi  consimili  non  solo  le    piccole    ghiaie ,    ma    anche    i    grossi 
sassi  ed  altre    materie   di   trasporto    si    balzano    dalla    corrente    dal    basso 
piede  delle   chiuse  sino   alla  loro  cresta,  e   di  là  ritornano  nel  fiume    in- 
feriormente ;  4-a  il  corso  che  doveva  prendere    naturalmente  il  filone    dei 
fiume  in  causa  dell'  obbliquità  della  chiusa  e  della    sua    forma    a    doppia 
scarpa,-   5.a  l'effetto   de' paraporti  disposti  a  lavorare  sul  fondo  del  naviglio 
in  poca  distanza  dall'incile;  6.d  l'aprimento   delle  portine  delle  conche   o 
dei  vicini  scaricatori  a  paraporti;    n.*  il  moto  stesso  cagionato    nell'acqua 
verso  il  fondo  dalle  navi  tirate  a  ritroso  o  a  seconda ,  e  valevole  a  stac- 
care dal  fondo   e  tenere  sollevata  fìuo  ad  un  certo  punto    un'  altra    parte 


95 
delle  materie  fluviali  che  potessero  depositarsi  davanti  la  imboccatura  del 
nuovo  canale.  Per  tutto  ciò  lo  spurgo  manufatto,  che  potesse  abbisognare 
all'  incile  ed  al  primo  tronco  del  nuovo  Canale  di  Paderno ,  si  voleva  dal 
Sopraintendente  Pecis  e  dagli  esecutori  dell'opera  che  avesse  a  riuscirvi 
per  nulla  maggiore  di  quello  assolutamente  inevitabile  anche  ne'  canali  più. 
ben  costrutti.  Dai  medesimi  relatori  si  conchiudeva  quindi  per  il  uiun 
bisogno  al  JNaviglio  di  Paderno  di  deviare  dal  partito  già  preso  a  riguardo 
della  chiusa  e  dell'  imboccatura,  e  di  abbracciare  l' idea  suggerita  dal  Frisi 
tli  una  chiusa  più  alla  e  di  una  imboccatura  col  fondo  del  canale  assai 
rilevato  sopra  quello  del  fiume. 

Tutti  gli  altri  suggerimenti  del  Frisi  vennero  similmente  rifiutati  in 
quell'  occasione.  Specialmente  per  rigettare  la  proposta  delle  conche  ac- 
collale fecero  valere  gli  appaltatori  la  stessa  ragione  che  gli  aveva  indotti 
ad  abbandonare  l'idea  della  rislaurazione  e  compimento  dei  grandiosi  e- 
difìzi  da  sostegno  del  Meda  ;  vale  a  dire  che,  volendo  essi  camminar  si- 
curi nella  loro  impresa  ,  non  amavano  di  affidarne  l' esito  a  metodi  per 
essi  non  troppo  comuni  e  famigliari.  Per  riguardo  alla  distribuzione  di 
pendenze  nei  primi  due  tronchi  di  canale ,  che  riuscir  dovevano  di  consi- 
derabile lunghezza,  le  risposte  degli  appaltatori  furono;  che  l'importan- 
tissimo motivo  di  cautelarsi  contro  le  irruzioni  del  fiume,  temibili  al  caso 
delle  sue  massime  piene  ,  gli  aveva  determinati  a  dare  ai  primi  tronchi 
del  nuovo  naviglio  una  disposizione  di  fondo  di  moderata  pendenza,  ed  al 
primo  sostegno  intermedio  la  succennata  caduta  fissata  ;  che  si  erano  però 
immaginati  gli  spedienti  per  poter  variare  questa  parte  della  sistemazione 
del  canale  senza  sconcerto  dell'opera  nel  caso  che  la  sperienza  lo  dimo- 
strasse necessario  ;  che  per  altro  si  doveva  essere  persuasi  che  gli  scari- 
catori a  paraporti  situati  vicino  all'  imboccatura  del  canale  attirerebbero 
bastantemente  lo  spirito  delle  acque  anche  sopra  l' alveo  di  fondo  oriz- 
zontale ;  e  che  qualora  il  terreno  si  ritrovasse  ghiaioso ,  il  canale  non  po- 
teva soffrire  dispersione  d' acqua ,  dovendo  essere  artefatto  contro  ogni 
travenazione  a  tenore   del  capitolato. 

Il  Governo   di  Milano,  ricevute  che  ebbe  le  varie  succennate  relazioni 
sul  piano  d'  esecuzione   degli  appaltatori   della  navigazione    dell'Adda  ,  in- 
clinò per  qualche    tempo    a   lasciarne    cadere    ogni  esame  preventivo  ;    ma 
il  Principe  De  Kauuitz  da  Vienna  chiedeva  ad  ogni  momento  lo  stato  dei 


96 

lavori  all'Adda  ed  il  risultato  dell'esame  d;  1  progetto.  Non  acquetatasi 
quel  Principe  alle  risposte:  i.a  che  gli  appallatoti  delle  opere  continuassero 
nei  semplici  lavori  di  rimuovere  ostacoli  alla  navigazione  nel  letto  del 
fiume  e  di  preparare  l' escavazione  del  canale  e  il  taglio  della  costa  per 
la  strada  dell'alzaia;  2.a  che  quando  essi  avrebbero  dovuto  dar  principio  a 
fabbricare  la  chiusa  per  la  derivazione  delle  acque  e  le  altre  opere  di 
fabbrica  del  Cauale  di  Paderno  ,  non  si  avrebbe  mancato  a  Milano  di  de- 
stinare i  periti  fissati  dalla  Corte  di  Vienna  alle  visite  dei  lavori  ,  perchè 
tutto  fosse  fatto  a  norma  degli  obblighi  degli  appaltatori.  Avendo  poi  lo 
stesso  Principe  replicato  che  tali  visite  non  dovevano  differirsi  ad  opera 
avauzata ,  ma  farsi  eseguire  fin  da  quel  momento  e  continuarle  di  tempo 
in  tempo ,  l'Arciduca  Ferdinando  Governatore  ed  il  Conte  De  Firmian 
Ministro  a  Milano  gli  riscontrarono,  che  si  era  determinato  di  spedire  alla 
comandata  visita  il  Consigliere  Pecis  ,  il  professore  Frisi  e  gì'  ingegneri 
camerali  Robecco  e  Ferrari.  Questi  due  ultimi  periti ,  stando  al  teuore 
delle  sovrane  carte ,  non  erano  veramente  più  chiamati  a  far  parte  di  al- 
cuna commissione  per  l'esame  del  progetto,  addossato  unicamente  al  Pecis 
ed  al  Frisi  ;  ma  è  forse  stata  la  loro  intrusione  un  ripiego  immaginato 
dal  Governo  per  togliere  di  mezzo  ogni  questione  noeevole  al  progresso 
dei  lavori  con  una  maggioranza  di  voti  favorevoli  al  progetto  Nosetti. 

Di    giorno   in   giorno  è  però   stata,  differita  successivamente  questa  visita 
governativa    sino  ad  aspettare  F  apertura  della    stagione    di    primavera  del 
1774-  ?    amx    quale     epoca  i  lavori    all'Adda  e  al  nuovo    Naviglio    di    Pa- 
derno si  trovavano  già   estesi  a  tutta  la  linea    della    navigazione    appaltala. 
Fissato   definitivamente  il  giorno   28  marzo    1774  per  la  partenza    da  Mi- 
lano a  tale  visita  ,  furono  comunicati  i  relativi  ordini  precisi  dal  Ministro 
De  Firmian   al   Consigliere  Pecis  ,  che  in    qualità  di  Presidente  della  com- 
missione e  a  norma  delle  istruzioni  ricevute  le  comunicò   agli  altri    mem- 
bri durante  il  viaggio  per  arrivare  ai  luoghi   dei  lavori.    Portavano    quegli 
ordini  di  visitare  l'opera  tracciata  sul  terreno   ed  incominciata,  e   di  farne 
relazione  di  comun  consenso  all'Arciduca   Governatore  in  Milano.    Ma  al- 
l' atto   di  quella  visita  il  Pecis   e   gli   ingegneri   camerali    Robecco    e    Fer- 
rari esternarono  la  loro  piena  approvazione   al  progetto   ed  alle  opere  in- 
traprese  dagli  appaltatori  che  si  trovavano  presenti;  mentre  il  Frisi,    che 
dagli  altri  venne    interpellato    diverse    volte    del    suo    parere ,    si    limitava 


I 


97 
sempre  a  rispondere,   che    gli  ordini  del   Governo    dianzi    significali    por- 
tavano   soltanto    di    estendere  per  l'Arciduca   Governatore    a    Milano    una 
relazione   col   proprio   sentimento  ,   ma   che  non  prescrivevano  di  fare  alcun 
rilievo  o   discorso  sul  fatto.  Instando  poscia  gli  ingegneri  camerali  perchè 
si   avesse   a   pronunciarsi  sul    luogo     dei  lavori ,  e   si  dovesse   esprimere    il 
proprio   sentimento  all'  atto  stesso   della  visita  a  norma  della  consuetudine 
del  paese,   ebbe   a   replicare   il   Frisi,  che   per   dare  il   suo   sentimento    ra- 
gionato  su   di   un   aff.ire   tanto   importante   non   aveva  bisogno   meno    di  al- 
cuni  giorni   di   riflessione  ,  non  bastandogli  la  semplice   ispezione    oculare  , 
comunque  poi  da   altri  si  praticasse    diversamente.    Questo    contegno    del 
Frisi   diede   luogo   ad   alcuni  dissapori  fra  lui  e   gli  ingegneri  succitati    nei 
giorni   della   visita.    Ultimata   questa   e   di  ritorno  a  Milano  la  commissione  , 
i   suoi   membri   passarono   ad  indirizzare   diverse   separate   rappresentanze    e 
relazioni   al  Ministro   De   Firmian   ed   all'Arciduca  Ferdinando  Governatore. 
Paolo   Frisi   per  il   primo   in   una  lettera  confidenziale  al  Firmian,  dopo 
aver  accennati  i  disgusti  che   arrecò  al  suo  animo  1'  eseguita  visita  ,  mentre 
non  sospirava  che  il  momento  di  essere  cavato    dagli  imbarazzi  della  sua 
situazione  per  la  incombenza  dell'Adda  e  del  Canale  di  Paderno  ,  si  foce 
a  chiedere    come  una  grazia  particolare   di  poter    mandare   semplicemente 
la  sua   relazione   di  visita   al   Consigliere  Pecis  ,  e  non   dissimulò  in   quella 
circostanza,  come   in  seguito  la  sua  convenienza   e   la  salute   sua  lo   avreb- 
ber    messo   nella  necessità    di    implorare    la    grazia    più   geuerale ,   di  non 
essere    cioè    più   mescolato  in  affari  di  acque ,  per  poter  attendere  unica- 
mente  agli   altri  suoi  studi   più  pacifici. 

Presentate  successivamente  varie  relazioni  di  visita  dai  membri  della 
commissione  e  dagli  appaltatori  ,  in  esse  non  si  fece  che  aggiungere  varie 
riflessioni  secondarie  e  di  poco  momento  a  quant'  era  già  stato  detto 
prima,  da  una  parte  dal  Frisi  per  sostenere  le  proprie  idee,  e  dall'altra 
dagli  appaltatori  ed  ingegneri  camerali  per  avvalorare  il  progetto  JNosetti.; 
laddove  il  Consigliere  Pecis  si  limitò  quella  volla  ad  informare  direttamente 
l'Arciduca  Governatore  dello  stato  dei  lavori  all'Adda  con  una  sua  parti- 
colare relazione  ,  in  cui  non  si  entrava  piìi  in  alcun  dettaglio  od  esame 
di  progetto. 

Visto  pertanto  il  cattivo  successo  delle  prese  risoluzioni  per  1'  esame 
del    progetto    degli    appaltatori,    l'Arciduca    Ferdinando  ed  il    Conte  De 


96 
Firmian  si  trovarono  indecisi  per  qitalche  tempo  sulla  più  conveniente 
determinazione  da  prendersi  ulteriormente,  onde  eseguire  gli  ordini  avuti 
da  Vienna  in  riguardo  dell'impresa  Nosetti,  che  intanto  si  spingeva  con 
raddoppiata  velocità  verso  il  suo  termine.  Alla  fine  prevalse  l'idea  di  di- 
sporre e  far  eseguire  una  nuova  visita  che  riconciliasse  le  parti  ed  evi- 
tasse ogni  questione  che  poteva  derivare  dalla  sospensione  dell'esame  del 
progetto.  Pensando  poi  al  modo  di  condurre  quest'  altra  visita  ad  ottenere 
un  migliore  successo,  si  è  stabilito  dal  Governo  di  aggiungere  alla  com- 
missione un  maggior  numero  di  periti,  e  di  far  cadere  la  scolta  del  capo 
sopra  la  persona  del  celebre  Coute  Gian-Rinaldo  Carli,  il  quale  co' suoi 
studi  era  salito  in  fama  di  uomo  enciclopedico,  godeva  la  pubblica  esti- 
mazione come  magistrato,  ed  occupava  in  allora  in  Milano  frale  altre  sue 
cariche   anche   quella  di  Presidente   Camerale. 

Ciò  risoluto  verso  la  fine  dell'anno  1774^  e^  approvato  pienamente 
dal  Kauniiz  ,  questo  Principe  avrebbe  desideralo  di  vedere  ordinata  la 
pronta  esecuzione  della  nuova  visita,  e  di  avere  presto  nelle  mani  un  det- 
taglialo rapporto  del  suo  esito  per  riposare  tranquillo  sull*  andamento  del- 
F  impresa  ;  ma  il  Presidente  Carli  al  primo  invito  ricevutone  nel  cuor 
dell'  inverno  ha  trovato  nella  sua  età  e  nella  sua  salute  alcuni  giusti  motivi 
per  esimersi  dalla  gelosa  incumbenza  che  gli  si  voleva  affidare.  In  tale 
frangente  l'Arciduca  Ferdinando  ed  il  Conte  De  Firmian  ottennero  il  per- 
messo da  Vienna,  sopra  inchiesta  al  Priucipe  Kaunitz,  di  lasciar  trascor- 
rere anche  tutto  quell'  inverno  per  obbligare  il  Carli  ad  accettare  V.  inca- 
rico. Impegnata  realmente  a  questo  patto  la  sua  parola  ,  e  la  scelta  dei 
periti,  da  aggiungersi  al  Pecis,  al  Frisi  ed  agli  ingegneri  camerali  Ro- 
becco  e  Ferrari,  essendo  caduta  sopra  l'ingegnere  militare  Baschiera  ed  i 
regi  matematici  Lecchi  e  De  Regi,  fu  stabilito  dall'Arciduca  Governatore 
il  giorno  4  mag§i°  J77^  Per  la  partenza  da  Milano  alla  visita  concertata  , 
sicché  la  commissione  dei  delegati  al  mattino  del  giorno  5  susseguente 
si  è  trovata  al  Sasso  di  S.  Michele,  ov' erano  pronti  a  riceverla  gli  appal- 
tatori Nosetti  e  Fé. 

Dato  principio  alla  visita  da  quel  luogo  coli'  esame  dei  lavori  intra- 
presi alla  chiusa  di  derivazione  del  Cauale  di  Paderno  ,  è  slata  minuta- 
mente osservata  e  scandagliata  quella  importante  parte  dell'opera.  In  se- 
guito il  Presidente  Carli  ha  fatti  riunire    nello    stesso    punto    tutti  i  dele- 


99 
gati  alla  visita,  affiuchè  facessero  lo  loro  riflessioni  e  dassero  il  loro  giu- 
dizio sulla  solidità  e  regolare  disposizione  della  chiusa  in  costruzione.  Si 
è  osservata  specialmente  la  caduta  che  andava  a  risultare  dalla  cresta  di 
essa  chiusa  al  fondo  del  fiume  inferiore.  Questo  fondo  si  è  riconosciuto  più 
basso  in  confronto  di  quella  parte  dell'Adda  che  doveva  scorrere  all'  imboc- 
catura del  nuovo  naviglio  ;  onde  si  è  rimasti  persuasi  che  la  chiusa  avrebbe 
prodotto  il  suo  buon  effetto  e  che  avrebbe  facilmente  trasportato  alla 
parte  inferiore  del  fiume  la  ghiaia,  massime  per  mezzo  delle  aperture  la- 
sciate alle  sue  estremità.  Solamente  è  stato  proposto  dal  Uè  Regi,  ed  ap- 
poggiato dal  Baschiera,  di  restringere  l'apertura  disegnala  da  farsi  nella 
chiusa  verso  la  sponda  bergamasca  ,  allargando  invece  1'  altra  apertura  della 
chiusa  praticata  all'  altra  estremità  vicina  all'  imboccatura  del  canale.  Su 
questo  punto  è  slato  dalla  commissione  deliberato  ed  ordinato  a  Pietro 
Nosetti  di  formare  iu  misura  esatta  un  disegno  del  sito  sul  quale  cadeva 
il  fatto  rilievo  e  di  spedirlo  in  breve  tempo  a  Milano  ,  dove  il  Presidente 
della  commissione  avrebbe  adunati  in  un  particolare  congresso  tutti  i  de- 
legati della  visita  per  esaminare  e  proporre  all'Arciduca  Governatore  quanto 
si  sarebbe  creduto  conveniente  alla  definitiva  risoluzione  di  quest'  oggetto 
parziale.  Essendo  poi  stata  continuata  la  visita  dal  sito  della  chiusa  sino 
allo  sbocco  del  naviglio  in  Adda,  si  è  giudicalo  in  quella  giornata  se  non 
economico  ed  ingegnoso,  almeno  possibile  ed  eseguibile  il  progetto  Nosetti 
in  ogni  sua  parte  ,  e  si  è  ammirato  inoltre  il  notabile  progresso  dei  la- 
vori e  la  costruzione  meccanica  apparentemente  solida  delle  opere  ;  onde 
da  questi  lati  è  slato  comune  in  tulli  i  componenti  la  commissione  di 
quella  visita  il  sentimento  d'approvazione  a  favore  degli  appaltatori.  Pro- 
tratta ancora  la  visita  nel  susseguente  giorno  6  maggio  del  suddetto 
anno  ,  non  si  è  parimenti  messo  in  campo  alcun  dubbio  sulla  possibilità 
della  desiderata  navigazione  dopo  la  piena  ultimazione  delle  opere  intra- 
prese dalla  compagnia  Nosetti  ;  ciò  non  ostante,  per  determinare  esattamente 
con  quale  facilità  e  comodità  si  sarebbe  eseguita  la  navigazione  special- 
mente per  il  nuovo  Canale  di  Paderno ,  si  è  veduto  che  non  si  poteva 
pronunciare  alcuna  cosa  di  preciso  senza  la  verificazione  della  corrispon- 
dente distribuzione  di  pendenze  fra  l'imboccatura  e  lo  sbocco  del  mede- 
simo canale.  E  siccome  tale  verificazione  dipendeva  dalla  ripetizione  di 
un'accurata    livellazione    e    dalla  rettificazione    di    un    esatto    profilo,  cosi 

i5 


ÌOO 

è  stato  riconosciuto  dall'intera  commissione  della  visita,  che  essa  non  si 
trovava  in  grado  di  pronunciare  il  suo  accertato  parere  da  questo  lato,  ma 
che  però  siffatta  parte  era  un  articolo  di  pura  convenienza  per  gli  appal- 
tatori ,  i  quali  volessero  evitare  inutili  dispendi  per  la  sistemazione  del  ca- 
nale a  norma  del  loro  contratto  dietro  un  maggior  numero  di  esperimenti. 
L'esame  riservato  a  Milano  venne  poscia  deferito  ad  un  cougresso  che  fu 
tenuto  presso  il  Presidente  Carli  il  giorno  17  luglio  dello  stesso  anno  177^. 
In  questa  circostanza  si  rinnovò  la  questione  dianzi  promossa  all'  alto  della 
visita  intorno  alle  aperture  lasciate  nel  corpo  della  chiusa  di  derivazione 
per  il  Canale  di  PadernOr  Al  De  Regi  ed  al  Baschiera  ,  che  avevano  chiesto 
una  modificazione  in  ampiezza  ad  una  di  quelle  aperture  per  dare  mag- 
gior corso  e  sfogo  alle  acque  e  materie  davanti  alla  chiusa  ed  all'  imboc- 
catura del  Canale  di  Paderno ,  si  unì  anche  il  Frisi  che  allo  stesso  fine 
desiderava  invece  una  nuova  apertura  già  da  lui  proposta  verso  il  mezzo 
della  chiusa  ;  e  quindi  si  diede  luogo  alla  libera  discussione  sulla  diver- 
sità dei  pareri.  In  mezzo  a  dibattimenti  che  si  facevano  vivi ,  il  Carli  ha 
ridotta  la  proposizione  ai  minimi  termini  col  dimandare  ai  membri  della 
commissione,  se  la  proposta  variazione  fosse  indispensabile  e  di  un  biso- 
gno istantaneo  per  la  riuscita  della  nuova  navigazione ,  o  almeno  se  la 
credessero  necessaria  per  la  sicurezza  di  questa.  Mandata  a  partito  tal 
proposizione  ,  che  scioglieva  il  nodo  della  questione  ,  nessuno  vi  fu  che 
non  opinasse  che  veramente  la  discussa  operazione  non  era  di  immediata 
necessità,  e  che  però  potevasi  fare  a  meno  per  allora  di  ordinarla  agii 
appaltatori.  Terminò  finalmente  l' ispezione  del  Carli  e  degli  altri  membri 
della  commissione  con  una  relazione  al  Ministro  Firmian  e  con  una  con- 
sulta all'Arciduca  Governatore ,  in  cui  si  dava  ragguaglio  della  condotta  e 
dell'  esito  della  visita. 

Riferito  tale  risultato  dell'  esame  del  progetto  della  compagnia  Nosetti 
alla  Corte  di  Vienna,  il  Principe  Kaunitz  ebbe  a  manifestarne  al  Governo 
di  Milano  il  suo  pieno  gradimento  ;  ed  i  lavori  all'Adda  ed  al  Canale  di 
Paderno  dopo  quella  celebre  visita  si  proseguirono  per  modo ,  che  verso 
la  metà  del  1776  si  trovavano  a  un  punto  da  far  credere  possibile  l' ul- 
timazione dell'opera  anche  prima  del  termine  convenuto.  Difatti  alla  metà 
del  mese  di  ottobre  di  quell'anno  1776  gli  appaltatori  dell' impresa  inco- 
minciarono i  loro  esperimenti  dell'introduzione  dell'acqua  nel  nuovo  Ca- 
nale  di  Paderno. 


lOi 

Il  primo  esperimento  eia  particolarmente  diretto  a  provare  la  qualità, 
del  fondo  in  un  sito  del  canale  ov'  erasi  da  qualche  tempo  concepito  mag- 
giore diffidenza,  cioè  nel  punto  fra  il  primo  ed  il  secondo  sostegno  ,  in 
cui  il  canale  scostandosi  dalla  sponda  del  fiume  s' interna  nella  valle  che 
termina  alla  Madonna  della  Rocchetta,  e  dove  il  fondo  di  esso  canale  è 
più  sollevato  del  pelo  d'acqua  del  fiume  di  circa  metr.  1 6.  Per  1'  oggetto 
di  questo  esperimento  si  è  fatta  decorrere  in  canale  dalla  sua  imboccatura 
1'  acqua ,  che  si  è  tenuta  in  coiìo  al  luogo  del  primo  sostegno  sino  al  conve- 
niente livello  per  la  navigazione  con  opportune  traverse  provvisorie.  Indi 
passeggiandosi  dagli  appaltatori  tutta  la  linea  del  canale ,  apparve  in  di- 
versi punti  sensibile  il  disperdimento  d'  acqua  per  filtrazione  ;  ma  questa 
si  presentò  senza  indizio  di  apparente  rottura.  Portata  in  fine  l' osserva- 
zione al  sito  succennato,  non  si  è  tardato  a  discoprire  che  ivi  si  scompa- 
ginava anche  il  fondo  del  canale  ,  e  per  rami  sotterraneamente  apertisi 
molto  più  acqua  si  disperdeva  che  nella  tratta  superiore.  In  poco  tempo 
si  affessò  notabilmente  quel  fondo  ,  cedette  piegandosi  l' argine  alla  si- 
nistra del  canale ,  e  l' acqua  di  questo  trapelata  di  sotto  terra  si  vide  zam- 
pillare in  diversi  punti  sopra  il  pelo  d' acqua  dell'Adda  a  guisa  di  tante 
fontane  e  per  effetto  della  grande  differenza  di  livello  che  vi  era  dal  letto 
del  canale  al  letto  del  fiume. 

Ritolta  pertanto  al  canale  1'  acqua  in  esso  dianzi  introdotta  ,  si  è  po- 
tuto riconoscere  che  la  tratta  smossa  della  sua  linea  si  estendeva  in  lun- 
ghezza a  circa  niet.  go.  Questa  prima  sventura  del  nuovo  Canale  di  Paderno 
servi  allora  di  riprova  che  la  natura  di  quel  terreno  non  era  per  nulla 
cambiata  dopo  le  rovine  avvenute  ai  tempi  del  Meda  e  del  Bisnati  ;  che 
i  dubbi  insorti  sulla  dispersione  d'acqua  nel  letto  del  canale  non  erano 
men  veri  e  fondati  all'epoca  che  questo  era  appena  scavato;  che  le  pen- 
denze dei  tronchi  di  canale  ,  fino  allora  appositamente  lasciate  maggiori 
del  prescritto  in  progetto  per  solo  comodo  di  semplice  esperimento,  erano 
riuscite  eccessive.  Prima  di  ottenere  l'altezza  d'acqua  bisognevole  all'imboc- 
catura ,  ad  incile  sistemato  ,  avriano  portato  tali  pendenze  l' ingresso  in 
canale  di  tant' acqua  da  cospirare  colla  sua  forza  a  produrre  più  facilmente 
nuove  rovine  sopra  e  sotto  il  primo  sostegno  del  canale  medesimo  ,  che 
restava  situato  inferiormente  a  tenerla  in  collo  colle  sue  portine  di  ordi- 
iaaria    altezza    in   considerabile    distanza    dall'incile.    Per  tutto  ciò   gli  ap- 


102 

paltatori  hanno  veduta  la  necessità  di  usare  ulteriori  diligenze  per  impe- 
dire ogni  travenazione  d' acqua  nel  fondo  sotterraneo  al  lettp  del  nuovo 
canale.  Si  sono  determinati  di  diminuire  definitivamente,  anziché  accrescere, 
la  pendenza  dei  primi  tronchi  dello  stesso  canale ,  se  non  a  ridurli  oriz- 
zontali a  norma  delle  prime  idee ,  almeno  ad  una  misura  media  molto  li- 
mitata ,  accrescendo  invece  il  salto  del  suo  primo  sostegno.  Inoltre  hanno 
adottato  il  partito  di  non  risparmiare  alle  estremità  della  chiusa  le  aper- 
ture diseguate  ,  e  di  disporre  la  stessa  chiusa  di  derivazione  nella  parte 
che  rimaneva  a  costruirsi,  per  modo  che  il  suo  ciglio  risultasse  in  una 
giacitura  meno  obbliqua  ,  ossia  più  ortogonale  alle  sponde  del  fiume,  ed 
investisse  più  al  di  sotto  che  non  si  era  fissato  fin  allora  il  Sasso  di 
S.  Michele  alla  sponda  bergamasca  per  mantenere  una  maggior  tendenza 
del  filone  del  fiume  da  questa  parte  ,  e  per  rendere  conseguentemente 
più  placida  e  sicura  contro  le  irruzioni  delle  piene  l' imboccatura  del  ca- 
nale dall'  altra  parte. 

Dovendo  poi  gli  appaltatori  riparare  prontamente  al  contrario    evento 
del  succitato    esperimento ,    pensato    avevano    in  •  sulle  prime   di  rimettere 
la  tratta  di  canale  smossa  allo  stato    in    cui    si    trovava    anteriormente    al 
disordine  ;    ma    riflettendo  poi    che    l' argine    rovinato  ed  il  suolo  ceduto 
erano  pure  stati  eretti  e    fabbricati  per  sé  stessi  di  sodissima  costruzione  , 
si  sono   accorti  che   col  ristaurare  quel  pèzzo    di  canale  ,  rifacendolo   nello 
stesso  luogo  e  nella  stessa    maniera    di    prima ,  si  era  sicuri  per  lo  meno 
di  non  togliere  per  nulla  la  cagione  sotterranea  del  male,  e  si  sono  iuvece; 
appigliati  al  partito  di  tentare  una  miglior  sorte  col  tagliare  a  destra  della 
tratta  di  canale  smossa  una  montagnuola  di  pietra  viva  che  vi  si  trovava  per 
iscavarvi  il  letto  di  nuova  tratta  di  canale  da  surrogarsi  alla  rovinata.  Adot- 
tando  tale  ripiego,  si  viveva  nella  fiducia  di  incontrare  un  fondo  innocente 
e  fermo ,  quale    sembrava    che    dovesse  essere   quello    da    cui    doveva  ve- 
nir   rimossa    la    soprastante    enorme    massa    di    circa   metr.  36  di  altezza. 
Qualunque  irregolarità  si  potesse  discoprire  nel  nuovo  fondo  da  spiauarsi, 
si  credeva    correggibile  dall'  arte.   Quindi    gli  appaltatori    intrapresero  con 
coraggio  i  lavori  per  la  costruzione  del  nuovo  pezzo  di  Canale  di  Paderno,  e 
proseguirono  anche  quelli  necessari  per  l'ultimazione  della  chiusa  in  Adda  e 
delle  altre  opere  cadenti  sulla  linea  della  nuova    navigazione.    Ma  intanto 
il  fatto   della    prime    rotture  al  nuovo  Canale  di  Paderno  ,  oltre  al  portar 


io3 
seeo  le  indicate  modificazioni  ed  aggiunte  al  piano  dei  lavori ,  fu  anche 
causa  che  gli  appaltatori  rinunciassero  alla  loro  primiera  sollecitudine  di 
dare  la  navigazione  avanti  il  tempo  convenuto,  ed  annunciassero  come  cosa 
appena  sperabile,  di  tenersi  in  misura  col  termine  prescritto  dal  loro  con- 
tratto. Aggiungasi  che  tale  risultato  del  primo  esperimento  del  nuovo 
Canale  di  Paderno  lasciò  generalmente  nell'  apprensione  di  avervi  ad  in- 
contrare altre  nuove  sventure  negli  esperimenti  successivi.  Tuttavia  gli 
sforzi  raddoppiati  degli  appaltatori  per  rinnovare  tali  esperimenti  del  ca- 
nale, e  la  loro  ferma  risoluzione  di  replicarli  tante  volte  finche  l'opera 
fosse  condotta  una  volta  al  suo  termine  ,  fecero  rinascere  nel  pubblico  la 
smarrita  speranza  di  buon  successo,  e  verso  l'autunno  dell'anno  1777  ogni 
lavoro  al  nuovo  Canale  di  Paderno  si  trovò  realmente  ultimato ,  come 
anche  ogni  altra  opera  intrapresa  dagli  appaltatori  sulla  linea  della  nuova 
navigazione   da  Brivio   all'imboccatura  del  Naviglio   della  Martesana. 

A  quest'  epoca  nessun  notabile  accidente  sfavorevole  contrassegnò  i 
nuovi  esperimenti  diretti  dagli  appaltatori  ad  assicurarsi  della  resistenza 
del  fondo  e  delle  sponde  del  canale ,  e  della  sua  idoneità  a  contenere 
l'acqua  introdottavi  dal  fiume  al  luogo  della  sua  attuale  imboccatura 
e  della  soglia  sistemata  del  suo  incile.  In  riguardo  però  della  più  o  raen 
buona  costruzione  degli  edilizi  parziali  del  nuovo  Canale  di  Paderno,  si  è 
verificato  in  quell'occasione  l'incidente  contrario  che  qui  passiamo  a  rife- 
rire. La  conca  grande  del  Meda  all'alto  dei  lavori  della  compagnia  No- 
setti  era  stata  rialzata  dal  fondo  del  suo  bacino  di  circa  metr.  7,  128  ,  e 
decapitata  dal  suo  ciglio  di  altri  circa  metr.  4»  752.  Per  tal  modo  quella 
conca  fu  ridotta  ad  avere  ancora  più  del  terzo  della  sua  originaria  altezza, 
e  non  già  il  quarto  dianzi  prescritto  in  progetto  per  rispetto  alla  massima 
del  Frisi.  Adottando  per  essa  ancora  la  forma  ordinaria  dei  sostegni,  si 
era  creduta  compatibile  l'altezza  dei  portoni  di  circa  metr.  8  colla  loro 
sicurezza  e  facilità  di  maneggio. 

Ora,  essendo  stata  all'occasione  di  quegli  esperimenti  al  nuovo  Canale 
di  Paderno  introdotta  1'  acqua  in  questa  conca  sino  ad  ottenere  il  riempi- 
mento del  bacino,  ed  avendo  lasciato  che  lo  sforzo  dell'acqua  medesima 
si  fosse  continuato  per  qualche  tempo  contro  i  portoni  della  succennaia 
dimensione  iu  altezza ,  ah'  atto  dell'  aprirsi  verso  il  foudo  del  bacino  le  fi- 
nestrelle a  ventola  praticate  nel  laterale  muro  di  mezzo  per  operaie  il  suo 


io4 

vuotamente) ,  avvenne  che  uno  di  questi  portouf  andò  in  pezzi  e  l'acqua, 
sgorgando  dal  piede  del  rotto  portone  coli'  ascesa  corrispondente  alla  pres- 
sione che  soffriva  in  bacino  a  quell'altezza,  vi  ha  formato  uu  getto  molto 
esteso  attraverso  il  vicino  fiume.  I  portoni  medesimi  furono  rifatti  in  po- 
chi giorni  ;  e  per  assicurarsi  maggiormente  della  loro  stabilità  si  procurò 
che  quando  furono  richiusi,  i  loro  battenti,  tenuti  alquanto  rialzati  secondo 
il  solito  sopra  la  loro  cresta,  andassero  ad  appoggiare  contro  di  una  grossa 
trave  fermata  alle  sue  estremità  nei  muri  delle  due  sponde  del  bacino 
verso  il  ponte  di  sboccatura. 

Accertatosi  così  del  buon  esito  della  nuova  navigazione,  si  è  passato  a 
fissare  per  la  funzione  pubblica  della  sua  apertura  il  giorno  1 1  ottobre 
1777.  Il  popolo  accorso  in  folla  da  tutte  le  parti  del  Milanese  e  dalle 
vicine  provincie  italiane  partecipò  al  successo  di  un'  opera  tanto  importante 
e  desiderata  da  molti  secoli.  L'Arciduca  Ferdinando  Governatore,  che  aveva 
fino  allora  mostrato  non  poco  interessamento  a  riguardo  dell'  impresa  della 
compagnia  Nosetti  all'Adda ,  si  recò  personalmente  ad  eseguirne  1'  esperi- 
mento in  compagnia  del  Ministro  De  Firmian  e  di  altre  autorità.  Tale  espe- 
rimento fu  continuato  per  tutta  la  tratta  di  "nuova  navigazione,  e  la  comi- 
tiva che  s'  imbarcò  sul  Lago  di  Brivio  scese  felicemente  a  terra  a  Yaprio 
fra  le  acclamazioni  del  popolo  e  colla  persuasione  che  la  grande  opera 
fosse  condotta  a  buon  termine. 

Da  quest'  epoca  ebbe  anche  principio  a  vantaggio  del  commercio  la 
nuova  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano  che  durò  per  qualche  anno 
senza  essere  interrotta  ;  ma  il  nuovo  Canale  diPaderno,  dopo  d'aver  ser- 
vito al  suo  uso  e  sostenuto  per  più  di  un  anno  senza  guasto  apparente 
l' effetto  delle  pioggie  e  delle  piene  del  fiume  Adda,  ebbe  a  soffrire  una 
seconda  e  più.  rilevante  sventura  colla  rotta  avvenutagli  nella  notte  del 
giorno  9  al  giorno  io  gennaio  1779,  al  luogo  ove  era  stato  costrutto 
dianzi  il  primo  sostegno  detto  conchetta.  Interrotta  allora  siili'  istante  la 
navigazione  del  canale  ed  annunziata  al  Governo  la  disgrazia  occorsa  colla 
supplica  per  parte  degli  appaltatori  di  far  entrare  anche  la  Regia  (Ramerà 
a  sostenere  il  carico  delle  spese  di  ristauro ,  l'Arciduca  Ferdinando  de- 
egò  immediatamente  il  Consigliere  Pecis  ,  il  professore  Frisi  e  gli  inge- 
gneri camerali  Ferrari  e  Robecco  a  recarsi  in  visita  della  nuova  rotta  av- 
venuta al  Naviglio  di  Paderno  ed  a  riferirne  il  proprio  sentimento. 


xo5 
L'  oggetto  di  quella  visita,  precisato  dallo  stesso  Arciduca  a  modo  di 
alquauti  quesiti,  era  di  dichiarare  i.°  la  presumibile  cagione  del  seguito 
sconcerto  :  2.  se  questa  era  prevedibile  e  da  prevenirsi  dagli  appaltatori  ; 
3.°  quale  fosse  il  rimedio  più  opportuno  per  instaurare  il  canale.  Nei  giorni 
21  e  22  dello  stesso  mese  di  gennaio  1779  venne  eseguita  la  detta  visita 
ordinata  ;  e  rilevate  in  disegno  all'  atto  di  essa  tutte  le  circostanze  di  fatto 
e  corredato  il  disegno  di  una  breve  spiegazione  sottoscritta  di  commi  con- 
cetto da  tutti  i  membri  della  commissione  sunnominati,  restò  stabilita  qual- 
che massima  che  doveva  servire  di  norma  per  distendere  le  relazioni  al- 
l'Arciduca Ferdinando  col  parere  de' rispettivi  delegati.  Di  questa  maniera 
venne  unanimemeute  deciso,  che  nel  caso  di  dover  distruggere  il  sostegno 
smosso  e  surrogarne  un'  altro  nuovo  in  una  località  differente  ,  si  dovesse 
situare  questo  superiormeute  in  un  punto  del  canale  che  si  riteneva  pel 
fondo  più  solido  e  consistente  dei  dintorni  e  che  restava  di  sopra  ad  uno 
degli  scaricatori  a  paraporti  disposti  in  sponda  al  canale  medesimo  nel 
primo  suo  tronco  ver*o  l' incile. 

Il  Frisi  quella  volta  preparò  la  sua  risposta  alle  dimande  dell'Arciduca 
prima  di  ripartire  dall'Adda,  e  ridusse  le  sue  osservazioni  ai  seguenti  capi. 
Lo  sconcerto  avvenuto  non  poteva  esser  proceduto  da  cattiva  costruzione 
dei  fabbricati,  che  in  se  stessi  sembravano  abbastanza  solidi.  La  linea  del 
nuovo  canale  essendo  contigua  a  quella  del  canale  del  Meda,  che  ebbe  a 
rovinare  per  poca  stabilità  del  terreno  su  cui  posava  ,  si  giudicava  pre- 
vedibile e  da  prevenirsi  al  primo  lo  stesso  disastroso  effetto  all'  epoca 
della  sua  costruzione.  Non  essendosi  poi  riconosciuto  alcun  preesisteute 
vestigio  uè  di  correnti  né  di  sorgive  sotterranee  ,  ne  di  corrosioni ,  vortici 
o  cavità  interne  del  fiume ,  ne  di  altre  simili  particolari  circostanze,  si  ri- 
teneva che  i  movimenti  dei  fabbricati  del  canale  osservali  in  quell'occa- 
sione non  dovessero  avere  altra  origine  che  il  sedimento  irregolare  del 
fondo  cavernoso  e  instabile  di  tutta  quella  costa  del  fiume  Adda.  Esami- 
nato il  terreno  sulla  diritta  del  sostegno  rovinato  e  considerate  massima- 
mente le  piccole  caverne  e  le  fenditure  orizzontali  che  si  ritrovavano  nella 
parte  più  elevata  di  tutto  il  terreno  smosso,  non  vi  sarebbe  da  guadagnar 
nulla  trasportando  il  cavo  più  addentro  uella  costa.  Quantunque  il  pro- 
gresso delle  crepature  e  dei  peli  dassero  da  temere  che  il  terreno  smosso 
non  fosse  ancora    giunto  allo    stato  di  quiete  e  di    consistenza     nelle   sue 


io6 
nuove  circostanze  si  credeva  che  non  convenisse  fare  1'  esperimento  di  un 
nuovo  cavo.  Finalmente  si  riteneva,  che  si  dovesse  trasportare  la  conca 
guastata  nel  luogo  superiore  succitato  ;  e  in  un'  opera  di  tanta  importanza, 
per  togliere  tutti  i  dubbi  sulla  natura  del  fondo  sottoposto  ,  si  approvava 
1'  idea  e  il  tentativo  proposto  dagli  appaltatori  di  incominciare  1'  escava- 
zione del  terreno  alla  fabbrica  del  nuovo  sostegno  sin  verso  il  livello  del- 
l'Adda per  riconoscere  il  fondo  istesso  e  proporzionarvi  meglio  i  lavori. 
Da  Milano  poi  gli  altri  delegati  Consigliere  Pecis  ed  ingegneri  came- 
rali Robecco  e  Ferrari  compilarono  di  comun  concerto  la  loro  risposta 
ai  quesiti  dell'Arciduca,  cui  la  presentarono  in  forma  di  relazione  di  vi- 
sita ,  accompagnando  i  disegui  rilevati  e  sottoscritti  dall'intera  commis- 
sione. Secondo  tale  relazione  pertanto  la  rotta  del  1779  al  nuovo  Canal 
di  Paderno  altro  non  fu  che  un  totale  sedimento  del  terreno  su  cui  si 
era  dagli  appaltatori  costrutta  la  prima  conca  denominata  la  conchetta  ed 
i  contigui  pezzi  di  canale.  Gli  autori  della  stessa  relazione  presumevano 
che  la  causa  del  male  dovesse  ricercarsi  fin  sotto  il  pelo  d'acqua  del  vi- 
chi fiume  Adda,  e  che  quindi  non  potesse  essere  stato  altro  se  non  che 
un  vacuo  sotterraneo  cagionato  dalle  acque  di  filtrazione  del  fiume  mede- 
simo, oppure  dalle  acque  pluviali  delle  valli  esistenti  a  destra  del  cauale  ; 
e  che  perciò  l'accaduto  fosse  un  caso  straordinario  non  prevedibile  ne 
possibile  da  prevenirsi  coli' uso  di  qualunque  siasi  cautela,  per  il  motivo 
che  non  potesse  essere  praticabile  verun  scandaglio  del  fondo  ad  una  pro- 
fondità che  arrivasse  al  pelo  basso  dell'Adda  dicontro  la  seguita  rottura, 
vale  a  dire  ad  un'altezza  non  minore  di  met.  io  partendo  dalla  soglia  infe- 
riore della  conchetta  rovinata.  Si  deduceva  inoltre  la  conseguenza  che  non 
si  potesse  attribuire  a  colpa  degli  appaltatori  il  seguito  sconcerto  \  meno 
poi  si  credeva  di  poter  fare  a'  medesimi  verun  carico  sopra  di  una  cattiva 
costruzione  dell'  opera ,  dacché  la  si  aveva,  invece  riconosciuta  lodevole  e 
solida  in  tutte  le  sue  parti  anche  in  vista  delle  osservazioui  istituite  al  sito 
delle  fenditure.  Circa  al  rimedio  del  disordine  combinarono  quei  delegati, 
come  si  disse ,  nell'  idea  del  Frisi  di  trasportare  la  conca  al  sito  di 
maggior  sodezza  secondo  tutte  le  appareuze ,  per  essere  fiancheggiato 
da  due  monti  di  pietra  ceppo  ,  e  di  adattare  il  terreno  al  luogo  della 
conca  smossa  per  semplice  continuazione  del  canale,  otturando  tutte  le  fen- 
diture e  rialzando  il  fondo  ceduto  con  bitume.    Di    più    per   impedire    la 


loq 
travenazione  delle  pluviali  nel  terreno  circonvicino  proposero  di  far  riem- 
pire di  consimile  bitume  tutte  le  fenditure  manifestatesi  intorno  alla  con- 
chetta  da  levarsi,  e  di  incominciare  al  di  sotto  di  essa  un  cavo  raccogli- 
tore delle  acque  provenienti  dalle  laterali  vallette  sino  a  farle  sboccare 
nel  naviglio.  Finalmente  per  maggiore  precauzione  progettarono  di  abbas- 
sare la  cima  del  grosso  masso  di  ceppo  che  si  ergeva  a  foggia  di  alta 
guglia  in  testa  alla  conchetta  smossa  e  dalla  parte  del  fiume  Adda  ,  per 
allegerirne  il  suo  peso  e  servirsi  dei  pietrami  risultanti  dal  taglio  onde  riem- 
pire il  vuoto  formatosi  dall' aziou  dell'acqua  alla  sua  base  nel  fiume  stesso. 
La  spesa  di  tutti  questi  lavori  di  ristauro  si  stimava  dagli  stessi  periti  in 
4ooo  gigliati  per  verosimile, -e  si  fissava  la  fine  del  successivo  aprile  dello 
stesso  anno  1779  per  l'epoca  di  rimettere  in  corso  la  sospesa  navigazione 
del  Canale  di  Paderno. 

Dietro  tali  risultanze  della  visita  alla  seconda  rotta  del  nuovo  Navi- 
glio di  Paderno  essendo  stato  rilevato  che  i  periti  convenivano  concorde- 
mente nel  trasporto  della  conca  guastata  e  nella  conversione  in  puro  ca- 
nal navigabile  del  sito  da  essa  occupato  ,  il  Ministro  De  Firmian,  d' ordine 
dell'Arciduca  Ferdinando,  ingiunse  di  dar  pronta  esecuzione  a  queste  due 
opere,  e  dichiarò  che  riguardo  al  dimandato  concorso  alle  spese,  dipen- 
dendo questo  dall'  arbitrio  della  Corte  di  Vienna  ,  l'Arciduca  medesimo 
avrebbe  additale  le  sovrane  determinazioni.  Allora  gli  appaltatori  non  esi- 
tarono a  por  mano  al  lavoro,  durante  il  quale  il  Governo  di  Milano  in- 
formò il  Principe  Kaunitz  a  Vienna  della  nuova  sventura  del  Canale  di 
Paderno,  appoggiò  il  parere  del  maggior  numero  dei  delegati  alla  visita 
favorevole  agli  appaltatori  ed  intercesse  la  clemenza  sovrana  onde  poter 
accordare  in  tutto  o  in  parte  un  compenso  agli  appaltatori  per  tutte  o 
parte  delle  spese  che  andavano  ad  incontrare  nel  ristauro.  Dal  canto 
loro  gli  appaltatori  in  pochi  mesi  ebbero  eseguito  appuntino  gli  ordini 
governativi  ,  cioè  trasportata  più  all'  insù  nel  sito  fissato  il  primo  soste- 
gno detto  conchetta  al  Canale  di  Paderno  ;  adattato  a  semplice  canal  na- 
vigabile l'edificio  smosso  di  questo  nome  preesistente  di  sotto  all'attuale  é9 
aperto  supeiiormenle  alla  nuova  conchetta  in  sponda  al  canale  uno  scarica- 
tore a  paraporti  pure  nuovo  in  surrogazione  di  quello  rimasto  di  sotto  in 
vicinanza  alla  conchetta  rovinata  e  che  pel  di  lei  trasporto  era  riuscito 
inutile  e  inoperoso  ;  provveduto  per  ultimo  alla  meglio  allo  sfogo  innocuo 

16 


io8 
dalle  acque  pluviali  di  quei  dintorni  del  canale.  Ciò  fatto ,  hanno  gli  appal- 
tatori restituita  la  navigazione  del  nuovo  Canale  di  Paderno,  e  per  conse- 
guenza la  navigazione  non  interrotta  dal  Lago  di  Como  a  Milano,  ed  hanno 
poi  fatto  rapporto  al  Governo  di  tutto  1'  operato  ,  implorando  nuovamente 
il  patrocinio  dell'Arciduca  Governatore  presso  la  Corte  di  Vienna  onde 
essere  in  parte  sollevati  dalle  spese  sostenute  in  causa  di  quella  conside- 
rabile sventura  della  loro  impresa. 

Successivamente  il  Ministro  De  Firmian  ,  d'  ordine  dell'Arciduca  Go- 
vernatore ,  avvisò  i  membri  della  commissione  che  avevano  eseguita  l'ultima 
antecedente  visita  al  Canale  di  Paderno  a  recarsi  nuovamente  a  ricono- 
scere le  opere  di  riparazione  fatte  dagli  appaltatori. 

Appena  ebbe  ricevuto  quest'  invito  il  regio  matematico  Frisi,  ha  voluto 
rispondere  colla  preventiva  dichiarazione  che  i  suoi  dubbi  vertevano  ori- 
ginalmente sulla  natura  del  fondo  cavernoso  ed  instabile  ,  a  cui  parevagli 
che  si  potesse  attribuire  la  rottura  vecchia  e  nuova  in  quella  località  ;  che 
inoltre,  onde  prendere  lumi  ulteriori  per  il  ristauro,  avrebbe  desiderato  che 
si  fossero  fatti  o  si  facessero  dei  pozzi  molto  profondi  nel  terreno  dubbio; 
che  nel  progetto  di  trasportare  la  conchettct  egli  non  aveva  saputo  lo- 
dar altro  che  l'idea  proposta  dagli  appaltatori  di  sprofondare  lo  scavo 
sino  al  livello  dell'Adda  e  riconoscere  il  terreno  sottoposto;  che  finalmente 
l'ulteriore  ispezione  di  opere  esterne  non  lo  poteva  rendere  più  coraggioso 
da  ripromettersene  una  vera  stabilità,  che  per  altro  augurava  con  ogni 
espressione  lunghissima. 

La  nuova  visita  di  collaudazione  succitata  venne  poi  eseguita  il  giorno 
6  ottobre  di  quell'anno  1779.  La  relazione  del  Sopraintendente  Pecis  e 
degli  ingegneri  camerali  fu,  come  tutte  le  altre  anteriori,  favorevole  agli 
appaltatori.  Il  regio  matematico  Frisi  ha  dato  anco  allora  il  suo  parere 
separato,  che  però,  se  si  eccettuino  i  dubbi  esternati  in  prevenzione  al  Mi- 
nistro De  Firmian,  combiuava  con  quello  degli  altri  delegali.  L'Arciduca 
Governatore  incaricò  successivamente  De  Firmian  di  scrivere  in  proposito 
al  Kaunitz ,  replicando  le  istanze  perchè  questo  Principe  da  Vienna  vo- 
lesse interporre  i  suoi  favorevoli  uffici  presso  Maria  Teresa  a  sollievo  de- 
gli appaltatori  dell'  impresa  per  la  navigazione  dell'Adda  ,  i  quali  nel  solo 
ristauro  alla  rolla  avvenuta  in  quell'anno  avevauo  dovuto  rimellerci  a  conti 
fatti  la  somma   di  circa  lir.    68480   di  Milano.  Di  qui   è   che    alla   fine    la 


log 
compagnia  Nosetti ,  col  trovarsi  benignamente,  sollevata  di  circa  la  metk 
di  tale  spesa  dalla  Regia  Camera,  ha  anche  quella  volta  sentito  gli  effetti 
della  propria  condotta  lodevole  verso  il  Governo  di  Milano  e  la  Corte  di 
Vienna;  il  che  nella  storia  della  navigazione  dell'Adda,  per  dirlo  di  pas- 
saggio, viene  a  fare  un  grande  contrasjo  colle  avventure  dell'impresa  del- 
l'ingeguer  Meda  da  uoi  superiormente  narrate,  come  quelle  che  rimontano 
a  due  secoli  più  addietro  e  si  riferiscono  all'  epoca  del  dominio  spagnuolo. 

Sistemato  per  tal  modo  il  nuovo  Canale  di  Paderuo  ,  esso  ha  conti- 
nuato a  servire  felicemente  al  suo  uso  per  molti  anni.  Giunto  l'istante  in, 
cui  tutte  le  opere  comprese  nell'  appalto  della  compagnia  Nosetti  per  la 
navigazione  dell'Adda  dovevano  essere  riconosciute  ed  esaminate  dai  pe- 
riti camerali  e  consegnate  alla  Regia  Camera  in  buono  stato  ,  manuteni- 
nibili  e  di  struttura  lodevole  corrispondente  al  loro  fine ,  venne  destinato 
a  ciò  l' ingegnere  camerale  Ferrante  Giussani.  Questi  nella  sua  relazione 
al  Governo  ha  poscia  dichiarato  la  piena  esecuzione  di  quanto  erasi  ad- 
dossata la  compagnia  Nosetti,  sì  in  riguardo  al  nuovo  Canale  di  Paderno 
come  in  riguardo  al  fiume  Adda  sulla  linea  da  Brivio  all'imboccatura  del 
Naviglio  della  Martesana.  Soddisfatti  poi  interamente  e  puulualmente  per 
parte  della  Regia  Camera  gli  obblighi  da  lei  assunti  verso  la  compagnia 
Nosetti  per  l'impresa  all'Adda,  si  potè  additare  nel  Milanese  una  grande 
opera  condotta  a  termine  nella  seconda  metà  del  secolo  i8.°  intorno  al  si- 
stema della  navigazione-interna  di   questa  provincia. 

11  nuovo  Canale  di  Paderno  non  solo  segnò  uellà  storia  della  navi- 
gazione del  paese  codest' epoca,  che  ora  viene  a  porsi  immediatamente 
dopo  quelle  segnate  dal  Naviglio  Glande,  dal  Naviglio  della  città  di  Mi- 
lano ,  dal  Naviglio  di  Bereguardo  e  dal  Naviglio  della  Martesana  ;  ma  inol- 
tre esso  occupò  un  posto  distinto  nella  storia  dell'arte  in  Italia  principal- 
mente per  la  felice  riuscita  tanto  della  sua  imboccatura  come  del  suo 
sbocco,  e  restò  un'opera  ammirabile  nel  suo  genere  anche  per  la  qualità 
de'  suoi  sostegni  tuttavia  di  salto  straordinario ,  se  non  in  confronto  dei 
particolari  sostegni  eretta  dianzi  dal  Meda  allo  stesso  luogo ,  almeno  in 
paragone  di  lutti  quelli  usati  e  sussistenti  negli  altri  paesi.  Circa  alla  forma 
di  questi  sostegni,  che  riuscirono  di  maneggio  sicuro  e  facile  come  i  più, 
piccoli  di  salto  ,  le  loro  particolarità  per  renderli  adattati  alle  circostanze 
locali  e  a  quella  del  maggior  salto  di  uso  non  comune  ,  risguardano  priu-^ 


no 
cipalmente  la  ubicazione  del  solito  scaricatore  a  paraporti  annesso  ai  so- 
stegni in  testa  ad  ognuna  di  queste  fabbriche,  ed  il  modo  di  vuotare  i  loro 
bacini.  E  primieramente  se  per  tutti  gli  usi  di  un  ampio  canal  navigabile 
è  necessario  un'ampio  canale  scaricatore  diversivo  superiore  a  ciascun  edi- 
ficio da  sostegno  e  munito  di  paraporti,  di  quest'aggiunta  non  potevano  cer- 
tamente essere  sprovvedute  le  concbe  del  nuovo  Naviglio  di  Paderno  che 
sono  di  salto  considerabile.  Ma  l'angustia  dei  luoghi  e  le  difficoltà  del  terre- 
no sulla  costa  dell'Adda  consigliavano  a  riunire  il  disegno  del  diversivo  con 
quello  delle  altre  parti  del  sostegno  nel  modo  più  semplice  ed  occupante 
minore  spazio.  L' avere  poi  sotto  gli  occhi  il  canale  del  soccorso  degli 
abbandonati  sostegni  del  Meda,  già  situato  in  direzione  parallela  al  bacino,' 
doveva  suggerire  1'  idea  di  collocare  precisamente  al  suo  posto  il  canale 
scaricatore  dei  nuovi  sostegni,  ossia  di  tradurre  al  suo  uso  quel  canale  del 
soccorso  che  ,  trattandosi  della  sola  caduta  di  salti  non  maggiori  di  metri 
sette ,  non  si  è  creduto  indispensabile  pel  sicuro  e  pronto  empimento  e 
vuotamento  del  bacino.  Quindi ,  adottando  la  maniera  più  semplice  e  co- 
mune nel  Milanese  per  ottenere  l' effetto  di  questo  empimento  e  vuota- 
mento del  bacino ,  nelle  portine  dei  sostegni  si  disegnarono  le  due  solite 
finestrelle  che  ,  aperte  che  siano  ,  lasciano  entrar  1'  acqua  in  bacino  e  da 
cui  continua  l'efflusso  sino  a  che  l'acqua  in  bacino  siasi  messa  allo  stesso 
livello  della  cresta  dei  portoni.  I  paraporti  del  canale  scaricatore  a  lato 
delle  portine  riuscirono  comodi  per  la  loro  vicinanza  anche  all'  oggetto 
di  regolare  a  piacimento  col  loro  maneggio  la  velocità  dell'  efflusso  del- 
l' acqua  in  bacino.  Parimenti  risultò  utile  in  que'  sostegni  1'  applicazione  del 
ripiego  di  far  cadere  l' acqua  nel  bacino  sopra  una  scalinata  di  pietra ,  la 
quale  vadi  derompendo  a  gradi  a  gradi  la  sua  forza.  E  ben  vero  che  con 
questo  mezzo  si  portano  un  poco  più  avanti  nel  bacino  i  vortici  formati 
dall'  acqua,  e  che  le  barche,  se  non  si  legassero  a  luoghi  stabili,  non  vi  sa- 
rebbero egualmente  sicure  come  dovevano  esserlo  p.  e.  nell'idea  del  Meda 
di  un  bacino  scompartito  in  due  camere  da  un  diaframma  e  comunicanti 
tra  di  loro  per  mezzo  di  fori  praticati  verso  il  fondo  del  diaframma  me- 
desimo. Difatti  in  quest'ultimo  caso  i  vortici  dell'acqua  cadente  in  bacino 
dal  ciglio  e  dalle  finestrelle  delle  portine  estinguendosi  quasi  tutti  nella 
prima  camera,  sarebbe  restata  l'acqua  pressoché  tranquilla  nell'altra  con- 
tenente la  barca  da  farsi  passare  da    uà  livello    all'  altro.  Potendosi    final- 


2  I  I 

mente  vuotare  il  bacino  di  un  sostegno  in  diversi  modi,  cioè  o  col 
fare  le  finestrelle  nelle  parti  inferiori  dei  portoni,  come  si  vede  in  tutti 
i  sostegni  de'  più  antichi  canali  milanesi ,  o  col  praticare  ne'  muri  laterali 
del  bacino  varie  aperture  a  diverse  altezze  munite  di  cateratte  e  per  le 
quali  1'  acqua  sbocchi  in  un  canale  diversivo  che  la  conduca  dove  più  si 
brama ,  come  si  era  fatto  dal  Meda  ai  sostegni  del  suo  Canale  di  Pa- 
derno.  Questo  secondo  mezzo,  che  riesce  molto  più  comodo  nel  caso  di 
salti  considerabili  ,  è  stato  prescelto  nella  costruzione  del  nuovo  Naviglio 
di  Piìderuo  col  solo  aprire  nella  grossezza  del  così  detto  muro  di  mezzo  dei 
sostegni  alcuni  sfori  muniti  di  ventole  o  paraporti  che  danno  e  tolgono  a  vo- 
lontà l'efflusso  dell'acqua  dal  bacino  allo  scaricatore  parallelo  senza  bisogno 
di  alcun  particolare  canale  diversivo.  In  generale  poi,  per  quanto  fossero 
pregevoli  le  variazioni  ai  metodi  più  usitati  introdotte  nella  forma  di  co- 
struzione dei  sostegni  del  nuovo  Canale  di  Paderno  ,  siccome  esse  erano 
ancora  molto  distanti  dall'  originalità  e  dal  merito  della  forma  di  sostegno 
immaginata  dal  Meda  ,  così  il  totale  abbandono  e  la  distruzione  del  Ca- 
nale di  Paderno  diretto  da  quest'  ingegnere  ha  dovuto  lasciare  nelle  per- 
sone deli'  arte  un  sènso  di  rincrescimento  che  venne  allora  pubblicamente 
espresso  da  due  dotti  italiani  ,  il  regio  matematico  Antonio  Lecchi  ed  il 
vivente  ingegnere  Bernardino  figlio   di  Dionigi  Maria    Ferrari  (r). 

Essendoci  condotti  fino  a  questo  punto  colle  avventure  del  nuovo  Na- 
viglio di  Paderno  e  della  navigazione  dell'Adda,  possiamo  ora  ripigliare  la 
narrazione  storica  di  molti  altri  oggetti  contemporaneamente  discussi  o  di- 
simpegnati nella  vista  di  favorire  e   di  estendere  il  commercio   della  stessa 


navigazione. 


Fra  questi  oggetti  alcuni  occuparono  il  Governo  di  Milano  all'epoca  in 
cui  i  lavori  all'Adda  si  trovavano  ancora  in  attualità  di  costruzione  ;  ma  mi- 
ravano tutti  a  predisporre  il  commercio  a  fare  buon  uso  della  nuova  na- 
vigazione all'epoca  della  sua  apertura.  Abilitato  il  Consigliere  Pecis  a  fare 
qualche  indagine  di  questa  natura,  ha  cominciato  dai  viaggi  e  dalle  perlu- 
strazioni per  istudiare  completamente  la  statistica  delle  più  importanti  vallale 
che  cingono  il  Lago  di  Como.  Successivamente  non  ha  tardato  a  proget- 
tare  di  stabilirvi   opportune   corrispondenze    commerciali  fra   il  Milanese  e 

(1)  V.  il   Trattato  de' canali  navigabili  del  Lecchi,  Milano    1776^6  la  Lettera  di  B.  Ferrali 
sulla    Conca   di  Paderno,  Milano   1777. 


I  12 

gli  Stati  germanici,  e  di  favorirvi  l' introduzione  delle  pratiche  usate  altrove 
per  la  coltura  de' boschi  e  per  il  trasporto  de'loro  prodotti  dall'interno 
delle  vallate  sino  alla  riva  del  lago  ,  non  che  V  uso  della  forma  di  barche 
richiesta  dalle  circostanze  della  navigazione  sul  fiume  Adda  e  sugli  altri 
fiumi  e  canali  milanesi. 

Specialmente  poi  delegato  il  Consigliere  Pecis  a  procurarsi  ulteriori 
lumi  sull'oggetto  summentovato  di  rendere  utile  la  navigazione  dell'Adda, 
anche  col  farla  contribuire  a  tenere  in  fiore  nel  Milanese  il  commercio  di 
transito  all'  estero  diminuito  in  causa  dell'industria  e  degli  sforzi  dei  vicini 
Stati,  non  ha  trascurato  di  assumere  tutte  le  notizie  che  avevano  qualche 
rapporto  sì  alla  strada  ideata  da  Chiavenua  a  Coirà  pel  monte  Splùgen,  che 
all'  altra  strada  disegnata  da  Gravedona  al  S.  Gottardo  pel  monte  S.  Iorio. 
Le  analisi  economiche  istituite  in  quell'occasione  dal  Pecii»  sul  costo  del 
trasporto  delle  merci  nel  passaggio  da  Genova  agli  Svizzeri  ed  ai  Grigioni 
diedero  per  risultato  ,  che  mercè  la  navigazione  dell'Adda  da  aprirsi,  la  co- 
struzione di  nuove  strade  superiormente  al  Lago  di  Como  ed  alcune  sag- 
gie  operazioni  finanziere,  si  poteva  sperare  di  riacquistare  al  Milanese  tutto 
il  commercio  di  transito  tra  Genova  e  Coirà  ;  ma  le  stesse  analisi  eco- 
nomiche hanno  anche  dimostrato  all'evidenza  che  non  era  egualmente  fat- 
tibile di  ottenere  un  consimile  effetto  per  il  commercio  di  transito  fra 
Genova  ed  il  S.  Gottardo  senza  ulteriori  più  notabili  miglioramenti  del 
sistema  di  opere  per  la  navigazione-interna  della  provincia  e  senza  vistosi 
sagrifìci  di  alcuni   anni  per  parte   della  Finanza  dello   Stalo. 

Furono  dunque  messe  in  campo  tali  idee  presso  il  Governo  di  Mi- 
lano prima  dell'anno  .1777,  in  cui  fu  aperta  la  nuova  navigazione  del- 
l'Adda. Questa  poi  non  mantenendosi  attiva  entro  qualche  anno  al  grado  di 
cui  era  sembrata  suscettibile  per  l' addietro  ,  fu  dimostrata  la  necessità  di 
nuovi  provvedimenti  per  avviare  i  popoli  al  buon  uso  della  nuova  comu- 
nicazione onde  trarne  il  massimo  partito.  Veruno  dei  mezzi  dianzi  suggeriti 
dal  Consiglier  Pecis  a  quest'intento  non  era  ancora  stato  ordinato  superior- 
mente verso  la  fine  del  suddetto  anno  1777,  quando  dal  Sindaco  Delegato 
dell'  ex-Contado  di  Como  si  chiese  e  si  ottenne  in  nome  dei  propri  am- 
ministrati il  permesso  di  far  allestire  a  spese  delle  nove  pievi  componenti 
quell' ex-Contado  una  flottiglia  di  nove  grosse  barche  munite  di  quanto  era 
bisognevole  per  la  loro  navigazione  fra  Milano  ed  il  Lago  di  Como.  Tali 


1x3 
barche  di  pubblico  servizio  intrapresero  realmente  a  fare  il  loro  viaggio 
con  ben  regolata  vicenda  ,  affinchè  non  mancasse  al  commercio  il  comodo 
di  frequentare  la  nuova  navigazione  ;  e  per  eseguire  questa  navigazione  flu- 
viale con  maggior  sicurezza,  si  propose  e  si  addotto  allora  anche  il  ripiego 
di  assoldare  alcuni  esperti  paroni  del  Ticino  ,  che  guidando  a  principio 
le  navi  sull'Adda,  servissero  come  di  scuola  agli  altri  che  la  dovevano  af- 
frontare per  le  prime  volte.  Il  Pecis  poi  dal  canto  suo,  nella  relazione  det- 
tagliata 3o  agosto  iTSo.da  lui  diretta  alla  Corte  di  Vienna,  propose  allo 
stesso  effetto  fra  le  altre  cose  i.°  di  moderare  il  prezzo  della  condotta 
dello  b.uche  sull'Adda  coli' indurre  a  principio  molti  pavoni  del  Ticino  a 
stabilire  definitivamente  il  loro  domicilio  sulla  linea  della  nuova  navigazione; 
2.0  di  conformare  nel  resto  la  pratica  della  navigazione  dell'Adda  a  quella 
del  Ticino,  da  secoli  frequentata,  con  apposite  istruzioni  al  pubblico;  5.°  di 
assicurare  il  ricalco  alle  barche  del  Lago  di  Corno  ,  che  facessero  il 
viaggio  di  Milano,  coli'  ordinare  il  trasporto  per  acqua  del  sale  della  finanza 
destinato  pel  Lago  di  Como  e  collo  stabilire  un  magazzino  di  depositi  ed 
un  nuovo  mercato  in  un  villaggio  sul  littorale  del  Lago  di  Como  proprio 
per  attirare  all'Adda  le  granaglie  e  molti  altri  generi  di  commercio. 

Successivamente  lo  stesso  Consigliere  Pecis  si  è  posto  in  grado  di  pre- 
sentare all'Arciduca  Ferdinando  Governatore  un'  altra  relazione  economica 
sui  mezzi  ulteriori  di  dirigere  l'industria  del  paese  a  profittare  dei  vantaggi 
dell'aperta  navigazione  dell'Adda.  In  tale  occasione  la  materia  si  può  dire 
che  fu  dal  Pecis  esaurita.  Parlando  egli  delle  comunicazioni  che  restavano 
fra  il  Lago  di  Como  ed  altri  paesi,  da  aprirsi  o  da  migliorarsi,  non  ne 
trascurò  alcuna  delle  principali.  La  strada  dell'  Eugaddina  od  altra  con- 
simile per  passare  dal  Lago  di  Como  al  Tirolo  ,  e  quella  della  Spliiga 
per  entrare  nei  Grigioni,  vi  furono  rammentate  come  progetti  utili  alla 
navigazione  dell'Adda  e  in  generale  al  commercio  degli  Stati  limitrofi;  ma 
a  quell'  epoca  il  Pecis  ha  dovuto  rappresentare  che  in  riguardo  alla  desi- 
derata comunicazione  per  Gravedona  e  per  la  Valle  Mesolcina  ,  nella 
vista  di  attirare  al  Lago  di  Como  una  parte  del  commercio  proveniente  dal 
S.  Gottardo  per  la  strada  di  Leventiua,  sarebbe  stata  uu' impresa  troppo 
ardua ,  volendo  seguire  la  linea  dianzi  designata  alla  Corte  di  Vienna  da 
Polegio  a  Pvovereto  e  di  là  a  Gravedona  attraversando  le  due  catene  di 
monti  che  formano  la  Valle  di  Blegno  ed  il  monte  S.  Iorio.  La  linea  invece 


1 14 

che  il  Pecis  ,  dopo  nuove  ispezioni  e  nuovi  studi  su  questo  proposito,  cre- 
deva di  poter  additare  come  la  più  conveniente  all'  uopo  ,  era  quella  di 
principiare  la  diramazione  della  nuova  strada  da  quella  di  Leventina  al  vil- 
laggio di  Claro,  onde  portarsi  più  facilmente  per  Castiglione  a  Rovereto 
e  di  là  a  Gravedona  come  prima.  L' idea  di  rintracciare  comunicazioni 
fra  il  Lago  di  Como  e  la  strada  di  Leventina  non  già  per  Rovereto  e  al- 
tri siti  di  Mesolciua,  ma  bensì  direttamente  per  Bellinzona  e  per  mezzo  alla 
Valle  Morobbia  fu  soltanto  accennata  dal  Pecis ,  dacché  venne  istrutto  che 
vi  si  poteva  rendere  praticabile  una  strada  anticamente  frequentata.  Le  altre 
strade  credute  dal  Pecis  opportune  per  avvivare  la  nuova  navigazione  del 
Milanese,  oltre  le  nominate  sin  qui,  si  riducono  principalmente  a  quella 
diretta  dalla  Valtellina  al  pian  di  Colico  situato  all'  estremità  superiore  del 
Lago  di  Como,  all'altra  dal  pian  di  Colico  a  Lecco  sulla  riva  orientale  del 
lago  stesso  e  all'  altra  ideata  sulla  sua  sponda  occidentale  ',  ma  al  tempo 
stesso  non  si  dimenticavano  da  lui  le  strade  secondarie,  come  per  esempio 
quella  da  Porlezza  sul  Lago  di  Lugano  a  Menaggio  sul  Lago  di  Como  ,  le 
strade  dall'  interno  della  Valsassina  e  della  Valle  Assiua  al  Lago  di  Como, 
alcune  comode  discese  carreggiabili  dal  pian  superiore  della  costa  dell'Adda 
al  basso  letto  di  questo  fiume ,  e  specialmente  una  presso  il  Canale  di 
Paderno.  Passando  il  Pecis  dall'  articolo  delle  nuove  strade  a  considerare  iu 
quell'occasione  anche  l'altro  non  meno  importante  dei  naturali  prodotti  del 
terreno  che  aspettavano  vita  dalla  mano  industriosa  degli  abitanti  diretta 
dal  buon  influsso  del  Governo,  per  rendere  più  attiva  la  nuova  navigazio- 
ne ,  ebbe  specialmente  a  richiamare  1'  attenzione  sulla  necessità  di  ulteriori 
provvide  disposizioni  onde  bonificare  per  asciugamento  o  per  colmate  le 
estese  paludi  del  comune  di  Sorico  e  del  pian  di  Colico  succitato  ;  giac- 
che tali  paludi  una  volta  ricuperate  avrebbero  servito  ad  accrescere  nota- 
bilmente il  commercio  della  nuova  navigazione. 

In  seguito  a  tutte  le  accennate  relazioni  del  Pecis  e  dietro  varie  con- 
sulte della  commissione  di  Ministri  appositamente  delegata  allora  in  Mi- 
lano a  promuovere  la  nuova  navigazione  dell'Adda ,  alcune  delle  proposi- 
zioni meno  dispendiose  vennero  superiormente  approvate.  Ma  il  Principe 
De  Kaunitz  da  Vienna,  non  contento  di  questi  piccoli  provvedimenti,  ebbe 
a  sollecitare  ulteriori  disposizioni  per  parte  del  Governo  di  Milano,  finché 
il    Conte    De  Wilzeck   Ministro    plenipotenziario   successore    del    Firmian 


n5 
indirizzò  anch'  esso  le  proprie  rappresentanze  sui  provvedimenti  più  deci- 
sivi che  restavano  a  prendersi.  Secondo  Wilzeck  pertanto  l' idea  di  atti- 
rare all'Adda  e  al  nuovo  Canale  di  Paderno  il  commercio  di  Chiaven- 
na ,  che  dopo  aver  navigato  sopra  il  Lago  di  Como  prendeva  tuttavia 
la  vecchia  strada  di  terra  per  arrivare  a  Milano ,  aveva  contrario  princi- 
palmente il  timore  del  pericolo  inerente  ad  una  nuova  navigazione  flu- 
viale che  non  godeva  ancora  in  commercio  la  comune  opinione  e  che 
d'  altronde  mancava  sin  allora  di  corrispondenze  commerciali  simili  a  quelle 
stabilile  sulla  vecchia  strada  di  Como.  Mentre  poi  quel  Ministro  era  persuaso 
che  il  tempo  e  la  rimozione  delle  diftìcohà  residue  sulla  linea  della  nuova 
navigazione  dovessero  trionfare  di  ogni  contraria  prevenzione  ,  la  mira 
principale  del  Governo  di  Milano  onde  promuoverla  maggiormente  sem- 
brava anche  a  lui  quella  di  riguadagnare  al  Milanese  i  transiti  delle  merci 
dirette  a  battere  da  Coirà  e  dal  S.  Gottardo  per  Bellinzona  la  strada  dello 
Stato  Sardo  sino  a  Genova.  I  progetti  delle  strade  di  S.  Iorio  ,  della 
Splùga  e  dell'Eugaddina ,  ideate  fra  le  altre  a  quest'intento,  erano  però 
tutti  sospesi  a  quell'epoca  per  diverse  particolari  ragioni,  e  specialmente  i 
primi  due  per  le  molte  pretese  dei  Governi  interessati  della  Svizzera  e 
dei  Grigioni,  ed  il  terzo  per  la  necessità  di  far  precedere  un  ribasso 
dei  dazj  di  transito  in  lutto  il  Tirolo  in  parità  di  quelli  di  «Feldkirk. 
Del  resto  ben  vedeva  anche  il  "Wilzeck  che  ottenuto  che  si  avesse  1'  av- 
viamento desiderato  della  strada  o  dell'  Engaddina  od  altra  dalla  Valtellina 
al  Tirolo.  aperta  la  comunicazione  colla  Svizzera  e  coi  Grigioni  pei  monti 
S.  Iorio  e  Splùgeu,  facilitala  la  comunicazione  alle  vallate  laterali  al  Lago 
di  Como  colle  strade  o  proposte  dal  Consiglier  Pecis  o  consimili,  e  liberata 
interamente  la  nuova  navigazione  da  tutti  gli  ostacoli  fisici  e  finanzieri ,  si 
poteva  sperare  di  vedere  una  grande  affluenza  di  generi  di  commercio 
diretti  al  trasporto  per  acqua  dal  Lago  di   Como  a  Milano  e  viceversa. 

A  tutte  queste  dichiarazioni  del  Wilzeck  rispose  da  Vienna  il  Principe 
De  Kaunitz  instando,  perchè  venissero  ordinati  ed  eseguiti  immediatamente 
i  lavori  tuttavia  occorrenti  per  togliere  almeno  gli  impedimenti  fisici  più 
notabili  rimasti  dopo  l'impresa  Nosetti  sul  letto  di  navigazione  dal  Lago  di 
Como  a  Milano  e  perchè  si  procurasse  anche  l'esecuzione  delle  strade  pro- 
gettate sin  allora  onde  estendere  il  commercio  della  nuova  navigazione.  Sul 
cadere  del  passato  secolo  qualche  ulteriore  perfezionamento  fu  recato  reak 


n6 
mente  al  Naviglio  della  Martesana.  Specialmente  all'incile  vi  fu  resa  stabile 
la  soglia  del  fondo,  e  fu  innalzata  la  cresta  del  grande  travacatore  unito 
alla  chiusa  di  derivazione  per  tenervi  maggiormente  in  collo  le  acque  di 
piena  da  poter  imboccare  il  canale  colle  barche  discendenti  in  tutte  le 
stagioni.  Per  non  nuocere  però  al  necessario  sfogo  delle  medesime  piene, 
questo  rialzamento  del  travacatore  vi  venne  fatto  mediante  una  serie  di  pila- 
stri di  pietra,  coperti  da  lastre  simili  e  che  lasciano  altrettanti  vacui  inter- 
medi per  il  passaggio  dell'  acqua  esuberante.  Un  nuovo  sfogatoio  al  Canale 
Martesana  fu  pure  aggiunto  a  quell'epoca  verso  l'incile  ed  un  altro  ampliato 
verso  il  termiue  presso  le  mura  di  Milano.  La  fabbrica  del  grandioso  ponte- 
canale  al  passaggio  del  torrente  Molgora  vi  fu  rinnovala  un'altra  volta 
molto  sodamente  e  in  modo  più  comodo  alla  navigazione  del  canale  ed 
allo  sfogo  del  torrente.  Al  Canale  di  Paderno  poi  l'esperienza  e  l'osser- 
vazione continuate  per  una  serie  d' anni  hanno  dimostrato  la  convenienza 
di  otturare  definitivamente  quasi  del  tutto  le  aperture  lasciate  in  origine 
nella  chiusa  di  derivazione  verso  la  sponda  opposta  all'imboccatura,  e  di 
adattarvi  all'  uso  di  scaricatore  a  paraporti  anche  il  semplice  travacatore 
dianzi  ritenuto  in  sponda  al  canale  verso  l' incile.  Queste  opere  di  addi- 
zione non  vi  furono  risparmiale  prima  che  cadesse  il  passato  secolo,  come 
non  vi  furono  trascurate  all'  occasione  le  proposte  di  altri  ovvi  provvedi- 
menti ,  fra  i  quali  noi  nomineremo  quello  adottato  di  dichiarare  il  Na- 
viglio di  Paderno  esente  dal  solito  dazio  della  catena  percepito  dalla  fi- 
nanza sugli  altri  canali  milanesi  (r);  ma  con  tutto  ciò  i  grandi  progetti 
di  avvivare  il  suo  commercio  coli' aprire  nuove  comunicazioni  al  Nord 
del  Milanese  furono  sospesi  allora  per  molivi  di  economia,  ed  appena  te- 
nuti vivi  fino  a  tanto  che  durarono  i  tempi  pacifici.  Sopraggiunte  final- 
mente le  guerre  in  paese  e  le  conseguenti  vicende  politiche  del  Milanese 
e  deli'  Italia  ,  dal  Governo  di  Milano  si  dovette  assolutamente  porre  da 
parte  ogni  discorso  di  opere  di  questa  natura ,  ed  abbandonare  alle  spe- 
ranze del  secolo  corrente  ogni  progetto  di  miglioramento  alla  navigazione 
dell'Adda  ,  o  di  estensione  ed  avvivameuto   del  suo  commercio  (2). 

-(1)  V.  l'Editto  di  M.  Teresa  io  giugno  1778,  che  stabilisce  la  tariffa  del  darlo  caiPna 
pei  canali  navigabili  milanesi  coli' abolizione  del  quinto  di  dazio  addizionale  importo  nel    1 74^* 

(a)  V.  frale  carte  del  Naviglio  di  Paderno  nei  succitati  archivi  quelle  del  secolo  1 8.°,  dalle 
^Ubii  sono   trascritti  anche  i  documenti  n,°  yu  e   fin  della  presente  Storia. 


tirj 

iV«//a  navigazione  dal  Lago  Maggiore  a  Milano 
e  da  Milano  al  Po. 

il  sistema  di  opere  alla  presa  dell'acqua  del  Naviglio  Grande  sul 
fiume  Ticino  non  si  trovava  affatto  escute  da  variazioni  al  principio  del 
secolo  i8.°j  comunque  queste  non  fossero  più  dipendenti  dai  cattivi  prin- 
cipj  della  fabbrica,  ma  soltanto  dall'incuria  degli  uomini  a  mantenerla, 
dai  guasti  cagionati  in  occasioue  delle  guerre  in  paese  ,  dalle  piene 
di  Ticino  più  straordinarie  e  da  altre  simili  emergenze.  Nel  loro  com- 
plesso tali  emergenze  verso  la  metà  del  passato  secolo  hanno  potuto  al- 
terare lo  stato  di  quella  grandiosa  imboccatura  di  canale ,  e  far  lemere 
nuovamente  della  sua  perdita,  inseparabile  con  quella  de' vantaggi  infiniti 
del  Naviglio   Grande  e   del  Naviglio  di   Bereguardo. 

Cangiato  appunto  a  tale  epoca  nel  Milanese  il  lungo  dominio  dei  Re 
di  Spagna  con  quello  della  Casa  d'Austria,  e  smembrato  successivamente 
dal  Ducato  di  Milano  anche  l'alto  e  basso  Novarese,  l'imboccatura  del 
Naviglio  Grande  restò  situata  sopra  un  punto  di  confine  dei  possessi 
austriaci  d' Italia  j  ma  la  convenzione  4  ottobre  i  ^  5 1  fra  le  Corti  di  To- 
rino e  di  Vienna  conservò  al  Governo  del  Milanese  il  diritto  di  regolarvi 
e  mantenervi  tutte  le  costruzioni  necessarie  alle  due  sponde  del  fiume 
Ticino  per  la  opportuna  direzione  di  quel  canale  di  derivazione.  Cessate 
sotto  Maria  Teresa  anche  le  guerre  dell'Austria  per  la  conquista  del  Du- 
cato di  Milano ,  gli  ingegneri  della  Regia  Camera  non  ebbero  in  ciò  che 
a  riparare  le  opere  sussistenti  con  lavori  ordinari ,  per  vincere  quando  a 
quando  la  natura  del  grosso  fiume  Ticino  rapidissimo  di  corso  e  soggetto 
a  grandi  piene  ,  e  per  conservare  al  Milanese  la  prosperità  dipendente 
dall'imboccatura  del  Naviglio  Grande.  In  tal  guisa  prima  dell'anno  i  ^55 
l'unica  modificazione  al  piano  di  quest'opera  del  Meda  consisteva  ancora 
nella  succennata  apertura  originata  all'estremità  sinistra  della  chiusa  di 
derivazione  da  sola  trascurarla  di  riparazioni  ordinarie.  Fu  ritenuta  poste- 
riormente quest'apertura  per  la  comodità  che  presentava  di  poter  essere 
otturata  in  tempo  di  magre  e  di  servire  in  tempo  di  piene  a  guisa  di  ampio 
paraporto  per  attrarre  l' acqua  e  smaltirla  nella  parte  inferiore    del  fiume. 


n8 
Nella  grande  piena  del    1^65  il  Ticino  squarciò  bensì   la  sua  ripa  destra 
alqu  anto  superiormente  all'  imboccatura  del  Naviglio   Grande  ,  dirigendosi 
per  nuovo  alveo  sul  territorio  Novarese;  ma  arrivato  alla  chiusa  di  deri- 
vazione ,  il  fiume  mantenne  ancora  la  stessa  tendenza  di  prima  all'  incile  del 
Naviglio   Grande.   Ciò   non  ostante  gli    ingegneri    camerali  Ricchini  e  Ro- 
becco  credettero  in  quell'  occasione  di  dover  progettare  al  Governo  una  so- 
stanziale modificazione  al  piano  di  opere  ivi  sussistente,  sull'  insorto  timore 
di  un  prossimo    pericolo  di  sviamento  del  fiume  Ticino    dall'imboccatura 
del  Naviglio   Grande.  11  progetto  si  riduceva  a  quello  di  inalveare  Ticino  in 
un  perfetto  rettifilo  nella  tratta  di  fiume  che  si  stende  superiormente  a  que- 
st' imboccatura  sin'oltre  la  sezione  del  fiume  detta  al  porto  di  Oleggio.  Esso 
venne  anche  approvato   ed  intrapreso  nella  sua  esecuzione  ;  ma  poco  dopo 
il  Governo  ,  sopra  proposizione  del  matematico   Antonio  Lecchi   che   per 
propria  scelta  si  era  recato  a  visitarne  i  lavori,  si  determinò   a  farli  sospen- 
dere  ed  a   riflettere   di   nuovo  sul  più   conveniente  partito  da  prendersi  per 
riparare  al   temuto  pericolo   e  per  conservare  il  Naviglio   Grande.  Invitato 
quindi  lo  stesso  Lecchi  dal  Presidente  Camerale  Mantegazza  a  presentare  un 
ragionato  parere  in  proposilo,  egli  è  passato  a  suggerire  la  sistemazione  del 
fiume  e  del  canale  dietro  il  piano  preesisteute,  cioè  con  alveo  tortuoso  e  con 
tutte  le  opere  di  sfogo  o  di  presidio  da  secoli  mantenute.  Tali  opere  sono 
varie,  ma  principalmente  si  possono  nominare  nel  mezzo  del  fiume  la  chiusa 
di  derivazione  ,  detta  anche  la  paladella ,  e  in  continuazione  la  soglia   della 
bocca  di  Pavia  ;  dalla  parte  del  Novarese  ,  /'  armatura  dei  mancini  ed  il 
travacatore  della  Lanca  del  Bragadano  ;  e  dalla  parte  del  Milanese  ,  /'  «r- 
matura   ed  il  Pennellone  di  Lo  nate ,   non  che   lo   sperone  e  l'incile  del 
Naviglio   Grande.  Ripresi  poi  i  lavori  dietro   questo  piano    dichiarato  eco- 
nomico  e  prudente  al  tempo  stesso,  non  sono  cessati  subito  i  timori  ma- 
nifestati per  la  perdita  del  Naviglio   Grande    in  causa    dei    giri  viziosi  del 
fiume   Ticino    al  di  sopra  della    imboccatura    di    quel    cauale.    Ma  l'esito 
felice   del  ristauro  dopo   una  serie  di  osservazioni  in  ogni  stato  del  fiume  e 
del  canale    in    tutte    le    stagioni  dell'anno    diminuì  a  poco  a  poco   e  fece 
svanire  interamente   entro  alcuni  anni  gli  stessi  timori  ;  sicché  questo  fatto 
servì   di    riprova    della   necessità  di  conservare  gelosamente  in  ogni  futura 
occorrenza  la  sostanza  del  piano   di  opere    esisterne  sul  Ticino  all'imbocca- 
tura del  Naviglio  Grande,  lasciando  scorrere  nel  resto   quel   fiume  sono   e 
sopra  di  una  tale  imboccatura  colle  sue  inevitabili   tortuosità. 


i*9 

Assicurato  di  tal  maniera  il  Milanese  anche    nel    passato    secolo   della 
stabilità  dell'opera  più  importante  de' suoi    canali    di    navigazione,  non  si 
è  tardalo  a  ritornale  sull'idea  del  canale  di  diramazione  per  estendere  la 
comoda  ,  diretta    e  facile    comunicazione    per   acqua  dal    centro  dei  canali 
milanesi  al  Po  ed  al  mare.    Specialmeute  in    occasione    di  una  visita  ma- 
gistrale eseguita  al   Naviglio    di  Bereguardo  venne    incaricato  l'appaltatore 
Pietro   Nosetd   di    presentare  una  relazione   contenente    le  proprie   osserva- 
zioni ed  idee  sul  progetto  di  continuare    questo    canale  diramato   dal  Na- 
viglio   Grande  sino  in   Ticino  ,  alquanto   di  sopra    dalla   città    di  Pavia.  Al- 
lora il  Nosctti ,  dopo   aver  , dichiarate    le   difficoltà   inerenti   a   questo  pen- 
siero ,  e  massime  quella  di  avere  uno  sbocco  felice  per  il  Naviglio  di   Bere- 
guardo,  prese  occasione  di   proporre    l'altro  antico   progetto    del  canale     da 
Milano  a  Pavia,  diramato  pure  dal  Naviglio  Grande  e  tirato  direttamente  dal- 
l' una  all'  altra  di  queste  due  città    Coli'  esecuzione  di  questo  progetto  poten- 
dosi far  servire  un  maggior  corpo   d'  acqua   disponibile   dal   principal   cen- 
tro  dei  canali  milanesi  ,  era  sperabile  ,   secondo  il    Nosetii,   di  combinare 
col  vantaggio   della   navigazione   quelli  ,  non   meno   importanti    per  il  Mila- 
nese,   dell'irrigazione   e  del  movimento    d'opifici.    Nell'esposizione   poi   di 
ogni  cenno   di  confronto     sull'  utilità   derivabile   allo  Stato    dalla  pura    navi- 
gazione dell'uno  piuttosto  che  dell'altro   di  quei  due    canali,  le    conside- 
razioni del  Nosetti  tendevano  tutte  a  far  sentire  ,  che  il   Canale  di  Pavia  , 
oltre   a  conseguire  lo  scopo  del  prolungamento  del  Naviglio  di  Bereguar- 
do ,  era  di  un'  importanza  ben  maggiore  per  il    commercio    del    Milanese 
col  Po  e  colle  altre  province  italiane  della  Lumellina,  dell'  Ohre-Po  e  del 
Genovesato.   Qualche  altro  cenno  sull'utilità  assoluta    del    Canale    di  Pa- 
via  si    trovava    pure    sparso    nelle    opere   idrauliche   del   matematico   Frisi 
stampate   fino  a  tutto  l'anno    1770.  Ma    ciò  che    a  quell'epoca  determinò 
maggiormente  il   Governo   di  Milano  a    prendere    in  serio   esame  tale  og- 
getto ,  fu  probabilmente  la  rappresentanza  di  Francesco  Sartirana  in  allora 
Regio  Delegato    di    Pavia.    Dovendo    questi  passare    a  far  eseguire    il    ri- 
adattamento della   strada  postale   da  Pavia   a    Milano  ,  ha   fatto   riflettere   al 
Ministro  Firmiau   che ,    qualora  fosse    stata    contemporaneamente    ordinata 
l'opera  desiderata   di  rendere  navigabile  l'antico  alveo  di  canale  detto  Navi- 
glietto  o  Navigliaccio  e  scorrente  parallelamente   alla  stessa  strada  dall'una 
ali  altra  città ,  si  potevano  sperare  dei  notabili  risparmi  nelle  spese   di  co- 


120 

struzione  di  ambedue  le  opere.  Ben  accolto  questo  riflesso  dal  Ministro  De, 
Firmian  a  Milano  ,  venne  subito  comunicato  al  Principe  Kaunitz  presso  la 
Corte  di  Vienna,  ed  inoltre  fu  beu  presto  risoluto  di  ordinare  un  pro- 
getto regolare  del  Canale  di  Pavia  con  tutti  i  dettagli  desiderabili  per  es- 
sere consultato  alla  Corte  medesima. 

Di  seguito  il  Principe  Kaunitz  desiderò  delle  notizie  precise  sull'  uti- 
lità sperabile  dell'opera  e  sull'ammontare  della  spesa  di  sua  costruzione. 
Circa  al  primo  articolo  gli  fu  prontamente  inviala  dal  Governo  di  Milano 
una  relazione  dimostrante  il  guadagno  cbe  ne  sarebbe  provenuto  dal  Ca- 
nale di  Pavia  per  la  condotta  dei  vari  generi  dj  trasporto.  Questo  guadagno 
vi  si  calcolava  nella  somma  di  annue  lir.  1 5-7600  di  Milano ,  nella  ipotesi 
che  la  popolazione,  le  consumazioni  ed  il  commercio  si  dovessero  man- 
tenere nel  Milanese  soltanto  allo  stato  in  cui  si  trovavano  a  quell'epoca, 
e  nell'altro  supposto  che  il  diritto  di  finanza  sulla  navigazione  detto  il 
dazio  della  catena  venisse  generalmente  diminuito  di  un  quinto  sulla 
tariffa  in  allora  vigente  nel  Milanese  per  uniformarsi  alle  saggie  viste  del 
Principe  Kaunitz  ,  cbe  aveva  poco  dianzi  suggerita  questa  diminuzione  come 
idonea  a  rendere  più  attiva  la  navigazione  del  Milanese  e  ad  accrescere 
in  questa  maniera  il  prodotto  del  diritto  devoluto  alla  Regia  Camera.  Circa 
al  secondo  dei  succitati  articoli,  che  risguarda  la  stima  delle  spese  di  costru- 
zione dell'  opera  ,  il  Governo  di  Milano  ha  in  sulle  prime  riscontrato  che 
non  era  altrimenti  possibile  il  determinarle  con  qualche  approssimazione 
al  vero  avanti  di  inoltrarsi  nel  rilievo  della  parte  fisica  del  progetto.  Al 
gennaio  poi  dell'anno  1772  non  si  aveva  in  pronto  di  questa  parte  del 
progetto  che  un  profilo  di  livellazione  ,  di  tutta  fretta  rilevato  e  presen- 
tato al  Governo  dagli  appaltatori  Nosetti  e  Fé  unitamente  ad  una  loro 
idea  di  piano.  Secondo  tale  idea  di  piano  il  nuovo  Canale  di  Pavia  si 
avrebbe  dovuto  tracciare  ancora  nel  letto  dell' antico  Naviglietto  o  Navi- 
gliaccio  sulla  destra  della  strada  postale  da  Milano  sino  alla  travacca 
Campeggi  verso  Pavia ,  e  continuare  di  là  sino  allo  sbocco  in  Ticino  di 
sotto  di  Pavia  ,  interrompendolo  tratto  tratto  per  mezzo  di  fabbriche  da 
sostegno  di  forma  e  salto  poco  diversi  dall'  ordinario. 

Affidala  al  matematico  Frisi  sopra  proposizione  del  Principe  Kaunitz 
l' incumbenza  di  distendere  un  progetto  regolare  del  Canale  di  Pavia  ,  e 
continuando  lo  stesso  Principe  nella  sua  impazienza  di  avere    nelle    mani 


121 

una  stima  approssimativa  delle  spese  dell'opera,  venne  ingiunto  a  Frisi  di 
servirsi  della  livellazione  Nosetti  e  Fé  come  di  un  dato  su  cui  fondare 
almeno  un'  idea  di  progetto  degna  di  essere  presentata  alla  Corte  di  Vienna 
senza  ulteriore  dilazione;  motivo  per  cui  il  Frisi  non  tardò  a  dedicare 
all'Arciduca  Ferdinando  Governatore  una  sua  prima  relazione  sul  modo 
di  far  procedere  1'  esecuzione  della  grande  opera  sin  presso  Pavia.  La  rela- 
zione era  corredata  di  un  calcolo  approssimativo  delle  spese  per  condurne  i 
lavori  sin  presso  Pavia,  e  tali  spese  vi  venivano  valutate  circa  scudi  3oo  mila, 
volendo  usare  di  tutta  la  possibile  economia.  Ma  essendosi  attesa  successi- 
vamente auche  dal  Kaui.itz  la  più  accurata  livellazione  del  Frisi  ,  si  è  dato 
ad  essa  principio  nell'aprile  di  quell'anno  1772,  e  fu  continuata  dietro 
una  norma  prescritta  per  poter  sistemare  un  regolare  progetto  del  Canale 
di  Pavia  e  per  poter  somministrare  dei  dati  meno  lontani  dal  vero  sulla 
stima   delle  spese   di   costruzione. 

Giunto  il  Frisi  verso  Binasco  sulla  linea  dell'antico  cavo  detto  Na- 
viglietto  colla  sua  livellazione  ,  si  è  potuto  accorgere  del  grossolano  er- 
rore incorso  in  quella  dianzi  rilevata  dagli  appaltatori  ;  ed  arrivato  colla 
operazione  geodetica  sino  al  pelo  d'acqua  di  Ticino  sotto  Pavia,  ha  rin- 
venuto una  grande  differenza  fra  le  cadute  totali  del  terreno  segnate  dal 
proprio  e  dall'  altrui  profilo.  Questo  fatto,  che  alterava  tutta  la  forma  del 
progetto  dianzi  rassegnato  all'Arciduca  Governatore ,  determinò  il  Frisi  ad 
imprendere  sull'  istante  la  redazione  di  un  altro  progetto  ,  che  per  la  fine 
del  giugno  di  quello  stesso  anno  1772  venne  pure  presentato  allo  stesso 
capo  del  Governo  in  Milano  col  titolo  :  «  Relazione  topografica  ed  idro- 
«  metrica  sulla  maniera  di  restituire  la  navigazione  perduta  da  Milano  a 
K  Pavia  e  di  aprire  la  comunicazione  col  Po  e  col  mare.  »  Da  questa 
relazioue  pertanto  noi  potremo  cavare  le  notizie  della  livellazione  e  delle 
altre  osservazioni  che  offrono  le  principali  idee  di  rapporto  del  progetto 
Frisi  cogli  altri  o  più  antichi  o  più  recenti  per  il  medesimo  Canale  di 
Pavia. 

Adottando  per  la  linea  del  nuovo  canale  i  cavi  preesistenti  da  Milano 
al  Lambro  ,  dal  Lambro  a  Binasco  e  da  Binasco  a  Campeggi  ,  l' idea  del 
Frisi  collimava  nell'  antica  di  andare  direttamente  da  Campeggi  nella  fossa 
di  fortificazione  della  città  di  Pavia  di  fianco  al  bastione  di  S.  Maria  in 
Pertica  presso  a  Porta    Stoppa,  e   di  là    spiccarsi    allo  sbocco  iu   Ticino. 


122 

Presso  tale  linea  del  progetto  Frisi  e  prima  di  arrivare  al  Ticino  incon- 
trandosi un  vecchio  muro  sostenente  nn  terrapieno    parallelamente  al  ba- 
stione inferiore  della  città  di  Pavia,  era  suggerito  allo  stesso  Frisi  di  farlo 
servire  per  ricevervi  molte  barche  del  canale  come  in  una  specie  di  dar- 
sena.   La  foce  del    naviglio  scelta  dal  Frisi  precisamente    alla    punta    del 
bastione  inferiore  di  Pavia  veniva  da  lui  ritenuta  per  la  più  adattata  ,  sul 
motivo   che  il  Ticino   dal  Ponte   di  Pavia  sino  dicontro   a  quel    bastione  , 
quantunque  non  avesse  finito   di  portar  ghiaie,  si   potesse  però  riguardare 
come  stabilito   di  letto   e    incanalato    fra  le  mura    della    città    ed  i  lavori 
che  si  trovavano  fatti  sulla  diritta,  lavori  che,  indipendentemente  dalle  consi- 
derazioni del  Naviglio,  dovevano  essere  mantenuti  per  preservarsi  da  ogni  mu- 
tazione di  letto  del  fiume  che  lo  deviasse  dal  Ponte  e  dalla  città  di  Pavia; 
«  laddove  ,  soggiungeva  Frisi ,  andando  più  sotto  incomincia  il  Ticino  a 
<i    vagare  colle  sue  acque,  si  fa  più  largo   ed  è   soggetto  a  più  variazioni, 
«  come  appunto  succede  ne'  fiumi  rapidi  e  liberi  che  non  portano  materie 
«  più  sottili;  e  sopra  del  Ponte  l'inconveniente  si  fa  maggiore   e    per  la 
«  natura  del  luogo   e  per  la  maggior  quantità  e  grossezza  delle  ghiaie.  » 

Prescrivendo  la  larghezza  del  Canale  di  Pavia  come  in  tutti  i  progetti 
anteriori,  cioè  adattata  al  cambio  di  due  barche  delle  più  grandi  usate  sugli 
altri  canali  milanesi,  non  pensò  Frisi  di  dover  renderla  sufficiente  allo 
scambio  delle  maggiori  barche  del  Po. 

Risultando  di  met.  54»  t4°  ^a  totale  caduta  del  terreno,  dalla  soglia 
del  vecchio  incile  del  canale  sotto  il  Ponte  Trofeo  a  Milano  all'  altra  so- 
glia della  chiavica  nella  fossa  di  Pavia  all'  angolo  del  suo  bastione  infe- 
riore ,  dichiarava  il  Frisi  che  il  problema  della  distribuzione  delle  pen- 
denze in  tutti  i  punti  del  Canale  di  Pavia  era  di  natura  sua  assai  intral- 
ciato. Quindi  è  che  per  renderlo  meno  indeterminato,  il  Frisi  stesso  , 
sull'appoggio  dell'osservazione  di  altri  canali  consimili  e  sull'autorità  di 
Eustachio  Manfredi,  è  venuto  a  fermare  per  certo  il  principio:  che  si 
avrà  sempre  un  lentissimo  corpo  d'  acque  in  un  canale  interrotto  succes- 
sivamente da  sostegni,  e  che  ,  detratte  le  cadute  e  l'altezza  delle  porte  di 
questi,  abbia  una  pendenza  di  fondo  ragguagliata  in  ragione  di  met.  o,  5g4» 
o  met.  o,  8gi  per  ogui  lunghezza  di  met.  1782.  Allo  stesso  fine  il  Frisi 
ha  auche  supposto  in  quell'occasione  come  un  altro  principio  d'arte,  ri- 
cavato dalle   osservazioni  degli  esempi  consimili  e,  secondo  lui,  sostenuto 


125 

anche  da  buone  ragioni  :  che  cioè  i  limiti  dell'  altezza  dei  sostegni  devono 
essere  120  i3  piedi  di  Francia,  che  sono  circa  7  braccia  di  Milano,  ossia 
met.  4i  *58.  Inoltre  non  mise  Frisi  in  dubbio  la  possibilità  di  avere  a  Milano 
la  necessaria  presa  d' acqua  per  il  Canale  di  Pavia  delle  assunte  dimen- 
sioni iu  lunghezza  e  in  larghezza  e  di  un'  altezza  d'  acqua  in  ogui  punto  poco 
minore  di  met.  o,  891.,  aftinché  le  barche  potessero  comodamente  pescarvi 
ed  eseguirvi  i  loro  viaggi  con  un  carico  considerabile.  Ma  poi  quell'idraulico 
si  fece  per  maggior  sicurezza  a  calcolarla  dietro  l'ipotesi  doppiamente  svan- 
taggiosa delle  tavole  paraboliche.  Uno  di  questi  svantaggi  nasceva  dall'uso 
stesso  delle  tavole  paraboliche  che ,  applicate  al  computo  della  quantità 
d'acqua  discorrente  per  gli  alvei  de' fiumi  e  de' grandi  cauali,  danno  sempre 
delle  misure  che  sono  maggiori  della  vera.  L'  altro  discapito  traeva  origine 
dalla  presupposta  circostanza  che  il  Canale  di  Pavia  dovesse  essere  di  corso 
libero  dal  principio  alla  fine  di  ciascun  tronco  e  non  interrotto  da  alcuna 
porla  di  sostegno.  Ciò  non  ostante  il  Frisi  dichiarò  fisicamente  possibile  per 
il  Milanese  il  Canale  di  Paderno  anche  in  questo  caso  puramente  ipotetico, 
e  passò  ad  esaminare  con  particolari  considerazioni ,  se  potesse  bastare  al- 
l' uopo  la  quantità  d'  acqua  fin  d'  allora  disponibile  ne'  dintorni  di  Milano. 
Avendo  poi  Frisi  deciso  affermativamente  questo  punto  del  progetto  ,  coli- 
eluse  che  il  problema  di  mantenere  nel  Naviglio  di  Pavia  la  necessaria  quan- 
tità d'  acqua  si  riduceva  unicamente  alle  provvidenze  generali  ed  ordinarie 
che  appartenevano  ancora  al  buon  ordine  delle  cose  ,  e  che  erano  i.°  di 
tenere  annualmente  più  spurgato  e  libero  il  primo  e  superior  tronco  dei 
Naviglio  Grande;  2.0  di  levare  tutti  i  ridossi  che  si  trovassero  sul  fondo 
dello  stesso  canale  di  sotto  del  paese  di  Corsico,  e  di  escavarlo  special- 
mente dov'era  interrato  di  sotto  a  S.  Cristoforo;  3.°  di  mantenere  gli  ul- 
timi tronchi  del  lNaviglio  della  Martesana  alla  profondità  dell'espurgazione 
che  si  usava  di  fare  solamente  ogni  tanti  anni. 

Dopo  avere  ammessi  questi  principi  come  cardini  del  progetto,  inol- 
trandosi il  Frisi  ad  assegnare  lu  distribuzione  precisa  della  caduta  del 
terreno  ,  ebbe  occasione  di  specificare  le  altre  massime  principali  da  lui 
adottate  per  il  Canale  di  Pavia  ,  e  di  rendere  ragione  di  tutti  gliedifizi  da 
lui  divisati  o  ritenuti  da  ristaili  arsi  per  il  medesimo.  L'incile  del  Canale 
di  Pavia  de' tempi  del  Bisnati,  fuori  di  Porta  Ticinese  di  Milano,  dovendo 
essere ,  secondo  Frisi ,  ristabilito  a  servizio  del    nuovo  canale  dello  stesso 

18 


124 

nome  ,  veniva  però  alteralo  nella  soglia  che  si  ideava  di  fissare  ad  un  li- 
vello alquanto  depresso  sotto  l'antico  per  abbassare  altrettanto  in  corri- 
spondenza le  ultime  tratte  del  Naviglio  Grande  e  del  Naviglio  della  città 
di  Milano  ,  non  che  la  prima  tratta  del  uuovo  Canale  di  Pavia  da  Milano 
al  Lambro.  Potendosi  con  ciò  ribassare  di  molto  la  soglia  superiore  della 
Conca  fallata  senza  guastare  il  vecchio  ponte-canale  per  questo  fiume  che 
aveva  il  soprarco  abbastanza  depresso  sul  fondo  effettivo  del  vecchio  ca- 
nale, sarebbe  rimasto  incassato  il  nuovo  Canale  di  Pavia  in  tutti  i  punti 
di  quella  tratta  ,  come  richiedeva  il  piano  Frisi,  anche  per  la  comodità  di 
sfogarvi  una  parte  delle  piene  del  fiume  Olona.  A  riguardo  della  deter- 
minazione del  livello  della  soglia  inferiore  alla  Conca  fallata  proponeva  il 
Frisi  di  ridurre  il  salto  di  questo  sostegno  a  4  o  5  metri  ;  onde  quella  soglia 
doveva  essere  ancora  rialzata  di  vari  altri  metri.  Questo  alzamento  di  soglia 
era  parimenti  comaudato  fin  dai  tempi  del  Frisi  dalle  ragioni  particolari  di 
dover  dare  innocuo  passaggio  sotto  la  linea  del  nuovo  canale  alle  acque  del 
Lambretto  e  di  altri  scoli  e  condotti  d'acqua,  che  per  essere  di  un'epoca 
più  recente  non  potevano  entrare  nel  piano  dei  lavori  abbandonati  allo 
stesso  canale  sotto  il  dominio  spagnuolo.  Siccome  poi  un  sostegno  di 
mei.  4  e  Plu»  uon  aveva  ancora  esempio  in  quell'anno  nel  Milanese  sopra 
canali  navigabili  sussistenti  ed  usati;  così  fu  soggiunto  dal  Frisi  ,  per  le  ra- 
gioni che  determinavano  a  uon  dare  alla  conca  al  Lambro  una  caduta  minore, 
i.°  la  comodità  che  anche  gli  inferiori  trouchi  di  canale  restassero  bastan- 
temente incassali  fra  terra;  2.°  il  partito  preso  di  ricevere  in  canale  e  poi 
dare  a  suo  luogo  colle  opportune  chiaviche,  oltre  le  suddette  piene  d'Olona, 
le  acque  di  molli  fossi  cadenti  attraverso  la  linea.  Le  altre  conche  del 
canale  per  arrivare  da  Milano  a  Pavia  ,  oltre  1'  accennata  al  Lambro  ,  ve- 
nivano portale  dal  Frisi  al  numero  di  quattro  e  distribuite  per  modo  che 
se  ne  avesse  una  fra  Cassino  ed  il  Bissone  ,  una  seconda  a  Binasco,  una 
terza  a  Nivolto  ed  una  quarta  a  Torre  del  Mangano.  Credevasi  dal  Frisi 
che  tali  determinazioni  sul  numero  de' sostegni  e  sulla  scelta  de' luoghi 
fossero  le  più  giustificate  dal  prospetto  delle  differenti  inclinazioni  dei  piani 
di  campagne  e  dalle  particolari  circostanze  di  tutù  i  canali  di  irrigazione 
e  di  scolo  cadenti  sotto  la  linea.  Per  discendere  col  Canale  di  Pavia  dal 
pian  superiore  di  questa  ciltà  nel  basso  letto  di  Ticino  ,  ha  riconosciuto 
anche  il   Frisi  la  convenienza   di  schivare  possibilmente  la    moltiplicazione 


ia5 


dei  sostegni  sopra  una  tratta  di  canale  die  doveva  per  la  natura  del  luogo 
riuscire  la  più  ingombra  di  quelle  fabbriche  e  la  piti  frequentata  dalla  navi- 
gazione. Tuttavia  non  volendo  il  Frisi  dipartirsi  dalla  massima  da  lui  con- 
sigliata per  la  superi  or  tratta  da  Pavia  a  Milano  ,  si  è  ridotto  anche  qui  a 
suggerire  di  non  oltrepassare  il  limite  dei  met.  4»  7^2  nell'altezza  dei  salti 
de' sostegni  da  costruirsi  sull'inferiore  tratta  di  canale  da  Pavia  allo  sbocco, 
ed  a  prescegliere  per  la  forma  dei  sostegni  medesimi  la  maniera  dei  così 
delti  accollati  che  abbiamo  veduto  usata  per  la  prima  volta  sul  Naviglio  di 
Bereguardo   e  proposta  varie  altre  volte  anche  per  il  Canale  di  Paderno. 

Riteuiamo  intanto  che  il  Frisi  alla  discesa  del  Canal  di  Pavia  in  Ti- 
cino aveva  progettato  due  sostegni  accollati  per  passare  nella  fossa  di  quella 
città  all'angolo  del  bastione  di  S.  Maria  in  Pertica  presso  Porta  Stoppar- 
mi altro  sostegno  semplice  sulla  linea  prima  di  arrivare  davanti  a  Porta 
Cremona,  e  due  alni  sostegni  accollati  a  questa  Porla,  disegnando  un 
ultimo  sostegno  al  luogo  dello  sbocco  in  Ticino,  munito  di  un  ordine  di 
porte  detto  la  mezza-conca   da  usarsi  in   tempo   di  acque  basse. 

Si  aggiunga  che  il  piano  di  pendenze  del  Frisi  fissato  dietro  il  prin- 
cipio surriferito  per  tutta  la  linea  del  Canale  di  Pavia  veniva  ancora  a  por- 
tate ,  come  in  tutti  i  precedenti  progetti,  qualche  varietà  ne'  salti  dei  so- 
stegni dall'  uno  all'  altro ,  e  nelle  cadenti  dei  tronchi ,  da  soglia  a  soglia 
dei  principali  edifizi.  Questa  poca  uniformità  di  pendenze  sembrava  però 
abbastanza  giustificata  presso  il  Frisi  dalle  circostanze  del  caso  e  del  ter- 
reno vedute  in  complesso.  Specialmente  fu  addotta  da  lui  la  necessità  di 
dare  innocuo  passaggio  per  ponte-canale  a  qualcheduno  dei  condoni  tra- 
sversali alla  linea,  ed  il  bisogno  di  adattarsi  possibilmente  col  profilo  del  ca- 
nale al  profilo  del  terreno  non  uniformemente  inclinato.  Un'  altra  ragione  di 
disegnare  il  Canale  di  Pavia  dove  con  meU  o  ,  5g4  di  pendenza  per  ogni 
miglio  di  met.  1782;  dove  con  met.  o,  891  ,  e  dove  persino  con  met.  1  , 
188,  andando  però  sempre  in  ordine  crescente  da  Milano  verso  Pavia, 
era,  secondo  il  Frisi,  la  risoluzione  di  accrescere  per  istrada  di  più  in  più 
la  portata  del  canale  col  ricevere  in  esso  molli  scoli  e  sorgenti  di  gran  lunga 
superiori  nella  copia  d'acqua  a  quella  consunta  nell'uso  della  navigazione. 

Finalmente  per  riguardo  allo  sfogo  delle  piene  ,  che  dietro  il  piano 
del  Frisi  si  sarebbero  regolarmente  o  accidentalmente  introdotte  in  canale 
su    qualche    punto  della  linea ,  prescriveva  appositamente    quel    professore 


iu6 
di  instaurare  ed  ampliare  gli  edifici  di  diversivi  ,  travacatori  e  scaricatori 
a  paraporti  praticali  altre  volte  all'incontro  del  Lambro  meridionale  di 
sopra  della  Conca  fallata.  Inolile  intendeva  egli  con  quel  suo  piano  di 
conservare  un  preesistente  scaricatole  del  J  icioello  presso  a  Binasco  e  si  ri- 
servava di  far  costruire  il  più  grande  scaricatore  del  Naviglio  presso  la 
travacca  Campeggi  per  ismaliirvi  direttamente  in  Ticino  tutte  le  acque 
soprabbondanti  rimaste  nel  canale  navigabile  fin  presso  Pavia  e  portate  o 
dalle  pioggie  o  da  rotte  degli  argini  dei  lateiali  canali,  o  dalle  piene 
del  Ticinello  ,  della  Mischia  e  di  altri  torrentelli  che  a  norma  del  pro- 
getto dovevano  rendersi  influenti  del  naviglio. 

Tale  è  l' idea  del  progetto  Frisi  per  il  Canale  di  Pavia.  La  relazione 
del  medesimo  venne  accompagnata  dall'Arciduca  Ferdinando  Governatore 
in  Milano  alla  Corte  di  Vienna  col  disegno  rappresentante  la  pianta  ed 
il  profilo  generale  del  canale  e  con  una  nuova  minuta  di  stima  che  fa- 
ceva ascendere  la  spesa  dell'opera  intera  a  circa  un  milione  e  mezzo  di 
lire   di  Milano. 

Successivamente  fu  inviata  alla  stessa  Corte  anche  una  relazione  del- 
l' appaltatore  Nosetti  sul  progetto  Frisi.  In  questa  si  cercava  di  soste- 
nere l' idea  di  usare  nella  discesa  del  canale  da  Pavia  in  Ticino  quattro 
sostegni  semplici  di  salto  piuttosto  straordinario  e  di  una  forma  di  costru- 
zione tale  ,  che  valessero  senz'  altro  edilizio  a  scaricare  tutte  le  piene  del 
canale  da  Binasco  all'  ingiù.  A  quest'ultimo  riguardo  si  tendeva  a  far  rilevare 
nella  stessa  occasione  che  né  la  travacca  Campeggi,  ne  altri  edilizi  diretti 
ad  usi  privati  potessero  servire  di  scaricatore  del  Naviglio  senza  rovinare 
gli  inferiori  opifici  e  piani  d'irrigazioni,  o  in  generale  senza  sturbare  i  privali 
nel  pacifico  possesso  de'  loro  diritti.  Instando  poi  il  Nosetti  sulla  neces- 
sità di  appositi  canali  scaricatori  ,  dell'  armatura  in  muro  alle  spoude  di 
molte  tratte  del  canal  navigabile  e  di  molti  altri  capi  di  spesa  non  con- 
siderati dalla  stima  e  dal  progetto  Frisi,  non  tralasciava  di  rappresentare,  che 
secondo  i  suoi  conteggi  la  spesa  dell'  opera  intera  sarebbe  invece  ascesa 
per  lo  meno  a  lir.  2,646,000  di  Milano. 

Il  Principe  de  Kaunitz  a  Vienna  ,  ricevute  che  ebbe  ed  esaminate  tutte 
le  succennate  pezze  relative  al  progetto  del  Canale  di  Pavia  unitamente  a 
quelle  relative  al  progetto  del  Canale  di  Paderno  ,  restò  persuaso  che  gli 
interessi  particolari  della  Città  di  Milano    potevano    bensì  far    preferire  il 


I27 
secondo  canale  al  primo  per  1'  opera  pubblica  da  intraprendersi  a  quel- 
l' epoca  nel  Milanese  ;  ma  non  già  che  per  l'interesse  pubblico  e  came- 
rale della  provincia,  il  Canal  di  Pavia  si  potesse  dire  inferiore  ad  alcun 
altro  possibile  da  progettarsi  per  l' oggetto  della  navigazione-interna.  Ha 
però  quel  Principe  voluto  sentire,  prima  di  decidersi  ad  una  scelta,  i  rap- 
presentanti delle  Città  di  Como  e  di  Pavia  interessate  nei  due  progetti, 
ed  inoltre  ha  mostrato  di  desiderare  un  più  maturato  parere'  sul  progetto 
Frisi  di  qualcheduno  dei  più  provetti  periti  del  paese  ;  talché  per  ambe- 
due questi  capi  si  incontrarono  delle  forti  opposizioni  ,  in  causa  delle  quali 
la  faccenda  andò  ancora  per  le  lunghe. 

La  Città  di  Pavia,  come  abbiamo  già  detto  di  sopra,  si  fece  ad  implo- 
rare dal  Governo  che  fosse  sospeso  auco  quella  volta  ogni  discorso  sul 
canale  che  doveva  unirla  più  comodamente  a  Milano  ,  per  il  motivo  che 
la  di  lui  costruzione  potesse  avere  in  complesso  una  influenza  dannosa  sul 
proprio  commercio  particolare.  Di  più ,  per  fare  una  diversione  di  un 
altro  genere  al  temuto  progetto,  si  è  contemporaneamente  cercata  al  Go- 
verno la  compra  delle  acque  disponibili  a  Milano  per  il  nuovo  canale,  fa- 
cendo vista  di  volerle  usare  per  uu  canale  di  semplice  irrigazione  da  in- 
cominciarsi verso  Milano  e  da  condursi  verso  Pavia.  Ma  in  quell'occasione 
il  Regio  Delegato  Sartirana  si  è  fatto  carico  da  Pavia  di  confutare  parola  per 
parola  le  osservazioni  spedite  dai  rappresentanti  di  quella  Città:  per  cui  il 
Governo  non  ha  concessa  che  a  poco  a  poco  e  con  riserva  la  vendita  delle 
acque  ed  ha  continuato   a  favorire  l'idea  ed  il  progetto  del  Canale  di  Pavia. 

Una  nuova  prova  di  confidenza  si  è  poi  data  dal  Governo  di  Milano 
all'  appaltatore  Nosetti ,  incaricando  lui  stesso  dell'  ordinato  esame  del  pro- 
getto Frisi  per  il  Canale  di  Pavia.  11  Nosetti,  che  pensava  di  aspirare  all'appal- 
to dell'opera  ,  si  è  sforzato  allora  ,  coni'  era  naturale  ,  di  persuadere  che 
fosse  troppo  bassa  la  stima  delle  spese  unita  al  progetto  Frisi  ;  ma  di  ciò 
quell' intraprenditore  ha  pur  anco  addotte  varie  plausibili  ragioni.  Così 
ritenendo  egli  indispensabili  alcune  opere  sui  canali  Naviglio  Grande  e 
Naviglio  della  Martesaua  onde  avere  a  Milano  una  perenne  e  copiosa 
presa  d'acqua  per  tutti  gli  usi  del  Canale  di  Pavia,  fece  riflettere  che 
questo  capo  di  spesa  non  era  considerato  minimamente  nella  stima  Frisi. 
Inoltre  riguardando  come  danuosa  ogni  introduzione  nel  naviglio  pub- 
blico delle  acque    di    ragione    privata ,    in  causa    degli    interrimenti  e  dei 


128 

guasti  che  producono  le  loro  piene  ,  ed  in  causa  delle  iufmite  questioni  che 
si  incontrano  nella  restituzione  delle  medesime  acque,  da  eseguirsi  senza  alte- 
rare ne  la  quautità  né  il  livello  del  loro  pelo ,  fu  condotto  il  Nosetti  a  calco- 
lare sopra  un  maggior  numero  di  botti ,  ponti-canali  e  simili  edifici  per  non 
disturbare  il  piano  d'  agricoltura  preesistente  sulla  linea  del  canale.  Allonta- 
nandosi la  costruzione  dei  sostegni  accollati  dalle  pratiche  cognizioni  del 
Nosetti ,  questi  non  esitò  a  dichiarare  anche  allora  che  non  sapeva  contare 
con  sicurezza  sul  risparmio  di  spesa  che  essi  potessero  procurare  al  nuovo 
Canale  di  Pavia.  Non  combinando  finalmente  nell'idea  del  Frisi  di  rispar- 
miarvi ogni  armatura  in  muro  alle  sponde  ed  un'ampia  darsena  verso  lo 
sbocco,  cercò  il  Nosetti  di  mostrare  indispensabili  anche  questi  articoli  di 
rilevante  spesa  che  dovevano  accrescere  di  molto  la  stima  del  Cauale  di 
Pavia  sopra  i  calcoli  precedentemeute  rassegnati  dal  Frisi. 

Referite  al  Kaunitz  a  Vienna  per  la  fine  del  1772  queste  nuove  emer- 
genze sul  progetto  del  Canale  di  Pavia  ,  quel  Principe  perseverò  nel  sen- 
timento, che  in  occasione  di  dover  mettere  in  circolazione  del  danaro  nel 
Milanese  ,  convenisse  assolutamele  rivolgersi  alla  costruzione  di  qualche 
canale  ;  e  non  tralasciò  di  dichiarare  apertamente  che  a  lui  stava  a  cuore 
più  di  tutti  i  possibili  quello  di  Pavia.  Ma  siccome  generalmente  le  altre 
persone  che  avevano  fin  allora  coudotte  le  trattative  dei  progetti  di  ambe- 
due i  canali  di  Pavia  e  di  Paderno  inclinavano  piuttosto  per  il  secondo 
che  per  il  primo,  cosi  il  Principe  De  Kaunitz  si  è  determinato  definitiva- 
mente di  proporre  la  costruzione  contemporanea  di  ambedue  quelle  o- 
pere    nel    seno   del  Milanese. 

Ottenuta  nel  febbraio  del  177$  la  sullodata  sovrana  approvazione, 
come  abbiamo  di  già  riferito  nel  paragrafo  antecedente ,  fu  deciso  in 
Milano  di  far  eseguire  que' due  canali  uno  dopo  l'altro,  dando  la  preferenza 
a  quello  di  Paderno.  Aggiungeremo  ora  che  il  Kaunitz  dalla  sua  residenza 
di  Vienna  instò  nuovamente  ,  dopo  tale  decisione  ,  sulla  necessità  di  non 
ritardare  l'esecuzione  dei  due  canali  a  un  tempo  per  alleggerire  le  calamità 
del  basso  popolo  della  provincia  iu  quelli  epoca  di  carestia ,  ed  anche 
per  ismenlire  le  voci  sparse  iu  allora  che  per  le  sole  brighe  dei  Veneziani 
e  dei  Genovesi  non  dovesse  mai  seguire  l' effettuazione  del  Canale  di  Pavia. 
Di  qui  è  che  l'Arciduca  Governatore  passò  di  seguito  in  Milano  a  far 
tenere  pubblicamente  le  aste  separate  per  i  due  canali    suddetti.  In  occa- 


I29 

sione  di  queste  aste,  dopo  vari  esperimenti  infruttuosi,  sono  state  fatte 
due  sole  obblazioni  per  il  Canale  di  Pavia.  Una  di  esse  era  della  stessa 
compagnia  Nosetii,  che  aveva  già  applicato  e  con  maggior  coraggio  all'im- 
presa del  Canale  di  Paderno  ,  e  1'  altra  era  mancante  della  voluta  sicurtà 
beuevisa  al  Governo.  Dietro  tale  risultato  anche  il  Principe  De  Kaunitz 
ha  deposto  dualmente  il  pensiero  di  far  intraprendere  a  quell'epoca  la 
costruzione  del  Canale  di  Pavia ,  ed  ha  rivolto  tutte  le  cure  su  di  un 
tale  oggetto  all'  opera  del  Canale  di  Paderno  e  della  navigazione  del- 
l'Adda. 

Perduto  così  quel  momento  propizio  all'  intrapresa  del  Canale  di  Pa- 
via ,  il  suo  progetto  in  tutto  il  resto  del  passalo  secolo  è  sempre  stato  un 
puro  voto  dei  popoli,  un  ardente  desiderio  delle  persone  dell'arte  e  nulla 
più  ;  mentre  il  decreto  di  Maria  Teresa  per  la  sua  esecuzione  è  stato 
sospeso  e  messo  interamente  da  parte  dal  Governo  di  Milano  -fin  da  quel  mo- 
mento. Sul  cadere  del  passato  secolo  fu  bensì  procurato  al  Naviglio  Grande 
un  aumento  di  portata  per  mezzo  di  lavori  d' escavazione  al  suo  incile 
ed  al  suo  termine ,  non  che  un  corrispondente  aumento  dei  travacatori 
e  scaricatori  a  paraporti  disposti  lungo  la  sua  linea  per  l' opportuno  sfogo 
delle  piene.  Da  ciò  ne  è  derivato  una  maggiore  facilità  e  comodità  nella 
navigazione  dei  due  canali  Naviglio  Grande  e  Naviglio  di  Bereguardo  ; 
ma  anche  tale  aumento  di  portata,  che  avrebbe  potuto  servire  per  formare 
la  presa  d'acqua  del  nuovo  Canale  di  Pavia,  fu  ben  presto  venduto  a  conto 
della  Regia  Camera  per  accrescere  le  dispeuse  d'  acqua  ad  usi  privali  sulla 
linea  di  quei  due  canali  navigabili. 

Per  chi  ama  poi  di  avere  riunite  le  principali  notizie  dei  progetti  del  Ca- 
nale di  Pavia  e  le  loro  avventure  a  tutto  il  passato  secolo,  aggiungeremo   qui, 
che  il  progetto  Frisi    ha  incontrato    una    decisa  opposizione   da  parte   del 
matematico  Lecchi.  Questo  autore  nel   suo    Trattato  do  canali  navigabili , 
pubblicato  per  le  stampe   di  Milano  nel    1776,  parlò  del    Canale  di  Pavia 
come  di  un  progetto  cinto   da  quasi  insormontabili  difficoltà  dal  suo  prin- 
cipio al    fine.  Egli  si  è  anche    dichiarato  nella  stessa  occasione  piuttosto 
favorevole  all'altro   antico  progetto  di  prolungare  il  Naviglio   di  Bereguardo 
sino  allo  sbocco  in   Ticino  poco   di  sopra  del    Ponte    di    Pavia  ,   affine   di 
ottenere  1'  oggetto  medesimo    del  Canale  di  Pavia.  Il  Frisi  dal  cauto  suo 
nel  secondo  tomo  della  edizione  milanese   di  tutte  le  sue  opere,  cominciò 


i3o 
dal  modificare  alquanto  il  proprio  piano  per  il  Canale  di  Pavia  mostran- 
dosi risoluto  di  non  dare  più  ai  diversi  tronchi  del  medesimo  una  pen- 
denza maggiore  di  metr.  o,  5g4  per  miglio  di  metr.  1782  :  il  che  cor- 
risponde al  ~jj  della  lunghezza.  Suggerì  inoltre  il  Frisi  nella  stessa  oc- 
casione come  interessante  il  pensiero  di  continuare  a  scorrere  col  navi- 
glio in  uu  sol  tronco  dal  Lambro  a  Binasco  ,  onde  restare  fuori  di  terra 
nella  tratta  di  linea  dove  s'incontra  il  maggior  numero  di  condotti  e 
fossi  trasversali  ;  cosicché  è  una  combinazione  affatto  propria  del  Canale 
di  Pavia,  che  ne' suoi  diversi  progetti  o  in  un  tempo  o  in  un  altro  si 
sono  toccati  limiti  molto  distanti  nella  determinazione  dei  vari  ele- 
menti ,  e  perciò  anche  sul  punto  di  tenerlo  o  incassato  nel  terreno  o 
sollevato  sopra  il  piano  delle  laterali  campagne.  Quest'  ultima  idea  del 
Frisi  por'ava  di  fabbricare  a  Binasco  due  sostegni  o  semplici,  od  accollati 
come  quelli  da  lui  prescritti  per  la  discesa  del  canale  in  Ticino  sotto 
Pavia.  Parlando  per  ultimo  dei  dubbi  eccitati  dal  Lecchi ,  impugnò  il 
Frisi  che  meritassero  una  seria  confutazione  le  difficoltà  che  quell'  autore 
ha  scritto  di  avere  contro  il  progetto  del  Canale  di  Pavia,  e  specialmente 
si  occupò  di  ribattere  coti  ovvie  risposte  le  obbiezioni  da  lui  specificate 
sugli  articoli  della  presa  d'acqua  e  dello  sbocco  del  medesimo  canale  (1). 

CAPO     III. 


NOTIZIE    STORICHE    DEL    CORRENTE    SECOLO    DECIMONONO. 


E 


itornato  il  Milanese  sul  principio  del  presente  secolo  ad  una  serie 
di  guerre  di  conquista,  ed  eretta  successivamente  la  città  di  Milauo  in 
capitale  della  Repubblica  Cisalpina,  della  Repubblica  Italiana  e  del  Regno 
d'Italia  sotto  il  dominio  francese,  non  tardò  ad  esservi  abbracciata  l'i- 
dea di  una  grande  strada  militare  per  aprire  una  nuova  e  facile  comu- 
nicazione fra  l'Italia  e  la  Francia  attraverso  il  monte  Sempione.  Fatta 
poi  osservazione  che  i  lavori  e  le  opere  pubbliche  del  genere  delle  strade 
e    dei    canali  potevano    più  d'ogni    altro    mezzo    rimarginare    ne' tempi  di 

(1)  V.  fra  le  carte  del  Naviglio  di  Pavia  nei  succitati  archivi  tutte  quelle    del    secolo    18.*, 
da  cui  è  estratto  anche  il  documento  n.*  ix.  riferito  in  fine  di  questi  dettagli  storici. 


*  101 

pace  le  piaghe  della  guerra ,  affezionare  i  popoli  conquistati  al  nuovo 
ordine  di  cose ,  accrescere  notabilmente  le  loro  ricchezze  e  disporli  a 
sostenere  sempre  nuovi  e  maggiori  impegni  in  faccia  al  Governo  ,  venne 
ben  presto  ordinata  ed  intrapresa  l'esecuzione  di  quella  strada.  L'  idea  ne 
fu  poscia  eslesa  per  le  viste  di  commercio  al  prolungamento  della  strada 
del  Sempione  fino  a  Milano  per  una  linea  che  da  quel  monte  portando 
al  Lago  Maggiore  e  costeggiandone  la  riva  occidentale  entrasse  nel  Mi- 
lanese al  villaggio  di  Sesto-Calende  situato  all'imboccatura  del  fiume  Ti- 
cino. Inoltre  cominciarono  varie  leggi  sull'  amministrazione  delle  acque  e 
strade  ad  imprimere  un  movimento  straordinario  su  tutte  le  parti  dello 
Stato  e  in  tutti  i  rami  di  pubblica  prosperità.  Istituita  successivamente  una 
Direzione  generale  d' acque  e  strade  per  amministrare  queste  materie  ri- 
dotte a  sistema  e  regolate  dietro  massime  semplici  ed  uniformi  per  tutto 
lo  Stato  ,  ebbe  principio  una  nuova  epoca  nella  storia  delle  opere  pub- 
bliche italiane  di  questa  natura.  Posta  allora  immediatamente  sul  tappeto 
una  grande  quantità  di  strade  commerciali  e  di  canali  di  navigazione 
utili  alle  diverse  province  dello  Stato ,  in  ogni  genere  ne  furono  intra- 
prese ,  avanzate  con  marcia  regolare  e  condotte  felicemente  a  termine. 

Pel  uostro  oggetto  presentaneo  dovendo  però  qui  limitarci  ad  accen- 
nare le  opere  progettate  od  eseguite  nella  sola  provincia  del  Milanese  che 
corrisponde  all'Insubria  degli  antichi;  anzi  dovendo  restringerci  a  parlare 
di  quelle  opere  che  in  qualche  modo  si  riferiscono  alla  navigazione  della 
stessa  provincia  ,  giova  abbandonare  ogni  punto  di  vista  più  generale  per 
ridurci  unicamente  all'esposizione  delle  loro  notizie  in  quell'ordine  che  ab- 
biamo seguito  nei  precedenti  capitoli. 

s-  i. 

Sulla  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano, 

Jua  navigazione  dell'Adda  sul  principio  del  presente  secolo  aveva  già 
acquistata  una  parte  di  quella  attività  di  cui  era  sembrata  suscettibile  prima 
della  sua  apertura  Ciò  vuoisi  iutendere  compatibilmente  colle  sfavorevoli 
circostanze  i.°  dei  passaggi  diffìcili  sì  rimasti  lungo  la  sua  linea  dopo  la 
impresa    Nosetti ,    che    formati   posteriormente    sopra    e    sotto    il  Naviglio 

x9 


l32 

di  Paderno,  2.0  dell'essere  rimaste  ineseguite  anche  le  strade  progettate 
all'  intorno  del  Lago  di  Como  per  aprirvi  varie  estese  comunicazioni  di 
terra  che  si  legassero  colla  nuova  comunicazione  per  acqua.  Tuttavia 
la  qualità  della  pietra  ,  di  cui  è  formata  la  costa  del  fiume  Adda ,  non 
ha  mai  cessato  di  dar  luogo  di  tempo  in  tempo  a  qualche  rovina  del 
nuovo  Naviglio  di  Paderno.  In  generale  lo  sfasciamento  del  terreno  vi  si 
è  mostrato  maggiore  o  minore  nei  diversi  anni ,  a  seconda  della  natura 
delle  piene  cui  è  andato  soggetto  il  fiume  stesso.  Così  essendo  av- 
venuta sulla  fine  del  1810  una  piena  straordinaria  all'Adda,  determinò 
questa  molti  guasti  su  vari  punti  del  suo  letto  navigabile,  ed  inoltre  una 
nuova  considerabile  rotta  al  Canale  di  Paderno  in  un  punto  poco  di 
sopra  del  suo  primo  sostegno  denominato  la  nuova  conchetta;  mentre  le 
precedenti  rotte  erano  sempre  avvenute  inferiormente  ad  essa.  Cessata  la 
piena,  fu  visitata  nei  primi  giorni  del  1811  tutta  quella  linea  di  nuova  naviga- 
zione e  vi  vennero  prescritte  ed  intraprese  le  necessarie   opere  di  ristauro. 

Una  circostanza  rimarcabile  di  quella  rotta  del  Canale  di  Paderno  si 
fu  il  rovescio  nel  vicin  fiume  di  un  gran  masso  di  pietra  che  si  ergeva 
in  foggia  di  alta  guglia  sul  terreno  intermedio,  e  che  cadendo  attraverso  il 
letto  del  fiume  percosse  ambe  le  sue  ripe  e  trascinò  seco  altri  grossi  massi. 
Per  tal  modo  l'acqua,  arrestata  nel  suo  libero  corso,  rigurgitò  da  quel 
punto  all' insù  sino  a  sturbare  il  movimento  di  alcuni  molini  posti  a  qual- 
che miglio  di  distanza  dalla  nuova  barriera  formatasi  nel  fiume  e  dalla 
chiusa  di  derivazione  del  canale,  e  sino  a  ridurre  il  fiume  col  pelo  d'acqua 
quasi  così  rilevato  come  quello  del  canale  sopra   lo  stesso  orizzonte. 

Fu  in  tale  stato  di  cose  che  l'acqua  del  fiume  Adda,  in  occasione 
della  succennata  piena  ,  si  aperse  una  strada  sotterranea  per  mezzo  a  quel 
terreno  permeabile  e  facile  a  sfasciarsi  e  a  decomporsi ,  e  che  la  rovina 
di  una  certa  tratta  di  canale  nel  luogo  indicato  restò  inevitabile.  11  riparo 
si  ridusse  alla  costruzione  di  una  nuova  tratta  di  canale  a  destra  della 
rovinata  e  più  nell'interno  della  costa,  il  che  portò  la  necessità  del  taglio 
della  viva  roccia  e  dell'  erezione  del  grosso  argine  interposto  fra  il  nuovo 
pezzo  di  canale  ed  il  fiume.  Ma  il  gran  masso  caduto  nel  fiume  allato 
all'accennata  rottura,  essendo  stato  conformato  a  guisa  di  sperone  o  taglia- 
acqua  nella  facciata  superiore  perchè  avesse  a  permettere  il  decorso  al 
fiume  stesso  in   due  rami  separati  verso  le  due  sponde  ,  venne   anch'osso 


i35 
■n  poco  tempo  sfasciato  dall'  azion  dell'  acqua.  In  occasione  poi  di  un'  altra 
piena  straordinaria  avvenuta  all'Adda  nell'estate  del  1S12  si  è  diviso  lo 
stesso  masso  interamente  in  due  pezzi  staccali,  uno  de7 quali  si  mosse  3Y* 
vicinandosi  di  più  alla  sponda  sinistra  del  fiume  ,  ove  restrinse  la  sezione 
più  adattata  allo  sfogo  innocuo  delle  piene.  Questo  sfogo  operandosi  al- 
lora iuvcce  quasi  lutto  verso  la  sponda  destra  del  fiume  ,  il  nuovo  pezzo 
di   àrgine    del  canale  trovossi  presto  minacciato   di  nuova  rovina. 

Eseguita  perciò  nell'inverno  dal  181 2  al  18 1 3  una  controscarpa  al 
piede  di  tale  argine  ,  si  è  sprofondato  successivamente  il  terreno  su  cui 
erasi  appoggiata  quest'  opera  di  rinforzo.  Nou  permettendo  poi  la  rilevante 
altezza  dell'acqua  in  quel  punto  del  fiume  un'opera  più  solida,  vi  fu  ri- 
sarcita più  volle  la  controscarpa  ;  finche  i  vortici  formati  dalle  acque  del 
fiume  al  piede  della  stessa  controscarpa  dinotando  un  continuo  scalzamento 
ed  una  corrosioue  di  fondo  sempre  crescente  ,  si  è  tornato  a  dubitare 
della  sicurezza  del  nuovo  argine  e  della  nuova  tratta  di  letto  del  vicin 
canale  costrutta  per  rimediare  alla  rotta  del    181  o. 

In  prevenzione  pertanto  di  ulteriori  disastri  in  quel  punto  del  Canale 
di  Paderno  è  stata  ordinata  nell'anno  181 3  la  totale  demolizione  dei 
massi  caduti  in  Adda,  come  pure  una  generosa  escava zione  sulla  sinistra 
del  letto  di  questo  fiume  per  tutta  la  tratta  che  dava  timori.  Fu  prescritto 
inoltre  il  riempimento  del  gorgo  formatosi  sulla  destra  al  piede  dell'  argine 
del  canale.  Intrapresi  questi  latori  nel  successivo  anno  1814  e  terminati  alla 
primavera  del  18 1 5,  non  avvennero  più  sino  ad  ora  notabili  accidenti  alla 
tratta  di  Canale  di  Paderno  che  resta  superiore  al  suo  primo  sostegno 
detto  la  nuova  conchetta. 

Per  riguardo  alla  inferiore  tratta  di  Canale  di  Paderno  che  andò  sog- 
getta alle  antiche  rotture,  l'anno  1818  vi  ricominciarono  i  guasti  manifesta- 
tisi colle  solite  crepature  e  cogli  abbassamenti  del  letto  del  canale.  Re- 
staurata tale  tratta  di  Canale  di  Paderno  con  opere  ordinarie  che  la  ri- 
dussero allo  stato  anteriore  al  disordine,  non  era  ancora  spirato  l'anno 
suddetto  che  un  altro  consimile  disordine  accadeva  già  alla  stessa  tratta 
di  canale  inferiore  alla  nuova  conchetta.  In  quest'  occasione  col  sedi- 
mento del  terreno  e  colle  nuove  fenditure  del  letto  del  canale  si  sono 
dilatati  i  peli  delle  crepature  dianzi  otturate  ,  per  modo  che  non  si  con- 
servava in  canale  più  della  metà  dell'acqua  introdotta,  perdendosi  l'altra 
metà  in  pericolose  filtrazioni. 


1 54 

Questi  eventi  portarouo  la  visita  eseguita  nel  susseguente  anno  1819, 
in  cui  si  ebbe  rilevata  la  sostanza  di  un  rimedio  efficace  per  la  tratta  di 
Canale  di  Paderno  più  soggetta  a  rotture  e  consistente  nella  ricostruzione 
della  medesima  colla  fabbrica  delle  fondamenta  a  grande  profondità.  Tut- 
tavia le  strettezze  dei  mezzi  economici  disponibili  all'istante  per  simile 
lavoro  straordinario,  ed  il  rincrescimento  di  dover  iuterrompere  per  alcuni 
mesi  una  comunicazione  utilissima  allo  Stato  ,  hanno  consigliato  di  adot- 
tare per  il  momento  i  piccoli  provvedimenti,  coi  quali  si  poteva  sperare 
di  tener  lontano  il  pericolo  di  più.  considerabili  rovine  che  impedissero 
assolutamene  di  continuare  la  navigazione  dell'Adda,  e  si  è  riservato  invece 
all'evenienza  di  queste  ed  a  circostanze  meno  sfavorevoli  per  le  finanze  dello 
Stato  un  riparo  che  certamente  deve  riuscirgli  di  qualche  dispendio.  Simil- 
mente si  è  praticato  in  occasione  di  un  altro  movimento  manifestatosi  nel- 
1' autunno  dello  scorso  anno  1820  al  Canale  di  Paderno  medesimo.  Siccome 
però  probabilmente  una  volta  o  l'altra  alcuni  rimedi  radicali  non  si  potranno 
più  risparmiare  al  Canale  di  Paderno ,  così  si  presenteranno  nel  Milauese 
nuove  occasioni  di  dimostrare  il  carattere  del  suo  Governo  e  le  risorse 
degli  architetti  d' acque  italiani  nel  conservare  un  canale  che  serve  ad 
uà'  estesa  comunicazione ,  e  che  è  fabbricato  sopra  di  un  fondo  soggetto 
per  così  dire  a  un  movimento  continuo,  cagionato  ora  da  sotterranee  fil- 
trazioni, ora  dalla  rovina  delle  laterali  montagne  ,  ora  finalmente  dalla  na- 
turale scomposizione   de' suoi  materiali  di  costruzione. 

Il  sistema  del  canale  Naviglio  della  Martesana,  che  si  trova  sulla  con- 
linuazioue  della  linea  di  navigazione  formata  dal  fiume  Adda  e  dal  Na- 
viglio di  Paderno  ,  non  ottenne  dal  principio  del  corrente  secolo  in  poi 
notabili  variazioni  che  risguardino  in  qualche  modo  il  suo  oggetto  della 
navigazione.  Intanto  si  è  però  avuto  campo  di  esternare  non  pochi  desiderj 
per  procurare  1'  ulteriore  suo  perfezionamento.  Così  per  evitare  gli  inconve- 
nienti derivanti  dalle  piene  del  Lambro,  del  Seveso  e  di  altri  minori  torreuti 
che  attraversano  la  linea  del  Canale  Martesana  fra  il  suo  incile  a  Concesa  ed 
il  termine  a  Milano,  si  sono  riproposte  più  volte  le  fabbriche  di  alcune  botti 
e  ponti- canali  in  una  luce  proporzionata  al  necessario  sfogo  e  nella  forma 
adattata  alle  particolari  circostanze  dei  casi.  Non  si  vorrebbe  trascurare 
all'occasione  nemmeno  un'utile  riforma  all'ultima  tratta  del  Naviglio  stesso 
della  Martesana  che   di  sotto  del  sostegno  della  Cassiua  de'  Pomi  e  presso 


i35 
all'  incontro  del  torrente  Seveso  non  lascia  tutta  la  desiderabile   comodità 
alla  navigazione  per  motivo  di  eccessiva  pendenza. 

Parlando  poi  specialmente  della  navigazione-interna  della  città  di  Mi- 
lano ,  e  lasciando  a' posteri  la  cura  di  far  bordeggiare  da  un  canale  pa- 
vigabile  la  nuova  sua  strada  di  circonvallazione  e  le  sue  mura  attuali  più 
ampie  delle  antiche  ,  vi  sarebbe  da  combiuare  con  poca  spesa  il  decoro 
al  maggior  utile  del  commercio,  completando  il  giro  del  celebre  suo  Na- 
viglio-interno rimasto  interrotto  per  l'addietro  al  lato  della  piazza  del  Fo- 
ro soltanto  in  causa  delle  opere  di  fortificazione  dell'ora  distrutto  Castello 
di  Milano.  E  dopo  l'epoca  di  questa  distruzione  si  vede  benissimo  il  comodo 

(che  pollerebbe   tale  compimento  del  Naviglio-interno  di  Milano  coli' esten- 
dervi la  coumuicazione  per  acqua  a  un  quartiere  considerabile  della  ciuà 
verso  l'anzidetta  piazza,  ed  alla  sua  più  grande  caserma  militare  situata  nel 
centro  dello  stesso  antico   Castello.    Inoltre  si  è    cominciato   a    discorrere 
della   convenienza   di   sistemare  il  Naviglio-interno   di  Milano  ,    adattandolo 
alle  nuove  circostanze    introdotte    dagli  uomini    nell'uso    delle  sue    acque 
in  tutto  il  tempo  che  è   trascorso  dopo  la  sua  prima  costruzione.    E    poi 
palese  a  tutti  la  necessità    i.°  di  l'istaurare  in  nuovo    e    ridurre    a    minor 
numero   e  di   maggiore  comodità  tutte  le  fabbriche  di  sostegno  sussistenti 
da    molli    secoli   sopra    il    medesimo  canale  ;  2.°  di  provvedervi    al   meno 
iucomodo  disimpegno  dell'  alzaia  nell' attiraglio  delle  barche,  massime  nelle 
località  dei  ponti  delle  strade  di  città  ;   3.°  di  regolarvi    l' immissione    dei 
condotti  subalterni   in    canale  in  modo  più  conforme  alla  pubblica   sanità  ; 
4-.°  di   rendervi  vieppiù  industriosa  e  scevra  d'inconvenienti  l'arte   di  farvi 
le  occorrenti  riparazioni  e  spurghi  per  la  manuieuzione   del  canale  situato 
in  mezzo  agli  abitati  ;  5.°  di  sistemarvi  le  sponde   dello    stesso    canale    in 
modo  da  presentare  un  oggetto    d' avvenenza    e  non  di  deformità  ;  6.°  di 
rendere  in  somma  il  canale  interno  di  una  grande  ,  popolosa    e  cospicua 
Capitale  in  istato   di    poter    servire    al    maggior  vantaggio  del  commercio 
senza    fare  un    contrasto  troppo    sensibile    cogli  altri  oggetti    di    pubblico 
abbellimento   che  in   essa  si   ritrovano. 

Finalmente  se  la  navigazione  continuata  per  la  linea  del  Lago  di  Como, 
del  fiume  Adda  e  degli  accennati  canali  era,  giudicata  meritevole  di  tutte 
le  cure  di  Governo  nel  passato  secolo,  essa  è  poi  divenuta  un  affare  di 
maggior  importanza  a'  nostri  giorni,  dacché  per  effetto  delle  ultime  vicende 
politiche  la  Valtellina ,  lo  Stato  Veneto   e  la  maggior  parte  dell'  antica  In- 


i56 
snbria  sono  rimaste  province  italiane  poste  iu  contatto  di  altre  germa- 
niche sotto  lo  stesso  dominio  austriaco.  Di  qui  è  che  quasi  tutti  i  progetti 
di  strade  nati  ai  tempi  del  Kaunitz  ,  per  favorire  specialmente  la  parte  del 
Milanese  su  cui  scorre  quella  linea  di  navigazione-interna ,  sono  stati  rias- 
sunti con  vigore  negli  ultimi  anni.  Infatti  mentre  noi  scriviamo  sono  già  fel- 
icemente aperte  per  nuove  gole  di  commercio  e  in  grande  quantità  le 
strade  nell'interno  della  Valtellina.  La  strada  da  Chiavenna  a  Coirà  attra- 
versa il  monte  Splùgen  ,  e  varie  altre  strade  in  mezzo  alla  Valle  Assiua  e  ad 
altre  importanti  vallate  sboccano  pure  al  Lago  di  Como.  Si  è  presentemente 
in  attualità  di  costruzione  la  grandiosa  opera  della  strada  di  comunicazione 
da  Bormio  in  Valtellina  al  Tirolo  per  la  Valle  di  Stelvio,  e  sono  già  com- 
piti i  progetti  regolari  per  1'  altra  grande  strada  di  comunicazione  dal 
pian  di   Colico  a  Lecco  sulla  sponda  orientale  del  Lago  di  Como. 

Rimane  ora  di  vedere  ultimate  queste  costruzioni  e  ripreso  il  discorso 
sopra  le  altre  interessanti  strade  già  proposte  da  aprirsi  nella  stessa  parte 
dello  Stato  dal  benemerito  Consigliere  Pecis  ed  appoggiate  dal  Principe 
Kaunitz  per  ottenere  diversi  fini,  e  segnatamente  quello  di  avvivare  la  na- 
vigazione dell'Adda.  Parimeuti  da  questo  lato  rimane  pure  di  sentire  rinno- 
vata l' idea  proposta  altre  volte ,  e  massime  sul  cadere  del  passato  se- 
colo, dal  Consigliere  Rogendorf,  successore  del  Pecis  nella  carica  di  So- 
praintendente  alle  acque ,  strade  e  confini  dello  Stato  ;  di  rendere  cioè 
navigabile  la  tratta  di  fiume  Adda  da  Trezzo  a  Cassano ,  ed  in  continua- 
zione o  lo  stesso  fiume  Adda  oppure  il  fiume  Muzza  sin  verso  la  città 
di  Lodi ,  da  dove  l'Adda  in  qualche  modo  si  naviga  già  per  arrivare  allo 
sbocco  in  Po. 

§.   IL 

Sulla  navigazione  dal  Lago  Maggiore  a  Milano 
e  da  Milano  al  Po. 

,L/a  prima  spinta  che  abbia  ricevuto  nel  corrente  secolo  la  navigazione- 
interna  del  Milanese  sopra  di  una  tale  linea,  indipendentemente  dal  generale 
movimento  del  commercio  dello  Stato  r  fu  senza  dubbio  quella  data    dal- 


1 3^ 
l'opera  succenuata  della  strada  del  Sempione.  Questa  avanzandosi  verso  il 
Lago  Maggiore  co'suoi  lavori  diretti  dall'  ingegnere  italiano  sig.  Carlo  Gia- 
nella  (i),  lasciò  al  commercio  del  Milanese  la  comodità  di  scegliere  fra  il 
trasporto  di  terra  e  quello  per  acqua  onde  penetrare  nell'interno  della  provin- 
cia coi  prodotti  e  colle  merci  dell'Alto  Novarese,  del  Vallese,  del  Ginevrino, 
della  Francia  e  di  altri  paesi.  Pensandosi  poi  uel  i8o5  ad  intraprendere 
nella  stessa  provincia  un'  opera  grande  auche  in  genere  di  canali  navigabili, 
ricorse  subito  al  pensiero  l'idea  della  navigazione  da  Milano  al  Po,  e  spe- 
cialmente quella  del  Canale  di  Pavia  che  doveva  perfezionarvi  la  rete  di 
navigazione-interna  in  una  tal  parte  rimasta  ineseguita  sotto  Maria  Teresa. 

Con  decreto  di  Napoleone  20  giuguo  i8o5  veune  pertanto  stabilita 
in  massima  la  costruzione  di  un  canal  navigabile  da  Milano  al  Ticino 
presso  Pavia  e  presso  il  Po  ,  come  1'  opera  più  propria  da  mandarsi  ad 
effetto  nel  Milanese,  e  di  cui  ne  fu  dimandato  il  regolare  progetto  d'  ese- 
cuzione per  il   primo   giorno   del  successivo   ottobre  suddetto   anno    i8o5. 

Per  rilevare  questo  piano  fu  nominata  dall'  inallora  Direttore  generale 
d'  acque  e  strade  signor  Conte  Giovanni  Paradisi,  ed  approvata  superior- 
mente ,  la  commissione  di  periti  composta  del  professore  e  matematico 
italiano  Vincenzo  Brunacci ,  e  degli  ingegneri  di  Governo  Ferrante  Gius- 
sani  ed  Angelo  Giudici.  Assunto  dai  tre  delegati  l'incarico,  si  sono 
distribuiti  fra  di  loro  per  maggiore  facilità  e  speditezza  le  varie  iucum- 
benze  per  abilitarsi  a  distendere  un  piano  che  a  norma  delle  ricevute 
istruzioni  precisasse  la  linea  ed  il  ricapito  del  canale  ;  la  pendenza  e  la 
sezione;  il  numero,  sito,  caduta  e  forma  de' sostegni;  le  strade  ed  i  con- 
dotti da  attraversarsi,  e  conseguentemente  i  ponti,  e  ponticanali  e  botti  e 
scaricatori  e  paraporti  da  costruirsi  ,  non  che  la  quantità  d'  acqua  neces- 
saria alla  perenne  navigazione  di  barche  che  pescassero  per  lo  meno 
metri  o,  5g4- 

La  commissione  delegata  ha  dato  principio  alle  sue  osservazioni  col- 
T  eseguire  le  operazioni  di  campagna  necessarie  per  il  rilievo  della  pla- 
nimetria e  livellazione  del  terreno  fra  Milano  e  Pavia  coli' aggiunta  di  al- 
cune sezioni  e  dell'andamento  di  una  tratta  del  fiume  Ticino  nelle  vici- 
nanze di  quest'ultima  città.  Successivamente    la    commissione  si  è    recala 

(1)    Ora  Ingegnere  in   Capo  «Iella  Provincia  di  Milano. 


i38 
alla  visita  degli  altri  canali  navigabili  del  Milanese ,  facendo  diverse  minute 
osservazioni  ed  esperimenti  che  potevano  dar  lume  intorno  alle  massime, 
ai  canoni  ed  alle  regole  da  seguirsi  nella  compilazione  del    progetto    del 
nuovo  Naviglio  di  Pavia. 

La  relazione  di  questo  progetto  venne  distesa  dal  delegato  Brunacci 
a  nome  dell'  intera  commissione,  e  porta  la  data  del  giorno  21  ottobre 
i8o5.  La  descrizione  e  la  stima  delle  opere  vennero  compilate  similmente 
dagli  altri  due  delegati  Giussani  e  Giudici.  Tutte  le  altre  pezze  e  dise- 
gni presentati  in  quell'  occasione  servivano  come  di  corredo  del  piano  d'e- 
secuzione pel  canale  progettato. 

Per  gli  elementi  della  linea  e  dello  sbocco  del  Canale  di  Pavia  la  com- 
missione era  stata  portata  a  conchiudere  che  il  migliore  andamento  fosse 
quello  di  distaccarlo  dal  Naviglio  Grande  fuori  di  Porta  Ticinese  al  luogo 
dell' iucile  antico,  di  continuarlo  pure  sulla  linea  antica  costeggiando  a  di- 
ritta la  strada  postale  da  Milano  a  Pavia,  e  di  farlo  piegare  a  sinistra  della 
stessa  strada  poco  prima  di  arrivare  a  Binasco  per  fiancheggiare  da  quella 
parte  tale  villaggio  sino  a  riguadagnare  sotto  di  esso  la  strada  postale  e 
mettersi  nuovamente  alla  sua  sinistra  entro  l'antico  alveo  del  Navigliaccio 
per  restarvi  fino  a  un  punto  alquanto,  di  sopra  di  Campeggi.  Ivi  si  pro- 
poneva la  commissione  di  trasportare  piuttosto  una  tratta  della  strada  po- 
stale a  sinistra  nella  campagna  onde  dar  luogo  alla  continuazione  del  ca- 
nale nella  sua  linea  retta  ,  anzicchè  gettarsi  col  canale  nelle  bassure  delle 
campagne  laterali  a  destra.  Dal  punto  poi  dell'edifìcio  del  Navigliaccio 
detto  la  travacca  Campeggi  in  avanti  si  manteneva  la  commissione  colla 
linea  del  canale  ancora  a  destra  della  strada  postale ,  per  il  motivo  di  vo» 
ler  passare  avanti  la  Porta  S.  Vito  di  Pavia.  Costeggiando  la  Roggia  Ca- 
ronna  per  arrivarvi,  essa  ha  inteso  di  disegnare  una  comoda  voltata  verso 
la  stessa  Porta  e  di  ridursi  inoltre  in  un  sito  comodo  a  mettere  in  esecu- 
zione 1'  antica  idea  di  distaccare  un  ramo  d'  acqua  dal  Naviglio  di  Pavia , 
che  passando  sotto  un  arco  praticato  nelle  mura  di  questa  città  andasse 
a  terminare  in  una  darsena  davanti  alla  sua  Fonderia.  Immesso  di  tal  ma- 
niera il  canale  navigabile  nella  fossa  di  fortificazione  di  Pavia,  secondo  il 
piano  della  commissione,  ne  doveva  seguire  a  sinistra  l'andamento  cin- 
gendo la  città  sino  al  di  sotto  della  Porta  di  Cremona  ,  d' onde  ne  sor- 
tiva nuovamente  per  impiccarsi  ad  un   comodo  e  sicuro    sbocco  in  Ticino 


i59 
precisamente  nel  luogo  occupato  dal    canale  di  scolo  detto  il   Roggione , 
che  si  stabiliva  di  inalveare  alquanto   L>iti  sotto    perchè  non    avesse    colla 
sua  vicinanza  ad  interrare  lo  sbocco   del  Naviglio. 

A  riguardo  di  quest'ultima  tratta  della  linea  del  Canale  di  Pavia  la 
commissione  riteneva  per  ferma  la  massima  generale,  che  lo  sbocco  di  una 
corrente  qualunque  in  un  fiume  debba  farsi  di  regola  in  luogo  ove  il  fiume 
sia  stabilito  d'  alveo  e  di  sponde  ,  cioè  a  dire  dove  non  più  si  alzi  per 
deposizioni  né  più  s'abbassi  per  iscavamento  ,  e  dove  inoltre  il  fondo  del- 
l' iufluente  possa  andare  a  spianarsi  sopra  quello  del  recipiente,  ed  abbia 
in  fine  una  direzione  non  già  ad  angolo  retto  ma  quanto  più  si  può  co- 
spirante con  quella  del  recipiente  medesimo.  11  motivo  addotto  dalla  coni- 
missione  per  rifiutare  la  direzione  dell'  angolo  retto  si  era  che  le  forze 
di  ciascuno  dei  due  confluenti  cospirando  tra  di  loro  fanno  scorrere  le 
acque  dopo  l'unione  con  una  direzione  risultante,  e  che  tale  conflitto  delle 
acque  rendendo  quasi  stagnanti  quelle  che  si  trovano  uell'  angolo  supe- 
riore dei  due  filoni  cagiona  per  conseguenza  de'  depositi  davanti  lo  sbocco, 
mentre  si  cercava  di  evitarli  colla  scelta  di  un  luogo  in  cui  il  fiume  fosse 
stabilito.  A  favore  di  questa  massima  era  adottata  dalla  commissione  gene- 
ralmente V  ipotesi  che  si  dovesse  conservare  al  canale  ,  dall'  incile  fin  al 
suo  sbocco  nel  fiume ,  un  corpo  d' acqua  in  un  rapporto  sensibile  colla 
portata  di  questo  fiume  ;  si  facevano  poi  militare  dalla  stessa  commissione 
diverse  ragioui  particolari  pel  caso  concreto  del  Canale  di  Pavia.  Si  ad- 
duceva  per  esempio  la  circostanza  che  terminando  la  fossa  di  Pavia  nel 
Ticino  in  luogo  di  bassi  fondi  in  ghiaia,  non  era  opportuno  il  seguirla  col 
canale  per  avere  lo  sbocco  in  direzione  prossima  all'angolo  retto  col  fi- 
lone del  fiume.  A  questo  riguardo  si  riferivano  le  sezioni  ed  i  scandagli 
del  fiume  i  quali  avevano  mostrato  che  volendo  continuare  a  correre  col 
canale  nella  fossa  suddetta  sino  iu  Ticino,  come  fra  gli  altri  aveva  pro- 
gettato Frisi  uel  secolo  passato ,  si  rendeva  aucora  indispensabile  una  ri- 
levante escavazione  artificiale  del  fiume  per  dare  bastante  fondo  alle  barche 
nel  punto  di  confluenza  delle  sue  acque  con  quelle  del  canale.  Si  desu- 
meva inoltre  dall'  indole  dei  fiumi  correnti  in  ghiaia  che  tale  escavazione 
sarebbe  stala  presto  interrala  dal  Ticiuo  nella  sezione  corrispondente  alla 
punta  del  bastione  inferiore  della  città  di  Pavia.  Finalmente  si  faceva  ri- 
flettere, che  dovendo  ordinariamente  le  barche  cariche  risalire  e    non   di- 

ao' 


j4° 
scendere  iì  fiume  Ticino,  sarebbe  riuscita  incomoda  all'ingresso  in  ca- 
nale dello  barche  ascendenti  assai  più  la  direzione  ad  angolo  retto  che 
quella  obbliqua  e  cospirante.  E  come  si  aggiungeva,  anche  l'ingresso  in 
canale  delle  barche  discendenti  sul  Ticino  non  poteva  essere  altrimenti 
facilitato  che  con  un  opportuno  molo  internato  dal  canale  nel  fiume  in 
direzione  cospirante  col  filoue  di  questo  per  coprire  le  dette  barche  dalla 
maggior  violeuza  dell'  acqua  e  proteggerle  sin  a  tanto  che  colla  mauovra 
dell'  alzaia  fossero  arrivale   ad  infilare  il  canale. 

Riteniamo  pertanto  che  appoggiata  a  tutti  questi  motivi  la  commissione 
ha  giudicato  conveniente  di  deviare  per  il  punto  dello  sbocca  e  per  l'ul- 
tima tratta  del  canale  dall'angolo  del  bastione  inferiore  e  dalla  fossa  di 
Pavia.  Poitandosi  poi  più  sotto  nel  luogo  suindicato  a  ritrovare  un  basso 
fondo  continuato  di  circa  mei.  i  ,  188  d'acqua  ne' tempi  di  magrezza  del 
fiume  senza  allontanarsi  di  troppo  dalla  città  stessa  di  Pavia  ,  divisava  la 
commissione  di  assicurare  meglio  lo  sbocco  del  canale  con  un  molo  da 
piantarsi  nel  letto  di  Ticino  sopra  fondi  di  ghiaia  ancora  più  bassi  di  quello 
scelto  per  lo  sbocco,  e  da  intestarsi  ad  un' isoletta  che  sorgeva  in  quella 
località   a  dividere  il  fiume  ne'  due  rami  così  detti  Maestro  e  Canarolo. 

Stabilito  1'  andamento  del  Naviglio,  dall'  incile  fin  al  suo  sbocco  in  Ti- 
cino ,  è  passala  la  commissione  a  determinare  1'  elemento  della  pendenza. 
E  qui  essendole  risultato  dalle  proprie  osservazioni  un'altezza  di  met.  54, 
60  per  la  totale  caduta  dal  fondo  del  Naviglio  Grande  presso  V  incile  del 
nuovo  canale  sino  al  fondo  di  questo  nel  luogo  fissato  per  lo  sbocco  in 
Ticino  ,  ha  dichiarato  in  progetto  che  si  dovesse  dare  al  fondo  stesso  del 
nuovo  canale  una  pendeuza  libera  di  met.  o,  817  al  miglio  di  met.  1782 
per  una  misura  ragguagliata,  e  che  si  dovesse  distribuire  il  restante  di 
met.  39,  067  di  caduta  ne' sostegni  di  salto  vario  ma  che  riusciva  limitato 
all'  altezza  di  met.  4  >   7$2   all'  incirca. 

Per  una  ragione  di  disporre  il  canale  come  ne'progetti  anteriori,  cioè 
con  una  certH  pendenza  e  non  orizzontalmente  ne'  suoi  diversi  tronchi ,  si 
addusse  dalla  commissione  la  convenienza  di  non  accrescere  il  numero 
de'  sostegni  oltre  un  certo  limite  ,  per  non  andar  incontro  a  tutti  gli  iu- 
conv enienti  di  un  canale  a  sostegni  o  moltiplicati  di  numero  o  iroppo  alti 
di  salto.  Là  commissione  soggiunse  inoltre  per  un'altra  ragione,  che  non 
credeva  ammissibile  l'idea  di   un  canale  orizzontale   ne' suoi  tronchi  anche 


*4i 

per  il  bisogno  di  farlo  adattalo    ad    una    portata   d' acqua    corrispondente 
agli  osi  di  navigazione,  irrigazione,  movimento  d'opifìci  e  simili. 

I  motivi  poi  di  non  assegnare  un'uniforme  pendenza  ai  tronchi  di 
tutta  la  linea  dei  canale  e  di  tenerla  soltanto  compresa  fra  certi  limili  , 
ad  onta  della  dottrina  che  raccomanda  uniformità  di  pendenze  nei  letti 
delle  correnti  che  si  bramano  inalterabili  e  nei  canali  navigabili  che  si 
vogliono  adattali  alla  più  scrupolosa  economia  di  acqua  e  di  tempo  nei 
viaggi  ,  non  erano  pochi  né  deboli  secondo  il  parere  della  commissione  , 
che  in  questa  parte  non  si  è  dipartita  dalle  prescrizioni  degli  antichi  pro- 
getti  del   Canale  di   Pavia  e  degli  altri  canali  milanesi. 

Fra  le  circostanze  particolari  che  in  ciò  potevano  giustificare  il  piano 
della  commissione,  vi  era  specialmente  rimarcata  la  condizione  di  dover  es- 
sere il  Canale  di  Pavia  interrotto  in  molti  tronchi  diversissimi  tra  di  loro 
nella  portata  d'acqua,  nella  qualità,  disposizione  ed  accidenti  del  terreno. 
Quindi  si  dichiarava  clic  fosse  una  determinazione  economica  e  conveniente 
quella  di  accomodare  le  pendenze  del  cauale  navigabile  da  Milano  a  Pavia, 
talvolta  a  sostenere  per  modo  il  suo  pelo  d'acqua  da  potere  far  saltare 
per  botte  sotterranea  o  per  ponte-canale  le  acque  trasversali  che  non  si 
volevano  o  non  si  potevano  ricevere  in  naviglio  da  una  parte  e  restituire 
dall' altra  ,  e  talvolta  invece  ad  abbassarlo  in  modo  da  lasciar  passare,  li- 
beramente sopra  il  naviglio  alcuni  dei  fossi  trasversali  alla  linea  per  mezzo 
di  elevati  acquedotti. 

Con  questi  principj  inoltrandosi  la  commissione  al  dettaglio  della  distri- 
buzione di  pendenze  ,  riteneva  per  abbondante  anzi  che  no  il  massimo  di 
met.  o,  990  al  miglio  di  mei.  1782,  fìssalo  per  la  prima  tratta  di  canale 
da  Milano  al  Lambro  ;  ma  credendolo  ancora  nei  limiti  richiesti  dalla  sua 
proporzione  colla  portata  d'  acqua  disponibile  ,  essa  lo  ammetteva  per  non 
voler  ingombrare  di  sostegni  il  canal  navigabile  presso  Milano  ,  ne  alzarsi 
col  ciglio  del  medesimo  cauale  presso  l' incontro  del  Lambro  sopra  il  li- 
vello della  laterale  strada  postale  ,  e  nemmeno  abbassarsi  colla  soglia  al- 
l'incile  del  nuovo  naviglio  portando  un  corrispondente  abbassamento  alle 
ultime  tratte  dei  canali  Naviglio  Graude  e  Naviglio-interno  di  Milano 
verso  la  Porta  Ticinese  d,i  questa  città. 

Parlando  più  specialmente  della  caduta  del  terreno  da  estinguersi  col 
mezzo   de' sostegni,  era  questo  nel  concetto  della  commissione  un  problema 


i42 

da  sé  solo  assai  indeterminato  sì  per  rapporto  alla  collocazione  che  per 
rapporto  ai  salti  di  ciascun  di  loro.  Ma  la  considerazione  delle  circo- 
stanze locali  e  la  cognizione  delle  risorse  dell'  arte  dovea  servir  di  guida  alla 
commissione  per  arrivare  a  quella  soluzione  del  problema  che  essa  credeva 
non  già  la  più.  semplice  ma  la  più  conveniente  sotto  tutti  i  rapporti  in 
complesso.  Ideava  quindi  la  commissione  di  collocare  sulla  linea  un  primo 
sostegno  al  Lambro  ,  un  2.0  a  Cassino,  un  3.°  a  Binasco,un  4«  a  Nivol- 
to  ,  un  5.°  a  Torre  del  Mangano  ed  un  6.°  davanti  Porta  S.  Vito  di  Pavia. 
Presso  le  mura  di  Pavia  disegnava  la  stessa  commissione  un  i.°  sosteguo 
davanti  Porta  Stoppa,  un  2.0  prima  di  incontrare  sulla  linea  la  strada  po- 
stale da  Pavia  a  Cremona,  ed  un  3.°  di  sotto  di  questa  strada  prima  di 
giungere  allo  sbocco  in  Ticino.  In  generale  però  sul  punto  del  salto  dei 
sostegni  mostrava  la  commissione  di  scegliere  più  per  convenienza  del 
caso  che  per  dettami  dell'arte,  i  quali  fossero  generalmente  contrari  alla 
massima  dei  sostegni  pochi  di  numero  e  di  salto  straordinario.  11  solo  bi- 
lancio dei  pregi  e  dei  difetti  nel  dare  più  o  meno  caduta  ai  sostegni  dei 
Canale  di  Pavia  era  quello  che  portava  la  commissione  per  un  complesso 
di  motivi  e  di  circostanze  a  non  oltrepassare  in  essi  di  molto  ancora  il 
salto  immediato  di  met.  4  >  7^2.  Così  rimanendo  per  l'ultimo  sostegno 
dello  stesso  canale  presso  lo  sbocco  in  Ticino  una  caduta  di  met.  6,  336^ 
cioè  alquanto  maggiore  di  quel  limite  ,  giudicava  la  commissione  che  si 
sarebbe  benissimo  potuto  consumarla  in  un  sol  salto  senza  alcun  immagi- 
nabile timore  per  la  solidità  della  fabbrica  o  per  la  sicurezza  della  navi- 
gazione ;  ma  poi  riflettendo  alla  possibilità  di  risparmiare  in  quel  punto 
della  liuea  l' uso  di  una  conca  di  discreta  altezza  in  tempo  delle  piene  e 
delle  mezze  piene  di  Ticino  ,  si  era  ridotta  la  stessa  commissione  a  pre- 
scrivere la  suddivisione  di  quel  salto  in  due  conche  accollate  di  cui  cia- 
scuna non  oltrepassasse  T  altezza  di  met.   4»   7^2. 

Circa  alla  forma  dei  sostegni  a  salto  così  moderato  ,  si  credeva  dalla 
commissione  bastantemente  idonea  quella  usata  sul  cadere  del  passato  secolo 
al  Naviglio  di  Paderno  ;  per  cui  si  voleva  da  essa  di  conformità  ridotto  al 
Canale  di  Pavia  il  vecchio  sostegno  al  Lambro  detto  anche   Conca  fallata. 

Come  nei  progetti  anteriori ,  il  piano  della  commissione  prescriveva 
al  Canale  di  Pavia  una  larghezza  di  met.  io,  692  misurata  6ul  fondo, 
eude  permettere  almeno  lo  scambio  delle  barche  usale    sugli    altri    canali 


i45 
milanesi  ;  se  non  che  uell'  ultimo  tronco  verso  il  Ticino  il  canale  vi  era 
segnato  in  larghezza  di  met.  16,  632,  onde  farvi  l'uffizio  di  una  darsena 
per  le  barche  di  ogni  grandezza  obbligale  a  trattenervisi  per  i  bisogni  del 
commercio.  Nello  stesso  piano  si  conservava  ancora  l'incile  vecchio  del 
canale ,  il  Poute  Trofeo ,  il  ponte-canale  sul  Lambro  e  varie  bolli  di 
quelle  costrutte  al  principio  del  secolo  17.9  sulla  linea.  Le  sponde  del 
canale  duvevano  essere  opportunamente  armate  soltanto  dove  il  bisogno 
lo  richiedesse.  Un  ordiue  di  porte  attraverso  il  canale  verso  l' incile  do- 
veva preservarlo  dalle  piene  del  fiume  Olona.  Un  consimile  artifizio  al 
luogo  detto  Conchetta  doveva  assicurare  invariabilmente  la  competenza 
d'  acqua  alla  Roggia  Carlesca  che  si  difama  in  quel  punto  della  linea.  Onde 
provvedere  al  caso  di  piene  che  per  avventura  potessero  introdursi  in  ca- 
nale ed  alle  altre  solite  occorrenze,'  non  voleva  risparmiare  la  commissione 
le  fabbriche  di  scaricatori  a  paraporti  ne' luoghi  più  idonei  sulla  linea  ed 
in  ispecie  all'incontro  del  Lambro,  del  Ticinello  e  del  Navigliaccio  di  sotto 
all'  edifizio  detto  travacca  Campeggi.  Le  altre  fabbriche  prescritte  dalla 
commissione  *6o5  per  il  Canale  di  Pavia  si  riducevano  principalmente  a 
i4  ponti  attraversanti  il  canale,  oltre  quelli  da  aggiungersi  alla  sboccatura 
di  ciascun  sostegno  ;  a  16  altri  ponti  per  la  strada  dell'alzaia;  a  5  ponti- 
canali  in  due  archi  per  il  sottopassaggio  delle  acque  del  Lambretta,  della 
Colombaria  ,  del  Ruzzolone  ,  della  Roggia  Caro  un  a  dei  molini  e  del  Ti- 
cinello ;  a  0  acquedotti  per  passare  col  Naviglio  di  sotto  a  tre  canali 
d' irrigazione  ;  a  2  botti  sotterranee  piane  o  con  poco  salto  ;  a  38  altre 
botti  a  sifone,  ed  a  122  edilizi  da  trasportarsi  sul  terreno  in  vicinanza  del 
nuovo  naviglio  per  non  disturbare  il  sistema  preesistente  di  agricoltura  e 
di  irrigazione   sulla  linea   di  campague  da  Milano  a  Pavia   ed  al   Ticino. 

Fissali  tutti  questi  e  gli  altri  elementi  della  forma  del  canale,  la  commis- 
sione si  è  voluta  occupare  in  quella  circostanza  anche  di  un  cenno  sulla 
quantità  d' acqua  che  potesse  abbisognare  per  formare  la  presa  del  Canale 
di  Pavia  ,  sebbene  non  vi  potesse  esser  dubbio  sulla  possibilità  fisica  di 
radunarne  a  Milano  in  una  copia  più  e  più  maggiore  del  puro  bisogne- 
vole. Assunta  quindi  la  coudizione  che  un'altezza  d'acqua  di  metr.  1,  188 
fosse  necessaria  per  far  pescare  alle  barche  del  canale  progettalo  poco 
più  di  metr.  o,  5g4 ,  è  passata  la  commissione  ad  indicare  il  metodo 
di  calcolare  il  corpo  d'acqua  che  in  questo  caso  sarebbe  riuscito  stretta- 


i44 

mente    obbligato    al  Canale    di    Pavia.    E    mentre    per    tale    idraulica    ri- 
cerca in   Italia  nel  passato  secolo  non  si  sarebbe    esitato  dal  ricorrere   al- 
l'ipotesi delle  tavole  paraboliche  ,  come  a  quella    cbe  era  la  più  general- 
mente ricevuta  e  che    è    bastantemente  spiegata  nelle    opere  del  Gugliel- 
mini,  del   Grandi  e  degli  altri  idraulici  italiaui  sino  al  De  Regi,  la  commis- 
sione  che  non  riposava  tranquilla  sulla  generalità  di  tale  regola  e  della  sua 
applicazione  alle  misure  delle   acque  correnti,  si  è  attenuta  invece  ad  altri 
precetti.  Così  ha  ammesso  la  commissione  col  Guglielmini  per  una  legge  di 
natura  nel  movimento   delle  acque  correnti  ridotte  allo  slato  di  permanenza 
entro  alvei  di  corso  libero,  che  la  velocità  media  sia  regolarmente  maggiore 
quando  maggiore  è  la  declività  dell'alveo.  Poscia  per  il  rapporto  più    pre- 
ciso tra  le    pendenze   di  due  alvei  e  le  velocità   inedie  dei  corpi  d' acqua  , 
nella  parità    di  tutte  le  altre  circostanze',  si  è  supposto   dalla   commissione 
che  le   velocità  medie  siano  proporzionali  alle    radici    quadrate  delle  pen- 
denze.   E   preso  per  base    questo    canone    che    si    diceva  confermato   dal- 
l' esperienza,  almeno   nei  casi  di  piccola  declività  come  di  qualche   metro 
al  miglio,  la   commissione  slessa  avrebbe    desiderato   di  poter   passare  alla 
misura    effettiva  delle    pendenze    e   delle  velocità  medie  di  diversi  tronchi 
dei  cantili  milauesij  ma  la  ristrettezza  del  tempo  concesso  per  la  redazione 
di  quel  progetto  impedì  per  allora  di  instituire  alcuna  di  queste   esperienze, 
sicché  la  commissione  si  limitò  a  valutare  a  giudizio  empirico  il  corpo  d'ac- 
qua da  assegnarsi  al  Canale  di  Pavia  in  once  magistrali  i5o,  che  equivalgono 
a  dica  nielr.  cub.  36o.  Tuttavia  per  accennare  all'atto  della  presentazioue 
di  quel  piano  almeno  il  punto   della  provincia  da  cui  come   dal  più  sicuro 
serbatoio  e  col  più  facile  mezzo  di  condotta  si  potesse    ottenere  il  corpo 
d'acqua  del  Canale  di  Pavia,  fu  proposto   dalla  commissione   di  ricorrere 
al  Ticino  ed  al  Naviglio  Grande.  Bramava  però  la  commissione  slessa  di  la- 
sciare intatto  il  sistema  di  opere  ,  che  alla  libera  imboccatura  del  Naviglio 
Grande  invita  mirabilmente   per  una  parte    le   acque   del    fiume    Ticino   ad 
entrare    nel    letto    di    questo  canale    e    dall'altra    loro    procura  una  chia- 
mala stabile  e  perenne  verso  il   di  lui  proprio  letto.    Perciò  si  è  indicato 
in    quell'occasione  il  ripiego    di    accrescere    all'uopo    la   portata  del  Na- 
viglio  Grande  coli' impinguare  il   ramo  d'acqua  influente  detto  Roggia  Mo- 
lina   che    si    distacca   dal   Ticino   superiormente    all'  imboccatura    del  Na- 
viglio   Grande    e    si    scarica  in  questo  alcune  miglia  di  sotto   dell'incile,. 


i  145 

dopo  aver  servito  nel  suo  viaggio  alla  irrigazione  ed  al  movimento  d'  opifici. 
Inoltre  si  è  fatto  rilevare  nel  piano  della  commissione  la  necessità  di  alzar.» 
in  taluni  luoghi  le  sponde  del  Naviglio  Grande,  di  ricostruirvi  in  taluni 
altri  qualche  ponte  in  un'elevazione  maggiore,  e  di  fare  altre  simili  opere 
per  adattale  questo  canale  alla  nuova  circostanza  di  un  considerabile  au- 
mento di  portata;  ma  anche  qui  vedendo  la  commissione  la  difficoltà  di 
stare  alla  precisione  geometrica  •  per  determinare  gli  alzamenti  di  pelo 
che  si  sarebbero  prodotti  nelle  diverse  tratte  del  Naviglio  Grande  dalla 
incorporazione  di  una  nuova  quantità  d'acqua  conosciuta  fra  certi  limili 
nella  sua  misura  r  si  ebbe  ricorso  ad  aìcune  pratiche  notizie  sullo  varia- 
zioni di  pelo  che  produce  nelle  stesse  tratte  del  Naviglio  Grande  il  sem- 
plice chiudimonlo  od  aprimento  de'  paraporti  disposti  sulla  sua  sponda. 
Ciò  per  altro  era  ancora  più  che  sufticente  per  servir  di  norma  nella 
compilazione  della  stima  approssimativa  delle  spese  necessarie  per  ottenere 
a  Milano   il  corpo   d'acqua   del  canale   progettato. 

Tale  è  il  piano  di  lavori  della  commissione  i8o5  per  il  progetto  del 
Canale  di  Pavia,  valutalo  a  quell'epoca  6,200, 388  lire  di  Milano  nella  tota- 
lità delle  spese  di  sua  costruzione.  Nella  primavera  del  1806  esso  fu  spe- 
dito ,  appoggiato  dal  Governo  di  Milano ,  per  1'  approvazione  di  Napoleone 
a  Parigi ,  ove  fu  rimesso  all'  esame  del  matematico  Prony.  Questo  celebre 
Direttore  della  R.  Scuola  de' Ponti  ed  Argini  di  Francia,  che  aveva  poco 
prima  onorato  di  una  visita  i  canali  di  navigazione  del  Milanese  ,  comu- 
nicò di  là  le  proprie  osservazioni  al  progetto  ,  che  furono  successivamente 
trasmesse   dal  Ministro  Aldini  a  Milano. 

Intorno  all'esposizione  ed  ai  motivi  del  progetto,  il  sig.  Prony  nel 
suo  rapporto  trovò  meritevole  di  approvazione  e  di  lode  la  linea  prescelta 
dalla  commissione,  e  dichiarò  specialmente  bene  studiala  e  saggiamente  con- 
cepita la  direzione  dell'ultimo  pezzo  di  canale  sotto  Pavia,  che  terminar 
doveva  in  Ticino.  Parimenti  intorno  alle  dimensioni  del  sostegno  doppio 
disegnalo  per  l'ultimo  della  linea  sotto  Porta  Cremona  di  Pavia,  il  sig.  Prony 
non  fece  che  degli  eucomj  agli  autori  del  progetto ,  osservando  che  eb- 
bero in  vista  di  mettere  la  superficie  dell'  acqua  nel  tronco  anteriore  al  di 
sopra  delle  grandi  piene  di  Ticino  col  portare  la  somma  dei  due  salii 
di  quel  sostegno  alla  misura  di  met.  6,  336.  Neppure  sulla  scelta  del 
luogo  dello    sbocco  non  è  occorso    al    sig.    Prony  di  far  alcun  rilievo  in 


i46 
contrario  ,  mentr'  egli  si  è  limitato  a  far  avvertire  ,  che  venendo  a  cadere 
questo  sbocco  quasi  di  contro  all'  imboccatura  del  ramo  di  Ticino  detto 
Predamasco  ,  siffatta  posizione  esigeva  forse  delle  particolari  precauzioni  per 
facilitare  1'  entrata  in  canale  alle  barche  che  provenissero  da  un  tal  ramo  di 
fiume.  Ma  non  così  si  può  dire  delle  parti  del  progetto  relative  alla  distri- 
buzione delle  peudenze;  al  collocamento,  dimensioni  e  forma  degli  altri 
superiori  sostegui;  alla  misura  e  condotta  a  Milano  del  corpo  d'  acqua 
che  doveva  servire  per  la  presa  del  nuovo  cauale. 

E  primieramente  risulta  da  quel  rapporto    che  il    sig.    Prony  riteneva 
per  inconveniente  da    evitarsi    assolutamente  tutto  ciò  che  contribuisce  ad 
indurre  una  qualche  irregolarità  nelle  pendenze  da  un  tronco   all'altro  del 
canale.    Egualmente   giudicava  diffettosa  il  sig.    Prony  la    distribuzione  dei 
sostegni  che  portasse  una  qualche  disuguaglianza  di  lunghezza  nei  diversi 
tronchi.  Trovando   poi  il  sig.  Prony  i  salti   dei    sostegni  disegnati  del  va- 
lor medio  di  circa   metr.  4»  non  esitava  a  dichiarare  che  simili  cadute  sareb- 
bero giudicate  in  Francia  come  troppo  forti,  non  ostante  tutti  i  mezzi  ed  i 
ripieghi   che  si  usassero  per  introdurre  1' acqua  ne' sostegni  medesimi  senza 
degradare  la  fabbrica  di  questi    e    senza  sturbare  la  loro  manovra  ,  e  non 
ostante    tutti    gli   esempi   in   contrario    offerti   dall'  Italia   e    simili    a  quello 
del  suo  Naviglio   di  Paderno.  Quindi  il  sig.  Prony  proponeva  anche    agli 
autori  di  quel  progetto  del  Canale  di  Pavia  di  ridurre  i  salti  dei  sostegni  alla 
metà  o    al    terzo  della  misura   succennata  per  non  allontanarsi  in  ciò   dai 
precetti  sparsi  nei  libri  francesi  e  messi  in  pratica  sui  canali  di  Francia. 
Circa  agli  elementi   della  forma  dei  sostegni,  il  sig.  Prony  ha  suggerito  di 
non    dipartirsi    per    maggiore    semplicità    dall'uso    di    un  canal  diversivo 
a  fianco   di  ciascun  sostegno  ,  in  luogo  del   cauale   scaricatore  parallelo   al 
bacino,  per  far  passare  l'acqua    dal   tronco  superiore  all'inferiore,  e   di  far 
inoltre  riempire  e  vuotare  questo  bacino  seguendo  i  metodi  francesi. 

Arrivato  col  suo  rapporto  il  sig.  Prony  all'  elemento  della  quantità 
d'acqua,  mostrava  di  crederlo  il  più  imporrante  da  determinarsi  nel  pro- 
getto del  Canale  di  Pavia ,  e  poi  faceva  sentire  che  le  esperienze  e  le 
ricerche  istituite  in  Francia  negli  ultimi  tempi  avessero  fornito  .  con  uua 
esattezza  sufficente  per  la  pratica  ,  la  soluzione  di  tutti  i  problemi  relativi 
ai  rapporti  che  esistono  tra  le  dimensioni  dei  canali  e  le  quantità  d'ac- 
qua che  portano.  Quindi    nella    condizione    assunta    dagli  autori  del  prò- 


*4? 

getto  che  nel  canale  si  dovesse  avere  un'altezza  d'acqua  di  naet.  i,  188, 
il  sig.  Prony  ha  stimato  esorbitante  il  corpo  d' acqua  assegnatogli  di 
once  magistrali  i5o,  o  metr.  cub.  36o  ;  tanto  più  che  il  canale  era  de- 
stinato a  scorrere  iu  mezzo  ad  un  paese  la  di  cui  ricchezza  era  già  fon- 
data principalmente  sulle  irrigazioni  ;  e  dacché  in  Francia  si  sarebbero 
eseguite  le  più  belle  navigazioni  con  prodotti  d'acqua  assai  minori.  Inol- 
tre confrontando  i  risultati  del  proprio  calcolo  colla  anzidetta  quantità 
d'acqua,  e  trovando  da  questo  lato  una  considerabile  differenza,  ha  anche 
esternato  il  sig.  Prony  di  temere  che  l'esecuzione  del  progetto  del  Canal 
di  Pavia  avesse  a  trovarsi  in  difetto  per  mancanza  d'  acqua.  Onde  condurre 
a  Milano  la  competenza  d' acqua  del  Canale  di  Pavia,  lodava  il  sig.  Prony 
la  saggia  determinazione  di  non  alterare  il  sistema  di  opere  stabilito  al- 
l'imboccatura del  Naviglio  Grande;  ma  temendo  pure  il  sig.  Prouy  di 
rendere  più  difficile  la  navigazione  in  questo  canale  col  farlo  servire  a 
quella  condotta ,  proponeva  di  esaminare  se  mai  vi  fosse  qualch'  altro 
espediente  che  non  presentasse  simile  inconveniente  per  alimentare  il  ca- 
nale progettato.  Infine  riteneva  il  sig.  Prony  che  fosse  assolutamente  ne- 
cessario di  ripigliare  la  redazione  del  progetto ,  assicurandosi  in  preven- 
zione con  misure  esatte  della  quantità  d'acqua  disponibile  per  il  nuovo 
canale ,  e  di  passare  soltanto  dopo  avere  acquistala  questa  cognizione  a 
fissare  si  la  pendenza  da  darsi  ai  tronchi  del  canale  medesimo  che  tutti  gli 
altri  elementi. 

E  questa  la  sostanza  delle  osservazioni  del  sig.  Prony  sul  progetto 
della  commissione  pel  Canale  di  Pavia.  Comunicate  che  esse  furono  alla 
commissione  medesima  coli'  ordine  di  rimettere  al  più  presto  possibile  i 
rischiarimenti  relativi,  questi  furono  rassegnati  al  Governo  di  Milano  per 
essere  inviati  a  Parigi  fin  dal  giorno  20  giugno  del  suddetto  anno    1806. 

In  tale  risposta  si  è  parlato  ampiamente  di  tutte  le  osservazioni  del 
sig.  Prony.  Per  quella  che  si  riferiva  alla  disuguaglianza  di  lunghezza  e 
di  pendenza  dei  diversi  tronchi  del  Canale  di  Pavia,  si  è  replicato  quanto 
di  ragioni  presentava  il  caso  per  appoggiarne  la  massima  ;  si  è  stabilito 
che  la  detta  disuguaglianza  lungi  dall'  essere  un  difetto  che  ordinariamente 
porti  seco  inconvenienti ,  il  prescriverla  nei  casi  consimili  al  Canale  di 
Pavia  sia  invece  per  lo  più  il  capo  d'opera  dell'arte  idrometrica.  Per 
riguardo  alla  situazione  dei  sostegni  si  aggiunse  inoltre  che  i  salti  assegnati 

21 


i48 
lungi  dall'  essere  eccedenti  erauo  anzi  assai  moderati  in  -confronto  di  quelli 
che  si  conoscevano  e  che  sembravano  a  taluni  sforzi  pericolosi  dell'arte, 
perchè  da  essi  non  si  avverte  a  quanto  possa  arrivare  1'  arte  medesima  ;  si 
dichiarava  di  più  che  queste  ardite  fabbriche  non  fanno  sorpresa  in  Italia  ove 
se  ne  incontrano  molte  felicemente  eseguite  ed  usate  ed  ove  si  ha  notizia  di 
quelle  dell'antico  Canale  di  Paderno,  le  quali,  come  si  aggiungeva  «  ono- 
«  rano  il  genio  del  celebre  architetto  e  pittore  milanese  Giuseppe  Meda»» 
Sul  proposito  della  fonua  prescelta  in  quel  progetto  per  i  sostegni  del 
Canale  di  Pavia,  essendo  essa  simile  a  quella  dei  sostegni  usati  al  nuovo 
Canale  di  Paderno ,  si  riteneva  ancora  consentanea  alla  solidità  della  fab- 
brica, al  minor  dispendio  di  tempo  e  di  spese  di  costruzione,  alla  co- 
modità e  sicurezza  del  barcheggio,  ed  a  tutte  le  altre  condizioni  comandate 
dalle  circostanze  del  terreno  e  del  caso,  ad  onta  delle  generiche  osservazioni 
q    dei   dubbi  manifestati  dal  sig.   Prony  in   contrario. 

Circa  alla  determinazione  dell'elemento  della  quantità  d'acqua  che  il 
sig  Prony  stimava  possibile  di  ottenere  coli'  applicazioue  delle  formole 
analitiche  contenute  nelle  sue  opere  (i),  ha  fatto  la  commissione  riflet- 
tere, che  il  geometra  francese  ha  ricavato  dall'  analisi  quanto  si  poteva  ri- 
cavare nello  stato  delle  nostre  cognizioni  a  quell'epoca,  allorché  sull'appog- 
gio di  esperienze  si  è  giunto  a  formole  così  semplici  e  cosV  eleganti  come 
le  sue  ;  ma  aggiunse  poscia  la  stessa  commissione,  che  niuno  potrebbe  lu- 
singarsi di  ricavare  da  queste  formole  delle  regole  generali  per  il  movimento 
e  la  misura  delle  acque  correnti  ne'grandi  canali  e  ne' fiumi,  sul  motivo  che 
poste  alla  prova  le  formole  del  sig.  ,Prony  da  vari  esperimentatori  per 
molti  casi,  e  specialmente  per  i  canali  e  fiumi  del  Milanese,  si  sono  ritro- 
vate poco  sicure  come  tutte  le  altre  sin  allora  conosciute.  Decise  pertanto 
la  commissione  che  il  metodo  indicato  dal  sig.  Prony  nelle  sue  osserva- 
zioni fosse  per  nulla  preferibile  al  processo  teorico-pratico  da  lei  accen- 
nato in  progetto  per  arrivare  alla  desiderata  determinazione;  e  dietro 
un'esperimento  eseguito  successivamente  sul  tronco  del  Naviglio  della  Mar- 
tesana  che  si  stende  dalla  così  detta  Cassina  de'  Pomi  alle  mura  di  Milauo, 
la  stessa  commissione  riferì  di  essere  veramente  arrivata ,  battendo  una 
strada  meno  speculativa  di  quella  indicata  dal  sig.  Prony,  ad  accertarsi  del- 
ti) V.  Mcmoire  «ur  le  jaHgeau  cles  eaux  courantes.  Paris,  i8oa.  Reoherches  pbysico-muthé- 
iw;vticjues   sur  la  théorie   iles   eaux  courantes.    Paris,     iou4- 


49 
l'esistenza  del  corpo  d'  acqua  che  poteva  comportare  la  pendenza  ,  1'  altezza 
di  pelo,  e  le  aìue  dimensioni  assegnate  in  progetto  ai  tronchi  del  Canale  di 
Pavia,  anche  senza  stare  strettamente  alle  prescrizioni  originarie  del  Governo. 
Intorno  al  dubbio  esternato  dal  sig.  Prony,  che  .l' introduzione  di  una 
nuova  quantità  di  acqua  nel  Naviglio  Grande  ,  per  formare  la  presa  del 
nuovo  Naviglio  di  Pavia  da  costruirsi,  potesse  essere  dannosa  alla  naviga- 
zione di  quel  primo  canale  già  sussistente  e  frequentato,  la  commissione  ha 
fatto  osservare  che  l'aumento  d'acqua,  di  cui  si  trattava,  sarebbe  stato 
molto  sensibile  su  tutta  la  linea  del  Naviglio  Grande  soltanto  in  tempo 
delle  magre  di  Ticino,  le  quali  durano  circa  due  mesi  all'anno.  Ha  sog- 
giunto specialmente  la  commissione,  che  a  giudizio  de'barcaroli  se  non  si 
desidera  il  Naviglio  Grande  in  piena,  si  brama  però  che  esso  abbia  un'al- 
tezza d'acqua  maggiore  del  puro  necessario  al  passaggio  delle  barche; 
che  si  suole  dire  a  questo  proposito  <*  più  acqua  sino  a  un  certo  punto 
«  meglio  regge  la  barca  »;  e  che  perciò  si  poteva  credere  molto  proba- 
bilmente che  la  nuova  acqua  da  introdursi  e  da  mantenersi  nel  Naviglio 
Grande  ,  lungi  dal  pregiudicare  alla  navigazione,  avesse  anzi  a  renderla  più 
facile.  Avendo  poi  la  commissione  considerato  l'aumento  della  velocità 
dell'  acqua  corrispondente  alla  maggior  iulroduzione  da  farsi  nel  Naviglio 
Grande ,  come  fosse  tutto  a  scapito  di  una  barca  che  rimonta  il  canale  , 
si  fece  a  valutarne  una  misura  approssimata  colle  note  formole  ,  desunte 
dall'ipotesi  del  moto  lineare  de' fluidi,  e  che  erano  le  più  accreditate  presso 
gli  idraulici  per  simili  ricerche.  Nel  risultato  si  trovò  tale  aumento  affatto 
sprezzabile  in  confronto  della  velocità  osservata  sui  primi  pezzi  del  Navi- 
glio Grande  verso  il  suo  distacco  dal  Ticino  ,  e  di  poco  riguardo  in  pa- 
ragone di  quella  esperimentata  sugli  altri  pezzi  successivi  del  Naviglio  Gran- 
de fin  verso  Milano,  dove  l'acqua,  scorrendo  sino  allora  con  meno  che 
moderata  velocità,  poteva  sopportarne  una  maggiore  senza  pena  della  navi- 
gazione retrograda.  Concedendo  finalmente  che  qualche  sensibile  svantag- 
gio potesse  derivarne  per  tal  riguardo  alla  navigazione  del  Naviglio  Grande, 
persistette  la  commissione  nel  credere  che  il  mezzo  meno  sconveniente 
onde  avere  a  Milano  la  presa  d'acqua  del  Canale  di  Pavia  fosse  quello  di 
ricorrere  in  ogni  caso  al  Ticino  ed  al  Naviglio  Grande  ;  e  poi  rifililo  an- 
che il  sospetto  che  si  era  permesso  il  sig.  Prony  nelle  sue  osservazioni, 
che   questo  cioè  tosse  un  andar  incontro  ad  un  male  certo  per  uua  nuova 


13  : 
navigazione  sempl  icemente  progettata;  mentre  avendosi  acqua  per  alimen- 
tare ambedue  i  canali  a  vantaggio   del  commercio   e  dello  Stalo,  non  po- 
teva cadere  in  mente  umaua  alcun   dubbio  sopra  la  possibilità  e  la  utilità 
del  nuovo  Canale   di,  Pavia  che  si  trattava  di  costruire. 

Sul  riguardo  della  osservazioue  del  sig.  Prony  che  si  riferiva  all'  ordine 
da  seguirsi  nella  determinazione  degli  elementi  del  progetto  di  un  canale, 
e  che  stabiliva  generalmerfte  per  punto  di  partenza  1'  elemento  della  quan- 
tità d'acqua,  ha  soggiunto  la  commissione  la  sua  eccezione  pel  caso  con- 
creto del  Canale  di  Pavia  e  per  ogni  altro  consimile ,  col  dichiarare  che , 
quando  si  è  sicuri  'xli  avere  a  disposizione  quel  corpo  d'acqua  che  si  de- 
sidera per  avere  possibile  una  navigazione,  si  deve  invece  nel  progetto  in- 
cominciare dal  fissare  valori  fra  certi  limiti  agli  altri  elementi  che  più 
importano  ,  come  per  esempio  alle  pendeuze  del  canale  da  distribuirsi  per 
modo  che  permettano  il  comodo  barcheggio  in  ogni  senso ,  attenendosi 
sempre  ad  estremi  conosciuti  per  esperienza  ed  all'attenta  considerazione 
di  tulle  le  circostanze  del  terreno  e   del  caso. 

Durante  tutta  questa  discussione  del  piano  per  il  Canale  di  Pavia  re- 
datto da  quella  commissione,  nuove  leggi  e  nuovi  regolamenti  fissarono  me- 
glio ed  estesero  maggiormente  nello  Stato  gli  attributi  della  Direzione  ge- 
nerale d'acque  e  strade  ,  cui  vennero  aggiunti  e  un  Corpo  d'Ingegneri,  e 
un  Consiglio  d'Ispettori  generali,  ed  in  progetto  anche  una  Scuola  d'In- 
gegneri in  Milano.  Designato  poscia  il  lavoro  del  Canale  di  Pavia  come 
un'opera  straordinaria  del  Dipartimento  d'Olona,  alle  cui  spese  doves- 
sero concorrere  equamente  tutti  gli  altri  Dipartimenti  del  Regno  d'Italia, 
nel  giugno  del  1807  il  suo  progetto  fu  ritenuto  come  determinato  ed  ap- 
provato. Di  seguilo  Finallora  Viceré  d'Italia  Priucipe  Eugenio  ordinò  al- 
l'in  allora  Ministro  dell'Interno  sig.  De-Breme  che,  senza  dar  luogo  ad  ul- 
teriori ritardi,  si  dovesse  far  mettere  mano  al  lavoro.  Abbassato  quest'or- 
dine dal  Ministro  alla  Direzione  generale  d'acque  e  strade,  venne  defini- 
tivamente nominalo  l'Ispettore  generale  Brunacci  a  direttore  degli  ordi- 
nati lavori ,  e  gli  Ingegueri  in  Capo  signori  Giussani  e  Giudici  furono 
invitati  a  sussidiare  Brunacci ,  segnatamente  il  primo  intorno  ai  lavori  da 
eseguirsi  sul  Naviglio  Grande  per  disporre  a  Milano  la  presa  d'acqua  del 
nuovo  canale,  ed  il  secondo  intorno  ai  lavori  da  attivarsi  per  questo  sulla 
linea  da  Milano   a  Pavia  ed   al  Ticino. 


1 


i5i 


Il  Brunacci  posto  appena  alla  testa  della  direzione  di  tali  lavori  si  oc- 
cupò co' suoi  collaboratori  del  modo  di  far  eseguire  con  regolarità  le  va- 
rie operazioni    preparatorie  al  travaglio ,  fissato  da   intraprendersi  contem- 
poraneamente   verso  Milauo    e    verso  Pavia    sulla  linea  del  nuovo  canale. 
Quando  furono  incominciate  queste   disposizioni ,  e    che  si  attendeva  spe- 
cialmente a  rilevare  un'  accurata  livellazione  in  dettaglio  per  tracciare  sul 
terreno  la  prima  traila   di  canale  da  Milano  verso    Pavia ,  si  ebbe  campo 
di  farvi  nuove  e  più  minute  osservazioni  sul  punto  della  più  conveniente 
distribuzione  delle   pendenze  del  terreno.  Di  qui  è  che  l'ingegnere  Giudici 
desiderò  fin  d'allora  di  assegnare  al  Canale  di  Pavia  un  sostegno  di  più  oltre 
quelli  fissati  in  progetto,  e  propose  di  situarlo  al  luogo  precedentemente  detto 
Conchetta  fra  Y  incile  ed  il  sostegno  al  Lambro  da  restituirsi.  L' idea  di  questo 
nuovo   sostegno   da  erigersi  per  il  primo  della  linea  non  fu  male  accolta  dal 
Brunacci  che  la  manifestò  alla  Direzione  generale  d'acque  e  strade  nel  rasse- 
gnare il  preventivo   delle  spese  per  quell'annata  di   lavori  al  Canale  di  Pavia. 
Ma  contemporaneamente  riandando  il  Brunacci  l' intero  progetto  della  com- 
missione ,  per  meditarlo  e  perfezionarlo  finche  si  era  aurora  in   tempo  ,  si 
persuase  della  necessità  di  studiare  ulteriormente  la  linea  del  canale,  onde 
scegliere   anche  in  ciò   il  partito    veramente    più    convenevole   che   offrisse 
la  natura  del  luogo  e  del  caso.  Passò   quindi  il  Brunacci  ad  ordinare  la  so- 
spensione del   tracciamento    del    canale  sulla    linea  approvala ,    e  cercò  di 
concertare  co' suoi    collaboratori    una   nuova   stima    dei  lavori  per  mettersi 
in   grado  di  provare  al   Governo    i    vantaggi    dei    nuovi   andamenti  da  lui 
ideali  per  lo  stesso   Canale  di  Pavia.  Quel  professore  non  ha  però   potuto 
su  quest'  ultimo  punio  ottenere  cosi  facilmente  il  suo  intento,  a  motivo  di 
alcuni  spiacevoli  incidenti   che   qui  riferiamo  ,  come   quelli  che  ebbero  nou 
poca   influenza   nella  successiva   condotta   dei  lavori. 

Le  variazioni  di  linea  che  il  Brun'acci  andava  meditando  nella  sua 
qualità  di  direttore  dei  lavori  sembravano  disdicevoli  all'  onore  dei  suoi 
collaboratori ,  ingegneri  Giudici  e  Giussani ,  per  la  circostanza  che  questi 
ultimi  avevano  appartenuti  come  membri  della  commissione  i8o5  alla  de- 
legazione incaricata  della  formazione  del  progetto.  Però  non  si  credeva 
dai  medesimi  di  dover  prestare  alcun  aiuto  nelle  indagini  relative  a  quelle 
vaiìazioni  per  timore  di  offrire  con  ciò  l'apparenza  del  loro  assenso, 
mentre  nella  realtà  essi  persistevano  nell'opinione  contraria.  In  questo  stato 


l52 

di  cose,  il  Brunacci  ebbe  a  rappresentare  alia  Direzione  generale  d'acque 
e  strade  la  necessità  di  un  superiore  provvedimento,  affinchè  nou  avesse 
a  venir  incagliata  la  direzione  dei  lavori  per  mancanza  d'  aiuto  occasionato 
dall'altrui  deferenza  al  progetto  del  i8o5  Tale  rappresentanza  del  Bru- 
nacci venne  però  seguita  davvicino  da  altre  consimili  de'  suoi  collaboratori, 
e  specialmente  da  una  del  Giudici  in  cui  questi  dimaudava  la  sua  dimissio- 
ne da  ogni  incumbenza  presso  i  lavori  del  Canale  di  Pavia.  La  Direzione 
generale  d'  acque  e  strade  in  tale  emergenza  avrebbe  desiderato  dal  canto 
suo  di  potere  con  qualche  saggia  disposizione  far  prendere  buona  piega 
a  quei  lavori;  quando  il  Brunacci  trovandosi  di  aver  perduto  del  tempo 
destinato  alla  loro  attivazione  e  di  non  avere  ancora  esaurite  le  sue  in- 
dagini per  migliorare  l'andamento  del  nuovo  canale,  pensò  di  riacquistarlo 
col  dare  tutte  le   disposizioni  necessarie  con   una  straordinaria  celerità. 

Cedendo  così  il  Brunacci  al  proprio  carattere  impetuoso,  sarebbe  forse 
sortito  felicemente  dagli  imbarazzi  della  sua  situazione  ,  se  per  ottenere  la 
massima  velocità  nel  travaglio  non  avesse  senz'avvedersene  trapassali  i  limiti 
dell'  autorità  di  un  direttore  d' opere  pubbliche  nel  Milanese  col  far  ese- 
guire il  taglio  di  alcune  piante  cadenti  su  di  una  linea  da  lui  ideata  per 
la  tratta  di  canale  da  Annone  a  Binasco,  avanti  di  prendere  gli  oppor- 
tuni concerti  d'  uso  coi  privati  proprietari. 

Appena  conosciuto  il  fallo  che  minacciava  di  fargli  pagar  caro  il  suo 
primo  ingresso  negli  affari  d'acque  del  Milanese,  pensò  spoutaneamente 
il  Brunacci  di  ripararvi  a  proprie  spese  e  nella  maniera  più  pronta.  A 
quest'  effetto  nei  primi  giorni  dell'anno  1808  fece  egli  sospendere  immedia- 
tamente i  lavori  d'  escavazione  intrapresi  al  Canale  di  Pavia ,  e  passò  a  far 
eseguire  una  stima  delle  piante  atterrate  per  di  lui  ordine  sull'ideato  anda- 
mento del  medesimo  canale  dagli  ingegneri  del  Corpo  addetti  all'  ammi- 
nistrazione del  Dipartimento  d'Olona,  in  cui  n'era  seguito  il  taglio.  D'al- 
tra parte  la  Direzioue  generale  d'  acque  e  strade  si  era  procurata  una  se- 
conda stima  delle  stesse  piante  atterrate,  e  si  trattava  di  rassegnare  ambe  le 
stime  alla  scelta  ed  approvazione  superiore,  allorché  non  si  fu  più  in  tempo. 
Essendo  slato  prevenuto  Finallora  Viceré  d'Italia  da  rapporto  del  Mini- 
stero dell'Interno  sull'accaduto,  e  contemporaneamente  iuoltrate  a  quel 
Capo  del  Governo  varie  istanze  dei  privati  interessali,  i  quali  rappresenta- 
vano fors'  anco  la  cosa  con  quelle  esagerazioni  che  sono    comuni  in    casi 


i53 
simili,  non  si  potè    risparmiare  il  vicereale    decreto  8  febbraio    1808,  a 
riguardo   dell'operato   del  Brunacci. 

Portala  questo  decreto  la  iudennizzazioue  del  valore  intero  delle  piante 
atterrate  a  spese  del  Brunacci  ;  valore  da  regolarsi  dal  Prefetto  del  Diparti- 
mento d'Olona  sull'estimazione  contradditoria  di  ciascun  proprietario  e  del- 
l'Ingegnere in  Capo  dello  stesso  Dipartimento.  Collo  stesso  decreto,  che  per 
riguardo  ai  meriti  personali  del  Bruuacci  andò  esente  dalla  stampa,  venne 
incaricato  l' inallora  Ministro  dell' Interno  di  fare  rapporto  sulle  nuove  linee 
che  il  medesimo  Brunacci  intendeva  di  proporre  in  sostituzione  di  quella 
dianzi  approvala ,  e  fu  anche  stabilito  che ,  veuendo  definitivamente  adot- 
tata alcuna  delle  nuove  linee,  si  dovesse  reintegrare  il  Brunacci  del  valore 
di  quelle  piante  da  lui  pagate,  il  cui  taglio  divenisse  indispensabile  per  la 
condotta  dei  lavori. 

Messo  in  corso  il  succitato  decreto  ,  in  pochi  giorni  è  stato  eseguito 
nella  parte  che  risguardava  l' indennizzo  del  taglio  delle  piante  di  ragione 
privata.  Per  l'altra  parte  che  si  riferiva  alla  presentazione  del  progetto 
delle  nuove  linee  del  canale  ,  il  sig.  Carlo  Parea  ,  in  allora  Ingegnere  in 
Capo  del  Dipartimento  d' Olona ,  sopra  invito  della  Direzione  geuerale 
d'acque  e  strade  assunse  l' incumbenza  di  compilare  per  il  Brunacci  le  stime 
a  lui  occorrenti.  Spiegando  quindi  Brunacci  al  sig.  Parea  le  proprie  idee  sul 
proposito,  cominciò  dal  rappresentargli  di  aver  verificato  coli' esame  delle 
circostanze  locali,  che  lo  scavare  la  tratta  di  Cauale  di  Pavia  da  Annone 
a  Biuasco  in  qualche  distanza  dalla  strada  postale  sulla  destra  ,  invece  di 
starle  colla  linea  esattamente  addosso  dalla  stessa  parte,  potesse  essere  ca- 
gione di  assai  minor  dispeudio  per  il  Tesoro  dello  Stato  nella  costruzione 
della  grand'  opera.  Aggiunse  Bruuacci  di  essersi  perciò  determinalo  ad 
asseguare  due  nuove  linee  dalla  stessa  parte  della  strada  postale  da  Mi- 
lano a  Pavia ,  1' una  delle  quali  scorreva  parallela  alla  medesima  e  l'altra 
era  disposta  a  formare  un  perfetto  rettifilo,  ossia  una  sola  linea  retta  per 
tutta  quella  tratta  di  canale  di  molte  miglia  di  lunghezza.  Dimandando 
per  ultimo  il  Btunacci  al  sig.  Parea  una  stima  dei  lavori  per  ciascuna 
delle  tre  linee  fin  allora  designate ,  gli  fornì  anche  tutti  i  dati  che  risul- 
tavano  dalla  parte  fisica  del   progetto. 

Verso  la  metà  del  marzo    1808  il  sig.  Parea    ebbe  rimesso  la  diman- 
data slima  per  le  spese  del  canale  nella  tripla  ipolesi  delle  linee  succen;- 


i54 
nate  ,  e  successivamente  con  tale  stima  alla  mano  il  Brunacci  si  è  indiriz- 
zato alla  Direzione  generale  d'acque  e  strade  col  regolare  progetto  della 
suddetta  tratta  di  Canale  di  Pavia  seguendo  le  due  linee  nuovamente  ideate. 
Un  rapporto  accompagnatorio  fu  destinato  dal  Brunacci  in  quell'occasione 
a  sviluppare  lutti  i  motivi  di  convenienza  della  proposta  variazione  di  linea 
al  progetto  del  i8o5.  Questi  motivi  si  facevano  consistere  specialmente  in 
un  rilevante  risparmio  di  spese  di  costruzione,  nella  maggiore  solidità  di 
manufatti  inservienti  al  sottopassaggio  delle  acque  trasversali  alla  linea,  nei 
minor  numero  dei  canali  e  delle  roggie  da  sorpassarsi,  e  nella  maggiore 
indipendenza  vicendevole  della  strada  postale  e  del  canale  navigabile. 

Convocato  successivamente  il  Consiglio  della  Direzione  generale  d' ac- 
que e  strade  per  discutere  il  progetto  Brunacci,  esso  ha  concluso  col  voto 
de'  signori  Ispettori  generali  Cocoli  e  Stratico  ,  adottando  la  prima  delle 
linee  proposte  di  nuovo  »  la  quale,  invece  di  bordeggiare  immediatamente  la 
strada  postale,  restava  di  là  di  tutti  i  canali  di  irrigazione  che  scorrono 
sulla  stessa  direzione  a  destra  della  strada  medesima.  Appoggiato  pertanto 
ài  progetto  Brunacci  dal  favorevole  rapporto  della  Direzione  generale  d'ac- 
que e  strade,  è  stato  avanzato  poscia  al  Ministero  dell'Interno.  Di  qui  è 
stato  rassegnato  al  Principe  Eugenio,  che  dopo  nuova  discussione,  aperta 
in  un  congresso  tenuto  alla  sua  presenza  dal  sullodato  Consiglio  della  Dire- 
zione generale  d'  acque  e  strade,  approvò  definitivamente  il  parere  favore- 
vole alla  nuova  linea  proposta;  e  così  fu  derogato  nel  progetto  alla  linea 
fissata  dalla  commissione  del  i8o5  per  la  tratta  di  canale  da  Annone  a 
Binasco. 

Avvisato  appena  il  Brunacci  di  questa  approvazione  che  coronava  la  pro- 
pria opinione,  e  deciso  di  non  voler  continuare  in  una  pubblica  commissione, 
che  era  già  per  lui  divenuta  una  cagione  di  continui  disgusti ,  si  è  affrettato 
di  dimandare  alla  Direzione  generale  d' acque  e  strade  un  abile  successore 
alla  testa  dei  lavori  pel  Canale  di  Pavia,  che  li  facesse  ripigliare  e  li  di- 
rigesse al  fine  desiderato  ,*  sebbene  la  qualità  di  pubblico  professore  se- 
dente in  un' Università  del  Regno  rendendo  il  Brunacci  solamente  Ispet- 
tore generale  onorario  ,  e  questo  titolo  in  forza  di  un  vicereale  decreto 
essendo  per  se  stesso  incompatibile  coli'  altra  qualità  di  direttore  di  pub- 
blici lavori ,  egli  è  stato  contemporaneamente  invitato  a  determinarsi  di 
lasciare  o  la  cattedra  a  Pavia  o  il  posto  di  Ispettore  generale  in  attività 
«11  servizio  presso  la  Direzione  generale  d'acque  e  strade  a  Milano. 


i55 

Sciolto  il  Brunacci  dal  suo  impegno  al  Canale  di  Pavia ,  la  Direzione 
generale  d'  acque  e  strade  è  venuta  nella  determinazione  di  nominare  in 
sua  vece  i  due  sullodati  Ingegneri  in  Capo  Giudici  e  Giussani,  delegando 
al  tempo  stesso  l' Ispettore  generale  Cocoli  alla  speciale  sorveglianza  dei 
lavori  affidati  alla  loro  direzione  immediata.  La  divisione  delle  incumbenze 
fra  i  due  nuovi  direttori  fu  allora  regolata  superiormente  per  modo  che 
essi  dovessero  concertare  assieme  il  piano  dei  lavori  necessari  sul  Navi- 
glio Grande  per  la  derivazione  e  la  condotta  del  corpo  d' acqua  del 
nuovo  canale  ;  la  direzione  immediata  di  questi  lavori  fu  specialmente  com- 
messa al  sig.  Giussani  ,  cui  s'  aggiunse  per  collaboratore  l' ingegnere  del 
Corpo  sig.  Giacomo  Fumagalli  ;  mentre  la  direzione  dei  lavori  del  Canale 
di  Pavia  restava  interamente  affidata  al  sig.  Giudici  sussidiato  da  altri  indi- 
vidui del  Corpo  d' Ingegneri  d' acque  e  strade  che  vennero  chiamati  suc- 
cessivamente a   questo   servizio  in   qualità   di   collaboratori  (i). 

Assunto  quindi  dalla  nuova  direzione  dei  lavori  l'impegno  addossatole, 
e  stabilito  di  riservare  1'  esecuzione  dei  lavori  sul  Naviglio  Grande  all'  e- 
poca  in  cui  quelli  del  Naviglio  di  Pavia  fossero  avanzati  nella  loro  mar- 
cia ,  le  prime  cure  del  Direttore  Giudici  furono  rivolte  a  meditare  sopra 
le  diverse  modificazioni  od  alterazioni  del  piano  i8o5  che  potevano  es- 
sere suggerite  come  realmente  utili  dopo    le    nuove  osservazioni  ed  espe- 


rienze eseguite. 


E  primieramente  in  riguardo  alla  distribuzione  delle  pendenze  ,  de- 
siderava il  Giudici  di  ridurre  la  pendenza  ragguagliata  del  canale  ne' suoi 
diversi  tronchi  dai  met.  o,  817  ai  met.  o,  5g4  per  miglio,  ossia  alla 
-i-  parte  della  lunghezza  ;  modificando  di  conformità  tutto  il  progetto. 
Neil'  adottare  una  tale  riforma  intendeva  il  Giudici  di  portare  delle  utili 
variazioni  specialmente  al  sistema  dei  primi  tronchi  del  Cauale  di  Pavia 
verso  Milano.  Del  resto  anch'  egli  cou  quella  pendenza ,  presa  per  un 
ragguagliato  di  diverse  misure  ,  pensava  tuttavia  di  non  doversi  astringere 
per  un  tale  elemeuto  ad  un'  esatta  uniformità  da  un  tronco  all'  altro 
del  canale  ;  e  si  riservava  di  adattarsi  alla  meglio  agli  accidenti  verifi- 
cabili   del    pian    di    campague    e  del  vario  corpo  d' acque  del  canale  nei 

(1)    In   quei  primi  anni  di  lavori    furono    principali   collaboratori   del    Giudici   i  signori  Am« 
brogio   Canevari  ,   Giacomo  Fumagalli  ,   Carlo   Caimi ,   Carlo   Cattaneo  e  Natale  Ratti. 

22 


i55 

vari  tronchi  delia  linea,    dove    per    confluenze,    dove    per    diramazioni  e 
dove  per  altre  circostanze   del  caso. 

Un  secondo  oggetto  di  ulteriore  discussione  si  presentò  al  Giudici 
nella  dimensione  in  lunghezza  da  darsi  ai  bacini  dei  sostegni  del  nuovo 
canale.  A  questo  riguardo  la  commissione  del  progetto  i8o5  si  era  at- 
tenuta alla  massima  di  prescrivere  la  misura  più  comune  sugli  altri  canali 
milanesi  pei  sostegni,  che  squo  generalmente  capaci  di  contenere  a  un 
tempo  una  barca  delle  più  grandi  usate  ed  un'altra  mezzana  o  piccola. 
Questa  determinazione  si  era  appoggiata  al  motivo  che  tali  barche  vanno  per 
l'ordinario  accoppiate  ne'  viaggi,  ed  al  riflesso  che  altrimenti  ad  ogni  pas- 
saggio di  barche  bisognerebbe  rimuovere  a  ciascuna  di  esse  dal  centro  d'ap- 
poggio il  lungo  albero  che  porta  la  pala  ossia  il  timone  più  adattalo  alia 
navigazione  dell'Adda  e  del  'l  iciuo.  lì  Brunacci  per  altro  aveva  mostrato 
desiderio  di  diminuire  all'atto  dell'esecuzione  dei  lavori  l'assegnata  lun- 
ghezza dei  bacini  per  risparmiare  e  spese  e  tempo  ed  acqua  nella  navigazione 
a  barche  isolate  che  si  potevano  spogliare  ogni  volta  dell'  albero  della  pala. 

Pensava  di  più  il  Direttore  Giudici  che  potesse  esser  utile  il  pro- 
curarsi da  principio  del  grande  lavoro  un  pezzo  di  canale  finito,  anzicchè 
estendersi  subito  ad  abbracciare  una  linea  di  lavori  sopra  di  una  tratta 
molto  lunga,  come  avea  fatto  il  Brunacci.  Egli  si  dec:se  quindi  dal  canto 
suo  di  ordinare  la  sola  attivazione  dei  lavori  di  costruzione  pel  primo  so- 
stegno del  canale  nel  luogo  detto  la  Conchetta,  e  di  ristaurazione  e  riforma 
della  Conca  fallata  per  il   secondo  sostegno  del  nuovo  Canale  di  Pavia. 

Per  tutto  ciò  il  Giudici,  avanti  di  far  riprendere  sotto  la  sua  direzione 
i  lavori  al  Canal  di  Pavia,  ha  chiesto  alla  Direzione  generale  d'acque  e 
strade  l'approvazione  a  quelle  fra  le  riferite  modificazioni  ed  alterazioni 
al  piano  del  i8o5  ed  alla  condotta  dei  lavori  del  1807  che  fossero  cre- 
dute utili  tanto  in  linea  d'arte  che  in  linea  d'economia,  onde  avere  de- 
terminate e  stabilite  le  massime  principali  che  dovevano  servire  di  norma 
nella  rifusione  del  progetto  per  la  tratta  parziale  di  canale  da  Milano  al 
Lambretto. 

Invitato  quindi  l'inallora  Ispettore  generale  d'acque  e  strade  sig.  Conte 
Stratico  ad  assumere  in  assenza  del  sig.  Cocoli  la  sorveglianza  della  dire- 
zione de'  lavori  per  il  Canale  di  Pavia  ,  comunicò  per  tale  oggetto  col 
Brunacci  e  col  Giudici,  e  passò   a  riferire  poscia  su  tutte  quelle  viste   di 


variazione  al  progetto  ed  alla  condotta  dei  lavori  che  restavano  da  discu- 
tersi e  risolversi  nel  Consiglio  della  Direzione  generale  d'  acque  e  strade. 

Appoggiando  il  sig.  Stratico  le  accennate  determinazioni  del  Giudici, 
si  ridusse  a  proporre  degli  studi  e  delle  mature  riflessioni  sul  punto  della 
lunghezza  da  darsi  ai  bacini  dei  sostegni  del  nuovo  canale.  Egli  opinò  per 
allora  di  conservare  la  lunghezza  sussistente  al  vecchio  sosteguo  al  Lambro 
già  adattato  al  passaggio  contemporaueo  delle  due  barche  ,  e  di  limitarsi 
invece  al  puro  necessario  per  il  contenuto  di  una  barca  sola  spogliata  del 
suo  timone  nel  bacino  del  nuovo  sostegno  da  erigersi  alla  Conchetta  che 
doveva  risultare  di  un  piccolo  salto.  Cosi  il  pilota  trovandosi  su  di  una 
barca  nel  più  basso  livello  dell'acqua  in  bacino  avrebbe  potuto  sempre  e 
facilmente  elevare  la  pala  fuori  d'  acqua  per  modo  da  sorpassare  la  cresta 
delle  portine  e  dei  portoni  senza  l' incomodo  di  rimuovere  ad  ogni  volta 
l' albero   della  pala  medesima   dal   suo  punto   d'  appoggio. 

Essendo  stato  approvato  successivamente  nel  Consiglio  della  Direzione 
generale  d'acque  e  strade  tale  parere  del  sig.  Stratico ,  pervennero  di  con- 
formità gli  ordini  al  Direttore  Giudici.  Questi  allora  imprese  a  fare  nuove 
visite  sopra  i  canali  milanesi  e  principalmente  al  Naviglio  di  Paderno  che 
era  l'esemplare  della  provincia  di  più  recente  costruzione  e  l'opera  nei 
suo  genere  di  cauale  di  semplice  navigazione  più  commendata  dai  piloti 
del  paese.  Così  egli  ottenne  da  quel  canale  già  eseguito  e  sussistente  un 
fatto  il  più  sicuro  per  molte  massime  e  dettagli  da  applicarsi  a  quello  di 
Pavia  da  costruirsi  di  nuovo.  Per  dilucidare  la  questione  della  lunghezza 
dei  bacini  fu  destinata  una  visita  particolare  sul  Naviglio  della  Martesana  al 
sostegno  detto  della  Cassina  de'  Pomi  e  che  ha  il  bacino  capace  in  lun- 
ghezza di  contenere  al  tempo  stesso  due  barche  ,  ancorché  fossero  delle 
più  grandi  usate,  una  armata  e  l'altra  spogliata  del  lungo  albero  del 
loro  timone.  Scelto  quindi  due  di  siffatte  barche  ed  introdotte  cariche 
in  quel  bacino ,  si  sono  rilevate  le  dimensioni  necessarie  perchè  non  vi 
fosse  d' uopo  di  disarmare  alcuna  barca  dell'  albero  del  timone  ,  e  perchè 
due  ad  un  tempo  vi  fossero  comodamente  contenute.  Dando  luogo  in  segaito 
a  tutte  le  considerazioni  favorevoli  e  sfavorevoli  all'  idea  di  modificare  1'  as- 
segnata lunghezza  dei  sostegni  al  Cauale  di  Pavia  ,  sì  le  prime  che  le  se- 
conde si  fondarono  sopra  un  complesso  di  più  o  meno  ragionevoli  motivi. 
Il  risparmio  di  spese  di  costruzione  e  manutenzione,  il  minor  consumo  d'ac- 


i58 
qua  e  di  tempo ,  e  la  buona  pratica  del  barcheggio  consigliavano  ancora  la 
riforma  suggerita  dal  Brunacci  per  quell'  elemento.  Di  più  si  presentavano  a 
di  lei  favore  i  seguenti  riflessi,  i.°  che  due  soli  uomini  di  servizio  alle  barche 
bastavano  per  disarmarle  dell'  albero  della  pala  col  farlo  strisciare  e  scor- 
rere sul  vertice  della  poppa  e  sul  carico  o  sul  cassero;  2.0  che  avendo 
T  avvertenza  di  eseguire  questa  mauovra  viaggio  facendo  per  arrivare  al 
sostegno,  essa  non  poteva  esigere  un  particolare  consumo  di  tempo  a  scapito 
della  comoda  navigazione;  3.°  che  al  Canale  di  Pavia  nou  era  per  nulla 
necessaria  la  forma  di  timone  a  lungo  albero  invece  del  timone  a  ventola 
che  poteva  sostituirsi  all'ingresso  delle  barche  iu  canale  dall'incile  e  dallo 
sbocco.  Le  considerazioni  contrarie  a  quella  riforma  traevano  invece  ori- 
gine specialmente  dalla  massima  di  procurare  i  vauiaggi  della  maggior 
compatibile  uniformità  nell'uso  dei  sostegni  di  tutti  i  canali  milanesi.  Si 
addusse  inoltre  per  un  motivo  di  non  adottarla  il  costume  del  paese  die 
ad  onta  di  tutti  i  vigenti  regolamenti  lascia  volontieri  in  balla  di  un  sol 
uomo  la  condotta  delle  barche  ,  entrate  che  queste  siano  dai  fiumi  nei 
canali  navigabili;  e  per  ultimo  l'ordinaria  avversione  dei  paroni  del  Mi- 
lanese a  cambiar  sistema  nei  loro  viaggi  Alla  fine  queste  ultime  riflessioni 
la  vinsero  sopra  le  prime  nell'  idea  del  Giudici  e  lo  fecero  propendere 
per  le  dimensioni  iu  lunghezza  dei  bacini  a  un  di  presso  eguali  a  quelle 
fissate  in   progetto  dalla  commissione  del    i8o5. 

Pùpresi  a  questo  punto  i  lavori  del  Canale  di  Pavia  per  l'esecuzione 
di  tutte  le  opere  comprese  nel  pezzo  da  Milano  al  Lambretto ,  una  mag- 
giore giustificazione  delle  massime  seguite  nel  prescrivervi  la  struttura 
delle  fabbriche  principali  fu  poi  resa  dal  Giudici  all'  atto  della  presenta- 
zione dei  relativi  progetti  di  dettaglio  per  gli  appalti  parziali  che  dove- 
vano  ottenere  la  superiore   approvazione. 

A  tale  riguardo  bisogna  osservare  primieramente  ,  che  se  nella  nuova 
diramazione  da  farsi  dal  Naviglio  Grande  a  Milano  per  il  Canale  di  Pavia 
nou  si  aveva  a  vincere  la  natura  dei  fiumi  Adda  o  Ticino  nel  modo  che 
sivè  detto  di  sopra ,  la  buona  sistemazione  dell'  incile  e  del  primo  tronco 
del-'  Canale  di  Pavia  non  era  per  ciò  senza  difficolta.  Si  trattava  cioè  di 
conciliare  i  fini  diversi  ed  opposti  ,  che  si  combinano  verso  il  centro 
principale  della  rete  dei  canali  milanesi  e  dove  cou  essi  si  immischia  e  si 
perde  anche  il  fiume  Olona  settentrionale. 


l59 


Indipendentemente  però  da  qualunque  riforma  di  piano  di  penderne 
al  nuovo  Canale  di  Pavia,  si  presentava  come  utile  l'idea  di  aggiungervi  un 
primo  sostegno  alla  Couchetta  e  di  ritenere  la  Conca  fallata  per  secondo 
sosleguu,  affine  di  risparmiarvi  ogni  particolare  aitifizio  di  ordine  di  porte 
verso  l'incile  prescritto  nel  piogeno  del  i8o5.  Difatli  (issando  la  soglia 
superiore  del  bacino  pel  sostegno  della  Couchetta  definitivamente  allo 
stesso  livello  della  sòglia  del  canale  all'  incile  ,  ossia  disponendo  oriz- 
zontalmente il  pelo  d'acqua  del  primo  tronco  di  canale,  e  tenendo  alquanto 
rilevato  questo  pelo  col  presciivcre  le  portiue  dell'anzidetto  primo  soste- 
gno più  alte  dell'ordinano,  si  era  sicuri  da  una  parte  di  provvedere  a 
tutti  i  bisogni  delle  chiuse  prescritte  in  progetto  verso  l'incile.  D'altra 
parte  nel  Canale  di  Pavia  ad  opera  finita  si  doveva  poter  invitare  e  sfugare 
liberamente  un  considerabile  corpo  d'acqua  più.  dell'ordinario,  sia  per  im- 
pedire fino  a  un  certo  limite  il  rialzamento  del  pelo  d' acqua  delle  ultime 
tratte  del  Naviglio  Grande  e  del  Naviglio  delia  città  di  Milano,  sia  per  non 
ismaltire  a  Milano  in  canali  di  ragione  privata  le  acque  pubbliche  soprab- 
bondanti agli  ordinari  bisogni  del  Canale  di  Pavia,  sia  finalmente  per  im- 
mettere innocuamente  nel  Canale  di  Pavia  in  caso  di  estremo  bisogno  una 
qualche  porzione  delle  piene  del  fiume  Olona.  E  per  effetto  di  quel  primo 
sostegno  della  Conchetta  anche  il  bisogno  opposto  di  questo  sfogo  vi  ve- 
niva pure  soddisfatto  e  garantito  dai  paraporti  del  solito  scaricatore  atti- 
guo al  bacino  ;  tanto  più  che  per  maggior  precauzione  si  è  creduto  di 
dover  disporre  con  una  qualche  pendenza  il  fondo  effettivo  del  primo  su- 
perior  tronco  di  canale,  teueudo  bassa  in  corrispondenza  la  soglia  di  detto 
scaricatore  laterale  alle  portine   del  medesimo  primo  sostegno. 

Circa  al  salto  di  quel  primo  sostegno,  i  dati,  della  determinazione  pre- 
scelli  furono  i.°  che  avesse  ad  essere  permesso  F  abbassamento  della  so- 
glia superiore  al  bacino  della  Conca  fallata  ,  per  qualche  metro  di  più 
del  fissato  in  progetto  al  i8o5;  2.0  che  si  avesse  definitivamente  da  adot- 
tare per  la  pendenza  del  tronco  di  canale  intermedio  fra  il  primo  ed  il 
secondo  sostegno  una  misura  ancor  qualche  poco  minore  della  raggua- 
gliata dianzi  proposta,  cioè  il  3^  della  lunghezza.  Così  non  si  alterava  il 
livello  della  soglia  superiore  al  terzo  sostegno  del  canale  ,  fissato  in  pro- 
getto da  erigersi  davanti  il  paese  di  Cassino,  e  si  veniva  coli' accennata 
minor  pendenza  ad  approfondarsi,  tanto  più  colla    soglia    inferiore    della 


i6o 
Conca  fallata ,  in  modo  da  evitarvi  delle    forti  e  dispendiose    arginature. 
Ma  da  tali  ulteriori  deduzioni  sulla  distribuzione  di  pendenze  al  Canale  di 
Pavia  è  poi  risultato  che  il  sostegno   della  Conchetta  ,  dianzi    ritenuto   di 
salto  assai  moderato,  venne  ad  acquistarlo  rilevante,  ed  a  portare  la  ne- 
cessità di  un  bacino  di  ragguardevole  altezza,  anche  a  considerazione   della 
maggior  elevazione   delle  sue  portine  oltre  V  ordinario  in  causa  delle  suc- 
citate circostanze.  Di    qui    è    derivata    la  impossibilità  di  usarsi  dai  piloti 
nella  navigazione   del  canale    il  ripiego    succennato    di  rialzare  l'estremità 
dell'albero   del  timone  nelle  loro    barche    anziché    rimuoverlo    ogni    volta 
dal  punto  d'  appoggio  stando  in  baciuo  di   quel  sosteguo ,  qualora  la  sua 
lunghezza  si  fosse  ritenuta  adattata  alla  capacità  di  una  sola  barca.  Essendo 
poi    stato  riproposto    di    adottare    definitivamente    anche  la  lunghezza  per 
quel  bacino  proporzionata  all'  ingresso    contemporaneo    di    due    barche  di 
medie   dimensioni  fra  le  usate  sui  canali    milanesi ,    tale  dimensione  passò 
ad  essere  la  normale  nella  costruzione   degli  altri    sostegni  del  Canale   di 
Pavia. 

Circa  alla  struttura  sì  di  quel  primo  sostegno  della  Conchetta,  che  del- 
l'altro da  riformarsi  per  secondo  al  Lambro,  fu  seguito  generalmente  il  piano 
del  i8o5  che  prescriveva  di  imitare  inciò  il  nuovo  Naviglio  diPaderno  ;  se 
non  che  all'  atto  della  formazione  dei  progetti  di  dettaglio  vi  si  è  introdotta 
qualche  particolarità  più  o  meno  utile.  Così  per  esempio  ,  mentre  la  forma 
interna  del  bacino  del  vecchio  sostegno  al  Lambro  e  di  tutti  gli  altri  co- 
strutti nei  secoli  passati  sui  canali  milanesi  si  trova  diseguata  a  base  ret- 
tangola ,  pei  nuovi  sostegui  del  Canale  di  Pavia  fu  scelta  dove  la  figura 
poligona ,  dove  la  circolare  per  assecondare  in  qualche  modo  la  curvatura 
delle  barche  colle  pareti  dei  bacini.  Alla  gradinata  prescritta  in  progetto 
,i8o5  per  ammorzare  la  violenza  dell'acqua  cadente  in  bacino  fu  sostituito 
ed  adottato  in  quell'  occasione  per  tutti  i  sostegni  del  nuovo  Canale  di 
Pavia  il  ripiego  di  maggiore  effetto  consistente  nella  travata  o  parapetto 
di  legno  che  abbiamo  veduto  usato  dal  Meda  ne.l  sostegno  di  sua  inven- 
zione, e  che  dopo  molti  studi  fatti  su  questo  punto  era  anche  stato  ri- 
proposto dal  Brunacci ,  il  quale  ha  creduto  di  averlo  immaginato  per  il 
primo  (i). 

(i)  V.  la  nota  del  $.  96  a  pag.  5i,  nella  Memoria  di  Vincenzo  Brunacci  siili»  pratiche  usate 
in.  Italia  per  la  dispensa  delle  acque.  Verona,   18 14. 


i6i 
Intanto  poi  che  sul  principio  del  1809  continuavano  regolarmente 
con  queste  massime  i  lavori  della  tratta  di  canale  da  Milano  al  Lam- 
bretlo  ,  le  cure  dell'  ingegnere  Giudici  si  rivolsero  a  predisporre  il  piano 
di  massima  ed  i  progetti  di  dettaglio  per  l'appalto  delle  opere  da  ese- 
guirsi sopra  un'inferiore  successiva  tratta  di  canale,  attenendosi  al  progetto 
del    iSo5   colle  modificazioni  ed  alterazioni  sino  allora  assentate. 

La  caduta  del  terreno  da  estinguersi  coli'  artifizio  dei  sostegni  dal 
Lambretto  a  Binasco  si  era  accresciuta  uotabilmente  in  conseguenza  delle 
succenuate  modificazioni  introdotte  nel  piano  generale  di  pendenze.  Rite- 
nendosi inoltre  dal  sig.  Giudici  come  inalterabile  e  determinato  il  livello 
non  solo  della  soglia  superiore  del  terzo  sostegno  del  canale  disegnato 
verso  Cassino ,  ma  anche  quello  del  fondo  del  canale  a  Binasco  presso 
al  quarto  sostegno,  per  la  condizione  di  dare  innocuo  passaggio  alle  ac- 
que trasversali  alla  linea  colle  botti  sotterranee,  tutto  l'eccesso  di  caduta 
si  sarebbe  potuto  smaltire  dando  un  maggior  salto  al  terzo  sostegno  del 
canale  oltre  la  misura  stabilita  in  progetto  al  i8o5;  ma  accrescendosi 
con  ciò  di  molto  pel  successivo  tronco  di  canale  il  salto  delle  numerose 
botti  già  disegnate  abbastanza  ardite  in  progetto  ,  ed  aumentando  simul- 
taneamente i  movimenti  di  terra  ,  le  armature  delle  sponde  ed  altri  capi 
di  spesa  necessari ,  il  bilancio  delle  circostanze  ha  fatto  preferire  al  Giu- 
dici l' idea  di  suddividere  il  salto  risultante  fra  Cassino  e  Binasco  in  due 
minori  cadute  per  due  separati  sostegui  da  situarsi  sulla  linea  che  unisce 
questi   due  villaggi. 

Per  precisare  maggiormente  la  situazione  del  terzo  sostegno  del  ca- 
nale si  è  avuto  riguardo  i.°  alla  qualità  del  terreno  più  opportuno  per  la 
fondazione  di  simil  genere  di  fabbriche  ;  2.0  all'incontro  di  varie  ragguar- 
devoli acque  passanti  poco  di  sotto  di  Cassino,  nella  vista  di  schivate  alle 
loro  botti  un  salto  troppo  ardito  ;  3.°  alla  disposizione  del  piano  delle 
laterali  campagne,  nell'  altra  vista  di  risparmiare  ogni  pericolosa  arginatura 
al  canale.  Fu  però  fissato  definitivamente  di  collocarlo  presso  il  paese  di 
Rozzano,  che  resta  di  sotto  alquanto  di  Cassino,  e  che  offriva  la  maggiore 
convenienza  in  complesso;  e  ciò  tanto  più  che  per  la  formazione  delle 
necessarie  arginature  fra  Cassino  e  Rozzano  si  era  presentato  per  ottimo 
materiale  uno  strato  di  terra  creta  scoperto  in  molta  vicinanza  di  quella 
tratta  della  linea. 


162 

Il  disegno  di  quel  terzo  sostegno  del  canale  non  vario  gran  fatto  dalla 
massima  precedentemente  stabilita  per  i  due  primi  ,  mentre  la  sua  più 
notabile  particolarità  fu  il  ripiego  aggiunto  dei  condotti  praticati  nelle 
grossezze  delle  muraglie  laterali  al  bacino  coli' imboccatura  superiormente 
alle  portine  e  collo  sbocco  in  bacino  nello  spazio  compreso  fra  il  muro  del 
salto  e  la  travata  ad  esso  di  fronte  ,  e  muniti  di  paraporti  per  empire  il 
bacino  in  modo  consimile  a  quelli  destinati  ed  usati  per  vuotarlo. 

Approvate  che  furono  anche  tutte  queste  massime  coi  relativi  progetti 
di  esecuzione,  ed  estesa  realmente  nel  1809  la  linea  de' travagli  del  Ca- 
nale di  Pavia  a  tutta  la  tratta  da  Milano  aRozzano,  si  pensò  al  modo  di 
rendere  immediatamente  utili  i  primi  suoi  tronchi  di  mano  in  mano  che  i 
lavori  ne  fossero  ultimati.  A  quest'  oggetto  erasi  eseguita  una  visita  appo- 
sita al  Ticino  ed  al  Naviglio  Grande  per  decidere  della  possibilità  di 
disporre  a  Milano  fin  d'  allora  il  corpo  d' acqua  necessario.  Il  risultato  di 
tale  visita  si  fu,  che  onde  aver  l'acqua  per  attivare  in  qualche  modo  la 
navigazione  nei  primi  tronchi  del  Canale  di  Pavia  non  faceva  bisogno  di 
aspettare  l'esecuzione  di  alcun' opera  particolare,  meutre  all'uopo  poteva 
bastare  ed  essere  innocua  una  variazione  tale  nel  regolamento  degli  scari- 
catori a  paraporti  del  Naviglio  Grande  che  si  avesse  a  conservare  in  que- 
sto  fino  a  Milano  il  maggior  corpo  d' acqua  necessario. 

Appena  poi  si  ebbero  perfezionate  le  opere  del  Canale  di  Pavia  fra 
gli  accennati  estremi  dell'incile  e  del  Lambretto  ,  vi  venne  introdotta 
per  l'imboccatura  del  Ponte  Trofeo  a  Milauo  l' acqua  disponibile  che  fu 
diramata  in  parte  nella  Roggia  Carlesca  di  sopra  delle  portine  del  so- 
stegno alla  Conchetla ,  ed  iu  parte  sfogata  innocuamente  nel  Lambro  e 
nel  Lambretto  da  presso  alla   Conca  fallala. 

Per  assicurarsi  del  buon  esitò  di  un  tal  pezzo  di  canale  fu  destinato 
il  giorno  28  agosto  di  quello  stesso  anno  1809  al  di  lui  formale  esperi- 
mento. Questo  si  è  realmente  eseguito  alla  presenza  del  Direttore  gene- 
rale d'acque  e  strade,  e  riuscì  abbastanza  felice;  sicché  fin  d'allora  fu 
praticata  la  navigazione  di  quella  prima  tratta  di  nuovo  canale  della  lun- 
ghezza di  alcune  miglia.  In  tale  circostanza  dallo  spirito  di  opposizione 
non  si  è  trascurato  di  spargere  nel  pubblico  alcune  vociferazioni  a  discre- 
dito dei  nuovi  lavori  al  Canale  di  Pavia.  Queste  miravano  ancora  a  far 
credere  sbagliate  le    livellazioni  e  le  corrispondenti    distribuzioni  di   pen~ 


i63 

denze.  Ma  Y  uso  non  interrotto  di  quel  primo  pezzo  del  nuovo  canale  ad 
outa  che  non  vi  fosse  introdotto  tutto  il  Corpo  d'acqua,  ed  il  rapido 
avanzamento  dei  lavori  nei  tronchi  inferiori  hanno  fatto  svanire  ben  presto 
tutti  i  dubbi  a  questo  riguardo.  Anzi  si  può  aggiungere,  che  quel  pezzo 
di  nuovo  Canale  di  Pavia  appena  si  trovò  finito  e  navigabile  a'  nostri 
giorni,  col  produrre  un  qualche  risparmio  alle  spese  delle  inferiori  costru- 
zioni per  la  facilitazione  del  trasporto  di  materiali,  e  col  servire  pronta- 
mente di  decoro  alla  città  di  Milano ,  animò  vieppiù,  al  proseguimento 
della  grand' opera  verso  il  suo  termine. 

Del  resto  probabilmente  in  simili  imprese  è  vano  il  figurarsi  che  si  pos- 
sano  aver  presenti  all'  allo  della  prima  redazione  dei  progetti  tutte  le  cir- 
costanze  dei  casi  -  e  che  lutto  si  possa  concertare  con  precisione  di  misure 
prima  di  mettere  mano  all'esecuzione  ;  mentre  bene  spesso  bisogna  lasciarsi 
guidare  dalle  osservazioni  fatte  e  dalle    notizie    assuute  nel  corso  dei    la- 
vori.  Così   noti   è   da  maravigliarsi  che,  dopo  aver  attivata  la  navigazione  in 
quel  pezzo  di  nuovo   Canale   di  Pavia  con  una  data    porzione    del    corpo 
d'  acqua  fissato  per  la  sua  competenza  a  lavori  ultimali ,  si  sia  nuovamente 
d  iscusso  sulla  più  conveniente  misura  di  pendenze  da  adottarsi  pei   tron- 
chi di  canale    inferiori  al    sostegno  al    Lambro.    A    principale    motivo    di 
questa  nuova  indecisione  da  parte   della  Direzione   dei  lavori  è  stata   rap- 
presentata la  convenienza  di  non  legare  ai  bisogni  della  navigazione  tutto 
il   corpo  d'  acqua  del  canale  in  vicinanza  del  suo  incile.  Per  tal  modo  si 
poteva  rendere  alla  libera  disposizione    della    irrigazione  e  degli   altri    usi 
delle  acque  una  porzione  considerabile  della  competenza  intera  del  canale, 
che  era  dianzi  fissata  per  un  più  lungo  viaggio  sulla  linea  del  canale  mede- 
simo.  Questo  nuovo   riflesso  era  sembrato  opportuno  specialmente  dopo  le 
ulteriori  indagini  fatte  sul  miglior  profitto  delle  acque  disponibili  dalla  liuea 
del  Canale  di  Pavia  per  usi  privati  di  irrigazione,  movimento  d'opifìci  e 
simili.  Per  dare  forma  al  relativo  pensiero,  il   Giudici  aveva  mostrato  de- 
siderio di  istituire  delle    apposite    esperienze  sulla    pendenza    assunta    dal 
pelo  d'  acqua  nel  secondo  tronco  di  canale  già  ultimato  ed  usato  con  una 
data    porzione    della   sua    portala  ;    ma    afflitto    a    quell'  epoca    il    Giudici 
da  varie  successive  malattie,  non  ha  potuto  né  assistere  in  persona  ad  al- 
cun'osservazione,  ne  dirigere  continuamente  nel  loro  progresso  i  lavori  dei 
canale.  Avendo  però  il  Giudici  incaricato  di  queste    esperienze  gli    inge- 

23 


i84 
gneri   del   Corpo  moi  collaboratori ,  esse  vennero  realmente    eseguite    sol 
secondo  tronco  del    nuovo    canale  che    principia  alla  soglia  inferiore    del 
sostegno   deBa    uonotoetta   e  termiua  alla  soglia    superiore  del    sostegno  al 
Lambro.  Le  medesime  esperienze   diedero   per  risultato  che   entrando   nel 
de'.to  tronco  di  canale  di  date  dimensioni,  per  mezzo  di  efflusso  dal  primo 
tronco  immediatamente  superiore ,  uu  corpo  d' acqua    valutato    coli'  ipotesi 
delle    tavole  painiolichs  la  metà  circa  della  misura    assegnata  al   Canale 
di  Pavia    a    lavori  compiuti ,  e  lasciando    che  il    corso  dell'acqua    vi    si 
rendesse    permanente ,    il    pelo    suo  sulla  soglia   dei   portoni    a!    sostegno 
della  Conchatta    si    sosteneva  all'altezza  di  met.   o,   817    mentre  sulla  so- 
glia delle  portine  del  sostegno    al  Lambro    si    manteneva    invariabilmente, 
cito     met.    1  ,    3^7     coli' uso     dei     paraporti     dell'attiguo     scaricatore.    Si 
ebbe    di    qui    la  certezza    che ,  a  canale  impinguato   di  tutta  la  sua  com- 
petenza d'  acqua ,  sulla  coglia  dei  portoni  al  sostegno   della    Conchetta   il 
pelo   d'acqua  fin  d'allora    sostenuto  a  met.  o,  817   di  altezza  si    sarebbe 
elevato  a  più  del  necessario ,    non   solo    per  la  comoda    navigazione    con 
barche  che  pescano  poco  più  di  met.   o,  5g4,  ma  anche  con  barche  di 
maggior  immersione  fino  a  met.   o,   792,  ossia  alla  massima  cui  arrivano 
sugli  altri  canali  milanesi.  Si  continuò  inoltre  a  coltivare  incessantemente  l'i- 
dea che  ,  nella  vista  di  nuovo    suggerita  di  dispensare    acqua  dal    Canale 
di  Pavia  per  usi  estranei  alla  navigazione  in  poca  distanza  dal  suo    incile 
a  Milano  ,  non  fossero  più  giustificate  le  ragguagliate  pendenze  dianzi  pro- 
poste  del   — '-  e  del  -—    della    lunghezza.    Si    ritenne    finalmente    che  po- 

X  3O0O  l*0O  o  l 

tesse  essere  conveniente  una  diminuzione  di  queste  misure  fin  da  quel  mo- 
mento in  cui  si  andavano  spingendo  i  lavori  di  costruzione  al  terzo  tronco 
del  canale  che  termina  al  sostegno  di  Rozzano.  Ma  inlauto  sul  cadere  di 
quell'anno  1809  l'ingegnere  Giudici  è  stato  prevenuto  dal  suo  destino, 
e  dalle  sue  malattie  condotto  alla  tomba  nella  più  robusta  virilità,  ha  do- 
vuto anch'  egli  lasciar  ad  altri  le  cure  e  gli  onori  di  dirigere  la  grande 
opera  colla  speranza  di  poterla  mandare  felicemente  a  termine  per  ca- 
varne i  desiderali  vantaggi. 

Iu  tale  emergenza  il  sig.  Carlo  Parea  che  continuava  ad  essere  Inge- 
gnere in  Capo  del  Dipartimento  d'  Olona  e  che  era  contemporaneamente 
occupato  di  multi  altri  lavori  idraulici  di  privata  speculazione  nel  Milanese, 
ottenne   un  grande    pubblico    attestato    della    confidenza  in  lui  riposta   dal 


i65 
Governo  coli*  essere  chiamato  anche  a  succedere  a!  Giudici  nella  direzione 
di  una   delle  più  difficili  opere  dell'arte,  qual  era  il   Canale  dì  Pavia. 

All'  arrivo  del  signor  Parea  alla  testa  dei  lavori  di  questo  canale ,  le 
prime  disposizioni  ehbero  per  iscopo  di  estendere  entro  l'anno  1810  la  sua 
navigazione  da  Milano  fin  oltre  il  paese  di  Moirago  ,  situato  a  circa  un 
terzo  dalla  linea.  Innanzi  però  di  far  por  mano  ad  alcun  dettaglio  delle 
opere  che  restavano  ad  intraprendersi  per  compirne  questa  tratta ,  avvisò 
il  signor  Parea  di  presentare  alla  superiore  approvazione  i  suoi  particolari 
pensamenti  intorno  al  punto  più  delicato  della  sistemazione  del  canale,  che 
era  tuttavia  la  distribuzione  delle  pendenze  del  terreno  lungo  la  sua  linea, 
massime  in  seguito  ai  nuovi  suggerimenti  sulla  dispensa  delle  acque  per 
usi  privati. 

In  •quell'occasione  il  signor  Parea  instò  più  che  non  si  fosse  mai  fatto 
per  l' addietro  sulla  necessità  di  procurarsi  al  Canale  di  Pavia  una  navi- 
gazione per  lo  meno  tanto  comoda  e  spedita  dal  Ticino  a  Milano  quanto 
da  Milano  al  Ticino.  A  tale  effetto  passò  egli  a  fare*  l'enumerazione  delle 
circostanze  locali  e  commerciali  da  cui  si  poteva  presumere  che  la  navi- 
gazione ascendente  del  nuovo  canale  dovesse  essere  più  attiva  della  di- 
scendente. Indi  propose  lo  stesso  sig.  Parea  la  pratica  distribuzione  di  pen- 
denze che  egli ,  accomodando  in  diverse  maniere  gli  elementi  del  problema, 
trovava  la  più  adattata  alle  circostanze  del  caso  nuovamente  considerate. 
Questa  nuova  determinazione  portava  di  ridurre  le  pendenze  del  canale 
nei  tronchi  che    rimanevano  da  costruirsi   alla  sola  misura    di    -  di    metri 

K> 

al  miglio,  corrispondente  alla  sei  mill.*  parte  della  lunghezza,  e  segnatameute 
di  rialzare  tanto  la  soglia  d'ingresso  del  terzo  sostegno  detto  di  Rozzano, 
quanto  la  cresta  delle  anteriori  arginature  del  canale  per  met.  o,  f»9 4  so- 
pra il   livello   dianzi   stabilito. 

Tale  proposizione  fu  allora  sottoposta  alla  discussione  del  Consiglio 
della  Direzione  generale  d' acque  e  strade ,  e  veune  una  prima  volta  ap- 
provata ,  anche  per  essere  favorevole  alla  considerazione  che  si  sarebbe 
potuto  estendere  tratto  tratto  verso  Pavia  ed  il  Ticino  la  navigazione 
del  nuovo  canale  ,  di  mano  in  mano  che  le  opere  vi  venivano  ulti- 
mate, e  indipendentemeute  dall'esecuzione  dei  lavori  sul  Naviglio  Graude 
per  avere  preparato  e  perenne  l' intero  corpo  d' acqua  del  nuovo  canale. 
Essa  offriva  iuolire  la  comodità  di  poter  sfogare  innocuamente  il  piccolo 


i66 
corpo  d'acqua  del  canale  su  qualunque  punto  della  linea  inferiore  al  Lam- 
bretto  e  superiore  a  Campeggi.  Ma  essendo  venuto  in  quel  frattempo  alla 
sorveglianza  della  direzione  dei  lavori  presso  il  Cauale  di  Pavia  l'ispet- 
tore generale  Cocoli ,  mostrò  questi  in  sulle  prime  di  nou  essere  abba- 
stanza persuaso  sì  dei  motivi  della  proposta  nuova  sistemazione  di  pen- 
denze sviluppabili  nei  tronchi  di  quel  canale ,  che  dell'  accuratezza  degli 
sperimenti  sin  allora  praticati  per  misurare  la  pendenza  assunta  in  super- 
ficie da  un  dato  corpo  d' acqua  decorrente  nello  stesso  canale.  Riconobbe 
bensì  di  seguito  il  sig.  Cocoli  le  gelose  circostanze  delle  continue  guerre 
in  cui  veniva  avvolto  lo  Stalo  in  quegli  anni  e  che  impegnavano  gli 
sforzi  comuni  di  chi  prendeva  interesse  all'ultimazione  della  grand' opera 
a  non  dar  luogo  ad  alcuna  interruzione  de' suoi  lavori,  pei  quali  erano 
state  pur  allora  assegnate  vistose  somme  dal  Governo.  Tuttavia  non  sa- 
peva rinunciare  quel  matematico  italiano  alla  sua  prima  idea  sull'  oppor- 
tunità dell' occasione  che  si  presentava  nel  Canale  di  Pavia  in  attualità  di 
costruzione  per  istituire  una  serie  di  osservazioni  e  di  esperienze  dirette 
a  rischiarare  alcuni  punti  di  idraulica  non  abbastanza  ceni ,  ed  a  deter- 
minare specialmente  i  rapporti  precisi  che  passano  fra  i  corpi  d'  acque  e 
le  loro  pendenze  superficiali  ne' canali  interrotti  da  sostegni.  Di  qui  è  che 
il  sig.  Cocoli  per  qualche  tempo  non  volle  pronunciare  cosa  alcuna  sul 
punto  della  proposta  riduzione  di  pendenze.  In  tale  frangente  l'oggetto  fu 
demandato  per  la  seconda  volta  alla  discussione  e  decisione  del  Consiglio 
della  Direzione  generale  d' acque  e  strade  ,  e  fu  richiesto  del  suo  parere 
anche  il  signor  Stratico  come  specialmente  informato  della  condotta  dei 
lavori  diretti  dal  Giudici  al  Canale  di  Pavia.  Allora  l'ideata  riduzione  di 
pendenze ,  sull'  appòggio  degli  sperimenti  eseguiti  e  dei  motivi  addotti  pre- 
cedentemente ,  fu  dichiarata  opportunissima  per  soddisfare  alle  viste  di  una 
ben  intesa  economia  nel  complesso  degli  usi  del  canale.  Vennero  inoltre 
in  quell'occasione  significati  i  motivi  particolari  per  i  quali  ,  nella  con- 
venienza di  rialzare  di  livello  la  cresta  delle  portine  del  sostegno  di  Roz- 
zano  ,  si  credeva  di  dover  preferire  1'  alzamento  di  soglia  all'  aumento  d'al- 
tezza delle  stesse  portine  ;  e  ciò  col  far  osservare,  che  nel  caso  di  rialzare 
le  portine  oltre  1'  ordinario,  si  rendeva  più  faticoso  il  loro  maneggio  senza 
necessità,  e  ch«  d'altronde  la  fabbrica  del  sostegno  si  sarebbe  dovuta  ele- 
vare egualmente ,  tanto    variando  il  livello  della    soglia    che    accrescendo 


167 
l'altezza  delle  portine.  Allo  stesso  tempo  fu  per  altro  dichiarata  lodevole  e 
conveniente  la  proposizione  di  lasciare  ancora  al  fondo  del  terzo  tronco  di 
canale  la  pendenza  effettiva  del  -1—  o  del  ■—■   della  lunghezza,  affine  di  re- 

IT  1000  0(3  OO  o  ' 

golarvi  con  una  soglia  sensibilmente  depressa  l'efflusso  dell'  acqua  all'  estre- 
mità inferiore  munita  dei  paraporti    dello    scaricatore    parallelo  al    bacino 
del  terzo  sostegno  sullo  stesso  canale.  E   per  giudicare  dell'  opportunità  di 
conservare  tale  pendenza  effettiva  di  fondo  al  terzo  tronco  del  canale ,  si 
soggiunse  ancora  che   ne'  giorni   di  navigazione  cessante  si  avrebbe  sempre 
per  essa  procurato  il  vantaggio   di  potervi  far  scorrere  un  corpo  d'  acqua 
molto  considerabile  e  dotato  della  desiderabile  velocità ,  affine  di  spurgare 
naturalmente  il  letto   di   quel  tronco   di   canale   per  la  sola  apertura   dei  pa- 
raporti suddetti   aventi  la  soglia  sensibilmente   più  bassa  di  quella   delle  la- 
terali portine   del   sostegno.  Per  tutto   ciò    la    Direzione    generale    d' acque 
e   strade  ha  approvato  una  seconda  volta  l'alzamento  della  soglia  d'ingresso 
del   sostegno    di  Rozzano   e  prescrisse   di  attenersi  per  allora  alle   massime 
di  una  pendenza  in   ragione  del  ~-   della  lunghezza  dall'  una  all'altra  soglia 
de' tronchi  di  canale  navigabile,  e  di  una  pendenza  effettiva  del  fondo  di 
questi  tronchi  regolata  invece  dalla  misura  del  ■—  o  del  ^r—  colla  soglia  del- 
lo  scaricatore  attiguo  a  ciascun  sostegno.  Ritenuta  quindi  tale  sistemazione  di 
pendenze  per  il   terzo   e   quarto    tronco    di  canale  ,  si   rimetteva  alle    ulte- 
riori esperienze  desiderate  la  decisione ,  se    essa  fosse    eccessiva  o    scarsa 
all'  iutento  ,  per  potersi  regolare   con   tutta  sicurezza  nei   successivi  tronchi 
inferiori  di  canale  senza  portare  veruna  alterazione  ai  superiori. 

Conformemente  ad  una  simile  risoluzione  furono  attivati  i  lavori  di 
varie  importanti  opere  cadenti  sulla  tratta  di  canale  dal  Lambretto  al  vil- 
laggio di  Badile.  Così  il  ponte  di  pietra  che  attraversa  il  canale  davanti 
al  paese  di  Cassino,  e  che  per  la  comunicazione  delle  campagne  in  quella 
località  non  si  è  potuto  schivare  coi  compensi  ai  privati ,  come  si  è  fatto 
di  tanti  altri  prescritti  nel  progetto  del  i8o5,  è  stato  ^eretto  appunto  in 
quell'annata  di  lavori  del  1810.  Fu  nella  stessa  occasione  che  s'introdusse 
per  la  prima  volta  sui  canali  del  Milanese  il  buon  uso  delle  stradelle  sottoposte 
alla  vòlta  dei  ponti  e  diramate  dalle  superiori  strade  dell'  alzaia,  per  l'oggetto 
di  operare  le  necessarie  comunicazioni  dell'  attiraglio  senza  incontrare  gli 
incomodi  e  la  perdita  di  tempo  e  forza  cagionata  alla  navigazione  nel  pas- 
saggio di  que' ponti,  dove  l' attiraglio  è  obbligato  ad  ascendere  per  piani 


i68 

molto  elevati,  non  che  a  distaccare  e  riattaccare  l'alzaia.  L'opera  del  4* 
sostegno  disegnata  sulla  linea  prima  di  arrivare  al  paese  di  Binosco,  e  già 
motivata  dal  Qiudici  sul  risparmio  di  spesa  iu   complesso  che  si  otteneva 
a  riservarla  per  un    punto    verso  il  paese  di    Moirago  ,  fu    riproposta    dal 
sig.  Parea  davanti  lo  stesso  paese  anche  per  la  riconosciuta  convenienza  che 
vi  era  di  abbassarsi  col  letto  del  canale    sotto   il  piano  delle  laterali  cam- 
pagne nell'  avanzarsi  verso  il  territorio  ed  il  villaggio  di    Binasco.    Difatti 
i  timori  sulla  salvezza  dei  terreni  tendenti  al  sortumoso  avevano  già  fatto 
riclamare  il  canale  tutto  incassato  sotto  il  piano  di  campagne  nelle   vici- 
nanze  di   Binasco  ;  e  la  prudenza  consigliava  di  non  accrescere  il  pericolo 
della  perdita  dell'  acqua  per    sotterranee    filtrazioni  col    ridursi  a  formare 
il  canale   arginalo  sopra  terra  fra   Moirago   e  Binasco.    Scelto    pertanto  al 
r>aese  di  Moirago  il  punto  più  opportuno  sulla  linea ,  eutro  lo  stesso  anno 
1810  fu  pure  intrapresa  e  spinta    colla    desiderabile    velocità  e  sopra  un 
piano  di  struttura  consimile  a  quello    del    sostegno  di  Rozzano    auche  la 
fabbrica  del  sostegno  di  Moirago. 

Essendosi  poi  assicurato  per  tal  modo  il  sig.  Parea  dell'  ottimo  pro- 
gresso dei  lavori  del  canale  iuoltrati  sulla  linea  fino  al  villaggio  di  Badile 
oltre  Moirago ,  ed  abilitato  d'  altra  parte  a  teuervi  attivati  i  travagli  an- 
che nella  stagione  d' inverno  per  dare  evasione  a  tutti  i  fondi  assegnati 
dal  Governo  per  le  spese  dell'anno  1810  al  Canale  di  Pavia,  avrebbe  po- 
tuto maturare  a  parte  il  piano  definitivo  d'esecuzione  del  pezzo  di  canale 
da  Badile  a  Binasco,  come  si  era  fatto  sin  allora  pei  superiori  ultimati  o 
in  attualità  di  costruzione.  Questo  per  lo  meno  era  il  mezzo  di  sollecitare 
tanto  la  redazione  dei  progetti  di  dettaglio  ,  quanto  1'  approvazione  delle 
opere  e  l'esecuzione  dei  relativi  appalli.  Ma  il  piano  di  quel  pezzo  di 
canale  si  trovava  legato  per  molti  rapporti  con  quello  dei  tronchi  di  ca- 
nale da  eseguirsi  sotto  Binasco  per  arrivare  a  Pavia.  D'altronde  non  sì 
era  più  costretti  a  quell'  epoca  per  mancanza  di  progetti  appaltati  ad  in- 
terrompere i  lavori  del  canale ,  onde  dar  luogo  ad  ulteriori  indagini  di- 
rette ad  ottenere  quella  maggior  perfezione  che  potesse  attingere  la  grande 
intrapresa.  Perciò  il  sig.  Parea  all'autunno  del  i8ro  si  determinò  di  col- 
tivare l' idea  di  una  nuova  variazione  di  linea  per  la  continuazione  dei  la- 
vori al  Canale  di  Pavia  ,  e  di  far  presente  il  bisogno  di  un  nuovo  piano 
generale  d'esecuzione,  seguendo  tutte  le  modificazioni  ed    alterazioni  sia 


: 


i6g 
allora  ideato  od  introdotte  nel  progetto  del  i8c5.  La  proposizione  di  que- 
sto nuovo  piauo  esseudo  stata  ben  accolta  dalla  Direzione  generale  d'acque 
e  strade,  ne  fu  tosto   ordinata   la  redazione   al  sig.  Parea  per  essere    ras- 
.s  egnato  alla  superiore   discussione   od   approvazione. 

Compiuti  intan lo  i  lavori  sulla  tratta    di    canale    dal  Lambretta  al  4«° 
sostegno   detto  di  Moirago  ;  eseguito  alla  presenza  del   Direttore    generale 
d'acque   e  strade   il   formale   esperimento   della   navigazione    estesa  da   Mi- 
lano  fino   a    Moirago    negli    ultimi    giorni   di   quell'anno    1810  ;    inoltrali   a 
passi  di   gigante  i  lavori  sull'altra   tratta   di    canale   da    Moirago   a   Badile; 
attivato  il  proseguimento    dei  lavori   residui   su  questa  medesima   tratta  colla 
d  e;ùderabile  velocità   anche  nel    cuore  di  quell'  invernata  ;  fatta  alla  presenza 
dell'  inallora  Ispettore   generale   sig.  Antonio   Tadini   un' altra  esperienza  sul 
2."  tronco   di   canale   per  verificarvi  la    pendenza   assunta  in   superficie    dal 
corpo  d'acqua  intiodottovi  a  quell'epoca  dalla  Conchetta;  rinnovato   indarno 
contemporaneamente  dal  sig.  Parea  presso  il  Governo  il  desiderio  dei  mezzi 
per   fare  sul  canale  di  Pavia  una  serie   di  ben    disposte  e   meditate    espe- 
rienze  idrauliche  che  per  pochi  mesi  continuate   potrebbero   reudere  incal- 
colabili  vantaggi  allo    Stato  col    fornire    qualche    lume  in    un'arte  quanti  lo 
utile   e  necessaria  per  esso  ,  altrettanto    incerta  sinora  e  congetturale    nel- 
l'applicazione alla    generalità  de' casi    pratici,  è    poi     stato    presentato    nel 
geunaio    del   successivo  anno    181 1   il  piano  ordinato  per  l'esecuzione  dei 
lavori    del  Canale   di  Pavia  dal  villaggio  di  Badile  allo  sbocco  in   Ticino. 

In  tale  piano  suddivisa  l'intera  tratta  di  canale  che  restava  da  costruirsi 
«elle  tre  parti  distinte  da  Badile  a  Binasco ,  da  Binasco  alle  mura  di 
Pavia  e  da  queste  mura  al  Ticino,  si  cominciò  dal  dichiarare  che  invece 
di  lambire  colla  direzione  del  canale  l'abitato  di  Binasco  per  tutta  la  lun- 
ghezza di  questo  villaggio ,  e  gettarsi  di  sotto  ad  esso  nel  Cavo  Navigliac- 
cio  pév  restarvi  sino  a  Campeggi,  fosse  più  conveniente  il  distaccarsi  da 
quell'  abitato  per  andare  in  liuea  retta  a  raggiungere  per  mezzo  alle  cam- 
pagne la  strada  postale  da  Milano  a  Pavia  in  un  punto  poco  di  sotto  di  Binas- 
co, da  dove  continuare  a  scorrere  le  campagne  a  sinistra  e  parallelamente  alla 
stessa  strada  per  lo  meno  fino  a  Campeggi.  Da  quest'  altro  punto  si  faceva 
vista  di  dirigersi  ancora  col  canale  attraverso  la  strada  postale  alla  volta 
<li  un  tratto  di  cavo  fatta  aprire  nel  1807  dal  Brunacci  presso  le  mura  di 
Pavia  e  sulla  liuea  fissata    nel    progetto    del   i8o5.    Invece  poi  di  entrare 


'«^o 


nella  fossa  esterna  alle  mura  di  quella  città  presso  Porta  S.  Vito,  e  di  ri- 
volgersi in  essa  a  sinistra  'per  restarvi  sino  al  fiume  o  per  sortirne  aìtne- 
jjo  soltanto  nelle  sue  vicinanze  a  spiccare  lo  sbocco  in  silo  opportuno  , 
si  è  determinato  allora  di  disegnare  1'  andamento  del  Naviglio  in  qualche 
distanza  dalla  fossa  di  Pavia  e  di  attenersi  press' a  poco  a'io  stesso  punto 
fissato  per  lo  sbocco  nel  progetto  del  i8o5.  Del  resto  mancavano  a  quel- 
1'  epoca  le  ulteriori  osservazioni  di  Ticino  che  dassero  sicuro  indizio  del- 
l' indole  di  questo  fiume  in  ordine  allo  stabiljmeuto  del  proprio  letto  dopo 
la  chiusura   di  alcuni  suoi  rami  al  di  sotto   del   Poute  di  Pa\ia. 

I  motivi  soggiunti  in  quell'occasione  in  appoggio  delle  accennate  variazio- 
ni (l'andamento  del  canale  offrivano  in  generale  risparmio  di  rilevante  spesa 
nel  complesso   delle   opere  ,  e  maggior  brevità  di  linea  per  ciò  che  riguarda 
la  tratta  di  canale  in   fronte   al   paese    di   Binasco.    Parlando    specialmente 
della  lunga  tratta  di  canale  dall'abitato  di    Binasco  fino  a  Campeggi,  gli 
inconvenienti  che  si  venivano  a  sfuggire  erano  di  più  sorta.  1  principali  però 
si  riducevano  a  quelli  dipendenti  dalla  mescolanza  delle  acque  del  Navigliac- 
cio   che  sono  soggette  a  piene  considerabili,  obbligate  ad  avere  il  loro  pelo 
a  livelli  fissi ,  incertissime  nella  quantità  ,  inferiori  in  qualità    per  1'  uso  delle 
irrigazioni,  e  devolute  ad  un  gran  numero  di  privati  possessori,  colle  acque  del 
canal   navigabile  che  erano  di  sicura  provenienza ,  di  determinata  quantità  e 
pelo,  di  nota  bontà  per  le  irrigazioni  e  di  ragione  pubblica.  Discorrendo  fi- 
nalmente della  discesa  del  canale  dal  pian  superiore  della  costa  di  Ticino  al 
basso  letto  di  questo  fiume  ,  i  motivi   addotti  in    favore  della  nuova  linea 
proposta  si  fondavano  sulla  convenienza  di  abbandonare    la  fossa  di  Pavia 
per  evitare   ogni  pericolo    sì    di  trapelazione  ai  luoghi   sotterranei    dei  vi- 
cini abitati,  che  di  fondo  mal  fermo  e  inetto  a  sostenere  le  fabbriche  del 
canale  ,  e  per  tenere  inoltre  il  Naviglio  non  troppo  profondamente  incas- 
sato ,  comodamente    accessibile    per  i    carichi    e  scarichi  delle  barche   ed 
esposto  meno  lungamente  ai  geli  delle  invernate,  non  essendo  coperto  ai 
lati  di  mezzogiorno  e  ponente  traile  mura  di  fortificazione  di  quella  città. 
Passando  dall'  elemento   della  direzione    del    canale    a  quello   della  di- 
stribuzione di  pendenze  ,  ed  appoggiandosi  a  tutte  le  circostanze  del  caso 
sin  allora  presentatesi  nel  corso  dei  lavori    ad  alterare  i  dati   del  problema, 
non  che  alla  succitata  uuova  esperienza  appositamente  eseguita ,  si  propo- 
neva dal  sig.  Parea  di  continuare  ad  attenersi  ancora  alle   surriferite  misure 


adottate  ed  usate  per  il  3.°  e  4-°  tronco  di  canale  diauzi  ultimati.  Circa 
però  al  collocamento  degli  altri  sostegni  segnati  nel  progetto  del  i8o5 
per  consumare  1'  eccesso  di  pendenza  del  terreno  in  confronto  di  quella 
sviluppabile  sulla  linea  di  navigazione,  si  è  proposto  in  quell'  occasione  di 
distribuirli  definitivamente  in  modo  da  averne  superiormente  a  Pavia  uno 
a  Casarile ,  un  secondo  a  Nivolto,  un  terzo  a  Torre  del  Mangano  ed  un 
quarto  a  Cassiniuo  ,  ed  inferiormente  ancora  un  numero  di  tre  per  la  di- 
scesa della  costa  di  Ticino,  da  situarsi  il  primo  a  Porta  S.  Vito  di  Pavia, 
il  secondo  al  bastione  della  botanica ,  ed  il  terzo  a  Porta  Cremona 
della  stessa  città.  Nel  mentre  poi  che  si  facevauo  tali  proposizioni  sulla 
determinazione  dell'elemento  più.  importante  per  il  sistema  del  canale,  si 
riservava  anche  dal  sig  Parea  la  facoltà  di  poter  permettersi  all'atto  dei 
lavori  qualche  varietà  nelle  pendenze,  da  tronco  a  trouco  e  da  sostegno 
a  sostegno ,  per  adattarsi  alle  disuguali  circostanze  che  si  sarebbero  veri- 
ficate  nel  rilievo   dei  progetti   di   dettaglio. 

Dichiarate  e  motivate  nella  stessa  occasione  tutte  le  altre  dimensioni 
ed  edifici  del  canale,  ne  fu  rassegnato  il  piano  alla  superiore  approvazione. 
Rimesso  questo  piano  all'esame  dell'Ispettore  generale  sig.  Tadini,  che  è 
subentrato  al  sig.  Cocoli  nella  sorveglianza  alla  direzione  dei  lavori  del 
Canale  di  Pavia  ,  la  Direzione  geuerale  d' acque  e  strade  ha  poi  ottenuto 
in  pochi  giorni  il  relativo  rapporto  sui  principali  articoli  del  nuovo  piano 
progettato. 

Circa  all'andamento   del  canale,  il  sig.  Tadini,  dopo  aver  enumerati  ta- 
luni dei  pregi  della  nuova  linea  proposta,  finiva  col  dichiararla  meritevole 
d'approvazione  a  fronte  di  quella    del     i8o5.    Circa    alla  più  convenevole 
direzione   della  confluenza  del   canale  col   fiume  ,  il  sig.  Tadini  vedendola 
nel  piano  esibito    disegnata    non    cosi  cospirante    come    nel   progetto    del 
i8o5  prese  occasione   di  fermarsi  ad  avanzare  la   sua  particolare  opinione 
su  questo  punto   delicato  dell'  arte.  E  ritenendo  egli  che  le  confluenze  na- 
turali ed  artificiali  dei  fiumi  e  dei  canali  si  facciano  ordinariamente  ad   an- 
goli poco  men  che  retti,  e  che  inoltre  l'imboccare  colle  barche  un  canale  che 
ricapita  in  un  fiume  ad  angoli  retti  sia  sempre  un  affare  uè  incomodo  né  dif- 
ficile, non  esitò  a  rappresentare  come  assoluiameute  migliore  di  quella  del- 
l'originario progetto  la  direzione  dello  sbocco  del  Canale  di  Pavia  di  nuovo 
proposta  ,  ed  a  mostrare  il  suo  desiderio  che  questa  veuisse  definitivamente 

*4 


K72 
adottata  anche  dopo  le  ulteriori  osservazioni  riservate  per  la  precisa   deter- 
minazione della  scelta  del  punto  di  confluenza  sotto  il  Ponte  di  Pavia. 

Intorno  poi  alla  distribuzioue  delie  cadute,  mentre  la  più  recente  espe- 
rienza sulla  pendenza  superficiale  dell'acqua  decorrente  in  allora  nel  secondo 
tronco  di  canale  aveva  indicata  la  misura  del  ~-   per  abbondarne,  si  po- 
teva però  credere  col  sig.  Purea  che  non  lo  fosse  stando   invece  al   com- 
plesso delle  viste  e  dei  motivi  che  si  riferivano    all'epoca    dell'opera  ul- 
timata. Ma    qui  il    sig.    Tadini    non   è   stato    dello   stesso    sentimento     del 
sig.  Parea.  Opinando  il  primo  di  doversi  attenere  più  strettamente  al  risul- 
tato  di   quella   esperienza,  come  a  un   dato  poco  o  nulla  variabile  in   pro- 
gresso di  tempo  ,  ha  proposto   di  pendeuza    il   — -  della  lunghezza,  come 
quella  misura  che    era    aucor    maggiore    dell'  osservata  in  occasione   della 
succitata  esperienza  sul  tronco  di  canale  fra  la  Gonchetta  e  la  Conca  fai- 
lata.  Assegnando  soltanto  tale  pendenza  del  —!—    alla  superficie  fluida   del 
corso   del  canale   ne'  tronchi  inferiori  di   circa   due   miglia  in   lunghezza  ,  se- 
condo il  sig.  Tadini,  veniva  ad  essere  sempre  possibile  ancora  il  moltiplicare 
all'occorrenza  con  un   piccolo    aumento     d'altezza  la  portata    d'acqua    del 
canale.  Inoltre  la  custodia  e  la  regolare  manutenzione   dovevano  ,  secondo 
lui ,  preservare    il  canale    da  ogni  alterazione  ,   dipendente  da  piene  o  da 
depositi  ed  altri  ostacoli  ;  per  cui  non   era    presumibile    che    potesse    mai 
accrescersi  la  pendenza  del  pelo   oltre  quella  misura  regolata  sulla  norma 
della  perennità  e  facilità  della  navigazione  unita  alla  massima  economia  delle 
acque  di  irrigazione  ne' tempi  e  ne' luoghi  de]  maggior  bisogno.  Combinò  ge- 
neralmente il  sig.  Tadini  nella    massima  di  stare  alla  uniforme  distribuzione 
di  pendenze  sol  per  quanto  lo  permettono  le  circostanze  del  caso  da  tronco 
a  tronco   di  canale   e  da    sostegno   a    sostegno.    A  riguardo  di  queste  fab- 
briche ne   dichiarò  ben  inteso  il  proposto  numero  ed  il  loro  collocamento 
al  Canale  di  Pavia.   Aggiunse    che    «  malgrado  il   suggerimento  di  qualche 
«  autorevole  architetto   d<?gli  idraulici  edif^i    la  sperienza    non  ha  ancora 
«  ben   additato  entro  quai  limiti  sia    più    conveniente    l'accrescere  il  salto 
a   dei    sostegui    o    invece    il    loro    numero  »   ',  che    in    mancanza  di    una 
massima    ben    accertata  a    questo    riguardo    si    può   dire    unicamente    che 
io  scopo  del!' arte  è   quello   di  ottenere  il  migliore    e  più  sicuro    servigio 
della    navigatone    e    del    canale    per    gli  altri    suoi     usi  ,    e  che    con  ciò 
j'on  s' i'^tende   e  non    si    dev2    intendere     «    d'imbrigliare    la    sagacità   nel 


<  cercare  di  migliorare  se  è  possibile  anche  ì  rnetodi  piix  usitatì  di  questa 
a  parte   dell'  idraulica  architettura.  » 

Sull'  articolo  finalmente  di  tutti  gli  altri  elementi  del  canale  subordi- 
nati a  quelli  della  direzione  e  della  pendenza,  che  ne  costituiscono  il  siste- 
ma, non  ha  fatto  il  sig.  Tadini  in  tale  occasione  alcuua  osservazione  in  con- 
trario ;  se  non  che  riflettendo  egli  alle  diverse  circostanze  del  commercio 
del  canale  sui  diversi  punti  della  sua  linea,  ammise  la  necessità  di  un  seno 
in  forma  di  darsena  alla  Porta  S.  Vito  di  Pavia,  e  propose  pei  bisogni 
del  grande  commercio  del  Ticino  e  del  Po,  Dell'  ipotesi  che  dovesse  con- 
tinuare a  far  capo  e  stazione  appena  di  sotto  del  Poute  di  Pavia ,  un 
graude  scalo  per  l'approdamento  generale  delle  barche  di  quella  gran  via 
commerciale   dell'alta  Italia. 

Mandati  successivamente  alla  discussione  del  Consiglio  della  Direzione 
generale  d'acque  e  strade  tanto  il  piano  Parea  che  il  parere  Tadini  sui 
lavori  del  Canale  di  Pavia,  nella  seduta  del  giorno  21  gennaio  181  1,  dopo 
luugo  dibattimento  sui  principj  dell'arte  e  sulle  considerazioni  che  favori- 
vano le  particolari  opinioni ,  fu  appuntata  la  conclusione  che  approvava  il 
piano  Parea  colle  osservazioni  Tadini  ,  e  fu  prescritto  di  fare  sopra  tale 
decisione  dettagliato  rapporto  all' inallora  Ministero  dell'Interno,  perchè 
fosse  rassegnata  all'approvazione  del  Viceré  la  nuova  variazione  di  linea 
onde  abilitarsi  ad    abbandonare  quella  indicata  nel   progetto  del    i8o5. 

Ripigliando  ora  i  dettagli  storici  de'lavori  del  Canale  di  Pavia,  quelli 
attivati  e  condotti  felicemente  a  termine  nel  181 1  non  sono  meno  rilevanti 
degli  altri  riferiti  di  sopra,  che  formarono  la  campagna  de'lavori  dell'anno 
precedente  1S10.  Specialmente  è  nato  in  mezzo  ai  lavori  di  quell'anno  181 1 
e  stato  adottato  il  pensiero  di  munire  con  modica  spesa  il  Canale  di  Pavia 
di  una  seconda  strada  per  l'alzaia,  ciò  che  riuscì  molto  comodo  ed  utile 
per  la  navigazione  delle  barche  in  senso  contrario  e  per  lo  sfuggimento 
del  pericolo  di  caduta  ai  passaggeri  che  avrebbe  presentato  la  frequente 
interruzione  di  un  argine  del  canale  ad  ogni  fabbrica  di  botte  o  ponte- 
canale  per  il  passaggio  de'fossi  trasversali  alla  linea.  Una  quantità  di  pro- 
petti di  dettaglio  per  opere  parziali  fermò  successivamente  1' attenzione  del 
Consiglio  della  Direzione  generale  d'acque  e  strade;  ma  il  più  interes- 
sante di  tutti  i  progetti  presentati  in  quell'  annata  di  lavori  è  senza  dubbio 
il  piano  d'  esecuzione  del  5.°  tronco  del  canale  che  termina  al  sosteguo 
di  Casarile, 


1-74 

Nel  determinare  il  livello  della  soglia  delle  portine  di  questo  sostegno, 

il   sig.  Parca  si   era  attenuto    alla    distribuzione    di     pendine    dianzi   fusata 

Della   misura   dell'uno   per   Ogni     uovemila   di    lunghezza.    E^li   però   al   5° 

tronco   di   canale   continuava   a   regolare   in   una  misura  diversa   la  pendenza 

effettiva  del  fondo  ,  a  somiglianza   di  quanto  si  era  fatto  superiormente  per 

altri  tronchi.  Più   precisamente  pensava   il   sig    Parea    li    disporre   i  tronchi 

di  canale  che   restavano   a  costruirsi  sino   alle   mura  di   Pavia   pendenti   sul 

fondo   nella  ragione   dell'  uno    per   ogni    seimila   di    lunghezza ,   preso   dalla 

soglia  dei  portoni  di  un  sostegno   alla  soglia  dello   scaricatore  alligno  alle 

portine   del  sostegno    immediatamente    inferiore.    Si   veniva  così   a  lasciare 

una   differenza  di   livello   fra  le   soglie  delle  portine   e    del  vicino  scaricatore 

di  ciascun   sostegno   che   nel   caso  ^concreto  del  tronco  appena    superiore   al 

sostegno  di  Casarile  riusciva  di  metr.  o ,  366.  La  principale  ragione  addotta 

per   continuare  i  lavori    nell'assunto    di  una    tal    disposizione   di    fondo    si 

aggirava  geueralmeute   sopra  il   vantaggio   di   poter   dare  per    essa    in     ogui 

occorrenza  e  con  tutta  la  certezza  desiderabile  un  più  libero    ed    innocuo 

sfogo  alle  acque  del  naviglio. 

Sottoposta  l'accennata  massima,  sulla  sistemazione  del  foudo  del  canale 
ne' suoi  diversi  tronchi,  all'esame  del  sig.  Tadini,  si  è  questi  dichiarato 
di  parere ,  che  dal  conservare  la  pendenza  effettiva  del  fondo  in  una  ra- 
gione maggiore  di  quella  del  pelo  d'acqua  e  delle  soglie  dei  sostegni,  non 
venisse  altrimenti  abilitato  il  canal  naviglio  a  portare  all'uopo  alcun  mag- 
giore corpo  d' acqua.  In  appoggio  di  tale  opinione  soggiunse  come  un 
principio  d'arte  il  sig.  Tadini,  che  la  velocitazione  dell'acqua  ed  in  con- 
seguenza la  più  o  meno  velocità  sua  ne'  tronchi  di  canale  simultaneamente 
dipende  dalla  declività  della  superficie  e  non  da  quella  del  fondo.  Di  qui 
si  ricavò  poi  dallo  stesso  sig.  Tadini  la  conclusione,  che  conservato  costante 
il  livello  dell'acqua  avanti  le  portiue  di  un  sostegno,  non  potesse  giammai 
crescere  la  massa  dell'  acqua  slessa  decorrente  nel  tronco  superiore  di  na- 
viglio senza  che  questa  si  alzasse  corrispondeutemente  di  pelo  sopra  la 
coglia  de' portoni  del  sostegno  superiore,  onde  acquistare  quell'aumento  di 
pendenza  in  superficie  che  gli  abbisogua  per  essere  velocitata  quanto  si 
richiede  per  la  simultaneamente  accresciuta  sua  massa  Ammesso  ciò ,  il 
sig.  Tadiui  e  passalo  a  far  riflettere,  che  piuttosto,  col  dare  al  fondo  mag- 
gior caduta  che  alla  superfìcie,  un  reale  vantaggio  che  si  otteneva  sicura- 


i75 
mente  era  quello  di  aumentare  la  sezione  del  canale  per  offrire  al  corso 
della  navigazione  minori  resistenze  ;  ma  tuttavia  pensando  a  scompartire  re- 
golarmente questo  vantaggio  su  tutta  la  lunghezza  dei  tronchi ,  propose  il 
sig.  Tadiui  di  ridursi  a  tenere  un  poco  piìi  elevato  il  livello  delle  sponde 
del  canale  ed  il  ciglio  delle  portine  sopra  le  soglie  de' sostegni  che  for- 
mano  i   limiti  di   ciascun   tronco. 

A  questi  rilievi  del  sig  Tadinji  teune  dietro  la  risposta  del  sig.  Parea 
il  quale,  sul  proposito  delle  maggiori  o  minori  pendenze  del  fondo  in  un 
canale  libero  indefinito  e  non  interrotto  da  sostegui  e  da  altra  simile  ca- 
gione di  rigurgito.,  rammentò  come  una  verità  di  esperienza  la  influenza 
di  quel  fondo  sulla  maggiore  o  minore  velocitazione  dell'  acqua  che  scorre 
per  esso  canale  ed  in  conseguenza  anche  sulla  maggiore  o  mìnoie  velocità. 
Dedusse  inoltre  il  sig.  Parea  che  quella  velocitazione  e  questo  più  o  meno 
di  velocità  simultaneamente  dipendessero  dalla  declività  della  superficie 
e  da  quella  del  fondo  ,  in  luogo  di  credere  col  sig.  Tadini  che  fossero 
unicamente  da  ripetersi  e  considerarsi  dipendenti  dalla  pendenza  superfi- 
ciale. Aggiunse  per  ultimo  il  sig.  Parea,  che  secondo  lui  una  qualche  somi- 
glianza di  effetti  si  manifesta  pure  sui  cauali  interrotti  da  sostegni  a  date 
considerabili  distanze,  per  cui  inclinava  a  credere  che  nei  tronchi  del  Ca- 
nale di  Pavia  il  più  pendente  sul  fondo  fosse  anche  quello  che  portar  do- 
vesse maggior  corpo  d'acqua  sotto  la  slessa  pendenza  di  pelo  e  nella  parità  di 
tutte  le  altre  circostanze.  Volendo  poi  decidersi  nel  caso  concreto  ad  una 
scelta  sopra  cose  secondarie ,  si  ricordò  dal  sig.  Parea  la  comodità  che  pre- 
sentava la  soglia  più  bassa  sul  fondo  del  canale  ,  in  corrispondenza 
più  pendeute  ,  nella  circostanza  di  riparazione  o  di  spurgo  del  canale 
per  poter  essere  questo  più  sollecitamente  e  più  perfettamente  rasciugato  e 
sbarazzato  da  depositi.  Non  è  neppure  sfuggila  1'  altra  comodità  che  la  cor- 
rente attratta  dalle  luci  aperte  al  di  sopra  della  stessa  soglia  più  depressa  vi 
si  sarebbe  trovata  ad  una  tale  profondità  sotto  il  pelo  d'acqua,  che  essa  or- 
dinariamente poco  o  nulla  avrebbe  potuto  influire  sulla  direzione  delle 
barche  all'ingresso  dei  sostegni  col  deviarle  dalla  parte  delie  portine  e 
trascinarle  con  impeto  a  quella  dello  scaricatore  a  danno  della  fabbrica 
ed  a  dispendio  di  tempo  nella  navigazione.  La  questione  però  fu  tolta  di 
mezzo  dalla  proposizione  del  sig.  Parea,  che  dimandò  al  Consiglio  della 
Direzione  generale   d' acque  e  strade   di  ritenere  le  cose  come  erano  state 


da  lui  progettate  pel  tronco  di  canale  in  costruzione  da  Moirago  a  Cast- 
rile    e    di    adottare  V  applicazione    delle    uuQve    rimarche   del  sig.   Tadini 
soltanto  nella  costruzione  dei  tronchi  inferiori  di  canale.  Questi  non  esseudo 
intrapresi  sino  allora  ,   non    richiedevano    alcuna    alterazione    di    lavoro    e 
perdila  di  tempo  nella  rinnovazione  dei  progetti  ;  anzi  in  essi  il  corpo  d'ac- 
qua  del  canale  dovendo   dimiuuire    per    successive    diramazioni ,  non   sus- 
sisteva l'eguale  Insogno   di  far  servire    la    maggior    pendenza   di  fondo  al 
più  grande  smaltimento  d' acqua   che  si   potesse  desiderare  sotto  la  stessa 
linea  della  navigazione.   Ciò  è    quanto  venne  definitivamente    assentato  dal 
Consiglio  della  Direzione  generale  d'acque  e  strade  nella  seduta  del  giorno 
xq  marzo    1811    e    preparato    da    mettersi    in  pratica   successivamente    sui 
tronchi  di  canale  inferiori  al  sostegno  di  Casarile.   Col    tenervi  le  sponde 
due   decimetri  più  alte  dell'  usato  sui  tronchi  superiori  fino  ad  arrivare  alla 
Conchetta  e  eoi  regolarvi  definitivamente  anche   la  pendenza  effettiva  del 
fondo   alla  misura  del  — —  della   lunghezza,  si  è   reso  cosi  il  ciglio   del  ba- 
cino dei  sostegni  allo  stesso  livello  del  ciglio  dei  vicini  scaricatori. 

Di  quell'anno  181 1  è  pure  la  costruzione  dei  ponti  di  Badile  e  di 
Binasco  cadenti  sul  tronco  succennato  del  canale  che  si  stende  da  Moirago 
a   Casarile. 

lu  oggetto  del  ponte  di  Badile  era  la  comunicazione  dell'  ahitato  del 
paese  di  questo  nome  e  delle  vicine  campagne,  la  quale  restava  tagliata 
coli'  apertura  del  nuovo  canale.  In  sulle  prime  esso  venne  progettato  di 
pietra  e  simile  al  ponte  di  Cassino  ;  ma  siccome  avanti  l'esecuzione  di 
una  qualunque  idea  o  lavoro  si  fa  sempre  luogo  ai  miglioramenti  ed  al- 
l' ulteriore  perfezione  ;  così  all'  atto  stesso  in  cui  si  stava  per  appaltare  i 
lavori  del  poute  di  pietra  a  Badile  è  suggerito  al  sig.  Parea  che  potesse 
essere  un  ripiego  vantaggioso  la  sostituzione  di  una  forma  di  ponte  di  legno, 
il  quale,  galeggiando  sul  canale,  servisse  con  discreta  comodità  alla  neces- 
saria comunicazione,  ed  a  guisa  di  ponte-levatoio  si  adattasse  facilmente,, 
dopo  aver  fatto  il  suo  uffizio,  in  un  seno  appositamente  costruito  da  un 
lato  del  canale  per  non  recar  incomodo  alla  sua  navigazione.  Ne  l'econo- 
mia di  quel  ponte-galleggiante,  che  a  giudizio  dell'Istituto  italiano  ottenne 
al  sig.  Parea  1'  onore  della  medaglia  d'  argento  in  occasione  della  distri- 
buzione de' premj  d'arte  ed  industria  per  l'anno  181 1  ,  va  rilevata  sol- 
tanto   dal  minor    dispendio    che    richiese  in    confronto    per    esempio  del 


i77 
*>onte  di  Cassino  per  la  sua  costruzione;  ma  specialmente  dal  risparmio  pro- 
curato per  la  sua  disposizione  da  presentare  il  palco  in  un  sol  piauo 
colle  laterali  campagne  e  colla  strada  postale  in  paragone  del  tempo  e  della 
forza  consunta  dal  carreggio  in  un'erta  salita  che  vi  sarebbe  riuscita  ancora 
indispensabilmente  meno  comoda  di  quella  del  ponte  di   Cassino. 

All' ingresso  in  Rinasco  dalla  parte  di  Milano  era  inevitabile  il  dare  al 
canale  o  alla  strada  postale  un'aspra  svolta,  qualora  al  ponte  da  costruir- 
si in  quella  località  della  linea  non  si  fossero  assegnate  che  le  solite 
dimensioni.  Nelle  vicinanze  dello  stesso  ponte  concorrendo  la  Roggia  Ma- 
Irignana  ad  attraversare  le  linee  del  canale,  delle  due  strade  laterali  per 
l'alzaia,  e  della  strada  postale;  e  di  più  cadendo  ivi  per  l'economia  del 
progetto  il  passaggio  della  principale  strada  per  1'  alzaia  dalla  destra  alla 
sinistra  sponda  del  canale  ,  rendevasi  necessaria  una  fabbrica  che  presen- 
tasse un  disimpegno  proporzionato  alla  varietà  delle  combinazioni  locali 
ed  alla  libera  continuazione  del  canal  navigabile,  del  cauale  d' irriga- 
zione ,  della  strada  postale  e  delle  due  strade  per  l' alzaia.  L' intento  si  è 
poi  conseguito  in  parte  col  trasportare  per  una  tratta  1'  alveo  della  Ma- 
triguaua  per  modo  che  la  sua  botte  venisse  a  intersecare  ad  angoli  retti 
la  direzione  del  Naviglio  e  a  passare  precisamente  sulla  linea  centrale  del 
ponte  ideato,  ed  in  parte  coli'  estendere  in  guisa  la  vòlta  di  questo 
ponte  che  il  suo  piano  superiore  riuscisse  di  figura  ottagona  ,  e  restasse 
accessibile  da  quattro  lati  per  il  comodo  e  generale  inGiocicchiamento 
delle  strade  ,  e  da  quattro  altri  lati  formasse  facciata  verso  il  Naviglio  e 
la  Roggia  Matrignana. 

Approvati  regolarmente  i  progetti  di  queste  opere  e  di  tutte  le  altre 
comprese  nel  tronco  di  cauale  da  Moirago  a  Casarile  ,  ne  furono  imme- 
diatamente intrapresi  i  lavori ,  che  progredendo  colla  massima  desiderabile 
velocità  arrivarono  verso  la  fiue  del  suddetto  anno  1 8 1  i  al  segno,  che  si 
£  potuto  inoltrar  l'acqua  in  canale  fino  al  paese  di  Binasco ,  eseguirvi  il 
formale  esperimento  della  navigazione  alla  presenza  del  Direttore  geuerale 
a  acque  e  strade  ed  attivarvi  il  corso  di  una  prima  barca  corriera  pel  giorna- 
liero   servizio  del  pubblico  nel  trasporto   de'  viandanti  e  delle  piccole   merci. 

Passaudo  ora  a  qualche  cenno  storico  dei  progetti  e  delle  opere  ese- 
guite al  Canal  di  Pavia  nei  successivi  anni,  diremo  primieramente  che  nel 
.181.2   spingendosi  i   lavori  per  ultimarlo  nella  tratta  da  Binasco    al    soste- 


t78 

gno  di  Casarile,  vennero  contemporaneamente  predisposti  ed  approvati  die- 
tro le  norme  stabilite  e  da  noi  di  sopra  riferite  i  piani  d'  esecuzione  con 
tutti  i  dettagli  desiderabili  per  la  continuazione  ed  ultimazione  dei  due 
tronchi  di  canale  inferiormente  susseguenti  da  Casarile  a  Nivolto  e  da 
Nivolto  a  Torre  del  Mangano. 

Presso  il  6.°  sostegno  detto  di  Nivolto  l' intreccio  dei  fossi  d' irriga- 
zione cadenti  sotto  la  linea  del  canale  navigabile  non  era  ancora  dei 
più  mirabili  che  s'incontrano  nel  Milauese,  ma  pure  complicato  a  segno 
da  rendervi  necessaria  uua  quantità  di  opere  dispendiose  in  piccolo  spa- 
zio di  terreno.  Non  si  è  trascurato  però  di  indurre  i  privati  proprietari  ad 
alcuni  scambi  per  evitare  la  costruzione  di  un  maggior  numero  di  queste 
opere  oltre  quelle  che  si  eseguirono  su  tal  punto  del  cauale  e  che  con- 
sistono in  varie  botti  e  ponti  e  trasporti  di  diverse  tratte  di  canali  d' irriga- 
zione. Nel  tracciare  sul  luogo  all'atto  dell'  esecuzione  dei  lavori  la  linea  pre- 
cisa dei  tronchi  di  canale  inferiori  a  Binaseo  ,  si  è  prescelto  di  slare  un 
poco  distante  dalla  strada  postale  ,  lasciandovi  interposta  una  lingua  di 
terreno  più  o  meno  rilevata  in  forma  di  banchina  per  servire  di  maggior 
sicurezza  alla  strada  medesima.  Cosi  si  è  schivato  di  adattare  la  strada  al 
profilo  delle  sponde  del  canale  col  sottoporla  a  dispendiosi  movimenti  di 
terra.  Neil' avvicinarsi  a' sostegni  si  è  preferito  di  dare  qualche  svolta  o 
gombito  alla  linea  del  naviglio,  anziché  rendere  incomodi  e  faticosi  i  pas- 
saggi sopra  ì  ponti  annessi  a  quelle  fabbriche.  Al  paese  di  Torre  del 
Mangauo  trovandosi  V  intersecazione  della  linea  del  naviglio  col  viale  che 
conduce  al  celebre  e  tnaguifico  Tempio  della  Certosa  di  Pavia,  la  fab- 
brica del  7.0  sostegno  del  canale  fissato  in  quella  località  venne  situata 
più  precisamente  per  modo  che  il  solito  ponte  alla  sboccatura  del  soste- 
gno servisse  nel  tempo  stesso  alla  continuazione  di  questo  viale  attraverso 
il  naviglio  per  arrivare  alla  strada  postale.  Inoltre  ,  per  non  interrompere 
minimamente  la  bella  visuale  da  questa  strada  postale  alla  facciata  di 
quella  Chiesa ,  si  è  anche  schivata  ogni  sensibile  ascesa  al  ponte  stesso 
coli'  impostare  alquanto  più  basso  dell'  ordinario  1'  arco  suo  sulle  sponde 
del  canale  ,  giacche  il  salto  di  quel  sostegno  lo  permetteva  senza  dauno 
del  libero  passaggio  delle  barche  cariche.  Finalmente  facendovi  discendere 
con  dolce  declivio  le  stradelle  dell'alzaia  laterali  al  sostegno  dal  livello 
del  suo  ciglio  al  piano  del  ponte    annesso,  si  venne  a    lasciare  innocua- 


*79 
metile  che  una  parte    del    sostegno    sorgesse    al    di    sopra  del  piano  del 
terreno   circostante   e  servisse  anzi  come  di  parapetto   al    viale   della  Cer- 
tosa ed  alle  strade   laterali  al  naviglio. 

Volgeva  1'  anno  i8i3  quando  il  Governo  di  Milano,  che  adempiva  pun- 
tualmente i  suoi  impegni  per  le  spese  dei  lavori  del  Canale  di  Pavia,  ha 
voluto  dare  una  nuova  spinta  alla  grande  opera  col  nomina  re  il  suo  diret- 
tore sig.  Carlo  Parea  al  posto  di.  Ispettore  generale  d'  acque  e  strade  , 
sollevandolo  così  dalla  gravosa  incumhenza  di  Ingegnere  in  Capo  presso 
l'amministrazione  del  Dipartimento  d'Olona.  Per  la  slessa  epoca  erano  stati 
parimenti  innalzati  di  un  grado  alcuni  degli  Ingegneri  del  Corpo,  che  erano 
rimasti  a  principali  collabora  tori  nella  direzione  dei  medesimi  travagli  (r). 

Nella  supposizione  poi  che  la  marcia  dei  lavori  al  Canale  di  Pavia 
dovesse  continuare  senza  interruzione  verso  il  termine  col  passo  accelle- 
rato  degli  anni  precedenti,  furono  preparati  ne'primi  mesi  del  i8i3  sì  il  piano 
d'esecuzione  dell'ottavo  sostegno  della  linea  fissato  da  situarsi  a  Cassi  ni- 
no ,  che  i  dettagli  per  la  costruzione  delle  altre  opere  necessarie  sul  ca- 
nale fra  Torre  del  Mangano   e   Campeggi. 

Contemporaneamente  il  Direttore  Parea  ha  creduto  bene  di  non  differire 
più  oltre  la  definitiva  sistemazione  dell'andamento  del  naviglio  nella  tratta 
da  Campeggi  alla  Porta  S.  Vito  di  Pavia.  Intorno  a  quesio  punto  si  è 
fatto  allora  riflettere  che  ,  essendosi  trovato  conveniente  di  scavare  il  Na- 
viglio superiormente  a  Campeggi  alia  sinistra  della  strada  postale  da  Mi- 
lano a  Pavia,  non  era  più  partito  economico  l'attraversare  due  volte  questa 
strada  colla  linea  del  canale  nella  breve  tratta  da  Campeggi  a  Pavia  per 
il  semplice  motivo  di  andare  ad  investire  sulla  sinistra  un  cavo  fatto  ese- 
guire dal  Biunacci  nel  i8or:  dietro  il  progetto  del  i8of>.  Si  è  inoltre 
aggiunto  allo  stesso  riguardo,  che  i  due  ponti  necessari  per  questa  doppia 
flessione  della  linea  del  canale  sarebbero  riusciti  colla  loro  obbliquità  di 
qualche  incomodo  alla  navigazione,  e  coli' interrompere  senza  necessità  la 
continuazione  della  linea  retta  le  avrebbero    tolto  quell'unità  di  pensiero   e 


(t)  Fra  questi  collaboratori  il  servizio  venne  fin  d'  allora  scompartito  per  modo  ,  che  il  sig. 
Fumagalli  sussidiato  dal  sig.  Ratti  attese  alla  redazione  dei  progetti  di  dettaglio  delle  opere 
parziali  ,  mentre  il  sig.  Caimi  ed  il  sig.  Cattaneo  si  occuparono  della  sorveglianza  all'  esecu- 
zione dei  lavori,  della  corrispondenza  cogli  appaltatori  e  dell' amministrazione  del  canale. 

25 


i8o 
queir  avvenenza  che  nell'  opera  grande  si  presentavano  da  conciliarsi  senza 
deviare  dai  priucipj  economici  che  devono  sempre  presiedere  a  simili  co- 
struzioni. Per  ultimo  si  è  avvertito  che  1-  escavazione  fatta  lungo  la  Rog- 
gia Caronna  da  Campeggi  verso  Pavia  poteva  tornar  utile  anch'essa  per 
la  condotta  del  ramo  d'  acqua  ritenuto  in  progetto  da  dirigersi  alla  Fon- 
deria di  quella  città  pel  movimento  de' suoi  opifici  od  anche  pel  trasporto 
in  acqua  de' suoi  materiali,  che  per  essere  di  molto  peso  e  poco  volume 
avrebbero  richiesto  luci  di  ponte  di  uon  molto  impegno  e  di  niun  inco- 
modo sotto  la  strada  postale   e  sotto  le  mura  di  Pavia. 

Approvata  successivamente  nei  Consiglio  della  Direzione  generale  d'ac- 
que e  strade  l' idea  di  questa  nuova  piccola  modificazione  alla  linea  del 
canale  fissata  nel  i8o5,  furono  ordinati  di  conformità  i  regolari  progetti 
di  dettaglio  delle  opere  residue  da  Campeggi  iu  avanti  per  ultimarlo  fino 
alla  Porta  S.  Vito  di  Pavia.  D'  altra  parte  1'  acqua  nel  Canale  di  Pavia  è 
stala  prodotta  in  quello  stesso  anno  i8i3  fino  a  Nivolto  e  la  navigazione 
attivata  in  tutta  la  tratta  superiore  fino  a  Milano,  previo  il  formale  felice 
esperimento  eseguito  alla  presenza  del  Direttore  generale  d'  acque  e  strade. 
Ma  contemporaneameute  avanzandosi  i  lavori  d'  escavazione  nella  tratta  in- 
termedia da  Cassi  nino  a  Campeggi  in  uti  terreno  interamente  composto  di 
limo  e  di  pura  sabbia  mista  a  minuta  ghiaia,  ciò  vi  diede  luogo  a  sorgenti 
d'acque  di  filtrazione  in  tanta  copia  che  avrebbero  potuto  servire  da  sole 
a  sostenervi  fiu  d'allora  >a  navigazione.  Appena  verificatosi  quest'accidente  , 
non  si  è  risparmiato  di  mettere  in  avvertenza  il  Governo  della  necessità 
di  applicare  immediatamente  qualche  vistosa  somma  all'oggetto  della  più 
pronta  esecuzione  delle  armature  delle  sponde  in  tutta  la  tratta  di  ca- 
bale che  destava  timori.  Fatalmente  però  le  guerre  in  cui  era  stato  involto 
lo  Sialo  arrivarono  allora  appunto  ad  assorbire  i  fondi  destinati  per  le 
spese  dei  lavori  del  Canale  di  Pavia  e  di  altre  simili  opere  pubbliche; 
cosichè  la  tardanza  dei  pagamenti  convenuti  cogli  appaltatori  delle  opere 
in  corso,  verso  la  fine  del  i8i5,  non  solo  impedì  di  metter  mano  a  quello 
armature  piuttosto  urgenti ,  ma  aveva  anche  rallentato  sensibilmente  i  la- 
vori di  già  intrapresi.  Questi  per  altro  non  sono  subito  stati  del  tutto  in- 
terrotti ,  grazie  alle  cure  della  Direzione  generale  d'  acque  e  strade  e  degli 
ingegneri  addetti  alla  Direzione   del  canale, 


lù'l 

Dilani  nei  primi  mesi  del     i8r  4    venne    inivodotla    l'acqua  anche  nel 
tronco   di  canale   da  Nivolto  a    Torre    dei    Mangano.  La    sua  navigazione, 
appena  estesa  dopo  il  solito  esperimento  da  Milano   tino  a  questo  villaggio 
della    linea    distante    circa    miglia  cinque    da    Pavia,    acquistò  subito  una 
certa  attività  specialmente  colle  barche  corriere.  Essendo  avvenute  di  seguito 
le   ultime  vicende    politiche    d'  Italia    e    ritornato  il    Milanese   come    parte 
del  Regno   Lombardo-Veneto   al   dominio  austriaco ,  le  cure  si  sono  dovute 
limitare   da  principio  alla  speranza    di    poter  protrarre  la   grand'  opera  al- 
meno  da  Milano    lino    alla    Porla    S.  Vito  di  Pavia.     Così   è   che  essendo 
ancora   in  attualità   di  costruzione  1'  edificio  del  sostegno  a  Torre   del  Man- 
gano, e  l'altro   edilìzio  di  sosteguo  a  Cassinino,   come  pure  le  opere  ap- 
paltate  per   la  ultimazione   del  pezzo   di  canale   da   Cassinino  a   Campeggi, 
venne  sollecitamente  preparato  il   progetto   di  dettaglio    per  la  costruzione 
dell'intero   tronco   di   canale    che   rimaneva    da  intraprendersi  superiormente 
fra   Torre   del  Mangano   e   Cassinino.   Approvato  nel   Consiglio    della  Dire- 
zione generale  d' acque    e  strade  anche   un    tale  piano  di  opere,  ed  appal- 
lali immediatamente  di  seguito  i  lavori  relativi,  si  fece  desiderare  la  presen- 
tazione  degli   altri  dettagli  di  lavori  necessari  per   arrivare  colla   navigazione 
del  canale   da  Milano   fin   davanti  alla  delta  Porta  S.  Vito   di  Pavia.   Men- 
tre poi   si  cominciava   a   sentire   col    fatto   l' importanza    de'  vantaggi   che   si 
potevano   sperare  dall'ultimazione  del   Canale  di  Pavia  fino  allo   sboccò  in 
Ticiuo,  dal  vedere  l'affluenza   del  suo   piccolo   commercio   stabilito   fra   Mi- 
lano  e   Torre   del  Mangano,  l'inallora   Direttore  generale  d'acquo   e   strade 
sig.   Conte   Cossoni  si  prefisse  di  rassegnare   al   sig.  Conte  De   Bellegarde  , 
nominato   dianzi   Governatore    della   Lombardia  ,  i   principali  tipi  e   disegni 
che    valessero    a    dare    un'idea    della    qualità    della    grand'opeia    che    si 
trovava  in   costruzione    nel  Milanese    in     fatto    di   canali    navigabili.   Venne 
inoltre   dalla  Direzione  generale    d'acque   e  strade     ordinato  in   quell'anno 
1'  allestimento   del  progetto   di  costruzione   del  g.°  sostégno   che  si   era  ri- 
tenuto di  collocare  sulla  linea  del   canale   davanti  Porta   S.  Vito   di  Pavia, 
e  fu  anche  avanzata  alla    Reggenza    provvisoria  di    Governo  in   Milano  la 
proposizione   di  far  intraprendere  i  lavori  residui  del   canale  fra   Torre   del 
Mangano  e  Porta  S.  Vito   di  Pavia.   A    riguardo    di    quest'ultima  proposi- 
zione si  è  ottenuto  in  risposta  il  dispaccio   governativo    che  portava  1  or- 
dine di  far  eseguire  entro  quell'inverno  i  soli  lavori  d' e&cavazione  che  si 


l82 

trovavano  compresi  nei  progetti  d' appallo  di  già  finiti  e  presentati.  E 
siccome  il  precipuo  oggetto  per  cui  si  era  arrivato  a  tenerli  attivati  con- 
sisteva in  quello  di  impiegare  il  maggior  numero  possibile  di  lavoratori 
per  procurare  un  mezzo  di  sussistenza  alla  classe  degli  indigenti  dello 
Stato  nella  più  critica  stagione  di  quell'  annata  scarsa  di  generi  di  pri- 
ma necessità ,  così  si  è  anche  stabilito  che  giornalmente  fossero  appli- 
cati alle  ordinate  escavazioni  non  meno  di  700  uomini.  Qualche  disturbo 
al  più  sollecito  travaglio  venne  però  recato  dalla  sfavorevole  circostanza 
di  essersi  verificato  verso  la  stessa  epoca  lo  stato  di  piena  straordinaria  del 
Cavo  Navìgliaccio  che  lambisce  da  un  lato  la  strada  postale  da  Milano  a 
Pavia,  la  quale  ha  dall'altro  il  nuovo  canale  in  costruzione.  In  tale  occasione 
influirono  a  danno  dell'  opera  il  fondo  sabbioniccio  e  scorrevole  di  cui  è 
formata  essa  strada  presso  a  Campeggi  ,  la  succennata  mancanza  di  arma- 
tura delle  sponde  al  canai  navigabile  in  quella  località,  e  fors'anco  la 
preesistenza  di  qualche  botte  od  altro  edificio  cavo  nel  corpo  della  mede- 
sima strada  e  l'inavvertenza  di  non  aver  aperti  puntualmente  all'uopo  tutti 
i  paraporti  della  travacca  Campeggi  per  dare  sfogo  alla  piena  del  Navi- 
gliaccio.  Neil'  insieme  tutti  questi  accideuti  non  hanno  potuto  risparmiare 
la  rotta  della  strada  postale  da  Milano  a  Pavia  in  un  punto  superiore 
alla  stessa  travacca  Campeggi.  Immediato  effetto  di  questa  rotta  fu  1'  in- 
gresso della  piena  del  Navìgliaccio  nella  tratta  di  Canale  di  Pavia  che  era 
rimasto  imperfetto  da  Cassinino  a  Campeggi.  Ciò  rese  necessario  un'  al- 
tro taglio  della  strada  postale  di  sotto  della  medesima  travacca  Campeggi 
per  rimettere   di  là   la  piena  nel  proprio  alveo  a  sfogare  in   Ticino. 

Al  principio  del  successivo  anno  181 5  si  attendeva  in  Milano  da 
chi  era  aU'ammiuistrazioue  dell'opera  pubblica  del  Canale  di  Pavia  a  non 
frapporre  il  minimo  ritardo  all'  esecuzione  degli  ordini  superiori  che  si 
bramavano  favorevoli  alla  sua  continuazione.  Perciò  il  sig.  Parea  direttore 
dei  lavori  mandò  in  prevenzione  all'  esame  del  Consiglio  della  Direzione 
generale  d'  acque  e  strade  le  proprie  ulteriori  determinazioni  sul  progetto 
dell'  ultima  e  più  importante  grande  tratta  di  canale  che  doveva  estendersi 
dalla  Porta  S.  Vito  di  Pavia  al  basso  letto  del  Ticino  di  sotto  del 
suo  celebre  Ponte.  Quesl'  esame  non  venne  però  istituito  subito  al- 
lora ,  sul  motivo  che  il  loro  oggetto  risguardava  lavori  di  cui  non 
erasi  ancora  autorizzato  ad  ordinarne  l'esecuzione.  Ma  intanto    dalla   Di- 


i83 

sezione  generale  d' acque  e  strade  si  era  richiesto  per  la  seconda  volta 
il  progetto  d'  esecuzione  del  g.°  sostegno  del  canale  che  poteva  con- 
siderarsi per  una  delle  opere  necessarie  all'  ultimazione  ordinata  del  canale 
tra  Milano  e  Pavia,  e  sotto  quest'aspetto  mettersi  incorso  più  facilmente 
fin  da  quel  momento.  Nella  stessa  occasione  non  furono  trascurate  altre 
consimili  cure  per  conseguire  l'intento  del  più  rapido  progresso  dei  la- 
vori al  Canale  di  Pavia  ;  allorché  la  Reggenza  provvisoria  di  Governo  con 
suo  dispaccio  11  aprile  i8i5  ha  determinato  dietro  ordine  superiore  che 
venissero  sospese  tutte  le  opere  relative  al  Canal  di  Pavia  come  ogni  al- 
tro pubblico  lavoro  straordinario  che  alla  stessa  epoca  si  trovasse  in  co- 
struzione nello  Stalo.  Tutti  i  lavori  in  corso  al  Canale  di  Pavia  sono 
slati  pertanto  interrotti  immediatamente  dopo  quell'  ordine  ,  ad  eccezione 
del  ristauro  della  rotta  di  Campeggi.  Vestendo  questo  il  carattere  di  un 
opera  urgente  per  evitare  ulteriori  danni,  fu  ordinato,  intrapreso  ed  ese- 
guito di  seguito,  anche  in  pendenza  della  lite  insorta  sulla  determina- 
zione del  riparto  delle  spese  occorrenti  fra  i  privati  utenti  del  Cavo  Na- 
vigliaccio ,  l'appaltatore  della  strada  postale,  e  gli  appaltatori  del  pezzo 
di  canal  navigabile  dov'  era  seguila  la  rovina.  Approiitiando  poi  di  questa 
occasione  venne  compresa  nel  progetto  d'appalto  di  quel  ristanro  anche 
Y  opera  di  uno  slabile  scaricatore  del  Naviglio  che  immettesse  al  di  sotto 
della  trabacca  Campeggi  nel  Cavo  Navigliaccio  e  che  il  fatto  della  suc- 
cennaia  rottura  aveva  dimostrato  indispensabile  sul  tronco  di  canale  da 
Cassinino   alle  mura  di  Pavia. 

Successivamente  il  sig.  Parca  ,  direttore  dei  lavori  ,  avendo  penetrato 
che  fosse  superiore  intenzione  di  far  pagare  gli  appaltatori  del  Canale  di 
Pavia  per  le  opere  non  ultimale  all'epoca  dell'  ordinata  sospensione  ,  prese 
coi  medesimi  gli  opportuni  concerti  e  propose  quindi  alla  Direzione  ge- 
nerale d'  acque  e  strade  di  inoltrare  alla  Reggenza  provvisoria  di  Governo 
l' offerta  di  lasciar  loro  ullimare  i  lavori  già  intrapresi  sotto  alcune  con- 
dizioni per  il  successivo  pagamento.  AH'  atto  istesso  si  rappresentò  tale 
misura  come  conveniente  per  lo  Stato,  onde  risparmiare  i  compensi  giu- 
stamente riclamati ,  dipeudentemente  dalle  provviste  di  materiali  falle  pri- 
ma dell  auuuncio  delia  sospensione  dei  lavori,  in  forza  de' contratti  cogli 
appaltatori,  e  per  tulli  gli  altri  motivi  che  da  questi  non  si  avrebbe  mancato 
di  far  valere.   Fu  pure   dichiarato  il  vantaggio  di  quella  misura  favorevole 


i84 
all'altro  oggetto  di  ultimare  il  canale  da  Milano  fino  alle  Porte  di  Pavia 
senza  che  il  Governo  fosse  obbligato  a  sborsare  altre  somme  per  qualche 
anno  oltre  quelle  cui  intendeva  già  di  pagare  per  lavori  dianzi  ese- 
guiti. Veniva  in  somma  a  conciliarsi  in  tal  modo  il  progresso  della  gran- 
de opera  colle  critiche  circostanze  del  momento.  Alla  fine  l' offerta  fu 
accettata  dalla  Reggenza  provvisoria  di  Governo  sotto  l' espressa  condi- 
zione che  i  lavori  da  riprendersi  avessero  ad  essere  ultimati  entro  quel- 
1' anno  i8i5,  ed  i  pagamenti  relativi  spediti  soltanto  al  termine  del  suc- 
cessivo anno    1816. 

Sul  principio  pertanto  del  settembre  181 5  i  travagli  al  Canale  di  Pavia 
erano  già  ripresi  dopo  circa  quattro  mesi  di  interruzione.  Crescendo  poi 
di  giorno  in  giorno  la  fiducia  che  venisse  presto  ordinato  dalla  Corte  di 
Vienna  la  continuazione  ed  il  prolungamento  del  Canale  di  Pavia  sino  al 
suo  sbocco  in  Ticino  ,  sono  state  richiamate  all'  esame  ed  alla  discussione 
del  Consiglio  della  Direzione  generale  d'acque  e  strade  le  ulteriori  idee 
sul  piano  dei  lavori  per  la  discesa  del  canale  dalla  costa  di  Ticino.  Que- 
ste idee  si  riferivano  alla  sezione  del  canale  in  quella  gran  tratta  ed  alla 
più  importante  darsena  di  tutta  la  linea  della  nuova  navigazione  per  una 
parte,  e  per  un'altra  parte  risguardavano  la  forma  dei  sostegui  cadenti 
sulla  stessa  gran  tratta   di  canale  sotto  Pavia. 

Essendo  state  adottate  nel  progetto  originario  del   i8o5  le  dimensioni 
del  Canale   di  Pavia  soltanto  alla  portata  delle   barche  che  frequentano  gli 
altri  canali  milanesi ,  e  volendo   continuarne  i  lavori  sullo  stesso  piede  fino 
al  suo   sbocco  in   Ticino  ,  si  era   sempre  fin   allora  ritenuto  di  costruire  la 
piti  ampia  darsena  del  canale   o  siili'  ultimo  tronco   di   questo   o    presso  il 
suo  sbocco  in  sponda  a  quel  fiume.  Ma  l'aver  osservato  che  la  navigazione 
più  attiva  doveva   essere  1'  ascendente  dal  Po  in  Ticino  e  dal  Ticino  in  ca- 
nale, indicava  pure  che  la  stazione  delle  barche  sarebbe  riuscita  per  tutti  i 
rapporti  più  comoda ,  più  facile   e  più  sicura  in  un  punto  del  canale  su- 
periore  a  tutte  le  piene  del  fiume  e  in  un   bacino   di  acqua  placida    e  di 
livello  costante.  Perciò   si  poteva  credere  che  vi  fosse  un   gran  motivo   di 
più  per  adattare  la  sezione   del   canale  navigabile  sotto  le  mura    di    Pavia 
al   passaggio  delle  barche   del   Po.   Si  è  calcolato  inoltre  che  la  portata  dei 
barconi  di  Po  essendo  per  lo  meno  tripla  delle  maggiori  barche  del  canale, 
il  minor  dispendio  di  tempo,  di  acqua  e  di  servizio  alla  navigazione  nel  far 


i35 
11  passaggio  dal  Ticino  a  Porta  S.  Vito  ili  Pavia  prima  eli  fare  il  traghetto 
in  barche  minori,  riusciva  un  vantaggio  indubitato  e  considerabile.  Si  è 
messo  al  confronto  parimenti  f  incomodo  che  poteva  incontrarsi  in  questo 
passaggio,  per  disarmare  del  lutto  o  in  parte  i  barconi  del  Po  dell'albero 
dell'  alzaia  ,  colla  spesa  di  ridursi  a  fabbriche  di  maggior  impegno  uei  ponti 
che  su  quella  tratta  dovevano  attraversare  il  canale.  Si  è  bilanciato  suc- 
cessivamente la  minor  spesa  di  prima  costruzione  e  di  manutenzione, 
richiesta  dalla  darsena  a  Porta  S.  Vito  anziché  al  Ticino ,  colla  mag- 
giore ,  che  presumibilmente  avrebbe  costato  l' opportuno  aumento  di 
met.  4  nella  larghezza  dell'alveo  del  canale,  e  di  met.  i  nella  larghezza 
dei  bacini  dei  sostegni.  Si  è  fatto  rimarcare  finalmente  che,  per  il  motivo 
di  avere  dei  sufficienti  serbatoi  d'acqua  per  uso  della  navigazione  su  quei 
brevi  tronchi  da  Porta  S.  Vito  al  Ticino  ,  vi  tornava  comoda  una  sezione 
di  canale  più  ampia  di  quella  prescritta  in  progetto  ai  tronchi  superiori. 
E  dietro  tutto  ciò  si  è  potuto  acquistare  in  complesso  la  vera  idea  delia 
convenienza  di  rendere  almeno  l'ultima  gran  tratta  del  Canale  di  Pavia 
capace  delle  grosse  barche  del  Po  e  provveduta  dell'ampia  darsena  nel 
sito  più  comodo  della  linea. 

Riguardo  alla  forma  dei  sostegni  cadenti  sulla  stessa  tratta  di  canale , 
poche  di  queste  fabbriche  a  salti  discretamente  grandi  essendovi  coman- 
date dalle  circostanze  del  terreno  e  del  caso  nella  discesa  dalla  costa 
del  Ticino,  anche  a' nostri  di  si  è  sempre  pensato  di  andarne  fuori  con 
ire  o  quattro  al  più  di  forma  ordinaria  o  di  quelli  così  detti  accollali. 
Ma  il  Canale  di  Pavia  sotto  questa  città  avendo  cessato  a  poco  a  poco 
di  far  l' uffizio  di  grande  canale  d' irrigazione ,  il  suo  letto  poteva  ri- 
dursi a  portare  in  quella  tratta  soltanto  1'  acqua  destinata  agli  usi  della 
navigazione,  affine  di  ommeltervi  il  grandioso  canale  scaricatore  aperto  e 
parallelo  ai  bacini  dei  sostegni,  e  sostituirvi  al  suo  luogo  \\u  piccolo  sca- 
ricatore coperto  per  tutti  gli  usi  della  navigazione.  Così  procuravasi  una 
rilevante  diminuzione  delle  spese  delle  opere  che  restavano  a  costruirsi  ed 
una  qualche  maggiore  comodità  al  commercio  colla  facilità  del  carreggio 
e  della  manovra  dell'alzaia  da  ambe  le   parti  del  bacino   di  que'sostegui. 

Radunalo  per  tutto  ciò  il  Consiglio  della  Direzione  generale  d'acque  e 
strade,  venne  definitivamente  approvata  quest'  ultima  variazione  che  doveva 
rendere  meno   dispendiosa  la  costruzione  dei  residui  sostegni  del  Canale  di 


i86 
Pavia  da  Porta  S.  Vito  allo  shocco  ,  e  furono  inoltre  dichiarate  general-* 
mente  utili  le  altre  idee  di  variazione  al  progetto  relative  al  luogo  della 
darsena  ed  alla  sezione  del  canale  ;  sebbene  allora  la  maggiore  spesa  ri- 
chiesta a  riguardo  di  esse  nel  momento  che  si  sospirava  in  qualche  modo 
navigabile  il  Canale  di  Pavia  sino  al  Ticino  ,  inclinò  a  farne  deporre  il 
pensiero  ed  a  sostenere  le  massime  per  quei  capi  precedentemente  stabilite. 
Non  era  poi  senza  fondamento  la  speranza  di  ottenere  una  sovrana 
disposizione  favorevole  agli  interessi  dello  Stato,  che  riclamavano  la  con- 
tinuazione della  grande  opera  sino  al  suo  termine.  Vennero  bene  accolti 
i  tipi  rappresentanti  i  lavori  eseguiti  e  da  eseguirsi  al  Canale  di  Pavia , 
accompagnali  da  analoga  relazione  i5  ottobre  1814  del  sig.  Isp.  Parea 
direttore  dei  lavori  medesimi ,  ed  inoltrati  dal  sig.  Conte  Cossoni  Direttore 
generale  d'acque1  e  strade  al  Feld- Maresciallo  sig.  Conte  De  Bellegarde 
in  allora  Governatore  della  Lombardia.  Successivamente  gli  stessi  disegui 
furono  inviati  alla  Corte  di  Vienna  con  rappresentanza  governativa  7  feb- 
braio 181 5,  in  cui  si  parlava  estesamente  dei  mezzi  economici  per  far  fronte 
alle  spese  del  canale  e  dell'  utilità  che  doveva  derivare  dalla  sua  ulti- 
mazione. In  quell'occasione  il  sig.  Bellegarde  dopo  aver  giustificate  le  ri- 
soluzioni prese  inlerinahnente  dalla  Reggenza  provvisoria  di  Governo  in 
Milano  finiva  col  chiedere  la  norma  delle  sovrane  determinazioni  ,  e  col 
proporre    il    compimento  dell'  opera  senza  ulteriore  ritardo. 

Rimessa  la  rappresentauza  Bellegarde  dalla  Corte  di  Vienna  a  quel- 
l'Aulica Commissione  Centrale  d'Organizzazione,  con  foglio  presidenziale  2  1 
marzo  dell'anno  suddetto  181 5  furono  richieste  al  Governo  di  Lombardia 
alcune  dilucidazioni  sui  fondi  in  addietro  proposti  ed  assegnati  per  le  spese 
de'  lavori  del  Canale  di  Pavia ,  sui  vantaggi  reali  dell'  opera  in  riguardo 
alle  rispettive  Provincie  o  Dipartimenti  dello  Stato  da  compi  endersi  nel 
riparto  di  quelle  spese,  e  per  ultimo  sui  diritti  di  finanza  che  già  si  per- 
cepissero o  che  si  potessero  stabilire  di  nuovo  lungo  la  linea  del  nuovo 
canale.  Appena  arrivate  a  Milano  tali  dimande  ,  il  sig.  Conte  De  Sauraù, 
che  fu  rivestito  nel  frattempo  della  carica  di  Governatore-civile  della  Lom- 
bardia, con  suo  dispaccio  2  5  aprile  181 5  vi  sollecitò  le  relative  risposte 
presso  la  Reggenza  provvisoria.  Questa  con  ordinanza  del  giorno  26  pros- 
simo susseguente  ne  incaricò  alla  sua  volta  la  Direzione  generale  d'  acque 
e  strade,  che  le  preparò  e  le  spedì  nel  dettagliato  rapporto  3  luglio  181 5 
del  sig.   Conte   Cossoni. 


i87 
In  tale  rapporto  venne  specialmente  dichiarato  che  dai  tempi  del 
Kaunitz  in  avanti  1'  opera  del  Canale  di  Pavia  è  sempre  stata  ritenuta  del 
genere  di  quelle  così  dette  nazionali ,  e  non  già  di  quelle  dipartimentali  o 
provinciali  ;  che  la  lassa  speciale  addossata  soltanto  in  alcuni  anni  al  Dipar- 
timento d' Olona  sotto  il  cessato  Governo  ,  a  titolo  di  contributo  straor- 
dinario per  le  spese  del  Canale  di  Pavia ,  fu  unicamente  ordinata  in  mas- 
sima come  un  ovvio  ripiego  per  avere  danari  dalla  Finanza  dello  Stalo 
ne' momenti  del  più  urgente  bisogno;  e  che  volendo  stare  appoggiati  ai 
soli  principj  di  sana  economia  politica  bisognava  conchiudere  per  la  man- 
canza di  un  giusto  titolo  onde  chiamare  sì  quello  che  alcun'  altro  Dipar- 
timento ad  uno  speciale  concorso  di  spese.  Nella  stessa  occasione  venue 
rappresentata  la  convenienza  di  risparmiare  ogni  diritto  di  finanza  alla  nuova 
navigazione,  almeno  fino  a  tanto  che  essa  non  fosse  stabilita  ed  avviata 
discretamente,  per  non  vederla  scoraggiata  ed  avvilita  nel  «commercio  al 
suo  nascere.  Finalmente  ,  per  dare  almeno  qualche  idea  dei  rami  di  ren- 
dita demaniali  sperabili  dal  nuovo  canale  all'epoca  della  futura  floridezza 
della  sua  navigazione  ,  non  si  è  trascuralo  di  rammentare  il  rilevante  pro- 
dotto ch'esso  assicurava  nella  diminuzione  delle  spese  di  trasporto  dei  sali 
e  degli  altri  generi  di  finanza,  indipendentemente  dai  diritti  di  navigazio- 
ne ,  di  pesca  e  simili  che  col  tempo  si  volessero  imporre  lungo  la  sua 
linea.  Allo  stesso  oggetto  si  è  accennato  il  vistoso  guadagno  che  iu 
causa  del  nuovo  Canale  di  Pavia  ne  sarebbe  provenuto  alla  cassa  di 
prodotti  dei  dazi  della  catena  ,  della  conca  e  della  darsena,  già  percepiti 
sulla  linea  degli  altri  canali  milanesi  in  una  misura  tale  che  fruttavano 
fin  d'  allora  la  somma  netta  di  circa  annue  italiane  lir.  i  3o,ooo.  Per  ultimo 
si  e  fatto  rimarcare  sul  medesimo  proposito  l'utile  esteso  che  la  Finanza 
dello  Stalo  poteva  ricavare  ad  opera  ultimata  e  perfezionata  anche  dal 
dirigere  la  maggior  parte  della  competenza  d' acqua  del  Canale  di  Pavia 
agli  usi  della  irrigazione  e  del  movimento  d'  opifici  nella  pianura  del  basso 
^lilauese.  Di  seguito  la  Reggenza  provvisoria  modellò ,  dietro  l' accennato 
rapporto  Cossoni ,  la  propria  Consulta  all'Aulica  Cancelleria  di  Vienna  ; 
e  quando  le  fu  richiesto  il  preventivo  delle  spese  per  le  opere  pubbliche 
da  attivarsi  in  tutto  lo  Stato  nell'anno  camerale  181G,  non  ha  tralasciato 
di  inserirvi  anche  quelle  risguardanti  i  lavori  per  la  desiderata  continua- 
zione del  nuovo  Naviglio  di  Pavia,  di  cui  la  parte  economica  del  progetto 

26 


i88 
restava    in   tal  maniera    nuovamente   decifrata  ed  appianata  per  quanto   di- 
pendeva dal   Governo  di  Milano. 

D'altra  parte  i  disegni  ed  il  rapporto  Parea  inviati  alla  Corte  di  Vienna 
sono  slati  di  là  rimessi  all'  esame  di  quell'  Aulico  Consiglio  delle  pubbli- 
che costruzioni.  Quest'Ufficio  con  relazione  20  giugno  18 15  ha  riferito 
sul  proposito  all'Aulica  Commissione  Centrale  d'  Organizzazione  in  Vienna, 
d'onde  le  emerse  osservazioni  furono  accompagnate  di  nota  3  luglio  181 5 
alla  Pieggenza  provvisoria  di  Milano  coli'  ordine  di  rinviarle  corredale  del 
proprio   ragionato  parere. 

Nella  relazione  di  quell'Aulico  Consiglio  delle  pubbliche  costruzioni 
si  cominciava  dal  giudicare  oggetto  della  somma  importanza  la  continua- 
zione del  canale  sino  al  suo  termine.  Si  dichiarava  più  che  giusto,  anzi 
necessario,  che  gli  sforzi  per  compire  la  grand' opera,  le  cui  vicende  rimon- 
tano a  molti  secoli  addietro  ,  venissero  raddoppiati  subito  ,  giacche  ormai 
trattavasi  di  rendere  utile  la  maggior  parte  del  lavoro  coli'  eseguirne  la 
minore.  Sull'appoggio  poi  delle  massime  generalmente  sparse,  e  dei  prin- 
cipi più  universalmente  seguiti  fuori  d' Italia  per  la  costruzione  dei  ca- 
nali navigabili  posteriori  di  epoca  ai  primi  modelli  italiani  ,  nella  stessa 
relazione  si  emetteva  una  poco  favorevole  opinione  intorno  ad  alcuni 
punti  del  particolare  sistema  di  costruzione  del  Canale  di  Pavia  ,  come  che 
desso  fosse  non  abbastanza  giustificato  sotto  tutti  i  rapporti.  I  principali  ri- 
lievi fatti  in  quest'occasione  versavano  sulla  linea  del  nuovo  canale,  sulla  dis- 
uguaglianza e  varietà  delle  dimensioni  de' suoi  tronchi  e  sostegni  intermedi, 
che  sono  lunghezze,  pendenze,  salti  e  simili.  Si  estendevano  inoltre  le  stesse 
osservazioni  sulla  rilevanza  di  salto  e  sulla  particolare  forma  dei  sostegni. 
Ma  più.  specialmente  abbracciando  la  parte  architettonica  si  di  queste  che  di 
tutte  le  altre  fabbriche  del  canale  e  trattando  anche  delle  spese  di  co- 
struzione dell'opera  intera,  si  giudicava  troppo  magnificente  questa,  e  si 
dicevano  eccessive  le  spese  e  calcolate  sui  metodi  di  Francia  e  de  Paesi 
bassi ,  perchè  generalmente  superiori  di  mollo  a  quelle  consunte  in  In- 
ghilterra  dai  privali  speculatori  nella  costruzione   dei  canali  navigabili. 

Dal  canto  suo  la  Direzione  de' lavori  del  Canale  di  Pavia  si  era  limi- 
lata  ad  indicare  nel  precedente  rapporto  i  principali  articoli  che  potevano 
dare  una  qualche  idea  dell'estensione  dell'opera  e  delie  sue  fabbriche, 
senza  entrare  in   alcun  dettaglio  né  in  alcuna  esposizione  delle  leggi   che 


i89 

costituirono  il  sistema  particolare  sino  allora  seguito  ai  nuovo  Canale 
di  Pavia.  Vedendo  poi  la  stessa  Direzione  dalle  anzidette  osservazioni  che 
i  disegni  inviali  a  Vienna  avevano  determinato  quell'Aulica  Commissione 
Centrale  d  Organizzazione  a  sottoporli  ad  un  esame  da  farsi  sotto  i  rap- 
porti d'arie,  si  è  data  premura  di  inoltrale  per  ischiarimeuto  alla  Reggenza 
provvisoria  in  Milano  la  propria  circostanziata  relazione  18  settembre  i8i5 
sui  principj  e  sulle  particolari  circostanze  che  si  ebbero  presenti  nella  co- 
struzione  del  nuovo   Canale   di  Pavia. 

In  tale  relazione  ,  dopo  aver  esposte  e  dichiarate  ad  una  ad  una  le 
principali  massime  che  presiedettero  alla  direzione  di  quest'opera,  si  è 
concluso:  «  i.°  che  le  variazioni  introdottevi  in  confronto  del  sistema  or- 
<(  dinario  de' canali  navigabili  sono  giustificate  abbastanza  dalle  condizioni 
«  particolari  di  questo  canale  ,  dalle  circostanze  del  luogo  e  dalla  esperen- 
te za;  2.0  che  il  metodo  di  costruzione  è  conforme  alla  natura  del  paese 
;c  ed  alle  costumanze  già  da  secoli  stabilite  con  buon  successo  in  Italia  e 
«  non  tolte  dal  metodo  francese  od  olandese;  5.°  che  sebbene  la  spesa  rie- 
«  sca  ragguardevole  e  superiore  di  quella  di  altri  canali ,  ciò  non  deve 
«  imputarsi  al  metodo  di  costruzione,  ma  specialmente  alle  combinazioni 
«  particolari  del  canale  ;  4«°  che  è  difficile  il  pronunciare  se  il  metodo 
«  italiano  ,  a  parità  di  circostanze  ,  sia  più  dispendioso  deìl'  inglese ,  fiu- 
«  che  non  sia  dimostrato  a  qual  segno  convenga  fermarsi  nella  spesa  di 
«   originaria   costruzione   aggravando   quella   della  manutenzione.   » 

Spedita  a  Vienna  anche  tale  relazione  sul  Canale  di  Pavia ,  quell'ai/ - 
lico  Consiglio  delle  pubbliche  costruzioni  vi  ha  riscontrato  con  nuovo 
rapporto,  che  ha  la  data  degli  ultimi  giorni  dell'anno  i8i5.  In  questo  si 
sosteneva  che  le  riflessioni  soggiunte  alle  precedenti  osservazioni  non  fos- 
sero abbastanza  valevoli  per  distruggere  la  già  emessa  opinione,  e  si  pas- 
sava a  confermarsi  nel  parere  che  le  circostanze  del  Canale  di  Pavia  non 
autorizzassero  a  deviare  per  la  sua  sistemazione  dai  principi  seguili  nella 
costruzione  degli  altri  canali  navigabili.  Questi  principi  ,  giudicando  dal 
complesso  dei  due  sullodati  rapporti  pervenuti  da  Vienna  alla  Direzione  dei 
lavori, si  facevano  consistere  principalmente  ancora  nella  semplicissima  teoria 
che  in  fatto  di  canali  di  pura  navigazione  è  la  più  comune  iu  Europa,  e  che 
prescrive  di  disegnare  i  tronchi  di  canale  col  foudo  e  col  pelo  d'acqua  oriz- 
zontali ,  terminati  da  sostegni    equidistanti  ,  di  salto  piccolo  ed  uniforme  , 


rgo 
e  della  struttura  più  semplice  e  più  adattata  all'economia  dell'acqua.  Inol- 
tre uel  secondo  di  quei  rapporti  si  continuava  a  rappresentare  che  il 
Canale  di  Pavia  fosse  troppo  magnificeute  nella  sua  costruzione  ,  e  che 
esso  non  potesse  servire  di  modello  ad  altre  opere  consimili  da  intra- 
prendersi per  il  bene  dello   Stato  senza  erigere    meri  monumenti. 

Presso  la   Direzione   de' lavori  del   Canale   di  Pavia  si_  è  per  altro  con- 
tinuato  a  ritenere  che    la  teoria    dei  canali   di    navigazione    debba    essere 
modificata  moltissimo   a  seconda  delle  circostanze  de'  luoghi  e  dei   casi ,  e 
massime  pei  canali   simili  a  quello  di  Pavia   e   ad  altri  del  Milanese  ,  che 
colla  rilevante   copia  delle  loro  acque  sono   al  tempo   stesso   grandi  canali 
di  irrigazione  e  servono  a  dar  vita  e    movimento   a  un'immenso    numero 
di  opifici  sparsi  nella  provincia.  Parlando  specialmeute  de'  salti  assegnati  ai 
sostegni    del   Canale   di  Pavia,    che    sorpassano  in  misura  i  Haliti    ordina- 
riamente  rispettati  oltremonte,    dichiarò    la    stessa  Direzione   dei  lavori  che 
«  il    contrario    sentimento    di  alcuni  idraulici    (i)    non    distolse     dal    co- 
«  struire    dei    sostegni    di  circa   5  metri  di  salto  ove    le    opportunità  del 
«  luogo    e    le    altre    circostanze    lo    consigliavano  » .  Essa    soggiunse    poi 
allo   stesso  proposito:    «  L'esito   felice   che   se   ne   ottenne  confermò   l' opi- 
«  nione   già   concepita  a  questo   riguardo,  che  cioè  la  massima  di  non   ol- 
«  trepassare  l'altezza  di  due   o   tre   metri  nella  caduta  de'  sostegni  sia  piut- 
«  tosto   dedotta   dalla  mira    di    economizzare  l' acqua    auzichè   dal   timore 
«   di  mettere   a  pericolo  la  solidità    dell'opera  e    di    rendere  troppo  fati- 
«  cosa  la  mauovra  pel  passaggio  delle  barche    » .   Iu    generale    si  era    fin 
d'  allora  riconosciuto   coli'  esperienza  che  il  Canale  di  Pavia  fosse  condotto 
nella  sua  costruzione    coi  principj   della  grande  economia  ragionata  e  che 
perciò    poteva    utilmente  servir  d' esempio   a  consimili    future    costruzioni. 
Di  più  si  credeva  lodevole,  anziché  da  riprovarsi,    l'uso   degli  italiani  di 
non   trascurare  mai  il  pubblico   decoro   ed  una   certa  avvenenza   o  venustà 
nelle  opere  pubbliche  del  genere  dei  canali  e  delle  strade ,  perchè  il  bello 
non   si  può   più  riservare  dai  popoli  inciviliti  ai  meri  monumenti  che  non 
cadono   ordinariamente  sotto  ai  sensi   della  moltitudine.  Ma  poi  ammetten- 
dosi anche  nell'  altrui  rapporto  sul   Canale  di  Pavia  che  dovesse  pur  con- 
tinuarsi ed  ultimarsi  quest'opera  dietro  il  sistema  fin  allora  adottato  nella 
tratta  di  già   eseguita,  si  è  preso  il  partito    di    troncare    ogni    discussione 

(i)  V.  fra  gli  altri  il  Belidor  nel  cap.  3.°  del  lib.   iv  della  sua  Archhecture-hydraulique. 


d'arte  per  apparecchiarsi  a  riattivarne  i  lavori  al  minimo  cenno  superiore. 
Del  resto  farà  maraviglia  all'  uomo  intelligente  e   giusto  ,  che,  scorrendo   i 
dettagli  storici   del  presente  paragrafo,  s'accorgerà   che  i   dotli   delle   altre 
nazioni,   a  proposito  di  canali  di  navigazione,  si  permettono  ancora  a'  nostri 
giorni  di  essere  inesatti  nelle  loro  espressioni  al  segno  di  chiamare  metodo 
francese ,  metodo   olandese   e  metodo   inglese  ciò    che  in   sostanza    risulta 
alla  più  lieve  notizia  della  storia  dell'arte  metodo  italiano  ,  italiani  s  simo . 
Finita   una   volta   anche   1'  accennata   discussione   sul   merito   del    Canale 
di  Pavia   sopraggiunta    quand'  era   questo    avanzato    ne'  suoi   lavori  ma    non 
per   anco    ultimato,  si    passò   a   preparare    tutti  i   dettagli   del    progetto     di 
costruzione  della  tratta  di  naviglio   che  si    stende    dalla    Porta   S.  Vito   di 
Pavia  alla  Porta  Stoppa  della  stessa  città  e  che  comprende  la  fabbrica  del 
cj.°  sostegno   di  tutta  la  linea  del   canale.   Questo  sostegno,  invece  di  essere 
disegnato   a   norma   del  piano   generale  dei  lavori  davanti  la  prima  di  quelle 
due   Porte,  fu  allora    prescritto#da   erigersi    dirimpetto    alla    seconda    per 
molivi  di  nuovo  soggiunti,   come  sono   quelli   di   risparmiare  un   ponte   at- 
traverso il  canale    sull'  intersecazione   della    linea    colla     strada    postale   da 
Pavia   a  Lodi,   e   di   non  profondarsi   ancora  troppo  col  canale  sotto  il  pian 
di   campagne  in   quella   località   che   doveva  riuscire  una  delle  stazioni  delle 
barche   più  proprie   per  la  comodità   del   commercio.   In  quella  tratta  la  se- 
zion  del  canale  fu  portata  dall'ordinaria  larghezza  di  met.  io,  692  alla  mag- 
giore  di  met.  20,  perchè  avesse  lo  stesso  canale  a  farvi  le  veci  di  darsena. 
Un'estesa  linea   di   nuovi   caseggiati   venne  eretta  allora  per  cura  delia  Città 
di  Pavia  fra  il  canale   e   la    fossa    esterna    delle    mura ,    ed    è    destinata    a 
lutti  i  bisogni    della   nuova   navigazione   all'epoca   della   sua  floridezza.  Con- 
temporaneamente  la   qualità   del    terreno    sahbioso   e    permeabile    all'acqua 
che   si   andava  scoprendo   nel!'  eseguire   le   appallale   escavazioni   del   canale 
verso  la  città   di  Pavia,  non   che  l' iudole  delle  piene  del  vichi  Cavo  Na- 
vigliaccio   che   vi   avevano   già   cagionata   una   prima   rotta  ,  si  manifestarono 
■un'  altra  volta   nella   rovina   dell'  edifìcio   di   scaricatore   a   paraporli   che   era 
stato   poco   dianzi   costrutto   all'  incontro   della  Roggia  Caronna  presso  Cam- 
peggi.   Questa  seconda   notabile   sventura   del   nuovo   Canale  di  Pavia  venne 
a   guastarne   l'alveo   appena  ultimalo   in    quella    località   ed   a  privarlo    del- 
l'inuocuo     sfogo,    ch'era  pur  necessario    per    poter    inoltrare    la     naviga- 
zione  da  Milano  fin  sotto   le  mura    della    città  di  Pavia  e    per    secondare 


s 


>93 
così  le  viste   del   Governo   di    Milano   che   vi  aveva  ordinate  le    opportune 

escavazionì.  Riparato  successivamente  al  guasto  del  letto  navigabile  in  quella 
località  e  provveduto  alla  meglio  al  pericolo  di  nuove  sorprese  per  parte 
delle  piene  del  Navigliaccio,  verso  la  metà  dello  stesso  anno  1816  fu  deciso 
di  usare  tutte  le  necessarie  diligenze  nel  regolamento  del  corpo  d'acqua  del 
canale  residuo  dopo  l'incontro  del  Lambro.  Venne  così  formato  uno  scari- 
catore a  paraporti  provvisorio  nella  fossa  di  Pavia  iu  mancanza  dello  sla- 
bile scaricatore  di  Campeggi  ,  la  cui  ricostruzione  era  convenuto  di  sos- 
pendere per  le  controversie  insorte  cogli  appaltatori  sui  danni  della  rotta. 
Appena  poi  la  notizia  di  questa  risoluzione  si  potè  traspirare  dai  privati 
che  usavauo  del  Naviglio  di  Bereguardo  per  il  commercio  del  Po  col 
Milanese,  questi  si  prepararono  subito  ad  abbandonare  l'antica  via  per 
servirsi  della  nuova  del  Canale  di  Pavia,  che  da  Milauo  arrivando  auche 
soltanto  fino  al  sostegno  di  Cassi  nino  ,  situato  ad  alcune  miglia  di  distanza 
da  Pavia ,  riusciva  già  meno  costosa  e  niù  conveniente.  Mancava  bensì 
a  quest'  effetto  una  strada  carreggiabile  da  Porla  S.  Vito  al  Ticiuo  sotto 
le  mura  di  Pavia  ;  ma  gli  stessi  commercianti  hanno  dirette  immediata- 
mente le  proprie  istanze  alla  Direzione  generale  d'  acque  e  strade  oude 
venisse  aperta  fin  d'allora  la  strada  desiderata,  offrendosi  di  corrisponde- 
re una  parte  delle  spese  di  quest'  opera  anticipata.  Formato  in  poco  tempo 
anche  il  letto  della  nuova  strada  ,  nel  giorno  17  luglio  di  quell'  anno  1816 
ogui  cosa  si  trovò  disposta  per  inoltrare  1'  acqua  nel  Canale  di  Pavia  dal 
villaggio  di  Torre  del  Mangano  a  Porta  S.  Vito  di  quella  città.  Recatosi 
poi  nel  successivo  giorno  18  il  Direttore  generale  d'acque  e  strade  alla 
visita  di  lutti  i  preparativi,  nell'altro  susseguente  giorno  19  dello  stesso 
mese  ed  anno  la  libera,  comoda,  facile  e  continuata  navigazione  fra  le 
due  città  di  Milano  e  di  Pavia  venne  felicemente  aperta  sì  al  piccolo  che 
al    grande  commercio. 

Tali  progressi  si  facevano  fare  nel  Milanese  all'opera,  del  Canale  di 
Pavia  prima  che  fosse  decisa  la  sua  ultimazione;  ma  intanto  l'Aulica  Com- 
missione delle  tinanze  di  Vienna  ne  aveva  spedito  il  proprio  rapporto  favo- 
revole, ed  ebbe  anche  1' incumbenza  di  notificare  con  dispaccio  24  giugno 
18 16  al  Governo  di  Milano  la  sovrana  determinazione  8  maggio  di  detto 
anno  ,  colla  quale  restava  approvata  la  continuazione  e  la  perfezione  del 
Canale  di  Pavia,  a  spese  del  Tesoro  dello  Stato,  nell'intervallo  dei  tre  anni 


i93 
immediatamente  successivi.  Allora  la  Direzione  generale  d'  acque  e  sirade 
è  passata  subito  ad  approvare  il  progetto  dianzi  preparato  per  la  tratta  di 
canale  fra  le  Porte  di  Pavia  dette  di  S.  Vito  e  Stoppa.  Sopra  la  stessa  tratta 
si  è  fatta  cadere  definitivamente  anche  l'opera  di  uno  stabile  scaricatore 
a  paraporti  con  successivo  apposito  canale  nella  fossa  di  Pavia  avviato  fino 
allo  sbocco  in  Ticino ,  invece  di  ricostruire  quello  rovinato  a  Campeggi 
per  lo  sfogo  inferiore  del  naviglio.  Allestito  e  presentato  di  seguito  il 
progetto  di  dettaglio  per  la  costruzione  del  tronco  di  canale  successivo 
fra  il  sostegno  di  Porta  Stoppa  e  quello  fissato  nel  piano  geucrale  da  si- 
tuarsi di  contro  al  bastione  della  botanica  ,  anch'  esso  veune  regolarmente 
approvato   e  posto   in   corso  per  1'  appalto   e  per  la  successiva  esecuzione. 

E  qui  faremo  osservare  che  in  quel  tronco  del  canale  sotto  Pavia  poten- 
dosi verificare  per  la  prima  volta  sui  canali  milanesi  il  caso  di  aver  a  soste- 
nere una  comoda  e  perenne  navigazione  senza  poter  contare  su  grandiosi 
corpi  d'acqua  escrescenti  o  da  dispensarsi  inferiormente  in  sponda  ai  mede- 
simi per  uso  di  irrigazioni  e  simili,  non  si  è  mancato  di  ritenere  definitiva- 
mente orizzontale  il  fondo  affinchè  tale  riescisse  anche  la  disposizione  del 
pelo  d'acqua.  Anzi  questa  precauzione  è  poi  stata  parimenti  osservala  in  tutti 
i  progetti  dei  tronchi  di  canale  inferiori  sino  al  letto  del  Ticino  ;  giacche 
per  essi  militava  la  stessa  ragione  e  di  più  quella  della  brevità  dei  tronchi 
medesimi,  che  comportavano  un  volume  d'acqua  stagnante  assai  più  minore. 

Rimessi  per  tal  modo  verso  il  principio  del  1817  ad  un  corso  rego- 
lare e  sicuro  i  lavori  del  Canale  di  Pavia  che  erano  stati  rallentati  od 
interrotti  nei  tre  anni  precedenti  ,  gli  studi  di  chi  stava  alla  loro  direzione  si 
rivolsero  più  particolarmente  alla  parte  che  in  tutti  i  tempi  è  sempre  stata 
considerata  una  delle  meno  facili  de!  progetto  della  grand'  opera  ,  vale  a 
dire  alla  scella  definitiva  dei  luogo  dello  sbocco  del  canale  in  Ticino. 
Questo  punto  era  già  stato  riservato  da  discutersi  più.  maturamente  un'al- 
tra volta  nel  Consiglio  della  Direzione  generale  d'acque  e  strade  fin  dal- 
l' epoca  in  cui  si  voleva  chiuso  il  solo  ramo  di  Ticino  che  metteva  in 
Gravellone  sotto  il  nome  di  tamo  Predamasco. .  Dachè  poi  era  nata  l'idea 
di  incanalare  Ticino  sotto  il  Ponte  di  Pavia  nel  ramo  Maestro  in  un  sol 
alveo  ,  richiudendo  ,  oltre  iì  ramo  Predamasco  sulla  destra  ,  il  ramo  Ca- 
uarolo  sulla  sinistra-,  si  rendevano  maggiormente  necessari  degli  studi 
ulteriori  e  deile   nuove  considerazioni  sull'  oggetto  medesimo.  Ad  una  tak 


«94 

discussione  si  aveva  campo  di  prepararsi  eoa  una  serie  di  osserva-' 
zioni  sullo  stato  e  sull'indole  di  quel  fiume  nelle  vicinanze  di  Pavia.  La 
foce  del  naviglio,  per  riuscire  la  più  vantaggiosa  ad  una  comoda  naviga- 
zione ,  si  voleva  segnata  nello  spazio  compreso  fra  la  sezione  del  Ponte 
di  Pavia  e  1'  altra  sezione  inferiore  in  cui  il  fiume  Ticino  si  divideva  in 
più.  rami.  Il  punto  preciso  doveva  però  lasciarsi  indeterminato  per  dar  tem- 
po al  fiume  stesso  di  palesare  meglio  la  tendenza  del  suo  corso  dopo  il 
chiudimento  dei  due  rami  succennali.  Tutt' al  più  nel  disegnare  l'anda- 
mento del  Canale  di  Pavia  senza  toccare  le  mura  di  questa  città  per  por- 
tarsi al  fiume  Ticino  attraverso  di  esse  in  molta  vicinanza  del  Ponte  an- 
tico ,  si  veniva  a  ristriugere  maggiormente  lo  spazio  in  cui  poteva  ca- 
dere il  puuto  dello  sbocco  ,  cioè  restava  questo  compreso  nei  limiti  della 
sezione  corrispondente  all'  angolo  del  bastione  inferiore  della  città  ,  e 
dell'  altra    sezione  succennata   dei  tre  rami  di  Ticino. 

Ora  il  Ticino  in  quella  sezione  dei  tre  rami ,  dopo  la  prima  chiusura 
del  ramo  Predamasco  sulla  destra  ,  si  era  dilatato  notabilmente  nel  ramo 
Maestro,  corrodendo  l'isola  che  lo  divideva  dall'altro  ramo  Canarolo  sulla 
sinistra  fiuo  al  segno  che  il  fiume  vi  aveva  ricuperata  una  parte  di  sezioue 
bastante  a  renderlo  stabilito  di  letto  nelle  sue  nuove  circostanze.  La  dila- 
tazione essendosi  operala  unicamente  dalla  sponda  sinistra,  anche  il  filone 
aveva  inclinato  similmente  verso  la  medesima  sponda  ,  mantenendosi  vicino 
all'  isola  del  Canarolo  per  tutta  la  sua  lunghezza  in  modo  che  al  piede 
di  essa  anche  in  tempo  delle  maggiori  magre  non  avrebbe  potuto  man- 
carvi un'altezza  d'acqua  proporzionata  al  carico  delle  barche  del  Ticino 
e  del  canale.  Non  verificandosi  poi  egualmente  una  tale  condizione  all' insù 
di  quell'  isola  fin  dirimpetto  alla  punta  del  bastione  inferiore  della  città  , 
parve  alla  Direzione  dei  lavori  di  dover  proporre  il  vertice  della  stessa  isola 
per  la  più  felice  e  più  conveniente  situazione   dello   shocco   del  canale. 

Alla  scelta  del  punto  dello  sbocco  trovatasi  pure  strettamente  unito 
ì'  oggetto  del  nuovo  piano  di  massima  della  tratta  di  canale  che  lo  pre- 
cede, fino  al  punto  fissato  pel  collocamento  dei  sostegni  accollati  di  con- 
tro  al  bastioue  della  botanica. 

Per  congiungere  lo  sbocco  colf  estremità  superiore  del  canale,  con- 
dotto coi  lavori  sin  davanti  al  bastione  della  botanica  ,  si  è  agevolmente 
stabilito  che  la  linea  più  conveniente  fosse  quella  di  un  sol  rettifilo ,  per- 


correndosi  con  questo  andamento  il  terreno  più  regolare  dei  dintorni  ed 
intersecandosi  ad  angoli  retti  la  strada  postale  da  Pavia  a  Cremona.  Per 
un  motivo  di  più.  di  dare  la  preferenza  a  quest'andamento  si  è  aggiunto 
in  quell'occasione  che  per  esso  sarebbe  riuscita  la  direzione  del  canale 
allo  sbocco  ancora  qualche  poco  convergente  col  filone  del  fiume ,  e  che 
nel  caso  concreto  del  Canale  di  Pavia  e  del  fiume  Ticino  sotto  il  Poute  di 
Pavia  si  credeva  che  fosse  realmente  se  non  necessaria  almeno  opportuna 
più  d'ogni  altra  pel  complesso  delle  circostanze  quell'  obbliqua  direzione 
dello  sbocco,  che  nel  piano  generale  dei  lavori  aveva  sofferto  le  rimar- 
che  in  contrario  da  noi  di  sopra  riferite.  Pulevato  quindi  sopra  il  pre- 
scelto andamento  un  esalto  profilo  del  terreno  coli'  indicazione  accurata 
dei  diversi  stati  d'acqua  di  magra  e  piena  del  fiume,  si  trattava,  a  norma 
delle  massime  precedentemente  stabilite ,  di  consumarvi  interamente  col- 
l' artifizio  dei  sostegni  la  risultante  considerabile  pendenza  totale  del  ter- 
reno. Ciò  si  poteva  conseguire,  secondo  la  Direzione  dei  lavori,  in  due 
diversi  modi  egualmente  sicuri  e  preferibili  a  tutti  gli  altri.  Il  primo  con- 
sisteva nel  dividere  l' intera  caduta  del  profilo  in  quattro  sostegui  accollati 
a  due  a  due  ,  situando  i  primi  due  di  contro  al  bastione  della  botanica  ,  e 
gli  altri  due  all'incontro  sulla  linea  della  strada  postale  da  Pavia  a  Cre- 
mona. Il  secoudo  invece  di  quei  due  modi  si  riduceva  a  dividere  la  stessa 
caduta  sopra  cinque  sostegni ,  quattro  dei  quali  accollati  a  due  a  due 
con  salti  di  miuore  altezza  nei  luoghi  medesimi  del  bastione  della  bota- 
nica  e  di  Porta  Cremona  ,  ed  il  quinto  in  un  sol  salto  da  situarsi  presso 
allo  sbocco.  A  riguardo  di  queste  due  diverse  idee  di  profilo  i  sani  prin- 
cipi dell'arte  indicavano  che  la  prima  portando  un  sostegno  di  meno  par- 
tecipava maggiormente  di  tutti  i  vantaggi  inerenti  alla  massima  dei  soste- 
gni grandiosi  e  pochi  di  numero  ,  anziché  piccoli  e  moltiplicati  sopra  i 
cauali  navigabili.  Nella  seconda  idea  di  profilo  riservandosi  un  sostegno 
per  lo  sbocco  poteva  giovare  questo  a  mantenere  spurgato  dai  deposili 
entro  certi  limiti  l' ingresso  del  cauale  in  Ticiuo.  Un  altro  riflesso  era 
che  lo  stesso  sostegno  nou  doveva  servire  in  tutti  i  tempi ,  ma  bensì  re- 
stare inoperoso  per  la  navigazione  nelle  escrescenze  anche  ordinarie  del 
Ticiuo.  Gli  accidenti  poi  del  terreno  nella  tratta  di  Naviglio  dal  sostegno 
di  Porta  Cremona  allo  sbocco  venivano  a  portare  nel  secondo  caso  minor 
bisogno  di  arginature  e  di  escavazioni  per  la  formazione  del  letto  del  canale, 

27 


i96 
Aggiungasi  che  essendo  il  fiume  Ticino  navigabile  sino  all'  altezza  in  piena 
di  ben  quattro  metri  sopra  la  magra  ordinaria,  e  cessando  ogni  navigazione 
negli  stati  d'acque  superiori  a  questo  livello,  doveva  in  ogni  caso  il  letto 
del  Naviglio  per  una  tratta  considerabile  anteriormente  allo  sbocco  pre- 
sentare un'agevole  navigazione  e  comunicazione  colle  strade  laterali  in  tutti 
gli  stati  d' acqua  intermedi  che  si  verificano  nelle  diverse  stagioni  del- 
l'anno.  Ora  volendo  conseguire  questo  scopo  nel  partito  dei  quattro  soli 
sostegni,  conveniva  avervi  su  di  una  lunga  tratta  diverse  strade  laterali  per 
l' alzaia  disposte  a  differenti  piani ,  le  prime  delle  quali  servissero  nei  li- 
miti della  maggior  magra  sino  ad  un  livello  intermedio  ,  le  seconde  più 
alte  ,  e  così  di  seguito  sino  al  sommo  livello  in  cui  cessa  la  navigazione. 
Ma  Invece  nel  partito  dei  cinque  sostegni  si  rendeva  necessario  un  miuor 
numero  di  questi  ordini  di  strade  ,  poiché  le  variazioni  di  pelo  del  fiume 
non  si  sarebbero  fatte  sentire  nel  tronco  di  canale  superiore  al  sostegno 
prossimo  allo  sbocco  se  non  quando  la  navigazione  del  fiume  stesso  fosse 
vicina  ad  essere  sospesa.  Circa  finalmente  alla  costruzione  ed  alla  manu- 
tenzione delle  opere  nei  due  casi,  si  giudicava  pel  primo  maggiore  la 
spesa  e  più  estesa  la  tratta  dei  lavori  in  acqua;  ma  d'altra  parte  il  se- 
condo partito  richiedeva  un  maggior  impegno  nella  fabbrica  del  quinto  so- 
stegno più  prossimo  al  basso  letto  del  fiume.  Del  resto  si  riservava  in 
quell'  occasione  la  Direzione  dei  lavori  a  determinare  successivamente  le 
opere  di  presidio  allo  sbocco  per  il  motivo  che  la  loro  qualità  ed  esten- 
sione dipendeva  dall'  effetto  che  avrebbero  sortito  col  tempo  le  intestature 
dei  rami  del  Ticino  Predamasco   e   Canarolo. 

Rassegnato  il  piano  di  massima  per  quell'ultima  gran  tratta  del  Ca- 
nale di  Pavia  all'  approvazione  della  Direzione  generale  d'  acque  e  strade, 
furono  assentate  pienamente  nel  Consiglio  degli  Ispettori  generali  tutte  le 
riferite  osservazioni.  Demandata  poscia  alla  decisione  del  Governo  di  Mi- 
lano la  scelta  fra  i  due  profili  esibiti  ,  con  dispaccio  3  marzo  1817  esso 
ha  convenuto  che  si  dovesse  adottare  definitivamente  quello  che  importava 
i  cinque  sostegni ,  ed  ha  ordinato  a  norma  del  medesimo  profilo  la  più 
sollecita  compilazione  dei  progetti  d' esecuzione  per  opere  parziali  col 
metodo  dell'  appalto  sino  allora  seguito  ,  affine  di  ottenere  al  più  presto 
possibile  la  desiderata  apertura  della  completa  navigazione  del  canale  e  di 
provvedere  alla  sua  stabile  conservazione. 


*97 
A  tale  scopo  non  si  è  tardato  allora  a  disporre  ,  approvare  e  mettere 
in  corso  il  progetto  d'  appalto  sì  dei  due  sostegni  accollati  al  bastione  della 
botanica ,  che  degli  altri  lavori  necessari  per  poter  estendere  la  naviga- 
zione del  canale  fino  a  poca  distanza  dell'  incontro  colla  strada  postale 
da  Pavia  a  Cremona.  Un'aggiunta  rimarcabile  che  si  ebbe  occasione  di 
introdurre  nel  progetto  di  quei  sostegni ,  e  che  venne  poi  adottala  anche 
per  gli  inferiori  sostegni  di  Porta  Cremona,  consiste  in  un  secondo  canale 
scaricatore  sotterraneo  laterale  ai  baciui  dei  medesimi  sostegni,  il  quale 
è  destinato  precipuamente  ad  aprire  una  comunicazione  all'  acqua  da  un 
tronco  all'  altro  indipendentemente  da  quella  operala  dai  sostegni  inter- 
medi cogli  altri  artifizi  succeunali.  Con  tale  aggiunta  si  potè  conservare 
una  larghezza  non  eccessiva,  benché  maggiore  dell'ordinaria,  a  quei  tronchi 
del  Canale  di  Pavia  che  riuscivano  di  breve  luughezza  e  disposti  orizzon- 
talmente e  che  non  erano  destinati  a  portare  sempre  un  grosso  corpo  d'  ac- 
qua al  di  là  del  bisogno  della  navigazione.  Tutto  il  maneggio  e  1'  economia 
di  quel  canale  scaricatore  sussidiario  si  ridusse  al  semplice  regolamento  di 
una  paratoia  applicata  stabilmente  ad  una  sua  sezione  per  modo  che  nel 
tempo  impiegato  da  una  barca  a  passare  sotto  Pavia  pei  sostegni  accollati^ 
intermedi  ai  tronchi  più  brevi  del  canale  ,  avesse  da  introdursi  in  questi 
tronchi  nuova  acqua  presa  nei  tronchi  superiori  di  maggior  lunghezza  in 
quantità  per  lo  meno  eguale  a  quella  consunta  pel  passaggio  della  barca 
slessa. 

Arrivata  poi  la  metà  dell'anno  1817  ,  è  stato  comunicato  al  sig.  Parea 
il  desiderio  della  Corte  di  Vienna  che  venissero  sollecitati  i  lavori  al 
Canale  di  Pavia,  onde  alla  fine  dell'anno  18 18  si  avesse  a  vedere  in 
qualche  modo  aperta  la  sua  navigazione  continuata  da  Milano  al  Ticino 
ed  al  Po.  Inoltre  l'Aulica  Commissione  Centrale  d'Organizzazione  in  Vienna, 
per  accertarsi  della  possibilità  di  raggiungere  questo  scopo ,  volle  anche 
essere  informata  minutamente  e  del  grado  d' avanzamento  a  cui  si  trova- 
vano i  lavori  del  canale  e  della  parte  che  rimaneva  ad  eseguirsi  per  por- 
tarli all'altro  grado  compatibile  colla  desiderata  apertura.  In  quella  circo- 
stanza dalla  Direzione  dei  lavori  si  è  fallo  osservare  che  anche  non  preu- 
dendo di  vista  il  pieno  perfezionamento  della  grand' opera,  ma  soltanto 
l' oggetto  del  libero  passaggio  colla  navigazione  dal  canale  nel  fiume  e 
viceversa  ,  era  una    cosa  di  molto    impegno  il  venirne  a  capo    nel   breve 


i98 
spazio  di  tempo  indicato  superiormente.  Tuttavia  il  ripiego  ,  che  per  lo 
meno  parve  l' uuico  per  ottenere  la  massima  economia  del  tempo  nella 
condotta  dei  lavori  da  eseguirsi,  fu  di  riunire  in  un  solo  appalto  le  varie 
opere  più  necessarie  e  specialmente  la  fabbrica  dei  sostegni  di  Porla  Cre- 
mona e  di  quello  dello  sbocco,  che  dovevano  riuscire  i  tre  ultimi  di  tutta 
la  linea  del  canale.  Difalti  avendovi  l'unico  intraprenditore  da  mantenere  un 
numero  costantemente  abbondante  di  operaj  sopra  una  lunga  linea  di 
lavori ,  si  rendeva  a  lui  possibile  il  rivolgerli  anche  tutti  iu  una  volta  alla 
fabbrica  più  diffìcile,  che  era  quella  dell'ultimo  sostegno  fissato  presso  lo 
sbocco  del  canale,  negli  intervalli  di  tempi  iu  cui  Ticino  abbassandosi  di 
pelo  lo  avrebbe  permesso  con   sicurezza  e  con  modica  spesa. 

Redigendo  quindi  dietro  tale  ipotesi  il  piano  d'esecuzione  dei  lavori  ordi-* 
nati  per  estendere  la  navigazione  del  Canale  di  Pavia  sino  al  Ticino,  dentro 
qualche  mese  esso  è  stato  presentato  all'approvazione  della  Direzione  ge- 
nerale d' acque  e  strade.  In  questo  progetto  niuna  variazione  di  rimarco 
fu  recata  alle  massime  precedentemente  stabilite  per  riguardo  alla  fabbrica 
dei  due  sostegni  del  canale  da  erigersi  sulla  linea  davanti  Porta  Cremona 
di  Pavia.  Approfittando  della  vicinanza  del  canale  di  scolo  Roggione  che 
sbocca  in  Ticino  separatamente  dal  canal  navigabile  si  è  munita  la  sponda 
di  questo  di  un  particolare  scaricatore  a  paraporti  che  immette  in  quello  e 
xiesce  l' ultimo  di  tutta  la  linea  ma  superiore  all'  ultimo  sostegno.  La  situa- 
zione di  quesl'  altra  fabbrica  di  sostegno  dal  punto  preciso  dello  sbocco 
fu  trasportata  in  progetto  alquanto  di  sopra  per  diminuire  l' impegno  della 
sua  costruzione  sotto  il  pelo  d'  acqua  del  Ticino,  ed  altresì  per  lasciare 
fra  i  suoi  portoni  e  la  sezione  dello  sbocco  uno  spazio  capace  su  cui  co- 
struire la  darsena  del  canale  riservata  per  quella  località.  La  soglia  inferiore 
dell'ultimo  sostegno  si  è  marcata  a  un  livello  met.  2  all' incirca  depresso 
sotto  la  magra  ordinaria  del  Ticino.  La  struttura  dello  stesso  sostegno 
si  procurò  di  renderla  adattala  al  caso  e  riuscì  la  più  semplice  di  tutti  i  so- 
stegni del  canale,  mancandovi  il  solito  ponte  di  pietra  alla  sboccatura  del 
bacino  ed  ogni  scaricatore  laterale.  Specialmente  però  ai  quattro  angoli  del 
suo  bacino  si  disegnarono  quattro  corpi  di  fabbrica  culminanti  ed  assai 
rilevati  colla  loro  cima  sopra  la  cresta  dei  muri  dell'  edifizio  ,  onde  indi- 
cassero ai  barcaiuoli  la  via  della  navigazione  all'  ingresso  od  alla  sorbita 
pel  canale  in  tempo  di  piene  dei  fiume. 


r99 
Approvato  successivamente  tale  progetto  nel  Consiglio  della  Direzione 
generale  d'acque  e  strade,  verso  il  settembre  di  quell'anno  1817  si  era 
arrivato  a  stipulare  per  esso  un  primo  contratto  d'  appalto.  Ma  gli  intra- 
prendi tori  che  se  n'  erano  addossata  1  esecuzione  ,  invece  di  soddisfare 
ai  loro  doveri  col  dar  mano  immediatamente  ai  lavori ,  misero  iu  campo  di- 
verse pretese  che  non  ebbero  altro  oggetto  fuori  di  quello  di  aspettare 
tempo  per  distogliersi  dall'impresa.  All'epoca  poi  della  loro  scomparsa 
dallo  Stato  ,  essendosi  verificata  una  piena  di  Ticino  ,  non  sarebbe  stato 
né  conveniente  ne  possibile  coi  mezzi  d'  asciugamento  disponibili  1'  inco- 
minciare alcun  travaglio  presso  l' ultimo  sostegno  del  canale.  Ordinato 
quindi  dal  Governo  di  Milano  verso  la  fine  dello  stesso  anno  1817  un 
nuovo  appalto  dell' accenuato  progetto,  furono  rinnovate  le  pratiche  per 
-trovare  una  compagnia  d' intraprenditori  che  assumesse  ancora  l'impresa 
interamente  a  suo  carico  per  un  sol  prezzo  determinato.  Ciò  per  altro 
non  si  è  potuto  allora  ottenere  alla  vista  dello  stato  incerto  e  variabilis- 
simo di  Ticino  ;  sicché  le  cure  della  Direzione  dei  lavori  si  rivolsero  ad 
abbracciare  il  partito  di  cambiare  il  contratto  d' appalto  ordinario  in  un 
altro  cottimo  speciale.  Tale  cottimo  fu  poi  deliberato  iu  febbraio  dell'  anno 
18x8  ad  uu' abile  intraprenditore  ,  e  verso  «il  principio  del  successivo 
aprile  erano  già  attivati  i  lavori  da  Porta  Cremona  al  Ticino  ;  ma  a  que- 
st'  epoca  la  perdita  di  un'  invernata  aveva  deciso  della  protrazione  di  un 
anno  intero  del  loro  lermiue  ,  dovendosi  attendere  per  le  costruzioni  in 
acqua  alla  fabbrica  dell'  ultimo  sostegno  le  magre  di  Ticino  che  avvengon£ 
e  durauo  maggiormente   in   quella  stagione. 

Deposto  così  il  pensiero  di  aprire  la  completa  navigazione  del  Canale 
di  Pavia  per  il  primo  giorno  dell'anno  1819,  si  cercò  se  non  altro  di 
ritardarne  il  momento  meno  che  fosse  possibile.  A  quest'  effetto  ultimati 
appena  i  lavori  del  canale  da  Porta  S.  Vito  fiu  presso  ai  sostegni  accol- 
lati del  bastione  della  botanica  ,  vi  venne  inoltrata  1'  acqua  ed  estesa  Ja 
navigazione  anche  prima  che  incominciasse  l'anno  1819.  Inoltre  quando 
i  lavori  attivati  sulla  linea  inferiormente  a  quel  punto  ,  e  fino  al  letto  del 
Ticino  ,  ebbero  ottenuto  un  certo  grado  di  avanzamento  ,  venne  superior- 
mente ordinala  ed  eseguita  a  tutta  la  linea  del  canale  una  visita  preparatoria 
dagli  Ingegneri  del  canale  ed  altri  Magistrati,  presieduta  per  la  Direzione 
generale  d'acque  e  strade  dal  Segretario  generale  sig.  Gaetano  Negri.  Que- 


200 

sta  visita  ha  avuto  per  oggetto  di  assicurarsi  della  possibilità  di  estendere 
e  praticare  la  libera  navigazione  del  canale  da  Milano  al  Ticino  alla  pre- 
senza dei  Sovrani  dell'Austria  che  si  attendevano  nei  Milanese  per  il  giu- 
gno di  detto  anno  1819.  Chiamati  però  allora  gli  stessi  Sovrani  per  altre 
cure  dall'  Italia  a  Vienna  senza  che  entrassero  nel  Milanese  ,  i  lavori  ap- 
paltati al  Canale  di  Pavia  verso  il  Ticino  furono  rimessi  all'  attività  ap- 
pena ordinaria,  e  compatibile  colla  maggior  sicurezza  delle  opere  e  col 
minor  dispendio  di  spese.  Avvicinandosi  poi  col  tempo  tali  lavori  al  loro 
compimento,  fu  destinato  invece  il  giorno  16  agosto  1819  per  la  ceri- 
monia  dell' apertura  della  nuova  navigazione. 

A  questa  funzione  ha  assistito  in  persona ,  con  seguito  di  autorità  e 
degli  ingegneri  del  canale ,  l'Arciduca  Raineri ,  Yicerè  del  Regno  Lom- 
bardo-Veneto. Entrato  questo  Principe  colla  sua  comitiva  nella  barca  ap- 
postata sul  canale ,  alla  vista  di  numerosa  popolazione  ed  al  rimbombo 
delle  artiglierie  di  Pavia,  sono  state  felicemente  eseguite  per  la  prima  volta 
la  discesa  a  V  ascesa  sugli  ultimi  tronchi  del  canale  medesimo.  Di  seguita 
a  tale  esperimento  aperta  al  commercio  la  libera ,  diretta  e  continuata 
navigazione  da  Milano  al  Ticino  ed  al  Po  anche  prima  dell'  assicurazione 
dello  sbocco  del  nuovo  canale,  restò  fissata  un'epoca  da  secoli  sospirata 
nel  Milanese  che  non  è  meno  distinta  dell'altra  segnatavi  sul  cadere  del 
passato  secolo  colla  costruzione  del  Canale  di  Paderno  e  coli'  apertura  della 
navigazione  dell'Adda.  Ma  per  rendere  l'opera  del  Canale  di  Pavia  perfe- 
"zionata  in  tutte  le  sue  parti  bisognava  poscia  pensare  a  molli  altri  residui 
lavori  ritenuti  da    eseguirsi   in  tutti  i   progetti   anteriori. 

Così  ,  per  nominarne  alcuni  di  quelli  che  risguai  dano  lo  sbocco  del 
canale  aperto ,  restavano  da  riproporsi  i  necessari  lavori  per  sistemarvi 
invariabilmente  la  sezione  del  fiume  Ticino  in  modo  da  provvedervi  costau- 
temente  a  tutti  i  bisogni  della  nuova  navigazione  e  di  più  allo  sfogo  delle 
piene  del  fiume  medesimo.  Ora,  studiando  intorno  alla  sistemazione  della 
sponda  destra  del  fiume  Ticino,  venne  fissato  di  stabilirla  in  direzione  tale 
che  si  mantenesse  quasi  in  una  sol  linea  retta  dal  Ponte  di  Pavia  fin  di 
sotto  alla  sezione  dello  sbocco  del  canale.  La  completa  intestatura  del  ramo 
Predamasco  da  quella  parte  non  fu  risparmiata  per  portare  il  ciglio  dell'ar- 
gine al  di  sopra  delle  maggiori  piene  del  fiume.  La  sistemazione  poi  della 
sponda  sinistra  di  Ticino  in  cui  si    apre  lo  sbocco  del    canale  fu    Ideata 


20  1 

per  modo  da  internarsi  ti  eli'  alveo  del  fiume  ad  erigervi  le  opportune 
opere  di  presidio  al  canale  e  di  arginatura  al  fiume  medesimo.  La  direzione 
di  questa  sponda  si  progettò  dolcemente  convessa  e  sulla  continuazione 
della  linea  esterna  dei  bastioni  di  Pavia.  L'intero  chiudimeuto  del  ramo 
Canarolo  sopra  detta  sponda  sinistra  venne  pure  ritenuto  da  eseguirsi  per 
farlo  collimare  alla  buona  disposizione  di  restringere  la  sezione  fluviale 
nel  luogo  dello  sbocco  del  canale  se  non  alla  minima  larghezza  che  offre 
Ticino  nella  superior  tratta  stabile  sino  al  Ponte  di  Pavia  ,  almeno  ad  una 
media  fra  tutte  le  sezioni  della  stessa  tratta  ,  onde  riesca  più  opportuna  di 
quella  che  il  fiume  da  se  stesso  tende  a  conservare  nella  località  prescelta 
per  lo  sbocco  Determinata  la  posizione  e  la  forma  da  darsi  alle  sponde 
stabili  di  Ticino  presso  lo  sbocco  del  nuovo  canale  ,  dal  punto  dello 
stesso  sbocco  all'  insù  sulla  linea  del  canale  si  è  passato  a  disegnare  un 
grande  bacino  per  uso  della  darsena  summentovata,  iu  figura  di  ferro  da 
cavallo  e  capace  di  contenere  60   barche  delle  maggiori  dimensioni. 

Inoltre  per  un  mezzo  di  avvivare  la  nuova  navigazione  e  di  estendere 
maggiormente  i  suoi  vantaggi  a  tutto  il  Milanese  si  è  riconosciuto  quello 
di  ridonare  una  parte  della  primiera  importanza  al  Naviglio  di  Bereguardo, 
che  si  stende  sul  promontorio  di  Ticino  nella  più  breve  direzione  per 
andare  dal  Lago  Maggiore  a  Pavia  e  viceversa.  Si  penserebbe  a  quest'  ef- 
fetto di  aggiungere  a  quel  naviglio  opportunamente  ristaurato  un  altro 
tronco  di  canale  di  poche  miglia  di  lunghezza,  distaccandolo  dal  punto  più 
comodo  e  più  conveniente  della  sua  linea,  e  facendolo  terminare  si- 
milmente nel  nuovo  Canale  di  Pavia;  ed  è  certo  che  l'esecuzione  t!i 
questa  sola  idea  nel  Milanese  col  rendere  più  attiva  la  navigazione  di 
una  tratta  del  Canale  di  Pavia  varrebbe  specialmente  a  migliorarvi  la 
condizione   del  commercio  particolare  fra  il  Po   ed  il  Lago  Maggiore. 

Ma  tutte  le  cure  per  il  perfezionamento  della  grand' opera  non  si  ri- 
ducono poi  soltanto  ad  estendere  possibilmente  1'  utile  che  si  può  ricavare 
dal  Canale  di  Pavia ,  considerato  semplicemeute  come  canale  di  naviga- 
zione. Una  ragguardevole  quantità  d'acqua  vi  è  già  diramata  da  molli 
anni  su  differenti  punti  della  sua  linea  per  uso  di  irrigazione  ,  movimento 
d'  opifìci  e  simili.  Altri  corpi  d'  acqua,  disponibili  per  dispensarsi  da  esso 
fin  d'ora,  si  vanno  tutto  giorno  concedendo  ai  privati,  e  ciò  si  farà  ancor 
più  quando  il  Naviglio  di  Pavia  sarà  dotato  dell' intera  sua  competenza  d'ac- 


202 

qua  fissata  in  origine  di  ouce  magistrali   i5o,    ritenute    equivalenti    a    utt 
dipresso  a  metri  cub.   36o  per  ogni  minuto  primo. 

A  quest'  ultimo  riguardo  abbiamo  soltanto  accennato  superiormente  che 
di  mano  in  mano  che  si  andavano  ultimando  i  lavori  del  Canale  di  Pa- 
via ne'  suoi  distinti  tronchi ,  veniva  in  esso  inoltrata  1'  acqua  diramata 
dal  Naviglio  Grande  a  Milano  in  quantità  sufficiente  a  sostenervi  la  navi- 
gazione successivamente  estesa  da  tronco  in  tronco  sino  allo  sbocco  in 
Ticino.  Ciò  supponeva  adunque  che  si  facesse  un  proporzionato  aumento 
del  corpo  d'acqua  disponibile  sul  Naviglio  Grande,  ed  ora  noi  passiamo 
appunto  a  dichiarare  il  modo  con  cui  si  è  realmente  effettuata  nel  suo  letto 
la  condotta  a  Milano  di  un  discreto  volume  d'acqua  per  il  Canale  di  Pavia. 

I  lavori  progettati  fin  dall'anno  i8o5  da  eseguirsi  sul  Naviglio  Grande 
per  abilitare  questo  canale  a  condurre  a  Milano  un  maggior  corpo  d'acqua 
in  proporzione  dei  bisogni  del  nuovo  canale  di  Pavia ,  furono  intrapresi 
soltanto  in  questi  ultimi  anni  sotto  la  direzione  del  sig.  Giussani  originaria- 
mente delegato  a  una  tale  incumbenza,  e  del  sig.  Fumagalli  suo  collaboratore, 
che  venne  poi  destinato  anche  a  supplirlo  durante  una  sua  lunga  malattia.  Più 
precisamente  i  lavori  principali  eseguiti  all'accennato  oggetto  consistono 
in  diversi  alzamenti  d'  argini  su  molte  tratte  della  linea  del  Naviglio  Gran- 
de, nel  perfetto  chiudimento  della  vecchia  succennata  rottura  o  bocca 
del  corpo  della  sua  grande  chiusa  di  derivazione  conosciuta  sotto  il  nome 
di  bocca  dalle  canne  dell'  organo  ,  nella  costruzione  di  un  nuovo  ampio 
scaricatore  a  paraporti  che  riesce  prossimo  all'incile  e  superiore  a  tutti 
gli  altri  fabbricati  ne'  precedenti  secoli  sulla  stessa  sponda  del  canale  ,  e 
per  ultimo  nell'  adattamento  dell'  intero  sistema  degli  scaricatori,  travacatori 
e  diversivi   sparsi  al  lungo  della  sua  linea. 

Nell'anno  1814  erano  già  inoltrati  questi  lavori  al  Naviglio  Grande  , 
allorché  nella  notte  del  giorno  io  venendo  1'  1 1  di  agosto  un  notabile 
sfavorevole  accidente  è  sopravvenuto  a  quel  canale  che  da  molto  tempo 
ne  andava  immune.  Si  intende  qui  di  parlare  della  rotta  avvenuta  al  suo 
argine  destro  nel  luogo  di  Pvubbone ,  situato  a  circa  un  terzo  della  linea 
partendo  dall'incile.  La  cagione  di  tale  rovina  fu  ripetuta  dalle  sotterra- 
nee filtrazioni  che  sono  di  frequente  pericolose  attraverso  detto  argine  del 
canale  verso  quel  punto  e  dalle  dirottissime  pioggie  che  erano  durate  l'in- 
tera giornata  del   io.  La  conseguenza;  poi  ne  fu  di  lasciare  in    asciutto  il 


205 

letto  inferiore  del  Naviglio  Grande  ne'  momenti  del  maggior  bisogno  pes 
le  irrigazioni  e  di  portare  invece  le  sue  acque  a  sfogare  attraverso  i  bo- 
schi della  Vallata  di  Ticino  nel  letto  di  questo  fiume.  In  tale  occasione 
però  il  Governo,  la  Direzione  generale  d'  acque  e  strade ,  gli  ingegneri  e 
gli  appaltatori  haìino  spiegata  la  necessaria  energia  col  far  eseguire  il  più 
pronto  ristauro  dell'argine  di  Rubbone  che  fu  in  pochi  giorni  rimesso 
come  prima  a  contenere  le  acque  del  Naviglio   Grande  nel  proprio  letto. 

Avanzandosi  poscia  que'  lavori  ,  ed  assicurata  la  maggiore  capacità  del 
Naviglio  Grande  e  de'  suoi  proporzionati  sfoghi,  non  solo  si  è  potuto  au- 
mentare la  sua  portata  e  conduire  fino  a  Milano  un  discreto  corpo  re- 
siduo di  acqua  per  i  bisogui  del  Canale  di  Pavia  ;  ma  inoltre  vi  si  è  an- 
che venuto  ad  accrescere  la  quantità  di  ciascuna  dispensa  o  diramazione 
tutt'  al  lungo  della  linea  dei  canali  Naviglio  Grande  e  Naviglio  di  Bere- 
guardo  ,  in  corrispondenza  dell'  alzamento  di  pelo  nel  canal  dispensatore.  Si 
può  ritenere  pertanto  che,  anche  abbandonando  del  tutto  l'idea  naia  nel  itto5 
di  una  bocca  d'introduzione  sussidiaria  ed  ogni  altro  ripiego  possibile  per 
accrescere  all'  uopo  la  portata  del  Naviglio  Grande  fin  verso  Milano ,  la 
sola  operazione  di  riforma  che  resta  a  farsi  alle  bocche  d'  estrazione  ,  per 
rimetterle  soltanto  nei  limiti  dei  propri  diritti  dopo  le  nuove  sopravve- 
nute circostauae  che  le  hanno  alterate,  basterebbe  a  porre  a  disposizione 
del  Governo  tutto  quel  corpo  di  acqua  che  si  può  ulteriormente  deside- 
rare per  gli  usi  del   Canale   di  Pavia  estrauei  a  quello    della  navigazione. 

Intauto  a  compimento  dei  dettagli  storici  sin  qui  esposti  noi  crediamo 
prezzo  dell'opera  l'aggiungere  un  cenno  delle  riflessioni  che  siuora  si  pre- 
sentarono presso  la  Direzione  dei  lavori  tanto  sul  Naviglio  Grande,  che 
sul  Naviglio  di  Pavia.  Queste  riflessioni  risguardano  specialmente  alcune 
di  quelle  ulteriori  provvidenze  che  si  apprendono  soltanto  coli'  Uso  delle 
fabbriche  e  col  maneggio  degli  artifizi  di  un  canale,  o  in  generale  dal- 
l'osservazione delle  acque  in  corso  e  dalla  più.  facile  contemplazione  di 
un  oggetto  quand'  esso  si  trova  sottoposto  al  dominio  dell'  esperienza.  Esse 
possono  inoltre  servire  per  una  più  ampia  dichiarazione  di  diverse  mas- 
sime seguite  nella  costruzione  del  nuovo  Canale  di  Pavia  e  nella  dire- 
zione dei  nuovi  lavori  al  Naviglio   Grande. 

E  primieramente  parlando  di  questi  ultimi  lavori  eseguiti  a'  nostri  giorni 
sulla  linea  del  Naviglio   Grande,  dobbiamo  dire  del  buon  effetto  che  vi  ha 

28 


204 


prodotto  il  summentovato  otturamento  della  bocca  dalle  canne  dell'  organo 
all'estremità  sinistra  della  sua  gran  chiusa  di  derivazione.  Veuendo  serrala 
per  l' addietro  quell'apertura  soltanto  in  tempo  di  magre  del  Ticino  con  ope- 
re posticcie  ,  e  servendo  essa  liberamente  iu  tempo  di  acque  ordinarie  e  di 
piena  per  isfogo  dell'acqua  diretta  al  naviglio  in  copia  eccessiva,  vi  ren- 
deva alquanto  più  pericoloso  che  non  sia  di  presente  il  passaggio  delle 
barche  in  ordine  all'  esservi  attirale  verso  la  chiusa.  Il  bello  scaricatore  a 
paraporti  fabbricato  all'incile  del  canale  istesso,  oltre  a  fare  in  certo  modo 
le  veci  di  quella  apertura  otturata  nel  corpo  di  chiusa ,  provvede  al  mag- 
giore sfogo  delle  acque  di  piena  del  canale  accresciute  in  proporzione  dei 
successivi  aumenti  della  sua  portata  ordinaria  pei  bisogni  del  nuovo  Ca- 
nale di  Pavia.  Da  questi  aumenti  di  portata  procurati  al  Naviglio  Grande 
ne  è  però  derivata  qualche  sensibile  alterazione  del  suo  sistema  ,  lanio 
per  riguardo  al  livello  del  suo  pelo  d'acqua  e  della  velocità  di  quest'ac- 
qua ,  come  per  riguardo  allo  stabilimento  del  fondo  del  suo  letto.  Tale 
alterazione  fu  ineguale  da  un  punto  all'altro  della  linea  del  canale  ,  dove 
per  le  diverse  dimensioni  del  suo  letto ,  dove  per  la  qualità  delle  materie 
più.  o  meno  amovibili  di  cui  questo  è  formato  ,  e  dove  finalmente  per  i 
differenlissimi  corpi  d'  acqua  che  per  entro  vi  scorrono.  Tuttavia  un  certo 
ordine  ed  una  certa  modificazione  di  effetti  dall'incile  al  termine  del 
Naviglio  Graude  si  sono  pure  osservati  anche  in  questa  alterazione  del 
suo  sistema.  Così  verso  V  incile ,  dove  il  naviglio  colla  sua  ampiezza,  colla 
copia  delle  sue  acque  e  colla  pendenza  di  fondo  rassembra  più  ad  un 
fiume  reale  che  ad  un  canale  artefatto,  quell' alterazione  di  sistema  si  ri- 
dusse all'innalzamento  di  pochi  decimetri  del  pelo  d'acqua  sopra  il  pri- 
miero livello  con  un  corrispondente  aumento  di  velocità,  ed  a  qualche 
escavazione  del  letto  per  pochi  altri  decimetri  al  di  sotto  del  piano  in  cui 
si  trovava  dianzi  stabilito.  Verso  la  metà  del  corso  del  canale,  dove  forti 
estrazioni  d'acqua  cominciano  sopra  1'  uua  e  1'  altra  ripa  a  diminuirvi 
la  portata  ,  e  dove  il  canale  discorrendo  più  e  più  ristretto  iu  larghezza 
conserva  ancóra  una  generosa  declività  di  fondo  e  convoglia  tuttavia  un 
volume  d'  acqua  assai  grosso  per  gii  usi  della  tratta  inferiore  ,  quell'  alte- 
razione si  è  mostrala  maggiore  per  ognuno  degli  elementi  sopraddetti.  Fi- 
nalmente verso  il  termine  del  canale  decrescendo  in  maggior  ragione  il 
corpo  d'acqua  e    simulian.eauien.ic  la  pendenza  del    fondo,  è  andata  sce- 


203 

mando  a  poco  a    poco    V escavazione    del  letto    mentre  vi    è    riuscito    più 
sensibile  l'aumento   di  velocità  e  l'innalzamento   del  pelo   d'acqua. 

Circa  air  utile  od  allo  svantaggio  di  questa  alterazione  del  sistema  del 
Naviglio  Grande,  l'elevazione  del  pelo  d'acqua  e  l'accrescimento  corri- 
spondente di  velocità  ben  presto  non  vi  produrranno  generalmente  incon- 
venienti di  sorta ,  dschè  nella  ricostruzione  dei  ponti  che  attraversano  il 
canale  verso  Milano  si  ha  l' avvertenza  di  tenere  la  loro  luce  più  alta 
ed  adattala  ancora  al  maggior  carico  delle  barche  usate.  Le  variazioni  in 
più  degli  stessi  due  elementi  lasceranno  invece  il  comodo  alla  navigazione 
del  canale  di  poter  farvi  pescare  maggiormente  le  barche  cariche,  non  che 
l'altro  vantaggio  della  vieppiù  spedita  discesa  per  il  canale  medesimo  che 
è  rilevante  atteso  le  circostanze  particolari  del  suo  commercio  attivissimo  in 
tal  senso  e  poco  attivo  nell'  altro  contrario.  Per  riguardo  poi  all'aumento 
della  forza  escavatrice  del  letto  del  canale  ,  questa  variazione  non  ha  pro- 
dotto sinora  che  un  utile  spurgo  naturale  verso  l'incile  e  verso  il  termine 
del  canale  istesso;  ma  verso  il  mezzo  della  sua  linea  col  corrodere  e  pro- 
trarre maggiormente  le  materie  amovibili  ,  essa  ha  importato  la  spesa  di 
qualche  opera  per  arrestarne  da  questo  lato  ogni  nocevole  effetto.  Tale 
provvidenza  è  quella  che  si  va  appunto  eseguendo  di  presente  colla  distri- 
buzioue  di  opportune  soglie  fìsse,  le  quali  essendo  fabbricate  sul  letto  del 
canale  nelle  più  esposte  località  ,  devono  renderlo  inamovibile  oltre  un 
|'  certo  limite,  e  stabilito  di  nuovo  nelle  sue  alterale  circostanze  dipendente- 
mente  dall'  aumento  di  portata. 

Inoltrandosi  a  parlare  più  propriamente  del  nuovo  Naviglio  di  Pavia, 
i  cui  lavori  furono  condotti  a  termine  sotto  la  direzione  dei  Sunnominati 
Ingegneri  d'acque  e  strade,  ed  i  cui  progetti  delle  opere  dal  1 81 4  in 
poi  vennero  di  mano  in  mano  rimessi  per  l'opportuno  esame  all'Ispet- 
tore generale  sig.  Agostino  Masetti  (i) ,  faremo  osservare  prima  di  tutto 
che  in  diversi  tempi  si  è  tentato  di  risolvere  colla  precisione  sufficiente 
per  la  pratica  il  problema  della  misura  dell'  acqua  per  formare  la  presa 
del  nuovo  canale,   come  a  suo  luogo  si  è  già  detto  di  sopra. 

A  tale  riguardo  se  si  fosse  trattato  di  un  canale  da  disporsi  a  tron- 
chi orizzontali  ,  il  consumo  d' acqua  per  il  semplice  oggetto  della  sua  na- 

(l)   Ora   Direttore  generale  delle  pubbliche  costruzioni  pre6so  il  Governo  di  Lombardia. 


2o6 
vigazione  sarebbe  stato  facilmente  valutabile ,  riducendosi  in  questo  caso 
alla  porzione  da  impiegarsi  nel  fare  le  sostegnature  o,  come  diconsi  comu- 
nemente fra  noi,  le  coricate,  che  sono  di  numero  presumibili  in  un  gior- 
no. Difatti  l'altra  porzione  che  va  perduta  in  evaporazione,  assorbimento 
e  filtrazione  viene  sovente  nel  Milanese  più  che  compensata  e  dalle  piog 
gié  e  dalle  naturali  sorgive  degli  alvei  e  dagli  scoli  dei  laterali  terreni  E 
generalmente  la  misura  precisa  di  quell'acqua  avrebbe  potuto  aversi  con 
un.  semplice  conteggio  e  con  qualche  accurato  esperimento  sugli  effetti 
locali  delle  anzidette  cagioni  di  consumo.  Ma  nella  realtà  gli  oggetti  della 
irrigazione,  del  movimento  d'opifici  e  di  simili  usi  che  si  combinano  al 
Canale  di  Pavia  cominciarono  ad  introdurre  in  calcolo  l'elemento  della  ve- 
locità per  portare  anche  sopra  tronchi  di  canale  orizzontali  un  corpo  d'acqua 
di  gran  lunga  maggiore  di  quello  puramente  necessario  per  sostenervi  un 
utile  ed  estesa  navigazione.  Inoltre  nel  Milanese  era  divenuto  comune  da 
secoli  il 'disporre  con  una  certa  pendenza  tutti  i  canali  navigabili ,  per  ri- 
sparmiarvi possibilmente  le  fabbriche  di  sostegno  e  procurarvi  varie  altre 
particolarità.  Una  simile  pratica  era  stata  seguita  in  tutti  i  progetti  del 
Canale  di  Pavia.  Col  nascere  quindi  e  col  crescere  in  Italia  della  scienzn 
delle  acque  correnti,  la  determinazione  a  priori  della  velocità,  della 
curva  del  pelo  e  degli  altri  elementi  del  moto  dell'  acqua  per  ogni  tronco 
del  medesimo  canale  ha  dovuto  esercitarvi  l'ingegno  degli  idraulici  na- 
zionali. 

Fino  a  tanto  però  che  la  difficoltà  di  tale  problema  era  legata,  oltre  alla 
mancanza  d'alcuni  dati  tìsici,  principalmente  all'imperfezione  di  un'analisi 
che  non  sapeva  condurci  a  formole  bastantemente  esalte  sul  movimento  del- 
l'acqua  ne' grandi  canali,  non  era  altrimenti  sperabile,  per  il  caso  di  quello 
di  Pavia,  di  arrivare  ad  una  soluzioue  che  godesse  di  qualche  rigore  geo- 
metrico e  che  fosse  utilmente  applicabile  alla  pratica  costruzione  di  tutti 
i  suoi  consimili.  Così  non  servirono  all'uopo  le  succennate  soluzioni  del 
Frisi,  del  Brunacci  e  degli  altri  valenti  matematici  che  ebbero  influenza 
nella  redazione  del  progetto  del  Canale  di  Pavia  prima  d'intraprenderne  la 
costruzione.  All'  attivazione  poi  de'  suoi  lavori  ed  all'  atto  pratico  di  questi 
si  è  saggiamente  preferito  dagli  Ingegneri  d'acque  e  strade,  come  abbiam 
veduto,  di  ricorrere  a  processi  e  metodi  unicamente  fondali  sull'esperienza 
e  sull'  osservazione  di  casi    consimili    per  risolvere    il    problema    almeno  , 


20T 

«comesi  dice,  a  posteriori',  ond'è  die  per  questo  capo  al  Canale  di  Pavia 
si  sono  essi  ridotti  necessariamente  ancora  all'arte  di  far  precedere  delle 
apposite  ben  accertale  esperienze  sulla  peudenza  assunta  dal  pelo  d'acqua 
nei  primi  tronchi  di  canale  già  costrutti  per  cavarne  lumi  e  canoni  sicuri  da 
applicarsi  alla  sistemazione   degli  altri  tronchi  che  rimanevano  da  costruirsi. 

Egli  era  pertanto  un  oggetto  della  più  alta  importanza  per  il  progresso 
dell'arte  dei  canali  navigabili  ogni'  passo  verso  l'esatta  soluzione  di  quel 
problema  ;  e  noi  abbiamo  la  compiacenza  di  poter  qui  accennare  che 
nou  pochi  di  questi  passi  sono  realmente  stati  fatti  in  questi  ultimi  anni , 
che  a  quest'ora  l'analisi  può  condurci  a  formole  bastantemente  precise 
pel  movimento  dell'acqua  e  per  la  determinazione  della  peudenza  di  pelo 
ne' grandi  canali,  e  che  tutto  ciò  si  deve  agli  sludi  ed  al  talento  di  alcuni 
dotti  Italiaui.  In  conferma  di  queste  nostre  asserzioni,  oltreché  si  possono 
da  ognuno  consultare  fin  d'ora  le  opere  recentemente  stampate  dai  celebri 
idraulici  Tadini  e  Venturoli  (i),  verrà  presto  alla  luce  auche  una  Memoria 
del  sig.  Ottaviano  Fabrizio  Mossetti  contenente  la  nuova  e  completa  analisi 
sul  moto  dell'acqua  ne' canali.  E  nel  mentre  che  questo  distinto  autore  si 
occupa  di  perfezionare  tale  siio  lavoro,  che  ci  ha  graziosamente  comunicato  , 
noi  daremo  in  una  nota  separata  alla  fiue  della  presente  storia  le  formole 
con  alcune  applicazioni  che  lo  stesso  sig.  Mossotti  ha  dedotte  dalla  teoria 
generale  pei  casi   consimili   a   quello   del   Canale   di   Pavia. 

Dall'  essere  il  Canale  di  Pavia  come  1'  anello  di  unione  fra  il  Po  ed 
il  centro  principale  della  rete  dei  canali  navigabili  preesistenti  sul  Mila- 
nese ,  e  dall'  avervi  pei'  esso  disponibile  un  volume  d'  acqua  eccedente  la 
competenza  assegnatagli ,  possono  sembrare  non  del  tutto  irragionevoli  le 
lagnanze  dei  commercianti  che  vorrebbero  il  Canale  di  Pavia  fatto  non 
solo  per  le  barche  usate  sugli  altri  canali  milanesi,  ma  anche  per  la  por- 
tata delle  più  grosse  barche  del  Po.  Di  più  per  otteuere  la  sperata  flo- 
ridezza della  nuova  navigazione  del  Canale  di  Pavia  è  osservabile  che 
prima  dell'  istituzione  del  diritto  di  finanza  detto  dazio  della  catena  ,  per- 
cepito  dietro  la  tariffa  vigente  fin  dall' auno    1 8 1 7   sulla    linea    del    canale 

(!)  V.   La   Memoria  di   Antonio  Tadini  intitolata:  Del  movimento  e  della  misura  delle  acque 
correnti.    Milano    1816. 

Gli  Elementi  di  meccanica  ed  idraulica   di   Giuseppe     Venturoli,.  'J'erza     edizione.    Milano  , 
?8 1 9. 


2o8 
medesimo,  vi  erano  già  avviate  a  fare  il  giornaliero  viaggio  da  Pavia  a  M* 
lano  e  viceversa,  oltre  le  barche  corriere  per  il  trasporto  delle  persone  e 
delle  piccole  merci ,  anche  quelle  per  il  trasporto  delle  fruita ,  dei  colli 
di  Genova  e  di  altre  grosse  mercanzie.  L'  avere  tali  barche  cessato  da  ogui 
viaggio  dopo  l'istituzione  di  quel  diritto  di  finanza,  colla  tariffa  in  corso  , 
deve  dar  luogo  a  serie  riflessioni  per  chi  si  trova  in  circostanze  di  far  pro- 
durre il  massimo  utile  ai  canali  navigabili  del  Milanese  col  saggio  rego- 
lamento  delle  tariffe  daziarie. 

Circa  alla  sceha  della  linea  tracciata  precisamente  allato  o  in  poca  di- 
stanza dalla  strada  postale  da  Milano  a  Pavia  sino   alle  mura  di  quest'ul- 
tima  città ,  essa  sembrerà  abbastanza   giustificata   dai  dettagli    economici  e 
dai  calcoli  di  stima   che  si  possono  istituire    sulla    relativa    utilità    dei  di- 
versi possibili  progetti  di  andamento   da  Milano  al  Po,  In  questa  disamina 
5*1  presenterà  facilmente  la  circostanza  del  trovarsi  lungo  quella  strada  già 
generalmente   radunati  in  minor  numero  che  altrove  i  fossi  traversali    che 
sottopassano  la  linea  e  le  strade  che  la  intersecano;  il  che  portò  il  risparmio 
di  un   certo  numero  di  ponti,  ponti-canali  e  botti  d'  ogni  maniera.  Parimenti 
non   si  potrà  dimenticare  1'  altra  circostanza  che  in  quella  località  venivano 
a  prestarsi  una  sicurezza   vicendevole  la    strada    postale ,    il  canal    naviga- 
bile ed  i  paesi  disposti  al  lungo   della  linea  ;   e  che  un   profilo   di    terreni 
il  quale  non  offre  varietà  molto  risentite   di   piani  e  di  inclinazioni    vi    ri- 
sparmiava i  maggiori  movimenti   di  terra  ,  gli  incomodi  di  un  canale  troppo 
profondamente  incassato  sotto  il  pian   di  campagne  ed  i  pericoli  di  troppo 
rilevanti  arginature.  Gettando  finalmente  un'  occhiata  sulla  carta  idrogra- 
fica ,  sul  profilo  generale  di  livellazione  del  Milanese,  sull'andamento  del 
Po   e  degli  altri  fiumi  che  vi  mettono  foce,  l'Adda,  il  Lambro,    l'Olona 
ed  il  Ticino ,  si  sarà  portati  a  credere  che  quella  direzione  meritasse  ve- 
ramente una  decisa  preferenza  per  essere  la  idea  più  decorosa,  più  bril- 
lante  e  più  economica  a  un   tempo,  segnatamente  per  passare  colla  linea 
della  navigazione  nel  più  grosso  influente    del  Po  ,    presso    alla    città    più 
cospicua   del  Milanese   dopo  la  Capitale ,  e  in  vicinanza  alla  strada  postale 
più  commerciale  di  tutto  lo  Stato.  Parimenti  lo    sbocco    sotto  Pavia ,  che 
deve  assicurarsi  colle  opere  di  presidio  sì  progettate  al  Governo  dalla  Di- 
rezione dei  lavori,  che  riservate  per  gli  anni  successivi,  sembra  fin   d'ora 
uuo    de'  più    felici    che    si    potevano    scegliere   fra  lutti  quelli  proposti  in 


2  0i 

%an    tempi    sulla    tratta    di    fiume    Ticino  che  si  stende  dal  piede    defila 
costa  di  Bereguardo  alla  sua  confluenza   nel  Po. 

Relativamente  alle  pendenze  assegnale  ad  alcuni  tronchi  del  canale  , 
colle  quali  si  venne  a  consumare  circa  met.  2  di  pendenza  del  terreno  , 
l'uso  del  cauale  non  ha  fatto  che  maggiormente  comprovare  la  possibilità 
di  non  disporre  orizzontalmente  gli  stessi  suoi  tronchi.  Circa  però  al  buon 
effetto  della  sua  sistemazione  a  tronchi  più  pendenti,  la  quale  ha  dato  luogo 
alle  maggiori  discussioni  per  successive  vicende  del  progetto  e  della  Direzio- 
ne dei  lavori  e  per  ulteriori  determinazioni  del  caso ,  si  potrà  consultare  la 
succennata  nota  del  sig.  Mossotti  contenuta  nel  presente  volume  ;  onde  noi 
aggiungeremo  soltanto  che  l' esperienza  di  qualche  anno  ha  specialmente 
posto  in  chiaro  la  grande  influenza  delle  erbe  palustri,  e  di  altri  simili 
ostacoli  di  frequente  generati  sul  fondo  del  canale,  nel  disturbarvi  il  mo- 
vimento regolare  dell'acqua.  Questa  perturbazioue  del  sistema  del  canale 
è  tanto  seusibile  che  arriva  ad  interrompere  la  liuea  del  pelo  d'  acqua  di 
ciascun  tronco ,  teuendolo  in  collo  nelle  parti  superiori  sino  a  portarvi 
senza  alcun'  altra  variazione  una  differenza  di  più  di  qualche  mezzo  metro 
nella  sua  elevazione. 

Per  riguardo  alla  pendenza  del  terreno  consunta  coli'  artifizio  de'  so- 
stegni al  Canale  di  Pavia  ,  essendovi  queste  fabbriche  state  disegnate  di 
salto  variabile  fra  i  limili  di  due  e  cinque  metri  all' incirca,  la  disparità  e 
la  rilevauza  di  tali  misure  formano  due  delle  principali  discordanze  fra 
Je  norme  seguite  dalla  Direzione  dei  lavori  e  quelle  che  avrebbe  dovuto 
seguire  nell'  ipotesi  che  si  avesse  dovuto  cavare  il  canale  in  un  paese  scar- 
seggiante  d'acqua  per  il  bisogno  della  navigazione,  ed  in  mezzo  a  campa- 
gne uniformemente  pendenti  da  un'  estremità  all'  altra  della  linea  e  non 
intersecate  da  un  numero  strabocchevole  di  fossi  e  scoli  trasversali  alla 
linea  sono  livelli  differentissimi.  Se  poi  nell'infanzia  dell'arte  il  non  ardire 
di  fare  sostegni  alti  oltre  il  limite  di  un  metro  o  due  poteva  credersi  abba- 
stanza giustificato ,  non  lo  è  più  al  lume  dei  progressi  fatti  nella  medesima 
arte  da  tre  o  quattro  secoli ,  e  specialmente  dopo  gli  esempi  dei  Canali  di 
Paderno  e  di  Pavia.  Sembra  adunque  che  o  si  debba  estendere  alquanto  quel 
limite,  o  che  in  generale  non  si  debba  più  riguardare  come  utile  e  conve- 
niente la  moltiplicazione  di  quelle  fabbriche  sui  canali  navigabili  consimili 
•Jachè  si  possono  ottenere  gli  stessi  effetti    da    un  mnior  numero  delle  me- 


aio 
desime.  Circa  ai  sostegni  accollati,  avendo  anch'essi  per  oggetto  precipuo 
di  smaltire  con  poche  fabbriche  di  questo  genere  una  caduta  eccessiva  su 
piccolo  spazio  di  terreno  ,  si  è  conseguito  veramente  lo  scopo  coli'  adottare 
almeno  il  loro  uso  siili'  ultima  gran  tratta  del  Canale  di  Pavia.  Inoltre  con 
quei  sostegni  si  è  procurato  al  canale  il  pregio  particolare  di  combinare  al- 
l'occasione una  certa  economia  dell'acqua  sul  punto  della  linea  dove  essa 
rientrava  nei  fini  dell'architetto,  giacché,  com'è  noto,  nei  sostegni  accollati 
il  raddoppiamento  dei  bacini  discreti  porta  che  la  stessa  discreta  quantità 
d'acqua  può  successivamente  passar  dall'  uno  all'altro  per  operare  il  pas- 
saggio delle  barche  discendenti.  Finalmente  la  situazione  dei  soslegui  ai 
punti  succitati  della  linea  non  sembra  che  offra  alcun  motivo  di  ulteriori 
desiderj  agli  intelligenti  edotti  di  tutte  le  circostanze  del  caso  ,  quando 
pei  riflessi  su  riferiti  si  voglia  condonare  la  scelta  del  paese  di  Rozzano 
invece  dell'  altro  superiore  di  Cassino  per  erigervi  il  5.°  sostegno  del  ca- 
nale ;  il  che  portò  di  tenere  alquanto  arginala  e  sollevata  sopra  i  terreni 
laterali  la  tratta  intermedia  del  suo   alveo. 

La  struttura  dei  sostegni  del  Canale  di  Pavia  si  è  pure  riscontrata  col- 
]' uso  generalmente  bene  scelta  ed  adattata  al  caso;  ma  da  taluni  si  è  giudi- 
cato che  questo  pregio  si  avrebbe  conseguito  in  maggior  grado  col  prescri- 
ver la  lunghezza  dei  bacini  nella  sola  misura  richiesta  dal  passaggio  di  una 
barca  alla  volta  anziché  di  due.  A  questo  riguardo  mostra  da  una  parte  il 
fatto  giornaliero  che  sono  più  le  volte  che  le  barche  vanno  isolate  a  fare 
i  loro  viaggi  del  Canale  di  Pavia,  di  quello  che  vi  vadino  accoppiate.  Si 
poteva  forse  dall'altra  parte  farvi  provvedere  all'uopo  tutte  le  barche  al  loro 
ingresso  in  canale  di  una  piccola  ventola  per  timone  invece  di  permettervi 
V  uso  della  pala  a  grande  albero  che  è  soltanto  necessaria  sopra  altri  ca- 
nali e  fiumi  del  Milanese.  Per  la  verità  poi  il  tempo  impiegato  dalle  barche 
nel  passaggio  de'  sostegni  al  Canale  di  Pavia  viene  da  ciò  sensibilmente 
accresciuto  sulla  totalità  d' un  viaggio ,  ed  il  maggior  consumo  di  questo 
tempo  riesce  interamente  perduto  per  la  navigazione  a  barche  isolate , 
se  non  si  procura  di  rendere  più  spediti  quei  passaggi  coli'  uso  del 
rilevante  corpo  d'acqua  del  canale  e  dei  numerosi  paraporti  che  si  hanno 
a    disposizione  per  eseguirli  più  o  meno  celeremeule. 

L'  accidente  più  notabile  che  ha  presentato  sinora  1'  uso  dei    sostegni 
del  Canale  di  Pavia  è  occorso  di  osservarlo  per  la  prima  volta    allorché 


2  1  t 

ultimata  la  costruzione  del  sostegno  di  Casarile  fu  tradotta  questa  fabbrica  al 
servizio  della  navigazione,  e  si  è  verificato  poscia  su  tutti  i  consimili  sosie- 
gui  del  Milanese.  Il  fenomeno  consiste  in  ciò  che  il  muro  di  mezzo  ,  o 
massiccio  eretto  verticalmente  fra  il  bacino  che  si  riempie  ed  il  eanale 
scaricatore  parallelo  che  resta  vuoto ,  manifesta  un  piccolo  movimento 
verso  lo  scaricatore;  movimento  che  al  vuotarsi  dello  stesso  bacino 
comincia  in  senso  contrario  ,  e  finisce  col  rimettere  il  muro  sensi- 
bilmente nella  sua  primiera  posizione  senza  che  succeda  alcuno  scom- 
paginamento della  fabbrica.  Quest'ultima  circostanza  è  così  vera,  che  se 
qualche  piccolo  pelo  di  fenditura  si  arriva  a  scorgere  a  bacino  carico 
ne'  corpi  di  fabbrica  situali  alle  estremità  del  muro  di  mezzo  soggetto  al 
movimento  immediato,  e  in  qualche  modo  al  medesimo  connessi,  si  trova 
esso  affatto  richiuso  quando  il  bacino  è  vuoto.  A  maggiore  precauzione 
venne  però  adottato  un  ripiego  che  previene  qualunque  pericolo  da  ciò 
dipendente  al  succennato  sostegno  di  Casarile,  che  è  quello  fra  tutti  i 
suoi  consimili  del  Milanese  in  cui  tal  fenomeno  riuscì  sinora  più  sensi- 
bile. Consiste  il  ripiego  nell'  avere  applicala  una  controspinta  di  grosse 
lastre  di  granito  disposte  come  si  dice  in  coltello  ed  esattamente  incas- 
sate a  guisa  di  forti  saette  sulla  facciata  verso  lo  scaricatore  nel  muro  di 
mezzo  al  punto  che  resta  più.  isolato  e  probabilmente  più  esposto  ad  es- 
sere smosso.  In  qualunque  tempo  poi,  e  per  qualunque  maggior  salto  di 
sostegni  che  si  avessero  a  costruire  di  nuovo  ,  si  volesse  pensare  ad  evi- 
lare  un  simile  movimento  comunque  innocente ,  ben  si  vede  che  non  farà 
nemmen  bisogno  di  immaginare  nuovi  espedienti  più  efficaci,  avendocelo 
già  iusegnato  quel  grand'  uomo  dell'  ingegner  Meda  nel  disegno  de'  suoi 
sostegni  di  forma  tale  da  non  soffrire  il  movimento  del  muro  di  mezzo 
altrimenti  da  lui  detto  il  massizzo.  Del  resto  sopra  l'ultima  gran  tratta 
del  nuovo  Canale  di  Pavia  i  sostegni  che  non  hanno  ne  canale  scarica- 
tore scoperto  ne  muro  di  mezzo  isolato  ,  non  hanno  nemmeno  manifestato 
il  fenomeno  del  succitato  movimento.  In  essi  si  è  però  osservata  da  prin- 
cipio del  loro  uso  un'altra  particolarità  che  noi  crediamo  meritevole  di 
essere  riferita. 

Al  chiudersi  rapidamente  de'  paraporti  annessi  ai  sostegni  quando  non 
era  compiuto  il  riempimento  de'bacini  e  l'acqua  correva  da  essi  con  forte 
velocità ,  trovandosi  arrestata  nel  suo  efflusso  a  un  tratto,  laddove  manifesta 

29 


2  I  2 

subito  un  semplice  rigonfiamento  alla  superficie  nei  cauali  scaricatori  sco- 
perti ,  tentava  di  pur  trovare  uno  sfogo  sforzando  le  pareli  dello  scari- 
catore coperto.  Perciò  il  suo  coperchio,  che  erane  la  parte  meno  forte, 
veniva  anche  rimosso  dalla  sua  posizione  d'equilibrio  e  persino  sbalzalo  in 
aria  a  qualche  altezza  per  lasciar  libera  l'ascesa  all'acqua.  Tale  efFetto, 
che  è  precisamente  quello  che  forma  il  principio  della  macchina  cono- 
sciuta sotto  il  nome  di  ariele  idraulico,  si  è  però  facilmente  evitato  a  quei 
sostegni  col  lasciarvi  appena  socchiuso  una  parte  del  coperchio  dello 
scaricatore  per  modo  che  il  più  leggiero  suo  ap rimento  nel  cedere  alle» 
sforzo  dell'  acqua  bastasse  ad  ammorzare  a  poco  a  poco  la  sua  velociti, 
e  ad  impedire  così  ogni  sensibile  scossa  ed  alcun  notabile  inconveniente. 
Intorno  allo  stesso  articolo  della  struttura  dei  sostegni  al  Canale  di 
Pavia  si  è  potuto  anche  osservare  che  l'angolo  ottuso  di  gradi  106  solio 
cui  si  insieccano  le  loro  porte,  a  un  di  presso  come  si  è  fatto  general- 
mente sugli  altri  canali  milanesi  dei  secoli  passati  ,  lascia  il  comodo  di 
aprirle  senza  il  bisogno  di  alcuna  macchina  anche  ne'casi  de' maggiori 
salti  usali.  Un  uomo  solo  col  mezzo  di  un'asta  armata  d'uncino  basta  al 
loro  movimento  quando  siano  bene  imperliate.  A  questo  fine  se  si  fosso 
prescelto  un  angolo  più  ottuso  sarebbe  scemato  bensì  il  peso  delle  porte, 
e  da  questo  lato  si  avrebbe  ottenuto  un  vantaggio  ;  ma  in  tal  caso  la 
forza  dell'  uomo  non  sarebbe  stala  bastante  all'  uopo ,  giacche  non  potendo 
egli  più  agire  in  direzione  perpendicolare  alle  porte  da  aprirsi  si  sarebbe 
avuta  una  diminuzione  del  suo  braccio  di  leva.  In  complesso  poi  si  giu- 
dicò che  nel  caso  concreto  la  perdila  del  momento  della  forza  avrebbe 
avuto  scarso  compenso  nel  vantaggio  della  diminuzione  di  resistenza  al 
moto  facendo  le  porle  meno  larghe.  D'altronde  potendosi  alle  porte  del  soste- 
gno talvolta  rendere  necessario  qualche  argano  sulla  sponda  del  canale 
per  facilitare  in  ogni  caso  il  loro  aprimento,  questo  semplice  ordigno 
non  vi  fu  risparmiato  per  alcune  di  quelle  fabbriche  da  sostegno  ,  e  vi 
ha  dato  luogo  al  problema  di  determinare  la  superfìcie  curva  del  torno 
di  essi  argani  sì  che  per  tutte  le  posizioni  delle  porte  si  mantenesse  per- 
pendicolare la  direzione  della  forza  onde  poter  esercitare  utilmente  tutto 
il   suo   conato  nel  loro   aprimento.  (1) 


(1)  V.  la    Memoria  del  sig.  professore  Antonio    Bordoni    fra  quelle  della     Società    Italiana, 
(Selle  Scienze  ,  Tom.  xvin.  Sul  nuovo   torno  immaginato  dal  sig.   Carlo   Purea. 


2l3 

Finalmente  Dell'esaminare  il  sistema  di  costruzione  de' sostegni  appena 
posti  in  uso  sui  primi  tronchi  del  Canale  di  Pavia,  e  specialmente  il 
meccanismo  con  cui  si  operava  per  esse  il  passaggio  delle  barche  ,  si  è 
giunto  ad  accorgersi  che  il  riempimento  ed  il  vuotamento  dei  bacini,  co- 
munque si  eseguisse  in  origine  con  facilità  di  movimento  e  rapidità  di 
effetto,  poteva  accelerarsi  di  più  per  ottenere  maggior  risparmio  di  tempo 
nella  navigazione  e  dar  luogo  in  questa  parte  a  qualche  miglioramento 
ne' metodi  più  usitati.  Ordiuariamente  i  paraporli  e  le  chiaviche  che  ser- 
vono a  riempire  e  vuotare  i  bacini  dei  sostegni  vengono  formate  o  da 
semplici  paratoie  che  si  abbassano  e  si  innalzano  davanti  ad  una  data 
luce,  o  da  ventole  mobili  orizzontalmente  e  composte  di  un  tornello  e 
due  palmette  laterali  le  quali  soglionsi  tenere  disugualmente  larghe  per- 
chè la  diversità  della  pressione  dell'acqua  sulle  medesime  concorra  a 
tenerle  chiuse.  Ora  è  ben  vero  che  le  ventole  a  palmette  hanno  già  so- 
pra le  paratoie  un  deciso  vantaggio,  che  consiste  principalmente  nella  mi- 
nor difficoltà  del  loro  movimento.  Tuttavia  dalla  costituzione  delle  ventole 
a  palmette  nascono  due  inconvenienti  che  tendono  ambidue  ad  accrescere 
il  tempo  che  si  consuma  nel  passaggio  de' sostegni.  Il  primo  è  la  diffi- 
coltà che  si  prova  nell'  aprirle  onde  permettere  1'  efflusso  dell'  acqua,  e  ciò 
per  avervi  a  vincere  la  differenza  della  pressione  delle  due  colonne  d'  acqua 
che  si  appoggiano  alle  due  palmette  d' ineguale  superficie.  Questa  diffi- 
coltà viene  inoltre  accresciuta  dal  dovere  per  mezzo  delle  stesse  palmette 
imprimere  un  movimento  all'  acqua  circostante  che  nel  loro  aprirsi  viene 
scacciata  dal  suo  posto.  Per  giunta  succede  anche  spesse  volte  che  la 
pressione  dell'acqua  unita  all'effetto  dei  vortici  sulla  minore  palmetta, 
prevalendo  alla  resistenza  della  maggiore,  richiuda  le  ventole  precipitosamente 
appunto  quaudo  devono  stare  aperte,  e  ciò  con  sensibile  urto  di  chi  per 
avventura  si  trovasse  vicino  al  manubrio  del  tornello  sporgente  sopra  terra. 
11  secondo  inconveniente  è  l'ostacolo  che  oppone  all'efflusso  dell'acqua 
il  tornello  stesso  della  ventola,  il  quale  divide  in  due  parli  Ja  luce.  Vo- 
lendo quindi  andare  al  riparo  di  questi  inconvenienti,  si  è  immaginato  di 
sostituire  alla  ordinaria  ventola  a  palmette  ima  ventola  a  cilindro  com- 
posta di  due  dischi  orizzontali  tenuti  fermi  a  certa  distanza  da  due  sponde 
verticali  che,  adattandosi  esattamente  alla  curvatura  de' dischi  ed  occu- 
pando soltanto  due  porzioni  eguali  della  circonferenza  ,  lasciassero    aperta 


2  14 

nel  resto  di  questa  una  via  per  cui  passare  1*  acqua  nelV  uso  delle  ventole. 
Rivestendo  tale  cilindro  mobile  di  altro  simile  cilindro  concentrico ,  e  as- 
sicurato   alla    muratura     delle     luci    a    guisa    di    telaio  ,    tutto     il    giuoco 
del  congegno,  com'è  facile    a    comprendersi,    si  riduceva  al  movimento 
del   cilindro    interno    sopra  i  poli    del    proprio    asse.  I    suoi   vantaggi    in 
confronto   della    ventola  a  palmette    consistevano  in   quello   della  maggior 
facilità    ditale   movimento,  nell'altro  della   mancanza   del   tornello   che    fa 
ostacolo   all'efflusso   dell'acqua  per  la  luce,  e  nel  terzo  di  potersi  sempre 
dare   al  condotto  interno    della  ventola  a  cilindro  una  figura    tendente    a 
quella  che  prende  l'acqua  naturalmente   negli  efflussi  per    il    noto   effetto 
della  contrazione    della    vena,    o  che    sia    la    più    favorevole    allo    stesso 
efflusso.  Adottata  poi   ed   eseguita  presso  la  Direzione  dei  lavori    del   Ca- 
nale di  Pavia  tale  forma  di  ventole  per    i    sostegni ,    coli'  esperimento    si. 
sono  potuti   confermare  i  vantaggi  da   essa   sperati.    Dopo    qualche  tempo 
che  vi  si  trovarono  in  uso  le  anzidette  ventole  si  è  osservato    bensì    che 
per  esse  non   era  ancora  totalmente  schivalo  V  altro  succennato    inconve- 
niente  del  richiudersi  i  paraporti  per  effetto  dei  vortici  dell'  acqua  quando 
si  vogliono   aperti,  mentre   gli  stessi  moti   vorticosi  ed  irregolari  dell'acqua 
davanti  alle  luci  e  coli' insinuarsi  nelle  fessure  fra  i  due  cilindri    concen- 
trici  e  coli'  agire   immediatamente   sopra  le  pareti  del  condotto  arrivavano 
ancora  a  spostare  la  ventola  senza  l' intervento   di  forza  esterna.  Ma  colla 
semplice  modificazione  di  aver  reso  stabile   e  fisso  alla    muratura  il  cilin- 
dro interno  della  ventola  e  lasciato  mobile    1'  esterno    si    tolse    di    mezzo 
affatto   anche  questo   difetto    degli    ordinari    paraporti  a  palmette ,  per  cui 
la  ventola  a  cilindro  restò  per  i  sostegni  del  Milanese  un  deciso   miglio- 
ramento  dell'arte.  La  sua  idea  poi  ne  è   tale  che    facilmente  si    potrebbe 
estendere  ,   e  probabilmente  con  buon   successo  ,    anche   all'  ulterior    perfe- 
zionamento de'  paraporti  degli  ordinari  scaricatori  in  sponda  ai  canali  na- 
vigabili ,  della  forma  e    movimento    delle    porle    stesse    da    sostegno   e   di 
ogni   altro  arnese  usato  sui    canali    navigabili    per  arrestare    e    restituire  a 
piacimento  il  corso  all'acqua  con  facilità   di  manovra,  abbondanza    di  ef- 
flusso   e  sicurezza  di  effetto. 

Sul  punto  delle  botti  sotterranee  il  piano  de'  lavori  del  nuovo  Ca- 
nale di  Pavia  ha  portato  di  costruire  un  numero  rilevante  di  tali  fab- 
briche   d'  ogni    maniera ,    e    fra    queste  alcune    più     ardite    di    quelle    ri- 


2ID 

chieste  dai  progetti  più  antichi,  i  quali  adottando,  come  ahhiam  veduto, 
pel   Canale  di  Pavia  la  costruzione  di  vari  grandiosi  ponti-canali  oltre  quello 
al  Lambro  o  l'introduzione  delle  acque  di  piene  dei    principali  fossi  tra- 
sversali ,  venivano  a  schivare  le  botti  del  maggior  impegno.  11  salto  delle 
botti    a    sifone    vi    era  bensì    determinato    colla    prescelta  distribuzione   di 
pendenza  del  terreno;  rna  il  rialzamento    del  pelo   d'acqua    davanti  le  luci 
d'iugresso   di  ciascuna   botte   restava   indeterminato   fra  certi   limiti   per  cia- 
scun  canale  trasversale   finché  lo   era  1'  ampiezza    delle  luci  medesime.   Di 
qui  ne  venne  la  necessità  delle    norme  da    seguirsi    nella    determinazione 
delle  luci  delle  botti  per  il    Canale  di   Pavia  che  vi  si  trovano  in    immero 
strabocchevole  coli' inoltrarsi  sulla  linea  dei  lavori  da  Milano  verso  Pavia. 
Per  riguardo  alle  botti  che  non  convogliano  acque  di  piene  considerabili, 
le  prime  di  questo   genere  costrutte  verso  Milano  hanno  mostrato  che  l'au- 
mento di  battente  o  differenza  di  livello  fra  1'  acqua  anteriore  e  posteriore 
dell'edificio,  cagionato   dalla   perdita   di   moto   entro  le  botti,    si   riduce   a 
pochi    decimetri    anche    ne'  casi    dove  la  botte   abbia  una  luce   più   e    più 
minore  di  quella  che  non  porta  la  minima  alterazione   di  pelo  d'  acqua  al 
canale  per  cui  serve.  Ma  in  ciascun   caso  concreto  non   essendo  tanto  facile 
il   conoscere   fin   a   che   punto   tale   diminuzione   di  luce   delle  botti  potesse 
essere  compensata  e  ristorata  da  uu  innocuo    corrispondente    aumento    di 
battente,  il  metodo  praticamente  seguito  presso  la  Direzione    dei  lavori  al 
Canale    di  Pavia  in   caso   di   dubbio  fu   quello   di   andare    sempre   con    una 
liberale  misura  per  tutti  i  riguardi  dovuti  ai  privati  diritti  dei    proprietari 
de' canali  trasversali.  Pvelativamente  alle  botti  da  prepararsi  per  il  sottopas- 
saggio delle  principali  acque  trasversali  alle  linea  ,  come  sono  quelle  della 
Roggia  Colombana  ,  del    Rozzolone    e    del    Ticinello  che    vanno  soggette 
a  piene  considerabili  in   diverse  stagioni  dell'  anno  ,  si  era  desiderato  pres- 
so la  stessa  Direzione   dei  lavori  di  limitare  molto  anche  per  esse  le  loro 
ampie  luci  affine   di   diminuire  un  importante   articolo   di  spesa  dei  Canale 
di  Pavia.  D'  altra  parte   era   palese  la   difficoltà   di  procurarsi  con    qualche 
precisione,  e  di  concerto  coi  privati,  il  dato  del  corpo   d'acqua  da  convo- 
gliarsi in   ogni  stagione   dell'anno   nelle  botti  senza  perdere   l'occasione  fa- 
vorevole all'esecuzione  di  uu' opera  utile  per  lo   Stato  e   da  secoli   sospi- 
rala. E   questo  dato  essendo  pur  necessario  per  mettere  in  pratica  sul  Ca- 
sale   di  Pavia  nella  sua  pienezza    la    massima    della  più  grande   possibile 


2l0 

restrizione  di  misure  nelle  luci  delle  botti ,  si  è  finito  col  battere  la  via 
di  mezzo  ,  assegnando  loro  delle  misure  ancora  liberali  anzi  che  no.  In 
compenso  poi  una  tale  scelta  ha  assicurato  al  Canale  di  Pavia  una  particola- 
rità che  in  parte  mauca  ad  altri  canali  milanesi ,  ed  è  di  non  aver  cagio- 
nato alle  campagne  laterali  alla  sua  linea  il  sortitine  che  soffrono  in  di- 
versi luoghi  quelle  che  restano,  per  esempio,  lungo  il  Naviglio  Grande  ed 
il  Naviglio  della  Martesana.  E  notisi  che  questa  particolarità  merita  tanto 
più.  di  essere  rimarcata  in  quanto  che  il  Canale  di  Pavia  situato  nel  mezzo 
dei  terreni  irrigatorj  della  provincia  si  trova  più  esposto  a  produrre  quel 
sortume  ,  e  ciò  per  il  numero  delle  botti  necessarie  ,  e  perchè  le  acque 
di  queste  arrivano  alla  linea  del  canale  dopo  essere  passate  in  poca  di- 
stanza per  varie  altre  botti  successive  ,  di  cui  ciascuna  da  se  ne  rilarda 
qualche  poco  il  moto  sino  a  rendere  cumulativamente  sensibile  il  loro  in- 
nalzamento sopra  il  piano  delle  campagne  laterali. 

Circa  alla  forma  delle  botti  delle  determinate  dimensioni,  si  è  usato  al 
Canale  di  Pavia  sino  a  un  certo  punto  della  linea  quella  più  comune  nel  Mi- 
lanese di  un  condotto  sotterraneo  a  due  bracci  di  ascesa  e  di  discesa  incurvati 
a  foggia  di  gole  dritte  e  col  coperchio  di  lastre  di  vivo  o  di  una  vòlta  di  cotto 
in  un  sol  pezzo  orizzontale  corrispondente  alla  sola  larghezza  del  canale  navi- 
gabile presa  sul  fondo.  E  poscia  suggerito  che  si  poteva  accrescere  l'avvenen- 
za e  regolarità  delle  sponde  del  canale  e  servire  al  tempo  stesso  al  comodo 
della  navigazione   ed  all'  economia  delle  spese  col  dare  alle  botti  la  figura 
più  semplice  di  un  vero  sifone  rettilineo    composto   di  un    pezzo    orizzon- 
tale e  rettilineo  e  di  due    bracci    laterali  ed  inclinati  pure   rettilinei.   Con 
questa    particolare    forma  di  botti  al    Canale  di  Pavia    si  ridusse    tutta    la 
fabbrica  di  ciascuna   di  esse  sotterra    ed    invisibile    dall'  interna    parte    del 
canale  navigabile  ;  non  si  aggiunse   meno   al  comodo  della  navigazione  che 
restò    liberata    da    una    cagione   di    frequenti    urti  delle  barche    contro  le 
fronti    rientranti   dei   corpi    di   fabbrica  all'  imboccatura  e  sboccatura   delle 
botti  costrutte   di  sopra  nella  forma   ordinaria  ;  e   si  ottenne  di   tal  maniera 
l'abbellimento  di  un'estesa    linea  di  canale  navigabile  che  risultò  non   in- 
terrotta minimamente  ne' suoi  tronchi  coli' avervi  soppresse  le  stesse  fronti 
delle  botti. 

Per  la  forma  del  letto  del  canale  navigabile  ,  da  principio  ogni  armatura 
delle  sponde    era  stata  generalmente  risparmiata  coli' assegnare  alle  ripe  od 


2I7 

agli  argini  una  scarpa  di  semplice  terra  pia  o  meno   generosa.  Da  una  parte 
sembrava  questo  il  mezzo  di   diminuire  possibilmente  le  spese   del    canale 
e  di  impedire  che  avesse  a  restringersi  alquanto  la  sezione  del  canale  alla 
superficie   dell' acqua,  accrescersi  le  resistenze  al  corso  della  navigazione  e 
rendersi  men  bella  la  veduta  del  canale  stesso.  Dall'  altra  parte   le  armature 
in  muro   comportando  una  scarpa  minore   della  semplice  terra,  pareva  che 
presentassero  un  più  facile  e  co.modo    accesso    alle  barche  del    canale  in 
tutti   i  punti   della    linea    ed  un    vantaggio    deciso    sull'  effetto    utile    della 
forza   d' attiraglio   delle  barche  medesime  ;  inoltre  era  stato   osservato    che 
mantenendo   quelle  armature  per  più  lungo    tempo  regolari  prima  di  sfa- 
sciarsi le  sponde   del  canale,   questo    doveva  per  esse  risultare    più   bello 
allo   sguardo.  Nel  progresso  dei  lavori  è  però  prevalsa  la  massima  di  aste- 
nersi generalmente   da  ogni  sorla   di  armatura    alle    sponde  dei   Canale    di 
Pavia  sul  riflesso  che  si  era  sempre   a   tempo  a  praticarvi  una  difesa  qua- 
lora Ja  sperieuza  la   mostrasse   necessaria.   Qualche  provvedimento    essendo 
poi  sembrato  realmente  indispensabile  per  la  sussistenza  delle  sponde  del 
canale  in   diverse  tratte,  fu  prescritto  di    esperimentare  se    in  luogo  delle 
armature  in   muro   potesse   meglio    conveuire   un    semplice    rivestimeuto   di 
opere  in  legno  e  specialmente  di  lavori  delti   'viminate    alla    romagnola. 
A  quest'  effetto   è  anche  stato  richiamato  dai  paesi  della  Romagna  qualche 
pratico   di  simili  lavori  perchè  istruisse  gli  opera]   del    Milanese  nella  loro 
esecuzione.    Ma    fallo  che    fu  l' esperimento    di  una  tal    sorta    di   presidio 
sulle  sponde  del    Canale  di  Pavia ,  non  restò   fondata  speranza  che  simili 
ripieghi  vi  potessero  supplire  con  vantaggio  alle  armature  in  muro  nel  caso 
concreto   di   quel  canale  ,  mentre   costruendosi    nella    sabbia   i    vimini     non 
potevano    radicarsi,    ed   il    continuo    onfleggiamenLo    dell'acqua    del    canale 
nel  corso  della  navigazione  corrodendo  il  terreno  dietro  di  essi  li  lasciava  in 
breve  tempo   isolati.   Finalmente   nell'  urgenza   di    riproporre    qualche  tratta 
di  armature    in   muro  alle  sponde  del  Canale  di  Pavia  si  è  voluto  almeno 
esaminare  se,  variando  opportunamente  le  inclinazioni  delle  facce  dei  muri,  si 
potesse  ottenere   un   qualche   risparmio    nella    luto  costruzione   senza  punto 
scemare  la  loro  resistenza  alla  spinta  dei  terrapieni.  Di  qui  ne  venne  la  buona 
pratica   di   applicare   ai   muri  di  rivestimento  delle  sponde  del  Canale  di  Pa- 
via una  forma  alquanto  assottigliata   dal  basso  all'  alto  e  talmente  inclinata 
bielle  facce,  che  il  centro  di   gravita,  invece   di  cadere  sulla  metà  della  base, 


2l8 

avesse  a  battere  vicino  allo  spigolo  interno   della  base  medesima  per  dimt* 
nuire    così  la    grossezza  e    la    spinta    del    terrapieno  e   nel    tempo    stesso 
aumentare  il  braccio  di  leva  dei  muri.  Neil' assegnare    poi    le    dimensioni 
più  opportune  per  1'  equilibrio    tra  la    spinta  de'  terrapieni  e  la    resistenza 
dei  muri  si  è  avuto  riguardo  cbe  nel  calcolo  fosse  trascurato    l' elemento 
della  coesione  delle  tene  e  qualcbe  altra    circostanza    tendente  a  diminuire 
la  grossezza  dei  muri    per    l' espresso    motivo   che  in  occasione  di  pioggie 
i  terrapieni  inzuppandosi   d'  acqua  esercitano  una  spinta  maggiore  dell'  or- 
dinario ,  come    anche    perchè  è  sempre  necessario  un    eccesso  di  solidità 
nella  resistenza    per  far    fronte    agli    accidenti    impensati.    All'  atto    dell'  e- 
secuzione  di    quei    muri    si    è    inoltre    credulo    opportuno    di    prescrivere 
loro  alcuni  speroni  a  date  distanze  per  maggior  rinforzo  ;  e  in  fine  l'espe- 
rienza di  qualche  anno  delle   dette  armature  al  Canale  di  Pavia  avendo  di- 
mostrato che  anche  i  semplici  muri  che  le   costituiscono  si  trovano  troppo 
esposti  all'  urto   delle  barche   cariche  se  non  sono  munite   delle  colonnate 
o  passonate  di  legno    più    cedevoli    all'  urto  senza  frattura  e  con    profitto 
già    comunemente    usate    a    questo  fine  sugli  altri    canali  milanesi ,  anche 
questo  ripiego  ,  che  impedisce  alle  navi  di  venire  in  contatto   dei  muri  a 
danneggiarli,  e  che  nel  tempo  stesso  accresce  la  loro   resistenza,  non  vi 
fu  finora  generalmente  risparmiato. 

Dichiarate  per  tal  modo  le  massime  principali  seguite  nella  direzione 
dei  lavori  del  Canale  di  Pavia,  e  riferiti  gli  accidenti  più  notabili  della 
loro  condotta,  non  crediamo  di  entrare  qui  a  sviluppare  storicamente  le  par- 
ticolarità sulla  forma  e  sull'  architettonica  di  tutte  le  fabbriche  del  nuovo 
Canale  di  Pavia    che  sono  di  un  interesse  minore. 

In  generale  però,  seguendo  le  dichiarazioni  della  stessa  Direzione  de'lavori 
di  questo  nuovo  canale,  faremo  osservare  che  nello  stabilire  le  dimensioni 
delle  parti  di  ogni  sua  fabbrica  ,  poste  in  calcolo  le  forze  derivanti  dalia 
spinta  de'  terrapieni ,  dalla  pressione  o  dall'  urto  dell'  acqua  ,  e  dalle  altre 
cause  particolari  ,  le  grossezze  dei  muri  si  sono  prescritte  ordinariamente 
di  un  quarto  o  poco  più  maggiori  di  quelle  richieste  per  la  sem- 
plice condizione  dell'  equilibrio.  Tale  precauzione  si  è  giudicata  indispen- 
sabile alla  durata  delle  fabbriche  e  delle  loro  parti  ,  poiché  meutre  le 
forze  cospiranti  alla  rovina  delle  medesime  si  mantengono  sempre  eguali, 
o  si  accrescono,  la  resistenza  dei  muri   per    la    naturale    decomposizione 


\ 


2UJ 

delle  materie  va  continuamente  scemando.  Per    lo    stesso    riguardo    della 
maggiore  solidità  delle  opere  si  sono  credute  economicamente  usate  dove 
le  pietre  cotte  in  luogo  del  legno,    dove  le  pietre    vive    in    luogo    delle 
pietre  colle,  e  massime  per  le  fronti  ed  i  rivestimenti  degli  edifici  esposti 
all'azione  dell'umido,  all'urto   ed  alla  pressione  delle  barche    e    dell'ac- 
qua o  ad   altre   cagioni,  1' attività   delle   quali  si  fa  sentire   facilmente   e  in 
poco  tempo   degrada  i  muri  formati   di  soli  mattoni.  La  spesa  di  costru- 
zione non  si  è  per  questo    capo     accresciuta    di    molto ,  essendosi  potuto 
usare  quelle  pietre  vive  che  per  la  vicinanza  delle  cave  ,  per  la  comodità 
dei  trasporti  per  acqua  sui  canali  milanesi  e  per  la  facilità  ad  essere    la- 
vorale, divenivano  meno  dispendiose.  Col  loro  uso  non  si  è  fatto  che  seguire 
l' aulico  metodo  adattato  alla  natura  particolare  del  paese  ,   come  lo   mo- 
strano i  muri  rivestiti  di  pietre  da  taglio  negli  edifizi  dei  canali  Naviglio 
Grande  ,  Naviglio   di   Bereguardo  ,  Naviglio  di   Paderuo    e    Naviglio     della 
Martesana  che  termina  nell'antica  fossa  della  città  di  Milano.  Lo  stesso  me- 
todo nel  Milanese  si  è  anche  introdotto   da  secoli    nelle  opere    de'  privati 
speculatori  ,  come  lo  prova  una  quautità   di   edifizi  costrutti    sopra    gì'  in- 
numerevoli canali  di  irrigazione   della  proviucia.  Dachè  poi  le  fabbriche  del 
Canale   di  Pavia  siano  in   grado  di  resistere  alle  ingiurie    di    molti    secoli 
senza  essere  ridotti  ad  un  estremo  deperimento ,  quest'  abbondanza  di  so- 
lidità ,  beu  lungi  dall'  essere  ragionevolmente  tacciata  di  lusso    inutile  ,    si 
crede   da  un  canto  che  offra  un  largo  compenso  della  spesa  prima  di  co- 
struzione nella  minorazione  della  spesa  di  mantenimento    dell'  opera.    Dal- 
l' altro    canto    si    ritiene    che    la  sodezza    dei    fabbricati  garantisca  un  più 
sicuro  e  continuato  servizio  del  canale  in  mezzo  a  tutte  le  vicende  di  Stato 
ed  a  tutte  le  guerre  in  paese ,    cui  possa  nell'  avvenire  andar  soggetta   la 
provincia  che  deve    sostenerne  le  spese  di  riparazione. 

Dietro  lo  stesso  metodo  di  costruzione  appena  sarauno  eseguiti  i  pro- 
getti in  corso  per  un  primo  stabilimento  del  suo  sbocco  in  Ticino ,  non  si 
tralascerà  certamente  di  rimettere  in  campo  l' idea  del  molo  proposto  fin  dal 
i8o5  sì  per  favorire  maggiormente  la  naturale  escavazione  di  quello  sbocco, 
come  per  proteggere  le  barche  al  loro  passaggio  dal  fiume  nel  canale  e 
viceversa  dal  canale  nel  fiume.  Verrà  pure  coltivata  all'uopo  l'altra  idea 
di  munire  lo  stesso  sbocco  di  qualche  particolare  ordiue  di  porte  che 
anch'  esso  giovi  a  mantenerlo  spurgato  da  depositi  delle  piene  del  fiume, 

3o 


220 

essendovi  riuscito  troppo  distante  superiormente  l'ultimo  sostegno  del  ea- 
nale che  ,  come  si  disse  a  suo  luogo,  doveva  fare  quest'  ufficio.  Ogni  altro 
oggetto  consimile  giova  pur  credere  che  non  verrà  di  seguito  trascurato  , 
mentre  la  gloria  del  Governo  di  Lombardia  vi  è  abbastanza  interessata  per- 
chè abbia  a  sperarsi  dalla  superiore  giustizia  e  provvidenza  di  vedere  pre- 
sto appagato  ogni  desiderio  che  si  fonda  negli  ulteriori  perfezionamenti 
dei  lavori  eseguiti  nel  nostro  secolo  sulla  linea  del  Naviglio  Grande 
e  intorno  alla  grande  fattura  del  Naviglio  di  Pavia ,  che  nel  Milanese  ha  da 
restare  per  i  secoli  futuri  un'  onorata  memoria  delle  cure  ,  diligenze  e  studi 
degli  Italiani  nostri  contemporanei ,  i  quali  in  qualche  modo  vi  hanno 
avuto  parte  (i). 

CONCLUSIONE. 


rLccoci  finalmente  al  termine  dei  dettagli  storici  sui  progetti  e  sulle 
©pere  dei  canali  del  Milanese  in  ciò  che  riguardano  la  navigazione.  Get- 
tando ora  uno  sguardo  sull'  entità  delle  aggiunte  di  nuove  opere  dello 
stesso  genere ,  di  cui  è  tuttavia  capace  la  rete  di  navigazione-interna  di 
questa  bella  ed  ubertosa  provincia  ,  per  poco  pratico  che  uno  sia  della  sua 
idrografia  e  della  sua  statistica  ,  è  subito  condotto  a  riflettere  alla  utilità 
somma  che  vi  sarebbe  di  usare  nel  suo  seno  delle  acque  del  Lago  di 
Lugano  e  del  fiume  Tresa  per  derivarne  un  altro  grande  canale  di  navi- 
gazione e  di  irrigazione  a  un  tempo.  Questo  ,  mentre  porterebbe  la  fertilità 
alla  parte  orientale  del  Milanese  tuttora  sparsa  di  terreni  incolti  detti  comu- 
nemente brughiere  in  mezzo  ad  altri  non  abbastanza  feraci  per  sola  man- 
canza d'acqua,  potrebbe  formare  anche  come  l'anello  di  unione  versola  sua 
estremità  superiore  tra  i  laghi  cri  Lugano,  di  Como  e  Maggiore  ;  verso  la  metà 
del  suo  cammiuo  tra  i  laghetti  di  Varese  ,  di  Commabio  ,  di  Biaudronno 
e  di  Monate ,  e  verso  la  sua  estremità  inferiore  fra  tutti  i  detti  laghi  e  gli 
altri  canali  milanesi,  indipendentemente  dalla  navigazione  di  Ticino,  che 

(i)  V.  per  documento  di  tutto  questo  capitolo  in.  le  carte  del  Naviglio  di  Pavia,  del 
Naviglio  di  Paderno  ,  del  Naviglio  Grande  ec.  fra  quelle  dell'  archivio  della  Direzione  gene- 
rale d'  acque  e  strade  ,  e  fra  quelle  esistenti  presso  il  sig.  ingegnere  Giussani  in  Milano,  ol* 
tre  i  decreti  n.  x  e  xi  da  noi  riferiti  in  fine  della  presente  Storia. 


22  r 
come  molte  altre  navigazioni  fluviali  non  è  sempre  facile ,  esente  da  pe- 
ricoli e  conveniente  al  commercio  più  del  trasporto  di  terra.  Di  qui  è 
che  alcuni  cenni  di  tutta  o  parte  di  quest'  opera  sono  sparsi  nei  libri  de- 
gli idraulici  milanesi  dei  secoli  passati,  e  che  il  Principe  De  Kaunitz  scrivendo 
ai  io  agosto  1772  dalla  Corte  di  Vienna  al  Conte  De  Firmian  ,  Ministro 
Plenipotenziario  a  Milauo,  sul  proposito  delle  più  importanti  opere  pubbli- 
che da  favorirsi  nel  Milanese  per  il  bene  dello  Stato  e  per  l'utile  del 
suo  Governo  ,  suggerì  specialmente  di  delegare  il  matematico  Frisi  «  a 
«  maturare  e  riferire  sul  progetto  del  Naviglio  della  Tresa  e  del  canale 
«  d'irrigazione  cavato  dal  Lago  di  Varese  per  irrigare  le  brughiere.  » 
Mancando  però  a  quell'epoca  anche  i  canali  di  Paderno  e  di  Pavia  al 
sistema  di  navigazione-interna  del  Milanese,  venne  definitivamente  ordi- 
nata di  preferenza  la  loro  costruzione.  Intrapresa  questa  realmente  nel 
passalo  secolo,  ripigliata  e  continuata  nel  corrente,  essa  tocca  o  è  pros- 
sima a  toccare  felicemente  il  suo  termine  appena  di  presente  ,  come  ab- 
biam  narrato  ;  per  cui  gli  studi  e  le  cure  pel  progetto  del  canale  delle  bru- 
ghiere si  riducono  fin  ora  a  qualche  rapporto  ordinato  agli  ingegneri 
della  Direzione  generale  d'  acque  e  strade ,  e  da  quest'  Uffizio  indirizzato  al 
Governo.  L'  oggetto  pertanto  della  facile  ed  estesa  comunicazione  per  acqua 
dal  Po  al  Lago  di  Lugana ,  combinato  colla  maniera  più  sicura  e  più 
spedita  per  procurare  la  irrigazione  di  una  gran  parte  dei  terreni  asciutti 
e  delle  brughiere  del  Milanese  è  tuttavia  un  puro  voto  de' suoi  popoli,  come 
lo  era  cinque  secoli  addietro ,  riservato  a  formare  una  risorsa  interna 
della  felicità  del  paese  ed  uno  de' più  graudi  monumenti  di  vera  bene- 
ficenza che  possono  essere  iunalzati  nel  suo  seno  dalla  saggezza  dei 
Governi. 

Per  fare  poi  un  qualche  cenno  anche  dei  progressi  che  può  attendere 
nel  Milanese  l'arte  della  navigazione-interna  dalla  ragionata  introduzione 
delle  scoperte  che  fanno  l' onore  e  la  ricchezza  di  altre  nazioni,  non  si  ha 
che  a  riconoscere  l'importanza  di  sostituirvi  la  macchina-a-vapore  nei 
principali  usi  delle  altre  assai  più  limitate  potenze  che  sono  fornite  dagli 
uomini,  dalle  bestie  e  dall'acqua.  La  macchina-a-vapore  applicata  al  mo- 
vimento delle  barche  sui  laghi,  fiumi  e  canali  milanesi  può  rendervi  più 
e  più  veloce  il  corso  della  navigazione  in  ogni  senso.  In  ogni  lavoro 
in    acqua    da    eseguirsi  per    asciugamento    intorno    alle    opere   della    rete 


1 


322 

di  navigazione  del  Milanese  può  riuscire  valevole  ed  economico  motore  la 
stessa  forza  elastica  del  vapore  anche  laddove  qualunque  altra  è  sempre 
inefficace  o  dispendiosa  fuor  di  misura.  Per  tali  riflessi,  ed  altri  che  per 
brevità  non  si  nominano,  noi  vogliamo  lusingarci  che  mercè  dei  favori 
già  compartiti  dal  Governo  a  riguardo  di  una  sì  utile  introduzione  ,  e  di 
altri  che  si  potrebbero  aggiungere  a  norma  di  circostanze  e  di  bisogni  lo- 
cali, debbano  avveduti  e  coraggiosi  intraprenditori,  non  indifferenti  al  bene 
dello  Stato  ,  trioufare  presto  d'ogui  ostacolo  e  condurre  anche  il  Milanese 
a  trarre  dalla  macchina-a-vapore  qualche  partito  in  ogni  ramo  di  pubblica 
prosperità. 

Finalmente,  senza  suggerire  di  cambiar  metodo  di  costruzione  nei  ca- 
nali navigabili  del  Milanese,  non  si  saprebbe  da  noi  abbastanza  raccoman- 
dare l' idea  ,  da  altri  esternata  parlando  del  Canale  di  Pavia  ,  che  si  deb- 
bauo  fare  lutti  gli  sforzi  possibili  presso  il  Governo  di  Milano  per  ridurli 
ad  essere  ordiuariamente ,  come  in  Inghilterra  ,  l' oggetto  ed  il  prodotto 
dell'  industria  e  della  speculazione  dei  privati  ;  giacché  si  tratta  di  un  paese 
che  sente  per  prova  gli  infiniti  vantaggi  di  una  consimile  pratica  estesa 
a  molte  opere  di  pubblica  utilità  e  specialmente  ai  cauali  di  irrigazione 
che  vi  gareggiano  coi  canali  di  navigazione  per  1'  arditezza ,  solidità  ,  ma- 
gnificenza  e  spesa  dei  fabbricali. 

Del  resto  non  fa  nemmen  bisogno  di  rifermarsi  appositamente  a  ripe- 
tere quanta  influenza  abbiano  i  pubblici  lavori  comandali  dai  sani  principj 
d' economia  politica  nel  procacciare  ad  ogni  Governo  la  più  solida  glo- 
i-ia  presso  i  popoli.  Pur  troppo  i  monumenti  di  questa  sorta  conservano 
viva  in  tutte  le  età  la  memoria  di  chi  li  ha  eretti  j  mentre  il  tempo  e  le 
vicende  politiche  scemano  la  forza  di  ogni  altro  prestigio.  Gli  uomini 
possono  bensì  per  qualche  momento  essere  ingiusti  e  negare  il  tributo 
di  lode  a  chi  si  conviene,  ma  alla  fine  la  verità  trionfa  di  tutti  gli  osta- 
coli ,  ed  una  volta  stabilita ,  trapassa  senza  velo  alcuno  alla  più  remota 
posterità. 


AGGIUNTA 


X?  ra  le  opere  progettate  o  costrutte  negli  scorsi  anni  intorno  al  sistema 
eli  navigazione  interna  del  Milanese,  ve  ne  sono  di  quelle  che  contribuiranno 
ad  estendere  ed  a  rendere  più  attivo  il  commercio  d'  una  sì  interessante  pro- 
vincia. Tali  sono  p.  e.  le  nuove  strade  carrozzabili  del  S.  Bernardino  e  del 
S.  Gottardo ,  le  quali  sboccano  al  Lago  Maggiore  da  una  parte  ;  come  pure 
le  strade  della  Spluga  e  dello  Stelvio,  che  emulano  quella  del  Sempione,  e 
sboccano  al  Lago  di  Como  dall'  altra.  Ma  per  favorire  maggiormente  la  navi- 
gazione interna  del  Milanese  coli'  apertura  di  nuove  strade  commerciali  dalla 
parte  superiore  del  Lago  di  Como,  vi  rimane  tuttavia  da  eseguirsi  il  progetto, 
che  è  forse  il  più  utile  ed  il  più  indicato ,  cioè  quello  della  strada  dell'  En- 
gaddina  già  da  molto  tempo  ideata  per  aprire  una  comoda  e  facile  comuni- 
cazione fra  la  Lombardia  ed  il  Tirolo  attraverso  il  paese  dei  Griggioni,  pas- 
sando cioè  per  Chiavenna ,  la  valle  Bregaglia ,  il  monte  Maloggia  e  la  \  alle 
Engaddina.  Neil'  interno  del  Milanese  il  piano  stradale  che  si  lega  al  sistema 
di  fiumi  e  canali  navigabili ,  va  anch'  esso  accrescendosi  di  opere  distinte  e 
pregevoli  per  ogni  riguardo.  Così  è  che ,  senza  parlare  qui  dei  nuovi  ponti 
eretti  sul  Naviglio  Grande  a  Corsico  ed  alla  darsena  fuori  di  Porta  Ticinese, 
si  trova  già  terminato  da  una  parte  il  Ponte  sul  fiume  Adda  dirimpetto  a 
Vaprio ,  come  dall'  altra  lo  è  il  grandioso  Ponte  sul  Ticino  presso  BofFalora. 
Attendendosi  ora  all'  ultimazione  del  magnifico  Arco  del  Sempione  sull'  e- 
stremità  della  strada  di  tal  nome  presso  le  mura  di  Milano ,  possono  servire 
tutti  questi  edificj  per  indicare  ai  posteri  lo  stato  attuale  dell'  arte  in  Italia. 
Negli  scorsi  anni  si  è  pur  discorso  a  lungo  sul  modo  più  conveniente  di  dare 
esecuzione  all'antico  progetto  di  abbassare  il  livello  della  piena  del  Lago  di  Co- 
mo, affine  di  preservare  quella  città  e  quel  litorale  dalle  frequenti  inondazioni, 
ridonare  all'  agricoltura  la  grande  estensione  di  terreno  tuttora  occupata  dalle 
paludi  di  Colico ,  e  rendere  allo  stesso  tempo  più  facile  e  sicura  la  navigazione 
sulla  linea  del  fiume  Adda  per  passare    tanto    da    Lecco   a  Brivio ,    che    dal 


2  24 


laghetto  di  Chiavenna  o  di  Mesòla  al  Lago  di  Como.  Quindi  vi  furono  alcuni 
iniraprcnditori  clic  presentarono  al  Governo  un  progetto  di  quest'  opera.  A 
tale  riguardo  però  dai  proponenti  finora  si  ebbe  soltanto  l' occasione  favo- 
revole di  osservare  per  qualche  tempo  le  variazioni  del  pelo  d' acqua  nei 
differenti  tronchi  del  fiume  Adda  inferiormente  al  Ponte  di  Lecco,  e  con 
queste  osservazioni  si  riconobbe  all'evidenza  il  fatto  che  mentre  nel  tronco 
di  fiume  immediatamente  superiore  alla  chiusa  di  Brivio  si  alza  p.  e.  d' un 
metro  il  pelo  d'acqua  in  occasione  delle  escrescenze  del  fiume,  sono  di  qualche 
decimetro  appena  gli  alzamenti  simultanei  del  livello  del  pelo  d'acqua  nei  tron- 
chi del  fiume  inferiori  alla  suddetta  chiusa  di  Brivio.  Di  qui  è  elle  fra  gli  altri 
sembra  un  idoneo  ed  economico  provvedimento  da  tentarsi  per  l' abbassamento  del 
Lago  di  Como  quello  della  costruzione  di  un  sistema  di  ampj  paraporti  da 
farsi  operare  in  tempo  di  piene  al  luogo  del  salto  sul  fiume  Adda  prodotto 
dalla  chiusa  di  Brivio.  Qualora  poi  F  effetto  di  questi  paraporti  in  ordine  al- 
l' abbassare  il  pelo  d'  acqua  dell'  emissario  del  Lago  di  Como  in  tempo  di 
piene  si  trovasse  bensì  opportuno  ma  non  ancora  sufficiente  all'  uopo  ,  in  que- 
sto caso  converrebbe  replicare  i  paraporti  al  luogo  degli  altri  salti  esisten- 
ti sul  fiume  Adda  all'  insù,  di  Brivio  verso  Lecco. 

Un  altro  progetto ,  per  quanto  da  noi  dipende  rinnovato  e  tenuto  vivo 
negli  scorsi  anni ,  si  fu  quello  di  ricostruire  il  Naviglio  interno  della  città  di 
Milano  e  di  compirne  il  suo  giro  che  rimane  interrotto  dalla  parte  della  Piazza 
del  Foro ,  e  ciò  anche  nella  vista  di  migliorare  alquanto  sì  il  piano  delle 
sue  strade  nei  punti  di  intersecazione  col  detto  canal  navigabile,  che  il  piano 
dei  condotti  sotterranei  e  della  distribuzione  delle  sue  acque.  Rivolgendoci 
dapprima  alla  Congregazione  Municipale  di  Milano  con  un  rapporto  circo- 
stanziato e  sottoscritto  da  altro  ben  noto  ingegnere  che  conviene  pienamente 
nel  nostro  parere  sull'  utilità  di  quel  progetto ,  abbiamo  fatto  riflettere  a 
questo  riguardo  che  nei  tempi  antichi  non  si  era  sgomentato  il  Comune 
di  Milano  di  intraprendere  la  costruzione  del  Naviglio  Grande,  e  di  ordi- 
nare a  sue  spese  la  fabbrica  del  Naviglio  di  Paderno,  che  sono  due  opere 
del  genere  dei  canali  navigabili  ben  più  costose  e  considerabili  di  quello 
che  sia  il  Naviglio  interno  della  città  di  Milano.  Osservando  inoltre  che  nei 
tempi  moderni  si  è  distinto  e  si  distingue  tuttavia  a'  nostri  giorni  lo  stesso 
Comune  in  tante  altre  opere  pubbliche  del  genere  delle  strade,  e  special- 
mente per  il  metodo  seguito  nella  ricostruzione  delle  strade  di  città,  il 
quale  viene  generalmente  ammirato  dagli  stranieri  nel  mentre  che  accresce 
notabilmente  il  comodo  degli  abitanti,  fummo  condotti  a  proporre  la  ricostru- 
zione" di  questo  Naviglio  di  preferenza  alla  Congregazione  Municipale  di  Mi- 
lano. Del  resto,  com'è  generalmente  noto  a  tutti  gli  ingegneri  di  Milano, 
per  la  redazione  del  relativo  progetto  regolare  esistono  già  i  principali  dati 
presso  la  medesima  Congregazione  Municipale  che  negli  ultimi  scorsi  anni  ha 


22$ 


fatto  rilevare  un'  esatta  o  compiuta  livellazione  e  planimetrìa  di  tutta  lu  città 
colla  precisa  descrizione  della  sua  fossa-interna,  dei  condotti    e    delle    acque 
sotterranee.  Dal  canto  suo   la    Congregazione    Municipale    di    Milano    nel    ri- 
scontro cella  sua  lettera  22  Gennajo  1825,  N.    1 5^g,3  non  potè  fare  a  meno 
di  riconoscere  la  grande    utilità    del  progetto  di  un'  opera  che  formerebbe  il 
suo  decoro  ;  ma  pure  adducendo  essa  il  motivo  che  la  costruzione  dei  canali 
navigabili  è  ora  divenuto  oggetto  Camerale,  ritenne  non  essere  di  competenza 
del  Municipio  il  prenderlo  in  considerazione,  e  si  limitò  a  fare  dei  voti  per- 
chè avesse  la  proposizione  a  sortire    miglior  effetto    presso  i  Superiori  Magi- 
strati. Si  presentò  poi  anche  al  Governo  l'occasione  favorevole  per  dare  ese- 
cuzione nella   città  di  Milano  ad  mia   parte    dell'  opera  qui  additata ,  quando 
per  tutti  i  rapporti   di    convenienza   e    di  utilità  venne  annunciata    a    tutti  1 
proprietarj  della  case  e    dei    giardini  fronteggianti  come  stabilita  ed  ordinata 
a  spese  dello  Stato  la  ricostruzione  della    tratta  di    Naviglio    interno    che    si 
estende  dal  sostegno  così  detto  di  Porta  Orientale  al  superiore  sostegno  presso 
al  Ponte  Marcellino.  Allora  non  mancammo    di    rivolgerci    al    sig.  Ingegnere 
Parea  presso  la  Direzione    generale   delle  pubbliche  costruzioni  affine  di  rap- 
presentare la  necessità    di  far  precedere  la  discussione    di  un  piano   di  gene- 
rale sistemazione  e  riforma  di  tutto  il  succennato  Naviglio  di  Milano  che  fu 
costrutto  nell'infanzia  dell'arte.  Con  ciò  non  pretendiamo  già  clic  il  progetto 
della  nuova    sistemazione  di  detto  Naviglio  sia  tosto    eseguito    ad  un  tratto, 
ma  desideriamo  soltanto  che  venga  discusso    ed   approvato  il  piano  migliore 
per  l'opera  intera,  e  che  di  mano  in  mano  che  occorrerà  di  riformare  qual- 
che tronco  del  Naviglio,  o  di  eseguirvi  il  lavoro  di  qualche  edilìzio  cadente 
sulla,  sua  linea ,  il  tutto  sia  riferito  al  nuovo  sistema  del  suo  pelo  d'acqua  e 
fatto  secondo  il  piano  normale  previamente  fissato,  onde  per  tal  modo  raggiun- 
gere alla  fine  lo  scopo  di  un'  unità  di  pensiero,  ed  assicurarsi  il  massimo  van- 
taggio dell'opera  colla  minima  spesa.  A  questo  riguardo  i  nuovi  ponti  di  S.  Da- 
miano e  di  Porta  Orientale  ,  che  sono  già  eretti  ed  ultimati  sul  Naviglio  di 
Milano,  non  lasciano  di  essere  lavori  per  sé  stessi  pregevolissimi;  ma  consi- 
derati come  opere  parziali  attinenti  all'  antico  Naviglio  della  città  di    Milano 
ed  al    sistema  di    strade    e    condotti    sotterranei  che  si  legano  al  profilo    del 
detto    Naviglio,    veniva  a  dipendere  anche  dalla    nuova  e  definitiva    sistema- 
zione di  questo  profilo  la   determinazione  del  livello  più  conveniente  da  darsi 
al  piano  superiore  di  strada  degli  stessi  ponti.  Egli  è  quindi  desiderabile  che 
almeno  per  l'epoca  della  redazione  de' successivi  progetti  di  dettaglio  relativi 
alla  ricostruzione  del  Naviglio  di  Milano  si  possa  dire  di  aver  operato  sopra 
un  piano  generale   di  esecuzione  e  dietro  una  norma  unica,  che  è  pur  sem- 
pre indispensabile  nei  lavori  dell'arte  di  qualche  importanza: 

Uno    de'  più    caldi    promotori    di  progetti    idraulici    di    pubblica    utilità , 
benché  affatto  sfornito  delle  cognizioni    dell'arte    più    indispensabili  per  fare 


226 

un  progetto  regolare  d'  esecuzione  di  un'  opera  qualunque,  fu  V  indefesso  pro- 
gettista sig.  Avv.  Diotto.  Fra  le  tante  sue  proposizioni  in  materia  d'  acque  ha 
poi  rinnovato  negli  ultimi  scorsi  anni  anche  il  progetto  di  derivare  dal 
Lago  Maggiore  un  altro  nuovo  canale  che,  oltre  a  servire  principalmente 
per  irrigare  una  gran  parte  del  Milanese  tuttora  mancante  d' acqua ,  procu- 
rerebbe una  più  comoda  navigazione  lateralmente  al  fiume  Ticino  fra  Sesto- 
Calende  e  la  Casa  della  Camera  situata  all'  imboccatura  del  Naviglio  Grande. 
Il  pensiero  dell'  intraprenditore  che  presentava  un  tal  progetto  era  quello  di 
far  costruire  attraverso  il  fiume  Ticino  una  chiusa  a  Sesto-Calende ,  per  poter 
disporre  delle  acque  che  inutilmente  restano ,  nel  bacino  dello  stesso  lago  , 
di  livello  inferiori  al  fondo  dell'  emissario  a  Sesto-Calende.  Un  simile  progetto 
era  veramente  grandioso  e  non  lasciava  di  essere  nuovo  per  il  Milanese,  co- 
munque 1'  artifizio  della  suddetta  chiusa  fosse  conosciuto  ed  usato  da  molto 
tempo  sopra  altri  laghi  d'Italia  e  segnatamente  in  Toscana.  Ma  poiché  la 
grand'  opera  era  proposta  da  eseguirsi  col  mezzo  di  una  società  per  azioni,  e 
questa  non  si  è  per  anco  formata  ;  così  noi  siamo  ancora  ben  lontani  dal  ve- 
derla realizzata  e  dal  veder  superati  tutti  gli  ostacoli  che  in  simili  casi  si  in- 
contrano sempre  quando  si  voglia  passare  dal  progetto  all'  esecuzione. 

Finalmente  per  accennare  un  miglioramento  di  altro  genere  arrecato  negli 
scorsi  anni  al  sistema  di  navigazione  interna  del  Milanese,  abbiamo  qui  la 
compiacenza  di  riferire  che  il  nostro'  voto  espresso  nel  1821  per  la  prima 
volta  (vedi  sopra  a  pag.  221  e  222)  onde  si  facessero  nuovi  tentativi  per  l' in- 
troduzione e  lo  stabilimento  delle  macchine  a  vapore  in  Lombardia,  è  stato 
pienamente  esaudito  in  ciò  che  riguarda  i  battelli  a  vapore.  Diffatti  coll'ajuto 
di  alcuni  amici  ci  è  riuscito  di  formare  in  Milano  fin  dal  1824  una  società 
di  azionisti  che  ha  per  iscopo  appunto  di  esercitare  il  nuovo  metodo  di  na- 
vigazione sulle  acque  dell'  alta  Italia ,  ed  a  quest'  ora  alcuni  de'  suoi  battelli 
a  vapore  scorrono  felicemente  le  acque  dei  Laghi  Maggiore ,  di  Como  e  di 
Garda,  ed  altri  dalla  laguna  di  Venezia  e  dal  mare  Adriatico  hanno  già  ri- 
montato i  fiumi  Po  e  Ticino  fino  a  Pavia.  In  conseguenza  di  ciò  non  tarda- 
rono poi  ad  essere  introdotte  ed  attivate  le  nuove  vetture  celeri  dette  anche 
Velociferi ,  che  facendo  centro  in  Milano  eseguiscono  le  loro  corse  giornaliere 
in  continuazione  e  corrispondenza  delle  corse  de' suddetti  battelli  a  vapore,  e 
mettono  così  in  più  facile  comunicazione  tra  di  loro  le  principali  città  ed 
acque  navigabili  del  Milanese  con  grande  vantaggio  del  commercio  e  del 
pubblico. 


Sulla  soluzione  di  alcuni  problemi  sul  moto  delle  acque 
che   si  sono   offerti  nella  costruzione  del  Canale  di  Pavia. 


i.  JLii 


NOTA    di    0.    F.   MOSSOTTI. 

(  V.pag.  207.) 


la  presente  Nota  è  un'applicazione  di  una  teorìa  più  generale,  che  si 
trova  esposta  nel  XIX  Tomo  degli  Atti  della  Società  Italiana,  al  caso  che 
1'  acqua,  che  si  suppone  decorrere  in  un  canale  colle  sponde  piane  e  verticali 
e  col  fondo  piano  e  poco  inclinato  all'orizzonte,  abbia  in  tutti  i  punii  di  una 
sezione  data ,  posta  all'  origine  delle  coordinate ,  la  stessa  velocità. 

Rappresentiamo  con  x,  z  le  coordinate  rettangolari  di  un  punto  della  cor- 
rente ,  1'  asse  delle  x  essendo  preso  nel  piano  istesso  che  costituisce  il  fondo, 
e  nella  direzione  del  canale  e  le  coordinate  z  essendo  contate  positivamente 
dall'  alto  in  basso.  Sia  g  la  forza  accelcratrice  della  gravità ,  £  1'  angolo  che 
la  direzione  di  questa  forza  fa  coli' asse  delle  x ,  l  la  larghezza  del  canale, 
v  la  velocità  nella  sezione  data,  h  l'altezza  dovuta  a  questa  velocità,  a  l'al- 
tezza dell'  acqua  perpendicolare  al  fondo  nella  stessa  sezione ,  Q  la  portata 
del  canale ,  e  z1  Y  ordinata  della  superfìcie  libera  del  fluido  in  una  sezione 
qualunque.  Se  si  pone 


gap  sin^ 


(1)  cos  (2=   |/8   3,     .    :       ?  Cv3 
e  si  prende 

(2)  co  =  2        - g  ( a  sin  e,  -  —  -  x cos^)  .  cos      3     ■ 

si  trova  nei  casi  che  consideriamo,  che  la  velocità  p  nella  direzione  dell'asse 
delle  x ,  la  velocità  r  nella  direzione  dell'  asse  delle  z  e  la  pressione  \  di 
un  punto  qualunque ,  sono  date  dalle  forinole 

(3)  p  =  co 

(5)  \  r=  —  gamffc*  -|) 
e  l' equazione  della  superficie  libera  della  corrente  è  espressa    dall'  equazione 

(6)>  =  -£ 

la  quale  equazione  dà  le  ordinate  del  ramo  ED,  tav.  II,  fig.  A,  che  è  uno 
dei  quattro  rami  infiniti  FG,  FB ,  EB,  ED  che  appartengono  ad  una  curva 
di  terz'  ordine ,  specie  decimaterza  ,  rappresentata  dall'  equazione 


(7)     z'3  +  x  cot  E  .  z,a  •*■  -t— :  C  a  sin  £  +  —  +  x  cos  P  )  2'"  =  t-tf 


p 


ag 


228 

2.  Per  mostrare  con  un  esempio  1'  uso  di  queste  forinole  le  applicheremo 
ad  un  esperimento  che  il  sig.  Ispettore  Carlo  Parea  si  è  compiaciuto  di  m- 
stituire  alla  mia  presenza  sul  tronco  del  Canale  di  Pavia  compreso  fra  la 
Conchetta  e  la  Conca  al  Lambro ,  pochi  giorni  dopo  lo  spurgo  annuale. 

Secondo  questo  esperimento  la  pendenza  del  fondo  del  canale  per  una 
tratta  di  2025  metri  si  è  ritrovata  di  o^SSy.  L'  ultima  sezione  di  questa  tratta 
era  alle  portine  della  Conca  al  Lambro ,  e  presa  l' altezza  dell'  acqua  sulla 
soglia  delle  portine  risultò  di  metri  i,494-  Esplorata  la  velocità  dell'acqua 
nelle  vicinanze  di  questa  sezione  con  due  galleggianti,  uno  semplice  e  1'  altro 
composto ,  non  si  trovò  nelle  due  esplorazioni  una  diversità  di  velocità  che 
eccedesse  i  limiti  degli  errori  delle  osservazioni ,  e  la  velocità  per  un  medio 
.fu  eguale  a  0^24  per  minuto  secondo  sessagesimale. 

Con  questi  dati  calcoliamo  colle  formole  premesse  quale  deve  essere  l' al- 
tezza del  pelo  d'  acqua  e  la  velocità  all'  altra  estremila  della  tratta,  cioè  2025 
metri  superiormente  per  confrontarle  con  quelle  effettivamente  misurate.  Osser- 
vando che  x  cos  £  rappresenta  la  pendenza  del  fondo  del  canale,  ma  presa  negativa- 
mente perchè  ora  si  cerca  il  moto  in  una  sezione  superiore ,  si  avrà  dunque 

x  cos  £  = —  o,53"7  asm  £  =  1,494  v±z  0,324 

quindi  ponendo  g=  9,-6088  col  calcolo  del  valore  di  cos  fi  si  troverà  primieramente 

0  =  720.  29,  9 
ed  in  seguito  la  formola  (2)  darà 

co  =  o,5  io 
e  quindi  da  questo  valore  di  co  colle  formole  (3)  e  (6)  si  avrà 

p  =  o,5 1  o  z  sin  £  =  —  0,949 

Colla  misura  diretta  si  è  ritrovato  nella  stessa  sezione  1' altezza  dell' acqua,  o 
sia  z  sin  £  =  —  1,027  e  la  velocità  p  data  dai  galleggianti  0,474-  La  differenza  fra 
il  calcolo  d'esperienza  è  circa  ,3  del  totale  valore.  Questa  disparità  va  attribuita 
alle  alterazioni  che  il  moto  dell'  acqua  può  aver  sofferto  nel  canale,  e  forse  anche 
a  qualche  errore  dell'esperienza.  Vedi  il  man.  9  della  Memoria  citata  in  principio. 
3.  Comprovata  così  con  quest'  esperimento  una  sufficiente  corrispondenza 
dei  risultati  delle  formole  esposte  con  quelli  della  natura,  applichiamo  le  stesse 
formole  alla  soluzione  dei  problemi  relativi  al  moto  delle  acque  che  si  sono 
offerti  nella  costruzione  del  Canale  di  Pavia. 

Alla  pag.  1 40  e  seg.  abbiamo  visto  messa  in  campo  la  questione  della  maggior 
pendenza  che  si  può  dare  al  fondo  di  un  canale ,  onde  con  una  data  portata 
presenti  ancora  in  ogni  suo  punto  una  lama  d'  acqua  non  minore  di  un'  altezza 
assegnata.  Per  risolvere  questa  questione  col  mezzo  delle  formole  premesse, 
poniamo,  nell'equazione  (7),  z  ed  a  in  luogo  di  z  sin%,  ed  a  sin  £ ,  per  cui 
z  ed  a  dinotino  V  altezza  verticale  del  pelo  d'  acqua  nella  sezione  x  e  nella 
sezione  all'  origine  delle  coordinate ,  si  otterrà 

2  a     a 

/s,       3  ,  *-        a  /  e  \     a  a    v       .     ■,. 

(7)    z    •*•  x cot  £.-.. z    *  (  a  -*-  —\  z sin  %  =  o 


2  3() 

Se  ora  si  riflette  clic  la  portata  Q  può  essere  espressa    da 

y-\  _       Iva 

*■  sin  ' 

eliminando  v  dalla  premessa  equazione  e  sostituendo  i  a  sin  £,  perche  i  termini 
dell'  ordine  di  cos2,  £  possono  essere  trascurati  come  portanti  una  precisione 
superflua,  si  avrà 

3  ,s      a      /  <?a    \    »        Qa 

z    •*■  oc  cot  r  .  z    -*■   (  a  ■*-  — t^—5  )   Z — ,-s  =  o 

"*  V  zg  l    a   /  aj*  r 

d'  onde  si  deduce 

occasi  =  — (a  *;i)>  3yp(^-^r) 

equazione  la  quale  risolve  il  problema  proposto.  Infatti  se  immaginiamo  che 
1'  origine  delle  coordinate  sia  nella  sezione  aderente  alle  portine  del  sostegno 
inferiore ,  Y  altezza  verticale  a  del  pelo  d'  acqua  in  questa  sezione  sarà  eguale 
all'  altezza  della  cresta  delle  portine  al  cui  livello  si  tiene  ordinariamente  il 
pelo  ci'  acqua  ;  e  siccome  la  lama  d'  acqua  va  sempre  più  diminuendo  di  altezza 
più  si  ascende  verso  il  sostegno  superiore,  onde  a  questo  sostegno  vi  sia  ancora 
un'  altezza  di  pelo  —  z  conveniente  alla  proposta  navigazione,  si  dovrà  fare  —  z 
eguale  all'altezza  assegnata,  oc  essendo  la  distanza  fra  i  due  sostegni.  Ponendo 
inoltre  per  l  la  larghezza  del  canale  e  per  Q  la  portata  disponibile,  le  quantità 
del  secondo  membro  della  precedente  equazione  saranno  tutte  date ,  e  si  ricaverà 
il  valore  di  oc  cos  £  che  rappresenta  la  pendenza  del  fondo  fra  i  due  sostegni. 

Per  esempio  nel  Canale  di  Pavia  l'altezza  delle  portine  della  Conca  al  Lambro 
fu  stabilita  di  i™434>  e  ^a  larghezza  di  questo  canale  107708,  supposta  la 
portata  disponibile  di  1 5o  oncic  d'  acqua  magistrali  milanesi ,  o  sia  di  metri 
cubici  5,3oi  per  minuto  secondo,  si  domanda  quale  pendenza  si  deve  dare 
al  fondo  del  canale  perchè  sulla  soglia  dei  portoni  della  Conchetta  vi  sia 
ancora  un'  altezza  di  pelo  eguale  a  of8. 

Sostituendo  questi  valori  nella  forinola  precedente  si  avrà 

jccosZ=  —  (i,434— 0,8)  *        *'-3"'_ -.  I^=*r  —  ==^) 

19,6176.10,708       \Oj<>         1*4^4  / 

e  facendo  il  calcolo 

oc  cos  £  ==  —  0762 1 

Gli  Ingegneri  della  Direzione  generale  d'Acque  e  Strade  stabilirono  per  questa 
pendenza  —  0^50,5 ,  onde,  avvertendo  che  in  queste  determinazioni  è  sempre 
meglio  per  maggior  sicurezza  di  scarseggiare  un  poco,  conseguirono  per- 
fettamente il  loro  intento. 

4-  Poiché  ci  si  presenta  l' occasione  faremo  osservare  una  proprietà  che 
esiste  fra  la  pendenza  del  pelo  di  una  corrente  e  la  velocità.  Se  si  divide 
l' equazione  (7)'  per  za ,  si  ha 

a  a 

y  via  \ 

z  ■*•  oc  cos  e  ■*-  a  =  — 7  ( 1  ) 


23o 

ma  l'equazione  (6)  dà 

a 

1F  = 

• 
co 

T5" 

k  dinotando  l'altezza  dovuta  alla  velocità  cu;  dunque  sarà 

z  +■  a  •*■  x  cos  %  =z  k  —  h 
Ora  è  facile  il  vedere  che  z  ■+■  a  •*-  x  cos  £  è  la  pendenza  del  pelo  presa  dalla 
sezione  o  alla  sezione  x:  dunque  questa   pendenza  è  reciprocamente    eguale 
alla  differenza  delle  altezze  dovute  alle  velocità  nelle  stesse  sezioni. 

Questo  teorema  è  però  più  atto  a  farci  conoscere  che  ne'  canali  navigabili 
ove  la  velocità  pel  comodo  della  navigazione  retrograda  deve  esser  piccola,  si  ha 
sempre  una  pendenza  o  contropendenza  tenue,  di  quello  che  a  svelarci  il  valore 
di  queste  quantità ,  poiché  le  minime  variazioni  nel  moto  dell'  acqua  che  ne 
alterano  il  suo  stato  di  permanenza  possono  produrre  un  errore  comparativa- 
mente grande  ed  un  risultato  opposto  a  quello  della  teorìa.  Così  nell'  esperi- 
mento sovra  riportato  si  ha  la  differenza  delle  altezze  dovute  alle  velocità, 
k  —  h  =  0,008 ,  mentre  la  pendenza  data  dalla  livellazione  ed  espressa  da 
«l  ■+•  z  -*■  xcost  risulta  eguale  a  —  0,07,  risultato  di  segno  contrario,  e  che 
cangia  la  contropendenza,  che  in  teorìa  dovrebbe  avere  il  pelo  d' acqua  del  canale, 
in  una  pendenza.  I  stretti  limiti  fra'  quali  sono  contenute  queste  anomalie  ba- 
stano però  a  provarci  che  in  un  canale  interrotto  da  spessi  sostegni  è  inutile 
il  dare  una  pendenza  al  fondo ,  perchè  la  superficie  si  dispone  presso  che  oriz- 
zontale, e  che  il  miglior  partito  in  questi  casi  è  di  disporre  orizzontale  il 
fondo  del  canale,  con  che  si  ottiene  il  comodo  di  una  uniformità  di  velocità 
per  la  navigazione  diretta ,  ed  una  uniformità  di  resistenze  per  la  retrograda. 

5.  Un'  altra  questione ,  riferita  alla  pag.  174?  che  fu  discussa  presso  la 
Direzione  d'Acque  e  Strade  è,  se  conveniva  dare  una  maggior  pendenza  effet- 
tiva al  fondo  del  canale,  conservando  però  allo  stesso  livello  la  cresta  delle 
portine  del  sostegno  inferiore  ad  oggetto  di  evitare  nelle  escrescenze  delle  acque 
un  maggior  alzamento  di  pelo  nelle  sezioni  superiori. 

Le  anomalie  che  abbiam  veduto  riscontrarsi  in  pratica  rendono  equivoci  i 
risultati  che  si  potrebbero  dedurre  dalla  teorica  circa  alle  pendenze ,  e  non 
crediamo  opportuno  di  applicare  le  nostre  formole  a  questo  quesito.  Ma  la  con- 
clusione del  numero  precedente  può  servire  di  regola  anche  a  questo  caso,  perchè 
disponendo  il  fondo  del  canale  orizzontalmente  quando  allo  sbocco  esso  .sia  atto 
a  dar  libero  sfogo  alle  acque  crescenti ,  il  che  è  una  condizione  sottointesa  in 
tutti  i  casi,  non  si  troveranno  in  questo  canale  variazioni  di  pelo.  Infatti  in 
questo  caso  si  ha  cos  *  =  o  ,  sin  £  =  1  ,  e  le  equazioni  (7),  (6)  e  (3)  danno 

s  3=  a  p  —  v 

cioè  la  superficie  del  fluido  è  parallela  al  fondo  ed  orizzontale ,  e  la  velocità 
è  eguale  in  tutte  le  sezioni ,  qualunque  sia  la  portata. 


DOCUMENTI 

PER 

ILLUSTRAZIONE  DELLA  PRESENTE  STORIA 


N.°  I. 

Lettere  ducali  scritte  per  Galeazzo  Maria  Duca  di  Milano  dai  di  lui 
segretario  Gabriele  Paleari  e  ricavate  da  un  registro  originale  che 
si  conserva  in  Pavia  presso  la  famiglia  di  questo  nome. 

Trovasi  a  fog.  i8a  la  seguente 
u  Capitaneo  Parci  Papiae. 

ti  Xxauemo  ordenato  chel  se  facla  un  Nauiglio  ila  BJnasco  ad  qaella  nostra  cita  da  Pania, 
h  per  stabilimento  del  quale  gli  bisognarano  alcuni  ligni  da  opera  quali  siamo  contenti  lassi 
«  tuore  ne  li  boschi  de  quello  nostro  Parco  segondo  richiederà  Bertola  da  Noua  o  Imello  Naua- 
«  rolo,  alli  quali  hauemo  dato  questa  impessa  hauendo  aduertentia  ad  farli  tuore  oue  darano 
««  manco  damno  et  ad  lassarne  tuore  quanto  bisognara  et  non  più.  Dat.  Belreguardi  die  primo 
a  Junii   i473. 

A  fog.  ao5. 

«  Magistris  Intratarum. 
a  Uolemo  faciati  che  de  presente  questo  nostro  Nauiglio  da  Binasco  habia  del  aqua  per 
«  modo  che  uolendo  Nuy  uenire  in  naue  a  Milano  possamo  nauìgare  securamente  a  nostra  posta. 
a  Et  perche  intendemo  che  1' aqua  che  uene  da  Milano  non  saria  bastante  a  ciò  uolemo  che  per 
«  la  bocha  sua  da  Castelleto  ne  lassi  uenire  tanta  che  sia  a  sufhcentia  per  potere  nauigare  corno 
«  hauemo  dicto.  Dat.  die  ai   Junii  i4?3« 

In  un  altro  registro  consimile  conservato  nello  stesso  luogo  in  Pavia  si  legge  a  fog-  1 63. 

a  Magistris  Petro  de  Trinitate  et  Johanni  de  Ghiringhellis  phisicis. 
«  Scripsimns  ad  Castellanam  nostrom  Binaschi  quod  mittat  Papiam  nauem ,  qua  uenire  pos- 
«  sitis  Mediolanum  :  ea  cras  aderit  ad  trauacatorem  cum  nauiculariis  oportunis.   Quare  uolumus 
a  quod  postridie  summo  mane,  scilicet  die  xxvn ,  ipsam  conscendatis  et  ad  nos  ueniatis  eadem 
«  die.  Dat.  Mediolani  die  xxv  Decembris    i47^« 

A  fog.   164. 
«  Castellano  Arcis  Binaschi. 
u  Receuute  queste  manda  presto  uno  naueto  ad  Pauia  per  condure  qui  Mag.  Joanne    Ghi- 
«  ringhello  et  Mag,  Pedro  de  la  Trinità  phisici ,   quale  gli  manderai  ordenato  et  cum  tanti  ca- 


252 

«t  ualll  che  basteno  per  condurli  comodamento  ef  presto  ,  et  Ffuy  faremo  pagare  li  nauaroli  de- 
h  bita  mercede.  Ma  chel  naueto  sia  domane  ad  Pania  senza  fallo  ad  ciò  post  domane  ad  bon ora 
«  essi  phisici  possano  uenire  ad  Nuy  corno  gli  scriuemo.  Dat.  Mediolani  die  xxv  Decembri? 
«  1475. 

N.°  IL 

Estratto  a"  ima  relazione  che  si  conserva  in  Milano  nell'Archivio  generale 
di  Governo  in  S.  Fedele. 

Tale  relazione  è  quella  del"  anno  i477  diretta  alla  Duchessa  Boua  ed  al  Duca  Gio.  Galeazzo 
Sforza  Visconti  in  ciii  si  dice  che  il  duca  defunto  Galeazzo  Maria  Sforaa  era  già  stato  consultato 
«  perchè  il  Nauiglio  che  decore  da  questa  cita  di  Milano  a  Pania  fosse  recomodato  e  cauato 
«  per  ridurlo  nauigabile  ,  addò  le  uettouaglie  potessero  essere  condotte  comodaraento  alla  nostra 
«  cita  11  ;  e  che  inoltre  si  era  fatto  <«  eseguire  la  uisita  et  trabucare  i  lochi  dall'  Ingegnerò  Ber- 
li tola  11.  La  stessa  relazione  prova  che  si  instava  nuovamente  perchè  avesse  luogo  questa  prov- 
videnza e  venisse  somministrato  1'  opportuno  denaro. 

n.°  in. 

Relazione  del  Meda  sul  progetto  del  Naviglio  di  Pavia  conservata  iit 
originale  fra  le  carte  del  Naviglio  di  Pavia  esistenti  in  Milano  nel* 
l Archivio  privato  del  sig.  Ingegnere  Bernardino  Ferrari. 

«  Illustrissimo  Magistrato. 

«  Conforme  agli  ordini  che  le  SS.  W.  diedero  al  sig.  Francesco  Cid  loro  collega  di  fare  la 
«  uisita  del  Nauiglio  che  si  pretende  fare  da  questa  città  a  quella  di  Pauia ,  aìli  i"3  del  pre- 
«  sente  si  partimmo  da  Milano  et  per  assicurarsi  delli  fondimenti  principali  di  qnest'  impresa 
«  andassimo  con  esso  sig.  Cid  e  Gio.  Battista  Stropino  Coadjutore  allo  sperone  del  Nauiglio 
«  Grande  per  fare  sperienza  dell'  aqua  che  in  ogni  tempo  si  potrà  auer  per  uso  del  detto  Naui- 
««  glio  nouo  oltre  quella  che  abbisogna  ordinariamente  per  la  nauigatione  del  Nauiglio  Grande 
«  et  per  le  irrigationi  et  ragioni  delle  bocche  di  esso  ;  et  fatta  diligente  uisita  et  consideratane 
«  mettendo  il  gattello  in  più  luoghi  per  regolare  1'  aqua  sempre  al  debito  segno  in  esso  Naui- 
tt  glio  trouassimo  che  alla  fine  di  esso  oue  1'  aque  che  uengono  dal  Nauiglio  di  Martesana  si  uni- 
«  scono  con  le  suddette  del  Nauiglio  Grande  a  Porta  Ticinese,  che  uiene  aqua  abondante 
n  per  fare  questa   noma  impresa. 

<4  Et  pdi  cominciassimo  1'  altra  uisita  del  luogo  doue  e  lo  scaricatore  in  fine  di  detta  unione 
it  di  esse  aque  ,  uicino  al  quale  ui  è  la  bocca  intitolata  la  Carlesca  ;  locho  proprio  doue  hauerà 
«  da  incominciare  la  bocca  del  detto  Nauiglio  da  Milano  a  Pauia  seguitando  all'  ingiù  sempre 
n  dietro  alla  strada  reale  ,  serueudosi  in  luogo  di  liuello  del  corso  delle  aque  che  caminano  per 
u  il  cauo  dietro  et  al  lungo  la  detta  strada  reale  sino  a  Pauia,  osservando  però  il  termine  con  - 
k  ueniente  por  potere  per  uerosimìie  conoscere  la  riuscita  che  possa  fare  la  condotta  delle  suu- 
(i  dette  aque  mediante  il  nouo  Nauiglio  et  noua  irrigatione  dei  terreni,  poiché  per  la  mala  sta» 


»  V  *< 

2Jj 


«  gione  dei  tempo  et  malisslma  qualità  della  strada  in  alcun  modo  non  sì  poteua  fare  le  debito 
«  liuellationi  et  giuste  misure  per  potere  cauare  il  conto  della  spesa  et  altre  cose  inseruienti 
«  intorno  a  tale  impresa. 

a  Però  dalle  ragioni  del  calcolo  fatto  in  detta  visita  così  senza  la  linellaticne  ne  risulta  eh» 
a  da  Milano  sin  uicino  alla  città  di  Pauia  ui  potranno  andare  circa  due  o  tre  conche  ,  et  poi 
ti  sino  all'  intiare  colla  medesima  nauigatione  nel  fiume  Ticino  ouuero  nel  Po  in  locho  che  ab- 
«  biamo  riconosciuto  a  proposito  per  tal' effetto  ui  andaranno  circa  altre  tre  conche. 

«  Et  quanto  poi  alli  edifitii  di  pouti  ,  tomboni  et  altri  simili  non  se  n'  è  potuto  fare  mi- 
«  sura  ne  altre  diligenze  per  le  ragioni  detta  di  sopra. 

•<  Et  quanto  alla  quantità  dell'  aqua  che  si  introdurrà  per  detta  noua  nauigatione  et  noni 
ti  irrigatione  delle  terre  sarà  circa  oncie  160  (met.  cub.  384  per  minuto  primo);  abbiamo  trouato 
ti  per  la  detta  esperienza  et  per  le  cousiderationi  et  inforni ationi  aunte  sopra  il  locho  che  aura 
a  assai  recapito  in  quelle  parti  più  d'  ogni  tltra  a  utile  universale  a  giuditio  mio.  Dato  in  Mi- 
«  lano  el  di  ...  Dicembre  *i5q5.  Giuseppe  Meda  Ingegnere. 

KB.  Ivi  si  riscontrano  in  originale  anche  le  due  relazioni  del  Meda  e  del  Romussi  che  furont» 
colle  stampe  di  già  pubblicate  dal  Benaglio  al  capitolo  del  Naviglio  di  Pavia  ,  non  che  alcuni 
manoscritti  del  Bassi  che  provano  qualche  cooperazione  di  quest'  amico  del  Meda  nella  immediata 
sorveglianza  dei  lavori  al  Naviglio  Grande  in  occasione  della  gran  rotta  del  i585  ,  e  di  cui  si  fa 
cenno  nella  Vita  di  Martin  Bassi  scritta  dall'ingegnere  Bernardino  Ferrari  e  data  in  Ince  a  Mi- 
lano l'anno  1771  nella  ristampa  dell'opera  intitolata  Dispareri  in  materia  di  architettura  e  di 
prospettiva  di  Martino  Basti. 

N.°  IV. 

Estratti  di  varie  relazioni  degli  ingegneri,  deputati  alla  fabbrica  del 
Naviglio  di  Pavia  sotto  il  dominio  spagnuolo  ,  delle  quali  si  conser- 
vano gli  originali  per  intiero  nel  succitato  Archivio  Ferrari. 

Estratto  della  relazione  che  ha  per  titolo   «  Delle  cause    che    hanno    mosso    1'  Ecc.   S.  del    sig. 

a   Conte  di  Fonte  et  1'  Eccelso  Consiglio  ,  et  l' Illustr.  Magistrato  Straordinario  a  determinarli, 

a  et  delli  ordini  et  edifitii  necessarii  per  condurre  detto  nauiglio  et  renderlo  nauigabile  : 

c(  Per  1'  utilità  che  ne  ueniua  alla  R.  Camera  ,   al  pubblico  et  al  priuato  si  è  uenuto  al  de- 

tt  creto  di   S.  M.  che  si  ristauri  e  rinnoui  il  nauiglio  che  altre  uolte  soleua  discorrere  da    Mi- 

«  lano  a  Pavia  riducendolo  a  forma  maggiore  et  nauigabile  con  nuoue  ordinationi  come  nel  Na- 

u  uiglio  Grande. 

«  Nominati  gli  ingegneri  delegati  questi  presero  le  seguenti  risoluzioni  : 
<<  Prima  si  è  considerato  che  nessuna  cosa  abbia  dato  maggior  occasione  di  interrompere  que- 
«  sto  nauiglio  che  la  moltitudine  e  numero  delle  conche  che  in  esso  erano  ,  che  alli  uestigii  che 
**  si  sono  trouati  erano  molte  ,  dalle  quali  era  impedita  la  nauigatione  et  ritardata,  et  per  il  ser- 
ti uitio  che  a  tutte  conueniua  tenere  con  tutto  che  fossero  piccole  come  una  aueua  qualche 
11  cosa  di  guasto  di  necessità  conueniva  che  cessassero  ;  et  più  d'  ogni  altra  cosa  interruppe  que- 
«  sto  nauiglio  la  soprauenuta  delle  guerre  che  per  tanti  anni  tanagliarono  queste  prouincie  et 
li  particolarmente  questa  parte  tra  Milano  et  Pauia,  non  ui  essendo  né    chi    nauigasse    né  chi 


2  5  i 
a  tenesse  conto  degli  ecUfitli  finalmente  tutto  andò  ìu  roulna.  Et  cessato  1'  uso  non  essendo  cliì 
«  lo  ristorasse  in  tal  maniera  per  il  discorso  delle  aque  si  guastò  V  alueo  et  letto  del  Nauiglio 
rt  che  è  di  poi  sempre  parso  difficilissimo  a  poterlo  rimettere.  Non  per  altro  non  si  fa  molto 
«  conto  del  Nauiglio  di  Bereguardo  ne  si  serue  di  esso  se  non  sforzatamente  se  non  per  il 
«  tedio  di  passare  per  tante  conche  che  ui  sono  con  tutto  che  molto  piccole  sieno  et  molte 
«  uolte  ui  si  sono  condotti  delli  signori  del  Magistrato  con  ingegneri  per  ritrouar  forma  di  leuar 
h  il  seruitio  di  tante  conche  et  ridurle  a  minor  mimerò  che  non  si  potè  far  altro  che  leuare 
u  le  portine  superiori  di  una  di  esse  (  che  è  la  Conca  di  Fallavecchia  ).  Epperò  e  dalli  signori 
«  dell'  Eccelso  Consiglio  et  da  questo  Magistrato  sempre  si  fece  istanza  di  fare  questo  nauiglio 
«  con  minor  numero  di  conche  che  fosse  possibile  et  massime  uicino  a  Milano  acciocché  subito 
u  all'  entrare  et  nel  principio  non   si  auesse  ad  urtare  in  una  conca. 

u  Per  le  quali  considerationi  et  atteso  che  maggior  bisogno  si  ha  della  faoilità  della  naui- 
a  gatione  da  Pauia  a  Milano  ,  siccome  dal  Nauiglio  Grande  è  tutto  all'opposto,  però  si  è  fatto 
«  ogni  diligenza  per  dare  quanta  minor  caduta  fosse  possibile  al  cqjso  ordinario  di  questo  na- 
<«  uiglio  ;  perchè  non  si  faticasse  in  terra  al  rimontar  delle  naui  cariche  contro  il  corso  del- 
<«  1'  aque  ;    atteso     che  nel  Nauiglio   Grande  in  alcuni    luoghi  ha  di    caduta  7   o  8  et  fino  a    io 

u  per   100  di  più   di  quello  che  si  consuma  con  la  caduta  ordinaria  braccia che 

«  si  troua  più  basso  il  sito  nella  parte  uicina  alla  Porta  di  S.  Maria  in  Pertica  di  Pauia  dalla 
a  soglia  inferiore  della  Conca  di  Nostra  Signora  del  Domo  (  altrimenti  detta  Conca  di  Viarenna  ) 
<<  al  Nauiglio  di  Milano  et  queste  braccia  è  necessario  consumarle  nelle  conche  ,  né  altro  modo 
«  vi  è  che  di  fare  diuerso  numero  di  concile  ....... 

«  Restano  solo  tre  cose  a  considerare  (nelle  conche)  1'  una  della  maggior  spesa  nel  fabbricarle  e 
ti  quali  possono  essere  di  più  costo  o  le  due  grandi  o  le  sei  piccole  ;  l'altra  la  maggiore  o  minor 
«  escauatione  et  a  quali  conuerrà  maggiore  o  minore  arginatura;  la  terza  della  maggiore  o  minor 
«<  spesa  ad  intrattenerle  e  seruirle.  (  Qui  seguita  la  relazione  a  dichiarare  come  il  minor  dispendio 
età  per  le  due  conche  in  tutte  e  tre  le  dette  cose  per  cui  fu  deliberato  di  appigliarsi  a  questo 
partito  e  fu  stabilito  di  costruirne  una  presso  al  Lambro  e  1'  altra  vicino  al  Parco   di  Pavia  ). 

u  La  qual  cosa  porta  occasione  a  molti  di  sparlare  di  questa  fabbrica  per  esser  differente 
u  dalli  Capitoli  che  furono  pubblicati  quando  si  mise  all'  incanto  non  seguendosi  1'  ordine  in 
«<  esso  contenuto.  Que'  capitoli  furono  formati  dall'  ingegnerò  Giuseppe  Meda  per  la  fretta  che 
«  si  era  data  di  metterla  all'  incanto  prima  che  se  ne  facesse  la  liuellatione  ,  alla  quale  sempre 
«  6Ì  riseruassimo  noi  ingegneri  di  non  risoluere  cosa  alcuna  finché  non  fosse  fatta  da  noi  la 
a  medesima  liuellatione.  Et  però  fu  riservata  in  più  lochi  di  detta  capitolatione  la  facoltà  et 
«  arbitrio  di  poter  alterare  tutte  le  suddette  fabbriche  nel  più  e  nel  meno  e  in  quelli  lochi 
n  che  gli  sarebbero  disegnati  secondo  che  porterebbe  la  liuellatione  la  quale  per  due  volte  presa 
«  con  molta  diligenza  si  riconobbe  che  1'  ordine  proposto  dal  Meda  e  pubblicato  ne'  capitoli  non 
i<  poteua  in  alcuna  maniera  riescire  per  gli  inconuenienti  che  ne  seguiuano  dal  douer  passare 
«  sopra  il  Lambro  con  grande  edifitio  nel  suo  antico  alueo  ,  e  dalla  difficolta  et  danni  del  do- 
li ver  fabbricare  i  ponti-canali  per  1'  Olona  (  Roggia  Colombaria  ),  il  Rozolo  et  il  Ticinello  ,  ol» 
«  tre  di  che  si  è  accertata  la  forma  di  riceuerli  dentro  di  esso  nauilio  e  di  dargli  l'acqua  or- 
ti dinaria  senza  mischiarla  a  quella  del   nauilio 

«  Per  non  riceuere  maggior  aqua  dell'Olona  fa  Milano)  di  quella  che  può  contenere  il 
0  nouo  Nauiglio  et  per  la  comodità  di  asciugarlo  senza  fare  ogni  uolta  una  chiusa  si  sono 
tf  fatte  due  otite  o  porte  da  basso  del  ponte  del  kghetto  (  ponte  del  trofeo  )  per  seruirsene  nelle 
«  due  medesime  occasioni.  Lo  che  ha  datQ  occasione  ad    alcuni     maligni  di    spargere    dubbj    a^ 


235 

i<  uoci  die  se  le  uoleua  fare  una  concha  non  arriuando  col  giuditio  a  conoscere  a  òhe  fine  sono 
a  fatte. 

«  Et  quanto  è  da  Milano  fin  passato  il  Ticinello  è  cosa  risoluta  et  non  si  può  né  si  deuO 
t*  mutare  né  si  poteua  far  meglio  perchè  la  conca  (  al  Lambro  )  regola  tutto  questo  negotio, 
u  Da  Binasco  a  Pavia  i  pareri  sono  differenti  ;  alcuni  norrebbero  andare  per  il  Naniglietto  fino 
«  al  Earco,  et  qui  entrare  nel  Barco  ;  altri  non  uoleuano  entrare  nel  Nauiglietto  ma  mettersi 
«  alla  banda  sinistra  sotto  pretesto  di  tener  1'  aqua  più  alta  ;  il  qual  parere  oltreché  presup- 
U  poneua  di  necessità  li  tre  ponti-canali  era  ancora  accompagnato  dalla  spesa  di  comperare  tutto 
a  il  terreno  da  Binasco  a  Pauia  per  la  larghezza  almeno  di  br.  60  (met.  35,  70)  per  il  cauo  del 
11  Nauiglio  e  per  le  strade  laterali,  oltreché  era  necessario  far  tutto  il  cauodinnouo  saluo  nella. 
«  parte  bassa  oue  era  necessario  arginare ,  il  qual  parere  come  costoso  per  se  stesso  di  più  di 
<•  scudi  aom.  si  è  posto  in  parte  ,  et  parte  delle  ragioni  che  militano  contro  questo  parere  abbat-' 
■ti  tono  ancora  le  ragioni  di  quelli  che  escono  dal  Nauiglietto  ed  entrano  nel  Barco  perchè  po- 
ti tendosi  fare  il  medesimo  nel  Nauiglietto  done  non  si  ha  bisogno  di  comprar  terreno  né 
il  da  far  tanto  cauo ,  ma  di  riformare  le  ripe  doue  andranno  riformate.  Oltre  ad  una  conside- 
ri ratione  di  non  poca  importanza  che  come  dell'  aqua  dal  Ticinello  passa  continuamente  (  nel 
»  Nauigliaccio  )  fino  alla  trauacca  del  Zojello  quella  sarà  pure  tant'  aqua  di  più  nel  Nauiglio 
«  che   non   gli  sarebbe   in   niun  cauo  nuouo  et  fuori  di   quello. 

a  Et  per  la  concha  che  conuien  fare  di  là  di  Binasco  o  due  se  così  risoluerà  1'  illustr. 
«  Magistrato  ,  che  1'  uno  e  1'  altro  si  può  fare  ,  come  la  condotta  de'  ceppi  è  di  tanto  costo  , 
<«  di  tanto  disturbo  al  paese  e  di  molta  ritardanza  all'  impresa  si  è  andato  pensando  di  fare  quelli 
«  edifitii  che  saranno  bisogno  di  cotto  ,  salvo  li  pilastri  che  si  faranno  di  vivo  ,  facendo  le 
<i  pietre  non  alla  misura  ordinaria  ma  come  soleuano  fare  gli  antichi  nelle  fabbriche  pubbliche 
ìì  di  buona  lunghezza  et  larghezza  proportionata  et  non  più  grosse  che  le  ordinarie  perchè  pos- 
«  sano  cuocere  bene.  In  questa  maniera  si  farà  non  solo  con  prestezza  maggiore  ,  con  minor 
*i  disturbo  del  paese  per  la  condotta  loro  ,  ma  quasi  con  la  metà  meno  del  costo,  il  che  non 
a  si  è  fatto  a  questa  (conca  al  Lambro)  per  essere  tanto  uicina  a  Milano  et  perchè  i  ceppi 
tt  più  facilmente  ni  si  conduceuano  ,  che  poiché  era  opera  tanto  reale  sentisse  ancora  della  gran- 
ii dezza  reale  et  fosse  per  durare  perpetuamente. 

u  Resta  a  dire  dell'  aqua  da  introdurgli.  Questa  conuiene  pigliarla  dal  Ticino  per  il  Naui- 
«  glio  grande  et  in  1'  Adda  per  quello  della  Martesana  ,  per  lo  che  fare  in  una  visita  che  si 
t*  fece  con  1'  illustrissimo  sig.  Questore  Mendoza  si  pose  per  memoriale  le  cose  necessarie  a 
li  farsi  per  condurre  a  Milano  la  quantità  d'  aqua  che  sarebbe  necessaria  per  la  nauigatione 
a  et  anche  per  distribuirne  ad  inaffiare  i  terreni;  particolarmente  in  abbassare  il  fondo  in  ai- 
ri cuni  luoghi,  assicurare  gli  argini  et  riformare  i  battenti  delle  bocche  che  ingiottiscono  maggior 
ti  copia  d' aqua  che  non  se  le  deue  si  manderà  al  Nauiglio  nouo  da  i5o  oncie  d' aqua 
«1  (m.  cub.  3òo  per  1'  )  abbastanza  per  tutti   i  seruitii  che  saranno  bisogno 


Estratto  della  relazione  degli  ingegneri  Gabrio  Busca  ed  Alessandro  Bisnati  diretta  al  Ma- 
gistrato Straordinario  in  ri«posta  alla  relazione  dell'ingegnere  Sitoni  presentata  al  governatore  De 
Fuentes. 

a  II  i.°  Capq  nel  quale  fa  (  Sitoni)  5  oppositioni  alla  Conca  al  Lambro  j.p  che  sarà  trop- 
h  pò  alta,  a.°  troppo  difficile  da  fabbricare,  3.°  troppo  difficile  a  maneggiare  et  a  sostentare,  4»°  eh® 
u  la  maggior   parte  delle  strade  laterali  da  Milano    alla    conca    saranno    quasi    sempre    allagate 

32 


3  36 

(t  5.°  che  per  fuggire  tale  allagamento  sarebbe  bisogno  arginarsi ,  «osa  di  molto  costo  =  Al  i.° 
«  si  risponde  che  non  si  farà  alta  se  non  quanto  sarà  il  bisogno  ,  però  non  sarà  troppo  alta. 
«  Se  auesse  detto  che  sarà  grande  questo  sì  e  più  dell'  ordinario  ,  ma  non  troppo  né  più  di 
c<  quelio  che  non  conuiensi  per  quel  seruitio.  Al  a."  che  abbia  da  esser  difficile  da  fabbricare 
«  non  si  nega  per  la  difficoltà  del  cauare  et  mettere  i  fondamenti  tanto  bassi  ;  il  che  fatto 
it  mostrerà  la  diligenza  de'  fabbriceri  et  di  chi  li  aura  ordenato  ,  perchè  si  spera  in  Dio  che  si 
a  farà  et  si  farà  bene  et  avendosi  patienza  per  un  poco  di  tempo  si  potrà  uedere  fatto  da  ognu- 
tt  no.  Al  3.°  si  tenera  modo  et  si  faranno  di  maniera  queste  conche  partendosi  in  alcune  cose 
A  dall'  ordinario  et  che  si  sono  uiste  fino  ad  ora  ,  che  non  saranno  tanto  difficili  da  maneg- 
tt  giare  né  a  sostentarsi  come  alcuni  pensano  ,  et  per  grandi  che  siano  non  saranno  più  difil- 
li cili  dell'  ordinario.  Al  4-°  che  abbiano  a  starsi  quasi  sempre  allagate  le  strade  da  Milano  a 
«  questa  Conca  forse  lo  dice  pensandosi  che  non  si  uoglia  arginare  le  parti  basse  ma  lasciare  an- 
it  dar  P  aqua  alla  china  et  pure  né  anche  si  allagherebbe  da  Milauo  alla  Conca  ma  poco  più 
tt  su  di  S.  Maria  Rossa  et  da  quiui  fino  alla  Conca  perchè  così  porta  la  liuellatione.  Ma  come 
ti  potrebbe  condursi  V  aqua  alla  Conca  né  passare  sopra  il  Lambro  senza  arginare  1  Et  tutto 
tt  questo  nasce  dal  non  aver  fatta  né  uista  la  liuellatione,  et  doue  il  sito  sia  alto  et  doue  basso 
ti  et  doue  sia  bisogno  di  cauare  et  doue  da  arginare  ed  alzarsi,  sei  ben  corregendosi  nella  sud- 
«  detta  oppositione  dice  :  salpo  che  untassero  arginare  con  terra.  Qui  è  il  punto  in  dubbio  se 
tt  si  auesse  da  arginare  con  altra  cosa  che  con  terra  che  nel  dirlo  ben  si  sa  che  non  si  può 
tt  fare  senza  spesa  et  presto  si  uedrà  doue  si  abbia  a  prendere  la  terra  che  egli  dice  non  sapei 
ti  doue  si  abbia  a  prendere. 

u  Al  a -°  Capo  nel  quale  propone  i  rimedii  delle  difficoltà  mosse,  che  sarebbe  facendosi  due 
u  conche  da  Milano  al  Lambro  ,  della  prima  non  dice  il  locho  doue  farla,  la  a.a  dice  che  uerreb- 
«  be  al  Lambro  ,  passando  il  Lambro  al  locho  solito  sotto  un  canale  di  pietra.  Non  è  questa 
«  una  sua  inuentione  in  primo  proposito  perchè  è  stata  molte  uolte  uentilata  et  dubitata  ;  et 
tt  risoluto  per  fuggire  la  moltiplicazione  delle  conche  et  potendosi  fare  tanto  bene  con  una  sola. 
tt  a  che  farne  tante  ?  Che  sebbene  parirà  che  la  spesa  di  questa  grande  possa  essere  tanta  come 
a  delle  due  minori  ,  sarà  almeno  minore  delle  tre  che  egli  propone  da  Milano  a  Binasco  et  si 
tt  uederà  che  questa  sola  ci  leua  da  grandissime  spese  nelle  quali  egli  ineuitabilmente  incorre 
a  credendosi  di  proponer  cose  di  maggior  risparmio.  Che  si  sia  ritirato  il  Lambro  pjù  ad  alto  circa„ 
a  ioo  trabucchi  (  a6om)  è  stato  per  due  ragioni  di  molto  momento.  Primo  per  facilitare  Ia.fab- 
tt  brica  del  Ponte  et  della  Conca  ,  che  in  quello  è  basso  et  ualliuo,  ripieno  di  aque  ,  et  di  ter- 
tt  reno  smosso  et  marcio  eia  difficilissimo  et  di  troppa  gran  spesa.  L'  altra  per  scauare  l'argina- 
j»  tura  di  più  di  ioo  trabucchi  Ca6om)  per  l'altezza  di  6  braccia  (  i3m,57)  senza  le  sponde  et 
tt  con  tutte  queste  spese  essendo  il  sito  bassissimo  non  ui  era  locho  doue  prendere  la  terra  et 
n  conueniua  portarla  molto  da  lontano  ,  doue  nel  locho  doue  se  gli  è  dato  principio  è  in  ter- 
«  reno  solido  et  fermo  et  doue  non  ui  tocca  arginatura  >  che  sebbene  le  strade  ne  siano  al- 
tt  quanto  basse  nei  campi  uicini  ,  il  terreno  è  più  alto  et  comodo  di  far  1'  argine  senza  por- 
ti  tarlo  tanto  lontano  ;  et  in  questa  stesso  locho  si  sono  trouati  non  solo  i  fondamenti  et  parte 
h  dei  muri  laterali  di   una   Conca  (più  antica)  ma  ancora  le  porte. 

u  Del  3."  Capo  si  dice  che  se  auesse  uista  o  fatta  la  liuellatione  aurebbe  inteso  come  fa- 
*t  cilmente  si  possono  fare  le  due  conche  et  non  li  ponti-canali  sopra  1'  Olona,  il  Rozolo  et  & 
tt  Ticinello  perchè  o  si  ual  abbassar  tanto  con  le  due  conche  come  si  fa  con  questa  del  Lambro 
a  et  in  questo  modo  non  è  possibile  passare  con  ponte-canale  sopra  queste  aque  perchè  il  fon- 
,«*  do  del  Nauigho  se  ne  uà  al  medesimo  lineilo  del  fondo  di  questi  fiumi.  Tenendosi  più   ^J.te 


237 
«  che  si  dia  Iodio  alle   suddette   aque  di   passare    sottè  a  4egli   archi  di  ponte    per    tanta  altezz* 
•<  o  poco  meno  sarà  bisogno  arginare  poco  più  basso  del  Lambro  sino  a  Binasco  et  essendo  tu 
«  tutto  questo  spazio  il  sito  bassissimo  et  per  molta  distanza  sarebbe  di  «pesa  eccessiua  portare 
i  il  terreno  tanto  da  lontano  per  far  1'  argine  ec 

Estratto  della  relazione  che  ha  per  titolo  :  n  Relatione  dei  Prouinciali  dell'impresa  Doti.  Giulio 
u  Arese,  Alfonso  Casati,  Reuerendo  Padre  Agostino  Spernazzati  gesuita  perito  di  tal  professione  et 
n  ingegneri  Tolomeo  Raynaldi  et  Gaspare  Baldouino  sopra  ordine  di  uisita  con  interuento  anche 
u  dell'ing.  Honorio  Lunghi,  come  quelli  che  hanno  fatte  oppositioni  o  dati  alcuni  ricordi  et  degli 
1»  ingegneri  Francesco  Romussi  et  Alessandro  Blsnati  et  Hercole  Turati  che  sono  quelli  che  hanno 
«i  atteso  a  cotal  opera  et  disegni;  et  che  il  Padre  con  essi  ingegneri  facesse  le  opportune  relation-i 
m  per  risoluere  et  stabilire  la  forma  che  si  deue  tenere  perchè  si  riduca  esso  Nauiglio  alla  total» 
«  perfitione. 

ti  Per  esecutione  del  qual'  ordine  le  dicemo  che  la  soglia  di  esso  nauiglio  è  sotto  al  lineilo 
ti  conueniente  perchè  corrisponde  con  il  fondo  del  Nauiglio  Grande  et  che  da  essa  sino 
»  alla  soglia  o  neruile  per  il  molino  alla  Conca  noua  al  Lambro  ui  è  di  caduta  once  14  (<Jm,6c;4) 
<*  in  distanza  di  misure  di  braccia  5  di  legname  (  2,m,975  )  n.  gS<j  ,  la  qual  soglia  et  il  fondo 
ti  uiuo  d' esso  nauiglio  che  corrisponde  con  gli  altri  termini  di  esso  fondo  ,  la  qual  caduta  é 
ti  manco  della  solita  darsi  a  nauiglj  ,  ma  in  questo  locho  conueniua  cosi  per  non  disooncertare 
ti  col  dar  troppo  ueloce  esito  alle  acque  la  nauigatione  del  Nauiglio  Grande  il  quale  per  quat- 
t<  tro  miglia  uicino  a  Milano  uà  con  pochissima  caduta.  La  soglia  poi  della  conca  cioè  per  le 
ti  porte  superiori  è  più  bassa  della  detta  del  neruile  once  j3  |  (om,66oJ;  la  quale  maggior  bassezza 
ti  seme  per  fondo  morto  che  1' aqua  di  esso  per  lunghezza  di  braccia  1 190  (7o8m,o5o)  in  susino 
ti  al  molino  nouo  sarà  per  empire  con  maggior  prestezza  essa  conca Non  si  è  accet- 
ti tata  la  proposta  di  seguitare  per  il  Nauiglio  uecchio  dal  Mejato  tra  il  Zojello  e  la  trauacca 
ti  Campesa  in  giù  per  molte  cause:  1' una  è  perchè  si  ha  bisogno  della  detta  trauacca  Campe- 
<i  sa  per  scaricatore  :  V  altra  perchè  il  Nauiglio  non  andrebbe  immediatamente  a  Pauia  ,  ma 
ti  assai  distante  et  di  più  sarebbe  necessario  il  fare  una  conca  -  alla  detta  trauacca  Campesa  , 
ti  sicché  quelli  che  audaranno  a  Pauia  bisognerebbe  che  smontassero  al  detto  luogo  per  non 
ti  tardare  nella  conca  et  andarsene  con  li  fagotti  in  spalla.  Inoltre  il  cauo  uecchio  è  tortuoso 
m  et  di  fondo  ineguale  et  con  la  caduta  mal  compartita  ohe  bisognerebbe  drizzarlo  et  aggiustar- 
ti lo  con  cauo  nouo  et  rimouere  et  accomodare  gli  edifitii  de'particolari  che  sono  alle  tre  altre 
11  cadute  che  la  seguitano  sino  al  Ticino.  Et  di  più  si  perderebbe  l' intrata  per  la  Regia  Ca- 
u  mera  degli  edifitii  che  si  faranno  alle  conche  andando  come  si  è  detto  alla  parte  inferiore 
11  di  Pauia  ;  poiché  dalla  parte  superiore  non  se  ne  potrebbe  di  ragione  priuare  i  particolari 
a  padroni  che  ora  li  godono,  h  ancora  di  grandissima  importanza  che  la  sboccatura  che  fa  nel 
li  Ticino  il  Nauiglio  uecchio  non  è  sicura,  perchè  esso  fiume  iui  fa  diuersi  rami  in  particolare 
a  al  detto  luogo  della  sboccatura,  né  l'acqua  del  Nauiglio  basterebbe  a  mantenere  il  canale 
11  nauigabile  (  in  quel  passaggio  ).  Ultimamente  ni  è  l'  incomodità  di  nauigare  un  mezzo  mi- 
ti glio  di  più  contr'  acqua  (  sul  Ticino  )  cpn  gran  difficoltà  a  barcaroli  di  montare  le  barche 
#  cariche  al  Ponte  che  è  sopra  il  Ticino  et  il  pericolo  della  nauigatione  al  discendere  per  le 
11  palificate  che  sono  a  cerco  alli  pilastri  di  esso  ponte  ;  né  è  parso  di  essere  di  rilieuo  riguardo 
i«  d'  essere  manco  caduta  per  il  Nauiglio  uecchio  ,  poiché  non  si  è  trouata  differenza  di  caduta 
ti  se  non  di  circa  sette  once  (om,a79  )  5  n^  s*  tìa  ^a  altendere  all'  altro  riguardo  che  andando 
ti  il  Nauiglio  alla  parte  inferiore  uicino  alla  città  sia.  per  seruire  di  trincera  al  nemico  in  tem- 


238 

i4  pò   di  guerra  ;  poiché  riuscirà  basse  in  effetto  il  nauiglio    tanto  die  basta  da  togliere    ancrif* 
<«  questo  dubbio.  Milano   18   Marzo   1609. 

N.c  V. 

.Relazione  sugli  stessi  lavori  del  Naviglio  di  Pavia  scelta  fra  quelle  con» 
servate  a  Milano  nelV  Archivio  generale  di  Governo  in  S.  Fedele. 

a  Illustrissimo  Magistrato. 

a  Hauendone  le  SS.  VV.  molto  111.  fatto  intendere  con  le  lettere  che  S.  E.  desidera  sapere  le 
a  stato  nel  quale  si  troua  la  fabbricha  del  Nauiglio  di  Pania  ;  et  se  1'  opera  tenuta  per  buona 
«  è  accertata  ,  se  ui  sono  difficoltà  in  perficerla  et  che  spesa  ui  andarà  a  farla,  et  che  perciò 
u  delle  suddette  eose  gliene  facessimo  distinta  relazione» 

«  Per  •  esecutione  delle  quali  le  dichiamo  che  la  parte  di  esso  Nauiglio  fatto  dalla  fine 
a  delli  doi  Nauiglii  il  grande  et  di  Martesana  sino  alla  Concha  oltre  il  fiume  Lambro  che 
a  tiene  di  lunghezza  poco  più  di  un  miglio  et  mezzo  è  ben  compartita,  auendo  avuto  l'occhio 
v  alia  natura  di  essi  Naniglii  dai  quali  nasce  questo  ed  è  stato  il  punto  principale  di  quest'im- 
««  presa  1'  hauer  inteso  et  accercato  questa  parte;  che  il  nuouo  concordi  col  uecchio  è  di  tanto 
«  differente  natura  che  il  Nauiglio  Grande  di  pochissima  caduta  è  obbligato  a  tanti  edifitii  et 
a  per  T  adacquare  di  tanti  territorj  et  il  nono  Nauiglio  in  sito  di  caduta  tanto  straordinaria  ,  et 
«  che  sia  uero  loro  Signori  sono  informati  del  pensiero  di  tanti  che  in  questo  hanno  con  poco 
«  fondamento  ragionato  che  con  l'hauerne  alia  presenza  de;  loro  colleghi  et  molto  Illustrissimi  Si- 
n  gnori  Giulio  Arese  et  Alfonso  Casate  con  1'  assistenza  del  Padre  Agostino  Spernazzati  gè- 
«  suita  et  altri  Ingegneri  fattine  le  giuste  liuellationi  sono  restati  conuhiti  oltre  che  dall'  espe- 
u  rienza  dell'  attuale  nauigatione  a  tutti  si  dimostra  et  in  conseguenza  la  suddetta  conca  beu 
«  situata  et  ad  essa  ben  proportionato  il  fondo  del  Nauiglio  con  la  soglia  per  la  linea  del  li- 
4<  uello  d'esso  Nauiglio  che  seme  alli  molini  et  all'  altra  soglia  più  bassa  senza  sconcertare  il 
«  pelo  d'  acqua  per  seruire  all'  impire  con  maggior  celerità  la  conca  et  la  terza  soglia  per  anco 
a  più  bassa  per  dar  ricapito  alle  aque  che  non  poteuano  capire  1'  aperture  per  li  molini ,  et 
«<  quella  per  la  medesima  concha  perdio  trattandosi  di  uero  Nauiglio  reale  che  serve  per  la 
♦<  nauigatione  et  per  la  irrigatione  di  terre  ha  necessità  di  tutti  questi  requisiti  ne  fors'  an- 
«<  clie  conosciuti  da  chi  ha  uoluto  intromettersi  a  questa  fabbricha  ,  sebbene  sono  fatti  et  in 
ti  compagnia  uisibili  et  palpabili  a  tutti.  Il  ponte-canale  fatto  immediate  di  sopra  della  concha 
ti  che  passa  il  Nauiglio  sopra  il  detto  fiume  Lambro  fatto  con  ogni  buona  cousideratione  si  per. 
<t  la  capacità  come  anche  per  la  manco  spesa  et  sicurezza  che  sebbene  alcuni  hanno  anche  di 
«  questo  trattato  non  hanno  inteso  la  forma  ;  et  medesimamente  per  il  portone  triangolare 
a  fatto  in  bocca  di  esso  Nauiglio  come  le  SS.  VV.  sanno  fatto  per  asciugare  esso  Nauiglio  dalle 
i«  improuuise  inondationi  che  apporta  il  fiume  Olona,  che  sebbene  duri  poco  son  però  di  rilie- 
c«  uo  ,  nel  quale  sono  fabbricati  li  usohioli  pei  quali  passerà  1'  aqua  per  la  nauigatione,  per 
«<  le  bocche  et  molini  durante  esse  innondationi.  La  soglia  inferiore  per  il  fondo  della  suddetta 
h  conca  molto  bene  accertata,  che  per  essere  più  bassa  che  il  detto  fiume  Lambro.  ne  seguita 
a  che  sarà  in  libertà  del  Fisco  per  ogni  accidente  d'  introdurre  delle  abbondanti  aque  di  essa 
«  fiume  nel  Nauiglio;  et  la  linea  del  lineilo  del  fondo  di  essa  concha  è  incominciata  in  modo 
t<  che  si  anderà  senza  altra  concha  per  miglia  dieci  seguitando  in  giù  in  esso  Nauiglio  nel  cau*- 
<«  incamminato  sino  a  Binasco  ,   perficendolo  al  bisogno  ,  fabbricandoui  li    tomboni    per    1'  a»juft 


2  59 

rn  de'  particolari  che  trauerseranno  per  sotto  esso  Nauiglio  sino  a  Binasco  unendosi  a  pelo  a 
«  pelo  con  le  tre  aque  principali  ohe  si  trauersano ,  cioè  l'Olona  ,  il  Rozolo  et  il  Tieinel- 
«  lo;  facendoli  però  li  tomboni  per  le  aque  ordinarie  et  li  scaricatori  per  le  straordinarie  com'è 
u  incominciato  ;  et  questo  per  non  mischiare  le  aque  del  Fisco  con  quelle  de'  particolari,  per- 
n  che  dall'  esperienza  si  è  conosciuto  che  in  simili  casi  il  Fisco  ha  sempre  perso  del  suo  et 
«  chi  uolesse  far  passar  essi  fiumi,  sotto  il  Nauiglio  formalmente,  sarebbe  di  gran  spesa;  che 
«  però  «ara  in  libertà  della  Regia  Camera  di  far  essi  tomboni  per  1'  auuenire  perchè  donendo- 
«  si  fare  di  più  canne  le  fatte  sentiranno  et  con  questa  forma  il  Nauiglio  guadagnerà  dell' aqua 
«  perchè  si  passa  per  paesi  aquosi  et  le  terre  de' particolari  si  faranno  migliori  con  l'occasione 
«  di  poter  ben  scolare. 

«  Et  da  Binasco  in  giù  seguitando  nel  Cauo  del  Nauiglietto  uecchio  allargandolo  però  al 
«  bisogno  sino  alla  trauacca  Peregalla  ,  nel  contorno  della  quale  se  gli  farà  l'altra  conca  con 
«  gli  edifitii  del  molino  come  sono  incamminati  alla  prima  suddetta.  Disopra  della  qual  conca 
«  si  farà  la  bocca  della  roggia  principale  per  dare  1'  aque  che  si  uenderanno  a  particolari  per 
«  fare  li  adaquamenti  alle  campagne  pauesi  et  di  sotto  della  detta  Conca  si  seguitarà  nell'istes- 
«  so  Nauiglietto  uecchio  riducendolo  a  perfetione  sino  tra  il  Zojello  et  la  trauacca  Campesa  che 
«  sono  circa  miglia  cinque  ,  distante  da  Pauia  circa  miglia  uno  et  un  quarto  ;  nel  quale  spazio 
«  di  miglia  5  se  gli  farà  un'altra  conca  per  farne  oltre  alla  già  fatta  due  altre  sino  a  Pania  come 
«  fu  stabilito  dal  comune  con  il  detto  Reuerendo  Padre  Agostino  Spernazzato  tant»  intendente 
u  in  questa  professione  ,  estraendo  anche  fra  esse  conche  dell'  aqua  per  il  bisogno  de'  compra- 
«  tori.  Et  poi  uoltarsi  con  cauo  uouo  a  mano  sinistra  alla  uolta  della  città  di  Pauia  alla  Porta 
«  stopata  della  cittadella  ,  nella  quale  1'  aqua  quando  non  ni  fosse  comodità  di  denari  ,  ouuero 
<(  non  si  uolesse  far  tanta  macchina  in  un  tempo  si  potrebbe  cessare  facendo  un  brazzo  d'aqua 
«  morta  che  entrasse  nella  cittadella,  che  sarà  di  gran  comodità  alla  città  di  Pauia  et  alla 
«  fonderia  per  il  fabbricare  et  condurre  delle  artiglierie.  Oltre  che  la  nauigatione  dal  Ticino 
«  a  Milano  potrà  effettuarsi  con  solo  traghettare  le  mercantie  il  trauerso  della  città  et  cosi  si 
u  godrà  il  comodo  della  nauigatione  dall'  una  all'  altra  città  ,  et  per  adesso  si  manda  il  conto 
u   delle   spese  qui   abbasso   notate  sino   alla   cittadella  detta. 

«  A   compire  la   concha  al  Lambro   et  suoi   scaricatori   et  per   qualche  fatture    che 

«  andaranno  fatte  in   accomodare   gli   argini  ui  andarà    circa lir.     2,7000   - 

u  Dalla  detta  concha   sino  a  quella  che  si  farà  nel  contorno  della  trauacca  Peregalla 

«  di  escauatione  quad.  sol.  (t)N.   1 1  782.29.  a  s.  2.  et  quad.    184177  a  s.  1.  d.   ó.  »    j3u36.   3 

u  Palificata   con  l'armature   di  asse   circa  brao.    i3ooo    (7735™) »      22625.  - 

«  Terreno  da  occuparsi  Pert.    i5o.  (a)   a  lir.   i3o.  e  Pert.   125.  a  lir.   joo      .     .  »      82000.  - 

M    Scaricatore   dell'Olona  ,  al  Rozolo   et  al   Ticinello »       18000.   - 

«  Tomboni  di.  due   canne   ed  una  sola   n.    16  .      .     . »>    1 34000.   - 

«t  Ponti   al  trauerso  del  Nauiglio   n.   6      .     .     -     .     .      ...     , >»      27000.  - 

«  Conca  al  Peregallo  di  caduta  brac.   5.  ^  (3,™37a)  con  suo  scaricatore  ...»     46000.   - 

«   Spese  d'Ingegneri,   Soprastanti  et   altro »»        6000.   - 

««  Dalla  detta   Conca   Peregalla  sino   alla  cittadella  di  Pauia  » 
H  Escauatione  quad.   sol.    io8o566.  a  s.  2  et  quad.  177241.   a.s.  1.  d.  3.  et  trabucchi 
<<  n.   12,000  (81372, >"a;  di  cauo  a  s.  6 ..    .     ,  »    iio4o4'  a 

Lir.  563a55.  5 

(i)  Il  quadretto  solido  è  il  cubo  dèi  braccio   di  Milano,  e  questo  corrispónde  a  met.   o,  5o,3; 
(2)   La  pertica  di  Mihno  è  brac.  qnad.   ìHìz  f ,    ossia  met.  quad.  65G,i6, 


24° 

Somma  retro  lir.  563aS5. 

«  Palificato  b.  58oo  (345im) „  Ia875. - 

«t  Terreno  Pert.  164.  a  lir.  100.  et  Pert.   100.  a  Hr.  200 ,  36400.  - 

ti  L'altra  conca  di  cascata  b.    8.  f  (5m,i57> tf  63500.  - 

ti  Un  scaricatore  nella  fossa  di  Pauia  et  un  Ponte  per  la  strada    .....  »i  5ooo.  - 

«  Spese  d' Ingegneri  et  Soprastanti  et  come  sopra     .     .     ^ »       6000.  - 

Si  uede  adunque  che  a  fare  la  fabbricha  suddetta  li  andarebbe  lir.  687030.  5*. 

Cioè  scudi  il 45o5. 

u  Aduertendo  però  che  le  spese  delle  escauationl  suddette  si  ridurranno  in  tanta  mino» 
w  somma  quanto  saranno  le  opere  che  per  mezzo  del  suddetto  sig.  Questore  Arese  si  sono 
«  offerte  fare  gratis  e  si  spera  che  altri  faranno  lo  istesso. 

u  Quando  poi  si  proseguirà  la  fabbrica  per  discendere  nel  fiume  Ticino  alle  porte  di  Pauia 
♦<  si  potrà  andare  con  cauo  nouo ,  ouuero  parte  nouo  et  parte  andare  per  la  fossa  della  città 
««  compartendo  la  caduta  di  quello  spazio  in  più  conche  fabbricando  il  molino  ed  altri  edifitii 
•t  come  si  è  detto  alle  altre  ,  tanto  bisogneuoli  ad  essa  città  in  particolare  da  quella  parte  ,  en- 
ti traodo  con  la  fine  del  detto  ISauilio  nell'  ultima  parte  della  città  come  fu  proposto  dalli 
«  suddetti  Signori  Questore  Arese  et  Casato  et  da  tutti  giudicato  per  buona  per  fare  la  sboo- 
rt  catura  nel  Ticino  nella  seconda  cortina  della  città  nel  canal  maestro  di  detto  fiume ,  ove 
>»  sta  unito  per  la  uicinità  del  Ponte  et  per  la  ripa  del  Borgo  (  S.  Antonio  )  al  riscontro  et 
tt  con  li  sporti  de'  baloardi  si  uerrà  a  fare  così  un  laghetto.  La  spesa  che  andarà  in  fare  questa 
h  parte  di  fabbricha  per  mettere  nel  fiume  Ticino  non  la  mandarne,  supposto  come  habbiame» 
«  detto  di  sopra  che  in  un  tempo  istesso  la  Regia  Camera  non  abbia  pensato  di  perficerla^ 
«  che  però  quando  le  SS.  W.  lo   comanderanno  si  manderà.  In  Milano  el  dì  3   Marzo    161 1. 

Gli  Ingegneri  Deputati  alla  fabbrica  del  Nauiglio 
Alessandro  Bisnati  et  Hercole  Turati. 

N.°  VI. 


Estratto  di  un'altra  relazione  del  Magistrato  al  Governatore  che  porta 
la  data  del  9  Marzo  delio  stesso  anno  161 1  e  che  si  conserva  pure 
nelV  Archivio  generale  di  Governo  in  S.  Fedele  a  Milano. 

i<  Ordinassimo  alli  signori  Alessandro  Bisnati  et  Hercole  Turati  come  quelli  alla  cura  de3 
»  quali  è  stato  incaricato  questo  negotio  sino  dal  suo  principio  che  ne  facessero  relatione  di 
a  tutto  quello  V.  E.  ricercaua  spettante  al  loro  uffizio  ;  et  quelli  sotto  il  dì  tre  del  presenta 
«  ci  hanno  fatta  la  relatione  che  allegata  mandiamo  all'Eco.  V.  et  a  noi  non  occorro  cosa 
tt  per  la  quale  dobbiamo  discostarsi  dal  loro  parere.  I  danari  siuora  spesi  il  ragionato  riferisco 
M  che  «ompresi  scudi  circa  1890  che  si  douranno  al  Fabriciere  Gio.  Battista  Maino  per  la 
«  fabbiica  che  ha  fatto  di  5  tomboni  ascende  alla  somma  di  scuti  103875.  79.  7  ;  et  per 
u  terreni  occupati  ec.  scuti  8591.  36.  io  sopra  la  forma  del  pagamento  de' quali  faremo 
tt  relatione  a  parte,  restano  ancora  da  pagarsi  scudi  i53o.  84.  11  per  auantagi  guadagnati  da 
«  alcuni  impresaij  eh»  abboccarono  l' impresa  di  detto  Nauilio. 


2^1 

«  A  quest'opera  il  Principato  di  Paula  è  concorso  per  scudi  latti,  de' quali  restano  sol» 
u  a  pagarsi  scudi  6m. 

11  La  Città  di  Milano  ancora  ha  offerto  pagare  scudi  ioni,  per  quest'effetto  dopo  che  ella 
«  sia  posta  in  bilanzo. 

«  Parimenti  6i  sono  offerte  alcune  terre  del  Ducato  uicino  al  detto  Nauiglio  di  far  part« 
M  della  escauatione  della  Conca  a  Biuasco  et  la  Città  d'Alessandria  ha  offerto  am.  scudi  seno* 
il  dendo  il  danaro  che  dice  andare  creditrice  per  l'  eguaglianza  con  le  altre  città.  Vi  restane 
«  da  scuodere  scudi  5676.  80  da  Balengio  Tasca  che  pigliò  l'impresa  di  detto  Nauiglio  ,  sopra 
11  quali  egli  ancora  propone  certe  sue  pretensioni  che  porterebbero  circa  lir.  809  mille.  Si  spera 
«  anche  giunto  che  sarà  il  Nauilio  a  Binascho  di  cauare  buona  somma  di  denaro  d'  acque  che 
«  si  potranno  uendere  a  particolari  per  irrigare  le  terre.  Essendo  anche  proposto  dal  predecesso- 
«  re  di  V,  E.  (  Conte  di  Fuentes  )  a  S.  M.  che  si  poteuano  guadagnar  molte  aque  nel  Naui- 
n  glio  Grande  facendo  i  tomboni  sotto  esso  Nauilio  per  condurre  le  aque  di  diversi  particolari, 
11  li  quali  haueuano  concessioni  di  estrazioni  d'  aqua  risguardo  di  altrettanta  aqua  che  introdu- 
ci ceuano,  la  quale  però  in  fatti  non  si  trouaua  che  entrasse,  ordinò  S.  M  che  si  facessero 
«1  i  tomboni  et  si  uendessero  le  aque  et  si  applicassero  li  prezzi  alla  fabbrica  di  questo  Nauiglio 
n  di  Pauia  ;  ma  essendo  comparsi  gli  interessati  pende  lite  in  questo  Magistrato  tra  loro  et  il 
«  Fisco  et  seguendo  la  dichiarazione  a  fauore  di  esso  Fisco  si  cauarebbe  per  questa  parte  da 
«  ao  in  a5  mille  scudi  et  la  causa  è  in  procinto  di  expeditione.  Parimenti  si  sono  deliberati 
«  quattro  tomboni  da  farsi  sotto  il  detto  Nauiglio  a  Battista  Gallo  per  il  prezzo  di  se.  34^6,  ao 
«  a  conto  de' quali  si  sono  pagati  scudi  970.  19.  11  sopra  il  primo  terzo,  et  detto  impresario 
a  ha  preparato  quasi  tutte  le  materie  sopra  i  lochi  per  farli  ,  ma  hanno  sospesi  il  negotio 
«  sino  ad  altri  ordini  di  V.  E.  Quest'  è  lo  stato  nel  quale  di  presente  si  troua  questo  Nauiglio 
a  alla  perfetione  del  quale  nella  forma  contenuta  in  detta  relatione  dei  detti  ingegueri  ui  anda- 
11  ranno  scudi  1  t^5o5.  Et  la  spesa  fatta  fin  qui  pagando  tutti  quelli  si  deue  per  le  cose  sopra 
<♦  dette  scudi  1114^0,  s.  3  den.  1  conforme  alla  tletta  relatione  che  ci  ha  fatto  il  nostro  ra- 
ti gionato. 

N.°   VII- 

Dispaccio  dì  Maria  Teresa  per  la   costruzione    dei    canali    Naviglio  di 
Paderno  e  Naviglio  di  Pavia, 

«  L'  Imperadrice  Vedova ,  Regina  d'  Ungheria  e  di  Boemia  ec,  Duchessa  di  Milano,  Man- 
li tova  ec 

«  Serenissimo  Arciduca  nostro  amatissima  figlio  Luogotenente-governatore  e  Capitane 
11  generale  della  Lombardia  Austriaca. 
11  Non  contenti  delle  disposizioni  da  nei  finora  date  a  favore  di  codesti  nostri  amatissimi 
<i  sudditi  abbiamo  rivolta  la  nostra  attenzione  a  procurare  ad  essi  que'maggiori  comodi  che  con- 
fi tribuendo  a  rendere  più  agiata  la  loro  sussistenza  e  più  facile  la  comunicazione  delle  pro- 
li vincie  dello  Stato  medesimo  potessero  corrispondere  al  nostro  desiderio  di  promuovere  quanto 
*<  da  noi  possa  dipendere  la  pubblica  felicità.  Ben  istrutto  di  queste  benefiche  intenzioni  il 
<<  nostro  Cancelliere  di  Corte  e  Stato  Principe  De  Kaunitz ,  Conte  De  Rittberg  con  un  bea 
ft  dettagliato  rapporto  del  giorno  ai  scaduto    gennaio  ci  ha  reso  conto    d<dle  diligenze  state  in 


?42 

tt  codesto  nostro  Ducato  di  Milano  praticate  per  riconoscer©  se  potessero  eseguir*;  dei  Canati' 
«  ad  uso  della  navigazione  de'  quali  fosse  evidente  V  utilità  ed  il  vantaggio.  Dall'  esposto  set 
«  quest'  oggetto  abbiamo  con  nostra  soddisfazione  riconosciuto  con  quanta  sagacità  il  detto  Priu- 
«  cipe  Kaunitz  ed  il  nostro  Ministro  Plenipotenziario  Conte  De  Firmian  hanno  fatto  prendere 
«  tutte  le  più  esatte  misure  e  livellazioni  e  descritta  la  qualità  delle  opere  necessarie  da  uà 
»  canto  per  la  formazione  di  un  canale  navigabile  da  Milano  a  Pavia  sino  al  Tesino  e  dat- 
ti l'altro  per  assicurare  la  navigazione  dell'Adda  da  Lecco  fino  al  Naviglio  della  Martesana  che 
;<  conduce  a  Milano.  In  quest'  occasione  però  la  puntualità  de'  medesimi  due  Ministri  non  ha 
«  lasciato  di  rilevare  nel  tempo  stesso  i  motivi  addotti  in  contrario  dalla  Città  di  Como  per 
«  far  sentire  i  pregiudizi  ai  quali  si  crede  esposta  qualora  si  rendesse  navigabile  l'Adda  fino  a 
•<  Milano.  Con  egnal  maturità  abbiamo  considerato  quanto  dal  Consigliere  Pecis  Soprainten- 
«<  dente  delle  acque.,  strade  e  confini  è  stato  rappresentato  nella  sua  Relazione  su  quest'  oggetto 
u  e  nelle  osservazioni  da  lui  fatte  sulle  deduzioni  della  Città  di  Como  ,  il  tutto  fatto  con  un'  e- 
«  sattezza  e  precisione  ben  meritevole  della  nostra  reale  attenzione,  Finalmente  ci  siamo  porta- 
li ti  ad  esaminare  ciò  che  negli  scorsi  anni  fu  progettato  dal  fu  nostro  Tenente-Maresciallo 
<i  Ingegnere  Don  Roberto  Spalart  e  da  Pietro  Nosetti  colle  rispettive  condizioni  per  l'esecuzione» 
«i  delle  opere  necessarie  ad  eseguirsi  nel  fiume  Adda  affine  di  renderlo  navigabile.  Non  mi- 
<i  nore  protezione  ha  meritato  presso  di  noi  la  molta  e  giudiziosa  diligenza  colla  quale  si  è 
«  occupato  intorno  al  proposto  canale  da  Milano  a  Pavia  il  Professore  Paolo  Frisi  ,  di  cui  ci 
«  è  conosciuta  la  singolare  perizia  nelle  materie  idrostatiche.  Presa  quindi  ogni  cosa  da  noi 
«  nella  più  seria  considerazione  ed  avuto  riguardo  alla  Valutazione  delle  spese  occorrenti  per 
ti  1'  esecuzione  delle  suddette  due  grandi  opere;  col  parere  anche  di  S.  M.  l'Imperatore  Co-reg- 
«  gente  ,  nostro  dilettissimo  figlio  ,  il  di  cui  giudizio  per  essere  stato  nel  suo  viaggio  d'  Italia 
«  in  sulla  faccia  de'  rispettivi  luoghi  in  questione  abbiamo  voluto  sentire ,  approviamo  quanto 
«  dal  suddetto  nostro  Supremo  Ministro  per  gli  affari  d'  Italia  ci  è  stato  suggerito  e  proposto. 
«  Quindi  vogliamo  e  ordiniamo  col  presente  nostro  i.°  che  si  debba  formare  il  canale  naviga- 
(t  bile  da  Milano  a  Pavia  fino  al  Tesino  e  che  si  debba  pure  intraprendere  quanto  sarà  neces- 
«  sario  per  rendere  navigabile  1'  Adda  da  Lecco  sino  al  Naviglio  della  Martesana.  a.**  Che  i 
«  lavori  e  le  opere  necessarie  previa  1'  esposizione  delle  cedole  ed  il  comodo  agli  aspiranti  di 
«i  perfettamente  conoscerne  le  qualità  secondo  tutte  le  misure  debbano  deliberarsi  all'  asta  e 
K  non  altrimenti  se  ne  debba  intraprendere  l'esecuzione,  ben  inteso  che  nel  caso  che  venisse 
n  trovato  meritevole  di  particolare  riguardo  ciò  che  negli  scorsi  anni  è  stato  progettato  dal  No- 
li setti  ,  cioè  se  le  di  lui  idee ,  delle  quali  pensava  egli  di  farne  uso  nell'  esecuzione  del  canale 
«  dell'  Adda  risultassero  preferibili  a  tutte  le  altre  debba  essere  concertata  dal  Governo  col  no- 
li stro  Cancelliere  di  Corte  e  Stato  la  considerazione  da  aversi  al  Nosetti  medesimo  ,  essendo 
<i  ben  ragionevole  che  delle  proprie  meditazioni  e  fatiche  se  saranno  riconosciute  utili  ed  ese- 
«  guibili  gliene  rivenga  qualche  vantaggio.  3.Q  All'  intera  direzione  delle  opere  da  eseguirsi  in-, 
«  tendiamo  che  debba  destinarsi  il  Sopraintendente  delle  acque ,  strade  e  confini  Consigliere 
a  Don  Giuseppe  Pecis  unitamente  al  Professore  Paolo  Frisi  ,  confidando  noi  che  la  comune 
«  loro  diligenza  e  sagacità  e  particolarmente  la  perizia  teorica  e  pratica  del  secondo  nella 
«  materia  d'  acque  condurranno  il  tutto  colla  maggior  sicurezza  al  fine  desiderato.  4.°  Che 
<«  l'esecuzione  dei  lavori  necessarj  alle  dette  opere  dovendo  essa  secondo  la  nostra  inten- 
di zione  essere  ancora  un  mezzo  di  salvare  i  più  bisognosi  fra  codesti  nostri  sudditi  e  sommini- 
ét  strare  loro  1'  occasione  di  procurarsi  colla  mercede  de'  lavori  giornalieri  la  sussistenza  resa 
m  più  difficile  dalla  poca  fertilità  dell'  aano  scorso  aon,  sia  punto  ritardata  ma  intrapresa  subita 


2  45 

«  che  saranno  assentate  le  misure  eia  prendersi  in  conformità  di  quanto  abbiamo  qui  sopra' 
«  determinato.  5.°  Rispetto  a'  fondi  necessarj  per  le  spese  occorrenti  a  tali  opere  è  nostra 
«  mente  che  siano  a  preferenza  d'  ogni  altro  destinati  quelli  a  noi  indicati  dal  nostro  Cancel- 
li liere  di  Corte  e  Stato.  A  lui  perciò  diamo  la  facoltà  di  concertare  col  Governo  quauto  sarà 
«  creduto  corrispondente  alle  circostanze  ed  al  bisogno.  6.°  L'  intrapresa  di  render  navigabile 
«  1'  Adda  dovendo  in  qualche  modo  diminuir  1'  affluenza  de'  transiti  della  Città  di  Como  ,  cosi 
»  per  non  deteriorale  in  alcun  conto  quell'  industriosa  Città  la  quale  anzi  nel  tempo  che  se- 
«'  guendo  le  nostre  benefiche  massime  pensiamo  al  bene  generale  di  tutto  lo  stato  ,  merita  di 
u  avervi  una  parte  speciale  ,  abbiamo  incaricato  il  Principe  De  ICaunitz  che  procuri  di  pronta* 
«  mente  conciliare  col  Governo  quanto  oltre  la  conservazione  del  mercato  de' grani  a  detta  Città 
«  possa  riuscire  corrispondente  alle  nostre  premure  dirette  a  favorirla  come  ben  meritevole 
«  della  Reale  nostra  attenzione  ;  al  qual  fine  vogliamo  ancora  che  coli'  opera  dello  stesso  Con- 
«  sigliere  Pecis  il  quale  resta  in  ciò  da  noi  specialmente  delegato  ,  sia  stabilito  quanto  possa 
«  servire  ad  introdurre  nel  territorio  Comasco  alcune  manifatture  delle  più  utili  e  promoverne 
«  il  commercio  tanto  per  la  Città  di  Como  che  del  suo  territorio  medesimo.  Confidiamo  dunque 
«<  che  il  Serenissimo  Arciduca  Governatore  nostro  diletto  figlio,  il  quale  con  tanta  applicazione 
«  accudisce  a  doveri  della  propria  Carica,  anche  in  quest'occasione  dove  si  tratta  di  opere 
.  H  interessanti  il  di  lui  zelo  verrà  a  somministrargli  un  nuovo  attestato  della  sua  premura  pel 
a  bene  de'  popoli  di  codesti  nostri  Stati  ,  e  preghiamo  Dio  che  conservi  il  Serenissimo  Arci- 
u  duca  per  gran  numero  d'anni.  Vienna  li  4    <*el  mese  di    Febbrajo    dell'anno   1773. 

Firmai.  Mahia  Teresa 
Per  sua  Maestà  V  Jmper.  Reg.  Apost.  Gius.  De-Sperges, 

N.°  Vili. 

•Squarci  del  rescritto  di    Maria    Teresa    5 1  Maggio    1773    relativo   allo 
stesso  oggetto  della  costruzione  dei  canali  di  Paderno  e  di  Pavia. 

«  Abbiamo  trovato  meritevole  della  Sovrana  nostra  acccttazione  ed  ag- 
ii gradimento  le  molte  e  singolari  premure  con  cui  l'Arciduca  si  è  distinto  anche  in  quest'  oc- 
«  casione  egualmente  sollecito  per  ciò  che  riguarda  i  vantaggi  di  codesti  nostri  amatissimi  sud- 
h  diti  che  per  1'  economia  del  nostro  Erario.  Riflettendo  perciò  noi  alle  utili  conseguenze  che 
a  verranno  dal  compimento  de'  preparati  lavori  in  conformità  di  quanto  ci  ha  suggerito  il  nostro 
«i  Cancelliere  di  Corte  e  Stato  approviamo  la  seguita  deliberazione  colle  aggiunte  però  di  quanto 

«  verrà  da  noi  indicato  in  seguito Facciamo    piena  rinuncia  al    privilegio    del 

«  Fisco  per  i  ribassi  a  considerazione  della  grande  esperienza  del  Nosetti  ne'  lavori  d'  acque  con- 
ti tro  1'  obbligo  al  Nosetti  di  riedificare  que'  molini  i  quali  legittimamente  esistono  sull'Adda  o  al- 
«  meno  parte  d'essi  ed  inoltre  sotto  le  condizioni  seguenti:  i.°  che  l'esecuzione  delle  opere 
«i  necessarie  per  maggior  solidità  o  sicurezza  di  esse  sia  fatta  conforme  alle  cautele  prescritte 
m  dal  Colonnello  Ingegnere  Baschiera  nella  sua  relazione  6  novembre  I76&  o  con  altre  equi- 
<i  valenti  a  norma  delle  circostanze  da  riconoscersi  dalle  persone  da  noi  a  quest'  effetto  desti- 
li nate  nella  Real  Carta  4.  febbrajo  p.  p.  ;  a»0  che  debba  essere  precedentemente  all'  esecuzione 

35 


**44 

tf  dei  lavori  comunicato  il  disegno  di  essi  alle  persone  suddette  per  togliere  ogni    dubbio    sul!* 
a  comoda  futura  navigazione  ,  e  per  prevenire  ogni  successiva  differenza.  3.°  Che  assolutamente 
<<  siano  rimossi  dal  fiume  Adda  tutti  gli  ostacoli  frapposti  sia  al  libero  scorrimento  dell'  acque 
«  sia  alla  naturai  celerità  del  corso  di  esse  o  finalmente  per  l'uso  de'  molini  che  possono  rendere 

ti  incomoda  la  navigazione  o  contribuiscano  alle  escrescenze  del  Lago  di  Como  , 

«  Confidiamo  che  tutto  ciò  sarà  eseguito  e  che  il  Serenissimo  Arciduca  a  norma  delle  no- 
«  stre  intenzioni  contenute  in  questa  Real  Carta  darà  le  disposizioni  che  più  crederà  convenire 
«*  ancora  conformemente  a'  nostri  ulteriori  sentimenti  che  per  mezzo  del  nostro  Cancelliere  di 
a  Corte  e  Stato  gli  faremo  pervenire 

N.°  IX. 

Squarcio  di  poscritto,  alla  lettera  16  Febbrajo  ir]r)i  del  Principe  Kaujiits 
diretta  al  Conte  De  Firmian  ,  sulla  convenienza  di  rimettere  in  vigore 
nel  Milanese  la  tariffa  vigente  prima  del  174$  pel  diritto  di  naviga- 
zione detto  il  daÙQ  della  catena. 

tt  Con  piacere  dalle  tabelle  annesse  alla  pregiata  lettera  di  V.  E.  a5  scaduto  ho  osservato 
«  che  i  prodotti  dell'  aumento  sul  dazio  della  catena  fatto  per  una  spesa  straordinaria  nel  1 745 
a  stata  già  da  molto  tempo  compensata  non  sono  in  una  somma  molto  rilevante  come  risulta 
«  dall'  adequato  dell'  ultimo   novennio. 

»  Il  fine  per  il  quale  ho  desiderate  queste  notizie  come  già  ho  in  altra  mia  detto  a  V.  E. 
«  è  per  poter  conoscere  se  ali*  occasione  di  togliersi  le  esenzioni  ecclesiastiche  ,  regie  ed  altre 
«  abusive  o  nella  loro  quantità  o  nel  totale  ,  ciò  che  risulterà  dopo  il  nuovo  esame  da  farsene, 
«i  vi  sia  luogo  senza  diminuire  molto  il  vantaggio  che  la  Camera  deve  risentire  da  questa  ope- 
ri razione  di  sollevare  il  pubblica  con  un  benefizio  più  grande  neh'  apparenza  che  nel  fatto. 

««  I  risultati  che  V.  E.,  mi  ha  comunicati  mi  confermano  che  ciò  possa  eseguirsi  perchè  la 
h  somma  di  cui  si  tratta  è  tenue  e  d'  altronde  venendo,  con  ciò  ad  essere  più  facilitata  e  men 
«  dispendiosa  la  navigazione  ,  essa  dovrà  per  necessità  aumentarsi  e  con  i  maggiori  prodotti  del 
a  dazio  della  (Hitena  compensare  la  quantità  d'  aumento  sopradetto  che  cessar  dovrebbe. 

«  Vi  sarà  anche  a  benefizio  della  Camera  quel  maggior  prodotto  sperabile  da  una  più  grande 
i«  affluenza  nella  città  dei  generi  soggetti  ai  dazj  civici  ora  riuniti  alla  R.  Amministrazione,  per- 
u  che  la  diminuzione  delle  spese  nel  trasporto  darà  luogo  a  condurli  più  da  lontano  senza  che 
u  i  consumatori  nel  provvedersene  siano  obbligati  a  maggior  spesa  di  quella  che  ora  fanno. 

«  Finalmente  oltre  tutte  queste  ragioni  che  giustificano  1'  operazione  e  ne  fanno  sperare  quasi 
*«  intera  1'  indennità  a  favore  dell'  Erario  con  un  sensibile  comodo  pubblico  vi  entra  anche  la 
a  giustizia.  È  stato  temporario  l'  anniento  e  solo  appoggiato  al  titolo  di  compensarsi  una  spesa 
u  straordinaria  occorsa  per  la  manutenzione  di  uno  dei  navigli..  Essa  si  è  già  soddisfatta  da  lungo 
u  tempo  con  i  prodotti  di  quest'  aumento.  Dunque  sembra  che  almeno  per  questo  titolo  non 
«  debba  più  durare  ,  benché  se  i  bisogni  dello  Stato,  lo  richiedessero  non  vi  possa  essere  diffi-^ 
41  colta  ed  a  questo   ed  anche  ad  altri  aumenii. 

«  Ma  siccome  la  nostra  cura  dev'  essere  di  aumentare  o  vendere-  più  facile  che  si  può  la 
«  ciicolazionp,  sarebbe  un  rendere  poco  utili  i  canali  navigabili  se  le  spese  dei  diritti  da  pagarsi 


2  45 

«  da  olii  ne  usa  ,  oltre  alcune  altre  accessorie  di  caricare  e  scaricare  replicatamele  le  mercan- 
«  zie  ,  arrivassero  a  far  preferire  la  via  di  terra  come  mi  è  stato  supposto  che  convenga  ora  al- 
ili meno   fino   alla  distanza  di    14  o   16   miglia  dalla  città. 

«  Io  prego  V.  E.  a  far  presente  al  Serenissimo  Arciduca  Governatore  1'  idea  di  questo  sol- 
a  lievo  e  le  circostanze  particolari  che  sembreranno  favorirlo  perchè  giudicando  esso  di  farne 
«  esaminare  la  convenienza  ed  i  vantaggi  possa  il  Magistrato  Camerale  essere  eccitato  a  dire  il 
u  suo  sentimento ,  sul  quale  i  consigli  e  la  direzione  di  V.  E.  potranno  mettere  S.  A,  R.  in 
tt  istato  di  decidere  cosa  più  richiede  l' interesse  pubblico  ,  e  cosa  esso  abbia  da  rappresentare  a 
<«  S.  M. ,  per  il  qual  effetto  vi  concorrerò  poi  anch'  io  col  dovuto  mio  rapporto  alla  Medesima ...«. 

N.°  X. 
Decreto    di  Napoleone  per  la  costruzione  del  Canale  di  Pavia, 

a  Napoleone  per  la  grazia  di  Dio  ec.  Imperatore  de'  Francesi  e  Re  d'  Italia, 

11  Abbiamo  decretato  e  decretiamo  quanto  segue  : 
«   l.°   Il   Canale  da  Milano  a  Pavia  sarà  reso  navigabile.  Mi   sarà  presentato  il  progetto  avanti 
rt  il  primo  ottobre  ed  i  travagli   sarannno  diretti  in  modo  da  essere  terminati  nello  spazio  di  8  anni. 
tt  a.°   Il  nostro   Ministro  dell'  interno  è  incaricato  dell'  esecuzione  del  presente  decreto. 
*<  Mantova  ao  giugno  i8o5. 

Napoleone. 
«  Contrassegnato  a  Milano  il  dì  ai   giugno   i8o5. 

Per  V  Imperatore  e  Re  il  Consigliere  Segretario  di  Stato 
L.  Vaccari. 

Dispaccio  deW  aulica  Commissione  delle  finanze  in  Vienna  al  Governo 
di  Milano  sulV  oggetto  della  continuazione  dei  lavori  del  Canale  di 
Pavia. 

a  Vienna  a4  giugno  1816. 

«1  S.  Maestà  dietro  rappresentanza  Umiliatale  dalla  Commissione  Camerale  d'Organizzazione 
11  si  è  degnata  con  Sovrana  determinazione  8  maggio  18 16  di  approvare  che  sia  continuata  la 
tt  costruzione  del  canale  di  navigazione  da  Milano  a  Pavia  nel  modo  come  segue  : 

«  o)  L'  intiera  costruzione  verrà  ripartita  in  maniera  che  sarà  condotta  a  termine  in  tempo 
<i  di  3  anni.. 

11  b  )  Le  relative  spese  verranno  suddivise  in  rate  eguali  di  modo  che  la  spesa  che  a  tale 
11  oggetto  si  provvederà  dal  Tesoro  dello  Stato  in  ogni  mese  non  potrà  eccedere  le  5om.  lire. 

11  e)  Qualora  per  circostanze  straordinarie  e  non  prevedute  avvenisse  il  bisogno  di  impiegare 
«  i  fondi  disponibili  ad  oggetti  di  maggior  urgenza,  dovrà  la  costruzione  suddetta  essere  sospesa 
«  e  differirsene  il  proseguimento  sino  all'  epoca  in  cui  le  esposte  circostanze  saranno  cangiate» 


2  46 

«  In  adempimento  di  tale  Sovrana  risoluzione  richiedesi  che  la  somma  di  Hr.  578814  asse- 
«  gnata  nel  preventivo  (camerale  \  del  1816  per  la  costruzione  suddetta  (la  quale  non  potrà 
ti  in  modo  veruno  essere  oltrepassata  nel  corrente  anno)  sia  ripartita  in  rate  eguali  che  con-« 
ji  forme  al  bisogno  verranno  da  codesto  Governo  desigoate  alla  Cassa  dello  Stato. 

«  Le  ulteriori  istruzioni  risguardanti  la  costruzione  surriferita  perverranno  al  Governo  (  di 
it  Milano  )  per  parte  della  Commissione  di  Organizzazione   (in  Vienna). 

Firmalo  Mazabt* 


SULLA 

NAVIGAZIONE-INTERNA  DEL  MILANESE 

MEMORIE  E  DETTAGLI  DESCRITTIVI 

dell'  ingegnere 

CARLO       PARE  A 

ISPETTORE  GENERALE   d'acQUE  E   STRADE 
<^V,  la  Prefaz.  a  pag.   ix.  ) 


A  VVERTÌ MENTO 


2. 


Lo  scopo  del  presente  scritto  e  delle  unite  sei  tavole  si  è  : 
Di  dare  una  qualche   idea   dell'  itinerario  di  navigazione   del   Mila- 
nese che  abbraccia  il  viaggio  dei  due  Laghi  di  Como  e  Maggiore  , 
di  una  parte  dei  tre  fiumi  Adda ,  Ticino  e    Po ,    del    Naviglio    di 
Paderno  derivato  dal  fiume  Adda,  degli  altri  due  canali  di  deriva- 
zione detti  Naviglio  della  Martesana  e  Naviglio  Grande  ,  i  quali  si 
congiungono  per    mezzo    del    così  detto  Naviglio-interno  di   Milano 
sotto  le    mura    di    codesta    città ,  e  finalmente    dei    due   canali   di 
diramazione  conosciuti  sotto  i  nomi  di   Naviglio   di  Bereguardo    e 
Naviglio  di  Pavia. 
Di  riferire  le  misure  necessarie  per  formare  il  profilo    della    rete  di 
navigazione  della  stessa  provincia  ,    onde  avere  sotto   un   sol    colpo 
d' occhio  tanto  la  precisa  situazione  dei   principali  punti  di  livello 
della  rete  stessa  ,  quanto  V  elevazione  dei  monti  confinanti,  sul  pelo 
basso  del  mare  Adriatico. 

3.°  Di  offrire  un  prospetto  dei  lavori  eseguiti  per  la  costruzione  del  Ca- 
nale di  Pavia,  col  dettaglio  della  spesa  incontrata  e  con  altre  no- 
tizie relative  ali  istruzione  di  chi  volesse  conoscere  il  metodo  tenuto 
nella  condotta  di  una  tale  opera. 

4-°  Di  presentare  la  circontanziata  descrizione  delle  opere  ed  un  com- 
pendio della  stima  e  delle  condizioni  del  contratto  per  t  esecuzione 
di  un  tronco  e  di  un  sostegno  del  medesimo  Canale  di  Pavia* 
estratti  dai  relativi  progetti  di  dettaglio,  onde  mostrare  vie  meglio  in 
qual  modo  e  con  quali  cautele  ne  siano  stati  diretti  tutti  i  lavori, 


MEMORIA 

SULL'  ITINERARIO  DI  NAVIGAZIONE 
DEL    MILANESE. 


JLj  itinerario  di  navigazione  di  quella  parte  della  Lombardia  che  costi- 
tuiva 1  antica  Insubria  si  riduce  a  tre  principali  viaggi  che  ora  si  pos- 
sono effettuare  continuamente  per  acqua  e  sono  ,  i.°  il  viaggio  dal  Lago 
di  Como  o  Lario  al  Po,  2°  quello  dal  Lago  Maggiore  o  Vernano  allo 
stesso  Po ,  3.°  il  viaggio  del  Po  dallo  sbocco  del  Ticino  sotto  Pavia 
allo  sbocco  dell'  Adda  presso  Cremona. 

La  linea  del  i.Q  viaggio  per  acqua  incomineia  precisamente  col  La- 
ghetto di  Chiavenna  o  di  Mesóla  che  è  in  comunicazione  col  Lago  di 
Como  per  meazo  di  una  breve  tratta  del  fiume  Mera.  Quel  Laghetto  di 
Chiaveuna  resta  all'  estremità  nord-est  della  provincia  in  confine  coi  Gri~ 
gioni.  Il  Lago  di  Como  poi  è  alimentato  principalmente  dalle  acque  del 
fiume  Adda  superiore,  che  dopo  aver  attraversato  la  più  estesa  Valle  del- 
l'alta  Italia,  la  Valtellina,  vi  entra  presso  il  luogo  di  Colico,  e  si  stende 
per  lunga  tratta  in  un  sol  ramo.  A  Bellaggio  si  divide  in  due  rami,  l'uno 
de'  quali  piegando  verso  il  sud  si  prolunga  sino  al  piede  della  eittà  di  Como 
e  vien  detto  il  ramo  di  Como  ,  Y  alf.ro  rivolgesi  più  all'  est  siuo  a  Lecco 
d' onde  vien  detto  il  ramo  di  Lecco  e  dove  si  stringe  nel  fiume  Adda 
formando  l'unico  emissario  del  Lago  di  Como.  Alquanto  di  sotto  a  Lecco 
le  stesse  acque  del  Lago  di  Como  si  spandono  di  nuovo  nei  Laghetti  di 
Cariate,  Olginate  e  Brivio  ;  ma  passata  la  così  detta  chiusa  di  Brivio  il 
ietto  navigabile  riprende  la  natura  di  fiume  che  non  lascia  più  inferior- 
mente se  non  per  quella  di  canale  artefatto  sino  a  giungere  al  fiume  Po, 


3  J  O 


A  contornare  questa  linea  di  navigazione  si  trovano  successivamente 
monti  ,  colline  e  pianure  di  varia  forma.  Dove  finisce  il  monte  scorre 
il  letto  navigabile  fra  elevati  promontorj  di  sasso  ora  calcare  ora  schistoso 
e  per  lo  più  dì  breccie  ,  arenarie  o  pudinghe  che  sono  le  pietre  dette 
ceppo  o  morognct.  Finalmente  dove  comincia  la  pianura  quel  letto  si  trova 
scavato  fra  strati  alternanti  e  più  o  meno  alti  di  terra  argillosa  e  di  ciot- 
toli più  o  meno  grossi ,  sabbia  ,  arena  ec. 

1  venti  ordinari  e  periodici  che  dominano  su  questa  linea  di  naviga- 
zione sono  quello  di  settentrioue  detto  il  Tivano  ed  il  sud  detto  la  Breva. 
Spira  il  primo  ordiuariamente  alla  notte,  ed  all'  alzarsi  del  sole  diminuisce 
la  sua  forza  sino  a  lasciar  tranquillo  il  lago  verso  il  momento  del  mezzo 
giorno;  dopo  di  che  incomincia  a  soffiare  il  secondo  e  seguita  sin  verso  sera. 
La  regolarità  del  vento  vi  è  però  spesso  disturbata  da  meteore  e  da  arie 
laterali  così  dette  montive  perchè  provengono  dalle  valli  che  sboccano 
ne'  laghi  oppure  dal  vario  andamento  delle  creste  de'  monti  stessi  ;  in 
questi  casi  il  vento  dominante  viene,  come  si  dice,  tagliato  sotto  diverse 
inclinazioni  e  cambia  di  direzione. 

I  laghi  e  fiumi  navigabili  cadenti  su  questa  linea  fra  il  paese  de'  Gri- 
gioni  ,  la  Valtellina  ed  il  Po  vanno  soggetti  a  delle  piene  considerabili. 
Le  ordinarie  escrescenze  vi  avvengono  nelle  stagioni  di  primavera  e  d'au- 
tunno ;  d'inverno  poi  si  verificano  le  massime  magre.  Gli  alzamenti  di 
pelo  vi  souo  piuttosto  rapidi ,  meno  rapidi  gli  abbassamenti  sino  a 
rimettersi  nello  stato  d'  acque  più  ordinario  e  permanente.  Le  mag- 
giori e  più  lunghe  escrescenze  del  Lago  di  Corno  succedono  al  ramo 
che  si  stende  da  Bell  aggio  a  Como  ;  ed  è  facile  il  comprenderne  la  ra- 
gione. Le  acque  di  piena  non  avendo  emissario  in  questa  parte  sono 
obbligate  a  convertire  in  ascesa  il  loro  moto  progressivo  dal  nord  al  sud 
prima  di  poter  concepire  il  movimento  retrogrado;  e  quest'altro  poi  vi 
viene  protratto  per  maggior  tempo  dachè  quelle  acque  nel  portarsi  all'unico 
emissario  situato  nel  ramo  di  Lecco  sofTono  contrasto  dalla  massa  d'ac- 
qua continuamente  sopravvegnente  dalla  parte  superiore  del  Lago  di  Co- 
mo. Ad  accrescere  un  simile  effetto  che  porta  frequenti  inondazioni  alla 
città  e  littorale  di  Como  cooperano  anche  i  succennati  venti  ordinari  dei 
quali  il  nord  accumula  le  acque  verso  Como  ed  il  sud  ritarda  il  loro  mo- 
vimento nel  ramo  di  Lecco,  d'onde  ancora  ne  viene  rigurgito  a  Como(i) 

(i)  Questo  rigurgito  tanto  dannoso  alla    città   fi:    Como    ripete   un'  altra    sua    origine   dalla 


a5i 


Le  difficoltà  da  superarsi  dai  navigami  iu  tutto  questo  viaggio  dalla 
Valtellina  al  Po,  oltre  ai  venti  succennati  ehe  non  lasciano  di  essere 
causa  di  qualche  pericolo  se  soffiano  d' improvviso  massime  nell'  occasione 
dei  temporali,  si  riducono  al  passaggio  della  Ravia  o  Rabbia  di  Silvio  e 
delle  altre  chiuse  dei  laghetti  inferiori  a  Lecco  ;  al  sito  detto  le  IselLe  presso 
i  Molini  d'  Ariate  ,  all'  altro  sito  detto  a  Pendino  sotto  Imbersago  ,  e  ad 
ogni  altro  luogo  del  fiume  Adda,  ove  ingombri  di  chiuse  per  molini  o  per 
peschiere  e  scogli  in  vicinanza  al  filone,  lasciano  ancora  qualche  incomodo 
alla  navigazione.  Nel  Naviglio  di  Paderno  non  si  incontra  alcun  pericolo  , 
ma  continuando  la  navigazione  nel  fiume  Adda  si  perviene  prima  al  ca- 
nale del  Paradiso,  al  quale  luogo  si  trova  ancora  una  correntia  di  fiume, 
indi  al  passo  detto  al  Castello  di  Trezzo  dove  le  tortuosità  e  la  ec- 
cessiva pendenza  dell'  alveo  del  fiume  richiedono  molta  destrezza  nel 
navicellajo  per  entrare  nel  Naviglio  della  Martesana  senza  urtare  in  luogo 
alcuno.  Quando  poi  la  barca  siasi  introdotta  in  questo  canale  al  luogo  di 
Concesa  sotto  Trezzo,  si  prosegue  per  esso  la  navigazione  senza  gran  diffi- 
coltà. All'  incontro  del  fiume  Lambro  presso  Crescenzago  e  del  torrente 
Seveso  presso  Milano  in  tempo  di  piene  richiedesi  soltanto  qualche  mag- 
gior destrezza  e  fatica.  Passati  questi  punti  si  coulinua  la  navigazione  e 
non  si  ha  a  vincere  ostacolo  di  alcuna  sorte  nel  Naviglio  ossia  Fossa 
interna  della  città  di  Milano   e  nel  Naviglio  di  Pavia  per  giungere  al  Po. 

Il  2.0  de' succennati  viaggi  per  acqua  che  si  estende  dalla  Svizzera 
al  Po  ha  per  punto  di  partenza  l' estremità  superiore  del  Lago  Maggio- 
re, altro  dei  grandi  bacini  che  formano  corona  alla  catena  centrale  delle 
Alpi  e  che  dominano  il  Milanese. 

Questo  Iago  si  trova  dal  principio  alla  fine  circondato  da  monti  più 
o  meno  elevati ,  e  le  sue  acque  si  compongono  di  quelle  del  Ticino  , 
della  Maggia  ,  della  Toce,  della  Tresa,  e  di  una  quantità  di  altri  minori 
influenti  che  o  hanno  le  loro  origini  nelle  limitrofe  vallate  o  sono  gli 
emissari  di  altri  laghetti  superiori.  Circa  ai  venti  ed  alle  piene  ordinarie 
si  osservano  qui  le  stesse  vicende  che  annualmente  si  verificano  negli  al- 
tri laghi  del  Milanese  e  specialmente  nel  Lago  di  Como  ,  se  non  che 
ichiamasi  su  quest'  altra  linea  di  navigazione  Inverna  il  sud-ovest  e  Tra' 
montana  il  nord. 

daterie  trasportate  dai  torrenti  che  si  depositano  presso  il  Ponte  di  Lecco  ed  anche  inferior- 
jnenttì  ad  ingombrare  U  libera  sezione  dell'  emissario  fiume  Adda. 

34 


252 

All'  estremità  inferiore  del  Lago  Maggiore  si  trova  l' imboccatura  del 
suo  emissario  ,  il  fiume  Ticino,  avente  il  luogo  di  Sesto  Calende  alla  sua 
sponda  orientale.  Da  questo  punto  sino  a  Castel-Novate  corre  Ticino  sopra 
di  un  fondo  inalterabile  perchè  composto  di  grossi  ciottoli  ed  in  un  alveo 
determinato  dalla  laterale  costa  ossia  altura,  che  l'impeto  dell'acqua  non 
ha  mai  potuto  smuovere  ;  quindi  le  pendenze  generose  che  la  costitu- 
zione del  fondo  in  un  tal  letto  ha  comportate ,  si  sono  sempre  conserva- 
te ,  ed  il  Ticino  è  riuscito  per  tutta  quella  tratta  come  incanalato  in  un 
sol  ramo  di  moderata  larghezza.  Al  di  sotto  di  Castel-Novate  essendo  il 
fondo  per  molta  tratta  di  ciottoli  minori  o  ghiaie  ,  ed  allontanandosi  dal 
letto  navigabile  le  laterali  coste  della  medesima  natura,  il  fiume  ha  potu- 
to formare  diversi  rami  e  in  essi  diversamente  spaziare  ;  oude  non  vi  è 
parte  dell'  ampia  valle  di  Ticino  che  qualche  volta  non  sia  stata  iuvasa 
dal  detto  fiume.  Ogni  nuovo  ramo  che  vi  si  forma  e  distinto  con  nome 
particolare  e  molti  di  essi  sono  chiamati  successivamente  cavo  nuovo  ,  cavo 
vecchio,  Coli'  avvicinarsi  poi  al  termine  del  fiume  Ticino  ed  al  suo  sboc-^ 
co  in  Po  la  pendenza  del  medesimo  va  sempreppiù  scemando  e  la  qualità 
del  fondo  in  cui  è  scavato  il  suo  letto  dai  più.  e  meno  grossi  ciottoli  de- 
grada in  minuta  ghiaia  ,  pura  sabbia ,  poi  arena  ,  quindi  melma  sottilissima. 
Queste  diverse  materie  vi  sono  qualche  volta  frammezzate  da  strati  di 
argilla. 

Per  comodità  di  esprimersi  hanno  i  naviganti  diviso  tutta  la   estensio- 
ne del  fiume   Ticino  dalla  sua  imboccatura  al  suo  sbocco  in  Po  in  molti 
tronchi  a'  quali  hanno  applicato  nomi  speciali.  In  ognuno   di  questi  tron- 
chi havvi  un  passaggio  difficile,  ossia,  come  dicesi,  una  Tassa  che  ha  una 
considerabile  caduta,  e  v'ha  per  lo  più  auche  qualche  parte  di  men  ra- 
pido moto  che  chiamasi  piano  ;  così  v'  ha  la  rassa  della  Miorina  e   del- 
l'Orsa ed  il  piano  dell'Orsa  e  della  Miorina.    Soltanto  fra  Sesto   Calende 
e  l'imboccatura  del  Naviglio   Grande  se    ne    contano    da    venti    di  siffatti 
tronchi:  la  Miorina,  il  Cagarat  tutto  Rassa,  la  Lanca,  la  Monga,  la  Ca- 
•valazza,  il  Corobbiolo ,  V  Orsa ,  la  Seringa,  il  Pan  perduto,  la  Resterà, 
il  Cero  ,  V  Asnino  ,  lo  Stracollo  ,  il  Barn  ,  il  Secondo  Stracollo  ,  il  Fa- 
sblo  ,  la  Pertighera  ,  il  Marcietto  ,  V  Oggetto  ,  la  Mora.  Sia  poi  entran- 
do nel  Naviglio   Grande  da  cui  si  passa   ai  canali  di  Bereguardo  e  di  Pa- 
via, sia  per  la  bocca  di  Pavia    continuando  a  rimanere    nel  fiume  Ticino 


2$Z 

si  arriva  a  poco  a  poco  a  navigare  meno  rapidamente  e  lasciate  le  colline 
si  percorre  la  pianura  alla  volta  del  Po  senza  incontrare  più  grandi  osta- 
coli nella  navigazione. 

Come  3.°  viaggio  per  acqua  nel  Milanese  abbiamo  indicato  quello 
del  Po  lungo  il  lato  di  mezzo  giorno  della  provincia ,  e  da  cui  si  può 
anche  estendere  la  navigazione  verso  la  città  di  Lodi ,  non  che  alle  pro- 
vinole confinanti  ed  al  mare.  Questa  navigazione  ha  pure  le  sue  difficoltà» 
sebbene  il  Po  in  mezzo  a  colline  ed  a  pianure  più  e  meno  elevate  sopra 
il  livello  del  mare  decorra  ora  incassato  ora  arginato  iu  un  letto  molto 
meno  pendente  di  quelli  dell'  Adda  e  del  Ticino.  I  luoghi  scabrosi  per 
il  passaggio  sono  quelli  in  cui  trovatisi  lavori  in  acqua  come  sono  i  pen- 
nelli, le  traverse,  i  molini  ec.  E  pure  difficile  il  passaggio  di  Piacenza 
e  qualche  altro  massime  dove  il  fiume  forma  isole  (i). 

(i)  A  compire  eoa  vantaggio  la  rete  di  navigazione  del  Milanese  potrebbe  fra  le  «ltre 
opere  aprirsi  anche  nn  canale  da  Malgrate  al  Lago  di  Civaie  o  d'  Oggionno  abbassando  questo 
lago  e  facendo  cambiar  corso  allo  scaricatore  del  medesimo.  Da  questo  lago  poi  attraversan- 
do un'  altura  e  dirigendosi  verso  Molteno  si  troverebbe  un  colatore  detto  la  Severa  che  scarica 
le  acque  nel  fiume  Lambro,  il  quale  attraversa  tutta  la  Brianza  e  si  dirige  a  Monza.  Conti- 
nuando la  navigazione  in  questo  canale  si  avrebbe  la  comunicazione  col  Naviglio  Martesana  poco 
prima  di  Crescenzago  ,  ove  il  detto  fiume  Lambro  entra  e   sorte  dal  naviglio  medesimo. 

Sarebbe  pure  progetto  da  tentarsi  ,  come  già  si  ebbe  occasione  di  proporre  alla  Direzione 
generale  delle  acque  e  strade ,  1'  aprimento  di  un  canale  di  comunicazione  fra  il  Lago  di 
Lugano  e  quello  di  Como  per  la  via  del  torrente  Braggia  passando  sotto  Mendrisio  e  diri- 
gendosi a  Bava  presso  Capo-di-Lago,  oppure  dalla  valle  di  Menaggio  a  Porlezza.  Per  ciò  non 
si  avrebbe  che  di  usare  le  acque  dei  vicini  monti  raccolte  in  una  località  opportunamente  scelta 
per  discendere  da  lati  opposti  con  canali  di  diramazione  in  ambedue  i  laghi ,  nella  stessa  guisa 
appunto  che  coli'  acqua  del  Ticino  da  Castelletto  presso  Abbiategrasso  si  discende  a  destra 
sino  alla  piazza  di  Bereguardo  ,  ed  a  sinistra  si  discende  pure  sino  alle  mura  di  questa  città 
di  Milano. 

Per  unire  poi  la  rete  di  navigazione  del  Milanese  coll'interno  delle  altre  provincie  italiane  che 
toccano  i  suoi  confini ,  mille  altri  pensieri  si  risvegliano  pure  in  fatto  di  canali;  ma  per  accennarne 
qui  un  solo,  sotto  il  cessato  Governo  io  ebbi  occasione  di  proporre  1'  idea  di  un  canale  navigabile 
da  Torino  al  fiume  Sesia  ,  e  dalla  Sesia  a  Milano  per  la  via  del  fiume  Ticino  e  del  Naviglio 
Grande.  Questo  canale  si  potrebbe  diramare  dal  fiume  Po  presso  Civasso  o  dal  fiume  Dora 
Baltea  aprendo  una  comunicazione  navigabile  col  fiume  Po  ,  e  facendolo  costeggiare  la  strada 
postale  di  Torino  per  una  gran  tratta.  Oltre  il  vantaggio  della  navigazione ,  un  tale  canale 
colle  sue  acque  potrebbe  servire  all'  irrigazione  del  Novarese  e  della  Lumellina,  il  di  cui  suolo 
parte  è  sterile  tuttavia  per  sola  mancanza  d'  acqua  d' irrigazione.  Qui  gioverebbe  dunque  il  ram- 
mentarsi che  era  cosi  anche  l' altra  parte  delle  stesse  provincie  prima  che  fosse  fertilizzatfl 
colle  acque    della   Sesia,  e  del  Ticino. 


s54 

Passati  così  in   revisla  i  principali  accidenti  dei  letti  navigabili  compo- 
nenti la  rete   di  navigazione -interna  del  Milanese,  ci  siamo  fatti  strada  al- 
l' esposizione  di  alcune  più  minute    notizie    sulla  pratica  della    stessa  na- 
vigazione. 

E  primieramente   parlando  delle  barche  in   uso,   quelle   dei  laghi  sonc> 
di  forma  comune   alquanto  rozza  e  quindi  non    offrono  particolarità  degne 
di  essere  riferite  per  modello.  La  manovra  delle    medesime    barche  si  fa 
a    remi ,  timone    e    vela    con    qualche    variazione    da    un    lago    all'  altro. 
La    navigazione    dei    fiumi    Adda    e    Ticino    fa  uso  generalmente  di  bar- 
che più  grandi,  di  forma  ancora  più  rozza  e  più  schiacciata  per  adattarsi 
alle  particolari  circostanze  dei  loro  letti.  Queste  barche  vengono  tutte  in- 
dispensabilmente munite  alla  poppa  di  un  timone  a  pala  e  a  lungo  albero 
onde    superare  ad   ogni  istante  con  esteso   e  poderoso    braccio   di  leva  la 
forza  della  corrente  per  governarle  ne' luoghi  del  maggior  pericolo;  al  qua) 
oggetto  sono  anche  fornite  le  stesse  barche   di  altri  minori  timoni  consi- 
mili che    si    applicano  e  si    maneggiano    contemporaneamente    su    diversi 
punti    del    loro     bordo.    Di    barcaiuoli     ve    ne    vogliono    sempre    tre     o 
quattro    per  dirigere    ciascuna    barca    carica    nella    sua    discesa    per    quei 
fiumi.    Sul    fiume    Po  si    trovano    usate    barche    ancora    più    grandi  ,  e  si 
le  grandi ,    che    le    piccole  vi  sono    tutte    di  forma    meno    rozza  e  meno 
schiacciata    di    quelle    succennate    del    Ticino    e    dell'Adda  ,    e    portano 
d.'  ordinario    limone    a    ventola    invece    della    pala    con    grosso    e    luugo 
albero.    Finalmente  i  canali    navigabili  del    Milanese    portano    le   barche 
d' ogni    grandezza    dell'Adda  e  del  Ticino ,    e  di  quelle  del    Po    essi  non 
ammettono  che  le  più  piccole.  Dove  però  1.'  acqua  vi  decorre    con    moka 
velocità ,    come  verso  gli  incili  del  Naviglio   Grande  e  del  Naviglio  della 
Martesana,  non  si  può  usar  barca  senza  del  timone  a  lungo  albero  per  la 
navigazione  discendente  con  qualche  carico. 

Senza  parlare  qui  delle  barche  corriere  ciascuna  delle  quali  trasporta 
più  di  60  persone  oltre  le  piccole  merci  da  un  luogo  all'altro  della 
linea  dei  canali ,  varia  moltissimo  la  denominazioue  e  la  portata  delle  di- 
verse barche  usate  'tanto  sui  canali  che  sui  fiumi  milanesi  per  la  naviga^ 
2,'ioue  del  commercio  in  grande.  Così  per  l'Adda  ed  il  Ticino  ve  ne  sono 
di  larghe  met.  4,  76  e  lunghe  met.  24,  ordinariamente  munite  di  un  casotto 
coperto,  e  dette  navi  che  portano  lui.   34ooo  per  maggior  carico  ,  essendo 


2  io 


immerse  celi'  acqua  di  circa  met.  o,  78.  Ve  ne  hanno  di  larghe  met.  4,  5G 
dette  bordelli  da  cagnone  che  ad  egual  immersione  portano  kilog.  3oooo; 
altre  dette  bordelli  minori  di  m.  4»  4^  di  larghezza  portano  circa  lui.  24000 
prossimamente  colla  stessa  immersione.  Sonvi  poi  i  cosi  detti  caprioli,  cioè 
barche  che  sono  di  minori  dimensioni  e  di  minor  portata  e  che  servono 
anche  per  il  trasporto  de' cavalli  dell' altiraglio  da  un  luogo  all'altro.  Ri- 
guardo alle  barche  del  fiume  Po  chiamasi  nave  grande  quella  che  ha  la  lar- 
ghezza dai  m.  6,  60  ai  m.  7,  20.  Altre  meno  grandi  chiamatisi  rascone,  e 
sono  di  larghezza  m.  4»  5°  o  m.  4i  80  sul  fondo,  ed  a  bordo  va.  S,  70. 
La  nave  grande  di  Po  rimontando  porla  persino  mog.  900  e  1000  di  riso,, 
e  discendendo,  anche  più.  Le  rascone  ascendendo  trasportano  mog.  4°° 
e  discendendo  mog.  5oo.  Una  nave  grande  carica  salendo  il  Po  è  con- 
dotta da  otto  cavalli  e  quando  v'  è  unita  uua  rascona  vi  vogliono  per  lo 
meno  nove  cavalli.  La  rascona  carica  viene  solitamente  unita  con  due 
altre  barche  che  formauo  tre  rascone.  La  prima  carica  un  terzo  di  più 
della  seconda  e  la  terza  ancor  meno  della  seconda:  p.  e.  ne' viaggi  ordinari 
la  prima  carica  mog.  5oo,  la  seconda  mog.  4^0,  la  terza  mog.  55o  circa 
di  riso  ;  sono  condotte  con  otto  cavalli  ed  un  uomo  per  ogni  cavallo.  Tre 
rascone  esigono  18  persone  di  servizio  compresi  i  marinari.  La  naviga- 
zione discendente  del  Po  si  fa  senza  cavalli.  Il  vento  sia  contrario  sia  fa- 
verevole  prolunga  sempre  il  viaggio  per  la  tortuosità  del  fiume.  In  acqua 
media  si  viaggia  meglio,  e  in  acqua  bassa  si  richiede  in  molti  luoghi  l'o- 
perazione di  libare  od  alleggerire  le  navi  grosse  ,  che  si  tornano  poi  a 
riempire  a  tutto  carico.  Ne' passaggi  diffìcili  è  pur  forza  separar  le  navi 
e  farle  salire  con  i5  o  16  cavalli  per  ciascuna.  Per  rimoutare  nell' interno 
del  Milanese  colle  merci  del  Po  si  rende  indispensabile  il  loro  traghetto 
dalle  barche  grosse  alle  barche  minori,  e  quest'operazione  si  fa  sul  Ti- 
cino ed  in  vicinanza  al  Ponte  ed  allo  sbocco  del  nuovo  Canale  di  Pavia. 
I  geueri  e  le  merci  che  devono  giugnere  alle  città  del  Milanese  dai  la- 
ghi superiori,  si  raccolgono  giornalmente  nelle  stazioni  di  Sesto-calende  e 
di  Brivio ,  paesi  situati  rispettivamente  all'imboccatura  dei  fiumi  Ticino  e 
dell'Adda  ,  ed  inferiormente  a  quei  laghi  di  cui  sono  gli  emissari.  I  proprie- 
tari delle  merci  e  delle  barche  vi  si  provvedono  una  guida  che  le  governi 
nella  discesa  de'fiumi  sino  al  Po  o  almeno  le  accompagni  nei  canali  navigabili 
«Lcrivati  da  detti  fiumi.  In  quest'ultimo  caso  al  di  sotto  dell'imboccatura  dc-1 


Naviglio  Grande  e  del  Naviglio  della  Martesana  la  guida  salta  a  terra  e 
ritorna  a  piedi  alla  propria  stazione.  Le  barche  seguitano  il  lor  viaggio 
montate  da  soli  navalestri  dei  laghi,  e  giunte  a  Milano,  quelle  che  vi 
sono  dirette  per  fermarsi  vengono  consegnate  al  così  detto  parone  del 
fosso  che  le  conduce  ov'  è  il  loro  carico  destinato  in  ripa  al  Naviglio-interno, 
indi  vuote  le  ritorna  ove  le  ha  prese  cariche.  Anche  sul  Ticino  e  sul- 
l'Adda  si  fanno  i  viaggi  più  felici  ne'  tempi  d'  acqua  mezzana,  ed  in  tempo 
d'  acque  basse  vi  si  fa  pure  luogo  al  ripiego  della  Levia,  od  alleggerimento 
del  carico  delle  barche  per  adattarsi  a  quello  che  possono  sostenere  i  fiumi 
in  tale  stato  di  sterilità  d' acque. 

E  attendibile  1'  ordine  che  osservasi  per  rimenare  da  Milano  ai  laghi 
tutte  le  barche  colle  quali  si  eseguisce  la  navigazione  discendente  e 
che  vi  si  devono  preparare  a  nuovi  carichi.  Vi  sono  de'  paroni  che 
hanno  un  conveniente  numero  di  cavalli  ed  il  corrispondente  treno 
d'utensigli:  a  questi  vengono  dai  mercanti  consegnate  le  barche  e  seco 
loro  si  conviene  del  prezzo  della  ricondotta.  Ciò  fatto  i  detti  mercanti 
per  acquistar  tempo,  sulle  barche  corriere  o  per  la  via  di  terra  ritornano 
ai  laghi,  su  cui  imbarcandosi,  giungono  ai  luoghi  ove  si  preparano  a  nuovi 
viaggi. 

Frattanto  si  accoppiano  le  barche  a  Pavia,  a  Milano  e  in  altri  luoghi  del 
basso  Milanese ,  o  come  volgarmente  dicesi  si  fanno  le  cobbie  e  sopra 
vi  si  distribuisce  il  piccol  carico  della  navigazione  ascendente.  Attaccansi  le 
stesse  barche  prora  a  poppa  le  sette,  le  otto,  le  nove,  le  dieci  ec. ,  e  sotto  il 
governo  di  un  uomo  detto  il  fattore  e  di  un  sotto  fattore  o  fattore  di  terra 
rimontano  i  canali  del  Milanese  e  in  seguito  i  fiumi  Adda  e  Ticino  tirate  da 
sei ,  otto  e  più  cavalli.  11  numero  delle  barche  unite  non  è  sempre  lo  stesso 
ma  si  proporziona  al  carico  che  si  ha  ,  al  numero  e  valore  de'  cavalli  ed 
allo  stato  d'acque  dei  fiumi,  articolo  che  decide  del  maggior  o  minor  prezzo 
da  corrispondersi  al  proprietario  de' cavalli  ed  al  maggiore  o  minor  tempo 
da  impiegarsi  ne' viaggi.  Anche  qui  ogni  cavallo  è  guidato  da  un  garzone, 
ed  è  ogni  cavallo  per  una  particolar  corda  attaccato  alla  prora  della 
prima  barca  ',  due  però  sono  al  fianco  della  prima  o  della  seconda,  e  la 
funzione  di  questi  due  è  d'impedire  che  il  filone  del  fiume  non  le  scosti 
dalla  riva  e  da  quella  direzione  in  cui  si  debbono  mantenere  perchè  più 
rettamente  proceda  1' azion  de'  cavalli;  da  tale  loro  positura  ed  azione    di- 


•j.brj 


«oasi  cavalli  al  freno.  Ne' passi  difficili  occorre  talvolta  di  dover  staccare 
le  barche  della  cobbia  per  farle  avanzare  ad  una  ad  una;  tal' altra  volta 
bisogna  portare  parte  de'  cavalli  sulla  sponda  opposta  del  fiume  ad  oggetto 
che  facendo  ubbidire  la  barca  a  due  opposte  forze,  scorrer  possa  la  dia- 
gonale. Qui  adunque  la  manovra  dell'  alzaia  richiede  la  maggior  destrezza 
ed  abilità  per  procurare  alle  cobbie  quell'armonia  di  movimento  onde  na- 
sca il  più  vigoroso  conato  senza  inutile  dispendio  di  forza.  Giunte  ai  la- 
ghi le  cobbie  vengono  disciolte  dai  fattori  ,  i  quali ,  consegnate  a  chi  si 
debbono  le  barche,  dopo  qualche  riposo  pongono  i  garzoni  ed  i  cavalli  iu 
un  cavriolo ,  e  ritornano  a  Milano  o  a  Pavia  per  intraprender  nuovo  viaggio. 

L'articolo  delle  rapide  correntie,  gli  ingombri  pescherecci  o  da  mo- 
lino ,  ed  i  diversi  rami  e  le  viziose  tortuosità  del  letto  navigabile  costitui- 
scono tutta  la  difficoltà  della  navigazione  dei  fiumi  Adda  e  Ticino  lauto 
a  ritroso  che  a  seconda.  È  però  tale  questa  difficoltà  che  i  comuni  bar- 
caiuoli,  benché  l'abbiano  praticata  da  centinaia  di  volte,  -pure  non  mai 
si  fidano  di  tentarla  da  lor  soli  e  sempre  si  servono  delle  sopracceu- 
nate  guide  per  discendere  ,  e  de'  fattori  delle  cobbie  per  riavere  sui  la- 
ghi le  barche.  Il  parone  a  cui  fonda  o  perisce  una  o  più  barche  con  carico 
ne  riporta  dalla  più  vicina  autorità  locale  un'attestato  comprovante  l'av- 
venuto infortunio,  in  vista  del  quale  è  esonerato  da  qualunque  indennizzo. 
Per  diminuire  il  numero  di  queste  disgrazie  si  trova  praticato  il  buon  re- 
golamento che  non  mai  prima  del  mezzo  giorno  si  muovono  le  barche 
che  dai  canali  entrano  a  ritroso  nei  fiumi ,  acciochè  su  questi  ne'  pas- 
saggi difficili  non  possa  seguir  incontro  di  barche  in  direzione  opposta;  e 
nella  stessa  maniera  si  trovano  pure  osservate  diverse  altre  cautele  ed  usi 
fondati  sul  comune  in  «eresse  dei  paroni,  delle  guide  e  dei  commercianti. 

Il  tempo  impiegato  nei  viaggi  per  acqua  del  Milanese  varia  pur  molto 
in  proporzione  della  lunghezza  dello  stato  d'acque  e  di  altre  circostanze 
dei  letti  navigabili  che  si  hanno  a  percorrere;  sui  laghi  dell'alto  Milanese 
si  aspetta  sempre  il  vento  favorevole  per  il  viaggio  delle  grosse  barche  di 
commercio,  e  se  non  aiuta  il  vento  si  consuma  qualche  giorno  per  tras- 
portarvi i  generi  e  le  merci  da  un'estremo  all'altro  a  forza  di  remi  so- 
pra le  barche  minori.  Per  la  navigazione  discendente  sui  fiumi  Adda  , 
Ticino  e  Po  ,  la  massima  velocità  si  ha  fra  l'imboccatura  del  Ticino  a 
Sesto  Calende  e  l'imboccatura  del  Naviglio  Grande  alla  Casa  della  Ca- 
mera, nel  qual  tratto  di  fiume,   per  la   grande  pendenza  del  letto  e    dei 


258 
pelo  d'  acqua  la  velocità  delle  barche  arriva  persino  ad  essere  in  ragione 
di  circa   20  miglia  (ciascuno  di  met.    1782)  all'ora  in   acqna  mezzana.   Sui 
canali    navigabili    si    discende  con    minore    velocità,  ma    in    compenso   vi 
riesce    più  spedita   la  navigazione    retrograda.  In   generale  si  può    contare 
sopra  una  mezza  giornata  o  al  più  una  giornata    intiera  per    arrivare    dai 
laghi  al  Po  presso  Pavia,  e  vi  vogliono  poi  cinque  o  sei  giorni  per  por- 
tarsi da  Pavia  al  Ponte  di   Lago-scuro  sul  Po.    Rimontando  questo  fiume 
dal  Ponte  medesimo   sino  a  Pavia  si    impiegano  giorni  20  e  persino  gior- 
ni 25  ;    soltanto  in  viaggi    felicissimi  d'estate  si  fa  lo  stesso    cammino    ia 
giorni     18.    Dal    Po    rimurchiando  i  canali    navigabili    del   Milanese    ed  i 
fiumi  Adda  e  Ticino  bisogna  calcolare  sopra   io,    i5  ed   anche  3o  giorni 
di  tempo  per  arrivare  ai  laghi  Maggiore  e  di  Como  colle  barche  accop- 
piate vuote  o  con  poco  carico. 

Ammontano  a  qualche  migliaio  le  barche  che  fanno  il  viaggio  dei  ca- 
nali e  fiumi  del  Milanese,  ed  a  più  centinaia  i  cavalli  servienti  ad  esso,  ol- 
tre  alle  barche    corriere    che    sono    da  una    trentina  all' incirca.    Viene   la 
stessa  navigazione  frequentata   da  foderi  o  zattere  che  sul  Lago  Maggiore 
chiamatisi  ceppate  e  su  quel  di  Como  si  denominano  floss  come  nel  Tirolo. 
I  principali  generi  che  dal  Lago    Maggiore  si   avviano  per    acqua    al 
basso  Milanese  sono  legnami  d1  ogni  sorta   da  fuoco  e  da  opera,  carbone, 
calce,   marmi,  vino,  vetri,  pesce  ,  formaggi  svizzeri,  vitelli,  capretti,  ca- 
stagne  e  merci  prevenienti  d'  Oltremonte  per  la  via  del  Sempione  o  per 
quelle  che  dal  S.  Gottardo  e  dal  S.  Bernardino  giungono  a  Belliuzona.  Ciò 
che  rimonta  per  la  stessa  linea  di  navigazione  consiste  principalmente  in  sale, 
ferro   in  massa  e  lavorato  ,   ogni  sorta  di  grani  e  di  altri  prodotti  del  basso 
Milanese   e  merci  provenienti  dalle  provincie    italiane    confinanti    destinate 
a  passare  le  alpi  da   quel  lato.  Dal  Lago  di  Como  si    trasporta    al  basso 
Milanese  quanto  vi  viene  per  la  via  de'  Grigioni  o   della  Svizzera  ,  e  vici- 
versa  arriva  a  questi    paesi  sulle    barche   del  Lago  di  Como    ciò    che    si 
manda  colà  passando  per  questa  parte   del  Milanese  ;  inoltre  sono    generi 
di    commercio    proprio  del  Lago   di  Como   anche  il  ferro,  il  piombo,  il 
rame,  la  legna  d'ogni  sorta,  il  carbone  ,  la  carbonella,  la  calce,  il  gesso, 
i  sassi ,  i  marmi ,  i  vetri ,  le  maioliche  ,  la  corteccia    di  quercia  e    simili. 
Finalmente  dal  Po  ali*  interno  del  Milanese   ascende  in    grande   quantità  ii 
sale,  il  vino ,  i  materiali   di   cotto ,  la  legna  e  discendono ,  fra  gli  altri  ge- 
neri ,  formaggio  parmigiano  9  riso,  granito  e  ferro. 


INDICAZIONE 

delle  principali  misure  per  formare  il  profilo  generale 
della  rete  di  navigazione~interna  del  Milanese. 


V>ii  faremo  strada  ai  prospetti  delle  misure  necessarie  per  tracciare 
un  tale  profilo  con  un  cenno  delle  varie  fonti ,  a  cui  vennero  attinte  le 
relative  notizie  ;  e  verrà  così  fissato  il  grado  di  fiducia  che  quelle  misure 
meritano  in   mancanza   di  una   generale  livellazione  esatta  della  provincia. 

Per  ciò  che  riguarda  i  fiumi  Adda  ,  Ticiuo  e  Po  ,  il  seguente  pro- 
spetto offre  il  risultato  di  un  gran  numero  di  parziali  livellazioni  rileva- 
te in  diverse  occasioni,  ed  espresse  in  profili  esistenti  nell'Ufficio  della 
Direzione  generale  d'  acque  e  strade  ,  o  in  tabelle  conservate  nello  stesso 
Ufficio  e  compilate  per  cui  a  del  suo  segretario  Galeazzo  Kreutzlin  ,  altro 
degli  Ingegneri  d' acque  e  strade.  E  però  vero  che  il  seguente  prospetto 
non  è  ancor  appoggiato  da  per  lutto  aquell'  esattezza  che  si  esige  a' nostri 
giorni  nelle  operazioni  geodetiche.  Difatti  le  misure  di  lunghezza  e  di 
pendenza,  per  alcune  tratte  di  quei  fiumi,  sono  bastantemente  attendibili 
perchè  desunte  da  accurate  parziali  livellazioni  che  vennero  in  questi 
ultimi  anni  eseguite  appositamente  dagli  Ingegneri  d'acque  e  strade  ; 
mentre  per  altre  tratte  invece  quelle  misure ,  o  sono  ricavale  soltanto 
dalle  migliori  carte  topografiche  del  paese  combinate  alla  complessiva  ca- 
duta del  terreno  nota  fra  un  estremo  e  l'altro  e  scompartita  in  modo 
da  corrispondere  a  tutte  le  altre  osservazioni  locali  e  notizie  relative  ,  o 
sono  assegnate  dietro  la  pura  supposizione  che  la  pendenza  di  una  tratta  di 
fiume  sia  media  fra  quelle  conosciute  delle  altre  tratte  superiori  ed  infe- 
riori dello  stesso  fiume. 

Per  quelle  misure  che  spettano  ai  canali  navigabili  della  provincia  , 
rendendosi  indispensabile  alla  Direzione  generale  d' acque  e  strade  di 
avere  una  livellazione  marcata  con  pietre  od  altri  capi-saldi  a  date 
distanze    sul    fondo    e    sulle    sponde    loro  per  stabilire    e  regolare    pron- 

35 


260 
tamente  in  ogni  occorrenza  dietro  un  dato  sicuro  tutto  quanto  si  riferisce 
alla  loro  manutenzione  e  conservazione,  fin  dall'anno  1814  i  due  Inge- 
gneri d'acque  e  strade  Fumagalli  e  Cairni ,  sussidiati  da  altri  due,  Val- 
suani  e  Ratti ,  eseguirono  il  rilievo  di  uua  tale  operazione  e  di  seguito 
presentarono  tutti  i  profili  di  livellazione  alla  Direzione  generale  d'acque 
e  strade ,  presso  la  quale  si  conservano  tuttora.  In  questa  parte  adunque 
non  si  saprebbero  desiderare  misure  più  accurate  di  quelle  contenute 
nei  seguenti  prospetti,  almeno  riferendosi  allo  slato  dei  canali  di  quell'anno. 
Parimenti  le  elevazioni  dei  laghi  situati  nella  provincia  al  nord- 
ovest di  Milano  furono  segnate  in  prospetto  dietro  la  livellazione  ese- 
guita sotto  la  mia  ispezione  nell'anno  18 17  dall'  Ing  del  Corpo  Val- 
suani  a  norma  dell'  ordine  allora  superiormente  pervenuto  di  studiare  il 
modo  onde  poter  irrigare  la  grande  estensione  di  terreni  incolti  detti 
brughiere  che  si  trovano  in  quella  parte  del  Milanese.  Perciò  anche 
sopra  i  risultati  di  questa  livellazione  che  servirono  alla  redazione  dei 
prospetti  si  può  benissimo  riposar  tranquilli.  Crederei  poi  di  poter  dire 
altrettanto  delle  elevazioni  dei  laghetti  della  Brianza  così  detti  di  Annone, 
di  Pusiano,  di  Alserio  e  del  Sagrino  5  mentre  esse  sono  dedotte  da 
particolari  livellazioni  da  me  slesso  rilevate  per  ordine  della  Direzione 
generale  suddetta  negli  anni   1809  e   18 io. 

Per  ultimo  nell'  indicare ,  a  corredo  dei  prospetti ,  le  elevazioni  degli 
altri  laghi  della  provincia  posti  più  al  nord-est  di  Milano  ,  e  dei  monti 
'principali  verso  i  quali  confina  la  sua  rete  di  navigazione-interna,  mi 
sono  attenuto  ,  in  mancanza  di  osservazioni  geodetiche  degli  Ingegneri 
d' acque  e  strade  ,  a  quelle  barometriche  del  celebre  astronomo  ita- 
liano sig.  Barnaba  Oriani  che  si  trovano  registrate  nell'  Opera  del  sig. 
Breislack  intitolata  Introduzione  alla  Geologia, 


zGt 


Prospetto  di  misure  per  il  profilo  del  pelo  d*  acqua  ordinario 
de  Jìumi  navigabili  e  laghi  del  Milanese. 


Fiume 
livellato 


Adda 


Denominazione  dei  punti  di  livello 


Lunghezza 
in  metri 


Passaggio  del  Giogo  di  Stelvio  sulla  nuova 
strada   dalla   Valtellina  al   Tirolo    . 

Pelo  d'acqua  dal  Giogo  di  Stelvio  a  Bormio 

Da  Bormio  a  Tirano         .         .  . 

Da  Tirano  a  Sondrio 

Da   Sondrio  a  S.  Pancrazio        .  . 

Da   S.   Pancrazio  alla  Costa    di  Rodel 

Dalla  Costa  di   Bodel  a  S.  Gregorio 

Da   S.    Gregorio  al    Sasso  del  Desco. 

Dal    Sasso   del   Desco  al   Ponte  di   Ganda 

Dal  Ponte  di   Ganda   a   Cosio   .  . 

Da   Cosio  a   Dubino. 

Da  Dubino  al  Passo  d'Adda    . 

Dal   Passo  d'Adda  a   Gera ,    ove    il  fiume 
confluisce   nel   Lago   di  Como 

Passaggio  del   Monte   Spinga    sulla    nuova 
sti»da   diretta   a   Coirà 

Dal  Passaggio  del  Monte  Spluga  al  Borgo 
di   Cliiavenna  .... 

Da  Cliiavenna  a  Riva  sulLaghetto  diMesóla 

Da  Riva  di  Chiavenna  al  L.  di  Como  a  Gera 

Sommità  del   Monte  Legnone  .  . 

Lago  di  Como  (da  Gera  a  Lecco)  . 

Laghetto  del  Piano  ..... 

Laghetto  di  Anuone.  .... 

Laghetto  di  Pusiano.  » 

Laghetto  di  Alserio  ..... 

Laghetto  del  Sagrino         .... 

Dal  Pescarino  poco  sopra  il  Ponte  di  Lecco 
al  Ponte  suddetto.  .... 

DjI  Ponte  di  Lecco  alla  Cappelìetta  sopra 
Olginate  ...... 

Dalla   detta   Cappeìletta  alla   soglia  del  Ca- 
sino situato  nella  prima  isola  .  , 

Dalla  soglia  del  sud.  Casino  sino  alla  Casa 
da  Molino  sotto  Brivio  .  .  . 

Dalla  d«  tta  Casa  fino  al  corrente  del  Soldato 

Dal   Corrente   del   Soldato  fino  al  principio 
del  Naviglio  di  Paderno 

Dal  principio  di  esso  Naviglio  al  luogo  della 
sua  sboccatura       .  ... 


20438 

3863a 

348  3  8 

4141 

IOOOO 

7000 
a85o 
46a5 
3586 
7075 
91  io 

34°° 


32000 

i3ooo 
10200 

•  .  t 
4235o 


770 

5869 

485o 

5497 
io5o 

6700 

26o5 


Pendenza 

in  metri 

e  millimetri 


1573,000 
765,000 
140,000 

17»I44 
41,400 

3,o3o 
10,340 
29,120 

9,480 
18,070 

2,460 

1,120 


1800,000 

:  1 8,000 

i,o5a 


o,i33 

0,750 

a, 225 

o,56o 

2,4^° 

11,390 
26,417 


Elevazione 

in  metri 
sul  pelo  bas- 
so del  Mare 

Adriatico 


2800,000 


3117, 


2641,000 
j  97,948 
270,372 
235,698 
259,198 
259,698 
369,978 


262 


55 


Fiume 
livellato 


Adda 


Ticino 


Denominazione  dei  punti  di  livello 


Dallo  sbocco  del  Naviglio  di  Paderno  alla 
Rondenera     ...... 

Dalla  Rondenera  al  Castello  di  Trezzo     . 

Dal  Castello  di  Trezzo  ,  ove  si  deriva  il 
Naviglio  della  Martesaua ,  allo  sbocco  del 
Brerabo  ..... 

Dallo  sbocco  del  Brerabo  a   Canonica 

Da  Canonica  a  Cassano.  . 

Pescaia  detta  il  Traversino  di  Cassano 

Da  Cassano  a  Cornegliano 

Da  Cornegliano  a  Boi'f'alora       ,  . 

Da  Boff'alora  a  Lodi  .  .  . 

Da  Lodi  a  Cavenago  .  .  . 

Da  Cavenago  allo  sbocco  del   Serio  . 

Dallo  sbocco   del    Serio  a  quello  di  Muzza 

Dallo  sbocco  di   Mnzza  a  Castiglione 

Da  Castiglione  a  Pizzigliettone  . 

Da  Pizzighettone  a  dota   d'Adda.   . 

Da  Crota  d'  Adda  allo  sbocco  in  Po 


Passaggio  dol  monte  S.  Gottardo,  alle  cu 

falde  nasce  il  fiume  Ticino    . 
Dal  pelo  del  Ticino  presso  Airolo  a  Bellin 

z  ona     ...... 

Da  Bellinzona  a  Magadino 

Passaggio  del   Monte  Sempione  sulla  nuova 

strada  per   Ginevra  e   la  Francia 
Dal   detto   Passaggio   del   Monte    Sempione 

al  Lago   Maggiore 
Lago    Maggiore     da    Magadino     a 

Calende  .  . 

Lago   di  Lugano         . 
Laghetto  di  Varese  . 
Laghetto  di  Commabbio 
Laghetto   di    Moriate 
Da  Sesto  Calende  a  Tornavento 
Da   Tornavento    al  nuovo    Ponte    di   Bof- 

falora     . 

Dal  nuovo   Ponte   di  Boffalora  allo  sbocco 

del  nuovo  Canale  di  Pavia  .  .  « 

Dallo    sbocco   del  nuovo  Canale    di  Pavia 

allo  sbocco  in  Po  .         .  «         . 


Sesto 


Lunghezza 
in  metri 


1808 
7i9a 

2.700 

i3oo 
65oo 

7000 

iSooo 

7000 

14000 

i65oo 

4000 

3ooo 

1  i5oo 

85oo 

6000 


40000 

J2000 


56000 
642.OO 

•      •      • 

2,3202. 

»a5oo 

46820 

7000 


Pendenza 

in  metri 

e  millimetri 


2,228 
7>9" 

7,020 

3,38o 
11,95» 

2,049 
18,849 
2,3, i4o 

6,020 

8,498 

1  o,oi5 
2,120 
i,59o 
6,095 
4,5o5 
3,i8o 


Elevazione 

in  metri 
sul  pelo  bas- 
so del  Mare 
Adriatico 


71 1,000 
4,000 


1795,000 


44,833 

36,ooo 

90,160 

i,64o 


2075/ 


2005,000 


194,948 

272,372 
a35, 55i 
239,987 
263,495 


263 


— M 

- -  -  -             ■     ■ 

Elevazione 

Fiume 
livellato 

Denominazione  dei  punti  di  livello 

Lunghezza 
in  metri 

Pendenza 

in  metri 

e  millimetri 

in  metri 

sul  pelo  basÀ 

so  del  Mare 

Adriatico 

Po 

Monte-Viso  presso  l'origine  del  fiume  Po 

4219,000 

Pelo  delle  sorgenti    del  Po  alle  falde    del 

Monte-Viso    sino  a  Villafranca      .          . 

46296 

74,074 

Da   Villafranca  a  Poncalieri  o    Pulunghera 

148 1 5 

ii,85i 

Da    Poncaglieri  a  Moncaglieri  . 

29639 

*7>777 

Da  Moncaglieri  allo  sbocco  della  Dora  Ris- 

saria  presso  Torino         .... 

7407 

3,629 

Da  Torino  a    Chivasso      .... 

29630 

13,629 

Da   Chivasso  allo  sbocco  della   Dora  Baltea 

i38»9 

5,973. 

Dallo  sbocco  della  Dora    Baltea   a  quello 

della    Sesia     ...... 

5i58a 

30,740 

Dallo  sbocco  della  Sesia  a  Valenza . 

19444 

7,388 

Da   Valenza  allo  sbocco    del  Tanaro 

j48i5 

5,333 

Dallo   sbocco  del   Tanaro  a   Sommo  . 

537o4 

18,796 

D<x  Sommo  allo  sbocco   del   Ticino    . 

30370 

6,885 

Dallo  sbocco   del    Ticino   allo  sbocco    del- 

l' Olona   meridionale        .... 

18700 

6,346 

Dallo     sbocco     dell'  Olona    meridionale    a 

quello   del   Tidone           .... 

13980 

4»»49 

1 

Dallo   sbocco  del  Tidone  a  quello  del  Lam- 

bro         ....... 

602.0 

i,83o 

Dallo  sbocco   del  Lambro    a    quello    della 

Trebbia 

i554o 

[3,046 

Dallo  sbocco    della   Trebbia  a   Piacenza 

3aio 

i,585 

Da  Piacenza   allo   sbocco   dell'  Adda  . 

a5aio 

6,336 

Dallo   sbocco  deli' Adda  a   Cremona. 

12000 

3,760 

Da   Cremona  ad  Isola   Pescarola          . 

aoooo 

4,600 

Da  Isola  Pescarola  al  confine   tra    le  Pro- 

vincie di   Cremona    e     >li  Mantova 

36ooo 

6,840 

Dal  detto  confine  allo   sbocco  del  Ciostolo 

12600 

3,079 

Dallo  sbocco  del   i.rostolo    a    quello    del- 

l'Oglio 

16000 

3,396 

Dallo  sbocco  dell'Oglioa  quello  del  Mincio. 

38700 

3,5«7 

Dallo  sbocco  del  Mincio  a  quello  della  Sec- 

chia      .           ...... 

2600 

o,325 

Dallo  sbocco  della  Secchia  alle  Quatrelle. 

47100 

5,887 

Dalle   Quatrelle   al   Ponte  Lago-scuro          , 

19000 

a,356 

' 

Dal    Ponte   Lago-scuro   alla  Polesella 

16000 

1,547 

Dalla  Polesella  a  Villa  nuova      .          .          . 

19000 

1,173 

Da  Villa  nuova   alla   Cavatiella  di  Po 

aoooo 

1,020 

Dalla  Gavanella  di  Po  allo  sbocco  nel  Mare 

Adriatico  pel  ramo  di    Maestra 

33ooo 

1,000 

a64 


Prospetto  delle  declività  del  fondo  e  de*  salti  de  sostegni 
del  Naviglio  di  Paderno. 


Denominazione  dei  tronchi  di  tonale 
e  dei  sostegni  intermedi 


Dal  fondo  naturale  del  Naviglio  sotto  il  Ponte  di  Paderno  quasi 
accanto  alla  chiusa  di  derivazione  fino  alla  soglia  delle  portine 
del  primo  sostegno  .         .         .         .         . 

Primo  sostegno  detto  la  Conchetta     .         . 
Dal   primo  sostegno  al  secondo  .... 

Secondo  sostegno  detto  la  Conca  vecchia  • 
Dal   secondo  sostegno  al  terzo  .... 

Terzo  sostegno  detto  la  Conca  delle  Fontano 
Dal  terzo  sostegno  al  quarto      .... 

Quarto  sostegno  detto  la  Conca  grande 
Dal   quarto  sostegno  al  quinto   .... 

Quinto  sostegno  detto  la  Conca  di  mezzo  . 
Dal  quinto  sostegno  al  sesto       .... 

Sesto  sostegno   detto  la    Conca  ultima,  che  ha  lo  shocco  in 
Adda é 


Lunghezza 

in  metri 
e  centimetri 


690,00 
43,00 
1 3  04,00 
46,00 
98,00 
41,00 
65,oo 
49,5o 
68,5o 
44,20 
79,80 

43,ao 


Declività 
del  fondo 

e  salto 

de*  sostegni 

in  met.emilL 


0,168 
3,388 
0,1 55 
4, 146 

o,a,3o 
4,a54 
0,296 
6,196 
0,357 
4,285 
0,122 

4, 160 


a65 
Prospetto  delle  lunghezze  e  pendenze  del  pelo  dt  acqua  ordinario 
del  Naviglio  Martesana  che  termina  col  Naviglio-interno 

di  Milano. 


Denominazione  della  tratta 


Dal  sito  dell'incile  del  naviglio  sino  al  Ponte  di  Vaprio 
Dal  Ponte  di  Vaprio  al  Ponte  di  Gropello 
Dal  Ponte  di  Gropello  al  Ponte  della  Vòlta  di  Cassano 
Dal  Ponte  della  Vòlta  di  Cassano  al  Ponte  d'Inzago 
Dal  Ponte  d'  Inzago  al  Ponte  delle  Fornaci  . 
Dal  Ponte  delle  Fornaci  al  Ponte  di  Gorgonzola 
Dal  Ponte  di   Gorgonzola   al  Ponte  di  Colombirolo 
Dal  Ponte  del  Colombirolo  al   Ponte   di   Cernusco 
Dal  Ponte  di  Cernusco  al  Ponte    di   Vimodrone 
Dal  Ponte  di  Vimodrone    al     Ponte   Matellino 
Dal  Ponte  Matellino  al  Ponte  di   Crescenzago 
Dal   Ponte   di   Crescenzago   al  Ponte  di  Gorla. 
Dal   Ponte   di   Gorla  al  Ponte  di    Greco 
Dal  Ponte  di  Greco  alla  sommità  delle  portine  del 
sostegno  alla  Cascina   de'  Pomi     .  . 

Altezza  delle  portine  di  detto  sostegno  m.   i,  5o 
Detto   sostegno  della  Cassina  de'  Pomi 
Dalla    soglia    dei  portoni    dello  stesso  sostegno   ali 
soglia  delle  portine  del  sostegno  dell'  Incoronata 
Detto  sostegno  dell'  Incoronata 
Dalla    soglia  dei  portoni  dell'  Incoronata  alla    soglia 
dede  portine  del   sostegno  di    S.  Marco  . 

Detto  sostegno  di   S.  Marco    . 
Dalla    soglia    dei    portoni    di    S.  Marco    alla  sogli 
delle  portine  del  sostegno  di  S.  Marcellino 
Detto  sostegno  di   S.    Marcellino 
Dalla  soglia  dei  portoni  di   S.   Marcellino  alla  soglia 
delle  portine  del  sostegno  di  Porta  Orientale 
Sostegno  di  Porta  Orientale     . 
Dalla  soglia  dei  portoni  del  sostegno  di  Porta  Orien 
tale  ,  alla  soglia  delle  portine  del  sostegno  di  Via 

renna  

Detto  sostegno  di  Viarenna     .         .         , 


Lunghezza 
in  metri 


36o2 
466 1 
J090 
3 140 
3a»4 
368o 
a83o 
3070 
38io 
i356 
2208 
2022 
u85 

541 

48 

a336 
a9 

673 

36 

i3o5 
288 

8697 


3o883 
33 


Pendenza 
del  pelo 
d' acqua 
in  millesimi 
di  metro 


i5o7 

i6a3 

3ao 

2,080 

1/70 

770 

1 170 

1776 

1900 

624 

907 

762 

469 


Declività 
del  fondo 

e  salto 
de'  sostegni 
in  mill.  di  m. 


1822 

1779 
i3oo 

248 
i793 

ft99 

3io 
749 


1000 

1492 


266 


Prospetto  delle  lunghezze  e  pendenze  del  pelo  d' acqua  ordinario 
del  Naviglio  Grande  dalla  sua  origine  sino  al  punto  d'unione 
col  Naviglio-interno  di  Milano  presso  le  mura  di  P.  Ticinese  e 


Denominazione  della  tratta  di  canale  livellato. 


Dal    i.°  capo-saldo  dicontro  all'intestatura  della  chiusa  di  deriva 

zione  sino  al  Ponte  di   Castano       ..... 
Dal  Ponte  di   Castano  al  Ponte  di  Turbigo 
Dal  Ponte  di   Turbigo  al  Ponte  di  Paregnano  .  . 

Dal  Ponte  di  Paregnano  al  Ponte  di  Castelletto  di  Cugionno 
Dal  Ponte  di  Castelletto  di  Cugionno  al  Ponte  di  Bernate 
Dal  Ponte  di  Bernate  al  Ponte  di  Boffalora  . 
Dal  Ponte  di  Boffalora  al  Ponte  di  Magenta  . 
Dal  Ponte  di  Magenta  al  Ponte  di  Bobrcco 
Dal  Ponte  di  Robecco  al  Ponte  della  Cassinetta 
D»l  Ponte  della  Cassinetta  al  Ponte  di  Castelletto 
Dal  Ponte  di  Castelletto  al  Ponte  di  Gaggiano 
Dal  Ponte  di  Gaggiano  al  Ponte  della  Bonirola 
Dal  Ponte  della  Bonirola  al  Ponte  di  Trezzano 
Dui  Ponte  di  Trezzano  al  Ponte  di  Corsico 
Dal  Ponte  di  Corsico  al  Ponte  di  S.  Cristoforo 
Dal  Ponte  di   S.   Cristoforo  al  nuovo   Ponte  per  la  strada  di  cir 

convallazioue  di  Milano ,    che  stabilisce  il  termine  del  Navi 

glio  Grande     ....  . 

Da  questo  Ponte  al  sostegno  di  Viarenna    del    Naviglio-interno 

di  Milano  ove  il  pelo  d'acqua  è  alto  m.   i,  5o  sopra  il  fondo. 


Lunghezza 
in  metri 


5395 
i83a 
1906 
4484 
3i36 
1645 
2896 
s53o 
3354 
3554 
78  1  o 
i3ao 
1654 
3496 
4o3a 


1000 
i38 


Pendenza 

del  pelo 

d'  acqua 

vi  millesimi 

di  metro 


834a 

1  565 

a345 

3^27 

63a 

455 

a  748 

2801 

3750 

4>  5a 

2886 

178 

248 

661 

4^a 


ja 


267 
Prospetto  delle  declività  del  fondo  del  canale  e  de' salti  dei  sostegni 

del  Naviglio  di  Bereguardo. 


Dalla  Briglia  sotto  il  Ponte  di  Castelletto  alla  soglia  delle  por- 
tine del  1."  sostegno  del  Naviglio  di  .Bereguardo  detta  la  Conca 
del   Dazio  vi   è   d'  acclività  m.    o,  349         •  . 

Sostegno  detto  la  Conca  del  Dazio  colle  portine  alte  in.  1,40 

Dalla    soglia    dei    portoni     della    Conca    del    Dazio    alla    soglia 

delle   portine   del  sostegno  dei   Bàrd;ni     . 

Sostegno  detto   Conca  dei   Bàrdiui 
Dal   sostegno  detto   dei   Bàrdini  al   sostegno  di  Bngo  • 

Sostegno  di   Bugo  ...... 

Dal   sostegno  di   Bngo   al   sostegno   di   Morimondo 

Sostegno   di    Morimondo  • 

Dal  sostegno  di   Morimondo  al  sostegno  di  Coronate 

Sostegno   di   Coronate   .  ..... 

Dal   sostegno  di   Coronate   al  sostegno  di  Bastano 

Sosteguo  di   Basiano      ...... 

Dal  sostegno    di   Basiano   al   sostegno  di   Fallavecchia 

Sostegno  di   Fallavecchia         ..... 
Dal   sostegno  di   Fallavecchia   al    sostegno  della  Riviera 

Sostegno   della  Riviera  ...... 

Dal  sostegno   della  Riviera   ai   sostegni  accollati  dell'Inferno 

Sostegni   accollati  dell'  Interno       .... 
Dai  sostegni   dell'  Interno  al   sostegno  della   Motta      . 

Sostegno  della  Motta.    ...... 

Dal   sostegno  della   Motta   al   sostegno  della  Zelada     . 

Sostegno  della  Zelada   ...... 

Dal  sostegno  della  Zelada  al  termiue  del  naviglio   sulla  Piazza  di 
Bereguardo     .  .        * 


ì   Declività 
Lunghezza  j  del  Jondo, 
in   metri     !  e  salti  dei 
e  centimetri      sostegni 

\inmct  e  mill. 


iS  18,00 
33,oo 

1 140,00 

34,00 
108^00 

3i,oo 
i65"2,,oo 

27,00 
1704,50 

33,oo 
1592, 5o 

3a,,oo 
1426,00 

32,00 

900,00 

3a,oo 
2273,00 

61, 3o 
1845,00 

3a,oo 
1682,00 

36, 5o 

1596,00 


i,95o 

o,  1 6 1 
1,187 
0,076 
a,o38 
o,3o2 
i,9i5 
0,370 
3,14.1 
0,399 
2,3oo 
0,122 
i,o3o 
0,453 

M'79 
o,35 1 

2,412 

0,595 

2,  166 
0,252 

i,6oa 
0,673 


36 


268 


Prospetto  delle  dimensioni  del  Canale  di  Pavia. 


Denominazione  dei  tronchi  e  sostegni 


Dal  Ponte  del  Trofeo  fuori  di  P.  Ticinese,  ove 
ha  origine  questo  canale  che  si  dirama  dal  Na- 
viglio Grande  ,  al  suo  primo  sostegno  detto  la 
Conchetta  ,  che  ha  le  portine  alte    m.    i,  80  . 

Dal  sostegno  della  Conchetta  al  sostegno  al 
Laml.ro  ...••• 

Dal  detto    sostegno  al   Lambro     al    sostegno    d 
Rozzano  ....•• 

Dal  detto  sostegno  a   quello  di  Moirago     . 

Dal  sostegno  di  Moirago  al  Ponte  di  Binasco 
Dal   detto  Ponte   al  sostegno     di     Casarile 

Dal   sostegno  di   Casarile    al   sostegno  di  Nivolto 

Dal  detto  sostegno    di    Nivolto    al    sostegno    d 
Torre  del    Mangano  .... 

Dal    detto    sostegno   alla  Torre    del   Mangano  a 
sostegno  detto  del  Cassinino 

Dal  detto  sostegno  del  Cassinino  al  sostegno  d 
Porta  Stoppa  alla  mura  di  Pavia 

Dal  sostegno  di  Porta  Stoppa  ai  sostegni  accollati 
detti  al  baluardo   della   Botanica       .  . 

Dai  detti  sostegni  alla  Botanica  ai  sostegni  ac 
collari  di  Porta   Cremona         .  .  , 

Dai  detti  sostegni  di  Porta  Cremona  all'  ultimo 
sostegno  presso  il  fiume   Ticino        . 

Dall'  ultimo  sostegno  alla  sponda  del   fiume 
Ticino     ....... 


Larghez- 
Lunghezza  I    za   s  >l 
in  metri         fondo 
e  centimetri,  in  metri 
e   ventim. 


774,00 

22,2,2,80 

5487,00 
1444,00 
45tio,uo  , 
i933,5o  |i 
3664,50 

3709,00 

3aio,oo 

442,0,00 

888,00 

344>°° 

5Ó7,ao 
120.00 


10,71 
10,71 

10,71 

10,71 

10,71 
10,71 

10,80 

10,80 

10,80 

12,00 

28,00 

28,00 

2O,O0 


OOO 
600 

912 

402 

773 
400 

4l.3 

470 

491 

OOO 

000 

000 

000 


1,856 

4,65a 

3,6oo 
1,700 

4.800 

3,5oo 

4,400 

4,800 

4,400 

3,8oo 
3,8oo 
3,8oo 
3,8oo 

3,3oo 


MEMORIA 

sul  metodo  tenuto  nella  condotta  delle  opere  del  Canale  di  Pavia 

e  specialmente  nella  fabbrica  dell'  ultimo  suo  sostegno 

presso  il  Jìume  Ticino. 

Stabilita  dal  Governo  nel  conto  preventivo  la  somma  disponibile  per 
l'esercizio  de' lavori  dell'annata,  si  allestivano  i  progetti  di  dettaglio  delle 
singole  opere  da  eseguirsi,  la  spesa  delle  quali  pareggiasse  verosimilmen- 
te la   somma  posta   a   disposizione   dal    Governo. 

L' Ingeguere  incaricato  della  redazione  de' progetti  faceva  piantare  sulla 
linea  del  tronco  di  canale  da  aprirsi  ,  su  cui  cadeva  1'  opera  ,  de'  picchetti 
o  piccoli  pali  tutti  fra  loro  distanti  cento  metri.  Questi  picchetti  riferiti 
alla  pianta  e  profilo  erano  chiamati  divisione  zero,  divisione  i.%  2.%  3.1  ec. , 
per  modo  che  il  numero  delle  divisioni  centuplicato  indicava  speditamente 
sul  terreno  la  distanza  di  un  punto  qualunque  da  un  altro.  All'  oggetto 
che  tali  picchetti  fossero  piantati  sopra  la  linea  fissata  ,  si  innalzavano  a 
certe  distanze,  ed  in  ispecie  ove  il  canale  deviava  dalla  linea  retta ,  delle 
antenne  ,  di  un'  altezza  maggiore  di  sei  metri  ,  le  quali  segnavano  la  linea 
direttrice  del  canale,  od  il  concorso  delle  due  tangenti  quando  erano  si- 
tuate sopra  una  qualche  svolta  del  canale   medesimo. 

Ove  poi  si  dovevano  erigere  sostegni,  ponti  od  altri  edifici  importanti 
attraverso  ed  anche  lungo  il  canale*  si  piantavano  i  così  detti  capi-saldi. 
Questi  erano  formati  con  pezzi  di  grauito  in  testa  quadrati,  di  lato  met.  o,  i5, 
alti  met.  o,  60,  piantati  con  muro  in  calce,  e  ciascun  capo-saldo  era  distinto 
con  un  numero  progressivo.  Per  evitare  il  disordine  che  tali  capi-saldi  fos- 
sero smossi  dalla  precisa  loro  situazione  nel  tempo  in  cui  si  eseguivano  i 
lavori,  si  aveva  la  cura  di  situarli  in  quella  località  in  cui  vi  era  la  cer- 
tezza che  non  dovesse  seguire  alcuna  alterazione.  Furono  quindi  la  maggior 
parte    di  essi  piantati    sul    marciapiede  della    strada    postale    più  vicino  al 


270 
canale.    Questi    capi-saldi    evano    più    alti    del    piano    de' marciapiedi    per 
met.   o,  o5. 

Tracciata  la  linea  con  picchetti  ,  resa  visibile  a  grandi  distanze  con 
opportune  antenne  e  fissati  i  capi-saldi»  l'Ingegnere  rilevava  una  pianta 
della  località  particolare,  abbastanza  in  grande,  e  procedeva  alla  parziale 
livellazione  del  tronco  di  canale  da  escavarsi  marcandovi  la  sommità  di 
tutti  i  picchetti ,  iL  piano  superiore  de'  capi-saldi ,  e  tutti  quegli  altri 
punti  di  livello  che  potevano  interessare  la  ruù  chiara  esposizione  del 
progetto-  Era  dover  preciso  dell'Ingegnere  in  questa  circostanza  di  rilevare 
l'orizzonte  della  vicina  strada  postale,  de' terreni  e  canali  attigui  sì  di  scolo  che 
d'irrigazione,  segnando  di  essi  i  peli  d'  acqua  ^ordinari ,  marcando  altresì 
se  portavano  piena ,  ed  a  qual  livello  esse  giungevano.  Nei  luoghi  ove- 
esistevano  i  picchetti,  ossia  a  ciascuna  divisione,  l'Ingegnere  rilevava  una 
sezione  ortogonale  alla  direzione  del  canale ,  la  quale  si  estendeva  alla 
vicina  strada  postale  ed  ai  canali  laterali.  Anche  in  ciascuna  di  queste  se- 
zioni era  segnato  il  livello  di  uno  dei  nominati  picchetti  per  essere  le- 
gato colla  livellazione  longitudinale.  Ta)i  sezioni  erano  rilevate  in  tutti 
que'  luoghi    ove   le   circostanze   de'  terreni   e   degli   edifici    lo    consigliavano. 

Finalmente  il  Direttore  de' lavori  del  cauale  ,  premesso  l'esame  della 
pianta,  profili  e  sezioni  del  tratto  su  cui  cadeva  l'opera,  e  visitala  la 
località  in  compagnia  dell'  Ingegnere  incaricato  della  redazione  del  pro- 
getto ,,  determinava  la  situazione  e  le  dimensioni  degli  edifici  sulle  tracce 
del  progetto  di  massima  della  stessa  tratta  di  canale  già  stalo  dal  Go- 
verno  approvato. 

Terminalo  il  progetto  di  dettaglio  di  un  tronco  di  cauale,  di  un  sostegno, 
di  imo  o  più.  altri  edifici ,  il  Direttore  de'  lavori  lo  presentava  all'  esame- 
delia  Direzione  generale  delle  acque  e  slrade  ,  la  quale  lo  rimetteva  ad  uno 
degli  Ispettori  generali.  Questi  lo  vedeva  in  tutte  le  sue  parti,  indi  col 
proorio  parere  lo  ritornava  alla  Direzione  medesima.  Se  il  progetto  era  di 
piccola  entità,  e  se  nou  ammetteva  in  arto  alcun  riflesso,  iì  Direttore  ge- 
nerale delle  acque  e  strade  ne  ordinava  l'esecuzione.  Quando  poi  il  pro- 
getto meritava  in  arte  qualche  esame ,  era  letto  nelle  solite  adunanze  del 
Consiglio  degli  Ispettori  generali,  i  quali,  dopo  di  aver  sentito  il  rapporto 
dell'Ispettore  relatore,  facevano  sul  piogeno  presentato  tulle  quelle  osser- 
vazioni  che   giudicavano   opportune  ,  indi  o  si   approvava  il  progetto,  o   si 


27* 
chiedevano  intorno  al  medesimo  degli  schiarimenti ,  oppure  si  suggerivano 
delle  modificazioni.  Modificato  ed  approvalo  il  progetto,  si  faceva  dal  Dì- 
rettore  generale  tosto  pubblicare  le  cedole  per  1'  asta  col  mezzo  delle  Pre- 
fetture Dipartimentali  o  delle  Delegazioni  Provinciali.  Agli  aspiranti  veniva 
comunicato  di  ciascun  progetto  la  descrizione  delle  opere  da  eseguirsi , 
ì  cosi  detti  capitoli,  il  prospetto  generale  indicante  le  diverse  qualità 
de' lavori  coli' importo  della  spesa  relativa  ,  e  le  tavole  de' disegni.  Ap- 
pallata l'opera  ne  era  avvertito  il  Direttore  de' lavori  del  canale,  a  cui 
incuinbeva  ài  dar  tosto  la  consegna  de' lavori  all'iutraprenditure  ,  e  di 
farne  sorvegliare  1'  esecuzione. 

Nel  progresso  delle  opere  appaltate  l'Ingegnere  destinato  alla  locale 
sorveglianza  presentava  una  tabella  settimanale  indicante  il  grado  d'  avan- 
zamento de' lavori.  Giunti  poi  questi  lavori  a  (ale  grado  da  poter  meritare 
il  pagamento  di  una  delle  rate  convenute  nel  contratto ,  lo  stesso  Inge- 
gnere rilasciava  all'appaltatore  il  relativo  certificato,  in  vista  del  quale  la 
Direzione  generale   ordinava   a   di   lui   favore  1'  analogo   pagamento. 

Ultimale  le  opere  di  un  appalto ,  la  Direzione  generale,  dietro  avviso 
avutone  dal  Direttore  dei  lavori,  ne  incaricava  della  così  detta  collaudazioue 
un  Ispettore  generale.  Eseguilo  quest'atto,  il  collaudatoré  nel  suo  rap- 
porto alla  Direzione  generale  approvando  i  lavori  presentava  un  bilancio 
delle  opere  fatte  lodevolmente  dagli  appallatoti  sì  in  più  che  iu  meno 
del  convenuto,  e  dietro  ciò  questi  conseguivano  anche  il  pagamento  del- 
l' ultima   rata   a   norma   del   loro   contralto. 

Parlando  ora  dell'opera  dell'ultimo  sostegno  al  Canale  di  Pavia,  la 
condotta  dei  lavori  vi  fu  notabile  tanto  per  la  difficoltà  di  stabilire  il 
fondamento  di  un  edificio  così  importante  a  met.  2,  i5  sotto  il  livello 
delle  massime  magre  conosciute  di  Ticino,  come  per  diverse  su?  partico- 
larità che  risguardano  1'  architettonica  dell'  arte  e  che  furono  motivo  di  al- 
cuni  esperimenti. 

Il  contratto  di  cottimo  per  l' esecuzione  di  quei  lavori  venne  stipulalo 
coli'  intraprenditore  Giuseppe  Rainella  nel  giorno  21  febbraio  1S18.  la 
tale  occasione  fu  convenuto  specialmente  di  far  eseguire  in  via  econo- 
mica e  per  cura  dell'  amministrazione  del  canale  tutti  i  lavori  di  quel- 
la fabbrica  che  rimarrebbero  inferiori  ad  un  piano  orizzontale  passante 
m.2.,  5o  sulla  sua  soglia  de' portoni.  Essendosi  obbligato  l'appaltatore  a  som- 


272 


ministrare  i  materiali  di  costruzione  0  di  servizio,  e  la  mano  d'opera 
occorrente,  venne  inoltre  fissato,  rispetto  ai  materiali  di  costruzione,  il  prezzo 
di  mìa  perizia  ribassato  del  2  per  100,  e  riguardo  ai  materiali  di  ser- 
vizio ed  alla  mano  d'  opera  fu  stabilito  di  attenersi  all'  effettivo  loro  im- 
porlo  debitamente  giustificato  in   fine   dei  lavori. 

Prima  di  por  mano  all'esecuzione  della  fabbrica  si  è  redatto  un  piano 
discipliuare  che  conteneva  le  opportune  istruzioni  per  norma  e  dell'appal- 
tatore e  degli  Ingegneri  incaricati  di  dirigere  i  lavori  ;  come  pure  si  sono 
fatti  gli  opportuni  scandagli  del  terreno  coli'  uso  della  trivella  galica  per  la 
scelta  del  fondo  più.  sodo  nelle  Vicinanze  dello  spazio  designato  iu  pro- 
getto per  il  collocamento  della  fabbrica.  ]Nel  giorno  g  aprile  di  detto  anno 
181 8  ebbero  poi  principio  i  travagli  diretti  a  preparare  lo  scavo  per  la 
fondazione  dell'edifìcio.  Essi  però  vennero  successivamente  interrotti  ed 
anche  sospesi  per  mesi  interi  in  causa  degli  alzamenti  delle  acque  di  Ti- 
cino che  si  sono  verificati  in  quell'  anno  ad  una  misura  maggiore  del- 
l'ordinario. 

Quando  vi  si  trovò  prodotta  alquanto  la  manuale  escavazione  ,  venne 
eretto  con  tutta  la  cura  il  solito  cassone  per  isolare  dal  terreno  circonvi- 
cino quella  parte  destinata  alla  fondazione  dell'  edificio.  Formato  di  seguito  un 
ponte  di  servizio  sopra  1'  area  circondata  dal  cassone  si  è  potuto  attivare  in 
questo  l'operazione  dello  scavo  in  acqua  per  arrivare  al  piano  più  basso  della 
fondazione.  Tale  scavo  iu  acqua  venne  eseguito  coli'  uso  de'  così  detti 
badiloni.  Portata  che  fu  l' escavazione  al  piano  stabilito  in  progetto  ,  si  è 
passato  a  scandagliare  il  letto  della  fondazione,  ed  a  ridurlo  ad  un  sol 
piano  orizzontale.  A  ciò  tennero  dietro  diversi  preventivi  esperimenti  per 
assicurarsi  del  grado  di  sodezza  del  suolo  di  fondazione,  onde  potervi  pro- 
porzionare la  palafitta.  Indi  auche  tale  importante  operazione  venne  in- 
trapresa sopra  il  letto  della  fondazione  con  colonne  lunghe  niet.  5  e  grosse 
met.  o,  55 ,  le  quali  vennero  distribuite  a  discreta  distanza  fra  di  loro  e 
conficcate  nel  terreno  coli'  uso  de'  martini-a-vento  e  delle  contromazze 
sino  al  così  detto  rifiuto.  Contemporaneamente  si  è  pensato  a  disporre 
sul  luogo  de'  lavori  i  mezzi  necessari  per  eseguire  gli  opportuni  asciuga- 
menti nello  spazio  cinto  dal  cassone.  À  quest'oggetto  non  si  sarebbe 
potuto  approfittare  della  corrente  del  Ticino  come  motore,  se  non  po- 
nendo in  attività  un  meccanismo  esteso  fuor  di  misura  per  arrivare  al  fi- 


2,3 

Ione  del  fiume  in  tempo  di  acque  basse.  D'altronde  in  mancanza  d'una 
macchiua-a-vaporc  sarebbero  riusciti  iusuffìcienti  ali'  uopo  le  altre  ordinarie 
macchine  mosse  soltanto  dalle  forze  animali.  Era  pertanto  necessario  un 
ripiego  per  avere  un  motore  efficace  e  costante,  ed  è  appunto  questo  ripiego 
che  si  è  ritrovato  nell'acqua  del  cauale  in  costruzione.  Avendone  dira- 
mato superiormente  un  sufficiente  volume  ,  e  condotto  in  apposito  canale 
sino  in  vicinanza  del  cassone  dell'  edificio  ,  con  un'  immediata  caduta 
all'estremità  di  questo  canale  si  e  fatto  servire  la  medesima  acqua 
corrente  di  valevole  motore.  L'  apparecchio  meccanico  usato  per  la 
comunicazione  del  molo  era  al  tempo  stesso  semplice  ed  adattato  alle 
circostanze  del  caso  :  cioè  consisteva  in  una  gran  ruota  a  palmette  di 
met.  6  di  diametro,  immersa  in  parte  nell'acqua  corrente,  e  collegata  con 
un'  altra  gran  ruota  a  cassette  di  diametro  met.  5  ,  5o  appostata  nell'in- 
terno del  cassone.  Questa  macchina  produceva  1'  effetto  utile  di  sollevare 
circa  4  uiet.  cub.  d'acqua  per  ogui  minuto  primo  e  di  asciugare  quello 
spazio   siuo   al   piano   infimo   della  fondazione. 

Mentre  veniva  avanzata  l'operazione  della  palificata  ,  oltre  a  questi  pre- 
parativi ,  si  è  atteso  anche  ad  eseguire  diverse  esperienze  per  la  forma- 
zione del  mastice  o  bitume  più  conveniente  da  sottoporsi  al  fondamento 
in  muro  dell'edificio.  Le  materie  del  bitume  conosciute  per  le  più  idonee 
essendo  la  calce  piacentina,  la  pozzolana,  i  mattoni  frantumati,  e  simili, 
vennero  provvedute  e  trasportate  per  acqua  sul  Po  e  sul  Ticino  ,  o  sul 
nuovo  canale  fino  a  Pavia  presso  il  luogo  de' lavori;  ma  la  proporzione 
dei  componenti  che  valesse  a  formarne  una  buona  mistura  pel  caso  con- 
creto  non  si  conosceva  ancora  con   sufficiente  certezza. 

Ora  la  prima  delle  misture  esperimeutate  in  quest'occasione  sopra  un 
tutto  di  parli  19  ne  conteneva  cinque  di  calce,  cinque  di  sabbia,  cinque 
di  ghiaia ,  tre  di  pozzolana  ed  una  di  mattoni  frantumati.  Una  seconda 
mistura  invece  sopra  parti  25  ne  conteneva  5  di  ciascuno  dei  suddetti 
ingredienti.  Un  terzo  composto  rilevante  in  solidità  un  quinto  di  metro  cubo 
era  formato  di  dieci  parti,  quattro  delle  quali  di  calce,  tre  di  pozzolana  e 
tre  di  ghiaia  ,  sabbia  e  mattoni  frantumati.  Di  peso  poi  gli  ingredienti  di 
quest'ultimo  composto  erano  kilogr.  72  di  pozzolana,  g4  fra  ghiaia  e 
mattoni,  e  ii5  di  calce  Lasciate  riposare  sott'acqua  per  20  giorni  le 
ire  accennate  qualità  di  mastice  ,  e  fatta  la  prova  di  staccarne   un    pèzzo 


274 

di  ciascuna,  si  è  ritrovato  che  avevano  tutte  già  formata  una  discreta  pre- 
sa ed  acquistata  uua  rispettabile  solidità  senza  una  notabile  differenza 
dall'  una  all'  altra.  Successivamente  si  è  eseguito  anche  un  quarto  e- 
sneiimento  dello  stesso  genere  nel  modo  seguente.  Preparata  una  cassa  di 
due  metri  superficiali,  e  di  met.  0,70  d'altezza,  si  è  immersa  sott'ac- 
qua nello  spazio  della  fabbrica.  Poscia  si  fece  operare  la~Tuota  a  cassette 
per  ottenere  qualche  effetto  di  asciugamento,  affinchè  l'acqua  nell'in- 
terno del  bacino  andasse  rimovendosi  precisamente  come  doveva  avvenire 
all'occasione  dei  lavori  durante  l'operazione  di  fondare  il  bitume  sott'ac- 
qua. In  disparte  si  predisposero  un  ammasso  di  mattoni  frantumati  ed 
ini  altro  ammasso  di  cemento  fatto  con  pozzulaua  ,  calce  e  sabbia  nella 
proporzione  di  due  parti  di  calce  in  pasta ,  una  di  pozzolana  ed  una  di 
sabbia.  Quindi  si  è  fatto  calare  nella  cassa  uno  strato  di  bitume  d' al- 
tezza non  minore  di  met.  o  ,  60  versandovi  separatamente  il  detto  cemen- 
to ed  i  mattoni  frantumati  ,  e  poi  facendo  battere  e  frammischiare  sott'ac- 
qua il  primo  coi  secondi  come  si  suol  praticare  nella  formazione  del  bi- 
tume ordinario.  Le  dosi  si  unirono  per  modo  in  tale  esperimento  che 
vi  entrassero  prossimamente  tre  parti  di  cemento  ed  una  parte  di  mattoni 
frantumati.  Eseguito  cosi  il  bitume  del  quarto  esperimento,  si  è  lasciato 
riposale  per  i5  giorni  circa  sott'acqua,  e  in  questo  solo  frattempo  vi  ha 
acquistato  un  grado  di  consistenza  maggiore  di  quelli  ottenuti  negli  ante- 
riori esperimenti,  per  cui  fu  decisa  la  convenienza  di  dare  la  preferenza 
alla  quarta  delle  accennate  misture.  Tale  mistura  ,  di  27  parti  eguali  in 
volume,  più  precisamente  ne  conteneva  5  di  pozzolana,  5  di  sabbia,  io 
di  calce  e   7   di  mattoni  frantumati. 

Condotta  a  termine  l' operazione  suddetta  della  palificata  ,  fu  necessa- 
rio di  scandagliare  di  nuovo  tutto  il  letto  della  fondazione  della  fab- 
brica per  rimetterlo  collo  spurgo  al  piano  stabilito  in  progetto  ,  e 
per  tagliare  le  teste  delle  colonne  di  palafitta  colle  opportune  seghe 
per  modo  che  sott'  acqua  riuscissero  tutte  egualmente  rilevale  di  circa 
met.  o ,  2  sopra  il  piano  di  fondazione.  Ciò  fatto  ,  si  trattava  di  inco- 
minciare l'altra  operazione  di  fondare  il  bitume  sotto  l'intera  fabbrica, 
ed  a  questo  riguardo  il  pezzo  di  bitume  già  fondato  sott'  acqua  in  oc- 
casione del  più  felice  esperimento  aveva  dimostrato  abbastanza,  che  la 
effettiva    fondazione    di    tutto   il    bitume  si  poteva  con  comodità   eseguire 


2^5 


anche  lasciando  l'acqua  nel  cassone  in  altezza  di  circa  un  metro  so- 
pra il  piano  della  palificata.  Tutta  adunque  la  difficoltà  della  bituma- 
zione si  riduceva  a  portare  ed  a  mantenere  il  pelo  d' acqua  nel  cassone 
soltanto  a  un  tal  livello  di  depressione  ,  e  non  già  al  piano  infimo  della 
fondazione;  ma  usando  di  tutti  i  mezzi  preparati  e  disponibili  per  otte- 
nere I  intento  ,  bisognava  però  sempre  aver  riguardo  alla  circostanza  che 
abbassandosi  il  pelo  d' acqua  nel  cassone  sino  a  uu  certo  livello  ,  vi  si 
cagionava,  per  troppo  grande  differenza  di  pressione  dell'  acqua  circostante, 
un  prodotto  di  uuove  acque  sorgenti  maggiore  della  quantità  che  se  ne 
innalzava   colla  macchina  d' asciugamento. 

Intrapresa  poi  realmente  la  fondazione  del  bitume  sott'acqua  per  la 
fabbrica  di  quel  sostegno,  in  giorni  iq  venne  essa  compita  col  portare 
il  bitume  all'altezza  uniforme  di  met.  o,  g  sopra  l'infimo  piano  dell' e- 
scavazione  e  colf  estenderlo  a  tutta  la  platea  della  fabbrica.  Quando  però 
fu  appena  ultimata  la  fondazione  del  bitume,  si  è  rimesso  stabilmente  l'ac- 
qua nel  cassone  dell'edificio  sino  al  livello  dell'  acqua  circostante  ,  onde 
evitare  ogni  sforzo  delle  sorgenti  dal  basso  all'alto  contro  il  bitume  stesso, 
e  lasciarlo   cosi  consolidare  per  qualche  tempo. 

A  questo  punto  l' occupazione  principale  della  Direzione  dei  lavori 
fu  quella  di  pensare  alla  scelta  ed  alla  preparazione  dei  materiali  di  co- 
struzione. I  materiali  che  richiedevano  maggiori  cure  erano  le  pietre  da 
taglio  prescritte  pel  rivestimento  dell'  edificio  di  sostegno.  Ma  per  una 
tal  sorta  di  fabbrica  era  già  stato  riconosciuto  utile  il  sostituire  al  ceppo 
di  Trezzo  sull'  Adda  (i)  il  marmo  di  Vareuna  sul  Lago  di  Como. 
La  convenienza  di  una  tale  sostituzione  era  appoggiata  segnatamente 
al  buon  uso  che  si  fa  in  paese  di  quel  marmo  per  vari  altri  la- 
vori, non  esclusi  quelli  in  acqua,  ed  inoltre  alla  durezza,  peso,  suscet- 
tibilità di  esatto  lavoro ,  resistenza  al  gelo  e  alle  altre  intemperie  del- 
le stagioni.  Gli  esperimenti  appositameutc  eseguiti  in  tale  circostanza  di- 
notarono che  il  marmo  di  Yarenna  gode  realmente  di  tutte  queste  pro- 
prietà in  più  aho  grado  del  ceppo  di  Trezzo,  meuo  quella  di  essere  fa- 
cile al  lavoro.  11  prezzo  della  prima  di  queste  pietre  fu  calcolato  di  poco 
maggiore    di  quello   della  seconda  considerato  a    fin    d' opera.    11    marmo 

(i)  Questo  ceppo  o  chieppo  è  una  specie  «li  pudinga. 

37 


276 
di  Varenna  poi  la  vinceva  in  certo  modo  anche  sul  granito  per  la  con- 
siderazione ,  che  quest'  ultima  pietra,  tanto  usata  nel  Milanese,  cavasi  sulla 
sponda  Novarese  del  Lago  Maggiore,  che  appartiene  di  presente  ad  un 
altro  Stato,  e  che  perciò  estendendo  l'uso  del  marmo  di  Varenna  in  di- 
minuzione di  quello  del  granito,  si  veniva  a  favorire  l'industria  partico- 
lare dello  Stato.  Nella  stessa  occasione  invece  del  marmo  di  Varen- 
na ,  del  ceppo  di  Trezzo  e  del  granito  di  Baveno  dagli  in  traprenditori 
si  è  anche  offerto  di  somministrare  per  gli  usi  stessi  ed  allo  stesso  prezzo 
il  granito  di  Riva  di  Chiavenna.  Questa  pietra  all'esperimento  fu  pure  tro- 
vata dura  ed  opportuna  all'uopo  quantunque  meno  pesante  di  quella  di 
Varenna,  e  meno  facile  a  lavorarsi  del  grauito  di  Baveno  ;  ma  essendosi 
lasciato  all'  atto  dei  lavori  la  libertà  agli  appaltatori  di  scegliere  a  piaci- 
mento fra  le  pietre  accennate  quella  da  sostituirsi  al  ceppo  di  Trezzo  ,  il 
marmo  di  Varenna  venne  definitivamente  preferito  alle  altre ,  ed  il  gra- 
nito di  Baveuo  fu  riservato  ancora  a'  suoi  usi  nelle  parli  più  gelose  e 
delicate   della  fabbrica. 

Radunati  pertanto  sul  luogo  tutti  i  materiali  per  la  fabbrica  dell'ul- 
timo sostegno  del  Canale  di  Pavia,  divenuto  abbastanza  consistente  il  suo 
bitume  di  fondazione  ,  ed  apparecchiata  ogni  altra  cosa  per  la  sollecita 
continuazione  dell'  edificio  ,  si  è  riattivata  la  macchina  d'  asciugamento  , 
colla  quale  si  è  potuto  rendere  in  perfetto  asciutto  il  dorso  del  bitume 
stesso,  e  mantenerlo  tale  finche  lo  stato  d'acque  del  Ticino  continuava 
ad  essere  basso.  La  costruzione  del  primo  strato  di  muro  sopra  il  bitu- 
me si  è  quindi  intrapresa,  ma  per  proseguire  questa  parte  del  travaglio 
all'  asciutto  si  è  dovuto  sospenderla  varie  volte  in  causa  degli  alzamenti 
del  pelo  d'acqua  di  Ticino  ;  anzi  non  si  è  arrivati  se  non  dopo  alcuni 
mesi  di  lavori  interrotti  ad  ultimarla  per  mezzo  del  miglior  uso  della 
suddetta  grande  macchina  d' asciugamento ,  cui  sono  state  aggiunte  ed 
anche  usate  per  qualche  tempo  diverse  altre  minori  macchine  mosse  da- 
gli uomini,  come  i  valli,  le  trombe  ordinarie,  i  chapclet ,  ed  il  cono 
idraulico  del  sig.  Locatelli  (1).  Arrecando  però  tali  macchine  mosse  dagli 
uomini    poco  o  nessun  reale  sussidi^  a  quella  succenuata  mossa- dall'acqua,  e 

(1)   Qnesio  nou  è  altro  che  una   vite  d'Archimede    ravvolta  sopra  un'  asse  di  figura  conica 
invece,  di  cilindrica. 


277 


«oo  avendo  lardato  molto   ad  essere  guaste   nel  loro  giuoco,  furono    esse 
poste  fuori  d' uso  in  breve  tempo. 

Compito  in  tal  maniera  il  primo  strato  di  muro  di  fondazione  della 
fabbrica,  si  è  potuto  dare  principio  al  secondo,  e  successivamente  agli 
altri  ,  fincbè  1'  erezione  intera  dei  fondamenti  e  dell'  esteriore  della  fab- 
brica restando  ad  un  piano  superiore  al  livello  del  pelo  d'  acqua  di 
Ticino  in  magra,  non  era  più  che  un  ordinario  lavoro,  il  quale  venue 
ultimato  in  capo  ad  alcuni  mesi.  Per  la  metà  poi  d' agosto  dello  scorso 
anno  1819  l'ultimo  sostegno  del  Canale  di  Pavia  si  trovava  già  in  attua- 
lità di  servizio  per  gli  usi  della  navigazione  ,  ed  erano  condotti  a  termine 
anche  gli  esperimenti  diretti  nell'  occasione  di  quei  lavori  a  determinare  il 
peso  dei  materiali  di  fabbrica,  esperimenti  che  hanno  dato  il  seguente  risultato. 

Peso  di  uu  metro  cubo  di  acqua   dolce     ....  kilogr.  1000.     00 

Acqua   del   Ticino * »  IO  il.      4° 

Granito   rosso   di   Baveno »  2602.   269 

Granito  biauco   del  Lago  Maggiore »  2656.  587 

Granito  bianco  della  Riva    di  Chiavenna    ,....»  2624.  287 

Marmo   nero   di  Varenna »  2722.  322 

Beola  del  Lago  Maggiore .  »  261 5.  890 

Pietra  di  Mapello »  2632.   087 

Chieppo  di  grana  fina  misto  di  qualche  ciottolo      .      .  »  23o3.   571 

Muro  vecchio  di  mattoni  in  calce »  1753.  85o 

Mattoni  n.   336  costituenti  un   metro  cubo  in  volume   .  »  1410.  008 

Mattoni    frantumati »  97 5.   680 

Sabbia  viva »  1404.  080 

Ghiaia  gradizzata »  1689.  680 

Ghiaia  naturale »  i665.  840 

Pozzolana  di  Roma »  i23i.  52o 

Terra   sabbìoniccia »  i338.  640 

Bitume  di  cemento »  1796.   720 

Calce  nostrale  cotta  e  non  bagnata,  di   Gera  d'Adda  .  »  11 72.  080 

Calce  della  Trebbia  presso  Piacenza  (1) »  1237.  520 

(iì  Le  prime  dieci  gravità    specifiche  sono    state    esattamente  scandagliate  con  una  bilancia 
idrostatica,  le  altre  con  una  buona  bilancia  ordinaria, 


27a 

Avendo  indicato  superiormente  il  metodo  di  fondazione  usato  alla  fab- 
brica dell'ultimo  sostegno  del  Canale  di  Pavia  presso  lo  sbocco  iu  Ticino* 
si  potrebbe  credere  che  lo  stesso  dovesse  usarsi  anche  nella  eostruzione 
delle  opere  in  acqua,  progettate  e  fin' ora  ineseguite  in  vicinanza  a  quel 
sostegno  per  la  sistemazione  dello  sbocco  del  canale  ;  ma  noi  qui  ag- 
giungeremo che  in  ciò  trattandosi  di  lavori  in  acqua  che  hanno  il  fonda- 
mento soltanto  a  m.  i,  83  sotto  il  livello  delle  massime  magre  di  Tici- 
no ,  e  che  inoltre  non  richiedono  la  stabilità  di  un  sostegno,  si  è  invece 
prescritto  1'  altro  metodo  già  usato  nel  Milanese  con  felice  esito  ed  anche 
sullo  stesso  fiume  (i),  che  consiste  nel  predisporre  col  mezzo  de'  badi- 
loni la  scavazione  de  fondamenti ,  nel  farne  la  palificazione  coli'  uso  delle 
contromazze  ,  nell'  alzare  sui  labbri  dell'  escavazione  le  sponde  di  un  casse- 
ro o  cassone  assicurato  a  fila  di  colonne,  e  nel  riempirlo  con  mastice 
o  bitume  di  muro  in  calce  dall'estremo  piano  della  fondazione  fino  al  li- 
vello delle  acque  magre  di  Ticino.  In  questa  maniera  si  eviterà  allo 
sbocco  del  canale  ogni  spesa  d' asciugamento  ,  che  altrimenti  sarebbe  con- 
siderabile atteso  la  natura  del  fiume  e  le  altre   circostanze  del  caso. 

(i)  Iu  occasione  del  rìstauro  della  chiusa  di  derivazione  del  Naviglio  Grande,  vedi  pag,  aos* 


3  79 


PROSPETTO 


delle  opere  del  Canale  di  Pavia  col  dettaglio  della  spesa  incontrata 

nella  loro  costruzione, 


Sostegni  esistenti  sul  Canale  di  Pavia, 


i.  Sostegno  della  Couchetta        .  . 

a    Sostegno  al  Lambro     .  .  r 

3.  Sostegno  di  Rozzano-.  .  , 

4.  Sostegno  di   Moirago    .  ►  , 

5.  Sostegno   di  Castrile    .  .  , 

6.  Sostegno  di  Nivolto      .  . 

7.  Sostegno  della  Torre  del  Mangano 
Sostegno   del    Cassi  ni  no  .  . 
Sostegno   di   Pcwta  Stoppa   a   Pavia 
Sostegni  binati  ossiano    accollati    dell 

Botanica        ...... 

Sostegni  accollati   di  Porta  Cremona 
ia.    Ultimo  sostegno  presso  Ticino    . 


Somma  totale  lir. 


3  SO 


Botti  ossiano  tombe  piane  ed  a  sifone  e  ponti-canali 
per  le  acque  sottopassanti  il  Canale  di  Pavia, 


Denominazione 
dei  condotti  d"  acqua 


Fra  il  primo  e  secondo  sostegno 

ì.  Fontanile  Fnoppa  Regina 
a.    Roggia  Triulzi. 

3.  Adacquatrice  Belgiojoso     .  . 

4»   Colatore  Belgiojoso             .  . 

5.  Lambro    meridionale   (  per  ogni 

arcg  )                 .          .  ., 


Fra  il  secondo  e  terzo  sostegno, 
6.   Lambretto  (  per  ogni  luce  ) 


7.  Adacquatrice  Barinett» 

8.  Cavo  Paìmero  . 

9.  Cavo  de'  Prati  Basraetto 
io.  Roggia  Carleschina  . 
11.  Roggia  Vernese  . 
ia.  Naviglietto  Taverna. 
i3.  Adacquatrice  Mellerio 
i4-  Roggia  Gerbona  . 
T5-  Naviglietto  di  Cassino 

16.  Roggia  della  Pila       > 

17.  Cavo   Gibardino         , 
i3.  Roggia  Brianzona      . 
ig.  Roggia  Bartolomea    . 
30.  Cavetto  di  Toleinasco 
ar.  Roggia  Coria     . 

aa.  Roggia    Saronna  . 

a3.  Roggia  Bossi    .         . 


Fra  il  terzo  «  quarto  sostegno. 


a4»  Cavo  di  Vione 
a5.  Cavo  di  Belgiojoso 
a6.  Colatore  Ornella 
a.*}.  Cavone  Borromeo 

38.  Roggia  Piletta  . 

39.  Roggia  vecchia    al  Bissone 


0,70 
0,60 


7,ao 


3,6o 

1,0  5 
1,20 
i,5o 
1,70 
i,o5 

o,75 
0,90 
3,oo 
0,90 
x,5o 
3,00 
3,00 

M° 
4576 
1,4.9 
3,64 


a,5o 
a,5o 
1,00 
5,ao 
a,5o 

4,iS 


0,60 
0,60 

3,3o 


1,70 

0,90 
1,00 
1,20 
1,19 

o,75 
1,34 
o;75 
0,90 
i,5o 
0,90 
i,5o 

1,00 

1,40 
1,30 
a,38 
1,64 
1,29 


34,931. 

7,090. 

i,3oo. 

5,900. 
i5,55o. 

4,280. 
11,880. 

6,a6o. 

7,538. 
ìo,83o, 

6,441. 

31,640. 

1 3,ooo. 

7,838. 
i3,788 

i4j3oo 


n  ,     i  Queste  due  tombe  antiche 

i,8 1  a.  4a  ;  e 

co,     o     \     sono  piane  e iurono  so- 

■  /     lamente  restaurate. 

3,o6o.  00  Tomba  piana. 

3,ooo.  00  idem. 

17,988.  73  Ponte-canale  antico  in  a 
archi ,  che  fu  solo  re> 
staurato  ed  allungato  per 
farlo  servire  all'  uopo. 

Tomba  a  sifone    in    due 

luci  o  gallerie. 

A  sifone  in  una  sola  gali. 

idem. 

idem. 

idem  in  due  gallerie. 

A  6i£one  in  una  sola  gali. 

idem. 

idem. 

idem. 

idem. 

idem. 

idem. 

idem  in  due  luci  o  gallerie 

idem  in  una  galleria 

Tomba  piana. 

Ponte-canale 

Tomba  piana. 

idem. 


00 
00 
00 
00 
00 
00 
00 
00 
00 
00 

00 

00 
00 
00 


li 


\  i4,3oo.  eo  \ 


j,ia  io,5oo.  00 

1,20  12,349.  00 

0,75  5,583.  00 

a, io  a  1,00 8.  00 

i,5o  10,100.   00 

a,io  I  n,588.  00 


A  sifone  in  una  galleria. 
idem, 
idem, 
idem, 
idem, 
idem. 


28* 


Denominazione 

Lun' 

ghezza 

i 

Al- 

Spesa 

tezza 

in  Ut 

Osservazioni. 

■e 

dei  condotti  (T  acque 

in 
metri 

in 

metri 

italiane 

3o. 

Cavo  Fossone    .... 

1,90 

i,3o 

8,226. 

00 

A  sifone  fa»  una  galleria. 

3i. 

Cavo  Marcione           . 

a,ao 

1,20 

7,640. 

00 

idem. 

3  a* 

Cavo   Ginetto    .          .          .          • 

1,60 

1,00 

6,oi5. 

00 

idem. 

33. 

Roggia  Refredda        .          . 

3,8o 

1,20 

14,613. 

00 

idem. 

Fra 

il  quarto  ed  il  quinto  sostegno. 

34 

Cavo  Socio  Gambarana     . 

1,80 

0,90 

8,741. 

00 

idem. 

35. 

Cavo  Ouizzè     .... 

l,5o 

0,80 

9,700. 

00 

idem. 

36. 

Roggia   Baroggietta    ... 

2,00 

1,10 

9,207. 

00 

idem. 

37. 

Fontanile    Ciosino      .          «           . 

i,5o 

0,90 

6,687. 

00 

idem. 

38. 

Fontanile  d'Adda       .          . 

3,oo 

i,3o 

9,945. 

00 

idem. 

39. 

Cavo  delle  Fontine  .          «          . 

1,00 

0,75 

8,400. 

00 

idem. 

40. 

Roggia   Mezzabarba  .           .          . 

3,oo 

i,56 

i3,453. 

00 

idem. 

41. 

Cavo   Rainoldi  .... 

3,oo 

1  56 

1 5,012. 

00 

idem. 

43. 

Roggia   Colotnbana    .          .          . 

4>4° 

2,00 

38,434. 

00 

Tomba  a   sifoue  in  2  gallj 

43. 

Roggia   Chiesa             .          .          . 

1,70 

1,00 

6,5oo. 

00 

A   sifone  in  una  galleria. 

44. 

Roggia  Soia       .... 

1,2,0 

0,70 

8  63o 

00 

idem. 

45 

Roggia  Formigara     .          .          , 

1,2,0 

o,75 

7,834. 

00 

idem. 

46. 

Cavo   Nuovo      .... 

1,20 

o,75 

7,922 

00 

idem. 

47- 

Cavetto  delle  Fontane 

1,40 

0,80 

8,746. 

00 

idem. 

48. 

Colatore   della  iViisericordia 

1,00 

0,70 

8,095. 

00 

idem. 

49- 

Cavetto  della  Misericordia 

»,oo 

o,75 

8,205. 

00 

idem. 

5o. 

Cavo   Coriasco  .... 

a, 00 

1,00 

io,o65. 

00 

idem. 

5i. 

Cavetto  Borromeo      .          .          . 

i,3o 

0,80 

8,930. 

00 

idem. 

5a. 

Adacquatrice  della  Misericordia 

1,00 

0,90 

8,7.0. 

00 

idem. 

53. 

Fontanile    Coriaceo    . 

1,00 

0,80 

6,g5o. 

00 

idem. 

54 

Cavo  Ruzzolone          .          . 

4,00 

a,  70 

21,970. 

00 

idem. 

55. 

Cavo  Mandi  ugno 

1,60 

1,00 

8,65o. 

00 

idem. 

56 

Roggia   Barona 

1,40 

1,00 

8,134. 

00 

idem. 

57. 

Roggia     Matrignana    presso    Bi- 

nalo      ..... 

2r,00 

1,00 

l8,9qo. 

00 

id-m. 

58. 

Ticinello  e  Roggia  Carona  uniti 

5,00 

3,5o 

37,040. 

00 

idem. 

59. 

A  lacquatrice   Castelbarco 

0,8v> 

0,8o 

6,444. 

00 

idem. 

60. 

Roggia    Barozza          .          .          . 

a,oo 

a,oo 

9,766. 

00 

idem. 

61. 

Adacquatrice  Taverna 

0,90 

o,75 

5,3io. 

00 

idem. 

Fra  il  quinto  e  sesto  sostegno. 

6, 

Roggia   Mezzabarba  . 

1,20 

0,90 

8,194. 

00 

idem. 

63. 

Adacquatrice   Barozza         .          . 

o,85 

o,75 

10,979. 

00 

idem. 

64. 

Roggia   Malaspina 

1,20 

0,90 

9,329. 

00 

idem. 

65. 

Roggia   Bareggia         .          . 

3,66 

a,oo 

17,973. 

00 

A  sifone  in  una  galleria. 

66. 

Roggia  Rizzarda        .          . 

2,00 

i,5o 

10,744. 

00 

Tomba  piana. 

67. 

Cavo   Calvi         «... 

0,80 

o,75 

6,oaa. 

00 

A  sifone  in  una  galleria. 
idem. 

68. 

Cavo  Kevenhiiller     . 

a,io 

i,5o 

10,940. 

00 

ì  C9- 

Roggia   Nuova  .... 

3  00 

1,70 

18,925. 

co 

idem.                  ! 

a8a 


Denominazione 
dei  condotti  d'acqua 

Lun- 
ghezza 
in 
metri 

Al- 
tezza 

di 
metri 

Spesa 
in    lire 
ìtali  ane 

Osservazioni. 

Fra  il  sesto  e  settimo  sostegno. 

70.  Colatore  de'  Prati  Verrini 

71.  Adacquatrice  di   S.  Perone 

72.  Roggia  Barcheggiana           . 

Fra  il  settimo  e  V  ottavo  sostegno. 

73.  Adacquatrice  Pirzio            .         • 
Fra  l'ottavo  ed  il  nono  sostegno. 

74.  Roggia  della  Possessione  Rizza 

75.  Roggie    S.    Spirito    e  S.  Teresa 
unite  ...... 

0,70 
1,20 
3,20 

0,90 

0,90 
2,00 

0,60 
0,90 

1,40 

o,75 

0,90 
1,20 

3,177.  °° 

8,258.  00 

11,070.  00 

9,i3i.  00 

7,835.  00 
1 3:43o.  00 

A  sifone  in -una  galleria. 
idem, 
idem. 

idem. 

idem, 
idem. 

\ 

Somma  totale  lir. 

790,11.0.94 

Ponti  sul  Canale  di  Pavia. 


a83 


Den  ominazione 


i.  Ponte  vecchio  di  pietra  detto  del  Trofeo     . 

a.  Ponte  di  pietra   detto  di    Gassino  . 

3.  Ponte    di  legno  galleggiante    detto  di  Badile 

4-  Ponte  di  pietra  detto  di  Binasco  .         . 


Lar-      Lun- 
ghezza ghezza 


in 
metri 


in 
metri 


7,5o       9,5a       3,»o 

5,oo  i4>4a 
i5,8o  3,70 
29,00  1  io,3o 

Somma  totale   lir. 


Saetta 
dell' 
arco 

in 
metri 


Spesa 
in  lire 
italiane 


58,598.  5i 
10,000.  00 
64,200.  00 


i3a,798.  5i 


Oltre  i  nominati  Ponti  si  trovano  sulla  linea  del  canale  quelli  situati  dopo  i  portoni 
di  ciascun  sostegno,  a  riserva  dell'ultimo  presso  lo  sbocco,  ove  vi  ha  soltanto  una  por- 
ticella  di  legno  appostata  sulla  sommità  d?Ue  portine. 


38 


r8/ 


Tronchi  del  canale  ed  opere  relative. 


Denominazione  dei  tronchi 

Lunghezza 
in  metri 

% 

Spesa 
in  lire  italiane 

Osservazioni 

:, 

Dal  Ponte  del    Trofeo  al  primo   so- 

stegno della  Conchetta. 

774,00 

108, o5a.  00  , 

Questi  due  tronchi 

a. 

Dalla  Conchetta    al    sostegno    detto 

1 

•  hanno    le    spondr 

al  Lambro    ..... 

2aaa,8o 

394,771.  58 

S  tutte  arm.  di  muro' 

3. 

Dal  detto  sostegno  a  quelio  di  Roz- 

! 

zano      ...          ... 

5847,00 

668,894.   ai 

In  gran  parte  arm.° 

4- 

Dal  suddetto  al  sostegno  diMoirago. 

1444,00 

i5i,773.  23 

idem 

5. 

Dal  suddetto  al  sostegno  di  Casarile. 

65i3,5o 

671,874.  4° 

idem 

6. 

Dal  suddetto  al  sostegno  di  Nivolto 

3664,5o 

2.4i>8i5.  3a 

idem 

7* 

Dal  suddetto  al  sostegno  della  Torre 

del  Mangano          .... 

3709,00 

236,596.  4a 

idem 

8. 

Dal  suddetto  al  sostegno  del  Cassinino 

3a  1 6,00 

3o5,iga.  00 

idem 

9. 

Dal  suddetto    al    sostegno    di  Porta 

Stoppa  ...... 

442.0,00 

636, 800.  00 

Li*  maggior  parte 

IO. 

Dal   suddetto     ai     sostegni    accollati 

armato 

detti    della  botanica 

888,00 

116,668.  00 

Tutto  armato. 

11. 

Dai  suddetti  ai  sostegni  accollati  di 

Porta  Cremona     .... 

344)  °° 

46,3:2,8.  00 

idem 

12.. 

Dai    suddetti     all'  ultimo     sostegno 

presso  Ticino 

567,^0 

148,170.  00 

idem 

i3. 

Ultimo  tronco  sino  al  Ticino           .  | 

Sommi 

12.0,00 

1  totale  lir. 

58,343.  00 

idem 

3,686,178.   16 

EPILOGO  DELLE  SPESE. 

Sostegni lir-  2,»77>8l7-  67 

Botti  e  ponti-canali          ......  »  790,110.  94 

Ponti »  133,798.  5i 

Tronchi  di  canale  ed  opere  relative ,  compresi  gli  in- 
dennizzi per  i  fondi  occupati        ....  »  3,686,178.   16 

Lir.     6,786,905.  a8 

Muri    per  sponda    del    canale    eseguiti     in    questi    ultimi 

anni    .........  »»  6o5,a83.  06 

Opere  diverse  eseguite  sul  Naviglio  Grande  per  Y  introdu- 
zione e  conservazione  del  corpo  d'  acqua  destinato  per  il 
nuovo  Canale  di  Pavia »  3oa,5[g.  00 


Somma  totale  lir.     7,694,707.  34 


NORMA 

seguita  nella  compilazione  dei  progetti  di  dettaglio  per  V  appa  Ito 
delle  opere  del  Canale  di  Faina. 


J.1  metodo  con  cui  si  è  proceduto  alla  redazioue  dei  progetti  di  det- 
taglio per  le  opere  del  Canale  di  Pavia  può  meritare  qualche  cenno  a 
parte  ;  cenno  che  servirà  anche  per  ischiarimenio  delle  seguenti  tavole  sul 
canale  medesimo. 

Il  progetto  di  dettaglio  per  un'opera  o  lavoro  qualunque,  perchè  si  possa 
dire  ben  immaginato  e  compito,  deve  determinare  in  modo  chiaro  e  adat- 
tato alla  intelligenza  degli  immediati  esecutori  ciascuna  delle  parti  dell'  ope- 
ra stessa  fino  all'estrema  necessaria  minutezza  affinchè  nulla  nell'esecuzio- 
ne sia  trascurato  o  lasciato  esposto  all'arbitrio,  al  capriccio,  alla  frode 
ed  all'ignoranza.  Per  conseguire  questo  scopo  sul  Canale  di  Pavia  1'  in- 
gegnere delegato  alla  compilazione  di  un  progetto  di  dettaglio  si  ser- 
viva delle  notizie  risultanti  dalla  pianta ,  livellazioni  ed  altri  rilievi  lo- 
cali, e  si  atteneva  anche  alle  massime  stabilite  appositamente  di  concer- 
to col  direttore  de' lavori  ed  approvale  dal  Governo.  Quando  poi  uno  di 
quei  progetti  era  perfezionato  ,  si  trovava  distinto  in  varie  pezze  della  strut- 
tura  che   passiamo   a  tracciare. 

Uua  delle  pezze  ,  intitolala  descrizione  delle  opere ,  conteneva  tutte 
quelle  dichiarazioni  delle  medesime  opere  che  valessero  primieramente  a 
determinarle  nella  forma  ossia  contorno  esteriore  delle  parti.  Veuivano 
inohre  inserite  uella  stessa  pezza  del  progetto  le  prescrizioni  relative  a 
ciascuna  di  queste  parti  per  la  loro  costruzione  effettiva.  Le  opere  del  pro- 
getto di  ciascun  tronco  di  canale  venivano  distinte  per  sola  facilità  d'espo- 
sizione in  tre  differenti  articoli  che  sono:  i.°  lo  scavo  del  tronco  di  ca- 
nale coli' adattamento  delle  sponde  e  delle  strade  laterali  per  l'alzaia;  2.0  le 
surroghe  dei  cavi ,  strade  ,  caseggiati  ec.  occupanti  lo   spazio    di    terreno 


:ì86 
da  disporsi  pel  tronco   di  canale  ;   5.°   gli   edifici    di    bolli    sotterranee    o 
tombe  piane  ed  a  sifone  ,  di  sostegni  ,  di  ponti  ec. 

Per  V  articolo   dell'  escavazione   del  letto  colle  strade  laterali   per  Y  al- 
zaia e  con   altri  adattamenti  per  il  tronco  del  Canale  di   Pavia  si   comin- 
ciava  dal   fissare,  in  quella  prima  pezza    del    progetto,    gli    elementi    che 
determinano  la  forma  ossia  il  contorno  esteriore  delle  parti,    come    sono 
Y  andamento  dell'  asse  o  mezzana  del  letto ,  il  piano  o  livello  del  fondo  , 
le  dimensioni  in  lunghezza,  larghezza  e  pendenza  del  medesimo,   l'incli- 
nazione o  scarpa  delle  sponde,  l'altezza  delle  medesime  ,  la  pendenza  dei 
loro  cigli ,  la  larghezza    del  letto  in  sommità  e  la  situazione,  disposizione 
e  dimensioni  delle   opere  accessorie.  Fra  queste  opere  accessorie  teneva- 
no sempre  il  primo  luogo  le  strade  laterali    per  l' alzaia  ,    dette  comune- 
mente strade  amane,   e  talvolta  vi  erano  anche  gli  scaricatori  a  paraporti 
e  le  bocche    d' estrazione  in  fregio  al  naviglio   per    dispense   d'  acque  ;  le 
rampe  o  guadi   per  far  ascendere    all'  uopo  i  cavalli  dall'  interno    del    na- 
viglio sulla  sommila  delle  sue  sponde;  e  le  tratte  di  canale  di    straordi- 
naria larghezza  dette  seni  quando  servono  per  farvi  risvoltare    le    barche 
più  lunghe  ,  e  darsene  quando  sono  prescritte  per  la  stazione  delle  barche. 
Per  gli  elementi  poi  della  costruzione    efFeltiva    dell'  opera  si   descriveva- 
no di  seguito  le  sponde   del    letto     del  canale    dove    fatte    con    semplice 
terra  e   dove  con   qualche  armatura  ;  e  qui  le  sponde   di  terra  si  prescri- 
vevano seminate  di  semenzina  di  prato   e  ricoperte  ne'cigli  di  cotiche  di 
prato  sovrapposte  in  piano  le  une  alle  altre,  mentre  per  le    sponde    che 
volevansi  con  muri,  i  materiali  di  questi  erano  ora  pietre  cotte  ,  ora  ceppo 
ed  anche  ciottoli. 

Parimenti  per  l' aliro  articolo  del  progetto,  consistente  nel  trasporto 
da  farsi  sul  terreno  di  condotti  d'acqua,  strade,  caseggiati  e  simili  preesistenti 
sullo  spazio  da  disporsi  per  l'uso  del  Canale  di  Pavia,  si  dichiaravano  e  si 
determinavano  nella  succennata  descrizione  gli  clementi  sì  della  forma  o 
contorno   esteriore  di  tutte  le  parti ,   che   della   loro   costruzione   effettiva. 

Per  il  terzo  succitato  articolo  del  progetto,  che  abbracciava  gli  edi- 
fìci più  importanti,  come  botti  a  sifone,  sostegni  ec.  si  procedeva  a 
dividere  anche  questi  in  tutte  le  loro  parti  meli'  ordine  che  passiamo 
ad  indicale. 


287 

Trattandosi ,  por  un  primo  esempio ,  di  descrivere  Y  edificio  di  una 
botte  a  sifone,  oltre  la  sua  situazione  riferita  alla  linea  o  traccia  ed  all'as- 
se o  mezzana  del  canale,  si  precisavano  gli  elementi  della  forma  o  con- 
torno esteriore  che  consistono  uelle  dimensioni  complessive  in  lunghezza 
e  larghezza;  piano,  dimensioni  e  disposizioni  sì  del  lutto  che  delle  parti 
del  fondo  e  delle  spalle,  delle  ale  d'imboccatura  e  sboccatura,  della  vòlta, 
della  parte  di  fabbrica  immediatamente  ad  essa  sovrapposta  e  che  forma 
il  fondo  del  naviglio  ,  e  dei  corpi  di  fabbrica  laterali  cosi  detti  i  fron- 
tali della  botte.  Fra  gli  elementi  risguardanti  la  costruzione  effettiva  della 
botte  a  sifone  si  fissavano  la  qualità,  l'estensione  ed  i  piani  supremi  della  pa- 
lafitta sotto  le  varie  parti  de'fondamenti  dell'edifizio,  la  qualità  e  le  dimensioni 
per  questi  fondamenti,  e  per  la  muratura  del  fondo,  delle  spalle  ed  ale  della 
botte  ;  la  specie,  le  dimensioni  ed  il  sistema  de' legnami  e  delle  ferramenta  da 
internarsi  nei  muri  della  botte  per  impedire  che  si  apra  o  si  rompa  la  sua 
vòlta  spinta  dal  basso  all'alto  dalla  pressione  dell'acqua;  la  qualità,  le 
dimensioni  in  grossezza  del  muro  della  vòlta  e  del  suolo  ad  essa  sovrap- 
posto ,  non  che  dei  frontali  della  botte  e  degli  speroni  per  rinforzo  dei 
muri.  Le  altre  prescrizioni  relative  alla  costruzione  della  botte ,  com- 
prese nella  descrizione  delle  opere  ,  versavano  specialmente  sulle  cautele 
e  sui  provvedimenti  per  il  passaggio  interinale  delle  acque  della  botte  nei 
corso  de' suoi  lavori,  e  per  l'epoca  di  introdurle  la  prima  volta  nella 
nuova  botte  ultimata. 

Se,  per  un  secondo  esempio,  si  trattava  di  una  fabbrica  da  sostegno  , 
da  situarsi  sopra  un   dato  punto   della  linea  o  traccia    del  canale  ,    ed    in 
modo   che   il   suo   asse   per  il  lungo   facesse  un  dato  angolo  coli'  andamento 
dell'  asse  o  mezzana  del  canale ,  si  indicava   prima    di    tutto    1'  estensione 
dell'  edificio  ossiano  le  sue  dimensioni  complessive  in  lunghezza  ed  iu  lar- 
ghezza.  Indi   si   divideva  la  fabbrica  nelle  sue   parti  principali,    che    erano 
più  sovente  due  canali  paralleli  detti  l'uno  il  canale  navigabile  e   l'altro 
il  canale  scaricatore  del  sostegno  ,    ed  inoltre  il    ponte  in  due  archi  si- 
tuato  alle  sboccature  dei  predetti  canali   e  susseguito   inferiormente  da  una 
tratta  di  canale   d'  accompagnamento.   Scompartite  le   dimensioni    comples- 
sive dell'edificio  nelle  sue  parti  principali,  si  determinava  in  primo  luogo 
la  forma  del  fondo   di  ciascuna  di  queste  parti,  o  vero  le  rispettive  compo- 
nenti; il  piano,  Ìa  disposizione,  le  dimensioni    e    gli  altri  elementi    della, 


288 
forma  o  contorno  esteriore  di  ciascuna  delle  medesime  componenti.  Cosi 
pel  fondo  del  canale  navigabile  si  distinguevano  sempre  i.°  la  parte  supe- 
riore al  salto  del  sosteguo  che  comprendeva  una  tratta  di  canale  d' invito  o 
d'imboccatura,  la  camera  in  cui  si  fa  il  movimento  delle  portine  e  la 
capriata  e  soglia  delle  portine  stesse  ;  2.0  la  parte  inferiore  al  detto 
salto  che  abbracciava  la  camera  delle  bocche  caricanti  il  sostegno ,  il  ba- 
cino e  la  camera  per  il  movimento  de'  portoni.  Così  pure  il  fondo  del 
canale  scaricatore  veniva  diviso  in  tre  parti  secondarie,  la  prima  delle 
quali  conteneva  il  pozzo  per  uso  delle  bocche  caricanti  suddette,  e  si  e- 
slendeva  dal  principio  della  fabbrica  sino  al  più  elevato  punto  de' suoi 
gradini  che  servono  per  consumare  la  caduta  del  salto  del  sostegno;  la 
seconda  parte  del  fondo  del  canale  scaricatore  restava  compresa  fra  il 
primo  e  l'ultimo  dei  detti  gradini  e  formava  una  vera  gradinata;  la 
terza  parte  incominciava  dal  piede  di  questa  gradinata  ,  ove  corrispon- 
deva l'apertura  delle  bocche  scaricanti  e  finiva  al  termine  del  canale 
scaricatore.  Dichiarato  e  determinato  di  tal  maniera  in  tutte  le  sue  parti 
il  contorno  esteriore  del  fondo,  ossia  di  una  faccia  dell'  edifizio,  si  passava 
a  fare  altrettanto  delle  altre  facce  o  superficie  della  fabbrica,  indicando  i 
piani  ,  la  disposizione  e  le  dimensioni  delle  medesime  si  in  complesso 
che  in  dettaglio. 

Precisate  generalmente  le  facce  ossia  il  contorno  esteriore  del  sostegno, 
si  esponevano  nella  descrizione  delle  opere  anche  gli  elementi  e  le  pre- 
scrizioni relative  alla  costruzione  effettiva  della  stessa  fabbrica  ,  inco- 
minciando dalla  palificazione  da  farsi  avanti  di  intraprendere  l'erezione 
dei  muri  di  fondamento.  Quivi  adunque  si  distinguevano  e  si  fissavano 
quali  là  ,  estensione  e  piano  supremo  di  ciascuna  parte  di  palificazione; 
qualità,  e  dimensioni  de'  fondamenti  sì  di  pietre  che  di  bitume ,  e  dei 
suoli  o  pavimenti  di  muratura  per  le  varie  parti  del  fondo  della  fabbrica. 
Poscia  inoltrandosi  a  parlare  delle  altre  parti  superiori  che  costituiscono 
la  fabbrica ,  si  trattava  più  distintamente  della  soglia  e  del  muro  pel  salto 
del  sostegno  ,  del  muro  di  mezzo  fra  i  due  canali  paralleli ,  e  dei 
muri  laterali  per  sponda  dei  medesimi  canali;  indi  delle  spalle  del 
ponte  e  sponde  della  tratta  di  canale  d'accompagnamento  allo  sbocco 
del  sostegno  e  degli  speroni  per  rinforzo  di  tutti  questi  muri.  Si  arrivava 
finalmente  ai  dettagli  per  la  costruzione  delle  bocche  caricanti  e  scaricanti 


a89 
il  bacino  del  sostegno  ,  ponticello  ,  stivi  e  cappello  sul  canale  scaricatore, 
archi  del  ponte  allo  sbocco  del  sostegno,  strade  laterali  per  l'alzaia  ed 
armatura  per  la  tratta  di  canale  d'accompagnamento  e  per  il  successivo 
canale  di  scolo  da  aprirsi  all'  intraprendere  della  fabbrica  di  sostegno 
per  l'oggetto  di  tenervi  in  asciutto  il  letto  della  fondazione.  Esauriti  di 
tal  maniera  e  nella  forma  e  nella  costruzione  i  dettagli  descrittivi  per  l'e- 
rezione della  fabbrica,  restavano  da  dichiararsi  e  determinarsi  le  cosi  dette 
opere  in  legno  per  uso  della  medesima.  Fra  queste  si  distinguevano  le 
due  portine  all'  ingresso  del  canal  navigabile  ,  i  due  portoni  alla  sortita 
del  medesimo  ,  la  travata  o  diaframma  da  apporsi  al  salto  del  sostegno 
per  minorare  l'agitazione  dell'acqua  caduta  in  bacino  ,  ed  i  paraporti  a  ven^ 
tola  o  a  cilindro  per  caricare  e  scaricare  il  bacino;  le  paratoie  e  ventole 
a  palmette  sul  canale  scaricatore  per  far  passare  1'  acqua  dal  trouco  su- 
pcriore nell'inferiore  del  naviglio.  Per  tutte  queste  e  per  le  altre  opere 
in  legno  annesse  alla  fabbrica  di  un  sostegno  si  prescrivevano  sempre  nella 
descrizione  delle  opere  la  specie  de'  legnami  ,  le  loro  dimensioni ,  le  fer- 
ramenta per  armarle  e  tenerle  collegate  nelle  parti,  e  finalmente  la  vernice 
da  darsi   ad  esse   per   meglio   conservarle. 

Dettagliando  similmente  la  fabbiica  dei  ponti,  dei  ponti-canali  ed  altri 
grandiosi  editici  pel  Canale  di  Pavia  compresi  nell'appalto,  si  giungeva  a 
completare  la  pezza  del  progetto  che  era  distinta  col  nome  di  descrizione 
delle  opere. 

I  capitoli  per  V  appalto  costituivano  un'  altra  pezza  del  progetto  di 
dettaglio.  In  essa  si  racchiudevano  più  specialmente  quelle  determinazioni 
e  prescrizioni  sulla  condotta  o  metodo  disciplinare  dell'  esecuzione  dei  tra- 
vagli e  sulla  qualità  e  forma  dei  materiali  di  costruzione,  le  quali  non 
potevano  entrare  nella  descrizione  delle  opere  senza  dar  luogo  a  ripeti- 
zioni ed  a  men  chiara  esposizione  del  progetto.  I  capitoli  per  £  appalto 
si  distinguevano  solitamente  in  generali  e  parziali.  I  capitoli  generali  es- 
sendo comuni  a  lutti  gli  appalti  consimili  e  potendosi  da  ognuno  consul- 
tare altrimenti  (i),  venivano  soltanto  richiamati  in  occasione  di  ciascun 
contratto  d'appalto  per  le  opere  del   Canale  di    Pavia.  I  capitoli    parziali 

(i)  V.  Raccolta  di  leggi,  regolamenti  e  discipline  ad  uso  de'Magistrati  e  del  Corpo  degli  in- 
gegneri d'acque  e  strade,  Milano   1806-1807. 


290 

invece  venivano  compilati  di  mano  in  mano  che  si  facevano  gli  appalti 
e  fissavano  fra  gli  altri  oggetti  1!  epoca  per  F  incomiuciameuto  dei  lavori, 
la  disposizione  de'  materiali  sul  luogo ,  il  tracciamento  del  lavoro  sul  ter- 
reno col  piantameuto  delle  opportune  dime  o  sagome,  e  gli  altri  trava- 
gli preparatorj  ;  indi  precisavano  la  modalità  della  sorveglianza  al  lavoro 
da  prestarsi  dagli  ingegneri  e  capi-mastri  delegati ,  la  distribuzione  del 
tempo  per  le  varie  specie  di  lavoro,  la  disposizione  della  terra  risultante 
dalle  escavazioni  ,  le  qualità  di  quella  da  usarsi  per  le  arginature ,  il  modo 
pratico  di  eseguire  le  prescritte  palificazioni  e  bitumazioni,  la  qualità  dei 
cementi  per  le  varie  costruzioni;  le  qualità  di  fabbricazione  o  lavoratura 
delle  varie  specie  di  materiali,  come  di  pietre  colle,  pietre  vive,  legnami 
e  ferramenta  per  ogni  genere  di  opere  ;  le  qualità  e  dimensioni  degli  in- 
gredienti di  ciascun  muro  di  fabbrica  colle  prescrizioni  per  la  manuale 
costruzione  delle  varie  specie  di  muratura  ;  Y  epoca  in  cui  i  lavori  e  le 
opere  appaltate   dovevano   trovarsi  eseguite  ec. 

Le  tavole  de' disegni  formavano  sempre  un'altra  pezza  distinta  del 
progetto  di  dettaglio  ,  oggetto  della  quale  era  di  rappresentare  per  mag- 
gior scbiarimento  le  opere  divisate  e  determinate  nella  descrizione  e 
nei  capitoli  per  /'  appalto.  I  disegni  offrivano  generalmente  per  cia- 
scun' opera  progettata  la  pianta  o  planimetria,  ed  i  profili  o  le  sezioni  prese 
sopra  le  differenti  liuee  sì  trasversali  che  longitudinali  del  complesso  del- 
l' edificio  o  dell'  opera  ;  non  che  la  pianta  ed  i  profili  delle  sue  parti  prin- 
cipali e  de'  suoi    dettagli ,  ossia  delle  parti  più  o  meno  minute. 

Olire  le  indicate  pezze  del  progetto  di  dettaglio  un'altra  era  pur  sem- 
pre la  minuta  di  stima  per  le  spese  dei  lavori  da  comprendersi  nell'ap- 
palto. Essa  veniva  ordinariamente  disposta  nelì'  ordine  indicato  dai  luoghi  e 
dai  vari  generi  di  travagli ,  di  opere  e  di  materiali.  Quindi  i  capi  prin- 
cipali della  minuta  di  stima  erano:  movimenti  di  terra,  ossia  escavazioni 
e  riempimenti ,  palificazioni  ai  fondamenti  degli  edifici ,  asciugamenti  per 
le  fondazioni,  opere  di  pietre  cotte  distinte  in  muri  ed  archi  o  vòlte; 
opere  di  pietre  vive  distinte  in  specie  e  qualità ,  opere  in  legno  e  ferra- 
menta  di  vario   genere. 

11  conteggio  per  ciascuno  di  questi  capi  di  spesa  e  di  tutti  gli  altri 
da  comprendersi  nella  minuta  di  stima  veniva  successivamente  istituito 
sul    dato    delle    dimensioni  e  prescrizioni    contenute  nelle  altre  pezze  del 


agi 
progetto.  La  stima  del  valore  totale  delle  opere  da  appaltarsi  si  riduceva 
di  tal  maniera  alla  stima  di  una  certa  unità  di  misura  per  ogni  genere  di 
travagli,  di  opere  e  di  materiali  di  costruzione.  Il  costo  poi  di  tali  unità 
di  misura  per  ciascun  oggetto  di  stima  era  più  facile  a  determinarsi  con 
bastante  approssimazione  al  vero  per  mezzo  delle  così  dette  analisi  dei  prez- 
zi che  si  procuravano ,  e  che  facevano  dipendere  la  cognizione  di  quel 
costo  dai  minimi  termini,  fondando  la  stima  sulla  base  de' prezzi  di  com- 
mercio o  correnti  nel  paese  per  le  materie  prime  in  natura ,  per  il  tras- 
porto e  manifattura  delle  medesime  ,  e  per  le  giornate  de'  lavoratori. 

L'ultima  pezza  di  un  progetto  di  dettaglio  per  opere  del  Canale  di 
Pavia  si  può  dire  il  prospetto  generale  delle  spese ,  il  quale  non  era  al- 
tro che  un  estratto  della  minuta  di  stima  disposto  a  modo  di  tabella. 
Questo  prospetto  conteneva  gli  importi  parziali  delle  qualità  differenti  di 
travagli,  opere  e  materiali  richiesti  da  ciascuna  delle  parli  primarie  del 
progetto  5  gli  importi  delle  spese  per  ciascuna  parte  primaria  del  progetto 
medesimo ,  e  finalmente  Y  importo  totale  delle   opere  da  appaltarsi, 


39 


NOTIZIE 

relative  ai  battelli  a  vapore  della  Società  d'Azionisti  dì  Milano 

privilegiata  per  l'esercizio  del  nuovo  metodo  di  navigazione 

sopra  le  acque  dell'alta  Italia. 


L 


? 

anzidetta    privilegiata    Società   d'  azionisti   possiede    attualmente    sei 
battelli  a  vapore  s  tutti  in  forma  di  pachebotti  pel  trasporto  de' passeggeri  e 
delle  merci,  che  vengono  distinti  coi  seguenti  nomi:  il  V erbario ,  il  Lario, 
il  Plinio,    Y Arciduca  Ranieri,    V Eridano    ed  il  Virgilio.    Il  primo    naviga 
sul  Lago  Maggiore.  Sono  attivati  il  2.0  ed  il  3.°  sui  due  rami  del  Lago  di 
Como,  il  4-°  sul  Lago  di  Garda,  ed  i  due  ultimi  erano  destinati  specialmente 
alla  navigazione  del  fiume  Po  da   Venezia  e  da  altri   porti  del   Mare  Adria- 
tico fino  a  Governolo  sul  Mincio  presso  Mantova  e  fino  a  Pavia  sul  Ticino  (*). 
Fra  i  miglioramenti  che  si  vanno  proponendo  a' nostri  giorni  per  il  sistema 
di    navigazione  interna  del  Milanese  deve  annoverarsi  anche  il  progetto  (che 
venne  presentato  non  ha  guari  da  alcuni  intraprenditori  al  Governo  di  Milano)  per 
attivare  sopra  i  canali  navigabili  della  Lombardia  alcune  eleganti  e  comode  Dili- 
genze, ossiano  Messaggerie  a"  acqua  che  partano  a  giorni  ed  ore  fisse  in  servizio 
del  Pubblico ,  ed  in  forma  di  barche   corriere    o  di  pachebotti  :    come   pure 
delle    barche    ordinarie  da  nolo  in  forma   di  gondola,    di  peota,    di    bucen- 
toro  e  simili  che  partano  senza  orario   fisso    a    comodo    de' viaggiatori    sulle 
varie  direzioni  di  quei  canali  facendo  centro  in  Milano.    L' idea    dei   proget- 
tanti sarebbe  di  far  eseguire  in  generale  le  corse  di  queste  barche  a  prezzi 
fissi  ed  assai  modici,   e  di  fornirle    internamente    di    quelle    comodità  per  i 
passeggeri  che  sono  compatibili  con  questa  sorta  di  mezzi    di    trasporto ,    e 


(*)  Sull1  origine,  sullo  sviluppo  e  sulle  difficoltà  incontrate  dalla  suddetta  Società  d'Azionisti  che, 
in  seguito  agli  Atti  del  Congresso  di  Vienna  per  la  libera  navigazione  del  fiume  Po  ed  ai  privi- 
legi accordati  dai  rispettivi  Governi  per  la  navigazione  a  vapore ,  si  è  formata  in  Milano  per  una 
tale  intrapresa  di  pubblica  utilità  con  obbligo  di  tenere  Adunanze  generali  dei  Socj  ,  dove  hanno 
voce  deliberativa  tutti  gii  Azionisti  possessori  di  qualche  azione  del  valor  primitivo  di  mille  lire 
italiane  e  dove  si  discutono  i  conti  e  gli  altri  affari  sociali,  veggansi  l'articolo  inserito  nel  Gior- 
nale :  la  Biblioteca  Italiana  Tom.  XLII,  il  Ragguaglio  dell'  Amministrazione  agli  Azionisti ,  stam- 
pato nel  febbrajo  dell1  anno  1828  dal  Bernardoni ,  ed  il  Regolamento  della  stessa  Società  d'Azio- 
nisti pubblicato  in  sul  principio  dell'1  anno  1 829  colle  stampe  dello  stesso  Bernardoni.  Gli  attuali 
Amministratori  rappresentanti  la  detta  Società  sono  il  sig.  Carlo  Duca  Visconti  di  Modrone,  il 
sig.  Conte  Vitaliano  Borromeo  ed  il  sig.  Valentino  Morardet. 


293 
che  mancano  assolutamente  alle  barche  corriere  sinora  attivate  nel  Milanese. 
Di  più  sarebbero  servite  tutte  le  dette  barche  con  le  stazioni  di  posta  per  il 
cambio  de' cavalli  destinati  all'  attiraglio  dell' alzaja  in  modo,  se  non  di  rag- 
giungere con  esse,  di  emulare  almeno  la  velocità  dei  battelli  a  vapore  nel 
rimontare  la  corrente  dei  nostri  canali  navigabili.  Il  vantaggio  di  una  simile 
istituzione  è  per  se  stesso  evidente,  oltrecchè  da  tempi  antichissimi  si  pratica  e  si 
usa  già  a  un  dipresso  lo  stesso  metodo  sopra  i  canali  interni  delle  Provincie 
Venete,  e  massime  ne' luoghi  dove  sono  stabilitele  così  dette  restere  dei  cavalli 
sulle  linee  navigabili  da  Fusina  a  Padova  e  da  Brondolo  a  Rovigo,  alla  Ca- 
vanella  di  Po  ed  in  Adria. 

Nelle  acque  della  Penisola  nostra  navigano  da  alcuni  anni  non  solo  i  sud- 
detti battelli  a  vapore  della  Società  di  Milano,  ma  anche  quelli  della  Compa- 
gnia inglese  rappresentata  dal  sig.  William  Morgan,  che  sono  tre  di  numero, 
vale  a  dire  la  Carolina,  l' Arciduchessa  Sofia  e  l'Arciduca  Ferdinando,  i  quali 
fanno  a  vicenda  il  servizio  di  pachebotto  fra  i  porti  franchi  di  Venezia  e 
Trieste  sull'Adriatico.  Nel  Mediterraneo  poi  abbiamo  il  pacchetto  a  vapore  di 
Napoli ,  denominato  il  Redi  Ferdinando,  quello  di  Roma  così  detto  il  Tevere, 
quello  di  Ancona  che  porta  per  nome  l'Africano,  ed  altri  che  si  vanno  intro- 
ducendo dall'estero  o  che  si  stanno  attualmente  costruendo  nei  cantieri  d'Italia. 

Dimensioni  principali  dei  suddetti  battelli  a  vapore  della  Società  di  Milano. 


Nome  dei  battelli 

Lunghezza 

Larghezza 

sul 
ponte  (2) 

Profondità 
della 

stiva 

Immersione 

nell' 
acqua    (3) 

del  ponte  (i) 

della  chiglia 

IL  VERBANO.  ...... 

IL  LARIO 

metn 

3o,7o 
29,80 
29,20 
3o,5o 
3o,55 

33,44 

metri 
25,92 

25,92 
26,23 
28,67 
37,l6 
29.79 

metri 

4,86 
4,5o 
4,5o 
5,23 

5,47 
5,47 

metri 
2,128 

1,976 

*>976 
3,120 

2,736 
3,457 

1 

metri 

i,ooo 

1,089 

r,o39 
1,064 

1,520 

1,064 

IL  PLINIO 

L ARCIDUCA  RANIERI. 

L'ERIDANO 

IL  VIRGILIO 

(1)  In  questa  misura  non  è  compreso  lo  slancio  dell1  opera  morta  da  prua  e  da  poppa. 

(2)  Quest1  è  la  larghezza  da  un  fianco  ali1  altro  del  battello ,  mentre  la  larghezza  totale  nelle 
sezioni  corrispondenti  alle  ruote  esterne  è  assai  maggiore,  arrivando  persino  ad  essere  in  alcuno 
de1  suddetti  battelli  di  metri  9,5o. 

(3)  L'esposta  immersione  è  la  minima,  ossia  quella  quantità  che  pesca  il  battello  nell'  acqua 
quando  è  scarico  di  merci  e  passeggeri  e  porta  soltanto  l1  acqua  in  caldaja  e  cinque  tonnellate  di 
combustibile  oltre  tutti  gli  oggetti  del  suo  completo  armamento  per  un  regolare  servizio. 


294 
Affinchè  si  possa  poi  giudicare  della  forza  dei  legnami  impiegati  in  si- 
mili costruzioni  soggiungiamo  qui  le  dimensioni  dei  principali  pezzi  for- 
manti lo  scheletro ,  ossia  l' ossatura  dei  suddetti  battelli ,  /'  Eridano  ed  il 
Virgilio  che  sono  muniti  d' un  sistema  di  due  macchine  a  vapore  per  cia- 
scuno combinate  e  fabbricate  dai  signori  Boulton ,  Watt  e  Gomp. 

La  chiglia  e  le  aste  da  prua  e  da  poppa  sono  in  grossezza  centimetri  18  - 

Le  costole,  ossiano  corbe »   16  - 

I  bracciuoli,  curve  di  qualche  metro  di  lunghezza    .     ...     »   14  - 

Gli  scalmi ,..'....»   i5  - 

La  distanza  da  garbo  a  garbo  (  ossia  vano  fra  le  costole  ) .     »  45  - 
L' armadura  di  legname    delle    macchine    si    appoggia    sopra 
quattro   carlinghe ,  a  due   a    due    distanti  1'  una  dall'  altra 

per  ciascun  corpo  di  macchina »  3o  - 

La  grossezza  e  larghezza  delle  dette  carlinghe »  3o  - 

Le  tavole  del  rivestimento  interno  hanno  di  spessore     .     .     »     5  - 

Quelle  del  rivestimento  esterno  .     „ »     6  - 

Quelle  delle  incinte  e  veringole «     7    '- 

L' albero  ossia  l' asse  delle  ruote  ha  una  posizione  un  poco  differente 
da  un  battello  all'  altro  relativamente  alla  lunghezza  del  corpo  di  bastimento, 
cioè  in  alcuni  battelli  l' asse  è  più  vicino  al  punto  di  mezzo  della  lun- 
ghezza ,  in  altri  è  situato  più  verso  il  terzo  contato  dal  davanti  del  basti- 
mento. In  tutti  però  resta  sempre  compreso  fra  questi  limiti  fissati  dal  terzo 
e  dalla  metà  della  lunghezza  nella  parte  anteriore  del  battello. 

Le  macchine  dell'  Eridano  e  del  Virgilio  per  ciò  che  riguarda  la  comunica- 
zione del  movimento  sono  costrutte  sul  principio  che  sembra  d'invenzione  del 
celebre  ingegnere  sig.  Brunel,  e  stato  eseguito  per  la  prima  volta  in  grande  dal 
rinomato  fabbricatore  sig.  Maudslay  in  Londra,  cioè  esse  hanno  due  cilindri 
del  vapore  per  ciascuna  che  agiscono  separatamente  sopra  differenti  manovelle 
applicate  allo  stesso  asse  delle  ruote  e  disposte  ad  angoli  retti  1'  una  coli'  al- 
tra per  modo  che  il  movimento  rotatorio  vi  viene  continuato  senza  l'azione 
di  alcun  volante  (*). 


(*)  Vedi  la  pag.  5j  del  libro  An  historical  and  descriplive  Account  of  the  steam  Engine,  by  Ch. 
F.  Partington.  London  1826. 


295 

Circa  alle  principali  proporzioni  delle  macchine  a  vapore  che  più  con- 
vengono ai  battelli  di  date  dimensioni ,  egli  è  assai  interessante  il  quadro 
esposto  dal  sig.  Marestier  a  pag.  5i  della  sua  Opera  che  ha  per  titolo  Mé- 
moire  sur  les  bateaux  à  vapeur  des  Etats-Unis  de  V  Amérique.  Paris.  1824. 
de  V  Imprimerle  lìojale.  Ma  per  quanto  attendibili  siano  tali  prospetti  de- 
sunti dalla  teoria ,  sarà  sempre  bene  di  confrontarli  con  ciò  che  è  stato  ese- 
guito e  si  va  tuttogiorno  mettendo  in  pratica  ne'  differenti  paesi  del  mondo. 
Passiamo  quindi  ad  indicare  nella  seguente  tabella  le  dimensioni  usate  per 
le  macchine  e  le  ruote  dei  suddetti  battelli  a  vapore  destinati  a  navigare 
sulle  acque  dell'alta  Italia. 

Dimensioni  delle  macchine  a  vapore  per  i  suddetti  sei  battelli. 


Nomi 
dei  battelli 

a 

0  g 

JS  c 

« 

Numero  de'  cavalli 

rappresentante 

la  forza  delle  macch. 

Fabbrica 

delle 

macchine  a  vapore 

'u 

*o 

e 

•e  è 

■a  g 

-  — 

—  u 

s 

a 

Dimensioni 
della  caldaja 

Diametro 
del  pistone 

si 

O    w 

.g'S- 

T3 

u 

£  0 
■«  a 

s  u 
oli 

ed 

2.s 

ÌZi 

s   « 
3  SS 

_:  ° 

in 

■a 

Peso  delle  macchine  1 
a  vapore  in  azione  I 

a 

H 
N 
GJ 

JS 

OD 

a 

_a 

B 

N 
N 
« 

te 
u 

et 

N 
N 
V 

"3 

metri 

metri 

metri 

metri 

metri 

metri 

metri 

metri 

tonfi. 

IL  VERBANO. 

i825 

'4 

Boulton , 
Watt  e  C. 

I 

4,256 

1,672 

1,824 

0,594 

°,lz9 

2:975 

12 
ferro 
batt.o 

1,701 

0,324 

25 

IL  LARIO.  .  . 

1826 

12 

Fawcet 

e  Prestons 

id. 

3,34 

',94 

r,45 

0,557 

0,648 

2,736 

8 

ghisa 

i,o5o 

0,390 

18 

IL  PLINIO  .  . 

id. 

idem 

idem 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

*W. 

id. 

k£ 

id. 

id. 

L'  ARCIDUCA 
RANIERI.   .  . 

1827 

28 

Barnes 
e  Miller 

2 

4,o53 

2,482 

1,557 

0,589 

o,7°9 

3,o4o 

10 
legno 
latice 

1,824 

0,324 

3o 

L'  ERIDANO  . 

1828 

4o 

Boulton , 
Watt  e  C. 

id. 

3,496 

3,572 

2,128 

0,684 

0,770 

3,344 

12 
id. 

1,872 

o,4o5 

42 

IL  VIRGILIO. 

id. 

36 

idem 

id. 

3,42 

3,42 

2,o52 

o,633 

id. 

id. 

id. 

»rf. 

id. 

38 

Per  rendere  vieppiù  sensibile  il  confronto  delle  dimensioni  dei  battelli  con 
quelle  delle  macchine  a  vapore  relative,  abbiamo  riunito  nel  seguente  quadro 


296 

il  risultato  delle  osservazioni  ed  esperienze  fatte  sinora  sopra  i  summentovati 
sei  battelli  a  vapore  della  Società  di  Milano. 


Nomi 

dei 

battelli 


VERBANO. 


LARIO. 


PLINIO 


ARCIDUCA  RANIERI 


ERIDANO , 


VIRGILIO. 


Tensione 

del 

vapore 


metri 
0,8o 

o,85 
idem 

idem 
idem 


Consumo 
di 
combu- 
stibile 
all'ora  (1) 


chilogr. 

3oo 
25o 

idem 
4oo 
5oo 

idem 


Numero 

de'  giri 

delle 

ruote 

esterne 

al 
minuto 


28 

32 

idem 

32 

34 

idem 


Velocità 

del 
pistone 

al 
secondo 


metri 

o;68 
o_,6o 
idem 
0,70 
0,87 
Idem 


Propor- 
zione 
delle 
palette 


metri 

9> 

",97 
n,4o 
9,13 

10,96 

7,^7 


Velocità 

del  bordo 

interno 

delle 

palette 

al 
secondo 


metri 

3,4r 

3,21 

idem 

4,07 
4,5i 
idem 


Velocità 

del  battello 

in  acqua  tranquilla 


al 

secondo 


metri 

3,34 


3,o8 


idem 
3,26 
3,73 

3,6o 


all'  ora 


miglia  geog 
di  60  al  gr, 

6,5o 
6,00 
idem 
6,33 
7,25 
7,00 


Per  tensione  del  vapore  s'intende  l'altezza  della  colonna  di  mercurio 
che  la  forza  elastica  del  vapore  può  sopportare  nel  vuoto,  e  che  in  tutte  le 
succennate  macchine  è  sempre  compresa  fra  i  limiti  di  or"8o  e  o™c)o.  La 
differenza  della  tensione  sopra  0^76  esprime  l'altezza  della  colonna  di  mercurio 
equivalente  in  peso  a  quello  della  pressione  del  vapore  sostenuta  dalla  parete 
interna  della  caldaja  e  non  equilibrata  dalla  pression  ordinaria  dell'aria  esterna, 
che  vien  misurata  dalla  suddetta  colonna  di  mercurio  in  altezza  di  0^76. 

Nella  macchina  del  Inerbano  il  movimento  alle  ruote  a  palette  si  tras- 
mette dal  cilindro  del  vapore  coli'  intermezzo  di  due  ruote  dentate  assortite 
in  modo  che  laddove  X  una ,  fissa  all'  asse  interno  di  rotazione,  fa  45»  giri  al 
minuto ,  1'  altra,  applicata  alV  asse  delle  ruote  esterne,  ne  fa  soltanto  28.  Nelle 
altre  macchine  de'  suddetti  battelli    non    essendovi    queste    ruote    dentate ,  il 


(1)  Il  suesposto  consumo  di  combustibile  s'intende  usando  la  legna  di  pino,  di  faggio  ec.  Col 
caxbon  fossile  inglese  della  migliore  qualità  si  ottenne  un  risparmio  di  circa  la  metà  in  peso  di 
combustibile ,  ma  costando  questo  carbone  il  doppio  del  prezzo  della  legna  per  lo  meno ,  non  si 
diminuisce  la  spesa  del  combustibile ,  impiegandolo  invece  della  legna  sui  nostri  battelli  a  vapore. 
Il  carbon  fossile  italiano  0  nostrano  costa  assai  meno  deir  inglese,  ma  è  altresì  vero  che  il  primo 
è  di  assai  minore  attività,  almeno  parlando  di  quello  che  finora  si  trova  in  commercio  fra  di  noi. 


297 
numero  de  giri  delle  ruote  esterne  eguaglia  precisamente  quello  delle  doppie 
oscillazioni  ossia  dei  colpi  del  pistone  corrispondenti  alle  rivoluzioni  dell'asse 
interno  di  rotazione.  S' intende  poi  che  il  suesposto  numero  dei  giri  delle 
ruote,  ossia  delle  doppie  oscillazioni  dei  pistoni,  è  il  medio  e  non  già  il  mas- 
simo che  si  può  ottenere  per  ogai  macchina,  spingendo  più  dell'  ordinario  il 
fuoco,  in  modo  da  avere  un  eccesso  di  vapore  in  caldaja  che  si  manifesta 
coli'  aprirsi  delle  così  dette  valvole  di  sicurezza  applicate  alla  stessa  caldaja. 

La  surriferita  velocità  del  pistone  ad  ogni  secondo  di  tempo  è  calcolata 
moltiplicando  il  doppio  della  corsa  del  pistone  per  il  numero  de'  giri  di  ruota 
corrispondente  al  minuto  e  dividendo  il  prodotto  per  sessanta. 

Nel  suddetto  quadro  sotto  il  titolo  di  proporzione  delle  palette  si  trova 
il  numero  delle  volte  che  la  superficie  d'  una  paletta  è  contenuta  in  quella 
del  rettangolo  che  avrebbe  la  larghezza  del  battello  per  base  e  la  di  lui  parte 
immersa  nell'  acqua  per  altezza.  Questo  numero ,  che  non  differirebbe  punto 
da  un  battello  all'  altro  se  tutte  le  loro  parti  fossero  assolutamente  nello  stesso 
rapporto,  varia  invece  fra  i  limiti  da  7  e  fa  12  d'onde  fa  d'uopo  conchiu- 
dere che  convien  regolarsi  piuttosto  dietro  le  circostanze  locali,  che  dietro 
le  dimensioni  del  battello,  per  determinare  1'  estensione  delle  palette. 

La  velocità  del  battello,  osservata  e  registrata  nell'  antecedente  tabella,  s' ap- 
prossima lauto  più  a  quella  delle  palette,  quanto  più  grandi  sono  queste 
palette.  La  differenza  ne  diverrebbe  piccolissima  e  la  relativa  perdita  di  forza 
poco  importante  se  si  potesse  dar  loro  una  superficie  doppia  o  tripla  di  quella 
ordinaria;  ma  parecchie  altre  cause  e  considerazioni,  facili  a  concepirsi,  im- 
pediscono di  aumentare  oltre  un  certo  limite  le  dimensioni  delle  palette  di 
un  dato  battello. 

Finalmente  onde  formarsi  un'  idea  più  distinta  delle  varie  parti  e  del  modo 
d'  agire  di  ciascheduna  delle  suddette  macchine  a  vapore  si  ritenga  che  sono 
del  genere  di  quelle  che  si  dicono  a  bassa  pressione  e  costrutte  secondo  il 
sistema  dei  signori  Boulton,  Watt  e  Comp.  con  le  valvole  di  sicurezza  ca- 
riche soltanto  per  travagliare  ad  una  pressione  del  vapore  poco  differente  da 
quella  equilibrata  dall'atmosfera  esterna.  Chi  poi  desiderasse  di  avere  più  estesi 
dettagli  in  tal  proposito  può  ricorrere  alla  descrizione  di  un  consimile  battello 
a  vapore  stata  pubblicata  a  Ginevra  dal  celebre  professore  Pictet,  ed  inserita  nel 
giornale  Biblioth.  Univ.  Juin  i8a3,  oppure  alla  traduzione  italiana  che  se 
ne  fece  stampare  e  diramare  in  Milano  nel  1825  fra  i  primi  Soscrittori  al 
programma  della  suddetta  Società  a"  Azionisti  privilegiata  per  la  navigazione 
a  vapore  sopra  le  acque  dell'alta  Italia. 


298 


Prospetto  del  costo  effettivo  calcolato  per  approssimazione 

dei  suddetti  sei  battelli  a  vapore  attivati  fra  gli  anni  1 825- 1829 

sulle  acque  dell'alta  Italia  per  conto  della  Società  di  Milano. 


Nomi 
dei  battelli  a  vapore 

Valore 
del  solo 

bastimento 

Valore 

delle  relative 

macchine 

Valore 

complessivo 

di  ciascun 

battello 

a   vapore 

Luoghi 

del  cantiere  di  costruzione, 

dove  furono  fabbricati 

e  lanciati  in  acqua 

i    battelli    a   vapore 

PLINIO 

lire  ital. 
60,000 

6o,000 

60,000 

60,000 

6o,000 

j . 

6o,000 

lire  ital. 

5o,ooo 

40,000 

4o,ooo 

8o,000 
110,000 
90,000 

lire  ital. 
110,000  (1) 

100,000 

100,000 

l4o,000 

170,000 

l5o,000 

LoCABNO 

sul  Lago  Maggiore 

Bohgo  Vico 
sul  Lago  di  Como 

idem 

Desenzano 
Sul  Lago  di  Garda 

Venezia 
idem 

ARCIDUCA  RAINERI . 

ERIDANO 

VIRGILIO :  .  . 

Distinta  delle  spese  calcolate  in  via  di  approssimazione  come  occorse  nelle 
opere  parziali  relative  alla  costruzione  ed  al  completo  armamento  di 
ciascuno  dei  due  succennati  battelli  a  vapore  t  Elidano  ed  il  Virgilio. 

Per  opere  del  proto-costruttore  e  del  marangone  da  grosso,  in  materiali  di  legnami  da' 

costruzione  e  mano  d*  opera  ,  compresa  la  passera ,  la  spesa  si  fu  di.  .  .  Rai.  Lir.  24000 
Per  opere  del  falegname  da  sottile ,  in  materiale  e  fattura  si  ebbe  la  spesa  ragguagliata 

per  ciascuno  de1  due  battelli »     6000 

Per  chiodi,  caviglie  ed  altri  materiali  di  rame,   compresa  la  fattura  per  la  posizione  in 

opera .     . »     3ooo 

Per  chiodi,   caviglie  ed  altri  materiali  di  ferro,   compresa   la  fattura    del   fabbro-ferrajo 

per  la  posizione  in  opera .     .    - *     ...     »     6000 

Per  acquisto  di  effetti  diversi  necessarj  all'armamento  o  servizio  del  battello,  come  an- 

(1)  Di  questo  valore  complessivo  del  battello  a  vapore  il  Inerbano,  in  attualità  di  servizio  sul  Lago  Mag- 
giore, tre  quinte  parti  spettano  all'altra  Società  d'azionisti  Sardo-Ticinesi  che  ha  la  sua  residenza  in  Torino 
ed  è  privilegiata  dai  rispettivi  Governi  Sardo  e  del  Ganton  Ticino  per  la  navigazione  a  vapore  sulle  acque  pro- 
miscue del  Lago  Maggiore,  non  che  dei  fiumi  Ticino  e  Po.  Per  conseguenza  i  suddetti  3/5  non  entrano  a  formar 
parte  del  capitale  della  Società  d'Azionisti  di  Milano  Privilegiata  per  le  altre  acque  dell'  alta  Italia  e  consistente 
in  N.  700  azioni  paganti  e  nominative  finora  emesse,  del  valore  di  italiane  lir.  1000  per  ciascuna.  Si  regola  poi 
con  una  convenzione  particolare  fra  le  due  Società  di  Milano  e  di  Torino  l'esercizio  per  conto  comune  del- 
l' Impresa  del  battello  a  vapore  il  ferbano }  di  cui  esse  sono  divenute  ambedue  comproprietarie  pel  godimento 
de' rispettivi  privilegi  sul  Lago  Maggiore. 


299 

core,  argani,  Madera  e  grue  di  ferro,  bandiere  ed  altri  segnali,  campana,  trombe  ad 
acqua ,  bussole,  cannocchiali,  latrine  e  lenti  patentate  inglesi ,  catene  di  ferro  pure  in- 
glesi della  lunghezza  di  3o  metri ,  ec.  ce Ital.  Lir.  4ooo 

Per  altri  oggetti  di  ottone ,  piombo  ,  stagno ,  bronzo  e  latta  ,    compresa  la  fattura  per  la 

posizione  in  opera »    iooo 

Per  catrame,  stoppa,  olio,  sego,  biacca,  pelle,  spago,  stuoje,  candele  e  simili  materiali 

di  costruzione »    iooo 

Per  alberatura,    taglie,  timone,  pale  delle  ruote,  molinello  di  legno  e  simili  opere  del- 

T  alborante »     800 

Per  velatura,  gomene,  cordaggi,  tele,  impiallatura,  fanella,  panno,  lana,  tarliso  e  simili.  »   4000 

Per  opere  da  stuccatore,  da  in  verniciatore,  da  pittore,  da  scultore  e  da  tappezziere,  non 

che  per  mobili  diversi ,  come  specchj ,  tavolini  ,  scranni ,  letti  ec.ee »   2000 

Per  viaggi  e  per  direzione,  assistenza  e  custodia  dei  lavori  ne1  cantieri  di  Venezia,  com- 
preso il  salario  delle  persone  inglesi  stipendiate  dalla  Società  a  questo  fine ,  cioè  d1  un 
Agente  Contabile,  d1  un  Costruttore  e  di  due  Macchinisti »  6200 

Per  l1  operazione  del  lanciamento  in  acqua  e  per  i  varj  esperimenti  eseguiti  col  battello 
lo  scorso  anno  in  Laguna  di  Venezia  sul  mare  Adriatico  e  sul  fiume  Po  dalla  Bocca 
Maestra  fino  verso  Mantova  e  Pavia »■  2000 

Quadro  del  movimento  verificatosi  in  passeggeri  e  merci  trasportate  in  ufi 
anno  d'esercizio  a  bordo  degli  infrascritti  battelli  a  vapore  della  So- 
cietà di  Milano  sopra  i  Laghi  dell'alta  Italia, 


Nomi 
dei  Battelli 


VERBANO 


LARIO 


PLINIO 


ARCIDUCA  RANIERI. 


Estensione 

delle  loro  corse 

sopra  i  laghi 


fra  Sesto  Calende  e 
Magadino  sul  lago 
Maggiore 

fra  Como  e  Domaso 
sul  lago  di  Como 


fra  Lecco  e  Domaso 
sul  detto  lago  di 
Como 

fra  Desenzano  e  Riva 
di  Trento  e  Torbo- 
le  sul  laso  di  Garda 


Numero 

dei 

passeggeri 

transitati 
in  un  anno 


27929 


3 1206 


i5io8 


18809 


Quantità 
di  merci 
traspor- 
tate 
in 
un  anno 


tonnellate 

3io 


529 


15. 


Durata 

di 
ciascuna 

corsa 
semplice 


Numero  delle  corse 
eseguite  in  un  anno 


semplici 


72 


3oo 


doppie  , 

cioè 
di  andata 
e  ritorno 


1  80 


3oo 


i5o 


40 


C  E  N  N  O 


Sopra  una  nuova  applicazione  della  macchina  a  vapore 
per  un  ulteriore  perfezionamento    del   sistema    di  navigazione 

interna  del  Milanese. 


\_rltre  il  sussidio  succennato  clic  la  macchina  a  vapore  come  motore 
assai  più  efficace  degli  ordinar)  può  offrire  ne'  casi  di  asciugamento  od  ele- 
vazione di  acque  sorgenti  per  fondazioni  ,  non  che  per  spurgo  o  scavo  di 
terra  sott'  acqua  per  la  conservazione  e  manutenzione  dei  canali  e  fiumi  na- 
vigabili, si  possono  ricavare  ben  altri  vantaggi  dal  vario  uso  e  dalla  ben  in- 
tesa applicazione  della  medesima  macchina.  Le  strade  ordinarie  ,  i  canali 
navigabili  ,  e  le  strade  a  ruotaje  coi  relativi  veicoli  mossi  da  forze  animali 
o  meccaniche  formano  come  tre  differenti  sistemi  di  macchine  applicate  al 
trasporto  ed  offrono  come  altrettanti  perfezionamenti  dell'  arte  per  ottenere 
il  massimo  effetti  utile,  colla  progressiva  diminuzione  degli  attriti  e  delle 
altre  resistenze  che  s'  incontrano  nel  movimento  di  un  dato  veicolo  sulla  via 
di  terra  o  di  acqua.  Per  altro  si  dimostra  dai  meccanici  in  teoria  e  viene 
pure  confermato  dalla  pratica  il  principio  incontrastabile  (i)  che  per  le  ve- 
locità eccedenti  le  quattro  o  cinque  miglia  all'  ora  si  ottiene  colle  strade  a 
ruotaje  una  facilità  di  comunicazione  assai  maggiore  di  quella  che  presen- 
tano le  strade  ordinarie  ,  i  canali  ed  i  seni  di  mare.  Invece  per  le  velocità 
minori  fra  le  differenti  vie  e  mezzi  di  trasporto  vi  è  una  combinazione  che 
ci  sembra  la  migliore  di  tutte  ossia  la  più  favorevole  e  la  più  economica 
da  scegliersi  per  1'  applicazione  e  lo  stabilimento  delle  macchine  a  vapore  sopra 
le  strade  e  sopra  i  canali.  Per  quanto  poi  ne  sappiamo  e  ne  crediamo  noi, 
una  tale  combinazione  non  è  stata  sinora  ne  avvertita  ne  usata  in  alcun 
paese ,  comunque  essa  appaja  decisamente  superiore  e  preferibile  alle  altre  com- 
binazioni   già    conosciute  e  praticate.    Vogliamo  dire    cioè  che    munendo  di 

(1)  V.  fra  gli  altri  autori  che  trillano  di  questa  materia  il  sig.  Gray  nel  libro  intitolato  Obser- 
servatiovs  on  a  general  Iron  Railway.  Londra   1825. 


3oi 
ruotaje  le  stradelle  destinate  all'  attiraglio  dell'  alzaja  coi  cavalli  in  fregio 
de'  canali  e  fiumi  navigabili  e  sostituendo  ai  cavalli  il  motore  meccanico 
della  macchina  a  vapore  colle  opportune  ruote  dentate  per  il  tiro  delle  bar- 
che cariche  ,  si  otterrà,  massime  in  caso  di  navigazione  ascendente,  lo  scopo 
di  aggiungere  ai  vantaggi  del  canale  o  fiume  navigabile  anche  quelli  della 
strada  a  ruotaje  per  far  viaggio  in  ragione  di  quattro  o  cinque  miglia  al- 
l' ora  colla  minima  spesa  e  col  massimo  carico  possibile.  In  questo  modo  si 
può  sperare  di  trarre  il  miglior  partito  dalla  cognizione  delle  differenti  leggi 
sulla  resistenza  che  i  corpi  soffrono  a  muoversi  sia  nell'  acqua  o  nell'  aria, 
sia  sopra  le  superfìcie  più  o  meno  levigate  della  strada  di  terra.  Difatti  non  è 
sempre  la  maggior  piccolezza  del  motore  ne  1'  aumento  indefinito  della  velo- 
cità del  mobile  che  si  hanno  di  vista  nella  costruzione  e  nell'  uso  di  una 
via  commerciale.  Talvolta  interessa  ancora  di  poter  trasportare  con  una  mo- 
derata velocità  non  maggiore  del  suindicato  limite  di  cinque  miglia  all'  ora 
tutta  la  quantità  di  oggetti  che  si  possono  contenere  in  tre  o  quattro  bar- 
che delle  più  grandi  dimensioni  e  che  ove  si  volessero  distribuire  sopra  pic- 
coli carri  (  come  quelli  usati  comunemente  in  Inghilterra  per  le  strade  a 
ruotaje  che  non  sopporterebbero  il  peso  delle  più  grosse  bare  delle  strade 
ordinarie  ),  si  richiederebbe  di  averne  disponibile  un  numero  eccessivamente 
grande,  cioè  qualche  centinajo  almeno  per  questo  solo  trasporto  d'  altronde 
fattibile  in  acqua  con  tre  o  quattro  barche.  Si  ritenga  adunque  che  1'  effetto 
utile  dell'  indicata  nuova  via  commerciale  sarà  massimo  in  questo  caso  della 
velocità  non  eccedente  le  cinque  miglia  all'  ora,  quando  s'  impiegherà  in- 
vece del  carro  tirato  dai  cavalli  sulla  strada  ordinaria  la  barca  sopra  un  ca- 
nale o  fiume  navigabile  con  tutte  le  avvertenze  e  precauzioni  per  ridurre 
al  minimo  valore  possibile  gli  attriti  e  le  resistenze  al  moto  nell'  acqua 
o  nell'  aria  che  s'  incontrano  in  questa  sorta  di  macchine  ,  cioè  tanto  nei 
veicoli  o  mezzi  di  trasporto  quanto  ne'  piani  inclinati  od  orizzontali  su  cui 
si  fanno  scorrere  i  medesimi  veicoli.  D'  altronde  per  ciò  che  riguarda  1'  ap- 
plicazione della  potenza  ossia  del  motore  al  mezzo  di  trasporto  è  noto  che 
fa  bisogno  circa  tre  volte  più  di  forza  motrice  se  questa  forza  agisce  nel- 
T  acqua,  di  quello  che  occorra  servendosi  dell'  alzaja  su  di  un  punto  fisso  , 
come  sarebbe  dalla  strada  in  isponda  al  canale  (ì).  Di  qui  è  che  la  macchina 

(i)  V.  a  questo  riguardo  V  Interessante  Memoria  del  sig.  Tredgold  sui  battelli  a  vapore  inserita 
dianzi  nella  Storia  e  descrizione  succitata  del  sig.  Partington ,  seconda  edizione,  Londra  182S,  e 
poscia  nel  Giornale  politecnico  che  si  stampa  in  tedesco  a  Stultgard  dal  sig.  dott.  Dingler  ;  ve- 
dasi pure  F Opera  succitate!  del  sig.  Marestier  sopra  i  battelli  a  vapore  degli  Stati-Uniti  d'America. 


3  03 

a  vapore,  usala  separatamente  sulla  strada  dell'  alzaja  per  tirare  le  barche 
cariche  dei  canali  e  fiumi  già  provveduti  di  buone  strade  laterali  sarà  pre- 
feribile anche  all'  uso  dei  battelli  a  vapore.  Finalmente  laddove  per  qualche 
circostanza  non  convenisse  di  stabilire  le  ruotaje  sulla  strada  dell'  alzaja,  dopo 
la  più  recente  invenzione  del  carro  a  vapore  per  le  strade  ordinarie,  la  nuova 
forma  di  carro  a  vapore  potrà  venir  applicata  con  vantaggio  a  tirar  le  bar- 
che immediatamente  dalla  strada  dell'  alzaja,  tal  quale  si  è. 

La  città  di  Milano  da  tempo  assai  antico  ha  un'  idea  del  vantaggio  delle 
succennate  ruotaje  nelle  guide  di  pietra  pei  carri  e  per  le  carrozze  di  cui 
vanno  munite  tutte  le  sue  strade  interne ,  e  le  altre  città  della  Lombardia 
cominciano  a  seguire  da  alcuni  anni  1'  esempio  della  Capitale  a  questo  ri- 
guardo. Se  poi  vi  ha  in  Europa  una  località  opportuna  per  ricavar  profitto 
dalla  suindicata  combinazione  delle  strade  a  ruotaje  coi  canali  e  fiumi  na- 
vigabili ,  in  nostro  senso  la  è  certamente  quella  del  Milanese.  Qui  difatti 
abbiamo  già  le  strade  così  dette  anzane  belle  e  costrutte  in  quasi  tutte  le 
linee  navigabili.  Dovendosi  nella  navigazione  ascendente  superare  la  forza 
della  corrente  del  fiume  o  canale ,  si  arriva  attualmente  coli'  uso  de'  ca- 
valli a  far  viaggio  contr'  acqua  appena  di  qualche  miglio  all'  ora  e  talvolta 
ne'  passaggi  più  difficili  si  consumano  delle  intere  giornate  sui  fiumi  Adda 
e  Ticino  senza  poter  avanzare  rimontando  colle  barche  vuote.  In  complesso 
ammonta  a  qualche  migliajo  il  numero  delle  barche  che  fanno  il  viaggio 
de'  canali  e  fiumi  per  la  navigazione  interna  del  Milanese  ed  arriva  a  più 
centinaja  il  numero  de'  cavalli  servienti  alla  medesima  nell'  attiraglio  delle 
stesse  barche.  Vi  è  inoltre  una  sessantina  di  barche  corriere  che  fanno  il  ser- 
vizio di  pachebotto  e  trasportano  i  passaggeri  dall'  una  all'  altra  estremità  o 
stazione  intermedia  di  ciascuna  linea  navigabile.  Seguendosi  adunque  la  di- 
rezione di  queste  linee  navigabili  colla  strada  a  ruotaje  fornita  della  relativa 
macchina  a  vapore  o  colla  semplice  macchina  a  vapore  locomotiva,  da  sostituirsi 
ai  cavalli  sulla  strada  dell' alzaja,  non  potrà  mancar  l'alimento  del  travaglio 
giornaliero  in  tutto  l'anno,  massime  per  la  navigazione  ascendente.  E  in  un  tem- 
po come  il  presente,  in  cui  si  fanno  sforzi  dalle  nazioni  più  colte  per  ottenere 
l'abolizione  del  commercio  degli  schiavi,  è  ben  da  desiderarsi  che  lo  stesso  senti- 
mento di  umanità  si  risvegli  anche  in  favore  dei  cavalli  ossia  di  queste  po- 
vere bestie  che  dopo  essere  state  tanto  utili  all'  uomo  non  meritano  al  certo 
di  essere  per  lo  più  nell'  ultimo  stadio  della  loro  vita  così  barbaramente  e 
crudelmente  trattate  coli'  assoggettarle  a  continue  battiture  e  farle  morire  di 
spasimo  fino  all'  ultimo  respiro  nell'  attiraglio  delle  barche  contro  le  cor- 
renti d'  acqua  più  forti ,  come  avviene  tuttogiorno  nel  Milanese. 


3o3 
Nella  discesa  del  carro  a  vapore  sopra  la  strada  dell'  alzaja  a  ruotaje  vi 
saranno  d'  ordinario  altri  fardelli  sopra  carri  da  attaccarsi  in  coda  a  quello 
che  porterà  la  macchina,  laddove  non  vi  fossero  barche  a  sufficienza  da  tirare; 
e  ciò  per  la  maggior  economia  della  forza  motrice.  Qualora  poi  col  tempo  e 
ooll'  esperienza  dovesse ,  com'  è  sperabile ,  perfezionarsi  e  rendersi  di  uso 
comune  anche  il  carro  suddetto  ossia  la  carrozza  a  vapore  per  le  strade 
ordinarie,  il  che  a  quest'ora  si  tenta  di  fare  dal  sig.  Gurney  e  da  altri  mac- 
chinisti inglesi,  si  vedrà  se  convenga  meglio  di  introdurre  ed  adottare  invece 
delle  ruotaje  questa  più  recente  invenzione  del  nostro  secolo  anche  sulle 
grandi  strade  di  Lombardia  che  emulano  già,  se  non  superano,  in  bellezza  e 
bontà  le  grandi  strade  dell'  Inghilterra  e  che  non  temono  sicuramente  il 
confronto  di  quelle  di  alcun'  altra  colta  nazione. 


FINE. 


INDICE  DELLE  MATERIE 


A, 


vvertimento  dell'  Editore. 

Introduzione •     pag.  ni. 

Storia,  dei  progetti  e  delle  opere  per  la  navigazione  interna  del  Milanese 

Gap.     I.  Notizie  storiche  dei  secoli  anteriori  al  XVIII.    ....      »  r 

§.    i.  Sulla  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano                         »  2  \ 

§.   2.  Sulla  navigazione  dal  Lago  Maggiore  a  Milano  e  da  Milano  al  Po  »  4^ 

Cap.    IT.  Notizie  storielle  del  secolo  XVIII r>  7 1 

§.    1.  Sulla  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano        ...»  72 

§.   2.  Sulla  navigazione  dal  Lago  Maggiore  a  Milano  e  da  Milano  al  Po  »  1 1 7 

Cap.  III.  Notizie  storiche  del  corrente  secolo  XIX   .     .     .     .     .     .     »  i3o 

§.    1.  Sulla  navigazione  dal  Lago  di  Como  a  Milano  .     .     .     .      »  i3i 

§.   2.  Sulla  navigazione  dal  Lago  Maggiore  a  Milano  e  da  Milano  al  Po  »  1 36 

aggiunta  alle  suddette  notizie  storiche »  223 

Sulla    soluzione  di  alcuni  problemi  che  si  sono    offerti    sul    moto    del- 
l'acqua nella  costruzione  del  Canale  di  Pavia;  Nota  di  0.  F.ÌMossolti  »  227 

Documenti  per  illustrazione  della  presente  Storia »  23 1 

Memorie  e  dettagli  descrittivi  sopra  la  navigazione  interna  del  Milanese  »  247 

Avvertimento »  248 

Memoria  sull'  itinerario  di  navigazione  del  Milanese »  249 

Indicazione  delle  principali  misure  per  formare  il  profilo  della  rete  di 

navigazione  interna  del  Milanese »  2 So, 

Memoria  sul  metodo  tenuto  nella  condotta  delle  opere    del    Canale  di 
Pavia  e  specialmente  della  fabbrica  dell'  ultimo   suo   sostegno   presso 

il  fiume  Ticino     .    ■ »  269 

Prospetto  delle  opere  del  Canale  di  Pavia  col  dettaglio  della  spesa  in- 

contrata  nella  loro  costruzione .     .      »  279 

Norma  segiuta  nella  compilazione  dei  progetti    di    dettaglio   per    V  ap- 
palto delle  opere  del  Canale  di  Pavia n  283 

Notizie  relative  ai  battelli  a  vapore  della  Società    d' Azionisti    di    Mi- 
lano privilegiata  per  l'esercizio  del  nuovo  metodo  di  navigazione  sopra 

le  acque  dell'  alta  Italia »  29-2 

Cenno  sopra  una  nuova  applicazione  della  macchina  a  vapore  per  un 

ulteriore  perfezionamento  del  sistema  di  navigaz.e  interna  del  Milanese  »  3oo 

Spiegazione  delle  tavole  de' disegni ,  »  3o4 


Errori 


Correzioni 


Pag.  vii.  Un.     i 


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27 

6 

7 
2 

8 

1 

4 

4 

i5 

7 


stato  che  lo     ; 
Naviglio  Grande 
Ticino  non  può 
dell'  altro     .     . 
Di  qui    .     . 
attraverso  il  canale 
verso  Adda  .     . 
sicurtà     .     .     . 
sigurtà     .      .     . 
da  sostegno, 
del  disordine.  . 


)   12-35  destra 

sinistra.  .     . 
5     Giovanni  Maria. 
20     Feldkirk .     .     . 
16     Canale  di  Paderno 
2     pendenza 


ì  21-22   54,6o     .     .     ; 
>     25     metr.  cub.  56o 

metr.  cub.  36o 

molto 

terreno    . 

metri  .  . 
j  i4-i5  de  cprso 
3       g     allato.     .     . 

alle  linea 

orientale  . 

N.°  i579}3 

della  case 


5 

9 
9 

25 


25 

2? 

4 

i3 

4o 

2 

26 


Sezione  all'  origine 


(2) 


j 


lo  stato  clie 
Naviglio 

Ticino  (2);  non  può 
dall'  altro 
Di  qui  è 
attraverso  il  Ietto 
verso  1'  Adda 
sicurtà 
sicurtà 
di  sostegno 
al  disordine 
sinistra 
destra 

Giuseppe  Maria 
Feldkirch 
Canale  di  Pavia 

pendenza     occasionata    in    progresso   di 
tempo  per  rettificarne  il  suo  andamento 
54  centimetri  60 

metr.  cub.  36o  per  minuto  primo 
metr.  cub.  56q  per  minuto  primo 
poco  o  molto 
terreno  stesso 
metro 
del  corso 
a  lato 
alla  linea 
occidentale 
N.°  i5795 
delle  case 

Sezione  o  all'  origine 
io  miglia 
sig.  Barnaba  Oviani  e  di  altri  autori 


69,160  .  :  .  54,160 


20  miglia     .     .     . 
sig.  Barnaba  Oriani 
ìì  262  linea  penultima  della  colonna 
che    dà  la    pendenza 
in  metri   e   millimetri 
)'  «65     J)     L'  esposta  elevazione   in  metri  42I9  SU1   P^0  basso   del   mare   Adriatico   per 
il  Monteviso  fu  ricavata  dal  Brieslack  che  appoggiato  alle  altrui  osservazioni 
la  pose  anche  con  più  verosimilianza  di  soli  metri  5o66. 
La  spiegazione  delle  tavole  de' disegni,  indicata  qui  retro,  linea  ultima,  tro- 
yasi  unita  alle  tavole  de'  disegni, 


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PRESSO  ANGELO  MONTI  LIBRAJO-EDITORE 

Contrada  del  Cappello,  N.°  4023 

1842 


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STORIA 

DEI  PROGETTI  E  DELLE  OPERE 

iDii  autiL&assii 

DI 
SECONDA  EDIZIONE  CORRETTA  ED  ACCRESCIUTA 


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€!)£  trottanti;  loenìrtbilt  yxe&&0  io  &U&&0  eìrttove, 

SGANZIN.  Corso  di  costruzione,  con  applicazioni  tratte  dall'Arte  del- 
l' Ingegnere  di  acque  e  strade.  Versione  ital.  con  note  e  suppli- 
menti  originali  dell'ingegnere  G.  Cadolini.  Milano,  i832,  in  4-° 
con  1 1  tav. Austr.  lir.     1 4   — 

BELIDOR.  Scienza  degl'Ingegneri,  con  note  di  Navier.  Versione  ital. 

di  L.  Mas  ieri.  Milano ,  i832,  voi.  2  in  4°  con  52  tav.  .     .     »     3i   5o 

Architettura  idraulica,  con  note  ed  aggiunte  di  Navier.  Ver- 
sione italiana  sull'ultima  ediz.  francese  di  B.  Soresina ,  dottore 
in  fìsica  e  matematica,  con  Supplementi  dell'ingegnere  G.  C. 
Mantova,  i835,  voi.  4  m  4-°  con  tavole     .     .     .     .     .     .     .     »    i5o  5o 

CAVALIERI  Nicola  San  Bertelo.  Istituzioni  d'Architettura  Statica 
e  Idraulica.  Originale  ital.,  ristampate  a  cura  dell'ingegnere  G.  C, 
voi.  2  in  4-°  con  67  tavole »      49  ~~ 

RONDELET.  Trattato  teorico  e  pratico  dell'arte  di  Edificare/Ver- 
sione ital.  sulla  sesta  edizione  originale,  con  note  e  giunte  im- 
portantissime per  cura  di  Basilio  Soresina.  Mantova,  i83i-35,  voi.  6 
in  4-°  con  234  tavole »    2o3  5o 

CADOLINI.  L'Architettura  dei  Mulini.  Milano,  1 835-38,  voi.  2  in  4.0 

È  pubblicata  la  parte  pratica,  un  voi.  di  pag.  5 18  con  tav.     »      38  5o 

BIOT.  L'Architetto  delle  strade  ferrate.  Recato  in  ital.  con  note  ed 
aggiunte  dall'ingegnere  L.  Tatti,  con  Memoria  di  D.  Hansemann 
sui  rapporti  di  esse  strade  coi  loro  imprenditori  e  la  pubblica 
amministrazione,  voltata  dal  tedesco  dall'ingegnere  G.  C.  Milano, 
1840,  seconda  edizione.  Un  volume  in  4-°  con  5  tavole.     ."-,   ti      12  ■ — 

NAVIER.  Rapporto  e  Memorie  sui  ponti  pensili.  Versione  dal  fran- 
cese con  note  ed  aggiunte  dell'ingegnere  G.  Corti.  In  4-°  con 
Atlante  di  16  tavole  in  foglio  spiegato  .........      22  75 

SABINI.  Trattato  delle   Stime   dei   Fondi,  seconda  ediz.  in  8.°     »        4  — 

HENZ.  Memoria  sul  Progetto  della  Strada  Ferrata  da  Colonia  ad 

Eupen.  Vers.  dal  tedesco  dell'ing.  F  Utz.  Milano,   1 838,  in  4°  »        3  5o 

UTZ.  Manuale  dei  Pesi  e  Misure  nei  reciproci  rapporti  fra  loro  e 

col  sistema  Metrico  degli  Stati  d'Europa.  Milano,  1839,  in  12.0  »        2  — 

POSSENTI  Carlo.  Proposizioni  teoretiche  pratiche  sulla  dottrina  degli 

interessi.  Milano,  i833,  in  4-°    •     •     •  .     »        3  — 

A  questa  Memoria  può  servire  d Appendice  la  seguente 

Memoria  d'Aritmetica  sui  Conti  Correnti  e  Scalari.  Milano , 

1840,  in  4° »        3  — 

■  Memoria  idraulica  sulla  sistemazione  dell'Emisssrio  del  lago  di 
Como.  Milano,  i83g,  in  4»°  con  due  tavole »       3  — 

— —  Cenni  sulle  Strade  ferrate  in  Lombardia.  Milano,  1841,  in  4«° 

con  tavola   .     .     . »        3  — 

ELEMENTI  D'ARITMETICA  del  Cav.  Bourdon.  Opera  adottata  dal- 
l'università di  Parigi.  Prima  versione  italiana  con  Aggiunte  di 
Francesco  Villa.  Milano,  i83g,  in  8.° »        5  — 

MILANI.   Progetto   della    Strada    Ferrata.  Un    fascicolo    in  4°  con 

Atlante  in  fol »        8  — 

TACCANI.  Sulla  forma  della  Platea  e  del  Proscenio  d'un  Teatro. 

Milano,  1840,  in  8.*     ....  . »        1   25 


UNIVERSITY  OF  ILLINOIS-URBANA 


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